Giovanni Lo Moro

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Giovanni Lo Moro (ND - Filadelfia, 8 gennaio 1985) è stato uno studente calabrese, vittima innocente insieme al padre Giuseppe della 'ndrangheta.

Biografia

Figlio di Giuseppe, il giorno in cui venne ucciso Giovanni si trovava col padre su una strada consortile che collegava Lamezia Terme a Filadelfia, dove il diciannovenne frequentava l'ultimo anno di liceo scientifico. A quel punto un'altra autovettura si affiancò alla Mini 90 del direttore, simulando probabilmente un incidente stradale. Scesi dall'auto, i due conducenti dell'altra automobile uccidono barbaramente padre e figlio: Giuseppe Lo Moro venne ritrovato accanto all’autovettura colpito con almeno quattro colpi, di cui due al viso, uno alla gola e uno al torace. Il figlio, a pochi metri, forse nel tentativo di fuggire, venne colpito da due colpi, uno al viso e uno al torace.

Le Indagini

Le indagini furono da subito lacunose, nonostante vennero subito individuati gli autori del gesto. Doris Lo Moro, sorella di Giovanni, in un libro racconta il calvario giudiziario che ha portato a negare giustizia e verità al padre e al fratello. L'ex-presidente della Camera Luciano Violante, nella prefazione, ha scritto:

«Se uccidono tuo padre e tuo fratello, apparentemente per un banale incidente d’auto; se in un paese di quattromila anime nessuno tra coloro che hanno il dovere di farlo cerca la macchina che aveva a bordo gli assassini e che è rimasta incidentata; se poi su segnalazione di un amico la si trova in una carrozzeria, con la fiancata che porta i segni dell’incidente accostata al muro per nasconderli; se l’impegno doveroso per la verità sull’assassinio del padre e del fratello viene scambiato per scandalosa propensione a farsi giustizia da soli; se un ufficiale fino al giorno prima premuroso nei tuoi confronti diventa improvvisamente distante perché tu non sei più quella di prima, ma sei una vittima e quindi una parte e perciò ai suoi occhi sullo stesso piano di quelli che hanno ucciso; se quell’ufficiale si sente istituzionalmente equidistante tra la vittima e il suo assassino, come se l’istituzionalità ti imponesse di non distinguere tra le vittime e gli assassini, quando questi sono affratellati a un potente gruppo mafioso della città; se i giudici nel corso del dibattimento si fermano su particolari insignificanti e non cercano di ricostruire l’intera vicenda; se il presidente della corte d’assise d’appello dichiara riservatamente di non poter presiedere il processo contro gli imputati perché un suo congiunto è stato minacciato; se qualche tempo dopo il processo l’avvocato di uno degli imputati, nel corso di una cerimonia religiosa, ti chiede sommessamente perdono, occorre una straordinaria forza d’animo per portare avanti silenziosamente la tua croce. Potrebbe nascere la rassegnazione, la resa. Ma questo dialogo di Doris Lo Moro non è la storia di una rassegnazione o di una resa. Al contrario è la storia della trasformazione del dolore in impegno civile e in responsabilità morale. Perché di fronte al dolore non bisogna arretrare, per il rispetto di chi è caduto, per la propria dignità, perché è giusto cercare la verità».

Ufficialmente si trattò di una banale lite per un incidente stradale; modalità e omissioni nelle indagini successive non lasciano dubbi che si trattò di altro. Anche se la verità sulla morte di Giuseppe e suo figlio Giovanni ad oggi ancora non c'è.

Bibliografia

  • Filippo Veltri, Lamezia Terme, padre e figlio massacrati in un feroce agguato, l'Unità, 9 gennaio 1985.
  • IlVibonese.it, Un caso di giustizia negata, Doris Lo Moro ripercorre l’omicidio del padre Giuseppe e del fratellino Giovanni avvenuto negli anni ’80 nel Vibonese, 17 dicembre 2024.