Pippo Fava: differenze tra le versioni
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Quando l'allora direttore dell'Espresso sera, [[Girolamo Damigella]], fu prossimo alla pensione, si diede per scontata la nomina di Fava a suo successore, in quanto il giornalista già da tempo si occupava di tutta la gestione operativa e organizzativa del giornale. A sorpresa, invece, gli fu offerto un periodo di prova a ''La Sicilia'' come redattore aggiunto alle province: a quel punto Fava partì alla volta di Roma, dove ottenne il ruolo di conduttore radiofonico nella trasmissione RAI "Voi ed io", iniziando contestualmente a collaborare con il Corriere della Sera. | Quando l'allora direttore dell'Espresso sera, [[Girolamo Damigella]], fu prossimo alla pensione, si diede per scontata la nomina di Fava a suo successore, in quanto il giornalista già da tempo si occupava di tutta la gestione operativa e organizzativa del giornale. A sorpresa, invece, gli fu offerto un periodo di prova a ''La Sicilia'' come redattore aggiunto alle province: a quel punto Fava partì alla volta di Roma, dove ottenne il ruolo di conduttore radiofonico nella trasmissione RAI "Voi ed io", iniziando contestualmente a collaborare con il Corriere della Sera. | ||
=== Direttore de Il Giornale del Sud === | |||
Nel 1980 gli venne offerto il posto di caporedattore di un nuovo giornale catanese che si prefiggeva di mettersi in concorrenza con ''La Sicilia'' di Ciancio: ''Il Giornale del Sud''. Fava accettò l'incarico, tornando a Catania: mise insieme una redazione composta per lo più da ventenni, molti alle prime armi; questi giovani furono i primi a parlare di mafia a Catania, sia nei confronti delle famiglie presenti sul territorio (in particolare la più potente, quella sei Santapaola), sia approfondendo i rapporti di Cosa Nostra col mondo degli affari, dell'imprenditoria e della politica. Ma i contrasti con gli editori, per gli interessi economici e sopratutto politici dietro Il Giornale del Sud, non tardarono a predominare: addirittura il cavaliere Graci incaricò il proprio avvocato di svolgere un lavoro di controllo e censura di tutti gli articoli prima della pubblicazione. | Nel 1980 gli venne offerto il posto di caporedattore di un nuovo giornale catanese che si prefiggeva di mettersi in concorrenza con ''La Sicilia'' di Ciancio: ''Il Giornale del Sud''. Fava accettò l'incarico, tornando a Catania: mise insieme una redazione composta per lo più da ventenni, molti alle prime armi; questi giovani furono i primi a parlare di mafia a Catania, sia nei confronti delle famiglie presenti sul territorio (in particolare la più potente, quella sei Santapaola), sia approfondendo i rapporti di Cosa Nostra col mondo degli affari, dell'imprenditoria e della politica. Ma i contrasti con gli editori, per gli interessi economici e sopratutto politici dietro Il Giornale del Sud, non tardarono a predominare: addirittura il cavaliere Graci incaricò il proprio avvocato di svolgere un lavoro di controllo e censura di tutti gli articoli prima della pubblicazione. | ||
La notte tra il 18 e 19 gennaio 1981 la redazione subì un attentato: una bomba carta venne posta all'entrata secondaria del giornale, l'unico giorno in cui la redazione non era aperta. Chiaro segnale intimidatorio i cui autori le successive indagini individuarono negli stessi editori del giornale. | La notte tra il 18 e 19 gennaio 1981 la redazione subì un attentato: una bomba carta venne posta all'entrata secondaria del giornale, l'unico giorno in cui la redazione non era aperta. Chiaro segnale intimidatorio i cui autori le successive indagini individuarono negli stessi editori del giornale. | ||
=== Lo spirito di un giornale e il licenziamento === | |||
Nel frattempo, Catania era ormai diventata uno dei punti nevralgici del traffico di droga internazionale: verso la fine di settembre del 1981 [[Alfio Ferlito]], boss della famiglia rivale ai Santapaola, fu arrestato alla periferia di Milano con un camion carico di droga. Il Giornale del Sud ne parlò in maniera approfondita, raccontando la storia del boss e dei suoi rapporti d’inimicizia con il clan Santapaola, sottolineandone la parentela con l’assessore ai Lavori pubblici del comune di Catania: il servizio, preparato dai giornalisti [[Claudio Fava]] e [[Riccardo Orioles]], venne modificato dall'avvocato di Graci prima della pubblicazione. | Nel frattempo, Catania era ormai diventata uno dei punti nevralgici del traffico di droga internazionale: verso la fine di settembre del 1981 [[Alfio Ferlito]], boss della famiglia rivale ai Santapaola, fu arrestato alla periferia di Milano con un camion carico di droga. Il Giornale del Sud ne parlò in maniera approfondita, raccontando la storia del boss e dei suoi rapporti d’inimicizia con il clan Santapaola, sottolineandone la parentela con l’assessore ai Lavori pubblici del comune di Catania: il servizio, preparato dai giornalisti [[Claudio Fava]] e [[Riccardo Orioles]], venne modificato dall'avvocato di Graci prima della pubblicazione. | ||
L'[[11 ottobre]] [[1981]], inaugurando quella che doveva essere la rubrica delle lettere al Direttore, Fava scrisse quello che è tutt'oggi considerato il Manifesto del giornalista antimafioso: [[Lo spirito di un giornale (articolo)|lo spirito di un giornale]]. Sostenendo di avere "un concetto etico del giornalismo", Fava metteva nero su bianco che "''un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.''" | |||
Il giorno dopo Fava ricevette la lettera di licenziamento, per motivi economici, a causa dello stato di crisi finanziaria del giornale. I giovani redattori reclutati da Fava, per protesta, occuparono la redazione per quasi una settimana, invano. | |||
=== I Siciliani === | === I Siciliani === |