Pizzino

Da WikiMafia.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

Il pizzino è un foglietto arrotolato o ripiegato generalmente usato dai capimafia per comunicare in maniera cifrata e non intercettabile con i propri sottoposti. A livello mediatico, il termine divenne noto soprattutto dopo la cattura di Bernardo Provenzano nel 2006 e il ritrovamento di centinaia di biglietti manoscritti dell’allora capo di Cosa nostra ai suoi fedelissimi e di altrettanti a lui diretti.

A livello linguistico e concettuale, non va confuso col pizzo.

Origine del termine

Anticamente, il pizzino era un pezzo di carta «arrotolato o ripiegato in cui stava scritta una richiesta, una supplica, più raramente una valutazione riservata su questo o su quel personaggio. Il foglietto conteneva ciò che non stava bene chiedere o dire in pubblico»[1].

Il pizzino era uno degli oggetti simbolici della struttura clientelare:dopo ogni comizio l’oratore se ne trovava le tasche della giacca zeppe, molti entrati a sua insaputa, durante un bacio o una frettolosa stretta di mano. Con la cattura di Provenzano, la parola venne abbinata a messaggio di ordini, consigli, suggerimenti, cioè a una particolare modalità di tenuta delle relazioni da parte di un capomafia latitante con il suo mondo.

Note

  1. ↑ Sales, Isaia (2015). Storia dell'Italia mafiosa, Soveria Mannelli, Rubbettino, p. 78.

Bibliografia

  • Sales, Isaia (2015). Storia dell'Italia mafiosa, Soveria Mannelli, Rubbettino.