<?xml version="1.0"?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xml:lang="it">
	<id>https://www.wikimafia.it/w/api.php?action=feedcontributions&amp;feedformat=atom&amp;user=Sputnik</id>
	<title>WikiMafia - Contributi dell&#039;utente [it]</title>
	<link rel="self" type="application/atom+xml" href="https://www.wikimafia.it/w/api.php?action=feedcontributions&amp;feedformat=atom&amp;user=Sputnik"/>
	<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/wiki/Speciale:Contributi/Sputnik"/>
	<updated>2026-05-25T13:46:11Z</updated>
	<subtitle>Contributi dell&amp;#039;utente</subtitle>
	<generator>MediaWiki 1.43.0</generator>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Locale_di_Ventimiglia&amp;diff=10858</id>
		<title>Locale di Ventimiglia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Locale_di_Ventimiglia&amp;diff=10858"/>
		<updated>2025-11-30T22:12:49Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: Aggiunta voce locale di ventimiglia&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&#039;&#039;&#039;La locale di Ventimiglia&#039;&#039;&#039; è una delle due locali di [[&#039;ndrangheta]] presenti nella [[Mafie a Imperia|provincia di Imperia]]. La sua presenza è stata confermata definitivamente in Cassazione al termine del processo &amp;quot;La Svolta&amp;quot; nel [[2017]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Storia della locale ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Primi insediamenti ====&lt;br /&gt;
Ventimiglia diventò interessante per le organizzazioni criminali in quanto zona di frontiera al confine con la Francia. La città tradizionalmente era luogo di passaggio per importanti canali di rifornimento di cocaina e hashish dalla Spagna (lo è tuttora), oltre a rappresentare una facile via di fuga per i latitanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La presenza &#039;ndranghetista si cominciò ad affermare durante gli anni del flusso di migranti dalla Calabria alla Liguria per questioni di lavoro, cui si aggiunse il fenomeno del [[soggiorno obbligato]], con esponenti mafiosi interessati a gestire vari traffici illeciti nella zona di frontiera, in particolare a Ventimiglia, ultimo comune del Ponente ligure, al confine con la Francia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[1947]] arrivarono a Ventimiglia sia [[Ernesto Morabito]], trentasettenne proveniente da Molochio in provincia di Reggio Calabria, ritenuto vicino alla cosca dei [[Piromalli (&#039;ndrina)|Piromalli]] di Gioia Tauro, sia [[Antonio Palamara]] con i suoi fratelli&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, &#039;&#039;Punto a capo. Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&#039;&#039;, Genova, Genova University Press, 2022, p. 61&amp;lt;/ref&amp;gt;. I Palamara erano ritenuti affiliati per parentela alle [[&#039;ndrina|&#039;ndrine]] degli [[Alvaro (&#039;ndrina)|Alvaro]], dei [[Palamara (&#039;ndrina)|Palamara]] e dei [[Pelle (&#039;ndrina)|Pelle]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Morabito nel suo fascicolo giudiziario contava già condanne per espatrio clandestino, contraffazione di banconota e rissa&amp;lt;ref&amp;gt;Paride Leporace, &#039;&#039;Storie di inchini e incroci tra latitanti, la ‘ndrangheta nella “camera di passaggio” di Ventimiglia&#039;&#039;, Corriere della Calabria, 18 maggio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La struttura criminale operante nel Ponente ligure, pur avendo preso origine dagli affiliati operanti in Calabria e adottandone in toto l’organizzazione, le tradizioni e i rituali, si è differenziata per connotati &#039;&#039;&#039;meno sanguinari e violenti&#039;&#039;&#039;. Nel corso degli anni, ha potuto così svilupparsi in maniera sotterranea, costruendo una ramificazione basata su complicità, legami parentali e cointeressenze.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale situazione ha consentito di ottenere vantaggi sia in termini di offerta di posti di lavoro, primo passo per il controllo del territorio, sia come benefici di tipo economico mediante l&#039;acquisizione di licenze o autorizzazioni per attività di imprese in vari settori economici, che in breve tempo hanno portato molti calabresi residenti nel ponente ligure ad arricchirsi e a rivestire un ruolo di primo piano nel panorama dell&#039;economia e della politica locale&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Fiamma Spena, &#039;&#039;Comune di Ventimiglia (IM) – Relazione sull&#039;esito degli accertamenti ispettivi, giusta delega in data 13 luglio 2011 - Verifica della sussistenza dei presupposti per l&#039;adozione del provvedimento di cui all&#039;art. 143 del decreto legislativo n.267/2000&#039;&#039;, port. N. 2/R/12, O.E.S Imperia, 4 gennaio 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo atteggiamento strategico si affiancava comunque alle classiche attività criminali, tra le quali l&#039;usura, le estorsioni e, nei casi più gravi, gli incendi ai danni di chi si opponeva alla signoria territoriale dei boss calabresi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I gruppi calabresi presenti nell’estremo ponente estesero la loro influenza anche nella confinante Francia, interessando oltre la Costa Azzurra anche i territori di Tolone e Marsiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria&#039;&#039;, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, 26 luglio 1995,, p. 14&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== I Marcianò, boss di Ventimiglia ====&lt;br /&gt;
Gli storici boss della locale di Ventimiglia furono i fratelli Francesco e Giuseppe Marcianò. Si ritiene però che al piano più alto ci fosse Antonio Palamara&amp;lt;ref&amp;gt;F. Tenerelli, M. Risi, &#039;&#039;‘ndrangheta: per Cretarola è Palamara il boss della “locale”/ La ricostruzione del delitto Delfino&#039;&#039;, 24 aprile 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I due fratelli Marcianò sostituirono gradualmente negli aspetti operativi Ernesto Morabito, all’epoca ancora ai vertici dell’associazione criminale, ma che negli anni si era costruito un’immagine rispettabile, tanto da essere nominato Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Grasso, &#039;&#039;Ecco come la ‘ndrangheta dilaga in Liguria&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 22 giugno 2016&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Francesco Marcianò detto “Ciccio”, morì il 19 novembre 1998 e venne sostituito dal fratello Giuseppe Marcianò. Si legò subito indissolubilmente con Antonio Palamara, nato a Sinopoli in provincia di Reggio Calabria, e residente nella frazione di Ventimiglia Alta. Antonio Palamara divenne un elemento importante e di rispetto anche in virtù delle sue relazioni parentali&amp;lt;ref&amp;gt;Casadellalegalità, &#039;&#039;Ora si proceda sul comune di Ventimiglia. “Regno” del “locale” locale guidato da Marcianò e Palamara&#039;&#039;&#039;, 5 dicembre 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. Infatti, i suoi fratelli erano affiliati con la cosca Alvaro-Palamara e la sorella Vincenza era coniugata con Giorgio Alvaro&amp;lt;ref&amp;gt;Fiamma Spena, Comune di Ventimiglia (IM) – Relazione sull&#039;esito degli accertamenti ispettivi, giusta delega in data 13 luglio 2011 - Verifica della sussistenza dei presupposti per l&#039;adozione del provvedimento di cui all&#039;art. 143 del decreto legislativo n.267/2000, port. N. 2/R/12 O.E.S Imperia, 4 gennaio 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia Cretarola nel 2014 sostenne che il vero boss della locale di Ventimiglia era Antonio Palamara, mentre Marcianò avrebbe goduto di rispetto all’interno della locale, ma come figura secondaria, in quanto mancante di pene detentive per reati importanti e di conseguenza senza i “requisiti” necessari per diventare capo della locale&amp;lt;ref&amp;gt;Daisy Parodi, &#039;&#039;La verità del pentito: “una ‘ndrina ogni comune da Savona a Ventimiglia”&#039;&#039;, la Repubblica, 24 aprile 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia Gianni Cretarola sostenne anche che Palamara gestiva i traffici illeciti per conto della locale mentre Marcianò si occupava di politica e appalti&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebbene le generazioni si siano succedute, le famiglie che fanno capo alla locale di Ventimiglia mantengono un legame inscindibile con la potente cosca Piromalli dalla quale ricevono ordini e direttive.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni ’80 Giuseppe Marcianò venne coinvolto dall’indagine che riguardò il presidente della regione Liguria Alberto Teardo, politico del PSI iscritto alla loggia massonica P2. Dall’inchiesta risultò che Teardo e il suo “clan” chiesero voti per sé e per il PSI a Marcianò in cambio di soldi. Teardo fu condannato per associazione a delinquere, corruzione, concussione e voto di scambio a 12 anni e 9 mesi. Fu la prima conferma di intrecci tra la politica ligure e le famiglie di ‘ndrangheta&amp;lt;ref&amp;gt;Guido Passalacqua, &#039;&#039;Teardo e il suo clan sono colpevoli&#039;&#039;, La Repubblica, 9 agosto 1985&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giuseppe Marcianò ammise di aver ricevuto già nel 1976 decine di milioni di lire da distribuire a chi decideva di votare per Teardo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Presso il ristorante Le Volte a Ventimiglia Giuseppe Marcianò accoglieva una processione di personaggi di vario genere, non solo pregiudicati di origine calabrese, ma anche persone comuni e imprenditori tra i maggiori della zona, i quali con estremo rispetto e deferenza si rivolgevano a Marcianò per la risoluzione di qualsiasi problema&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 134&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli interessi economici erano portati avanti con una parvenza legale attraverso la società Cooperativa Marvon che si aggiudicò numerosi appalti pubblici dal comune di Ventimiglia, specialmente per quanto riguardava la realizzazione del porto di Ventimiglia e la raccolta rifiuti, beneficiando di un canale preferenziale con l’amministrazione comunale&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 243&amp;lt;/ref&amp;gt;. È stato appurato che i Marcianò fossero soci occulti della Marvon.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per aumentare i progetti e i cantieri nel Ponente, Giuseppe Marcianò, intercettato il 29 agosto 2010 al ristorante Le Volte, affermò di aver mangiato con Paolo Berlusconi ad Arma di Taggia e di avergli chiesto di portare nuovi progetti nel territorio perché sennò “qua siamo un po’ scarsi”&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p.263&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Prime inchieste antimafia a Ventimiglia ===&lt;br /&gt;
Le prime indagini nell’imperiese sulla ‘ndrangheta sfociarono nell’operazione denominata “Colpo della Strega”, che portò all’arresto di più di quaranta persone, ritenute affiliate o contigue alla ‘ndrangheta radicata nel ponente ligure e responsabili di gravi reati: traffico di droga, rapine, estorsioni, omicidi e condizionamenti politici&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p.30&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il GIP nell’ordinanza cautelare sottolineò il duplice livello di azione delle cosche: un livello illegale sottostante e uno legale di copertura, svolto con l’esercizio di attività economiche portate avanti spesso con la compiacente complicità delle amministrazioni locali, i cui rappresentanti elettivi chiedevano ed ottenevano l’appoggio esplicito delle organizzazioni criminali calabresi&amp;lt;ref&amp;gt;P. Gallizza, &#039;&#039;Ordinanza di custodia cautelare in carcere e di arresti domiciliari nei confronti di Francesco Marcianò +43, R.G.N.R. 1792/94&#039;&#039;, Tribunale di Genova Sezione GIP, 2 maggio 1994, p. 12&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo procedimento, secondo l’inchiesta, il gruppo era costituito da Francesco Marcianò, Giuseppe Scarfone, Ernesto Morabito e Antonio Palamara. Alla fine, però, il tribunale di Imperia ritenne che il reato associativo fosse da escludere, perché presente solo in fase prodromica, senza prove di un vero e proprio vincolo associativo tra gli imputati. Si disse che gli imputati agivano come singoli e si proseguì con ingenti condanne per i singoli delitti perpetrati, ma non per il reato associativo e quindi senza applicazione dell’articolo 416bis&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p.31&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla sentenza si evince che “a Ventimiglia e nel Ponente ligure più in generale si è riscontrato un certo fenomeno aggregativo riconducibile in senso lato alla ‘ndrangheta calabrese (…). Si può bene affermare, a parere giudicante, che nel circondario di San Remo si sono create le condizioni per l’instaurazione di un potere diffuso della malavita organizzata calabrese”&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 64&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Mafia e politica a Ventimiglia ===&lt;br /&gt;
I condizionamenti del mondo politico da parte dell’organizzazione ‘ndranghetista si rivelarono molto estesi nel Ponente Ligure. Il caso passato più eclatante è stato il già citato coinvolgimento dell’ex presidente della Regione Liguria Alberto Teardo negli anni ’80, quando Giuseppe Marcianò raccolse per lui diversi voti tra i suoi corregionali sotto pagamento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’organizzazione però era in grado di influire persino sulla presentazione delle candidature e sulla composizione delle liste, oltre ad offrire supporto elettorale nella prospettiva di futuri vantaggi&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 221&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia Gianni Cretarola in riferimento ai condizionamenti politici nel ponente ligure alla domanda: “&#039;&#039;Lei ha parlato di cene elettorali. (…) Era un’abitudine di uno ‘ndranghetista organizzare cene elettorali o era un’attività straordinaria?&#039;&#039;” rispose così:&amp;lt;blockquote&amp;gt;“era un’abitudine che soprattutto qui nel ponente viene portata avanti con consuetudine. (…) La finalità è dare sostegno a un politico che un domani che verrà eletto darà aiuti e favori a chi l’ha portato avanti in campagna elettorale”&amp;lt;ref&amp;gt;ivi&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;Cretarola affermò poi che queste cene elettorali si tenevano presso il ristorante Le Volte di proprietà di Giuseppe Marcianò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come emerse nell’inchiesta Maglio 3 e in vari altri procedimenti, risultarono fortemente condizionate le elezioni regionali del 2010, le elezioni comunali di Vallecrosia del 2011 e i gruppi si stavano preparando per le elezioni comunali di Ventimiglia previste per il 2012.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel procedimento [[Processo Maglio 3|Maglio 3]] si dimostrò come Giuseppe Marcianò rivestì un ruolo importante nell’individuazione del candidato da sostenere, convincendo Domenico Gangemi, capo della locale di Genova, ad appoggiare Fortunella Moio, candidata nella Lista Pensionati nella coalizione di Claudio Burlando e figlia di Vincenzo Moio, politico già in precedenza appoggiato da Marcianò. Anche Alessio Saso del PdL, già vicesindaco del Comune di Imperia e consigliere della Regione Liguria, venne indagato nel procedimento Maglio 3 per aver richiesto appoggi elettorali a Gangemi promettendo di “metterci tutto il partito”&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro +9&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 16 ottobre 2018, p. 53&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 3 febbraio del 2012 venne sciolto il comune di Ventimiglia sotto la giunta del sindaco Gaetano Scullino, dove si riscontrarono forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Anche questo provvedimento fu annullato qualche anno più tardi, nel 2016, per motivazioni però differenti. In questo caso si sostenne che il sindaco Scullino ignorasse di star rafforzando la criminalità organizzata con le sue azioni e decisioni. La decisione di scioglimento, quindi, difetterebbe del condizionamento della libertà di determinazione degli organi elettivi, che avrebbero agito in maniera libera e senza costrizioni, sebbene ciò portasse a favorire le consorterie malavitose. Il decreto di annullamento recita: «&#039;&#039;E’ indispensabile la prova, seppur nella ridotta modalità della raccolta di indizi gravi e concordanti, che la libertà decisoria degli organi elettivi del Comune, che risultano, infatti, colpiti, dalla misura del commissariamento, sia concretamente conculcata e limitata, se non annullata, dall’opera di condizionamento della criminalità organizzativa di stampo mafioso»&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Il consiglio di stato annulla lo scioglimento del comune di Ventimiglia&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 29 febbraio 2016&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Esito dei procedimenti Maglio 3 e La Svolta ===&lt;br /&gt;
Il procedimento Maglio 3 interessò vari esponenti della ‘ndrangheta imperiese, coinvolti nei condizionamenti elettorali delle elezioni regionali del 2010. Furono condannati secondo l’articolo 416 bis i seguenti soggetti: Fortunato Barilaro (pena di 6 anni), Francesco Barilaro (pena di 6 anni), Michele Ciricosta (pena di 6 anni), Benito Pepè (pena di 6 anni) e altri&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Archivio sentenze Operazione/Processo Maglio 3&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 9 maggio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il percorso processuale derivante dall’operazione La Svolta invece fu molto contorto: il 7 ottobre 2014 il tribunale di Imperia condannò sia gli imputati della locale di Ventimiglia (Antonio Palamara, Giuseppe Marcianò, il fratello Vincenzo Marcianò, il nipote Vincenzo Marcianò, Omar Allavena e altri), sia gli imputati della locale di Bordighera (Giovanni Pellegrino, Maurizio Pellegrino, Roberto Pellegrino, Barilaro Antonino e altri).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 10 dicembre 2015 la Corte d’Appello confermò le condanne di Ventimiglia, ma assolse gli imputati di Bordighera e Antonio Palamara, condannato in primo grado a 14 anni in quanto capo della locale e assolto per non aver commesso il fatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Cassazione il 14 settembre 2017 furono confermate le condanne di Ventimiglia della Corte d’Appello (Giuseppe Marcianò 15 anni e 4 mesi, il nipote Vincenzo Marcianò 7 anni, Giuseppe Gallotta 14 anni e altri) e venne disposto un nuovo processo d’appello per gli imputati di Bordighera in precedenza assolti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Antonelli, M., Busi S. (2022).  &#039;&#039;Punto a capo Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&#039;&#039;, Genova, Genova University Press.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “Il Secolo XIX”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “La Repubblica”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “L’Unità”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Dello Preite, Annaleila (2018). &#039;&#039;Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro + 9, Corte di Appello di Genova&#039;&#039;, 16 ottobre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Gallizza, P. (1994). &#039;&#039;Ordinanza di custodia cautelare in carcere e di arresti domiciliari nei confronti di Francesco Marcianò +43, Tribunale di Genova Sezione GIP&#039;&#039;, 2 maggio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Luppi, Paolo (2014). &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35, Tribunale di Imperia – Sezione Penale&#039;&#039;, 7 ottobre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Spena, Fiamma (2011). &#039;&#039;Comune di Ventimiglia (IM) – Relazione sull&#039;esito degli accertamenti ispettivi, giusta delega in data 13 luglio 2011 - Verifica della sussistenza dei presupposti per l&#039;adozione del provvedimento di cui all&#039;art. 143 del decreto legislativo n.267/2000, port. N. 2/R/12 O.E.S Imperia&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Tarditi Vittorio (1995). &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari&#039;&#039;.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Locale_di_Bordighera&amp;diff=10857</id>
		<title>Locale di Bordighera</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Locale_di_Bordighera&amp;diff=10857"/>
		<updated>2025-11-30T22:11:04Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: Voce locale di bordighera&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&#039;&#039;&#039;La Locale di Bordighera&#039;&#039;&#039; è una delle due locali di [[&#039;ndrangheta]] riscontrate dalla magistratura nella [[Mafie a Imperia|provincia di Imperia]]. La sua presenza è stata definitivamente accertata al termine del processo &amp;quot;La Svolta&amp;quot;, con la seconda sentenza di Cassazione che nel [[2020]] confermò le condanne per i suoi affiliati, tra cui i fratelli Pellegrino e Antonio Barilaro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Storia della locale ==&lt;br /&gt;
La locale di Bordighera è formata da esponenti della famiglia dei &#039;&#039;&#039;Pellegrino-Barilaro&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I &#039;&#039;&#039;fratelli Pellegrino&#039;&#039;&#039; (Giovanni, Roberto, Maurizio e il più grande Michele, l’unico ad essere risultato estraneo ai fatti nei processi riguardanti la famiglia) sono considerati molto vicini alla cosca Santaiti-Gioffrè di Seminara, paesino in provincia di Reggio Calabria&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Le motivazioni della Svolta&#039;&#039;, Mafieinliguria.it, 8 gennaio 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;. Coltivarono strette relazioni anche con Benito Pepè e Francesco Barilaro, indagati nell’indagine Maglio 3.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tramite l’impresa “&#039;&#039;F.lli Pellegrino s.r.l.&#039;&#039;”, i quattro fratelli iniziarono ad occuparsi di movimento terra aggiudicandosi numerosi appalti e subappalti, anche nel pubblico. La seconda società da loro amministrata si chiamava “Grotta del drago” e gestiva l’omonimo night club di San Remo&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 7&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il &#039;&#039;modus operandi&#039;&#039; dei Pellegrino si discostava dalla [[locale di Ventimiglia]], più silenziosa e meno desiderosa di attirare su di sé l&#039;attenzione: le regole del sodalizio di Ventimiglia, che operava sotto traccia evitando violente dimostrazioni di potere e intimidazioni, non piacevano ai fratelli Pellegrino perché considerate arcaiche e non immediatamente appaganti. Ciò portò la locale di Bordighera ad entrare in contrasto con la locale di Ventimiglia e a ritagliarsi sempre maggiore spazio di autonomia fino a distaccarsi&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 192&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giuseppe Marcianò, boss di Ventimiglia, intercettato il [[1° agosto]] [[2010]] presso il ristorante Le Volte, disse:&amp;lt;blockquote&amp;gt;“Ma parlano troppo qua a Ventimiglia (…), hanno rovinato un seguito che abbiamo avuto per quarant’anni, per cinquant’anni. (…). Quando sono arrivate certe persone hanno rovinato tutto. (…) Non c’è niente da fare sono dei fanatici senza cosa… ma qua, qua, qua abbiamo sbagliato tutto a Bordighera non dovevamo dare tutto questo…”&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;I Pellegrino-Barilaro a Bordighera allungarono i loro tentacoli anche sulla cosa pubblica: sono comprovate le interazioni tra loro e il sindaco Bosio, a cui diedero appoggio elettorale e per cui organizzarono insieme ai Marcianò delle cene elettorali nel 2010&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Isaia, &#039;&#039;Cene e strette di mano ma mai voti di scambio&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 6 maggio 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. A questa cena, oltre ad imprenditori locali, parteciparono diversi soggetti in odore di ‘ndrangheta: Francesco Barilaro, Benito Pepè, Michele Ciricosta, Giovanni Pellegrino e Fortunato Barilaro&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 489&amp;lt;/ref&amp;gt;. Giovanni Pellegrino venne avvistato anche insieme al vicesindaco di Bordighera, Mario Jacopucci (esponente di Alleanza Nazionale) all’inaugurazione di un noto locale della città (“&#039;&#039;U Fundegu&#039;&#039;”). Giuseppe Marcianò fu spesso critico nei confronti dei metodi troppo ostentati e personalistici della locale di Bordighera, dove i Pellegrino venivano ripetutamente fotografati con diversi politici. In un’intercettazione del 2010, sempre presso il ristorante Le Volte, Marcianò disse:&amp;lt;blockquote&amp;gt;“Sono cretini… Qua hanno mangiato centinaia di poli’ però quando loro mangiavano io me ne andavo (…). Con me non mi hanno mai visto nessuno uscire di qua. Qua ha fatto Scajola, ha fatto… tutti qui… Minasso (Parlamentare per PdL dal 2008 al 2013, membro di Avanguardia Nazionale &#039;&#039;ndr&#039;&#039;)&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 495&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;L’attivismo politico dei Pellegrino valicava la circoscrizione comunale per giungere a fornire sostegno anche a candidati alle elezioni per la Camera dei Deputati (Eugenio Minasso, di Alleanza Nazionale, stesso partito dove militava Giovanni Pellegrino), risultati poi eletti&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 492&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da alcune intercettazioni sembra che Minasso si sia fatto portare tramite Giuseppe Marcianò pure da Antonio Palamara che gli avrebbe promesso una sessantina di voti&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 495&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== I Pellegrino e i coinvolgimenti politici ===&lt;br /&gt;
La famiglia Pellegrino attirò l’attenzione degli inquirenti soprattutto dopo una riunione della Giunta Municipale in cui si discusse dell’opportunità di cedere licenze per l’apertura e la gestione di sale giochi nel Comune di Bordighera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questa riunione gli assessori Ingenito e Sferrazza espressero contrarietà alla concessione di tali licenze e a causa di questi voti contrari il provvedimento non fu deliberato. La sera stessa, al rientro presso le rispettive abitazioni, gli assessori trovarono ad attenderli Francesco Barilaro e Giovanni Pellegrino. Questi minacciarono i due assessori, che nella riunione di giunta successiva votarono a favore. In particolare a Sferrazza fu rinfacciato che in occasione delle tornate elettorali i Pellegrino-Barilaro non si erano mai tirati indietro&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 4&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sferrazza si lamentò con il sindaco Bosio per il fatto che le cose dette in giunta fossero state subito riportate all’esterno, tra cui i nominativi dei votanti contrari. Sferrazza comunicò all’Arma che il sindaco era favorevole all’apertura della sala giochi dei Pellegrino perché aveva “&#039;&#039;favori da rendere&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Casadellalegalità.org, &#039;&#039;Il clan Pellegrino ed il comune di Bordighera&#039;&#039;, tutta la storia, 5 dicembre 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Donatella Albano, consigliera comunale d’opposizione, in seguito al voto contrario ricevette a casa un santino di San Michele Arcangelo bruciacchiato&amp;lt;ref&amp;gt;Massimo Calandri, &#039;&#039;Bordighera, infiltrazioni mafiose Sciolto il consiglio comunale&#039;&#039;, la Repubblica, 10 marzo 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. L’assessore Sferrazza in seguito alla visita ricevuta dichiarò di dormire con la pistola sotto al cuscino&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 4&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’assessore Rocco Fonti dichiarò ai carabinieri di non sapere se i Pellegrino avessero presentato effettivamente la domanda per l’apertura di una sala slot e che con loro non aveva parlato del tema. Dichiarazioni palesemente menzognere, visto che il dirigente del Settore Commercio del Comune di Bordighera riferì che era stato proprio l’assessore Rocco Fonti a presentarsi con un rappresentante dei Pellegrino per informarsi sui requisiti necessari per aprire una sala giochi. Successivamente fu presentata la domanda di apertura da parte della società “R.M. di Pepè Lucia sas”, intestata alla moglie di Maurizio Pellegrino&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 5&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il vicesindaco Iacobucci venne interessato anche dalla vicenda riguardante il night club Arcobaleno ritenuto collegato al night “La Grotta del Drago” di Giovanni Pellegrino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il night club Arcobaleno venne segnalato più volte dai carabinieri per sfruttamento di prostituzione. Il locale operava sotto una veste di legalità per permessi conferitegli per interessamento diretto del vicesindaco Mario Iacobucci. Il gestore del locale, Teodoro Valente, dichiarò ai carabinieri che di tutte le pratiche si era occupato il vicesindaco Iacobucci, confermando i sospetti che il locale godesse di protezione politica. Nonostante i ripetuti richiami al comune da parte dei carabinieri per mobilitare la Polizia Locale e far chiudere il locale, nulla si mosse per più di un anno&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, pp. 7-8&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Polizia Locale infatti agiva sotto le dipendenze dello stesso Iacobucci. Curioso il fatto che, in seguito agli arresti e alla chiusura del locale (raggiunta malgrado l’assenza di controlli effettuati dalla Polizia Locale), una donna presentò richiesta di apertura per un’attività commerciale nello stesso locale e l’autorizzazione fu negata per mancanza di requisiti, sebbene per la stessa identica richiesta precedente di Valente, il comune di Bordighera, nella figura di Iacobucci, concesse le autorizzazioni&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 9&amp;lt;/ref&amp;gt;. Vi furono ulteriori interessamenti di varie figure comunali, tra cui l’assessore Sferrazza, per la destinazione di appalti pubblici alla ditta dei Pellegrino&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p.11&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[6 luglio]] [[2010]] il sindaco Giovanni Bosio ritirò tutte le deleghe azzerando la giunta e il [[19 luglio]] procedette alla nomina di quattro nuovi assessori in mezzo a un fenomeno di dimissioni generali dei consiglieri. Nonostante le dimissioni e il rimpasto, il 19 agosto 2010 il Secolo XIX, testata locale, pubblicò un articolo dal titolo “&#039;&#039;Rientrano dalla finestra gli assessori dimissionari&#039;&#039;”, che riportava:&amp;lt;blockquote&amp;gt;“Usciti dalla porta per rientrare, e senza lasciar trascorrere molto tempo, dalla finestra. (…) Scorrendo la lista degli incarichi assegnati ai consiglieri dal sindaco di Bordighera, Giovanni Bosio - pubblicati ieri sul sito del Comune e poi misteriosamente scomparsi - c’è da giurarci che palazzo Garnier sarà presto investito da una nuova valanga di polemiche. Ugo Ingenito è stato incaricato di occuparsi, per esempio, di servizi sociosanitari, conferenza dei sindaci, distretto sociosanitario. Le stesse mansioni di quando era assessore. Marco Sferrazza è di nuovo al vertice del settore manifestazioni. E visto che il vicesindaco Giannina Borelli si occupa di turismo, sezione mai staccata prima dalle manifestazioni, è scontato che alla fine sarà Sferrazza a gestire interamente il settore come faceva anche prima. (…) Rocco Fonti ha ottenuto l’incarico di occuparsi dei servizi manutentivi e della viabilità, mentre Giovanni Allavena sarà ancora chiamato a gestire il settore opere infrastrutturali, lavori, sicurezza e territorio”&amp;lt;ref&amp;gt;ivi, p. 12&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Scioglimento del comune di Bordighera ===&lt;br /&gt;
In seguito agli eventi di Bordighera, il [[24 marzo]] [[2011]], con decreto del Presidente della Repubblica, venne sciolto il comune di Bordighera e la giunta del sindaco Giovanni Bosio per sussistenza di forme di ingerenza della criminalità organizzata&amp;lt;ref&amp;gt;Giorgio Napolitano, &#039;&#039;Scioglimento del consiglio comunale di Bordighera e nomina di una commissione straordinaria&#039;&#039;, Decreto del Presidente della Repubblica GU n. 91 del 20 04 2011, 24 marzo 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo scioglimento, però, venne annullato nel [[2013]] dal Consiglio di Stato, nonostante fosse stato confermato dal Tar, con la motivazione che lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di un Comune non può essere deciso per singoli casi di intimidazione o di condizionamento anche se accertati, né di omesso controllo sull’affidabilità morale in un appalto. Per superare la volontà elettorale servono elementi concreti, univoci e rilevanti, al di là del singolo episodio che invece può determinare solo la sanzione per il suo responsabile&amp;lt;ref&amp;gt;Anci.it, &#039;&#039;Consiglio Stato annulla scioglimento Comune Bordighera, per ‘azzerare’ servono elementi concreti e rilevanti&#039;&#039;, 15 gennaio 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Esito dei procedimenti Maglio 3 e La Svolta ===&lt;br /&gt;
Il procedimento Maglio 3 interessò vari esponenti della ‘ndrangheta imperiese, coinvolti nei condizionamenti elettorali delle elezioni regionali del 2010. Furono condannati secondo l’articolo 416 bis i seguenti soggetti: Fortunato Barilaro (pena di 6 anni), Francesco Barilaro (pena di 6 anni), Michele Ciricosta (pena di 6 anni), Benito Pepè (pena di 6 anni) e altri&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Archivio sentenze Operazione/Processo Maglio 3&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 9 maggio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il percorso processuale derivante dall’operazione La Svolta invece fu molto contorto: il 7 ottobre 2014 il tribunale di Imperia condannò sia gli imputati della locale di Ventimiglia (Antonio Palamara, Giuseppe Marcianò, il fratello Vincenzo Marcianò, il nipote Vincenzo Marcianò, Omar Allavena e altri), sia gli imputati della locale di Bordighera (Giovanni Pellegrino, Maurizio Pellegrino, Roberto Pellegrino, Barilaro Antonino e altri).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 10 dicembre 2015 la Corte d’Appello confermò le condanne di Ventimiglia, ma assolse gli imputati di Bordighera e Antonio Palamara, condannato in primo grado a 14 anni in quanto capo della locale e assolto per non aver commesso il fatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Cassazione il 14 settembre 2017 furono confermate le condanne di Ventimiglia della Corte d’Appello (Giuseppe Marcianò 15 anni e 4 mesi, il nipote Vincenzo Marcianò 7 anni, Giuseppe Gallotta 14 anni e altri) e venne disposto un nuovo processo d’appello per gli imputati di Bordighera in precedenza assolti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 13 dicembre la Corte d’Appello condannò anche gli imputati di Bordighera e il 21 gennaio 2020 la sentenza di Cassazione pose fine ai travagli giudiziari di Bordighera: la sentenza confermò le condanne sancite dalla Corte d’Appello a Giovanni Pellegrino (10 anni e 6 mesi), Maurizio Pellegrino (10 anni), Roberto Pellegrino (8 anni), Antonino Barilaro (7 anni) e altri&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Archivio sentenze Operazione/Processo La Svolta&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 7 maggio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Antonelli, M., Busi S. (2022).  &#039;&#039;Punto a capo Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&#039;&#039;, Genova, Genova University Press.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “Il Secolo XIX”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “La Repubblica”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “L’Unità”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* De Girolamo, Biagio (2010). &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Luppi, Paolo (2014). &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35, Tribunale di Imperia – Sezione Penale&#039;&#039;, 7 ottobre.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Utente:Sputnik&amp;diff=10856</id>
		<title>Utente:Sputnik</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Utente:Sputnik&amp;diff=10856"/>
		<updated>2025-11-30T21:52:14Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Locali in Liguria]] [[Categoria:Locali di &#039;ndrangheta]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Utente:Sputnik&amp;diff=10855</id>
		<title>Utente:Sputnik</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Utente:Sputnik&amp;diff=10855"/>
		<updated>2025-11-30T21:52:04Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
* Antonelli, M., Busi S. (2022).  &#039;&#039;Punto a capo Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&#039;&#039;, Genova, Genova University Press. &lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “Il Secolo XIX”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “La Repubblica”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “L’Unità”.&lt;br /&gt;
* De Girolamo, Biagio (2010). &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
* Luppi, Paolo (2014). &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35, Tribunale di Imperia – Sezione Penale&#039;&#039;, 7 ottobre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Locali in Liguria]] [[Categoria:Locali di &#039;ndrangheta]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Utente:Sputnik&amp;diff=10854</id>
		<title>Utente:Sputnik</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Utente:Sputnik&amp;diff=10854"/>
		<updated>2025-11-30T21:51:51Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: Pagina sostituita con &amp;#039; == Note == &amp;lt;references /&amp;gt;  ==Bibliografia== * Antonelli, M., Busi S. (2022).  &amp;#039;&amp;#039;Punto a capo Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&amp;#039;&amp;#039;, Genova, Genova University Press.  * Archivio Storico de “Il Secolo XIX”. * Archivio Storico de “La Repubblica”. * Archivio Storico de “L’Unità”. * De Girolamo, Biagio (2010). &amp;#039;&amp;#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&amp;#039;&amp;#039;. * Luppi, Paolo (2014). &amp;#039;&amp;#039;Sentenza N. 877/14, Procedimento...&amp;#039;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
* Antonelli, M., Busi S. (2022).  &#039;&#039;Punto a capo Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&#039;&#039;, Genova, Genova University Press. &lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “Il Secolo XIX”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “La Repubblica”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “L’Unità”.&lt;br /&gt;
* De Girolamo, Biagio (2010). &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
* Luppi, Paolo (2014). &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35, Tribunale di Imperia – Sezione Penale&#039;&#039;, 7 ottobre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Locali in Liguria]] [[Categoria:Locali di &#039;ndrangheta]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Utente:Sputnik&amp;diff=10853</id>
		<title>Utente:Sputnik</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Utente:Sputnik&amp;diff=10853"/>
		<updated>2025-11-30T21:51:33Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
==Storia della locale==&lt;br /&gt;
La locale di Bordighera è formata da esponenti della famiglia dei &#039;&#039;&#039;Pellegrino-Barilaro&#039;&#039;&#039;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I &#039;&#039;&#039;fratelli Pellegrino&#039;&#039;&#039; (Giovanni, Roberto, Maurizio e il più grande Michele, l’unico ad essere risultato estraneo ai fatti nei processi riguardanti la famiglia) sono considerati molto vicini alla cosca Santaiti-Gioffrè di Seminara, paesino in provincia di Reggio Calabria&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Le motivazioni della Svolta&#039;&#039;, Mafieinliguria.it, 8 gennaio 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;. Coltivarono strette relazioni anche con Benito Pepè e Francesco Barilaro, indagati nell’indagine Maglio 3. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tramite l’impresa “&#039;&#039;F.lli Pellegrino s.r.l.&#039;&#039;”, i quattro fratelli iniziarono ad occuparsi di movimento terra aggiudicandosi numerosi appalti e subappalti, anche nel pubblico. La seconda società da loro amministrata si chiamava “Grotta del drago” e gestiva l’omonimo night club di San Remo&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 7&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il &#039;&#039;modus operandi&#039;&#039; dei Pellegrino si discostava dalla [[Locale di Ventimiglia|locale di Ventimiglia]], più silenziosa e meno desiderosa di attirare su di sé l&#039;attenzione: le regole del sodalizio di Ventimiglia, che operava sotto traccia evitando violente dimostrazioni di potere e intimidazioni, non piacevano ai fratelli Pellegrino perché considerate arcaiche e non immediatamente appaganti. Ciò portò la locale di Bordighera ad entrare in contrasto con la locale di Ventimiglia e a ritagliarsi sempre maggiore spazio di autonomia fino a distaccarsi&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 192&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giuseppe Marcianò, boss di Ventimiglia, intercettato il [[1° agosto]] [[2010]] presso il ristorante Le Volte, disse: &amp;lt;blockquote&amp;gt;“Ma parlano troppo qua a Ventimiglia (…), hanno rovinato un seguito che abbiamo avuto per quarant’anni, per cinquant’anni. (…). Quando sono arrivate certe persone hanno rovinato tutto. (…) Non c’è niente da fare sono dei fanatici senza cosa… ma qua, qua, qua abbiamo sbagliato tutto a Bordighera non dovevamo dare tutto questo…”&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;I Pellegrino-Barilaro a Bordighera allungarono i loro tentacoli anche sulla cosa pubblica: sono comprovate le interazioni tra loro e il sindaco Bosio, a cui diedero appoggio elettorale e per cui organizzarono insieme ai Marcianò delle cene elettorali nel 2010&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Isaia, &#039;&#039;Cene e strette di mano ma mai voti di scambio&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 6 maggio 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. A questa cena, oltre ad imprenditori locali, parteciparono diversi soggetti in odore di ‘ndrangheta: Francesco Barilaro, Benito Pepè, Michele Ciricosta, Giovanni Pellegrino e Fortunato Barilaro&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 489&amp;lt;/ref&amp;gt;. Giovanni Pellegrino venne avvistato anche insieme al vicesindaco di Bordighera, Mario Jacopucci (esponente di Alleanza Nazionale) all’inaugurazione di un noto locale della città (“&#039;&#039;U Fundegu&#039;&#039;”). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giuseppe Marcianò fu spesso critico nei confronti dei metodi troppo ostentati e personalistici della locale di Bordighera, dove i Pellegrino venivano ripetutamente fotografati con diversi politici. In un’intercettazione del 2010, sempre presso il ristorante Le Volte, Marcianò disse: &amp;lt;blockquote&amp;gt;“Sono cretini… Qua hanno mangiato centinaia di poli’ però quando loro mangiavano io me ne andavo (…). Con me non mi hanno mai visto nessuno uscire di qua. Qua ha fatto Scajola, ha fatto… tutti qui… Minasso (Parlamentare per PdL dal 2008 al 2013, membro di Avanguardia Nazionale &#039;&#039;ndr&#039;&#039;)&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 495&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;L’attivismo politico dei Pellegrino valicava la circoscrizione comunale per giungere a fornire sostegno anche a candidati alle elezioni per la Camera dei Deputati (Eugenio Minasso, di Alleanza Nazionale, stesso partito dove militava Giovanni Pellegrino), risultati poi eletti&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 492&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da alcune intercettazioni sembra che Minasso si sia fatto portare tramite Giuseppe Marcianò pure da Antonio Palamara che gli avrebbe promesso una sessantina di voti&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 495&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===I Pellegrino e i coinvolgimenti politici===&lt;br /&gt;
La famiglia Pellegrino attirò l’attenzione degli inquirenti soprattutto dopo una riunione della Giunta Municipale in cui si discusse dell’opportunità di cedere licenze per l’apertura e la gestione di sale giochi nel Comune di Bordighera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questa riunione gli assessori Ingenito e Sferrazza espressero contrarietà alla concessione di tali licenze e a causa di questi voti contrari il provvedimento non fu deliberato. La sera stessa, al rientro presso le rispettive abitazioni, gli assessori trovarono ad attenderli Francesco Barilaro e Giovanni Pellegrino. Questi minacciarono i due assessori, che nella riunione di giunta successiva votarono a favore. In particolare a Sferrazza fu rinfacciato che in occasione delle tornate elettorali i Pellegrino-Barilaro non si erano mai tirati indietro&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 4&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sferrazza si lamentò con il sindaco Bosio per il fatto che le cose dette in giunta fossero state subito riportate all’esterno, tra cui i nominativi dei votanti contrari. Sferrazza comunicò all’Arma che il sindaco era favorevole all’apertura della sala giochi dei Pellegrino perché aveva “&#039;&#039;favori da rendere&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Casadellalegalità.org, &#039;&#039;Il clan Pellegrino ed il comune di Bordighera&#039;&#039;, tutta la storia, 5 dicembre 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Donatella Albano, consigliera comunale d’opposizione, in seguito al voto contrario ricevette a casa un santino di San Michele Arcangelo bruciacchiato&amp;lt;ref&amp;gt;Massimo Calandri, &#039;&#039;Bordighera, infiltrazioni mafiose Sciolto il consiglio comunale&#039;&#039;, la Repubblica, 10 marzo 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. L’assessore Sferrazza in seguito alla visita ricevuta dichiarò di dormire con la pistola sotto al cuscino&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 4&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’assessore Rocco Fonti dichiarò ai carabinieri di non sapere se i Pellegrino avessero presentato effettivamente la domanda per l’apertura di una sala slot e che con loro non aveva parlato del tema. Dichiarazioni palesemente menzognere, visto che il dirigente del Settore Commercio del Comune di Bordighera riferì che era stato proprio l’assessore Rocco Fonti a presentarsi con un rappresentante dei Pellegrino per informarsi sui requisiti necessari per aprire una sala giochi. Successivamente fu presentata la domanda di apertura da parte della società “R.M. di Pepè Lucia sas”, intestata alla moglie di Maurizio Pellegrino&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 5&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il vicesindaco Iacobucci venne interessato anche dalla vicenda riguardante il night club Arcobaleno ritenuto collegato al night “La Grotta del Drago” di Giovanni Pellegrino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il night club Arcobaleno venne segnalato più volte dai carabinieri per sfruttamento di prostituzione. Il locale operava sotto una veste di legalità per permessi conferitegli per interessamento diretto del vicesindaco Mario Iacobucci. Il gestore del locale, Teodoro Valente, dichiarò ai carabinieri che di tutte le pratiche si era occupato il vicesindaco Iacobucci, confermando i sospetti che il locale godesse di protezione politica. Nonostante i ripetuti richiami al comune da parte dei carabinieri per mobilitare la Polizia Locale e far chiudere il locale, nulla si mosse per più di un anno&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, pp. 7-8&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Polizia Locale infatti agiva sotto le dipendenze dello stesso Iacobucci. Curioso il fatto che, in seguito agli arresti e alla chiusura del locale (raggiunta malgrado l’assenza di controlli effettuati dalla Polizia Locale), una donna presentò richiesta di apertura per un’attività commerciale nello stesso locale e l’autorizzazione fu negata per mancanza di requisiti, sebbene per la stessa identica richiesta precedente di Valente, il comune di Bordighera, nella figura di Iacobucci, concesse le autorizzazioni&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 9&amp;lt;/ref&amp;gt;. Vi furono ulteriori interessamenti di varie figure comunali, tra cui l’assessore Sferrazza, per la destinazione di appalti pubblici alla ditta dei Pellegrino&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p.11&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[6 luglio]] [[2010]] il sindaco Giovanni Bosio ritirò tutte le deleghe azzerando la giunta e il [[19 luglio]] procedette alla nomina di quattro nuovi assessori in mezzo a un fenomeno di dimissioni generali dei consiglieri. Nonostante le dimissioni e il rimpasto, il 19 agosto 2010 il Secolo XIX, testata locale, pubblicò un articolo dal titolo “&#039;&#039;Rientrano dalla finestra gli assessori dimissionari&#039;&#039;”, che riportava: &amp;lt;blockquote&amp;gt;“Usciti dalla porta per rientrare, e senza lasciar trascorrere molto tempo, dalla finestra. (…) Scorrendo la lista degli incarichi assegnati ai consiglieri dal sindaco di Bordighera, Giovanni Bosio - pubblicati ieri sul sito del Comune e poi misteriosamente scomparsi - c’è da giurarci che palazzo Garnier sarà presto investito da una nuova valanga di polemiche. Ugo Ingenito è stato incaricato di occuparsi, per esempio, di servizi sociosanitari, conferenza dei sindaci, distretto sociosanitario. Le stesse mansioni di quando era assessore. Marco Sferrazza è di nuovo al vertice del settore manifestazioni. E visto che il vicesindaco Giannina Borelli si occupa di turismo, sezione mai staccata prima dalle manifestazioni, è scontato che alla fine sarà Sferrazza a gestire interamente il settore come faceva anche prima. (…) Rocco Fonti ha ottenuto l’incarico di occuparsi dei servizi manutentivi e della viabilità, mentre Giovanni Allavena sarà ancora chiamato a gestire il settore opere infrastrutturali, lavori, sicurezza e territorio”&amp;lt;ref&amp;gt;ivi, p. 12&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Scioglimento del comune di Bordighera===&lt;br /&gt;
In seguito agli eventi di Bordighera, il [[24 marzo]] [[2011]], con decreto del Presidente della Repubblica, venne sciolto il comune di Bordighera e la giunta del sindaco Giovanni Bosio per sussistenza di forme di ingerenza della criminalità organizzata&amp;lt;ref&amp;gt;Giorgio Napolitano, &#039;&#039;Scioglimento del consiglio comunale di Bordighera e nomina di una commissione straordinaria&#039;&#039;, Decreto del Presidente della Repubblica GU n. 91 del 20 04 2011, 24 marzo 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo scioglimento, però, venne annullato nel [[2013]] dal Consiglio di Stato, nonostante fosse stato confermato dal Tar, con la motivazione che lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di un Comune non può essere deciso per singoli casi di intimidazione o di condizionamento anche se accertati, né di omesso controllo sull’affidabilità morale in un appalto. Per superare la volontà elettorale servono elementi concreti, univoci e rilevanti, al di là del singolo episodio che invece può determinare solo la sanzione per il suo responsabile&amp;lt;ref&amp;gt;Anci.it, &#039;&#039;Consiglio Stato annulla scioglimento Comune Bordighera, per ‘azzerare’ servono elementi concreti e rilevanti&#039;&#039;, 15 gennaio 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Esito dei procedimenti Maglio 3 e La Svolta===&lt;br /&gt;
Il procedimento Maglio 3 interessò vari esponenti della ‘ndrangheta imperiese, coinvolti nei condizionamenti elettorali delle elezioni regionali del 2010. Furono condannati secondo l’articolo 416 bis i seguenti soggetti: Fortunato Barilaro (pena di 6 anni), Francesco Barilaro (pena di 6 anni), Michele Ciricosta (pena di 6 anni), Benito Pepè (pena di 6 anni) e altri&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Archivio sentenze Operazione/Processo Maglio 3&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 9 maggio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il percorso processuale derivante dall’operazione La Svolta invece fu molto contorto: il 7 ottobre 2014 il tribunale di Imperia condannò sia gli imputati della locale di Ventimiglia (Antonio Palamara, Giuseppe Marcianò, il fratello Vincenzo Marcianò, il nipote Vincenzo Marcianò, Omar Allavena e altri), sia gli imputati della locale di Bordighera (Giovanni Pellegrino, Maurizio Pellegrino, Roberto Pellegrino, Barilaro Antonino e altri).&lt;br /&gt;
Il 10 dicembre 2015 la Corte d’Appello confermò le condanne di Ventimiglia, ma assolse gli imputati di Bordighera e Antonio Palamara, condannato in primo grado a 14 anni in quanto capo della locale e assolto per non aver commesso il fatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Cassazione il 14 settembre 2017 furono confermate le condanne di Ventimiglia della Corte d’Appello (Giuseppe Marcianò 15 anni e 4 mesi, il nipote Vincenzo Marcianò 7 anni, Giuseppe Gallotta 14 anni e altri) e venne disposto un nuovo processo d’appello per gli imputati di Bordighera in precedenza assolti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 13 dicembre la Corte d’Appello condannò anche gli imputati di Bordighera e il 21 gennaio 2020 la sentenza di Cassazione pose fine ai travagli giudiziari di Bordighera: la sentenza confermò le condanne sancite dalla Corte d’Appello a Giovanni Pellegrino (10 anni e 6 mesi), Maurizio Pellegrino (10 anni), Roberto Pellegrino (8 anni), Antonino Barilaro (7 anni) e altri&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Archivio sentenze Operazione/Processo La Svolta&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 7 maggio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
* Antonelli, M., Busi S. (2022).  &#039;&#039;Punto a capo Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&#039;&#039;, Genova, Genova University Press. &lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “Il Secolo XIX”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “La Repubblica”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “L’Unità”.&lt;br /&gt;
* De Girolamo, Biagio (2010). &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
* Luppi, Paolo (2014). &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35, Tribunale di Imperia – Sezione Penale&#039;&#039;, 7 ottobre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Locali in Liguria]] [[Categoria:Locali di &#039;ndrangheta]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Utente:Sputnik&amp;diff=10852</id>
		<title>Utente:Sputnik</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Utente:Sputnik&amp;diff=10852"/>
		<updated>2025-11-30T21:50:15Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: Locale di Bordighera&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&#039;&#039;&#039;La Locale di Bordighera&#039;&#039;&#039; è una delle due locali di [[&#039;ndrangheta]] riscontrate dalla magistratura nella [[Mafie a Imperia|provincia di Imperia]]. La sua presenza è stata definitivamente accertata al termine del processo &amp;quot;La Svolta&amp;quot;, con la seconda sentenza di Cassazione che nel [[2020]] confermò le condanne per i suoi affiliati, tra cui i fratelli Pellegrino e Antonio Barilaro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Storia della locale==&lt;br /&gt;
La locale di Bordighera è formata da esponenti della famiglia dei &#039;&#039;&#039;Pellegrino-Barilaro&#039;&#039;&#039;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I &#039;&#039;&#039;fratelli Pellegrino&#039;&#039;&#039; (Giovanni, Roberto, Maurizio e il più grande Michele, l’unico ad essere risultato estraneo ai fatti nei processi riguardanti la famiglia) sono considerati molto vicini alla cosca Santaiti-Gioffrè di Seminara, paesino in provincia di Reggio Calabria&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Le motivazioni della Svolta&#039;&#039;, Mafieinliguria.it, 8 gennaio 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;. Coltivarono strette relazioni anche con Benito Pepè e Francesco Barilaro, indagati nell’indagine Maglio 3. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tramite l’impresa “&#039;&#039;F.lli Pellegrino s.r.l.&#039;&#039;”, i quattro fratelli iniziarono ad occuparsi di movimento terra aggiudicandosi numerosi appalti e subappalti, anche nel pubblico. La seconda società da loro amministrata si chiamava “Grotta del drago” e gestiva l’omonimo night club di San Remo&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 7&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il &#039;&#039;modus operandi&#039;&#039; dei Pellegrino si discostava dalla [[Locale di Ventimiglia|locale di Ventimiglia]], più silenziosa e meno desiderosa di attirare su di sé l&#039;attenzione: le regole del sodalizio di Ventimiglia, che operava sotto traccia evitando violente dimostrazioni di potere e intimidazioni, non piacevano ai fratelli Pellegrino perché considerate arcaiche e non immediatamente appaganti. Ciò portò la locale di Bordighera ad entrare in contrasto con la locale di Ventimiglia e a ritagliarsi sempre maggiore spazio di autonomia fino a distaccarsi&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 192&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giuseppe Marcianò, boss di Ventimiglia, intercettato il [[1° agosto]] [[2010]] presso il ristorante Le Volte, disse: &amp;lt;blockquote&amp;gt;“Ma parlano troppo qua a Ventimiglia (…), hanno rovinato un seguito che abbiamo avuto per quarant’anni, per cinquant’anni. (…). Quando sono arrivate certe persone hanno rovinato tutto. (…) Non c’è niente da fare sono dei fanatici senza cosa… ma qua, qua, qua abbiamo sbagliato tutto a Bordighera non dovevamo dare tutto questo…”&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;I Pellegrino-Barilaro a Bordighera allungarono i loro tentacoli anche sulla cosa pubblica: sono comprovate le interazioni tra loro e il sindaco Bosio, a cui diedero appoggio elettorale e per cui organizzarono insieme ai Marcianò delle cene elettorali nel 2010&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Isaia, &#039;&#039;Cene e strette di mano ma mai voti di scambio&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 6 maggio 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. A questa cena, oltre ad imprenditori locali, parteciparono diversi soggetti in odore di ‘ndrangheta: Francesco Barilaro, Benito Pepè, Michele Ciricosta, Giovanni Pellegrino e Fortunato Barilaro&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 489&amp;lt;/ref&amp;gt;. Giovanni Pellegrino venne avvistato anche insieme al vicesindaco di Bordighera, Mario Jacopucci (esponente di Alleanza Nazionale) all’inaugurazione di un noto locale della città (“&#039;&#039;U Fundegu&#039;&#039;”). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giuseppe Marcianò fu spesso critico nei confronti dei metodi troppo ostentati e personalistici della locale di Bordighera, dove i Pellegrino venivano ripetutamente fotografati con diversi politici. In un’intercettazione del 2010, sempre presso il ristorante Le Volte, Marcianò disse: &amp;lt;blockquote&amp;gt;“Sono cretini… Qua hanno mangiato centinaia di poli’ però quando loro mangiavano io me ne andavo (…). Con me non mi hanno mai visto nessuno uscire di qua. Qua ha fatto Scajola, ha fatto… tutti qui… Minasso (Parlamentare per PdL dal 2008 al 2013, membro di Avanguardia Nazionale &#039;&#039;ndr&#039;&#039;)&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 495&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;L’attivismo politico dei Pellegrino valicava la circoscrizione comunale per giungere a fornire sostegno anche a candidati alle elezioni per la Camera dei Deputati (Eugenio Minasso, di Alleanza Nazionale, stesso partito dove militava Giovanni Pellegrino), risultati poi eletti&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 492&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da alcune intercettazioni sembra che Minasso si sia fatto portare tramite Giuseppe Marcianò pure da Antonio Palamara che gli avrebbe promesso una sessantina di voti&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 495&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===I Pellegrino e i coinvolgimenti politici===&lt;br /&gt;
La famiglia Pellegrino attirò l’attenzione degli inquirenti soprattutto dopo una riunione della Giunta Municipale in cui si discusse dell’opportunità di cedere licenze per l’apertura e la gestione di sale giochi nel Comune di Bordighera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questa riunione gli assessori Ingenito e Sferrazza espressero contrarietà alla concessione di tali licenze e a causa di questi voti contrari il provvedimento non fu deliberato. La sera stessa, al rientro presso le rispettive abitazioni, gli assessori trovarono ad attenderli Francesco Barilaro e Giovanni Pellegrino. Questi minacciarono i due assessori, che nella riunione di giunta successiva votarono a favore. In particolare a Sferrazza fu rinfacciato che in occasione delle tornate elettorali i Pellegrino-Barilaro non si erano mai tirati indietro&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 4&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sferrazza si lamentò con il sindaco Bosio per il fatto che le cose dette in giunta fossero state subito riportate all’esterno, tra cui i nominativi dei votanti contrari. Sferrazza comunicò all’Arma che il sindaco era favorevole all’apertura della sala giochi dei Pellegrino perché aveva “&#039;&#039;favori da rendere&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Casadellalegalità.org, &#039;&#039;Il clan Pellegrino ed il comune di Bordighera&#039;&#039;, tutta la storia, 5 dicembre 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Donatella Albano, consigliera comunale d’opposizione, in seguito al voto contrario ricevette a casa un santino di San Michele Arcangelo bruciacchiato&amp;lt;ref&amp;gt;Massimo Calandri, &#039;&#039;Bordighera, infiltrazioni mafiose Sciolto il consiglio comunale&#039;&#039;, la Repubblica, 10 marzo 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. L’assessore Sferrazza in seguito alla visita ricevuta dichiarò di dormire con la pistola sotto al cuscino&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 4&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’assessore Rocco Fonti dichiarò ai carabinieri di non sapere se i Pellegrino avessero presentato effettivamente la domanda per l’apertura di una sala slot e che con loro non aveva parlato del tema. Dichiarazioni palesemente menzognere, visto che il dirigente del Settore Commercio del Comune di Bordighera riferì che era stato proprio l’assessore Rocco Fonti a presentarsi con un rappresentante dei Pellegrino per informarsi sui requisiti necessari per aprire una sala giochi. Successivamente fu presentata la domanda di apertura da parte della società “R.M. di Pepè Lucia sas”, intestata alla moglie di Maurizio Pellegrino&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 5&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il vicesindaco Iacobucci venne interessato anche dalla vicenda riguardante il night club Arcobaleno ritenuto collegato al night “La Grotta del Drago” di Giovanni Pellegrino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il night club Arcobaleno venne segnalato più volte dai carabinieri per sfruttamento di prostituzione. Il locale operava sotto una veste di legalità per permessi conferitegli per interessamento diretto del vicesindaco Mario Iacobucci. Il gestore del locale, Teodoro Valente, dichiarò ai carabinieri che di tutte le pratiche si era occupato il vicesindaco Iacobucci, confermando i sospetti che il locale godesse di protezione politica. Nonostante i ripetuti richiami al comune da parte dei carabinieri per mobilitare la Polizia Locale e far chiudere il locale, nulla si mosse per più di un anno&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, pp. 7-8&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Polizia Locale infatti agiva sotto le dipendenze dello stesso Iacobucci. Curioso il fatto che, in seguito agli arresti e alla chiusura del locale (raggiunta malgrado l’assenza di controlli effettuati dalla Polizia Locale), una donna presentò richiesta di apertura per un’attività commerciale nello stesso locale e l’autorizzazione fu negata per mancanza di requisiti, sebbene per la stessa identica richiesta precedente di Valente, il comune di Bordighera, nella figura di Iacobucci, concesse le autorizzazioni&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 9&amp;lt;/ref&amp;gt;. Vi furono ulteriori interessamenti di varie figure comunali, tra cui l’assessore Sferrazza, per la destinazione di appalti pubblici alla ditta dei Pellegrino&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p.11&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[6 luglio]] [[2010]] il sindaco Giovanni Bosio ritirò tutte le deleghe azzerando la giunta e il [[19 luglio]] procedette alla nomina di quattro nuovi assessori in mezzo a un fenomeno di dimissioni generali dei consiglieri. Nonostante le dimissioni e il rimpasto, il 19 agosto 2010 il Secolo XIX, testata locale, pubblicò un articolo dal titolo “&#039;&#039;Rientrano dalla finestra gli assessori dimissionari&#039;&#039;”, che riportava: &amp;lt;blockquote&amp;gt;“Usciti dalla porta per rientrare, e senza lasciar trascorrere molto tempo, dalla finestra. (…) Scorrendo la lista degli incarichi assegnati ai consiglieri dal sindaco di Bordighera, Giovanni Bosio - pubblicati ieri sul sito del Comune e poi misteriosamente scomparsi - c’è da giurarci che palazzo Garnier sarà presto investito da una nuova valanga di polemiche. Ugo Ingenito è stato incaricato di occuparsi, per esempio, di servizi sociosanitari, conferenza dei sindaci, distretto sociosanitario. Le stesse mansioni di quando era assessore. Marco Sferrazza è di nuovo al vertice del settore manifestazioni. E visto che il vicesindaco Giannina Borelli si occupa di turismo, sezione mai staccata prima dalle manifestazioni, è scontato che alla fine sarà Sferrazza a gestire interamente il settore come faceva anche prima. (…) Rocco Fonti ha ottenuto l’incarico di occuparsi dei servizi manutentivi e della viabilità, mentre Giovanni Allavena sarà ancora chiamato a gestire il settore opere infrastrutturali, lavori, sicurezza e territorio”&amp;lt;ref&amp;gt;ivi, p. 12&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Scioglimento del comune di Bordighera===&lt;br /&gt;
In seguito agli eventi di Bordighera, il [[24 marzo]] [[2011]], con decreto del Presidente della Repubblica, venne sciolto il comune di Bordighera e la giunta del sindaco Giovanni Bosio per sussistenza di forme di ingerenza della criminalità organizzata&amp;lt;ref&amp;gt;Giorgio Napolitano, &#039;&#039;Scioglimento del consiglio comunale di Bordighera e nomina di una commissione straordinaria&#039;&#039;, Decreto del Presidente della Repubblica GU n. 91 del 20 04 2011, 24 marzo 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo scioglimento, però, venne annullato nel [[2013]] dal Consiglio di Stato, nonostante fosse stato confermato dal Tar, con la motivazione che lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di un Comune non può essere deciso per singoli casi di intimidazione o di condizionamento anche se accertati, né di omesso controllo sull’affidabilità morale in un appalto. Per superare la volontà elettorale servono elementi concreti, univoci e rilevanti, al di là del singolo episodio che invece può determinare solo la sanzione per il suo responsabile&amp;lt;ref&amp;gt;Anci.it, &#039;&#039;Consiglio Stato annulla scioglimento Comune Bordighera, per ‘azzerare’ servono elementi concreti e rilevanti&#039;&#039;, 15 gennaio 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Esito dei procedimenti Maglio 3 e La Svolta===&lt;br /&gt;
Il procedimento Maglio 3 interessò vari esponenti della ‘ndrangheta imperiese, coinvolti nei condizionamenti elettorali delle elezioni regionali del 2010. Furono condannati secondo l’articolo 416 bis i seguenti soggetti: Fortunato Barilaro (pena di 6 anni), Francesco Barilaro (pena di 6 anni), Michele Ciricosta (pena di 6 anni), Benito Pepè (pena di 6 anni) e altri&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Archivio sentenze Operazione/Processo Maglio 3&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 9 maggio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il percorso processuale derivante dall’operazione La Svolta invece fu molto contorto: il 7 ottobre 2014 il tribunale di Imperia condannò sia gli imputati della locale di Ventimiglia (Antonio Palamara, Giuseppe Marcianò, il fratello Vincenzo Marcianò, il nipote Vincenzo Marcianò, Omar Allavena e altri), sia gli imputati della locale di Bordighera (Giovanni Pellegrino, Maurizio Pellegrino, Roberto Pellegrino, Barilaro Antonino e altri).&lt;br /&gt;
Il 10 dicembre 2015 la Corte d’Appello confermò le condanne di Ventimiglia, ma assolse gli imputati di Bordighera e Antonio Palamara, condannato in primo grado a 14 anni in quanto capo della locale e assolto per non aver commesso il fatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Cassazione il 14 settembre 2017 furono confermate le condanne di Ventimiglia della Corte d’Appello (Giuseppe Marcianò 15 anni e 4 mesi, il nipote Vincenzo Marcianò 7 anni, Giuseppe Gallotta 14 anni e altri) e venne disposto un nuovo processo d’appello per gli imputati di Bordighera in precedenza assolti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 13 dicembre la Corte d’Appello condannò anche gli imputati di Bordighera e il 21 gennaio 2020 la sentenza di Cassazione pose fine ai travagli giudiziari di Bordighera: la sentenza confermò le condanne sancite dalla Corte d’Appello a Giovanni Pellegrino (10 anni e 6 mesi), Maurizio Pellegrino (10 anni), Roberto Pellegrino (8 anni), Antonino Barilaro (7 anni) e altri&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Archivio sentenze Operazione/Processo La Svolta&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 7 maggio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
* Antonelli, M., Busi S. (2022).  &#039;&#039;Punto a capo Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&#039;&#039;, Genova, Genova University Press. &lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “Il Secolo XIX”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “La Repubblica”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “L’Unità”.&lt;br /&gt;
* De Girolamo, Biagio (2010). &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
* Luppi, Paolo (2014). &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35, Tribunale di Imperia – Sezione Penale&#039;&#039;, 7 ottobre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Locali in Liguria]] [[Categoria:Locali di &#039;ndrangheta]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Imperia&amp;diff=10549</id>
		<title>Mafie a Imperia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Imperia&amp;diff=10549"/>
		<updated>2024-07-07T22:20:28Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: /* I primi insediamenti della &amp;#039;ndrangheta */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{#seo:&lt;br /&gt;
|site_name=WikiMafia&lt;br /&gt;
|keywords=mafia a imperia, mafie a imperia, &#039;ndrangheta a imperia, mafia in liguria, wikimafia, antimafia, famiglie mafiose imperia&lt;br /&gt;
|description=La provincia di Imperia nel ponente ligure è una delle province più infiltrate dalla criminalità organizzata di stampo mafioso in Italia. Fu definita nel 2014 la &amp;quot;sesta provincia della Calabria&amp;quot;.&lt;br /&gt;
|image=File:mafie-imperia.jpg&lt;br /&gt;
|image_alt=Mafie a Imperia&lt;br /&gt;
|type=website&lt;br /&gt;
|section=Mafie in Liguria&lt;br /&gt;
}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;La provincia di Imperia&#039;&#039;&#039; nel ponente ligure è una delle province più infiltrate dalla criminalità organizzata di stampo mafioso in Italia. Per questa ragione nel [[2014]] fu definita dall’onorevole [[Rosy Bindi]], allora presidente della [[Commissione Parlamentare Antimafia|Commissione parlamentare antimafia]], «&#039;&#039;la sesta provincia della Calabria&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Daisy Parodi, &#039;&#039;Antimafia, durissima la Bindi: &amp;quot;Imperia è la sesta provincia della Calabria&amp;quot;&#039;&#039;, la Repubblica, 7 luglio 2014.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Mafie-imperia.jpg|miniatura|alt=mafie a imperia]]&lt;br /&gt;
==Storia e attività==&lt;br /&gt;
===I primi insediamenti della &#039;ndrangheta===&lt;br /&gt;
L’origine dell’infiltrazione criminale a Imperia risale &#039;&#039;&#039;agli anni ’50 del Novecento&#039;&#039;&#039; quando la provincia a confine con la Francia è stata interessata da notevoli flussi migratori principalmente di origine calabrese. La popolazione in provincia di Imperia in dieci anni aumentò mediamente del &#039;&#039;&#039;20%&#039;&#039;&#039; a causa dell’immigrazione. La [[&#039;Ndrangheta|‘ndrangheta]] seppe sfruttare questi flussi di immigrazione a suo vantaggio, replicando con successo a Imperia il microcosmo della terra d’origine.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli uomini delle [[&#039;ndrina|&#039;ndrine]] trovarono un contesto sociale dove diversi cittadini di origine calabrese, a loro legati, erano già pienamente inseriti nella comunità del luogo e poterono così penetrare capillarmente nella gestione delle attività illegali (e legali) sul territorio, costituendo una sorta di &#039;&#039;&#039;zona franca&#039;&#039;&#039; lontana dalla regione di origine e, quindi, con meno pressione investigativa addosso&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria&#039;&#039;, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, 26 luglio 1995, p. 14.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia [[Antonio Zagari]] dichiarò a più riprese che suo padre [[Giacomo Zagari|Giacomo]], boss della &#039;ndrangheta col grado di [[Santa (&#039;ndrangheta)|santista]], fu arrestato nel [[1969]] in provincia di Imperia mentre si trovava su un’auto con a bordo armi di vario genere. Secondo il collaboratore questo episodio fu indicativo del fatto che suo padre avesse conoscenze nell’area di Imperia già dalla metà degli anni ’60&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, &#039;&#039;Punto a capo. Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&#039;&#039;, Genova, Genova University Press, 2022, p.43.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;arrivo della camorra===&lt;br /&gt;
Negli anni ’80 in provincia di Imperia si radicò anche la [[Camorra]], in particolare nella zona di Sanremo dove si stabilì la famiglia Alberino, attiva nella contraffazione e commercializzazione di prodotti con marchi falsificati. La famiglia Alberino era collegata alla famiglia Tagliamento, legata allo storico clan camorrista napoletano Zaza, che opera tra Liguria e Francia, in particolare in svariati settori criminali nella città di Mentone, in collaborazione sia con la criminalità marsigliese, sia con esponenti della criminalità calabrese in Liguria&amp;lt;ref&amp;gt;Riviera24.it, &#039;&#039;‘Ndrangheta, i tentacoli dei clan calabresi sull’estremo Ponente&#039;&#039;, 21 luglio 2020.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’inserimento della Camorra nella provincia di Imperia non fu conflittuale con le esistenti locali di ‘ndrangheta a [[Locale di Ventimiglia|Ventimiglia]] e a [[Locale di Bordighera|Bordighera]]. Probabilmente il passaggio di attività avvenne in maniera concordata, seguendo la strategia della ‘ndrangheta di tenere un basso profilo e non fare scalpore. La famiglia Tagliamento si interessò da subito alla realtà economica dei casinò, presenti sia a Mentone, sia a Sanremo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il boss della camorra imperiese era Giovanni Tagliamento, sospettato di svolgere per il clan di [[Michele Zaza]] traffico di stupefacenti, armi e contrabbando di sigarette&amp;lt;ref&amp;gt;Giulio Gavino, &#039;&#039;Arrestato in Francia Giannino Tagliamento&#039;&#039;, La Stampa, 21 maggio 2016.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’11 novembre 1983 con l’[[Operazione San Martino]] i riflettori si accesero sul casinò di Sanremo, che risultò essere al centro di un sistema politico di tangenti e perno importante del riciclaggio mafioso siciliano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===&#039;ndrangheta a Imperia===&lt;br /&gt;
====La locale di Ventimiglia====&lt;br /&gt;
Uno dei comuni più interessanti per la criminalità organizzata fu Ventimiglia in quanto zona di frontiera al confine con la Francia. Ventimiglia tradizionalmente era luogo di passaggio per importanti canali di rifornimento di cocaina e hashish dalla Spagna (lo è tuttora), oltre a rappresentare una facile via di fuga per i latitanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra i lavoratori migranti giunsero personaggi affiliati ad organizzazioni criminali, alcuni dei quali in [[Soggiorno obbligato|soggiorno obbligato]], interessati a gestire vari traffici illeciti nella zona di frontiera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[1947]] arrivarono a Ventimiglia sia [[Ernesto Morabito]], trentasettenne proveniente da Molochio (Reggio Calabria), ritenuto vicino alla &#039;ndrina dei [[Piromalli (&#039;ndrina)|Piromalli]] di Gioia Tauro, sia [[Antonio Palamara]] con i suoi fratelli&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p. 61.&amp;lt;/ref&amp;gt;. I Palamara erano ritenuti affiliati per parentela alle [[&#039;ndrina|&#039;ndrine]] degli [[Alvaro (&#039;ndrina)|Alvaro]], dei [[Palamara (&#039;ndrina)|Palamara]] e dei [[Pelle (&#039;ndrina)|Pelle]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La struttura criminale operante nel Ponente ligure, pur avendo preso origine dagli affiliati operanti in Calabria e adottandone in toto l’organizzazione, le tradizioni e i rituali, si differenziò &#039;&#039;&#039;per connotati meno sanguinari e violenti&#039;&#039;&#039;. Nel corso degli anni ha potuto così svilupparsi in maniera sotterranea costruendo una ramificazione basata su &#039;&#039;&#039;complicità, legami parentali e cointeressenze&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale situazione ha consentito di ottenere vantaggi sia in termini di &#039;&#039;&#039;offerta di posti di lavoro&#039;&#039;&#039; (primo passo per il controllo del territorio) sia di benefici di tipo economico mediante l&#039;acquisizione di &#039;&#039;&#039;licenze o autorizzazioni&#039;&#039;&#039; per attività di imprese in svariati settori, che in breve tempo hanno portato molti calabresi residenti nel ponente ligure ad arricchirsi e a rivestire un ruolo di primo piano nel panorama dell&#039;economia e della politica locale&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Fiamma Spena, &#039;&#039;Comune di Ventimiglia (IM) – Relazione sull&#039;esito degli accertamenti ispettivi, giusta delega in data 13 luglio 2011 - Verifica della sussistenza dei presupposti per l&#039;adozione del provvedimento di cui all&#039;art. 143 del decreto legislativo n.267/2000&#039;&#039;, port. N. 2/R/12, O.E.S Imperia, 4 gennaio 2012.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo atteggiamento strategico si affiancava comunque alle classiche attività criminali, tra le quali &#039;&#039;&#039;l&#039;usura, le estorsioni&#039;&#039;&#039; e, nei casi più gravi, gli &#039;&#039;&#039;incendi&#039;&#039;&#039; ai danni di chi si opponeva alla signoria territoriale dei boss calabresi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I gruppi calabresi presenti nell’estremo ponente estesero la loro influenza anche nella confinante Francia, interessando oltre la Costa Azzurra anche i territori di Tolone e Marsiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p. 14.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====I Marcianò, boss di Ventimiglia====&lt;br /&gt;
Gli storici boss della locale di Ventimiglia furono i fratelli Francesco e Giuseppe Marcianò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia Cretarola, però, nel 2014 sostenne che il vero boss della locale di Ventimiglia fosse Antonio Palamara, residente a Ventimiglia Alta e nato a Sinopoli in provincia di Reggio Calabria, che si sarebbe occupato dei traffici illeciti&amp;lt;ref&amp;gt;F. Tenerelli, M. Risi, &#039;&#039;‘ndrangheta: per Cretarola è Palamara il boss della “locale”/ La ricostruzione del delitto Delfino&#039;&#039;, 24 aprile 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;, mentre Marcianò si sarebbe occupato di politica e appalti&amp;lt;ref&amp;gt;Daisy Parodi, &#039;&#039;La verità del pentito: “una ‘ndrina ogni comune da Savona a Ventimiglia”&#039;&#039;, la Repubblica, 24 aprile 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La locale di Ventimiglia si è interessata da sempre alla politica locale, anche ai livelli più importanti: già negli anni ‘80 Giuseppe Marcianò ottenne soldi in cambio di voti da dare a &#039;&#039;&#039;Giuseppe Teardo&#039;&#039;&#039;, politico del PSI iscritto alla loggia massonica P2 e presidente della Regione Liguria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la politica locale i Marcianò usavano il &#039;&#039;&#039;ristorante Le Volte&#039;&#039;&#039; per incontrare personaggi di vario genere, tra cui anche imprenditori tra i maggiori della zona che cercavano soluzioni per i loro problemi&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 134.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’organizzazione era in grado di influire persino sulla presentazione delle candidature e sulla composizione delle liste, oltre ad offrire supporto elettorale nella prospettiva di futuri vantaggi&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 221.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era un’abitudine degli &#039;ndranghetisti organizzare cene elettorali presso il ristorante Le Volte a Ventimiglia con la finalità di dare sostegno a un politico per poi ottenere favori da questo&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come emerse nell’inchiesta [[Operazione Maglio 3|Maglio 3]] e in vari altri procedimenti, risultarono fortemente condizionate le elezioni regionali del 2010, le elezioni comunali di Vallecrosia del 2011 e i gruppi si stavano preparando per le elezioni comunali di Ventimiglia previste per il 2012.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli interessi economici invece erano portati avanti con una parvenza legale attraverso la società Cooperativa Marvon, di cui i Marcianò erano soci occulti, che si aggiudicò numerosi appalti pubblici dal comune di Ventimiglia, specialmente per quanto riguardava la realizzazione del porto di Ventimiglia e la raccolta rifiuti, beneficiando di un canale preferenziale con l’amministrazione comunale&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 243.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per aumentare i progetti e i cantieri nel Ponente, Giuseppe Marcianò, intercettato il 29 agosto 2010 al ristorante Le Volte, affermò di aver mangiato con Paolo Berlusconi ad Arma di Taggia e di avergli chiesto di portare nuovi progetti nel territorio perché a suo dire: “&#039;&#039;qua siamo un po’ scarsi&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;ivi, p. 263.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Prime inchieste antimafia a Ventimiglia===&lt;br /&gt;
Le prime indagini nell’imperiese sulla ‘ndrangheta sfociarono nell’operazione denominata “[[Operazione Colpo della Strega|Colpo della Strega]]”, che portò all’arresto di più di quaranta persone (tra cui Francesco Marcianò e Antonio Palamara), ritenute affiliate o contigue alla ‘ndrangheta radicata nel ponente ligure e responsabili di gravi reati: traffico di droga, rapine, estorsioni, omicidi e condizionamenti politici&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p. 30.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine, però, il tribunale di Imperia ritenne che il reato associativo fosse da escludere, perché presente solo in fase prodromica, senza prove di un vero e proprio vincolo associativo tra gli imputati. Si disse che gli imputati agirono come singoli e si proseguì con ingenti condanne per i singoli delitti perpetrati, ma non per il reato associativo e quindi senza applicazione dell’articolo 416bis&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 31.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla sentenza si evince che:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
a Ventimiglia e nel Ponente ligure più in generale si è riscontrato un certo fenomeno aggregativo riconducibile in senso lato alla ‘ndrangheta calabrese (…). Si può bene affermare, a parere giudicante, che nel circondario di San Remo si sono create le condizioni per l’instaurazione di un potere diffuso della malavita organizzata calabrese&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 64.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La locale di Bordighera===&lt;br /&gt;
A Bordighera  si stabilì la &#039;ndrina dei Pellegrino-Barilaro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I fratelli Pellegrino Giovanni, Roberto e Maurizio (a differenza del più grande, Michele, l’unico ad essere risultato estraneo ai fatti nei processi riguardanti la famiglia) sono considerati molto vicini alla cosca Santaiti-Gioffrè di Seminara (RC)&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Le motivazioni della Svolta&#039;&#039;, Mafieinliguria.it, 8 gennaio 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;. Coltivarono strette relazioni anche con Benito Pepè e Francesco Barillaro, poi indagati nell’indagine Maglio 3. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tramite l’impresa “F.lli Pellegrino s.r.l.” iniziarono ad occuparsi di movimento terra aggiudicandosi numerosi appalti e subappalti, anche nel pubblico. La seconda società da loro amministrata si chiamava “Grotta del drago”. la società gestiva l’omonimo night club di San Remo&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 7.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il modus operandi dei Pellegrino si discostò dalla più silenziosa e attenta locale di Ventimiglia: i fratelli Pellegrino consideravano l’agire sottotraccia come una pratica arcaica e non immediatamente appagante. Ciò portò la locale di Bordighera ad entrare in contrasto con la locale di Ventimiglia e a ritagliarsi sempre maggiore spazio di autonomia fino a distaccarsi&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 192.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Pellegrino-Barilaro a Bordighera allungarono i loro tentacoli pure sulla cosa pubblica: sono comprovate le interazioni tra loro e il sindaco Bosio, a cui diedero appoggio elettorale e per cui organizzarono insieme ai Marcianò delle cene elettorali nel 2010&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Isaia, &#039;&#039;Cene e strette di mano ma mai voti di scambio&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 6 maggio 2011.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’attivismo politico dei Pellegrino valicava la circoscrizione comunale per giungere a fornire sostegno anche a candidati alle elezioni per la Camera dei Deputati (Eugenio Minasso, di Alleanza Nazionale, stesso partito dove militava Giovanni Pellegrino), risultati poi eletti&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 492&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da alcune intercettazioni sembra che Minasso si sia fatto portare tramite Giuseppe Marcianò pure da Antonio Palamara e lo stesso Palamara gli avrebbe promesso una sessantina di voti&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 495.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====I Pellegrino e le prime inchieste====&lt;br /&gt;
La famiglia Pellegrino attirò l’attenzione degli inquirenti soprattutto dopo una riunione della Giunta Municipale in cui si discusse sull’opportunità di cedere licenze per l’apertura e la gestione di sale giochi e slot nel Comune di Bordighera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questa riunione gli assessori Ingenito e Sferrazza espressero contrarietà alla concessione di tali licenze e la sera stessa furono intimiditi da Francesco Barilaro e Giovanni Pellegrino che rinfacciarono a Sferrazza l’appoggio elettorale ricevuto&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 4&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sferrazza comunicò in seguito all’Arma dei Carabinieri che il sindaco era favorevole all’apertura della sala giochi dei Pellegrino perché aveva “favori da rendere”&amp;lt;ref&amp;gt;Casadellalegalità.org, &#039;&#039;Il clan Pellegrino ed il comune di Bordighera&#039;&#039;, tutta la storia, 5 dicembre 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il dirigente del Settore Commercio del Comune di Bordighera riferì che fu l’assessore Rocco Fonti a presentarsi con un rappresentante dei Pellegrino per informarsi sui requisiti necessari per aprire una sala giochi. Dopo l’incontro fu presentata la domanda di apertura da parte della società “R.M. di Pepè Lucia sas”, intestata alla moglie di Maurizio Pellegrino&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, op. cit., p. 5&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il vicesindaco Iacobucci venne interessato anche dalla vicenda riguardante il night club Arcobaleno ritenuto collegato al night “La Grotta del Drago” di Giovanni Pellegrino. Il night club Arcobaleno venne segnalato più volte dai carabinieri per sfruttamento di prostituzione. Il locale operava sotto una veste di legalità per permessi conferitegli per interessamento diretto del vicesindaco Iacobucci&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 7-8.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante i ripetuti richiami al comune da parte dei carabinieri per mobilitare la Polizia Locale e far chiudere il locale, nulla si mosse per più di un anno&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. La Polizia Locale infatti agiva sotto le dipendenze dello stesso Iacobucci. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Scioglimento dei comuni di Ventimiglia e Bordighera===&lt;br /&gt;
In seguito agli eventi di Bordighera, il [[24 marzo]] [[2011]] venne sciolto con decreto del Presidente della Repubblica il comune di Bordighera, con contestuale decadenza della giunta del sindaco Giovanni Bosio, per sussistenza di forme di ingerenza della criminalità organizzata&amp;lt;ref&amp;gt;Quirinale, &#039;&#039;Scioglimento del consiglio comunale di Bordighera e nomina di una commissione straordinaria&#039;&#039;, Decreto del Presidente della Repubblica GU n. 91 del 20 04 2011, 24 marzo 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo scioglimento, però, venne annullato nel [[2013]] dal Consiglio di Stato, nonostante fosse stato approvato dal Tar. La motivazione fu che lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di un Comune non può essere deciso per singoli casi di intimidazione o di condizionamento anche se accertati, né di omesso controllo sull’affidabilità morale in un appalto. Per superare la volontà elettorale servono elementi concreti, univoci e rilevanti, al di là del singolo episodio che invece può determinare solo la sanzione per il suo responsabile&amp;lt;ref&amp;gt;Anci.it, &#039;&#039;Consiglio Stato annulla scioglimento Comune Bordighera, per ‘azzerare’ servono elementi concreti e rilevanti&#039;&#039;, 15 gennaio 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[3 febbraio]] [[2012]] è il turno dello scioglimento di Ventimiglia e della giunta del sindaco Gaetano Scullino, dove si riscontrarono forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Anche questo provvedimento fu annullato qualche anno più tardi, nel [[2016]], per motivazioni però differenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo caso si sostenne che il sindaco Scullino ignorasse di star rafforzando la criminalità organizzata con le sue azioni e decisioni. La decisione di scioglimento, quindi, difetterebbe del condizionamento della libertà di determinazione degli organi elettivi, che avrebbero agito in maniera libera e senza costrizioni, sebbene ciò portasse a favorire le consorterie malavitose. Il decreto di annullamento recita: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È indispensabile la prova, seppur nella ridotta modalità della raccolta di indizi gravi e concordanti, che la libertà decisoria degli organi elettivi del Comune, che risultano, infatti, colpiti, dalla misura del commissariamento, sia concretamente conculcata e limitata, se non annullata, dall’opera di condizionamento della criminalità organizzativa di stampo mafioso»&amp;lt;ref&amp;gt; Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Il consiglio di stato annulla lo scioglimento del comune di Ventimiglia&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 29 febbraio 2016&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===I processi Maglio 3 e La Svolta===&lt;br /&gt;
I due più importanti procedimenti giudiziari nei confronti della ‘ndrangheta imperiese furono Maglio 3 e [[Operazione La Svolta|La Svolta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il procedimento Maglio 3 interessò vari esponenti della ‘ndrangheta imperiese, coinvolti nei condizionamenti elettorali delle elezioni regionali del 2010. Furono condannati secondo l’articolo 416 bis  i seguenti soggetti: Fortunato Barilaro (pena di 6 anni), Francesco Barilaro (pena di 6 anni), Michele Ciricosta (pena di 6 anni), Benito Pepè (pena di 6 anni) e altri&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Archivio sentenze Operazione/Processo Maglio 3&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 9 maggio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il percorso processuale derivante dall’operazione La Svolta invece fu molto contorto. Il processo La Svolta fece luce sulla presenza delle due locali di ‘ndrangheta, Bordighera e Ventimiglia, e ne portò a giudizio gli affiliati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il  [[7 ottobre]] [[2014]] il tribunale di Imperia condannò sia gli imputati della locale di Ventimiglia (Antonio Palamara, Giuseppe Marcianò, il fratello Vincenzo Marcianò, il nipote Vincenzo Marcianò, Omar Allavena e altri), sia gli imputati della locale di Bordighera (Giovanni Pellegrino, Maurizio Pellegrino, Roberto Pellegrino, Barilaro Antonino e altri).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[10 dicembre]] [[2015]] la Corte d’Appello confermò le condanne di Ventimiglia, ma assolse gli imputati di Bordighera e Antonio Palamara, condannato in primo grado a 14 anni in quanto capo della locale e assolto per non aver commesso il fatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Cassazione il [[14 settembre]] [[2017]] furono confermate le condanne di Ventimiglia della Corte d’Appello (Giuseppe Marcianò 15 anni e 4 mesi, il nipote Vincenzo Marcianò 7 anni, Giuseppe Gallotta 14 anni e altri) e venne disposto un nuovo processo d’appello per gli imputati di Bordighera in precedenza assolti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[13 dicembre]] la Corte d’Appello condannò anche gli imputati di Bordighera e il [[21 gennaio]] [[2020]] la sentenza di Cassazione pose fine ai travagli giudiziari di Bordighera: la sentenza confermò le condanne sancite dalla Corte d’Appello a Giovanni Pellegrino (10 anni e 6 mesi), Maurizio Pellegrino (10 anni), Roberto Pellegrino (8 anni), Antonino Barilaro (7 anni) e altri&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Archivio sentenze Operazione/Processo La Svolta&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 7 maggio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Politica locale recente===&lt;br /&gt;
A Imperia &#039;&#039;&#039;Claudio Scajola&#039;&#039;&#039;, esponente di Forza Italia, da oltre quarant’anni è  protagonista assoluto della politica locale, tanto che Imperia viene ritenuta dalla stampa un suo “feudo”&amp;lt;ref&amp;gt;Tempo.it, &#039;&#039;Il Pd si prepara a conquistare Imperia, il «feudo» di Scajola&#039;&#039;, 31 maggio 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Claudio Scajola iniziò la sua esperienza politica nel [[1980]] quando divenne consigliere ad Imperia e nel [[1982]] ne divenne il sindaco, ad appena 34 anni. Fu però presto costretto a dimissioni perché indagato nell’Operazione San Martino per concussione in un appalto riguardante il Casinò di San Remo da cui poi venne assolto&amp;lt;ref&amp;gt;Rino Di Stefano, &#039;&#039;Oltre l’orizzonte. Dal passato al futuro nell’avventura politica di Claudio Scajola&#039;&#039;, Genova, De Ferrari, 2006, p. 66&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[1990]] tornò a ricoprire la carica di sindaco di Imperia fino al 1995. Nel 1995 aderì a [[Forza Italia]] diventandone coordinatore provinciale. Nel 1996 venne eletto deputato per il collegio di Imperia e successivamente divenne coordinatore nazionale di Forza Italia fino al 2011.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’unica condanna a suo carico (poi andata in prescrizione) fa riferimento al primo grado del caso Matacena: l’[[8 maggio]] [[2014]] venne arrestato dalla DIA di Reggio Calabria con l’accusa di aver agevolato la latitanza verso il Libano dell’ex deputato [[Amedeo Matacena]], collega di partito in Forza Italia&amp;lt;ref&amp;gt;RaiNews, &#039;&#039;Arrestato a Roma l’ex ministro Scajola: “Favorì la latitanza di Matacena”&#039;&#039;, 8 maggio 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. Amedeo Matacena era stato condannato in via definitiva per [[Concorso esterno in associazione mafiosa|concorso esterno in associazione mafiosa]], dopo essere riuscito a portare nella provincia di Reggio Calabria 297 miliardi di lire di finanziamenti pubblici. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matacena nel 1989 disse: “&#039;&#039;Voi giornalisti fate confusione tra delinquenza e mafia, che ha le sue regole morali. Regole morali simili a quelle del miglior galateo&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Mario Portanova, &#039;&#039;Amedeo Matacena, così faceva politica: “Da parlamentare portavo a Reggio Calabria 2 miliardi e mezzo al giorno”&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2022&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scajola si sarebbe impegnato per trovare un “&#039;&#039;rifugio dorato&#039;&#039;” a Matacena, provando a convincere i magistrati che quelle sue attenzioni fossero dovute a dei tentativi di impressionare la moglie di Matacena per cui “&#039;&#039;si era preso una sbandata&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Alessia Candito, &#039;&#039;Reggio Calabria, processo Matacena, Scajola condannato a due anni ma non per mafia&#039;&#039;, la Repubblica, 24 gennaio 2020&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il procuratore aggiunto Lombardo nella requisitoria aveva parlato di sovrapponibilità tra la vicenda Matacena e quella dell’ex senatore Dell’Utri, fuggito anche lui in Libano dopo una sentenza definitiva. Scajola disse di aver fatto tutto per amore. Nella condanna in primo grado venne quindi meno l’aggravante mafiosa e si dimezzò la pena richiesta. Il reato andò in prescrizione e la Procura generale di Reggio Calabria ha chiesto il non luogo a procedere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A dicembre del 2017 Scajola si ricandidò a sindaco di Imperia e vinse il ballottaggio, diventando per la terza volta sindaco della città. Il 23 marzo 2023, all’età di 75 anni, venne rieletto al secondo mandato, diventando sindaco per la quarta volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Situazione attuale==&lt;br /&gt;
Ad oggi il territorio di Imperia, nonostante le condanne dei processi La Svolta e Maglio 3, vede ancora un&#039;importante presenza della &#039;ndrangheta. A capo della locale di Ventimiglia vi sarebbero i Marcianò di Delianuova (Reggio Calabria), propaggine delle cosche [[Piromalli (&#039;ndrina)|Piromalli]] e [[Mazzaferro (&#039;ndrina)|Mazzaferro]] della piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria)&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2022&#039;&#039;, p. XXII&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Bordighera invece è operante la locale che fa riferimento al gruppo Barilaro-Pellegrino, espressione della cosca Santaiti-Gioffrè di Seminara (RC)&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. XXIII&amp;lt;/ref&amp;gt;. I Pellegrino hanno spostato il baricentro progressivamente &#039;&#039;&#039;verso la costa francese&#039;&#039;&#039;, complici anche i buoni risultati dell’attività investigativa italiana&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p. 92&amp;lt;/ref&amp;gt;. La presenza, però, rimane forte: basti pensare che il 21 ottobre 2020 fu ritrovato a Ventimiglia il cadavere di un membro della malavita organizzata della Costa Azzurra, freddato con due colpi alla testa. Si trattò del primo omicidio di mafia dopo 25 anni in Liguria. L’esecutore dell’assassinio è stato individuato nel ventitreenne Domenico Pellegrino, figlio di Giovanni&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bordighera con 19 fascicoli aperti è il quarto comune in Liguria per quantità di beni confiscati alle organizzazioni mafiose, dietro solo a Genova, Loano e San Colombano Certenoli e davanti a comuni come La Spezia che presentano una popolazione nove volte superiore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Le locali minori===&lt;br /&gt;
Oltre a Ventimiglia e Bordighera sono presenti “locali minori” a [[Locale di Taggia|Taggia]], [[Locale di Sanremo|Sanremo]] e [[Locale di Diano Marina|Diano Marina]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Taggia si è radicata la famiglia Mafodda, storico nucleo della ‘ndrangheta originario di Palmi. Proprio a Taggia è stato trovato un ricco arsenale di armi della ‘ndrangheta durante il lockdown nella casa di un residente di origini calabresi (esplosivi, bombe a mano, fucili a pompa, pistole mitragliatrici, un lanciarazzi…)&amp;lt;ref&amp;gt;Christian Abbondanza, &#039;&#039;Arsenale in casa a disposizione della ‘ndrangheta? Calabrese di Taggia patteggia 5 anni di carcere&#039;&#039;, Fivedabliu.it, 3 ottobre 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 24 luglio 2023 venne arrestato Rocco Pronestì ad Arma di Taggia per usura, estorsioni e infiltrazioni nell’economia legale tramite alberghi bar e ristoranti della zona. Tra gli esercizi passati nelle mani delle cosche c’erano perfino il bar del tribunale e la mensa del carcere di Torino&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Isaia, &#039;&#039;Un albergo di Arma nel mirino del boss «Paga o t’ammazzo»&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 24 luglio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 3 aprile 2015 a Diano Marina gli ispettori del ministero analizzarono i cinque anni di amministrazione del sindaco Giacomo Chiappori e della giunta Basso, per valutare se ci fossero infiltrazioni di ‘ndrangheta nell’amministrazione comunale. Particolare attenzione fu posta negli appalti di gestione delle spiagge e del porto. Secondo gli ispettori dell’Antimafia Domenico Surace, originario di Seminara (RC), procacciò per Giacomo Chiappori circa 300 voti provenienti dalle famiglie calabresi che gli permisero di vincere&amp;lt;ref&amp;gt;La Stampa, &#039;&#039;Due chili di marijuana nascosti nel bagagliaio artigiano in manette&#039;&#039;, 01 luglio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta sindaco, Chiappori nominò Domenico Surace amministratore unico della Gestioni Municipali SPA, che, secondo dei consiglieri di opposizione, amministrerebbe sostenendo spese di consulenza sospette&amp;lt;ref&amp;gt;Candito Alessia, &#039;&#039;‘Ndrangheta, chiesto il processo per il sindaco di Diano Marina&#039;&#039;, Corriere della Calabria, 14 aprile 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il processo sul voto di scambio a Diano Marina assolse il sindaco e vide prescrivere i reati condannati a Domenico Surace&amp;lt;ref&amp;gt;Maurizio Vezzaro, &#039;&#039;Voto di scambio a Diano Marina, assolto l’ex sindaco Chiappori&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 3 maggio 2022&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Domenico Surace si fece strada nella politica locale diventando più volte assessore. Comparse nelle intercettazioni fatte ad Alessio Saso (candidato per il PdL alle elezioni regionali del 2010 e condannato per voto di scambio con la ‘ndrangheta nel processo Maglio 3). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In queste intercettazioni Saso, parlando di voti, assicurava che su Diano Marina potevano contare su “&#039;&#039;anche i Surace sono… quello che fa il…il consigliere comunale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Candito Alessia, &#039;&#039;‘Ndrangheta, chiesto il processo per il sindaco di Diano Marina&#039;&#039;, Corriere della Calabria, 14 aprile 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il nome di Surace compare nella mappatura degli esponenti della ‘ndrangheta redatta dalla Prefettura e consegnata alla Commissione Parlamentare Antimafia&amp;lt;ref&amp;gt;Sanremonews, &#039;&#039;Infiltrazioni mafiose nel ponente ligure: la risposta di Christian Abbondanza alle mail al nostro giornale&#039;&#039;, 7 febbraio 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 23 dicembre 2016, però, un decreto del ministro dell’interno Angelino Alfano dispose che il comune di Diano Marina non dovesse essere sciolto per mafia per mancanza di presupposti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 14 novembre 2023 una maxi operazione della Guardia di Finanza ha portato all’arresto di 27 residenti a Diano Marina e a Sanremo per traffico di stupefacenti e legami con la ‘ndrangheta. In manette sono finiti membri della famiglia Gioffrè e De Marte, a capo dell’organizzazione&amp;lt;ref&amp;gt; Giulio Galvino, Paolo Isaia, &#039;&#039;Operazione antidroga dell’Antimafia nell’Imperiese, tutti i nomi delle persone coinvolte&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 13 novembre 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Attività della criminalità organizzata==&lt;br /&gt;
I business illeciti portati avanti dalle associazioni criminali sono principalmente il movimento terra, la gestione rifiuti, traffico di stupefacenti, gioco d’azzardo, riciclaggio e usura. Le organizzazioni criminali straniere si occupano principalmente di immigrazione clandestina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La presenza massiccia di criminalità organizzata nella regione è dimostrata sempre di più dal numero elevatissimo degli incendi dolosi e delle lesioni dolose. Tra Sanremo e Ventimiglia se ne contarono 305 in un anno mezzo, uno ogni 36 ore&amp;lt;ref&amp;gt;Enzo Ciconte, Francesco Forgione, Isaia Sales, &#039;&#039;Atlante delle mafie – Volume primo&#039;&#039;, Catanzaro, Rubettino, 2012, p. 355.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella classifica redatta dal Sole 24 sulla criminalità nel 2022&amp;lt;ref&amp;gt;Sole24ore, &#039;&#039;Qualità della vita 2023 – Indice della criminalità&#039;&#039;, Lab24&amp;lt;/ref&amp;gt; la provincia di Imperia ha diversi tristi primati sull’indice di “denunce ogni mille abitanti”: risulta come prima provincia per percosse, seconda per lesioni dolose, seconda per associazione a delinquere, prima per contraffazione di marchi, quindicesima per incendi dolosi (negli anni precedenti era nona). Nel litorale imperiese bar e locali andavano a fuoco a un ritmo impressionante e gli incendi dolosi rappresentano un tipico reato-spia della presenza mafiosa, che però difficilmente viene ricondotto al fenomeno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un pentito raccontò che ad Imperia c’era addirittura un prezzario del rogo: la ‘ndrangheta commissionava a prezzi fissi gli incendi dolosi servendosi di tossicodipendenti o manovalanza straniera&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p. 92.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono in crescita inoltre i reati legati alla [[Criminalità ambientale|criminalità ambientale]]. La Liguria, in proporzione alla sua superficie, è la regione dove si commettono più illeciti legati al ciclo del cemento. In Liguria viene commesso il 6% dei reati nazionali legati al ciclo del cemento, la stessa cifra di Toscana e Lombardia, che però rappresentano regioni ben più estese e popolate&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 200.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La provincia di Imperia presenta inoltre ritardi più che decennali sugli obiettivi di raccolta differenziata. Nella località denominata Rocca Croaire si verificano scavi e depositi di rifiuti completamente abusivi nell’area di competenza del comune di Taggia. È proprio qui che salivano i camion dei Pellegrino&amp;lt;ref&amp;gt;Casadellalegalità, &#039;&#039;Siamo sicuri che al M5S non arrivino voti di famiglie di &#039;ndrangheta?&#039;&#039;, 20 aprile 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Ventimiglia, tra l’altro, si celebra nel mese di settembre la ricorrenza della Madonna della Montagna, parallelamente a quella celebrata presso il Santuario di Polsi, a San Luca d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Nel [[2019]] la cerimonia si svolse con tanto di presunto inchino della Madonna portata in processione davanti a Carmelo Palamara, fratello di Antonio, boss deceduto della locale di Ventimiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Angela Corica, &#039;&#039;‘Ndrangheta, la Madonna di Polsi si inchina anche a Ventimiglia. Si può e si deve fare qualcosa&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano Blog, 11 settembre 2019&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la presenza della criminalità straniera nella provincia imperiese si segnala la presenza di varie associazioni a delinquere di origine albanese e nordafricane che si occupano di immigrazione clandestina verso la Francia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La magistratura si è distinta negli ultimi anni per i processi che hanno colpito duramente le locali di ‘ndrangheta, ma purtroppo si sono riscontrati dei rappresentanti della legge collusi: nel 2019 è diventata definitiva la condanna a Gianfranco Boccalatte, ex presidente del tribunale di Sanremo e Imperia, condannato per peculato e corruzione a fronte di un’indagine che coinvolse pure il suo autista, accusato di fare da tramite lo stesso giudice e alcuni pregiudicati calabresi che volevano ottenere favori o aggiustamenti di misure restrittive in cambio di denaro&amp;lt;ref&amp;gt;Il Secolo XIX, &#039;&#039;L’ex presidente del tribunale di Imperia Boccalatte condannato a 5 anni in via definitiva&#039;&#039;, 16 maggio 2019&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Enzo Ciconte, Francesco Forgione, Isaia Sales,op. cit., p. 351&amp;lt;/ref&amp;gt;. L’indagine fu coordinata dall’allora procuratore di Torino [[Gian Carlo Caselli]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Locali di ‘ndrangheta a Imperia==&lt;br /&gt;
Le Locali principali della provincia di Imperia sono:&lt;br /&gt;
*Locale di Ventimiglia&lt;br /&gt;
*Locale di Bordighera&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le Locali considerate minori invece sono&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare antimafia, &#039;&#039;Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere&#039;&#039;, Doc. XXIII n.38, 7 febbraio 2018&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
* Locale di Sanremo&lt;br /&gt;
* Locale di Taggia&lt;br /&gt;
* Locale di Diano Marina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Famiglie mafiose==&lt;br /&gt;
Le &#039;ndrine attive sul territorio imperiese sono:&lt;br /&gt;
* Marcianò&lt;br /&gt;
* Barilaro-Pellegrino&lt;br /&gt;
* De Marte-Gioffrè&lt;br /&gt;
* Mafodda &lt;br /&gt;
* Alvaro-Palamara&lt;br /&gt;
* Pelle&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le famiglie di camorra attive sul territorio imperiese sono:&lt;br /&gt;
*Tagliamento&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Principali operazioni antimafia==&lt;br /&gt;
* La Svolta&lt;br /&gt;
* Maglio 3&lt;br /&gt;
* Colpo della Strega&lt;br /&gt;
* Operazione San Martino&lt;br /&gt;
* Il Crimine&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
* Antonelli, M., Busi S. (2022).  &#039;&#039;Punto a capo Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&#039;&#039;, Genova, Genova University Press. &lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “Il Secolo XIX”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “La Repubblica”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “L’Unità”.&lt;br /&gt;
* Ciconte, E., Forgione, F., Sales, I. (2012). &#039;&#039;Atlante delle mafie – Volume primo&#039;&#039;, Soveria Mannelli, Rubettino.&lt;br /&gt;
* Commissione parlamentare antimafia (2018). &#039;&#039;Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere&#039;&#039;, Doc. XXIII n.38.&lt;br /&gt;
* De Girolamo, Biagio (2010). &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
* Dello Preite, Annaleila (2018). &#039;&#039;Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro + 9, Corte di Appello di Genova&#039;&#039;, 16 ottobre.&lt;br /&gt;
* Di Stefano, Rino (2006). &#039;&#039;Oltre l’orizzonte. Dal passato al futuro nell’avventura politica di Claudio Scajola&#039;&#039;, De Ferrari, Genova.&lt;br /&gt;
* Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2022&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
* Gallizza P. (1994). &#039;&#039;Ordinanza di custodia cautelare in carcere e di arresti domiciliari nei confronti di Francesco Marcianò +43, Tribunale di Genova Sezione GIP&#039;&#039;, 2 maggio.&lt;br /&gt;
* Luppi, Paolo (2014). &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35, Tribunale di Imperia – Sezione Penale&#039;&#039;, 7 ottobre.&lt;br /&gt;
* Spena, Fiamma (2011). &#039;&#039;Comune di Ventimiglia (IM) – Relazione sull&#039;esito degli accertamenti ispettivi, giusta delega in data 13 luglio 2011 - Verifica della sussistenza dei presupposti per l&#039;adozione del provvedimento di cui all&#039;art. 143 del decreto legislativo n.267/2000, port. N. 2/R/12 O.E.S Imperia&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
* Tarditi Vittorio (1995). &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Liguria]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Imperia&amp;diff=10548</id>
		<title>Mafie a Imperia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Imperia&amp;diff=10548"/>
		<updated>2024-07-07T22:19:49Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: /* I primi insediamenti della &amp;#039;ndrangheta */Correzione&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{#seo:&lt;br /&gt;
|site_name=WikiMafia&lt;br /&gt;
|keywords=mafia a imperia, mafie a imperia, &#039;ndrangheta a imperia, mafia in liguria, wikimafia, antimafia, famiglie mafiose imperia&lt;br /&gt;
|description=La provincia di Imperia nel ponente ligure è una delle province più infiltrate dalla criminalità organizzata di stampo mafioso in Italia. Fu definita nel 2014 la &amp;quot;sesta provincia della Calabria&amp;quot;.&lt;br /&gt;
|image=File:mafie-imperia.jpg&lt;br /&gt;
|image_alt=Mafie a Imperia&lt;br /&gt;
|type=website&lt;br /&gt;
|section=Mafie in Liguria&lt;br /&gt;
}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;La provincia di Imperia&#039;&#039;&#039; nel ponente ligure è una delle province più infiltrate dalla criminalità organizzata di stampo mafioso in Italia. Per questa ragione nel [[2014]] fu definita dall’onorevole [[Rosy Bindi]], allora presidente della [[Commissione Parlamentare Antimafia|Commissione parlamentare antimafia]], «&#039;&#039;la sesta provincia della Calabria&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Daisy Parodi, &#039;&#039;Antimafia, durissima la Bindi: &amp;quot;Imperia è la sesta provincia della Calabria&amp;quot;&#039;&#039;, la Repubblica, 7 luglio 2014.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Mafie-imperia.jpg|miniatura|alt=mafie a imperia]]&lt;br /&gt;
==Storia e attività==&lt;br /&gt;
===I primi insediamenti della &#039;ndrangheta===&lt;br /&gt;
L’origine dell’infiltrazione criminale a Imperia risale &#039;&#039;&#039;agli anni ’50 del Novecento&#039;&#039;&#039; quando la provincia a confine con la Francia è stata interessata da notevoli flussi migratori di origine calabrese. La popolazione in provincia di Imperia in dieci anni aumentò mediamente del &#039;&#039;&#039;20%&#039;&#039;&#039; a causa dell’immigrazione, principalmente di origine calabrese. La [[&#039;Ndrangheta|‘ndrangheta]] seppe sfruttare questi flussi di immigrazione a suo vantaggio, replicando con successo a Imperia il microcosmo della terra d’origine.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli uomini delle [[&#039;ndrina|&#039;ndrine]] trovarono un contesto sociale dove diversi cittadini di origine calabrese, a loro legati, erano già pienamente inseriti nella comunità del luogo e poterono così penetrare capillarmente nella gestione delle attività illegali (e legali) sul territorio, costituendo una sorta di &#039;&#039;&#039;zona franca&#039;&#039;&#039; lontana dalla regione di origine e, quindi, con meno pressione investigativa addosso&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria&#039;&#039;, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, 26 luglio 1995, p. 14.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia [[Antonio Zagari]] dichiarò a più riprese che suo padre [[Giacomo Zagari|Giacomo]], boss della &#039;ndrangheta col grado di [[Santa (&#039;ndrangheta)|santista]], fu arrestato nel [[1969]] in provincia di Imperia mentre si trovava su un’auto con a bordo armi di vario genere. Secondo il collaboratore questo episodio fu indicativo del fatto che suo padre avesse conoscenze nell’area di Imperia già dalla metà degli anni ’60&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, &#039;&#039;Punto a capo. Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&#039;&#039;, Genova, Genova University Press, 2022, p.43.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;arrivo della camorra===&lt;br /&gt;
Negli anni ’80 in provincia di Imperia si radicò anche la [[Camorra]], in particolare nella zona di Sanremo dove si stabilì la famiglia Alberino, attiva nella contraffazione e commercializzazione di prodotti con marchi falsificati. La famiglia Alberino era collegata alla famiglia Tagliamento, legata allo storico clan camorrista napoletano Zaza, che opera tra Liguria e Francia, in particolare in svariati settori criminali nella città di Mentone, in collaborazione sia con la criminalità marsigliese, sia con esponenti della criminalità calabrese in Liguria&amp;lt;ref&amp;gt;Riviera24.it, &#039;&#039;‘Ndrangheta, i tentacoli dei clan calabresi sull’estremo Ponente&#039;&#039;, 21 luglio 2020.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’inserimento della Camorra nella provincia di Imperia non fu conflittuale con le esistenti locali di ‘ndrangheta a [[Locale di Ventimiglia|Ventimiglia]] e a [[Locale di Bordighera|Bordighera]]. Probabilmente il passaggio di attività avvenne in maniera concordata, seguendo la strategia della ‘ndrangheta di tenere un basso profilo e non fare scalpore. La famiglia Tagliamento si interessò da subito alla realtà economica dei casinò, presenti sia a Mentone, sia a Sanremo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il boss della camorra imperiese era Giovanni Tagliamento, sospettato di svolgere per il clan di [[Michele Zaza]] traffico di stupefacenti, armi e contrabbando di sigarette&amp;lt;ref&amp;gt;Giulio Gavino, &#039;&#039;Arrestato in Francia Giannino Tagliamento&#039;&#039;, La Stampa, 21 maggio 2016.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’11 novembre 1983 con l’[[Operazione San Martino]] i riflettori si accesero sul casinò di Sanremo, che risultò essere al centro di un sistema politico di tangenti e perno importante del riciclaggio mafioso siciliano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===&#039;ndrangheta a Imperia===&lt;br /&gt;
====La locale di Ventimiglia====&lt;br /&gt;
Uno dei comuni più interessanti per la criminalità organizzata fu Ventimiglia in quanto zona di frontiera al confine con la Francia. Ventimiglia tradizionalmente era luogo di passaggio per importanti canali di rifornimento di cocaina e hashish dalla Spagna (lo è tuttora), oltre a rappresentare una facile via di fuga per i latitanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra i lavoratori migranti giunsero personaggi affiliati ad organizzazioni criminali, alcuni dei quali in [[Soggiorno obbligato|soggiorno obbligato]], interessati a gestire vari traffici illeciti nella zona di frontiera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[1947]] arrivarono a Ventimiglia sia [[Ernesto Morabito]], trentasettenne proveniente da Molochio (Reggio Calabria), ritenuto vicino alla &#039;ndrina dei [[Piromalli (&#039;ndrina)|Piromalli]] di Gioia Tauro, sia [[Antonio Palamara]] con i suoi fratelli&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p. 61.&amp;lt;/ref&amp;gt;. I Palamara erano ritenuti affiliati per parentela alle [[&#039;ndrina|&#039;ndrine]] degli [[Alvaro (&#039;ndrina)|Alvaro]], dei [[Palamara (&#039;ndrina)|Palamara]] e dei [[Pelle (&#039;ndrina)|Pelle]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La struttura criminale operante nel Ponente ligure, pur avendo preso origine dagli affiliati operanti in Calabria e adottandone in toto l’organizzazione, le tradizioni e i rituali, si differenziò &#039;&#039;&#039;per connotati meno sanguinari e violenti&#039;&#039;&#039;. Nel corso degli anni ha potuto così svilupparsi in maniera sotterranea costruendo una ramificazione basata su &#039;&#039;&#039;complicità, legami parentali e cointeressenze&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale situazione ha consentito di ottenere vantaggi sia in termini di &#039;&#039;&#039;offerta di posti di lavoro&#039;&#039;&#039; (primo passo per il controllo del territorio) sia di benefici di tipo economico mediante l&#039;acquisizione di &#039;&#039;&#039;licenze o autorizzazioni&#039;&#039;&#039; per attività di imprese in svariati settori, che in breve tempo hanno portato molti calabresi residenti nel ponente ligure ad arricchirsi e a rivestire un ruolo di primo piano nel panorama dell&#039;economia e della politica locale&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Fiamma Spena, &#039;&#039;Comune di Ventimiglia (IM) – Relazione sull&#039;esito degli accertamenti ispettivi, giusta delega in data 13 luglio 2011 - Verifica della sussistenza dei presupposti per l&#039;adozione del provvedimento di cui all&#039;art. 143 del decreto legislativo n.267/2000&#039;&#039;, port. N. 2/R/12, O.E.S Imperia, 4 gennaio 2012.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo atteggiamento strategico si affiancava comunque alle classiche attività criminali, tra le quali &#039;&#039;&#039;l&#039;usura, le estorsioni&#039;&#039;&#039; e, nei casi più gravi, gli &#039;&#039;&#039;incendi&#039;&#039;&#039; ai danni di chi si opponeva alla signoria territoriale dei boss calabresi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I gruppi calabresi presenti nell’estremo ponente estesero la loro influenza anche nella confinante Francia, interessando oltre la Costa Azzurra anche i territori di Tolone e Marsiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p. 14.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====I Marcianò, boss di Ventimiglia====&lt;br /&gt;
Gli storici boss della locale di Ventimiglia furono i fratelli Francesco e Giuseppe Marcianò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia Cretarola, però, nel 2014 sostenne che il vero boss della locale di Ventimiglia fosse Antonio Palamara, residente a Ventimiglia Alta e nato a Sinopoli in provincia di Reggio Calabria, che si sarebbe occupato dei traffici illeciti&amp;lt;ref&amp;gt;F. Tenerelli, M. Risi, &#039;&#039;‘ndrangheta: per Cretarola è Palamara il boss della “locale”/ La ricostruzione del delitto Delfino&#039;&#039;, 24 aprile 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;, mentre Marcianò si sarebbe occupato di politica e appalti&amp;lt;ref&amp;gt;Daisy Parodi, &#039;&#039;La verità del pentito: “una ‘ndrina ogni comune da Savona a Ventimiglia”&#039;&#039;, la Repubblica, 24 aprile 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La locale di Ventimiglia si è interessata da sempre alla politica locale, anche ai livelli più importanti: già negli anni ‘80 Giuseppe Marcianò ottenne soldi in cambio di voti da dare a &#039;&#039;&#039;Giuseppe Teardo&#039;&#039;&#039;, politico del PSI iscritto alla loggia massonica P2 e presidente della Regione Liguria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la politica locale i Marcianò usavano il &#039;&#039;&#039;ristorante Le Volte&#039;&#039;&#039; per incontrare personaggi di vario genere, tra cui anche imprenditori tra i maggiori della zona che cercavano soluzioni per i loro problemi&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 134.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’organizzazione era in grado di influire persino sulla presentazione delle candidature e sulla composizione delle liste, oltre ad offrire supporto elettorale nella prospettiva di futuri vantaggi&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 221.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era un’abitudine degli &#039;ndranghetisti organizzare cene elettorali presso il ristorante Le Volte a Ventimiglia con la finalità di dare sostegno a un politico per poi ottenere favori da questo&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come emerse nell’inchiesta [[Operazione Maglio 3|Maglio 3]] e in vari altri procedimenti, risultarono fortemente condizionate le elezioni regionali del 2010, le elezioni comunali di Vallecrosia del 2011 e i gruppi si stavano preparando per le elezioni comunali di Ventimiglia previste per il 2012.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli interessi economici invece erano portati avanti con una parvenza legale attraverso la società Cooperativa Marvon, di cui i Marcianò erano soci occulti, che si aggiudicò numerosi appalti pubblici dal comune di Ventimiglia, specialmente per quanto riguardava la realizzazione del porto di Ventimiglia e la raccolta rifiuti, beneficiando di un canale preferenziale con l’amministrazione comunale&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 243.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per aumentare i progetti e i cantieri nel Ponente, Giuseppe Marcianò, intercettato il 29 agosto 2010 al ristorante Le Volte, affermò di aver mangiato con Paolo Berlusconi ad Arma di Taggia e di avergli chiesto di portare nuovi progetti nel territorio perché a suo dire: “&#039;&#039;qua siamo un po’ scarsi&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;ivi, p. 263.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Prime inchieste antimafia a Ventimiglia===&lt;br /&gt;
Le prime indagini nell’imperiese sulla ‘ndrangheta sfociarono nell’operazione denominata “[[Operazione Colpo della Strega|Colpo della Strega]]”, che portò all’arresto di più di quaranta persone (tra cui Francesco Marcianò e Antonio Palamara), ritenute affiliate o contigue alla ‘ndrangheta radicata nel ponente ligure e responsabili di gravi reati: traffico di droga, rapine, estorsioni, omicidi e condizionamenti politici&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p. 30.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine, però, il tribunale di Imperia ritenne che il reato associativo fosse da escludere, perché presente solo in fase prodromica, senza prove di un vero e proprio vincolo associativo tra gli imputati. Si disse che gli imputati agirono come singoli e si proseguì con ingenti condanne per i singoli delitti perpetrati, ma non per il reato associativo e quindi senza applicazione dell’articolo 416bis&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 31.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla sentenza si evince che:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
a Ventimiglia e nel Ponente ligure più in generale si è riscontrato un certo fenomeno aggregativo riconducibile in senso lato alla ‘ndrangheta calabrese (…). Si può bene affermare, a parere giudicante, che nel circondario di San Remo si sono create le condizioni per l’instaurazione di un potere diffuso della malavita organizzata calabrese&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 64.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La locale di Bordighera===&lt;br /&gt;
A Bordighera  si stabilì la &#039;ndrina dei Pellegrino-Barilaro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I fratelli Pellegrino Giovanni, Roberto e Maurizio (a differenza del più grande, Michele, l’unico ad essere risultato estraneo ai fatti nei processi riguardanti la famiglia) sono considerati molto vicini alla cosca Santaiti-Gioffrè di Seminara (RC)&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Le motivazioni della Svolta&#039;&#039;, Mafieinliguria.it, 8 gennaio 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;. Coltivarono strette relazioni anche con Benito Pepè e Francesco Barillaro, poi indagati nell’indagine Maglio 3. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tramite l’impresa “F.lli Pellegrino s.r.l.” iniziarono ad occuparsi di movimento terra aggiudicandosi numerosi appalti e subappalti, anche nel pubblico. La seconda società da loro amministrata si chiamava “Grotta del drago”. la società gestiva l’omonimo night club di San Remo&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 7.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il modus operandi dei Pellegrino si discostò dalla più silenziosa e attenta locale di Ventimiglia: i fratelli Pellegrino consideravano l’agire sottotraccia come una pratica arcaica e non immediatamente appagante. Ciò portò la locale di Bordighera ad entrare in contrasto con la locale di Ventimiglia e a ritagliarsi sempre maggiore spazio di autonomia fino a distaccarsi&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 192.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Pellegrino-Barilaro a Bordighera allungarono i loro tentacoli pure sulla cosa pubblica: sono comprovate le interazioni tra loro e il sindaco Bosio, a cui diedero appoggio elettorale e per cui organizzarono insieme ai Marcianò delle cene elettorali nel 2010&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Isaia, &#039;&#039;Cene e strette di mano ma mai voti di scambio&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 6 maggio 2011.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’attivismo politico dei Pellegrino valicava la circoscrizione comunale per giungere a fornire sostegno anche a candidati alle elezioni per la Camera dei Deputati (Eugenio Minasso, di Alleanza Nazionale, stesso partito dove militava Giovanni Pellegrino), risultati poi eletti&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 492&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da alcune intercettazioni sembra che Minasso si sia fatto portare tramite Giuseppe Marcianò pure da Antonio Palamara e lo stesso Palamara gli avrebbe promesso una sessantina di voti&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 495.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====I Pellegrino e le prime inchieste====&lt;br /&gt;
La famiglia Pellegrino attirò l’attenzione degli inquirenti soprattutto dopo una riunione della Giunta Municipale in cui si discusse sull’opportunità di cedere licenze per l’apertura e la gestione di sale giochi e slot nel Comune di Bordighera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questa riunione gli assessori Ingenito e Sferrazza espressero contrarietà alla concessione di tali licenze e la sera stessa furono intimiditi da Francesco Barilaro e Giovanni Pellegrino che rinfacciarono a Sferrazza l’appoggio elettorale ricevuto&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 4&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sferrazza comunicò in seguito all’Arma dei Carabinieri che il sindaco era favorevole all’apertura della sala giochi dei Pellegrino perché aveva “favori da rendere”&amp;lt;ref&amp;gt;Casadellalegalità.org, &#039;&#039;Il clan Pellegrino ed il comune di Bordighera&#039;&#039;, tutta la storia, 5 dicembre 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il dirigente del Settore Commercio del Comune di Bordighera riferì che fu l’assessore Rocco Fonti a presentarsi con un rappresentante dei Pellegrino per informarsi sui requisiti necessari per aprire una sala giochi. Dopo l’incontro fu presentata la domanda di apertura da parte della società “R.M. di Pepè Lucia sas”, intestata alla moglie di Maurizio Pellegrino&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, op. cit., p. 5&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il vicesindaco Iacobucci venne interessato anche dalla vicenda riguardante il night club Arcobaleno ritenuto collegato al night “La Grotta del Drago” di Giovanni Pellegrino. Il night club Arcobaleno venne segnalato più volte dai carabinieri per sfruttamento di prostituzione. Il locale operava sotto una veste di legalità per permessi conferitegli per interessamento diretto del vicesindaco Iacobucci&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 7-8.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante i ripetuti richiami al comune da parte dei carabinieri per mobilitare la Polizia Locale e far chiudere il locale, nulla si mosse per più di un anno&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. La Polizia Locale infatti agiva sotto le dipendenze dello stesso Iacobucci. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Scioglimento dei comuni di Ventimiglia e Bordighera===&lt;br /&gt;
In seguito agli eventi di Bordighera, il [[24 marzo]] [[2011]] venne sciolto con decreto del Presidente della Repubblica il comune di Bordighera, con contestuale decadenza della giunta del sindaco Giovanni Bosio, per sussistenza di forme di ingerenza della criminalità organizzata&amp;lt;ref&amp;gt;Quirinale, &#039;&#039;Scioglimento del consiglio comunale di Bordighera e nomina di una commissione straordinaria&#039;&#039;, Decreto del Presidente della Repubblica GU n. 91 del 20 04 2011, 24 marzo 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo scioglimento, però, venne annullato nel [[2013]] dal Consiglio di Stato, nonostante fosse stato approvato dal Tar. La motivazione fu che lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di un Comune non può essere deciso per singoli casi di intimidazione o di condizionamento anche se accertati, né di omesso controllo sull’affidabilità morale in un appalto. Per superare la volontà elettorale servono elementi concreti, univoci e rilevanti, al di là del singolo episodio che invece può determinare solo la sanzione per il suo responsabile&amp;lt;ref&amp;gt;Anci.it, &#039;&#039;Consiglio Stato annulla scioglimento Comune Bordighera, per ‘azzerare’ servono elementi concreti e rilevanti&#039;&#039;, 15 gennaio 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[3 febbraio]] [[2012]] è il turno dello scioglimento di Ventimiglia e della giunta del sindaco Gaetano Scullino, dove si riscontrarono forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Anche questo provvedimento fu annullato qualche anno più tardi, nel [[2016]], per motivazioni però differenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo caso si sostenne che il sindaco Scullino ignorasse di star rafforzando la criminalità organizzata con le sue azioni e decisioni. La decisione di scioglimento, quindi, difetterebbe del condizionamento della libertà di determinazione degli organi elettivi, che avrebbero agito in maniera libera e senza costrizioni, sebbene ciò portasse a favorire le consorterie malavitose. Il decreto di annullamento recita: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È indispensabile la prova, seppur nella ridotta modalità della raccolta di indizi gravi e concordanti, che la libertà decisoria degli organi elettivi del Comune, che risultano, infatti, colpiti, dalla misura del commissariamento, sia concretamente conculcata e limitata, se non annullata, dall’opera di condizionamento della criminalità organizzativa di stampo mafioso»&amp;lt;ref&amp;gt; Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Il consiglio di stato annulla lo scioglimento del comune di Ventimiglia&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 29 febbraio 2016&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===I processi Maglio 3 e La Svolta===&lt;br /&gt;
I due più importanti procedimenti giudiziari nei confronti della ‘ndrangheta imperiese furono Maglio 3 e [[Operazione La Svolta|La Svolta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il procedimento Maglio 3 interessò vari esponenti della ‘ndrangheta imperiese, coinvolti nei condizionamenti elettorali delle elezioni regionali del 2010. Furono condannati secondo l’articolo 416 bis  i seguenti soggetti: Fortunato Barilaro (pena di 6 anni), Francesco Barilaro (pena di 6 anni), Michele Ciricosta (pena di 6 anni), Benito Pepè (pena di 6 anni) e altri&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Archivio sentenze Operazione/Processo Maglio 3&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 9 maggio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il percorso processuale derivante dall’operazione La Svolta invece fu molto contorto. Il processo La Svolta fece luce sulla presenza delle due locali di ‘ndrangheta, Bordighera e Ventimiglia, e ne portò a giudizio gli affiliati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il  [[7 ottobre]] [[2014]] il tribunale di Imperia condannò sia gli imputati della locale di Ventimiglia (Antonio Palamara, Giuseppe Marcianò, il fratello Vincenzo Marcianò, il nipote Vincenzo Marcianò, Omar Allavena e altri), sia gli imputati della locale di Bordighera (Giovanni Pellegrino, Maurizio Pellegrino, Roberto Pellegrino, Barilaro Antonino e altri).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[10 dicembre]] [[2015]] la Corte d’Appello confermò le condanne di Ventimiglia, ma assolse gli imputati di Bordighera e Antonio Palamara, condannato in primo grado a 14 anni in quanto capo della locale e assolto per non aver commesso il fatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Cassazione il [[14 settembre]] [[2017]] furono confermate le condanne di Ventimiglia della Corte d’Appello (Giuseppe Marcianò 15 anni e 4 mesi, il nipote Vincenzo Marcianò 7 anni, Giuseppe Gallotta 14 anni e altri) e venne disposto un nuovo processo d’appello per gli imputati di Bordighera in precedenza assolti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[13 dicembre]] la Corte d’Appello condannò anche gli imputati di Bordighera e il [[21 gennaio]] [[2020]] la sentenza di Cassazione pose fine ai travagli giudiziari di Bordighera: la sentenza confermò le condanne sancite dalla Corte d’Appello a Giovanni Pellegrino (10 anni e 6 mesi), Maurizio Pellegrino (10 anni), Roberto Pellegrino (8 anni), Antonino Barilaro (7 anni) e altri&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Archivio sentenze Operazione/Processo La Svolta&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 7 maggio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Politica locale recente===&lt;br /&gt;
A Imperia &#039;&#039;&#039;Claudio Scajola&#039;&#039;&#039;, esponente di Forza Italia, da oltre quarant’anni è  protagonista assoluto della politica locale, tanto che Imperia viene ritenuta dalla stampa un suo “feudo”&amp;lt;ref&amp;gt;Tempo.it, &#039;&#039;Il Pd si prepara a conquistare Imperia, il «feudo» di Scajola&#039;&#039;, 31 maggio 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Claudio Scajola iniziò la sua esperienza politica nel [[1980]] quando divenne consigliere ad Imperia e nel [[1982]] ne divenne il sindaco, ad appena 34 anni. Fu però presto costretto a dimissioni perché indagato nell’Operazione San Martino per concussione in un appalto riguardante il Casinò di San Remo da cui poi venne assolto&amp;lt;ref&amp;gt;Rino Di Stefano, &#039;&#039;Oltre l’orizzonte. Dal passato al futuro nell’avventura politica di Claudio Scajola&#039;&#039;, Genova, De Ferrari, 2006, p. 66&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[1990]] tornò a ricoprire la carica di sindaco di Imperia fino al 1995. Nel 1995 aderì a [[Forza Italia]] diventandone coordinatore provinciale. Nel 1996 venne eletto deputato per il collegio di Imperia e successivamente divenne coordinatore nazionale di Forza Italia fino al 2011.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’unica condanna a suo carico (poi andata in prescrizione) fa riferimento al primo grado del caso Matacena: l’[[8 maggio]] [[2014]] venne arrestato dalla DIA di Reggio Calabria con l’accusa di aver agevolato la latitanza verso il Libano dell’ex deputato [[Amedeo Matacena]], collega di partito in Forza Italia&amp;lt;ref&amp;gt;RaiNews, &#039;&#039;Arrestato a Roma l’ex ministro Scajola: “Favorì la latitanza di Matacena”&#039;&#039;, 8 maggio 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. Amedeo Matacena era stato condannato in via definitiva per [[Concorso esterno in associazione mafiosa|concorso esterno in associazione mafiosa]], dopo essere riuscito a portare nella provincia di Reggio Calabria 297 miliardi di lire di finanziamenti pubblici. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matacena nel 1989 disse: “&#039;&#039;Voi giornalisti fate confusione tra delinquenza e mafia, che ha le sue regole morali. Regole morali simili a quelle del miglior galateo&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Mario Portanova, &#039;&#039;Amedeo Matacena, così faceva politica: “Da parlamentare portavo a Reggio Calabria 2 miliardi e mezzo al giorno”&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2022&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scajola si sarebbe impegnato per trovare un “&#039;&#039;rifugio dorato&#039;&#039;” a Matacena, provando a convincere i magistrati che quelle sue attenzioni fossero dovute a dei tentativi di impressionare la moglie di Matacena per cui “&#039;&#039;si era preso una sbandata&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Alessia Candito, &#039;&#039;Reggio Calabria, processo Matacena, Scajola condannato a due anni ma non per mafia&#039;&#039;, la Repubblica, 24 gennaio 2020&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il procuratore aggiunto Lombardo nella requisitoria aveva parlato di sovrapponibilità tra la vicenda Matacena e quella dell’ex senatore Dell’Utri, fuggito anche lui in Libano dopo una sentenza definitiva. Scajola disse di aver fatto tutto per amore. Nella condanna in primo grado venne quindi meno l’aggravante mafiosa e si dimezzò la pena richiesta. Il reato andò in prescrizione e la Procura generale di Reggio Calabria ha chiesto il non luogo a procedere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A dicembre del 2017 Scajola si ricandidò a sindaco di Imperia e vinse il ballottaggio, diventando per la terza volta sindaco della città. Il 23 marzo 2023, all’età di 75 anni, venne rieletto al secondo mandato, diventando sindaco per la quarta volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Situazione attuale==&lt;br /&gt;
Ad oggi il territorio di Imperia, nonostante le condanne dei processi La Svolta e Maglio 3, vede ancora un&#039;importante presenza della &#039;ndrangheta. A capo della locale di Ventimiglia vi sarebbero i Marcianò di Delianuova (Reggio Calabria), propaggine delle cosche [[Piromalli (&#039;ndrina)|Piromalli]] e [[Mazzaferro (&#039;ndrina)|Mazzaferro]] della piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria)&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2022&#039;&#039;, p. XXII&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Bordighera invece è operante la locale che fa riferimento al gruppo Barilaro-Pellegrino, espressione della cosca Santaiti-Gioffrè di Seminara (RC)&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. XXIII&amp;lt;/ref&amp;gt;. I Pellegrino hanno spostato il baricentro progressivamente &#039;&#039;&#039;verso la costa francese&#039;&#039;&#039;, complici anche i buoni risultati dell’attività investigativa italiana&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p. 92&amp;lt;/ref&amp;gt;. La presenza, però, rimane forte: basti pensare che il 21 ottobre 2020 fu ritrovato a Ventimiglia il cadavere di un membro della malavita organizzata della Costa Azzurra, freddato con due colpi alla testa. Si trattò del primo omicidio di mafia dopo 25 anni in Liguria. L’esecutore dell’assassinio è stato individuato nel ventitreenne Domenico Pellegrino, figlio di Giovanni&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bordighera con 19 fascicoli aperti è il quarto comune in Liguria per quantità di beni confiscati alle organizzazioni mafiose, dietro solo a Genova, Loano e San Colombano Certenoli e davanti a comuni come La Spezia che presentano una popolazione nove volte superiore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Le locali minori===&lt;br /&gt;
Oltre a Ventimiglia e Bordighera sono presenti “locali minori” a [[Locale di Taggia|Taggia]], [[Locale di Sanremo|Sanremo]] e [[Locale di Diano Marina|Diano Marina]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Taggia si è radicata la famiglia Mafodda, storico nucleo della ‘ndrangheta originario di Palmi. Proprio a Taggia è stato trovato un ricco arsenale di armi della ‘ndrangheta durante il lockdown nella casa di un residente di origini calabresi (esplosivi, bombe a mano, fucili a pompa, pistole mitragliatrici, un lanciarazzi…)&amp;lt;ref&amp;gt;Christian Abbondanza, &#039;&#039;Arsenale in casa a disposizione della ‘ndrangheta? Calabrese di Taggia patteggia 5 anni di carcere&#039;&#039;, Fivedabliu.it, 3 ottobre 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 24 luglio 2023 venne arrestato Rocco Pronestì ad Arma di Taggia per usura, estorsioni e infiltrazioni nell’economia legale tramite alberghi bar e ristoranti della zona. Tra gli esercizi passati nelle mani delle cosche c’erano perfino il bar del tribunale e la mensa del carcere di Torino&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Isaia, &#039;&#039;Un albergo di Arma nel mirino del boss «Paga o t’ammazzo»&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 24 luglio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 3 aprile 2015 a Diano Marina gli ispettori del ministero analizzarono i cinque anni di amministrazione del sindaco Giacomo Chiappori e della giunta Basso, per valutare se ci fossero infiltrazioni di ‘ndrangheta nell’amministrazione comunale. Particolare attenzione fu posta negli appalti di gestione delle spiagge e del porto. Secondo gli ispettori dell’Antimafia Domenico Surace, originario di Seminara (RC), procacciò per Giacomo Chiappori circa 300 voti provenienti dalle famiglie calabresi che gli permisero di vincere&amp;lt;ref&amp;gt;La Stampa, &#039;&#039;Due chili di marijuana nascosti nel bagagliaio artigiano in manette&#039;&#039;, 01 luglio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta sindaco, Chiappori nominò Domenico Surace amministratore unico della Gestioni Municipali SPA, che, secondo dei consiglieri di opposizione, amministrerebbe sostenendo spese di consulenza sospette&amp;lt;ref&amp;gt;Candito Alessia, &#039;&#039;‘Ndrangheta, chiesto il processo per il sindaco di Diano Marina&#039;&#039;, Corriere della Calabria, 14 aprile 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il processo sul voto di scambio a Diano Marina assolse il sindaco e vide prescrivere i reati condannati a Domenico Surace&amp;lt;ref&amp;gt;Maurizio Vezzaro, &#039;&#039;Voto di scambio a Diano Marina, assolto l’ex sindaco Chiappori&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 3 maggio 2022&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Domenico Surace si fece strada nella politica locale diventando più volte assessore. Comparse nelle intercettazioni fatte ad Alessio Saso (candidato per il PdL alle elezioni regionali del 2010 e condannato per voto di scambio con la ‘ndrangheta nel processo Maglio 3). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In queste intercettazioni Saso, parlando di voti, assicurava che su Diano Marina potevano contare su “&#039;&#039;anche i Surace sono… quello che fa il…il consigliere comunale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Candito Alessia, &#039;&#039;‘Ndrangheta, chiesto il processo per il sindaco di Diano Marina&#039;&#039;, Corriere della Calabria, 14 aprile 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il nome di Surace compare nella mappatura degli esponenti della ‘ndrangheta redatta dalla Prefettura e consegnata alla Commissione Parlamentare Antimafia&amp;lt;ref&amp;gt;Sanremonews, &#039;&#039;Infiltrazioni mafiose nel ponente ligure: la risposta di Christian Abbondanza alle mail al nostro giornale&#039;&#039;, 7 febbraio 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 23 dicembre 2016, però, un decreto del ministro dell’interno Angelino Alfano dispose che il comune di Diano Marina non dovesse essere sciolto per mafia per mancanza di presupposti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 14 novembre 2023 una maxi operazione della Guardia di Finanza ha portato all’arresto di 27 residenti a Diano Marina e a Sanremo per traffico di stupefacenti e legami con la ‘ndrangheta. In manette sono finiti membri della famiglia Gioffrè e De Marte, a capo dell’organizzazione&amp;lt;ref&amp;gt; Giulio Galvino, Paolo Isaia, &#039;&#039;Operazione antidroga dell’Antimafia nell’Imperiese, tutti i nomi delle persone coinvolte&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 13 novembre 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Attività della criminalità organizzata==&lt;br /&gt;
I business illeciti portati avanti dalle associazioni criminali sono principalmente il movimento terra, la gestione rifiuti, traffico di stupefacenti, gioco d’azzardo, riciclaggio e usura. Le organizzazioni criminali straniere si occupano principalmente di immigrazione clandestina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La presenza massiccia di criminalità organizzata nella regione è dimostrata sempre di più dal numero elevatissimo degli incendi dolosi e delle lesioni dolose. Tra Sanremo e Ventimiglia se ne contarono 305 in un anno mezzo, uno ogni 36 ore&amp;lt;ref&amp;gt;Enzo Ciconte, Francesco Forgione, Isaia Sales, &#039;&#039;Atlante delle mafie – Volume primo&#039;&#039;, Catanzaro, Rubettino, 2012, p. 355.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella classifica redatta dal Sole 24 sulla criminalità nel 2022&amp;lt;ref&amp;gt;Sole24ore, &#039;&#039;Qualità della vita 2023 – Indice della criminalità&#039;&#039;, Lab24&amp;lt;/ref&amp;gt; la provincia di Imperia ha diversi tristi primati sull’indice di “denunce ogni mille abitanti”: risulta come prima provincia per percosse, seconda per lesioni dolose, seconda per associazione a delinquere, prima per contraffazione di marchi, quindicesima per incendi dolosi (negli anni precedenti era nona). Nel litorale imperiese bar e locali andavano a fuoco a un ritmo impressionante e gli incendi dolosi rappresentano un tipico reato-spia della presenza mafiosa, che però difficilmente viene ricondotto al fenomeno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un pentito raccontò che ad Imperia c’era addirittura un prezzario del rogo: la ‘ndrangheta commissionava a prezzi fissi gli incendi dolosi servendosi di tossicodipendenti o manovalanza straniera&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p. 92.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono in crescita inoltre i reati legati alla [[Criminalità ambientale|criminalità ambientale]]. La Liguria, in proporzione alla sua superficie, è la regione dove si commettono più illeciti legati al ciclo del cemento. In Liguria viene commesso il 6% dei reati nazionali legati al ciclo del cemento, la stessa cifra di Toscana e Lombardia, che però rappresentano regioni ben più estese e popolate&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 200.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La provincia di Imperia presenta inoltre ritardi più che decennali sugli obiettivi di raccolta differenziata. Nella località denominata Rocca Croaire si verificano scavi e depositi di rifiuti completamente abusivi nell’area di competenza del comune di Taggia. È proprio qui che salivano i camion dei Pellegrino&amp;lt;ref&amp;gt;Casadellalegalità, &#039;&#039;Siamo sicuri che al M5S non arrivino voti di famiglie di &#039;ndrangheta?&#039;&#039;, 20 aprile 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Ventimiglia, tra l’altro, si celebra nel mese di settembre la ricorrenza della Madonna della Montagna, parallelamente a quella celebrata presso il Santuario di Polsi, a San Luca d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Nel [[2019]] la cerimonia si svolse con tanto di presunto inchino della Madonna portata in processione davanti a Carmelo Palamara, fratello di Antonio, boss deceduto della locale di Ventimiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Angela Corica, &#039;&#039;‘Ndrangheta, la Madonna di Polsi si inchina anche a Ventimiglia. Si può e si deve fare qualcosa&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano Blog, 11 settembre 2019&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la presenza della criminalità straniera nella provincia imperiese si segnala la presenza di varie associazioni a delinquere di origine albanese e nordafricane che si occupano di immigrazione clandestina verso la Francia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La magistratura si è distinta negli ultimi anni per i processi che hanno colpito duramente le locali di ‘ndrangheta, ma purtroppo si sono riscontrati dei rappresentanti della legge collusi: nel 2019 è diventata definitiva la condanna a Gianfranco Boccalatte, ex presidente del tribunale di Sanremo e Imperia, condannato per peculato e corruzione a fronte di un’indagine che coinvolse pure il suo autista, accusato di fare da tramite lo stesso giudice e alcuni pregiudicati calabresi che volevano ottenere favori o aggiustamenti di misure restrittive in cambio di denaro&amp;lt;ref&amp;gt;Il Secolo XIX, &#039;&#039;L’ex presidente del tribunale di Imperia Boccalatte condannato a 5 anni in via definitiva&#039;&#039;, 16 maggio 2019&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Enzo Ciconte, Francesco Forgione, Isaia Sales,op. cit., p. 351&amp;lt;/ref&amp;gt;. L’indagine fu coordinata dall’allora procuratore di Torino [[Gian Carlo Caselli]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Locali di ‘ndrangheta a Imperia==&lt;br /&gt;
Le Locali principali della provincia di Imperia sono:&lt;br /&gt;
*Locale di Ventimiglia&lt;br /&gt;
*Locale di Bordighera&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le Locali considerate minori invece sono&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare antimafia, &#039;&#039;Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere&#039;&#039;, Doc. XXIII n.38, 7 febbraio 2018&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
* Locale di Sanremo&lt;br /&gt;
* Locale di Taggia&lt;br /&gt;
* Locale di Diano Marina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Famiglie mafiose==&lt;br /&gt;
Le &#039;ndrine attive sul territorio imperiese sono:&lt;br /&gt;
* Marcianò&lt;br /&gt;
* Barilaro-Pellegrino&lt;br /&gt;
* De Marte-Gioffrè&lt;br /&gt;
* Mafodda &lt;br /&gt;
* Alvaro-Palamara&lt;br /&gt;
* Pelle&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le famiglie di camorra attive sul territorio imperiese sono:&lt;br /&gt;
*Tagliamento&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Principali operazioni antimafia==&lt;br /&gt;
* La Svolta&lt;br /&gt;
* Maglio 3&lt;br /&gt;
* Colpo della Strega&lt;br /&gt;
* Operazione San Martino&lt;br /&gt;
* Il Crimine&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
* Antonelli, M., Busi S. (2022).  &#039;&#039;Punto a capo Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&#039;&#039;, Genova, Genova University Press. &lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “Il Secolo XIX”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “La Repubblica”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “L’Unità”.&lt;br /&gt;
* Ciconte, E., Forgione, F., Sales, I. (2012). &#039;&#039;Atlante delle mafie – Volume primo&#039;&#039;, Soveria Mannelli, Rubettino.&lt;br /&gt;
* Commissione parlamentare antimafia (2018). &#039;&#039;Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere&#039;&#039;, Doc. XXIII n.38.&lt;br /&gt;
* De Girolamo, Biagio (2010). &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
* Dello Preite, Annaleila (2018). &#039;&#039;Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro + 9, Corte di Appello di Genova&#039;&#039;, 16 ottobre.&lt;br /&gt;
* Di Stefano, Rino (2006). &#039;&#039;Oltre l’orizzonte. Dal passato al futuro nell’avventura politica di Claudio Scajola&#039;&#039;, De Ferrari, Genova.&lt;br /&gt;
* Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2022&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
* Gallizza P. (1994). &#039;&#039;Ordinanza di custodia cautelare in carcere e di arresti domiciliari nei confronti di Francesco Marcianò +43, Tribunale di Genova Sezione GIP&#039;&#039;, 2 maggio.&lt;br /&gt;
* Luppi, Paolo (2014). &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35, Tribunale di Imperia – Sezione Penale&#039;&#039;, 7 ottobre.&lt;br /&gt;
* Spena, Fiamma (2011). &#039;&#039;Comune di Ventimiglia (IM) – Relazione sull&#039;esito degli accertamenti ispettivi, giusta delega in data 13 luglio 2011 - Verifica della sussistenza dei presupposti per l&#039;adozione del provvedimento di cui all&#039;art. 143 del decreto legislativo n.267/2000, port. N. 2/R/12 O.E.S Imperia&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
* Tarditi Vittorio (1995). &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Liguria]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Imperia&amp;diff=10544</id>
		<title>Mafie a Imperia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Imperia&amp;diff=10544"/>
		<updated>2024-07-07T15:04:13Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: Nuova voce caricata&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{#seo:&lt;br /&gt;
|site_name=WikiMafia&lt;br /&gt;
|keywords=mafia a imperia, mafie a imperia, &#039;ndrangheta a imperia, mafia in liguria, wikimafia, antimafia, famiglie mafiose imperia&lt;br /&gt;
|description=La provincia di Imperia nel ponente ligure è una delle province più infiltrate dalla criminalità organizzata di stampo mafioso in Italia. Fu definita nel 2014 la &amp;quot;sesta provincia della Calabria&amp;quot;.&lt;br /&gt;
|image=File:mafie-imperia.jpg&lt;br /&gt;
|image_alt=Mafie a Imperia&lt;br /&gt;
|type=website&lt;br /&gt;
|section=Mafie in Liguria&lt;br /&gt;
}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;La provincia di Imperia&#039;&#039;&#039; nel ponente ligure è una delle province più infiltrate dalla criminalità organizzata di stampo mafioso in Italia. Per questa ragione nel [[2014]] fu definita dall’onorevole [[Rosy Bindi]], allora presidente della [[Commissione Parlamentare Antimafia|Commissione parlamentare antimafia]], «&#039;&#039;la sesta provincia della Calabria&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Daisy Parodi, &#039;&#039;Antimafia, durissima la Bindi: &amp;quot;Imperia è la sesta provincia della Calabria&amp;quot;&#039;&#039;, la Repubblica, 7 luglio 2014.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Mafie-imperia.jpg|miniatura|alt=mafie a imperia]]&lt;br /&gt;
==Storia e attività==&lt;br /&gt;
===I primi insediamenti della &#039;ndrangheta===&lt;br /&gt;
L’origine dell’infiltrazione criminale a Imperia risale &#039;&#039;&#039;agli anni ’50 del Novecento&#039;&#039;&#039; quando la provincia a confine con la Francia è stata interessata da notevoli flussi migratori calabresi. La popolazione in provincia di Imperia in dieci anni aumentò mediamente del &#039;&#039;&#039;20%&#039;&#039;&#039; a causa dell’immigrazione, principalmente di origine calabrese. La [[&#039;Ndrangheta|‘ndrangheta]] seppe sfruttare questi flussi di immigrazione a suo vantaggio, replicando con successo a Imperia il microcosmo della terra d’origine.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli uomini delle [[&#039;ndrina|&#039;ndrine]] trovarono un contesto sociale dove diversi cittadini di origine calabrese, a loro legati, erano già pienamente inseriti nella comunità del luogo e poterono così penetrare capillarmente nella gestione delle attività illegali (e legali) sul territorio, costituendo una sorta di &#039;&#039;&#039;zona franca&#039;&#039;&#039; lontana dalla regione di origine e, quindi, con meno pressione investigativa addosso&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria&#039;&#039;, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, 26 luglio 1995, p. 14.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia [[Antonio Zagari]] dichiarò a più riprese che suo padre [[Giacomo Zagari|Giacomo]], boss della &#039;ndrangheta col grado di [[Santa (&#039;ndrangheta)|santista]], fu arrestato nel [[1969]] in provincia di Imperia mentre si trovava su un’auto con a bordo armi di vario genere. Secondo il collaboratore questo episodio fu indicativo del fatto che suo padre avesse conoscenze nell’area di Imperia già dalla metà degli anni ’60&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, &#039;&#039;Punto a capo. Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&#039;&#039;, Genova, Genova University Press, 2022, p.43.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;arrivo della camorra===&lt;br /&gt;
Negli anni ’80 in provincia di Imperia si radicò anche la [[Camorra]], in particolare nella zona di Sanremo dove si stabilì la famiglia Alberino, attiva nella contraffazione e commercializzazione di prodotti con marchi falsificati. La famiglia Alberino era collegata alla famiglia Tagliamento, legata allo storico clan camorrista napoletano Zaza, che opera tra Liguria e Francia, in particolare in svariati settori criminali nella città di Mentone, in collaborazione sia con la criminalità marsigliese, sia con esponenti della criminalità calabrese in Liguria&amp;lt;ref&amp;gt;Riviera24.it, &#039;&#039;‘Ndrangheta, i tentacoli dei clan calabresi sull’estremo Ponente&#039;&#039;, 21 luglio 2020.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’inserimento della Camorra nella provincia di Imperia non fu conflittuale con le esistenti locali di ‘ndrangheta a [[Locale di Ventimiglia|Ventimiglia]] e a [[Locale di Bordighera|Bordighera]]. Probabilmente il passaggio di attività avvenne in maniera concordata, seguendo la strategia della ‘ndrangheta di tenere un basso profilo e non fare scalpore. La famiglia Tagliamento si interessò da subito alla realtà economica dei casinò, presenti sia a Mentone, sia a Sanremo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il boss della camorra imperiese era Giovanni Tagliamento, sospettato di svolgere per il clan di [[Michele Zaza]] traffico di stupefacenti, armi e contrabbando di sigarette&amp;lt;ref&amp;gt;Giulio Gavino, &#039;&#039;Arrestato in Francia Giannino Tagliamento&#039;&#039;, La Stampa, 21 maggio 2016.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’11 novembre 1983 con l’[[Operazione San Martino]] i riflettori si accesero sul casinò di Sanremo, che risultò essere al centro di un sistema politico di tangenti e perno importante del riciclaggio mafioso siciliano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===&#039;ndrangheta a Imperia===&lt;br /&gt;
====La locale di Ventimiglia====&lt;br /&gt;
Uno dei comuni più interessanti per la criminalità organizzata fu Ventimiglia in quanto zona di frontiera al confine con la Francia. Ventimiglia tradizionalmente era luogo di passaggio per importanti canali di rifornimento di cocaina e hashish dalla Spagna (lo è tuttora), oltre a rappresentare una facile via di fuga per i latitanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra i lavoratori migranti giunsero personaggi affiliati ad organizzazioni criminali, alcuni dei quali in [[Soggiorno obbligato|soggiorno obbligato]], interessati a gestire vari traffici illeciti nella zona di frontiera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[1947]] arrivarono a Ventimiglia sia [[Ernesto Morabito]], trentasettenne proveniente da Molochio (Reggio Calabria), ritenuto vicino alla &#039;ndrina dei [[Piromalli (&#039;ndrina)|Piromalli]] di Gioia Tauro, sia [[Antonio Palamara]] con i suoi fratelli&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p. 61.&amp;lt;/ref&amp;gt;. I Palamara erano ritenuti affiliati per parentela alle [[&#039;ndrina|&#039;ndrine]] degli [[Alvaro (&#039;ndrina)|Alvaro]], dei [[Palamara (&#039;ndrina)|Palamara]] e dei [[Pelle (&#039;ndrina)|Pelle]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La struttura criminale operante nel Ponente ligure, pur avendo preso origine dagli affiliati operanti in Calabria e adottandone in toto l’organizzazione, le tradizioni e i rituali, si differenziò &#039;&#039;&#039;per connotati meno sanguinari e violenti&#039;&#039;&#039;. Nel corso degli anni ha potuto così svilupparsi in maniera sotterranea costruendo una ramificazione basata su &#039;&#039;&#039;complicità, legami parentali e cointeressenze&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale situazione ha consentito di ottenere vantaggi sia in termini di &#039;&#039;&#039;offerta di posti di lavoro&#039;&#039;&#039; (primo passo per il controllo del territorio) sia di benefici di tipo economico mediante l&#039;acquisizione di &#039;&#039;&#039;licenze o autorizzazioni&#039;&#039;&#039; per attività di imprese in svariati settori, che in breve tempo hanno portato molti calabresi residenti nel ponente ligure ad arricchirsi e a rivestire un ruolo di primo piano nel panorama dell&#039;economia e della politica locale&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Fiamma Spena, &#039;&#039;Comune di Ventimiglia (IM) – Relazione sull&#039;esito degli accertamenti ispettivi, giusta delega in data 13 luglio 2011 - Verifica della sussistenza dei presupposti per l&#039;adozione del provvedimento di cui all&#039;art. 143 del decreto legislativo n.267/2000&#039;&#039;, port. N. 2/R/12, O.E.S Imperia, 4 gennaio 2012.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo atteggiamento strategico si affiancava comunque alle classiche attività criminali, tra le quali &#039;&#039;&#039;l&#039;usura, le estorsioni&#039;&#039;&#039; e, nei casi più gravi, gli &#039;&#039;&#039;incendi&#039;&#039;&#039; ai danni di chi si opponeva alla signoria territoriale dei boss calabresi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I gruppi calabresi presenti nell’estremo ponente estesero la loro influenza anche nella confinante Francia, interessando oltre la Costa Azzurra anche i territori di Tolone e Marsiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p. 14.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====I Marcianò, boss di Ventimiglia====&lt;br /&gt;
Gli storici boss della locale di Ventimiglia furono i fratelli Francesco e Giuseppe Marcianò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia Cretarola, però, nel 2014 sostenne che il vero boss della locale di Ventimiglia fosse Antonio Palamara, residente a Ventimiglia Alta e nato a Sinopoli in provincia di Reggio Calabria, che si sarebbe occupato dei traffici illeciti&amp;lt;ref&amp;gt;F. Tenerelli, M. Risi, &#039;&#039;‘ndrangheta: per Cretarola è Palamara il boss della “locale”/ La ricostruzione del delitto Delfino&#039;&#039;, 24 aprile 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;, mentre Marcianò si sarebbe occupato di politica e appalti&amp;lt;ref&amp;gt;Daisy Parodi, &#039;&#039;La verità del pentito: “una ‘ndrina ogni comune da Savona a Ventimiglia”&#039;&#039;, la Repubblica, 24 aprile 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La locale di Ventimiglia si è interessata da sempre alla politica locale, anche ai livelli più importanti: già negli anni ‘80 Giuseppe Marcianò ottenne soldi in cambio di voti da dare a &#039;&#039;&#039;Giuseppe Teardo&#039;&#039;&#039;, politico del PSI iscritto alla loggia massonica P2 e presidente della Regione Liguria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la politica locale i Marcianò usavano il &#039;&#039;&#039;ristorante Le Volte&#039;&#039;&#039; per incontrare personaggi di vario genere, tra cui anche imprenditori tra i maggiori della zona che cercavano soluzioni per i loro problemi&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 134.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’organizzazione era in grado di influire persino sulla presentazione delle candidature e sulla composizione delle liste, oltre ad offrire supporto elettorale nella prospettiva di futuri vantaggi&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 221.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era un’abitudine degli &#039;ndranghetisti organizzare cene elettorali presso il ristorante Le Volte a Ventimiglia con la finalità di dare sostegno a un politico per poi ottenere favori da questo&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come emerse nell’inchiesta [[Operazione Maglio 3|Maglio 3]] e in vari altri procedimenti, risultarono fortemente condizionate le elezioni regionali del 2010, le elezioni comunali di Vallecrosia del 2011 e i gruppi si stavano preparando per le elezioni comunali di Ventimiglia previste per il 2012.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli interessi economici invece erano portati avanti con una parvenza legale attraverso la società Cooperativa Marvon, di cui i Marcianò erano soci occulti, che si aggiudicò numerosi appalti pubblici dal comune di Ventimiglia, specialmente per quanto riguardava la realizzazione del porto di Ventimiglia e la raccolta rifiuti, beneficiando di un canale preferenziale con l’amministrazione comunale&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 243.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per aumentare i progetti e i cantieri nel Ponente, Giuseppe Marcianò, intercettato il 29 agosto 2010 al ristorante Le Volte, affermò di aver mangiato con Paolo Berlusconi ad Arma di Taggia e di avergli chiesto di portare nuovi progetti nel territorio perché a suo dire: “&#039;&#039;qua siamo un po’ scarsi&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;ivi, p. 263.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Prime inchieste antimafia a Ventimiglia===&lt;br /&gt;
Le prime indagini nell’imperiese sulla ‘ndrangheta sfociarono nell’operazione denominata “[[Operazione Colpo della Strega|Colpo della Strega]]”, che portò all’arresto di più di quaranta persone (tra cui Francesco Marcianò e Antonio Palamara), ritenute affiliate o contigue alla ‘ndrangheta radicata nel ponente ligure e responsabili di gravi reati: traffico di droga, rapine, estorsioni, omicidi e condizionamenti politici&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p. 30.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine, però, il tribunale di Imperia ritenne che il reato associativo fosse da escludere, perché presente solo in fase prodromica, senza prove di un vero e proprio vincolo associativo tra gli imputati. Si disse che gli imputati agirono come singoli e si proseguì con ingenti condanne per i singoli delitti perpetrati, ma non per il reato associativo e quindi senza applicazione dell’articolo 416bis&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 31.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla sentenza si evince che:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
a Ventimiglia e nel Ponente ligure più in generale si è riscontrato un certo fenomeno aggregativo riconducibile in senso lato alla ‘ndrangheta calabrese (…). Si può bene affermare, a parere giudicante, che nel circondario di San Remo si sono create le condizioni per l’instaurazione di un potere diffuso della malavita organizzata calabrese&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 64.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La locale di Bordighera===&lt;br /&gt;
A Bordighera  si stabilì la &#039;ndrina dei Pellegrino-Barilaro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I fratelli Pellegrino Giovanni, Roberto e Maurizio (a differenza del più grande, Michele, l’unico ad essere risultato estraneo ai fatti nei processi riguardanti la famiglia) sono considerati molto vicini alla cosca Santaiti-Gioffrè di Seminara (RC)&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Le motivazioni della Svolta&#039;&#039;, Mafieinliguria.it, 8 gennaio 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;. Coltivarono strette relazioni anche con Benito Pepè e Francesco Barillaro, poi indagati nell’indagine Maglio 3. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tramite l’impresa “F.lli Pellegrino s.r.l.” iniziarono ad occuparsi di movimento terra aggiudicandosi numerosi appalti e subappalti, anche nel pubblico. La seconda società da loro amministrata si chiamava “Grotta del drago”. la società gestiva l’omonimo night club di San Remo&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 7.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il modus operandi dei Pellegrino si discostò dalla più silenziosa e attenta locale di Ventimiglia: i fratelli Pellegrino consideravano l’agire sottotraccia come una pratica arcaica e non immediatamente appagante. Ciò portò la locale di Bordighera ad entrare in contrasto con la locale di Ventimiglia e a ritagliarsi sempre maggiore spazio di autonomia fino a distaccarsi&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 192.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Pellegrino-Barilaro a Bordighera allungarono i loro tentacoli pure sulla cosa pubblica: sono comprovate le interazioni tra loro e il sindaco Bosio, a cui diedero appoggio elettorale e per cui organizzarono insieme ai Marcianò delle cene elettorali nel 2010&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Isaia, &#039;&#039;Cene e strette di mano ma mai voti di scambio&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 6 maggio 2011.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’attivismo politico dei Pellegrino valicava la circoscrizione comunale per giungere a fornire sostegno anche a candidati alle elezioni per la Camera dei Deputati (Eugenio Minasso, di Alleanza Nazionale, stesso partito dove militava Giovanni Pellegrino), risultati poi eletti&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Luppi, &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35&#039;&#039;, Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 492&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da alcune intercettazioni sembra che Minasso si sia fatto portare tramite Giuseppe Marcianò pure da Antonio Palamara e lo stesso Palamara gli avrebbe promesso una sessantina di voti&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 495.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====I Pellegrino e le prime inchieste====&lt;br /&gt;
La famiglia Pellegrino attirò l’attenzione degli inquirenti soprattutto dopo una riunione della Giunta Municipale in cui si discusse sull’opportunità di cedere licenze per l’apertura e la gestione di sale giochi e slot nel Comune di Bordighera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questa riunione gli assessori Ingenito e Sferrazza espressero contrarietà alla concessione di tali licenze e la sera stessa furono intimiditi da Francesco Barilaro e Giovanni Pellegrino che rinfacciarono a Sferrazza l’appoggio elettorale ricevuto&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;, Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 4&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sferrazza comunicò in seguito all’Arma dei Carabinieri che il sindaco era favorevole all’apertura della sala giochi dei Pellegrino perché aveva “favori da rendere”&amp;lt;ref&amp;gt;Casadellalegalità.org, &#039;&#039;Il clan Pellegrino ed il comune di Bordighera&#039;&#039;, tutta la storia, 5 dicembre 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il dirigente del Settore Commercio del Comune di Bordighera riferì che fu l’assessore Rocco Fonti a presentarsi con un rappresentante dei Pellegrino per informarsi sui requisiti necessari per aprire una sala giochi. Dopo l’incontro fu presentata la domanda di apertura da parte della società “R.M. di Pepè Lucia sas”, intestata alla moglie di Maurizio Pellegrino&amp;lt;ref&amp;gt;Biagio De Girolamo, op. cit., p. 5&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il vicesindaco Iacobucci venne interessato anche dalla vicenda riguardante il night club Arcobaleno ritenuto collegato al night “La Grotta del Drago” di Giovanni Pellegrino. Il night club Arcobaleno venne segnalato più volte dai carabinieri per sfruttamento di prostituzione. Il locale operava sotto una veste di legalità per permessi conferitegli per interessamento diretto del vicesindaco Iacobucci&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 7-8.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante i ripetuti richiami al comune da parte dei carabinieri per mobilitare la Polizia Locale e far chiudere il locale, nulla si mosse per più di un anno&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. La Polizia Locale infatti agiva sotto le dipendenze dello stesso Iacobucci. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Scioglimento dei comuni di Ventimiglia e Bordighera===&lt;br /&gt;
In seguito agli eventi di Bordighera, il [[24 marzo]] [[2011]] venne sciolto con decreto del Presidente della Repubblica il comune di Bordighera, con contestuale decadenza della giunta del sindaco Giovanni Bosio, per sussistenza di forme di ingerenza della criminalità organizzata&amp;lt;ref&amp;gt;Quirinale, &#039;&#039;Scioglimento del consiglio comunale di Bordighera e nomina di una commissione straordinaria&#039;&#039;, Decreto del Presidente della Repubblica GU n. 91 del 20 04 2011, 24 marzo 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo scioglimento, però, venne annullato nel [[2013]] dal Consiglio di Stato, nonostante fosse stato approvato dal Tar. La motivazione fu che lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di un Comune non può essere deciso per singoli casi di intimidazione o di condizionamento anche se accertati, né di omesso controllo sull’affidabilità morale in un appalto. Per superare la volontà elettorale servono elementi concreti, univoci e rilevanti, al di là del singolo episodio che invece può determinare solo la sanzione per il suo responsabile&amp;lt;ref&amp;gt;Anci.it, &#039;&#039;Consiglio Stato annulla scioglimento Comune Bordighera, per ‘azzerare’ servono elementi concreti e rilevanti&#039;&#039;, 15 gennaio 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[3 febbraio]] [[2012]] è il turno dello scioglimento di Ventimiglia e della giunta del sindaco Gaetano Scullino, dove si riscontrarono forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Anche questo provvedimento fu annullato qualche anno più tardi, nel [[2016]], per motivazioni però differenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo caso si sostenne che il sindaco Scullino ignorasse di star rafforzando la criminalità organizzata con le sue azioni e decisioni. La decisione di scioglimento, quindi, difetterebbe del condizionamento della libertà di determinazione degli organi elettivi, che avrebbero agito in maniera libera e senza costrizioni, sebbene ciò portasse a favorire le consorterie malavitose. Il decreto di annullamento recita: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È indispensabile la prova, seppur nella ridotta modalità della raccolta di indizi gravi e concordanti, che la libertà decisoria degli organi elettivi del Comune, che risultano, infatti, colpiti, dalla misura del commissariamento, sia concretamente conculcata e limitata, se non annullata, dall’opera di condizionamento della criminalità organizzativa di stampo mafioso»&amp;lt;ref&amp;gt; Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Il consiglio di stato annulla lo scioglimento del comune di Ventimiglia&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 29 febbraio 2016&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===I processi Maglio 3 e La Svolta===&lt;br /&gt;
I due più importanti procedimenti giudiziari nei confronti della ‘ndrangheta imperiese furono Maglio 3 e [[Operazione La Svolta|La Svolta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il procedimento Maglio 3 interessò vari esponenti della ‘ndrangheta imperiese, coinvolti nei condizionamenti elettorali delle elezioni regionali del 2010. Furono condannati secondo l’articolo 416 bis  i seguenti soggetti: Fortunato Barilaro (pena di 6 anni), Francesco Barilaro (pena di 6 anni), Michele Ciricosta (pena di 6 anni), Benito Pepè (pena di 6 anni) e altri&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Archivio sentenze Operazione/Processo Maglio 3&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 9 maggio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il percorso processuale derivante dall’operazione La Svolta invece fu molto contorto. Il processo La Svolta fece luce sulla presenza delle due locali di ‘ndrangheta, Bordighera e Ventimiglia, e ne portò a giudizio gli affiliati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il  [[7 ottobre]] [[2014]] il tribunale di Imperia condannò sia gli imputati della locale di Ventimiglia (Antonio Palamara, Giuseppe Marcianò, il fratello Vincenzo Marcianò, il nipote Vincenzo Marcianò, Omar Allavena e altri), sia gli imputati della locale di Bordighera (Giovanni Pellegrino, Maurizio Pellegrino, Roberto Pellegrino, Barilaro Antonino e altri).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[10 dicembre]] [[2015]] la Corte d’Appello confermò le condanne di Ventimiglia, ma assolse gli imputati di Bordighera e Antonio Palamara, condannato in primo grado a 14 anni in quanto capo della locale e assolto per non aver commesso il fatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Cassazione il [[14 settembre]] [[2017]] furono confermate le condanne di Ventimiglia della Corte d’Appello (Giuseppe Marcianò 15 anni e 4 mesi, il nipote Vincenzo Marcianò 7 anni, Giuseppe Gallotta 14 anni e altri) e venne disposto un nuovo processo d’appello per gli imputati di Bordighera in precedenza assolti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[13 dicembre]] la Corte d’Appello condannò anche gli imputati di Bordighera e il [[21 gennaio]] [[2020]] la sentenza di Cassazione pose fine ai travagli giudiziari di Bordighera: la sentenza confermò le condanne sancite dalla Corte d’Appello a Giovanni Pellegrino (10 anni e 6 mesi), Maurizio Pellegrino (10 anni), Roberto Pellegrino (8 anni), Antonino Barilaro (7 anni) e altri&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Archivio sentenze Operazione/Processo La Svolta&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 7 maggio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Politica locale recente===&lt;br /&gt;
A Imperia &#039;&#039;&#039;Claudio Scajola&#039;&#039;&#039;, esponente di Forza Italia, da oltre quarant’anni è  protagonista assoluto della politica locale, tanto che Imperia viene ritenuta dalla stampa un suo “feudo”&amp;lt;ref&amp;gt;Tempo.it, &#039;&#039;Il Pd si prepara a conquistare Imperia, il «feudo» di Scajola&#039;&#039;, 31 maggio 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Claudio Scajola iniziò la sua esperienza politica nel [[1980]] quando divenne consigliere ad Imperia e nel [[1982]] ne divenne il sindaco, ad appena 34 anni. Fu però presto costretto a dimissioni perché indagato nell’Operazione San Martino per concussione in un appalto riguardante il Casinò di San Remo da cui poi venne assolto&amp;lt;ref&amp;gt;Rino Di Stefano, &#039;&#039;Oltre l’orizzonte. Dal passato al futuro nell’avventura politica di Claudio Scajola&#039;&#039;, Genova, De Ferrari, 2006, p. 66&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[1990]] tornò a ricoprire la carica di sindaco di Imperia fino al 1995. Nel 1995 aderì a [[Forza Italia]] diventandone coordinatore provinciale. Nel 1996 venne eletto deputato per il collegio di Imperia e successivamente divenne coordinatore nazionale di Forza Italia fino al 2011.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’unica condanna a suo carico (poi andata in prescrizione) fa riferimento al primo grado del caso Matacena: l’[[8 maggio]] [[2014]] venne arrestato dalla DIA di Reggio Calabria con l’accusa di aver agevolato la latitanza verso il Libano dell’ex deputato [[Amedeo Matacena]], collega di partito in Forza Italia&amp;lt;ref&amp;gt;RaiNews, &#039;&#039;Arrestato a Roma l’ex ministro Scajola: “Favorì la latitanza di Matacena”&#039;&#039;, 8 maggio 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. Amedeo Matacena era stato condannato in via definitiva per [[Concorso esterno in associazione mafiosa|concorso esterno in associazione mafiosa]], dopo essere riuscito a portare nella provincia di Reggio Calabria 297 miliardi di lire di finanziamenti pubblici. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matacena nel 1989 disse: “&#039;&#039;Voi giornalisti fate confusione tra delinquenza e mafia, che ha le sue regole morali. Regole morali simili a quelle del miglior galateo&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Mario Portanova, &#039;&#039;Amedeo Matacena, così faceva politica: “Da parlamentare portavo a Reggio Calabria 2 miliardi e mezzo al giorno”&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2022&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scajola si sarebbe impegnato per trovare un “&#039;&#039;rifugio dorato&#039;&#039;” a Matacena, provando a convincere i magistrati che quelle sue attenzioni fossero dovute a dei tentativi di impressionare la moglie di Matacena per cui “&#039;&#039;si era preso una sbandata&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Alessia Candito, &#039;&#039;Reggio Calabria, processo Matacena, Scajola condannato a due anni ma non per mafia&#039;&#039;, la Repubblica, 24 gennaio 2020&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il procuratore aggiunto Lombardo nella requisitoria aveva parlato di sovrapponibilità tra la vicenda Matacena e quella dell’ex senatore Dell’Utri, fuggito anche lui in Libano dopo una sentenza definitiva. Scajola disse di aver fatto tutto per amore. Nella condanna in primo grado venne quindi meno l’aggravante mafiosa e si dimezzò la pena richiesta. Il reato andò in prescrizione e la Procura generale di Reggio Calabria ha chiesto il non luogo a procedere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A dicembre del 2017 Scajola si ricandidò a sindaco di Imperia e vinse il ballottaggio, diventando per la terza volta sindaco della città. Il 23 marzo 2023, all’età di 75 anni, venne rieletto al secondo mandato, diventando sindaco per la quarta volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Situazione attuale==&lt;br /&gt;
Ad oggi il territorio di Imperia, nonostante le condanne dei processi La Svolta e Maglio 3, vede ancora un&#039;importante presenza della &#039;ndrangheta. A capo della locale di Ventimiglia vi sarebbero i Marcianò di Delianuova (Reggio Calabria), propaggine delle cosche [[Piromalli (&#039;ndrina)|Piromalli]] e [[Mazzaferro (&#039;ndrina)|Mazzaferro]] della piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria)&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2022&#039;&#039;, p. XXII&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Bordighera invece è operante la locale che fa riferimento al gruppo Barilaro-Pellegrino, espressione della cosca Santaiti-Gioffrè di Seminara (RC)&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. XXIII&amp;lt;/ref&amp;gt;. I Pellegrino hanno spostato il baricentro progressivamente &#039;&#039;&#039;verso la costa francese&#039;&#039;&#039;, complici anche i buoni risultati dell’attività investigativa italiana&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p. 92&amp;lt;/ref&amp;gt;. La presenza, però, rimane forte: basti pensare che il 21 ottobre 2020 fu ritrovato a Ventimiglia il cadavere di un membro della malavita organizzata della Costa Azzurra, freddato con due colpi alla testa. Si trattò del primo omicidio di mafia dopo 25 anni in Liguria. L’esecutore dell’assassinio è stato individuato nel ventitreenne Domenico Pellegrino, figlio di Giovanni&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bordighera con 19 fascicoli aperti è il quarto comune in Liguria per quantità di beni confiscati alle organizzazioni mafiose, dietro solo a Genova, Loano e San Colombano Certenoli e davanti a comuni come La Spezia che presentano una popolazione nove volte superiore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Le locali minori===&lt;br /&gt;
Oltre a Ventimiglia e Bordighera sono presenti “locali minori” a [[Locale di Taggia|Taggia]], [[Locale di Sanremo|Sanremo]] e [[Locale di Diano Marina|Diano Marina]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Taggia si è radicata la famiglia Mafodda, storico nucleo della ‘ndrangheta originario di Palmi. Proprio a Taggia è stato trovato un ricco arsenale di armi della ‘ndrangheta durante il lockdown nella casa di un residente di origini calabresi (esplosivi, bombe a mano, fucili a pompa, pistole mitragliatrici, un lanciarazzi…)&amp;lt;ref&amp;gt;Christian Abbondanza, &#039;&#039;Arsenale in casa a disposizione della ‘ndrangheta? Calabrese di Taggia patteggia 5 anni di carcere&#039;&#039;, Fivedabliu.it, 3 ottobre 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 24 luglio 2023 venne arrestato Rocco Pronestì ad Arma di Taggia per usura, estorsioni e infiltrazioni nell’economia legale tramite alberghi bar e ristoranti della zona. Tra gli esercizi passati nelle mani delle cosche c’erano perfino il bar del tribunale e la mensa del carcere di Torino&amp;lt;ref&amp;gt;Paolo Isaia, &#039;&#039;Un albergo di Arma nel mirino del boss «Paga o t’ammazzo»&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 24 luglio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 3 aprile 2015 a Diano Marina gli ispettori del ministero analizzarono i cinque anni di amministrazione del sindaco Giacomo Chiappori e della giunta Basso, per valutare se ci fossero infiltrazioni di ‘ndrangheta nell’amministrazione comunale. Particolare attenzione fu posta negli appalti di gestione delle spiagge e del porto. Secondo gli ispettori dell’Antimafia Domenico Surace, originario di Seminara (RC), procacciò per Giacomo Chiappori circa 300 voti provenienti dalle famiglie calabresi che gli permisero di vincere&amp;lt;ref&amp;gt;La Stampa, &#039;&#039;Due chili di marijuana nascosti nel bagagliaio artigiano in manette&#039;&#039;, 01 luglio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta sindaco, Chiappori nominò Domenico Surace amministratore unico della Gestioni Municipali SPA, che, secondo dei consiglieri di opposizione, amministrerebbe sostenendo spese di consulenza sospette&amp;lt;ref&amp;gt;Candito Alessia, &#039;&#039;‘Ndrangheta, chiesto il processo per il sindaco di Diano Marina&#039;&#039;, Corriere della Calabria, 14 aprile 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il processo sul voto di scambio a Diano Marina assolse il sindaco e vide prescrivere i reati condannati a Domenico Surace&amp;lt;ref&amp;gt;Maurizio Vezzaro, &#039;&#039;Voto di scambio a Diano Marina, assolto l’ex sindaco Chiappori&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 3 maggio 2022&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Domenico Surace si fece strada nella politica locale diventando più volte assessore. Comparse nelle intercettazioni fatte ad Alessio Saso (candidato per il PdL alle elezioni regionali del 2010 e condannato per voto di scambio con la ‘ndrangheta nel processo Maglio 3). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In queste intercettazioni Saso, parlando di voti, assicurava che su Diano Marina potevano contare su “&#039;&#039;anche i Surace sono… quello che fa il…il consigliere comunale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Candito Alessia, &#039;&#039;‘Ndrangheta, chiesto il processo per il sindaco di Diano Marina&#039;&#039;, Corriere della Calabria, 14 aprile 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il nome di Surace compare nella mappatura degli esponenti della ‘ndrangheta redatta dalla Prefettura e consegnata alla Commissione Parlamentare Antimafia&amp;lt;ref&amp;gt;Sanremonews, &#039;&#039;Infiltrazioni mafiose nel ponente ligure: la risposta di Christian Abbondanza alle mail al nostro giornale&#039;&#039;, 7 febbraio 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 23 dicembre 2016, però, un decreto del ministro dell’interno Angelino Alfano dispose che il comune di Diano Marina non dovesse essere sciolto per mafia per mancanza di presupposti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 14 novembre 2023 una maxi operazione della Guardia di Finanza ha portato all’arresto di 27 residenti a Diano Marina e a Sanremo per traffico di stupefacenti e legami con la ‘ndrangheta. In manette sono finiti membri della famiglia Gioffrè e De Marte, a capo dell’organizzazione&amp;lt;ref&amp;gt; Giulio Galvino, Paolo Isaia, &#039;&#039;Operazione antidroga dell’Antimafia nell’Imperiese, tutti i nomi delle persone coinvolte&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 13 novembre 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Attività della criminalità organizzata==&lt;br /&gt;
I business illeciti portati avanti dalle associazioni criminali sono principalmente il movimento terra, la gestione rifiuti, traffico di stupefacenti, gioco d’azzardo, riciclaggio e usura. Le organizzazioni criminali straniere si occupano principalmente di immigrazione clandestina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La presenza massiccia di criminalità organizzata nella regione è dimostrata sempre di più dal numero elevatissimo degli incendi dolosi e delle lesioni dolose. Tra Sanremo e Ventimiglia se ne contarono 305 in un anno mezzo, uno ogni 36 ore&amp;lt;ref&amp;gt;Enzo Ciconte, Francesco Forgione, Isaia Sales, &#039;&#039;Atlante delle mafie – Volume primo&#039;&#039;, Catanzaro, Rubettino, 2012, p. 355.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella classifica redatta dal Sole 24 sulla criminalità nel 2022&amp;lt;ref&amp;gt;Sole24ore, &#039;&#039;Qualità della vita 2023 – Indice della criminalità&#039;&#039;, Lab24&amp;lt;/ref&amp;gt; la provincia di Imperia ha diversi tristi primati sull’indice di “denunce ogni mille abitanti”: risulta come prima provincia per percosse, seconda per lesioni dolose, seconda per associazione a delinquere, prima per contraffazione di marchi, quindicesima per incendi dolosi (negli anni precedenti era nona). Nel litorale imperiese bar e locali andavano a fuoco a un ritmo impressionante e gli incendi dolosi rappresentano un tipico reato-spia della presenza mafiosa, che però difficilmente viene ricondotto al fenomeno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un pentito raccontò che ad Imperia c’era addirittura un prezzario del rogo: la ‘ndrangheta commissionava a prezzi fissi gli incendi dolosi servendosi di tossicodipendenti o manovalanza straniera&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Antonelli, Stefano Busi, op. cit., p. 92.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono in crescita inoltre i reati legati alla [[Criminalità ambientale|criminalità ambientale]]. La Liguria, in proporzione alla sua superficie, è la regione dove si commettono più illeciti legati al ciclo del cemento. In Liguria viene commesso il 6% dei reati nazionali legati al ciclo del cemento, la stessa cifra di Toscana e Lombardia, che però rappresentano regioni ben più estese e popolate&amp;lt;ref&amp;gt;ibidem, p. 200.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La provincia di Imperia presenta inoltre ritardi più che decennali sugli obiettivi di raccolta differenziata. Nella località denominata Rocca Croaire si verificano scavi e depositi di rifiuti completamente abusivi nell’area di competenza del comune di Taggia. È proprio qui che salivano i camion dei Pellegrino&amp;lt;ref&amp;gt;Casadellalegalità, &#039;&#039;Siamo sicuri che al M5S non arrivino voti di famiglie di &#039;ndrangheta?&#039;&#039;, 20 aprile 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Ventimiglia, tra l’altro, si celebra nel mese di settembre la ricorrenza della Madonna della Montagna, parallelamente a quella celebrata presso il Santuario di Polsi, a San Luca d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Nel [[2019]] la cerimonia si svolse con tanto di presunto inchino della Madonna portata in processione davanti a Carmelo Palamara, fratello di Antonio, boss deceduto della locale di Ventimiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Angela Corica, &#039;&#039;‘Ndrangheta, la Madonna di Polsi si inchina anche a Ventimiglia. Si può e si deve fare qualcosa&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano Blog, 11 settembre 2019&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la presenza della criminalità straniera nella provincia imperiese si segnala la presenza di varie associazioni a delinquere di origine albanese e nordafricane che si occupano di immigrazione clandestina verso la Francia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La magistratura si è distinta negli ultimi anni per i processi che hanno colpito duramente le locali di ‘ndrangheta, ma purtroppo si sono riscontrati dei rappresentanti della legge collusi: nel 2019 è diventata definitiva la condanna a Gianfranco Boccalatte, ex presidente del tribunale di Sanremo e Imperia, condannato per peculato e corruzione a fronte di un’indagine che coinvolse pure il suo autista, accusato di fare da tramite lo stesso giudice e alcuni pregiudicati calabresi che volevano ottenere favori o aggiustamenti di misure restrittive in cambio di denaro&amp;lt;ref&amp;gt;Il Secolo XIX, &#039;&#039;L’ex presidente del tribunale di Imperia Boccalatte condannato a 5 anni in via definitiva&#039;&#039;, 16 maggio 2019&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Enzo Ciconte, Francesco Forgione, Isaia Sales,op. cit., p. 351&amp;lt;/ref&amp;gt;. L’indagine fu coordinata dall’allora procuratore di Torino [[Gian Carlo Caselli]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Locali di ‘ndrangheta a Imperia==&lt;br /&gt;
Le Locali principali della provincia di Imperia sono:&lt;br /&gt;
*Locale di Ventimiglia&lt;br /&gt;
*Locale di Bordighera&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le Locali considerate minori invece sono&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare antimafia, &#039;&#039;Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere&#039;&#039;, Doc. XXIII n.38, 7 febbraio 2018&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
* Locale di Sanremo&lt;br /&gt;
* Locale di Taggia&lt;br /&gt;
* Locale di Diano Marina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Famiglie mafiose==&lt;br /&gt;
Le &#039;ndrine attive sul territorio imperiese sono:&lt;br /&gt;
* Marcianò&lt;br /&gt;
* Barilaro-Pellegrino&lt;br /&gt;
* De Marte-Gioffrè&lt;br /&gt;
* Mafodda &lt;br /&gt;
* Alvaro-Palamara&lt;br /&gt;
* Pelle&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le famiglie di camorra attive sul territorio imperiese sono:&lt;br /&gt;
*Tagliamento&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Principali operazioni antimafia==&lt;br /&gt;
* La Svolta&lt;br /&gt;
* Maglio 3&lt;br /&gt;
* Colpo della Strega&lt;br /&gt;
* Operazione San Martino&lt;br /&gt;
* Il Crimine&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
* Antonelli, M., Busi S. (2022).  &#039;&#039;Punto a capo Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria&#039;&#039;, Genova, Genova University Press. &lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “Il Secolo XIX”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “La Repubblica”.&lt;br /&gt;
* Archivio Storico de “L’Unità”.&lt;br /&gt;
* Ciconte, E., Forgione, F., Sales, I. (2012). &#039;&#039;Atlante delle mafie – Volume primo&#039;&#039;, Soveria Mannelli, Rubettino.&lt;br /&gt;
* Commissione parlamentare antimafia (2018). &#039;&#039;Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere&#039;&#039;, Doc. XXIII n.38.&lt;br /&gt;
* De Girolamo, Biagio (2010). &#039;&#039;Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
* Dello Preite, Annaleila (2018). &#039;&#039;Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro + 9, Corte di Appello di Genova&#039;&#039;, 16 ottobre.&lt;br /&gt;
* Di Stefano, Rino (2006). &#039;&#039;Oltre l’orizzonte. Dal passato al futuro nell’avventura politica di Claudio Scajola&#039;&#039;, De Ferrari, Genova.&lt;br /&gt;
* Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2022&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
* Gallizza P. (1994). &#039;&#039;Ordinanza di custodia cautelare in carcere e di arresti domiciliari nei confronti di Francesco Marcianò +43, Tribunale di Genova Sezione GIP&#039;&#039;, 2 maggio.&lt;br /&gt;
* Luppi, Paolo (2014). &#039;&#039;Sentenza N. 877/14, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35, Tribunale di Imperia – Sezione Penale&#039;&#039;, 7 ottobre.&lt;br /&gt;
* Spena, Fiamma (2011). &#039;&#039;Comune di Ventimiglia (IM) – Relazione sull&#039;esito degli accertamenti ispettivi, giusta delega in data 13 luglio 2011 - Verifica della sussistenza dei presupposti per l&#039;adozione del provvedimento di cui all&#039;art. 143 del decreto legislativo n.267/2000, port. N. 2/R/12 O.E.S Imperia&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
* Tarditi Vittorio (1995). &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Liguria]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Genova&amp;diff=9940</id>
		<title>Mafie a Genova</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Genova&amp;diff=9940"/>
		<updated>2023-03-09T10:20:22Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: Rimossa famiglia Libri&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&#039;&#039;&#039;La Città Metropolitana di Genova&#039;&#039;&#039; è storicamente interessata dal fenomeno mafioso. Nel Secondo Dopoguerra, il capoluogo ligure e il suo hinterland sono stati una delle prime mete di alcuni esponenti di spicco delle organizzazioni mafiose nel Nord Italia, alcuni perché inviati in soggiorno obbligato, altri per inseguire nuove opportunità di sviluppo criminale. &lt;br /&gt;
[[File:Mafie-a-genova.jpg|alt=mafie a genova|miniatura]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Storia e attività ==&lt;br /&gt;
=== I primi insediamenti ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prima organizzazione mafiosa che si insediò nella provincia di Genova fu la [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]]. Si ebbe testimonianza della presenza di [[&#039;ndrina|&#039;ndrine]] nel capoluogo ligure già nel [[1951]], quando la [[Locale di Genova|locale di Genova]] aiutò a fuggire negli Stati Uniti il giovane latitante calabrese Angelo Macrì&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Grasso, &#039;&#039;Pentito della ‘ndrangheta confessa: «Compravamo le armi in via Pré»&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 22 giugno 2016&amp;lt;/ref&amp;gt;. Questa operazione testimoniò una presenza stabile e organizzata di &#039;ndrangheta a partire già dal primo dopo guerra. La Liguria da quel momento divenne uno snodo molto importante per la fuga di latitanti verso la Francia e gli Stati Uniti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capo storico della locale genovese di ‘ndrangheta fu Antonio Rampino detto &#039;&#039;U Massaru&#039;&#039;, nato a Canolo (RC) il [[26 novembre]] [[1927]]. La sua presenza sul suolo genovese fu attestata il [[29 maggio]] [[1953]] quando venne sottoposto a fermo per omicidio. L’emanazione genovese dell’organizzazione calabrese aveva base in via Prè nel centro storico&amp;lt;ref&amp;gt;Casa della legalità, &#039;&#039;Ma se i Rampino hanno vissuto da &#039;ndranghetisti che colpa abbiamo noi?&#039;&#039;, casadellalegalita.org, 21 novembre 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La migrazione delle famiglie mafiose ===&lt;br /&gt;
La [[Camorra|camorra]] arrivò a Genova nel 1960 tramite Francesco Fucci, detto &amp;quot;&#039;&#039;Mano e Pece&#039;&#039;&amp;quot;, e la compagna Carmela Ferro, detta &amp;quot;&#039;&#039;Marechiaro&#039;&#039;&amp;quot;. Anche loro avevano base nel centro storico, ma iniziarono ad espandere la loro attività su tutta Genova.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verso la metà degli anni ’70 si insediarono nel capoluogo ligure anche i Maurici, originari di Riesi in provincia di Caltanissetta, guidati da Giacomo Maurici. Gli equilibri si alterarono quando nel [[1979]] arrivò &#039;&#039;&#039;Salvatore Fiandaca&#039;&#039;&#039;, esponente di [[Cosa Nostra]] proveniente da Caltanissetta. Inviato a Genova in soggiorno obbligato, nel giro di pochi anni divenne capo decina per conto di [[Giuseppe Madonia|Piddu Madonia]], dal [[1982]] rappresentante provinciale di Caltanissetta e vice-rappresentante regionale nella &amp;quot;[[Commissione provinciale]]&amp;quot; (la cosiddetta &amp;quot;&#039;&#039;&#039;Cupola&#039;&#039;&#039;&amp;quot;)&amp;lt;ref&amp;gt;Luca Tescaroli, &#039;&#039;Le faide mafiose nei misteri della Sicilia&#039;&#039;, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2003, pp. 114-115&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A distanza di anni arrivarono in Liguria altre famiglie mafiose provenienti dalla Sicilia: da Caltanissetta giunsero i Vallelunga con Antonio Lo Iacono, il luogotenente di Piddu Madonia; da Gela arrivarono gli Aglietti, i Morso, i Monachella e gli Emanuello. Gli Emanuello, arrivati per ultimi nel [[1989]], si affiancarono ai Fiandaca. Tutte le famiglie furono invogliate dai numerosi cantieri, dalle opere di costruzione dell&#039;autostrada e dal facile accesso al confine con la Francia&amp;lt;ref&amp;gt;Massimo Calandri, &#039;&#039;Mafia Genovese, ultimo atto&#039;&#039;, La Repubblica, 15 maggio 2002&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi nuclei una volta impiantati si diedero a&#039;&#039;&#039;ll’estorsione del pizzo, all’usura, allo sfruttamento della prostituzione, al toto e lotto nero, al gioco d’azzardo, alle bische clandestine e soprattutto al reinvestimento dei profitti illeciti&#039;&#039;&#039; provenienti dal clan di Madonia insieme allo spaccio di droga, principalmente eroina, che gli procurava lo stesso Madonia&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Fiandaca nel [[1983]] iniziarono ad acquisire il controllo della piazza genovese nell’esercizio dell’usura, dell’estorsione e del traffico di stupefacenti, grazie all’appoggio della potente famiglia Cammarata di Riesi. Avevano la loro sede nel quartiere della Foce, considerato il centro finanziario della città&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria&#039;&#039;, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, 26 luglio 1995, p. 10&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verso la fine degli anni ‘80 alcuni esponenti della famiglia calabrese Asciutto-Neri-Grimaldi provenienti da Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, iniziarono a risiedere sporadicamente a Genova dedicandosi allo spaccio di eroina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Ponente, tra Pegli e Arenzano, si insediarono gli Angiollieri, famiglia legata alla camorra e dedita all’usura e all’estorsione&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1991 scoppiò una faida in Calabria tra la famiglia Asciutto-Neri-Grimaldi e il cartello Avignone-Giovinazzo-Zagari-Viola-Fazzalari per il predominio sul narcotraffico a Taurianova (RC) che si concluse il [[3 maggio]] [[1991]] con la sconfitta degli Asciutto-Neri-Grimaldi. Molti esponenti della famiglia si rifugiarono a Genova per sfuggire alle vendette, altri furono costretti a trasferirvisi in seguito alla condanna in primo grado del processo Taurus, che imponeva l’obbligo di soggiornare lontano dalle regioni meridionali. A Genova presero rapidamente il controllo del centro storico e del narcotraffico eliminando fisicamente la concorrenza. Si insediarono nella zona conosciuta come La Maddalena fino al marzo del 1993&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;&#039;ndrangheta in Liguria: l&#039;infiltrazione e i primi processi, mafieinliguria.it&#039;&#039;, 26 settembre 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Primi legami con la politica ===&lt;br /&gt;
I primi legami accertati tra mafia e politica in Liguria si ebbero il [[14 giugno]] [[1983]] quando Alberto Teardo, ex presidente della regione Liguria (in carica dal 28 settembre 1981 al 25 maggio 1983), venne arrestato con l&#039;accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. L’arresto avvenne nell&#039;ambito di un&#039;inchiesta per corruzione e concussione con altri esponenti del Partito Socialista Italiano ligure&amp;lt;ref&amp;gt;Guido Passalacqua, &#039;&#039;Teardo e il suo clan sono colpevoli&#039;&#039;, La Repubblica, 9 agosto 1985&amp;lt;/ref&amp;gt;. Venne ritrovata anche la sua tessera di iscrizione alla loggia massonica P2, la numero 341.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante il processo non fu confermato lo stampo mafioso dell’associazione a delinquere e questo evitò a Teardo la condanna per [[Legge Rognoni - La Torre|416 bis]], permettendogli una scarcerazione su cauzione. La sentenza, che condannava Alberto Teardo a 12 anni e 9 mesi, confermò l’associazione a delinquere, la corruzione, la concussione e il voto di scambio tra le istituzioni liguri e la [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]], ovvero tra Alberto Teardo e il boss calabrese &#039;&#039;&#039;Peppino Marcianò&#039;&#039;&#039; legato alla famiglia calabrese Scriva. Peppino Marcianò, storico boss di Ventimiglia, ammise di avere ricevuto già nel [[1976]] decine di milioni di lire da distribuire a chi decideva di votare per Teardo&amp;lt;ref&amp;gt;Piero Valentino, &#039;&#039;Così Mafie e ‘ndrangheta compravano voti per Teardo&#039;&#039;, La Repubblica, 31 agosto 1984&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei primi anni ‘90 [[Cosa Nostra]] decise di entrare nella politica genovese attraverso iscrizioni in blocco al Partito Socialista Italiano. Alcuni membri del partito si opposero a questa modalità di iscrizione che prevedeva l’accettazione nel partito di una lista unica di persone pressoché anonime tra cui venivano nascosti esponenti mafiosi. Per rappresaglia Cosa Nostra diede fuoco al circolo del P.S.I. Luigi Rotondo nel quartiere di Rivarolo&amp;lt;ref&amp;gt;Casa della legalità, &#039;&#039;Genova dove vota la mafia ed i politici si mostrano devoti (incassando anche alle Primarie)&#039;&#039;, casadellalegalita.org, 21 novembre 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== I Fiandaca e gli omicidi di mafia ===&lt;br /&gt;
Nell&#039;ottobre del [[1990]], nel ristorante del centro storico di Genova La Buca di San Matteo, venne freddato da due killer Gaetano Gardini, boss del gioco d&#039;azzardo e delle bische&amp;lt;ref&amp;gt;Massimo Calandri, &#039;&#039;Mafia Genovese, ultimo atto&#039;&#039;, La Repubblica, 15 maggio 2002&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[20 novembre]] [[1990]] venne assassinato Angelo Stuppia davanti all’ospedale Celesia di Rivarolo in cui era appena nato suo figlio. Stuppia era fuoriuscito dalla famiglia di Piddu Madonia e vi si era contrapposto&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria&#039;&#039;, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, 26 luglio 1995, p.19&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Salvatore Fiandaca venne individuato come mandante degli omicidi di Gaetano Gardini e di Luciano Gaglianò, assassinato il [[20 novembre]] [[1991]] per non aver pagato una consistente partita di cocaina. Per questi reati fu condannato definitivamente all’ergastolo il [[23 ottobre]] [[2006]]&amp;lt;ref&amp;gt;Wanda Valli e Francesco Viviano, &#039;&#039;Quel piano di terrore dei clan&#039;&#039;, La Repubblica, 15 maggio 1998&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== I primi sequestri per narcotraffico ===&lt;br /&gt;
Nel [[1994]], presso il porto di Genova, nell&#039;ambito dell&#039;operazione Cartagine vennero sequestrate per la prima volta dalla Polizia di Stato cinque tonnellate di cocaina arrivate in Europa dal Sud America e dirette nel torinese per conto di un cartello composto da gruppi colombiani, siciliani e calabresi&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Coca, Colombiani &amp;amp; &#039;ndrangheta&#039;&#039;, La Repubblica, 23 marzo 1995&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Le prime condanne per associazione a delinquere di stampo mafioso ===&lt;br /&gt;
Il [[31 dicembre]] [[1997]] Rosario Caci, nato a Gela il 14 aprile 1955 e affiliato al clan Emmanuello-Fiandaca, venne condannato dalla Corte d’Appello di Caltanissetta per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata allo spaccio, sfruttamento di prostituzione e usura. I suoi beni in Vico delle Mele furono sequestrati il [[28 settembre]] [[2004]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[21 dicembre]] [[2000]] il GUP del Tribunale di Genova dichiarò Salvatore Fiandaca, Pietro Fiandaca, Angela Giuliana, Paolo Vitello, Roberto Raciti, Angelo Scaglione, Roberto Sechi e Gianluca Di Naro colpevoli di «&#039;&#039;aver costituito in Genova, e averne fatto parte in periodi diversi, un’associazione per delinquere di stampo mafioso&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Cosa Nostra in Centro Storico: il Clan Fiandaca-Emmanuello&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 26 settembre 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Morte del boss Antonio Rampino e sviluppi delle gerarchie ===&lt;br /&gt;
Il [[10 febbraio]] [[2008]] morì Antonio Rampino, lo storico boss della [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]] in Liguria. A lui successe [[Domenico Gangemi]], titolare di un ortofrutta a San Fruttuoso ed esponente della &#039;ndrangheta di lunga data. Domenico Gangemi era già stato incarcerato negli anni ’70 a Reggio Calabria per omicidio. Il nuovo boss il [[25 agosto]] [[2000]] venne intercettato mentre affermava di essere lui il [[Vangelo]] in Liguria. In un&#039;intercettazione del [[14 agosto]] [[2009]] Gangemi, parlando con il capo-crimine di Rosarno [[Domenico Oppedisano]], affermava che la Liguria era &#039;ndranghetista e che la [[Locale di Genova|locale di Genova]] amministrava il territorio per conto della Calabria&amp;lt;ref&amp;gt;Alfredo Sicuro, &#039;&#039;Sentenza contro Gangemi Domenico + 35&#039;&#039;, Tribunale di Locri - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, 19 maggio 2014, p.251 &amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 22 dicembre 2010 a Pegli venne arrestato il latitante &#039;&#039;&#039;Onofrio Garcea&#039;&#039;&#039;. Considerato ai vertici della &#039;ndrangheta in Liguria, Garcea era stato condannato a 7 anni e 9 mesi di reclusione per aver diretto insieme a Lorenzo Nucera (condannato a 4 anni e 8 mesi) una struttura di &#039;ndrangheta al cui vertice assoluto venne collocato Domenico Gangemi. Garcea veniva definito &amp;quot;&#039;&#039;un amico&#039;&#039;&amp;quot; da Peppe Commisso, boss di Siderno. Secondo il collaboratore di giustizia &#039;&#039;&#039;Andrea Mantella&#039;&#039;&#039;, Garcea si occupava di rifornire di droga diverse famiglie facendola sbarcare nel porto di Genova&amp;lt;ref&amp;gt;Giuseppe Baglivo, &#039;&#039;&#039;Ndrangheta: dal Vibonese alla Liguria, Garcea condannato in Cassazione&#039;&#039;, Il Vibonese, 3 novembre 2020&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Maglio 3 e le elezioni del 2010 ===&lt;br /&gt;
Nel [[2010]] si svolsero le elezioni regionali. Queste furono condizionate largamente da appoggi e infiltrazioni mafiose, come venne accertato da un&#039;indagine del ROS di Genova denominata [[Operazione Maglio 3|Maglio 3]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sentenza confermò l’appoggio mafioso da parte del boss Domenico Gangemi ai candidati Alessio Saso (candidato al collegio di Imperia, già consigliere regionale per il PDL, presidente della VII Commissione Controlli e Trasparenza), Aldo Praticò (candidato al collegio di Genova, già consigliere comunale di Genova) e Fortunella Moio (candidata al collegio di Genova, figlia di Vincenzo Moio, vicesindaco di Ventimiglia che intercedette per far ottenere il consenso della criminalità organizzata alla figlia candidata). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo appoggio aveva il beneplacito della casa madre calabrese, seppur deciso in accordo tramite votazione fra i componenti di vertice delle locali di &#039;ndrangheta&amp;lt;ref&amp;gt;Silvia Carpanini, &#039;&#039;Sentenza contro Fortunato Barilaro +9&#039;&#039;, Tribunale di Genova - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, 31 gennaio 2013, pp. 112-116&amp;lt;/ref&amp;gt;. Le votazioni si svolsero in incontri che apparivano veri e propri “&#039;&#039;tavoli elettorali&#039;&#039;” capaci di spostare migliaia di voti in cambio di favori&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro +9&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 16 ottobre 2018, pp. 50-54&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il voto di scambio emerse in una conversazione di Gangemi in cui riportava testualmente le parole di Aldo Praticò: «&#039;&#039;Mimmo (Domenico Gangemi ndr) se tu mi dai un appoggio io vi prometto quello che posso fare, io ci metto tutto il partito&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro +9&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 16 ottobre 2018, p. 53&amp;lt;/ref&amp;gt;. Alla designazione dei candidati, tra gli altri, parteciparono Domenico Gangemi, Domenico Belcastro, Onofrio Garcea e Giuseppe Marcianò. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante il processo Maglio 3 si accertò che la Locale di Genova era composta da Domenico Gangemi, Raffaele Battista, Rocco Bruzzaniti, Onofrio Garcea, Antonino Multari e Lorenzo Nucera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Le vicende della locale di Lavagna ===&lt;br /&gt;
Il [[9 novembre]] [[2013]] a Lavagna venne ritrovato un magazzino di armi. Da lì nacque un’indagine che portò allo scoperto un’intera locale di ‘ndrangheta situata a Lavagna e con a capo Paolo Nucera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I fratelli Paolo, Francesco e Antonio Nucera, originari di Condofuri in provincia di Reggio Calabria (dove comanda la &#039;ndrina dei Rodà-Casile), si trasferirono nella zona di Chiavari e Lavagna alla fine degli anni Sessanta in seguito a una faida locale. La famiglia a Lavagna possedeva una ditta di autotrasporti per la gestione di rifiuti, una sala scommesse, un ecocentro per lo smaltimento di rifiuti, l’hotel Ambra e altre proprietà minori&amp;lt;ref&amp;gt;Sergio Merlo, &#039;&#039;Sentenza N. 2349/19 contro Paolo Nucera +19&#039;&#039;, Tribunale di Genova, 7 giugno 2019, p.26&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La locale di Lavagna si occupava di &#039;&#039;&#039;traffico di armi, traffico di droga, aiuti a latitanti, usura, estorsione e soprattutto della gestione in monopolio dei rifiuti&#039;&#039;&#039;. Il monopolio della gestione rifiuti era garantito dall’appoggio di infiltrati nell’amministrazione comunale, a partire dallo stesso sindaco Giuseppe Sanguineti a cui Nucera avrebbe procacciato 500 voti in cambio di un assessorato all’ambiente per Massimo Talerico, uomo vicino ai Nucera&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, pp. 79-86&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizialmente la sentenza di 1° grado aveva stabilito che nel voto di scambio fosse coinvolta anche Gabriella Mondello, ex-sindaca ed ex-parlamentare, ma in Appello la sua condanna in primo grado venne annullata e la sua posizione stralciata dal processo principale per &#039;&#039;genericità del capo di imputazione&#039;&#039;. Nel [[2021]] è tornata a processo, che è ancora in corso&amp;lt;ref&amp;gt;Alessandro Ponte, &#039;&#039;Corruzione elettorale a Lavagna, l’ex parlamentare Gabriella Mondello torna a processo&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 5 giugno 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rapporto elettorale tra i Nucera e Sanguineti divenne molto stretto, tanto che Sanguineti venne intercettato mentre invitava i Nucera a votare per Raffaella Paita, la candidata da lui sostenuta alle primarie del Partito Democratico per le elezioni regionali del [[2015]]&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, p. 87&amp;lt;/ref&amp;gt;. Alcuni funzionari dell’ufficio ambiente, come gli ingegneri Cogorno e Nidielli, avevano cercato di fare dei controlli sulle irregolarità dell&#039;Ecocentro dei Nucera, ma furono allontanati dall’amministrazione e minacciati&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, p. 29&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Nucera, grazie a un mandato del sindaco Sanguineti, si occuparono anche della gestione straordinaria dei rifiuti alluvionali nel [[2014]] quando a Chiavari e Lavagna si verificò una violenta alluvione. Il costo preventivato dai Nucera per il servizio fu di gran lunga superiore a quello di mercato: 15€ a quintale di rifiuti rispetto al prezzo di mercato di 17€ a tonnellata per il trasporto di rifiuti indifferenziati urbani&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, p. 112&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[20 giugno]] [[2016]] nell’ambito dell’operazione I conti di Lavagna vennero arrestati il sindaco Giuseppe Sanguineti, Massimo Talerico e Gabriella Mondello con l’accusa di abuso d’ufficio, voto di scambio e traffico illecito di influenze; vennero arrestati anche i fratelli Paolo, Antonio e Francesco Nucera insieme a Francesco Antonio Rodà e Antonio Rodà accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di rifiuti e droga, usura, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli imputati vennero condannati in primo grado con la sentenza del [[7 giugno]] [[2019]] eccetto Talerico che venne assolto. La Corte d’Appello confermò le condanne per Paolo Nucera (16 anni e 3 mesi di reclusione, individuato come capo della locale), Francesco Nucera (7 anni e 10 mesi di reclusione), Francesco Antonio Rodà (15 anni e 6 mesi di reclusione, individuato come rappresentante della locale con gli esponenti della Calabria) e Giuseppe Sanguineti (1 anno e 6 mesi di reclusione), mentre annullò, come già detto, la condanna a Gabriella Mondello. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[28 aprile]] [[2021]] la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati nel procedimento &amp;quot;I Conti di Lavagna, rendendo dunque definitive le condanne degli imputati&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Conti di Lavagna, la Cassazione conferma le condanne&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 28 aprile 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il comune di Lavagna fu sciolto il [[24 marzo]] [[2017]] per infiltrazioni mafiose. Fu il primo comune sciolto per mafia in provincia di Genova e testimoniò ufficialmente la presenza di &#039;ndrangheta nell&#039;amministrazione del Levante ligure&amp;lt;ref&amp;gt;Per approfondire, vedi [[Comuni sciolti per mafia]]&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Confische in Centro Storico ===&lt;br /&gt;
Il [[30 giugno]] [[2009]], in seguito all’operazione della DIA [[Operazione Terra di Nessuno|Terra di Nessuno]], vennero sequestrati più di 115 beni immobiliari di proprietà della famiglia Canfarotta, la maggior parte dei quali situata nel centro storico di Genova, in particolare nella zona della Maddalena. Ai Canfarotta, era contestato il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e lo sfruttamento di prostituzione&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Confisca Canfarotta/Lo Re - 115 beni confiscati&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 26 settembre 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[31 ottobre]] [[2017]] vennero nuovamente sequestrati in centro storico beni immobiliari per un totale di 900.000€ di proprietà del boss &#039;ndranghetista Salvatore Zappone, detto &#039;&#039;U Turiddu&#039;&#039;, presunto capo bastone della zona deceduto il [[1° marzo]] [[2012]]. I beni erano passati in eredità ai famigliari&amp;lt;ref&amp;gt;Simone Schiaffino, &#039;&#039;Genova, confiscato il tesoro di don Turiddu, ex boss dei vicoli: 11 alloggi per 900mila euro&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 31 ottobre 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gino Mamone, il Re delle bonifiche ===&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Gino Mamone&#039;&#039;&#039;, soprannominato &#039;&#039;il Re delle bonifiche&#039;&#039;, è un imprenditore che si occupa di gestione rifiuti e movimento terra. La famiglia dei Mamone, proveniente dalla Piana di Gioia Tauro, venne segnalata nel [[2002]] dalla DIA come una delle consorterie storiche calabresi trasferitasi in Liguria&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2002&#039;&#039;, Volume 2, p. 100 &amp;lt;/ref&amp;gt;. Qui fondarono una società che iniziò ad aggiudicarsi numerosi appalti pubblici&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2002&#039;&#039;, Volume 2, p. 101&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[2007]] la Guardia di Finanza definì Gino Mamone un esponente della malavita genovese affiancato a nomi del calibro di Onofrio Garcea&amp;lt;ref&amp;gt;Vinicio Giuseppe Guido Peluffo, &#039;&#039;Interrogazione a risposta in commissione 5/06091&#039;&#039;, 2 febbraio 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;. La sua famiglia fu segnalata dalla Dia per i suoi legami con la &#039;ndrina calabrese dei Mammoliti&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2002&#039;&#039;, Volume 2, p. 101&amp;lt;/ref&amp;gt;. Nel [[2008]] nelle informative per l’inchiesta Mensopoli, Gino Mamone veniva così definito dagli investigatori: «&#039;&#039;Il tenore delle conversazioni intercettate ha evidenziato collegamenti di Gino Mamone sia con il mondo politico sia con il mondo delle cosche calabresi. Egli potrebbe rappresentare il punto di contatto tra i due mondi&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Casa della legalità, &#039;&#039;Genova – La Procura Vuole Gli Arresti Degli &#039;Ndranghetisti&#039;&#039;, casadellalegalita.org, 23 maggio 2008&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mamone è stato arrestato nell’inchiesta Albatros  per corruzione di funzionari Amiu e turbativa d’asta. L’accusa era quella di aver corrotto Corrado Grondona, dirigente dell’Area Approvvigionamenti ed Affari Generali della società A.M.I.U. Genova s.p.a., tramite prostitute in cambio di appalti&amp;lt;ref&amp;gt;Si veda Roberta Bossi, Ordinanza di Custodia Cautelare R.G.N.R. N. 5620/12/21, R. Mis. caut. N. da 462 a 471/14, Tribunale di Genova, Sezione Giudice per le indagini preliminari, 6 novembre 2014; vedi anche &#039;&#039;&amp;quot;Genova, “appalti in cambio di escort”: 7 arresti. Indagine anche su post alluvione&amp;quot;&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano, 13 novembre 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la condanna in primo grado a 4 anni e 6 mesi per corruzione la Corte d’Appello ha disposto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale. Non è stata ritenuta sufficiente una consulenza che i PM Francesco Cardona Albini e Paola Calleri avevano affidato all’ingegnere Mauro Nalin. Si trattava di un documento decisivo per formulare l’accusa del giro di tangenti in cambio di appalti e favori sulla gestione dei rifiuti. Si è disposto di affidare la perizia a tre tecnici terzi, ma è probabile che i reati vadano in prescrizione, prevista nel 2023&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Lignana, &#039;&#039;Scandalo Amiu, processo da rifare&#039;&#039;, La Repubblica, 2 ottobre 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[10 novembre]] [[2017]] la Corte d’Appello di Genova ha riconosciuto la pericolosità sociale di Gino Mamone facendo scattare su di lui una misura preventiva di sorveglianza speciale&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Grasso, &#039;&#039;«Gino Mamone è un pericolo sociale»&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 10 novembre 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gino Mamone ha molti contatti nel panorama politico genovese: in altre intercettazioni si vantò di essere amico di &#039;&#039;&#039;Claudio Burlando&#039;&#039;&#039; (presidente della Regione Liguria dal 14 aprile 2005 all&#039;11 giugno 2015) e di Marta Vincenzi (sindaco di Genova dal 28 maggio 2007 al 21 maggio 2012)&amp;lt;ref&amp;gt;Ferruccio Sansa, &#039;&#039;Voto di scambio con le cosche&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 23 maggio 2008&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ha avuto contatti con &#039;&#039;&#039;Luigi Merlo&#039;&#039;&#039;, politico spezzino, marito di Raffaella Paita e all’epoca presidente del porto di Genova. Da Merlo nel [[2007]] ricevette persino richieste di voti per un compagno di partito a La Spezia &amp;lt;ref&amp;gt;Guardia di Finanza – Comando gruppo di Genova, &#039;&#039;Operazione “Pandora” – Informativa Finale&#039;&#039;, pp. 340-344&amp;lt;/ref&amp;gt;. Sempre Mamone venne intercettato mentre pronunciava queste frasi: «&#039;&#039;Noi ci siamo con quei settemila voti, non uno, noi tutti i calabresi, &#039;&#039;&#039;qua a Genova ce li gestiamo noi&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 358. Grassetto nostro.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mamone in un momento di crisi aziendale nel [[2013]] si lamentò col fratello Vincenzo del fatto che Claudio Burlando non lo stesse aiutando e, anzi, facesse finta di non conoscerlo: «&#039;&#039;Alfio (Lamberti, consulente di Mamone, ndr) va da Gian Poggi e gli dice: digli a Burlandino che Gino sta chiudendo, che poi (va) da Pinto (il pubblico ministero, ndr), non ti preoccupare che gli viene il cagotto… Enzo (il fratello Vincenzo, ndr)… vai, stai tranquillo che quello mi convoca. E gli dico: e allora? Non ti preoccupare, faccio come hai fatto te, io a te non ti conosco. Io a te non ti conosco proprio… non ti conosco più, lo vado dire a chi… a chi di dovere…&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ferruccio Sansa, &#039;&#039;Genova, appalti alluvione. Imprenditore Mamone: ‘Viene il cagotto a Burlandino’&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Burlando sostenne che, a parte alcuni incontri nei cantieri, non c’era mai stato un rapporto con Mamone, il quale tuttavia aveva finanziato un evento dell’associazione culturale Maestrale, proprio di Claudio Burlando&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Preve, &#039;&#039;La Liguria e la ‘ndragheta&#039;&#039;, La Repubblica, 15 gennaio 2012&amp;lt;/ref&amp;gt; e alcune intercettazioni evidenziano una grande familiarità tra Mamone e alcuni stretti collaboratori di Claudio Burlando, specialmente con Piero Piccolo, l’autista factotum di Burlando&amp;lt;ref&amp;gt;Guardia di Finanza – Comando gruppo di Genova, Operazione “Pandora” – Informativa Finale, pp. 322-340&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mamone con Piero Piccolo ha parlato spesso di Burlando riferendosi a lui col nome &amp;quot;&#039;&#039;capo&#039;&#039;&amp;quot;. L’imprenditore ligure chiese spesso a Piero Piccolo di organizzargli un incontro con Burlando, lamentandosi di non riuscire a contattarlo al telefono. Piccolo, di rimando, gli ricordava di finanziare alcuni eventi cittadini&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Nuovi sequestri in porto ===&lt;br /&gt;
Il [[31 gennaio]] [[2019]] nell’operazione [[Operazione Neve genovese|Neve genovese]] sono stati sequestrati in porto 2100 kg di cocaina purissima dal valore commerciale di mezzo miliardo di euro proveniente dalla Colombia e diretta a Barcellona. Si è trattato del più grande sequestro di droga in Italia negli ultimi 25 anni. Il [[29 luglio]] dello stesso nell’operazione [[Operazione Buon vento genovese|Buon vento genovese]] sono stati sequestrati 368 kg di cocaina e furono arrestati alcuni esponenti vicini al clan Alvaro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, il [[7 febbraio]] [[2022]] sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza 435 kg di cocaina nel porto di Genova sulla nave MSC Adelaide proveniente dal Brasile. I magistrati antimafia credono che dietro al carico ci sia la mano della ‘ndrangheta. L&#039;ipotesi sembra essere confermata dall’arresto di Giovanni Barone, la mente finanziaria del clan dei Bonavota al nord. Barone avrebbe permesso alla ‘ndrina di ricostruire i traffici sulla costa ligure e aveva inoltre trasformato una serie di imprese “decotte” in consorzi che stavano per prendersi i cantieri edili tra la Lanterna e Deiva Marina. Questi cantieri erano stati individuati dal clan durante numerosi incontri avvenuti tra i boss in ristoranti tipici calabresi a Genova e nell’entroterra. A organizzare questi incontri era &#039;&#039;&#039;Davide Garcea&#039;&#039;&#039;, figlio di Onofrio, il boss carcerato del clan Bonavota&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in &amp;quot;&#039;&#039;Il potere della ‘ndrangheta (anche) sul porto di Genova&#039;&#039;&amp;quot;, Corriere della Calabria, 30 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Recenti coinvolgimenti politici ===&lt;br /&gt;
Il [[24 gennaio]] [[2020]], dopo cinque anni di dibattimento, &#039;&#039;&#039;Claudio Scajola&#039;&#039;&#039; (politico ligure, ex ministro degli interni ed ex coordinatore nazionale di Forza Italia, attualmente sindaco di Imperia) venne condannato in primo grado a due anni di reclusione per aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena, ex deputato di Forza Italia, che era riuscito a rifugiarsi a Dubai dopo essere stato condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa nel 2013. Il processo di Appello è ancora in corso&amp;lt;ref&amp;gt;Dato aggiornato al 21 febbraio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli avvocati difensori durante il processo citarono come testimone a difesa di Scajola l’ex governatore Claudio Burlando. I due teoricamente erano avversari politici e la cosa destò scalpore. Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità, sostenne: «&#039;&#039;Burlando e Scajola sono stati per anni alleati, hanno rappresentato il blocco di interessi che ha retto la Liguria: Scajola andando a fondo si aggrappa al suo amico&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Preve, &#039;&#039;Processo a Reggio, Scajola chiama Burlando come testimone&#039;&#039;, La Repubblica, 9 novembre 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Situazione attuale ==&lt;br /&gt;
Come emerge dalle ultime relazioni della DIA&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, Relazione 2° Semestre 2021, pp. XXVI-XXVIII&amp;lt;/ref&amp;gt;, &#039;&#039;&#039;Genova rimane una città fortemente infiltrata dalla criminalità organizzata di stampo mafioso&#039;&#039;&#039;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La più potente e strutturata organizzazione mafiosa sul territorio è la &#039;ndrangheta che ha proprio nel capoluogo la sua [[Camera di Controllo (&#039;ndrangheta)|Camera di Controllo]] regionale con a capo la famiglia Gangemi. La [[Locale di Genova|locale di Genova]] ha la funzione di raccordo tra il [[Crimine (&#039;ndrangheta)|Crimine]] reggino e le unità periferiche liguri&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. Riguardo alla [[Locale di Lavagna|locale di Lavagna]] la sua operatività è stata riconosciuta sia in primo che in appello con la conferma delle condanne per associazione di tipo mafioso nei confronti di sodali della ‘ndrina Nucera-Rodà, proiezione ligure della cosca Rodà-Casile originaria della frazione San Carlo di Condofuri, in provincia di Reggio Calabria, nonché per corruzione elettorale con l’aggravante mafiosa nei confronti di un esponente di vertice dell’Amministrazione comunale di Lavagna&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. Nelle intercettazione dell’inchiesta &#039;&#039;Il Crimine&#039;&#039; si fa riferimento anche alla locale di Rapallo, non ancora confermata a livello giudiziario, anche se il comune di Rapallo è stato interessato da molteplici confische&amp;lt;ref&amp;gt;Cross, &#039;&#039;Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali per la presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso&#039;&#039;, Università degli Studi di Milano, 2 giugno 2016, p. 121.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa Nostra e la Camorra non godono di una vera e propria organizzazione strutturata nella provincia, ma sono presenti alcuni piccoli nuclei familiari che sono solo un’emanazione periferica delle organizzazioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli ultimi anni, oltre alle storiche infiltrazioni di &#039;ndrangheta, il nuovo allarme riguarda &#039;&#039;&#039;le organizzazioni criminali straniere&#039;&#039;&#039;: alcune di queste agiscono da indipendenti, pur stringendo spesso sodalizi con gli esponenti mafiosi locali; altre organizzazioni, come quella albanese, hanno preso in subappalto varie branche dell’organizzazione calabrese. Tra le attività in gestione c’è soprattutto il traffico di droga&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2021&#039;&#039;, pp. XXVI-XXVIII&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
Come è emerso dall’indagine &#039;&#039;Black Axe&#039;&#039;, a Genova è presente anche la cosiddetta &amp;quot;&#039;&#039;mafia nigeriana&#039;&#039;&amp;quot;, che si occupa di stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio e truffe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda lo spaccio di droga, Genova è la principale piazza ligure e rimane un panorama fortemente connotato da sodalizi stranieri principalmente costituiti da extracomunitari di origine africana, sudamericana e dell’est Europa. Il centro storico, considerato una terra di nessuno, rappresenta una piazza privilegiata&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro settore di interesse per la criminalità straniera è il &#039;&#039;&#039;favoreggiamento all’immigrazione clandestina&#039;&#039;&#039;, anche in considerazione della posizione strategica della Liguria che è da sempre un territorio di transito di flussi migratori irregolari verso altri paesi europei&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In generale c’è un’assenza di omicidi di matrice mafiosa, segnale di un uso controllato della violenza fisica da parte delle organizzazioni criminali, a cui si affiancano tuttavia numerosi attentati incendiari a esercizi commerciali e cantieri edili, sintomo questo di una presenza consolidata sul territorio con pretese di inserimento nell’economia locale&amp;lt;ref&amp;gt;Cross, &#039;&#039;op. cit.&#039;&#039;, p. 121.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli appalti pubblici ===&lt;br /&gt;
Le organizzazioni mafiose riescono frequentemente a infiltrarsi nei grandi appalti della provincia, a partire dalla ricostruzione del Ponte Morandi: il [[18 giugno]] [[2019]], nell’ambito dell’operazione Var, la DIA ha eseguito in Liguria e in Campania un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’amministratore di una società che lavorava in subappalto alla costruzione del ponte e riconducibile all’organizzazione camorristica Nuova Famiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 1° Semestre 2019&#039;&#039;, p. 142&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In connessione al faraonico progetto del Terzo Valico, volto a migliorare i movimenti tra il porto di Genova e il nord Italia, sono stati effettuati nel 2016 vari arresti a causa della presunta influenza della ‘ndrangheta nei subappalti. Nel 2018 il presidente della Società Italiana Condotte d’Acqua, responsabile dei lavori, è stato arrestato per corruzione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi fatti testimoniano un’infiltrazione capillare della criminalità organizzata di stampo mafioso negli appalti pubblici che rappresentano per i mafiosi uno dei principali business, specialmente negli ambiti della gestione rifiuti e del movimento terra. L’interesse mafioso va dai semplici appalti AMIU alle grandi opere.&lt;br /&gt;
La &#039;ndrangheta ha tentato di condizionare l&#039;amministrazione pubblica anche nel comune di Genova, seppure non sempre in maniera efficace. I candidati prescelti dai boss non sempre sono stati eletti. Questo denota una forte differenza con il ponente ligure dove la &#039;ndrangheta è percepita molto di più dalle persone e, dovendo movimentare voti in comuni con meno abitanti, è relativamente più influente rispetto a grandi comuni come Genova&amp;lt;ref&amp;gt;Cross, &#039;&#039;op. cit.&#039;&#039;, p. 122.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il porto ===&lt;br /&gt;
Il porto di Genova rimane &#039;&#039;&#039;uno degli snodi italiani cruciali all’interno del narcotraffico internazionale&#039;&#039;&#039; che è in continua espansione. Lo testimoniano gli ingenti sequestri sempre più frequenti all’interno dell’area portuale: secondo la relazione della DIA nel porto di Genova viene sequestrato il 39,67% della cocaina di tutto il paese&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 1° Semestre 2019&#039;&#039;, p. 142&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Locali di &#039;ndrangheta a Genova== &lt;br /&gt;
Le due locali di ‘ndrangheta nella provincia sono quelle di [[Locale di Lavagna|Lavagna]] e di [[Locale di Genova|Genova]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Famiglie==&lt;br /&gt;
Le famiglie della ‘ndrangheta attive sul territorio genovese sono:&lt;br /&gt;
*&lt;br /&gt;
*&lt;br /&gt;
*Raso-Gullace-Albanese&lt;br /&gt;
*Bonavota&lt;br /&gt;
*Nucera-Rodà&lt;br /&gt;
*Casile-Rodà&lt;br /&gt;
*Gangemi&lt;br /&gt;
*&lt;br /&gt;
*&lt;br /&gt;
*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le famiglie di Cosa Nostra attive sul territorio sono:&lt;br /&gt;
*Fiandaca&lt;br /&gt;
*Emanuello&lt;br /&gt;
*Rinzivillo&lt;br /&gt;
*Madonia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Principali operazioni antimafia==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Maglio 3; ordinanza 24 giugno 2011; Primo grado 9 novembre 2012, Appello 16 ottobre 2018; Cassazione 28 ottobre 2020; organizzazioni coinvolte: ‘ndrangheta&lt;br /&gt;
*I Conti di Lavagna; ordinanza 20 giugno 2016; primo grado 7 giugno 2019; Appello 26 giugno 2019; Cassazione 28 aprile 2021; organizzazioni coinvolte: ‘ndrangheta&lt;br /&gt;
*Il Crimine; Primo grado 19 luglio 2013, Appello 16 luglio 2015; Cassazione 18 maggio 2017; organizzazioni coinvolte: ‘ndrangheta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*Archivio Storico de “Il Secolo XIX”&lt;br /&gt;
*Archivio Storico de “La Repubblica”&lt;br /&gt;
*Bossi, R. (2014). Ordinanza di custodia cautelare -  R.G.N.R. N. 5620/12/21, Tribunale di Genova - Ufficio Gip, Sezione Giudice per le indagini preliminari.&lt;br /&gt;
*Carpanini, S. (2013). Sentenza contro Fortunato Barilaro + 9, Tribunale di Genova - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari.&lt;br /&gt;
*Casa della legalità (2013). &#039;&#039;Genova dove vota la mafia ed i politici si mostrano devoti (incassando anche alle Primarie)&#039;&#039;, casadellalegalita.org.&lt;br /&gt;
*Casa della legalità (2013). &#039;&#039;Ma se i Rampino hanno vissuto da &#039;ndranghetisti che colpa abbiamo noi?&#039;&#039;, casadellalegalita.org.&lt;br /&gt;
*CROSS (2016). “Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali per la presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso”, Università degli Studi di Milano, 2 giugno.&lt;br /&gt;
*Dello Preite, A. (2018). Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro + 9, Corte di Appello di Genova.&lt;br /&gt;
*Dello Preite, A. (2020). Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera + 13, Corte di Appello di Genova.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2002). Relazione 2° Semestre, Volume 2, Roma.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2008). Relazione 1° Semestre, Roma.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2019). Relazione 1° Semestre, Roma.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2021), Relazione 2° Semestre, Roma.&lt;br /&gt;
*Merlo, S. (2019). Sentenza N. 2349/19 contro Paolo Nucera + 19, Tribunale di Genova.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2012). &#039;&#039;Confisca Canfarotta/Lo Re - 115 beni confiscati&#039;&#039;, mafieinliguria.it.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2021). &#039;&#039;Conti di Lavagna, la Cassazione conferma le condanne&#039;&#039;, mafieinliguria.it.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2012). &#039;&#039;Cosa Nostra in Centro Storico: il Clan Fiandaca-Emmanuello&#039;&#039;, mafieinliguria.it.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2012). &#039;&#039;&#039;ndrangheta in Liguria: l&#039;infiltrazione e i primi processi, mafieinliguria.it&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
*Peluffo, V. (2012). Interrogazione a risposta in commissione 5/06091, 2 febbraio.&lt;br /&gt;
*Pinto, F. (2021). Operazione “Pandora” – Informativa Finale. Guardia di Finanza – Comando gruppo di Genova.&lt;br /&gt;
*Sicuro, A. (2014). Sentenza contro Gangemi Domenico + 35, Tribunale di Locri - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari.&lt;br /&gt;
*Tarditi, V. (1995). Relazione sulla missione in Liguria, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari.&lt;br /&gt;
[[Categoria:Liguria]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Genova&amp;diff=9939</id>
		<title>Mafie a Genova</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Genova&amp;diff=9939"/>
		<updated>2023-03-09T10:10:56Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: Rimosso famiglie Fogliani e Mamone dall&amp;#039;elenco puntato&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&#039;&#039;&#039;La Città Metropolitana di Genova&#039;&#039;&#039; è storicamente interessata dal fenomeno mafioso. Nel Secondo Dopoguerra, il capoluogo ligure e il suo hinterland sono stati una delle prime mete di alcuni esponenti di spicco delle organizzazioni mafiose nel Nord Italia, alcuni perché inviati in soggiorno obbligato, altri per inseguire nuove opportunità di sviluppo criminale. &lt;br /&gt;
[[File:Mafie-a-genova.jpg|alt=mafie a genova|miniatura]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Storia e attività ==&lt;br /&gt;
=== I primi insediamenti ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prima organizzazione mafiosa che si insediò nella provincia di Genova fu la [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]]. Si ebbe testimonianza della presenza di [[&#039;ndrina|&#039;ndrine]] nel capoluogo ligure già nel [[1951]], quando la [[Locale di Genova|locale di Genova]] aiutò a fuggire negli Stati Uniti il giovane latitante calabrese Angelo Macrì&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Grasso, &#039;&#039;Pentito della ‘ndrangheta confessa: «Compravamo le armi in via Pré»&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 22 giugno 2016&amp;lt;/ref&amp;gt;. Questa operazione testimoniò una presenza stabile e organizzata di &#039;ndrangheta a partire già dal primo dopo guerra. La Liguria da quel momento divenne uno snodo molto importante per la fuga di latitanti verso la Francia e gli Stati Uniti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capo storico della locale genovese di ‘ndrangheta fu Antonio Rampino detto &#039;&#039;U Massaru&#039;&#039;, nato a Canolo (RC) il [[26 novembre]] [[1927]]. La sua presenza sul suolo genovese fu attestata il [[29 maggio]] [[1953]] quando venne sottoposto a fermo per omicidio. L’emanazione genovese dell’organizzazione calabrese aveva base in via Prè nel centro storico&amp;lt;ref&amp;gt;Casa della legalità, &#039;&#039;Ma se i Rampino hanno vissuto da &#039;ndranghetisti che colpa abbiamo noi?&#039;&#039;, casadellalegalita.org, 21 novembre 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La migrazione delle famiglie mafiose ===&lt;br /&gt;
La [[Camorra|camorra]] arrivò a Genova nel 1960 tramite Francesco Fucci, detto &amp;quot;&#039;&#039;Mano e Pece&#039;&#039;&amp;quot;, e la compagna Carmela Ferro, detta &amp;quot;&#039;&#039;Marechiaro&#039;&#039;&amp;quot;. Anche loro avevano base nel centro storico, ma iniziarono ad espandere la loro attività su tutta Genova.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verso la metà degli anni ’70 si insediarono nel capoluogo ligure anche i Maurici, originari di Riesi in provincia di Caltanissetta, guidati da Giacomo Maurici. Gli equilibri si alterarono quando nel [[1979]] arrivò &#039;&#039;&#039;Salvatore Fiandaca&#039;&#039;&#039;, esponente di [[Cosa Nostra]] proveniente da Caltanissetta. Inviato a Genova in soggiorno obbligato, nel giro di pochi anni divenne capo decina per conto di [[Giuseppe Madonia|Piddu Madonia]], dal [[1982]] rappresentante provinciale di Caltanissetta e vice-rappresentante regionale nella &amp;quot;[[Commissione provinciale]]&amp;quot; (la cosiddetta &amp;quot;&#039;&#039;&#039;Cupola&#039;&#039;&#039;&amp;quot;)&amp;lt;ref&amp;gt;Luca Tescaroli, &#039;&#039;Le faide mafiose nei misteri della Sicilia&#039;&#039;, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2003, pp. 114-115&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A distanza di anni arrivarono in Liguria altre famiglie mafiose provenienti dalla Sicilia: da Caltanissetta giunsero i Vallelunga con Antonio Lo Iacono, il luogotenente di Piddu Madonia; da Gela arrivarono gli Aglietti, i Morso, i Monachella e gli Emanuello. Gli Emanuello, arrivati per ultimi nel [[1989]], si affiancarono ai Fiandaca. Tutte le famiglie furono invogliate dai numerosi cantieri, dalle opere di costruzione dell&#039;autostrada e dal facile accesso al confine con la Francia&amp;lt;ref&amp;gt;Massimo Calandri, &#039;&#039;Mafia Genovese, ultimo atto&#039;&#039;, La Repubblica, 15 maggio 2002&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi nuclei una volta impiantati si diedero a&#039;&#039;&#039;ll’estorsione del pizzo, all’usura, allo sfruttamento della prostituzione, al toto e lotto nero, al gioco d’azzardo, alle bische clandestine e soprattutto al reinvestimento dei profitti illeciti&#039;&#039;&#039; provenienti dal clan di Madonia insieme allo spaccio di droga, principalmente eroina, che gli procurava lo stesso Madonia&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Fiandaca nel [[1983]] iniziarono ad acquisire il controllo della piazza genovese nell’esercizio dell’usura, dell’estorsione e del traffico di stupefacenti, grazie all’appoggio della potente famiglia Cammarata di Riesi. Avevano la loro sede nel quartiere della Foce, considerato il centro finanziario della città&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria&#039;&#039;, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, 26 luglio 1995, p. 10&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verso la fine degli anni ‘80 alcuni esponenti della famiglia calabrese Asciutto-Neri-Grimaldi provenienti da Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, iniziarono a risiedere sporadicamente a Genova dedicandosi allo spaccio di eroina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Ponente, tra Pegli e Arenzano, si insediarono gli Angiollieri, famiglia legata alla camorra e dedita all’usura e all’estorsione&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1991 scoppiò una faida in Calabria tra la famiglia Asciutto-Neri-Grimaldi e il cartello Avignone-Giovinazzo-Zagari-Viola-Fazzalari per il predominio sul narcotraffico a Taurianova (RC) che si concluse il [[3 maggio]] [[1991]] con la sconfitta degli Asciutto-Neri-Grimaldi. Molti esponenti della famiglia si rifugiarono a Genova per sfuggire alle vendette, altri furono costretti a trasferirvisi in seguito alla condanna in primo grado del processo Taurus, che imponeva l’obbligo di soggiornare lontano dalle regioni meridionali. A Genova presero rapidamente il controllo del centro storico e del narcotraffico eliminando fisicamente la concorrenza. Si insediarono nella zona conosciuta come La Maddalena fino al marzo del 1993&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;&#039;ndrangheta in Liguria: l&#039;infiltrazione e i primi processi, mafieinliguria.it&#039;&#039;, 26 settembre 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Primi legami con la politica ===&lt;br /&gt;
I primi legami accertati tra mafia e politica in Liguria si ebbero il [[14 giugno]] [[1983]] quando Alberto Teardo, ex presidente della regione Liguria (in carica dal 28 settembre 1981 al 25 maggio 1983), venne arrestato con l&#039;accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. L’arresto avvenne nell&#039;ambito di un&#039;inchiesta per corruzione e concussione con altri esponenti del Partito Socialista Italiano ligure&amp;lt;ref&amp;gt;Guido Passalacqua, &#039;&#039;Teardo e il suo clan sono colpevoli&#039;&#039;, La Repubblica, 9 agosto 1985&amp;lt;/ref&amp;gt;. Venne ritrovata anche la sua tessera di iscrizione alla loggia massonica P2, la numero 341.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante il processo non fu confermato lo stampo mafioso dell’associazione a delinquere e questo evitò a Teardo la condanna per [[Legge Rognoni - La Torre|416 bis]], permettendogli una scarcerazione su cauzione. La sentenza, che condannava Alberto Teardo a 12 anni e 9 mesi, confermò l’associazione a delinquere, la corruzione, la concussione e il voto di scambio tra le istituzioni liguri e la [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]], ovvero tra Alberto Teardo e il boss calabrese &#039;&#039;&#039;Peppino Marcianò&#039;&#039;&#039; legato alla famiglia calabrese Scriva. Peppino Marcianò, storico boss di Ventimiglia, ammise di avere ricevuto già nel [[1976]] decine di milioni di lire da distribuire a chi decideva di votare per Teardo&amp;lt;ref&amp;gt;Piero Valentino, &#039;&#039;Così Mafie e ‘ndrangheta compravano voti per Teardo&#039;&#039;, La Repubblica, 31 agosto 1984&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei primi anni ‘90 [[Cosa Nostra]] decise di entrare nella politica genovese attraverso iscrizioni in blocco al Partito Socialista Italiano. Alcuni membri del partito si opposero a questa modalità di iscrizione che prevedeva l’accettazione nel partito di una lista unica di persone pressoché anonime tra cui venivano nascosti esponenti mafiosi. Per rappresaglia Cosa Nostra diede fuoco al circolo del P.S.I. Luigi Rotondo nel quartiere di Rivarolo&amp;lt;ref&amp;gt;Casa della legalità, &#039;&#039;Genova dove vota la mafia ed i politici si mostrano devoti (incassando anche alle Primarie)&#039;&#039;, casadellalegalita.org, 21 novembre 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== I Fiandaca e gli omicidi di mafia ===&lt;br /&gt;
Nell&#039;ottobre del [[1990]], nel ristorante del centro storico di Genova La Buca di San Matteo, venne freddato da due killer Gaetano Gardini, boss del gioco d&#039;azzardo e delle bische&amp;lt;ref&amp;gt;Massimo Calandri, &#039;&#039;Mafia Genovese, ultimo atto&#039;&#039;, La Repubblica, 15 maggio 2002&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[20 novembre]] [[1990]] venne assassinato Angelo Stuppia davanti all’ospedale Celesia di Rivarolo in cui era appena nato suo figlio. Stuppia era fuoriuscito dalla famiglia di Piddu Madonia e vi si era contrapposto&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria&#039;&#039;, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, 26 luglio 1995, p.19&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Salvatore Fiandaca venne individuato come mandante degli omicidi di Gaetano Gardini e di Luciano Gaglianò, assassinato il [[20 novembre]] [[1991]] per non aver pagato una consistente partita di cocaina. Per questi reati fu condannato definitivamente all’ergastolo il [[23 ottobre]] [[2006]]&amp;lt;ref&amp;gt;Wanda Valli e Francesco Viviano, &#039;&#039;Quel piano di terrore dei clan&#039;&#039;, La Repubblica, 15 maggio 1998&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== I primi sequestri per narcotraffico ===&lt;br /&gt;
Nel [[1994]], presso il porto di Genova, nell&#039;ambito dell&#039;operazione Cartagine vennero sequestrate per la prima volta dalla Polizia di Stato cinque tonnellate di cocaina arrivate in Europa dal Sud America e dirette nel torinese per conto di un cartello composto da gruppi colombiani, siciliani e calabresi&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Coca, Colombiani &amp;amp; &#039;ndrangheta&#039;&#039;, La Repubblica, 23 marzo 1995&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Le prime condanne per associazione a delinquere di stampo mafioso ===&lt;br /&gt;
Il [[31 dicembre]] [[1997]] Rosario Caci, nato a Gela il 14 aprile 1955 e affiliato al clan Emmanuello-Fiandaca, venne condannato dalla Corte d’Appello di Caltanissetta per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata allo spaccio, sfruttamento di prostituzione e usura. I suoi beni in Vico delle Mele furono sequestrati il [[28 settembre]] [[2004]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[21 dicembre]] [[2000]] il GUP del Tribunale di Genova dichiarò Salvatore Fiandaca, Pietro Fiandaca, Angela Giuliana, Paolo Vitello, Roberto Raciti, Angelo Scaglione, Roberto Sechi e Gianluca Di Naro colpevoli di «&#039;&#039;aver costituito in Genova, e averne fatto parte in periodi diversi, un’associazione per delinquere di stampo mafioso&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Cosa Nostra in Centro Storico: il Clan Fiandaca-Emmanuello&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 26 settembre 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Morte del boss Antonio Rampino e sviluppi delle gerarchie ===&lt;br /&gt;
Il [[10 febbraio]] [[2008]] morì Antonio Rampino, lo storico boss della [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]] in Liguria. A lui successe [[Domenico Gangemi]], titolare di un ortofrutta a San Fruttuoso ed esponente della &#039;ndrangheta di lunga data. Domenico Gangemi era già stato incarcerato negli anni ’70 a Reggio Calabria per omicidio. Il nuovo boss il [[25 agosto]] [[2000]] venne intercettato mentre affermava di essere lui il [[Vangelo]] in Liguria. In un&#039;intercettazione del [[14 agosto]] [[2009]] Gangemi, parlando con il capo-crimine di Rosarno [[Domenico Oppedisano]], affermava che la Liguria era &#039;ndranghetista e che la [[Locale di Genova|locale di Genova]] amministrava il territorio per conto della Calabria&amp;lt;ref&amp;gt;Alfredo Sicuro, &#039;&#039;Sentenza contro Gangemi Domenico + 35&#039;&#039;, Tribunale di Locri - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, 19 maggio 2014, p.251 &amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 22 dicembre 2010 a Pegli venne arrestato il latitante &#039;&#039;&#039;Onofrio Garcea&#039;&#039;&#039;. Considerato ai vertici della &#039;ndrangheta in Liguria, Garcea era stato condannato a 7 anni e 9 mesi di reclusione per aver diretto insieme a Lorenzo Nucera (condannato a 4 anni e 8 mesi) una struttura di &#039;ndrangheta al cui vertice assoluto venne collocato Domenico Gangemi. Garcea veniva definito &amp;quot;&#039;&#039;un amico&#039;&#039;&amp;quot; da Peppe Commisso, boss di Siderno. Secondo il collaboratore di giustizia &#039;&#039;&#039;Andrea Mantella&#039;&#039;&#039;, Garcea si occupava di rifornire di droga diverse famiglie facendola sbarcare nel porto di Genova&amp;lt;ref&amp;gt;Giuseppe Baglivo, &#039;&#039;&#039;Ndrangheta: dal Vibonese alla Liguria, Garcea condannato in Cassazione&#039;&#039;, Il Vibonese, 3 novembre 2020&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Maglio 3 e le elezioni del 2010 ===&lt;br /&gt;
Nel [[2010]] si svolsero le elezioni regionali. Queste furono condizionate largamente da appoggi e infiltrazioni mafiose, come venne accertato da un&#039;indagine del ROS di Genova denominata [[Operazione Maglio 3|Maglio 3]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sentenza confermò l’appoggio mafioso da parte del boss Domenico Gangemi ai candidati Alessio Saso (candidato al collegio di Imperia, già consigliere regionale per il PDL, presidente della VII Commissione Controlli e Trasparenza), Aldo Praticò (candidato al collegio di Genova, già consigliere comunale di Genova) e Fortunella Moio (candidata al collegio di Genova, figlia di Vincenzo Moio, vicesindaco di Ventimiglia che intercedette per far ottenere il consenso della criminalità organizzata alla figlia candidata). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo appoggio aveva il beneplacito della casa madre calabrese, seppur deciso in accordo tramite votazione fra i componenti di vertice delle locali di &#039;ndrangheta&amp;lt;ref&amp;gt;Silvia Carpanini, &#039;&#039;Sentenza contro Fortunato Barilaro +9&#039;&#039;, Tribunale di Genova - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, 31 gennaio 2013, pp. 112-116&amp;lt;/ref&amp;gt;. Le votazioni si svolsero in incontri che apparivano veri e propri “&#039;&#039;tavoli elettorali&#039;&#039;” capaci di spostare migliaia di voti in cambio di favori&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro +9&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 16 ottobre 2018, pp. 50-54&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il voto di scambio emerse in una conversazione di Gangemi in cui riportava testualmente le parole di Aldo Praticò: «&#039;&#039;Mimmo (Domenico Gangemi ndr) se tu mi dai un appoggio io vi prometto quello che posso fare, io ci metto tutto il partito&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro +9&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 16 ottobre 2018, p. 53&amp;lt;/ref&amp;gt;. Alla designazione dei candidati, tra gli altri, parteciparono Domenico Gangemi, Domenico Belcastro, Onofrio Garcea e Giuseppe Marcianò. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante il processo Maglio 3 si accertò che la Locale di Genova era composta da Domenico Gangemi, Raffaele Battista, Rocco Bruzzaniti, Onofrio Garcea, Antonino Multari e Lorenzo Nucera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Le vicende della locale di Lavagna ===&lt;br /&gt;
Il [[9 novembre]] [[2013]] a Lavagna venne ritrovato un magazzino di armi. Da lì nacque un’indagine che portò allo scoperto un’intera locale di ‘ndrangheta situata a Lavagna e con a capo Paolo Nucera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I fratelli Paolo, Francesco e Antonio Nucera, originari di Condofuri in provincia di Reggio Calabria (dove comanda la &#039;ndrina dei Rodà-Casile), si trasferirono nella zona di Chiavari e Lavagna alla fine degli anni Sessanta in seguito a una faida locale. La famiglia a Lavagna possedeva una ditta di autotrasporti per la gestione di rifiuti, una sala scommesse, un ecocentro per lo smaltimento di rifiuti, l’hotel Ambra e altre proprietà minori&amp;lt;ref&amp;gt;Sergio Merlo, &#039;&#039;Sentenza N. 2349/19 contro Paolo Nucera +19&#039;&#039;, Tribunale di Genova, 7 giugno 2019, p.26&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La locale di Lavagna si occupava di &#039;&#039;&#039;traffico di armi, traffico di droga, aiuti a latitanti, usura, estorsione e soprattutto della gestione in monopolio dei rifiuti&#039;&#039;&#039;. Il monopolio della gestione rifiuti era garantito dall’appoggio di infiltrati nell’amministrazione comunale, a partire dallo stesso sindaco Giuseppe Sanguineti a cui Nucera avrebbe procacciato 500 voti in cambio di un assessorato all’ambiente per Massimo Talerico, uomo vicino ai Nucera&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, pp. 79-86&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizialmente la sentenza di 1° grado aveva stabilito che nel voto di scambio fosse coinvolta anche Gabriella Mondello, ex-sindaca ed ex-parlamentare, ma in Appello la sua condanna in primo grado venne annullata e la sua posizione stralciata dal processo principale per &#039;&#039;genericità del capo di imputazione&#039;&#039;. Nel [[2021]] è tornata a processo, che è ancora in corso&amp;lt;ref&amp;gt;Alessandro Ponte, &#039;&#039;Corruzione elettorale a Lavagna, l’ex parlamentare Gabriella Mondello torna a processo&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 5 giugno 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rapporto elettorale tra i Nucera e Sanguineti divenne molto stretto, tanto che Sanguineti venne intercettato mentre invitava i Nucera a votare per Raffaella Paita, la candidata da lui sostenuta alle primarie del Partito Democratico per le elezioni regionali del [[2015]]&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, p. 87&amp;lt;/ref&amp;gt;. Alcuni funzionari dell’ufficio ambiente, come gli ingegneri Cogorno e Nidielli, avevano cercato di fare dei controlli sulle irregolarità dell&#039;Ecocentro dei Nucera, ma furono allontanati dall’amministrazione e minacciati&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, p. 29&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Nucera, grazie a un mandato del sindaco Sanguineti, si occuparono anche della gestione straordinaria dei rifiuti alluvionali nel [[2014]] quando a Chiavari e Lavagna si verificò una violenta alluvione. Il costo preventivato dai Nucera per il servizio fu di gran lunga superiore a quello di mercato: 15€ a quintale di rifiuti rispetto al prezzo di mercato di 17€ a tonnellata per il trasporto di rifiuti indifferenziati urbani&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, p. 112&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[20 giugno]] [[2016]] nell’ambito dell’operazione I conti di Lavagna vennero arrestati il sindaco Giuseppe Sanguineti, Massimo Talerico e Gabriella Mondello con l’accusa di abuso d’ufficio, voto di scambio e traffico illecito di influenze; vennero arrestati anche i fratelli Paolo, Antonio e Francesco Nucera insieme a Francesco Antonio Rodà e Antonio Rodà accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di rifiuti e droga, usura, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli imputati vennero condannati in primo grado con la sentenza del [[7 giugno]] [[2019]] eccetto Talerico che venne assolto. La Corte d’Appello confermò le condanne per Paolo Nucera (16 anni e 3 mesi di reclusione, individuato come capo della locale), Francesco Nucera (7 anni e 10 mesi di reclusione), Francesco Antonio Rodà (15 anni e 6 mesi di reclusione, individuato come rappresentante della locale con gli esponenti della Calabria) e Giuseppe Sanguineti (1 anno e 6 mesi di reclusione), mentre annullò, come già detto, la condanna a Gabriella Mondello. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[28 aprile]] [[2021]] la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati nel procedimento &amp;quot;I Conti di Lavagna, rendendo dunque definitive le condanne degli imputati&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Conti di Lavagna, la Cassazione conferma le condanne&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 28 aprile 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il comune di Lavagna fu sciolto il [[24 marzo]] [[2017]] per infiltrazioni mafiose. Fu il primo comune sciolto per mafia in provincia di Genova e testimoniò ufficialmente la presenza di &#039;ndrangheta nell&#039;amministrazione del Levante ligure&amp;lt;ref&amp;gt;Per approfondire, vedi [[Comuni sciolti per mafia]]&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Confische in Centro Storico ===&lt;br /&gt;
Il [[30 giugno]] [[2009]], in seguito all’operazione della DIA [[Operazione Terra di Nessuno|Terra di Nessuno]], vennero sequestrati più di 115 beni immobiliari di proprietà della famiglia Canfarotta, la maggior parte dei quali situata nel centro storico di Genova, in particolare nella zona della Maddalena. Ai Canfarotta, era contestato il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e lo sfruttamento di prostituzione&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Confisca Canfarotta/Lo Re - 115 beni confiscati&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 26 settembre 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[31 ottobre]] [[2017]] vennero nuovamente sequestrati in centro storico beni immobiliari per un totale di 900.000€ di proprietà del boss &#039;ndranghetista Salvatore Zappone, detto &#039;&#039;U Turiddu&#039;&#039;, presunto capo bastone della zona deceduto il [[1° marzo]] [[2012]]. I beni erano passati in eredità ai famigliari&amp;lt;ref&amp;gt;Simone Schiaffino, &#039;&#039;Genova, confiscato il tesoro di don Turiddu, ex boss dei vicoli: 11 alloggi per 900mila euro&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 31 ottobre 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gino Mamone, il Re delle bonifiche ===&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Gino Mamone&#039;&#039;&#039;, soprannominato &#039;&#039;il Re delle bonifiche&#039;&#039;, è un imprenditore che si occupa di gestione rifiuti e movimento terra. La famiglia dei Mamone, proveniente dalla Piana di Gioia Tauro, venne segnalata nel [[2002]] dalla DIA come una delle consorterie storiche calabresi trasferitasi in Liguria&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2002&#039;&#039;, Volume 2, p. 100 &amp;lt;/ref&amp;gt;. Qui fondarono una società che iniziò ad aggiudicarsi numerosi appalti pubblici&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2002&#039;&#039;, Volume 2, p. 101&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[2007]] la Guardia di Finanza definì Gino Mamone un esponente della malavita genovese affiancato a nomi del calibro di Onofrio Garcea&amp;lt;ref&amp;gt;Vinicio Giuseppe Guido Peluffo, &#039;&#039;Interrogazione a risposta in commissione 5/06091&#039;&#039;, 2 febbraio 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;. La sua famiglia fu segnalata dalla Dia per i suoi legami con la &#039;ndrina calabrese dei Mammoliti&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2002&#039;&#039;, Volume 2, p. 101&amp;lt;/ref&amp;gt;. Nel [[2008]] nelle informative per l’inchiesta Mensopoli, Gino Mamone veniva così definito dagli investigatori: «&#039;&#039;Il tenore delle conversazioni intercettate ha evidenziato collegamenti di Gino Mamone sia con il mondo politico sia con il mondo delle cosche calabresi. Egli potrebbe rappresentare il punto di contatto tra i due mondi&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Casa della legalità, &#039;&#039;Genova – La Procura Vuole Gli Arresti Degli &#039;Ndranghetisti&#039;&#039;, casadellalegalita.org, 23 maggio 2008&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mamone è stato arrestato nell’inchiesta Albatros  per corruzione di funzionari Amiu e turbativa d’asta. L’accusa era quella di aver corrotto Corrado Grondona, dirigente dell’Area Approvvigionamenti ed Affari Generali della società A.M.I.U. Genova s.p.a., tramite prostitute in cambio di appalti&amp;lt;ref&amp;gt;Si veda Roberta Bossi, Ordinanza di Custodia Cautelare R.G.N.R. N. 5620/12/21, R. Mis. caut. N. da 462 a 471/14, Tribunale di Genova, Sezione Giudice per le indagini preliminari, 6 novembre 2014; vedi anche &#039;&#039;&amp;quot;Genova, “appalti in cambio di escort”: 7 arresti. Indagine anche su post alluvione&amp;quot;&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano, 13 novembre 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la condanna in primo grado a 4 anni e 6 mesi per corruzione la Corte d’Appello ha disposto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale. Non è stata ritenuta sufficiente una consulenza che i PM Francesco Cardona Albini e Paola Calleri avevano affidato all’ingegnere Mauro Nalin. Si trattava di un documento decisivo per formulare l’accusa del giro di tangenti in cambio di appalti e favori sulla gestione dei rifiuti. Si è disposto di affidare la perizia a tre tecnici terzi, ma è probabile che i reati vadano in prescrizione, prevista nel 2023&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Lignana, &#039;&#039;Scandalo Amiu, processo da rifare&#039;&#039;, La Repubblica, 2 ottobre 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[10 novembre]] [[2017]] la Corte d’Appello di Genova ha riconosciuto la pericolosità sociale di Gino Mamone facendo scattare su di lui una misura preventiva di sorveglianza speciale&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Grasso, &#039;&#039;«Gino Mamone è un pericolo sociale»&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 10 novembre 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gino Mamone ha molti contatti nel panorama politico genovese: in altre intercettazioni si vantò di essere amico di &#039;&#039;&#039;Claudio Burlando&#039;&#039;&#039; (presidente della Regione Liguria dal 14 aprile 2005 all&#039;11 giugno 2015) e di Marta Vincenzi (sindaco di Genova dal 28 maggio 2007 al 21 maggio 2012)&amp;lt;ref&amp;gt;Ferruccio Sansa, &#039;&#039;Voto di scambio con le cosche&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 23 maggio 2008&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ha avuto contatti con &#039;&#039;&#039;Luigi Merlo&#039;&#039;&#039;, politico spezzino, marito di Raffaella Paita e all’epoca presidente del porto di Genova. Da Merlo nel [[2007]] ricevette persino richieste di voti per un compagno di partito a La Spezia &amp;lt;ref&amp;gt;Guardia di Finanza – Comando gruppo di Genova, &#039;&#039;Operazione “Pandora” – Informativa Finale&#039;&#039;, pp. 340-344&amp;lt;/ref&amp;gt;. Sempre Mamone venne intercettato mentre pronunciava queste frasi: «&#039;&#039;Noi ci siamo con quei settemila voti, non uno, noi tutti i calabresi, &#039;&#039;&#039;qua a Genova ce li gestiamo noi&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 358. Grassetto nostro.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mamone in un momento di crisi aziendale nel [[2013]] si lamentò col fratello Vincenzo del fatto che Claudio Burlando non lo stesse aiutando e, anzi, facesse finta di non conoscerlo: «&#039;&#039;Alfio (Lamberti, consulente di Mamone, ndr) va da Gian Poggi e gli dice: digli a Burlandino che Gino sta chiudendo, che poi (va) da Pinto (il pubblico ministero, ndr), non ti preoccupare che gli viene il cagotto… Enzo (il fratello Vincenzo, ndr)… vai, stai tranquillo che quello mi convoca. E gli dico: e allora? Non ti preoccupare, faccio come hai fatto te, io a te non ti conosco. Io a te non ti conosco proprio… non ti conosco più, lo vado dire a chi… a chi di dovere…&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ferruccio Sansa, &#039;&#039;Genova, appalti alluvione. Imprenditore Mamone: ‘Viene il cagotto a Burlandino’&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Burlando sostenne che, a parte alcuni incontri nei cantieri, non c’era mai stato un rapporto con Mamone, il quale tuttavia aveva finanziato un evento dell’associazione culturale Maestrale, proprio di Claudio Burlando&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Preve, &#039;&#039;La Liguria e la ‘ndragheta&#039;&#039;, La Repubblica, 15 gennaio 2012&amp;lt;/ref&amp;gt; e alcune intercettazioni evidenziano una grande familiarità tra Mamone e alcuni stretti collaboratori di Claudio Burlando, specialmente con Piero Piccolo, l’autista factotum di Burlando&amp;lt;ref&amp;gt;Guardia di Finanza – Comando gruppo di Genova, Operazione “Pandora” – Informativa Finale, pp. 322-340&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mamone con Piero Piccolo ha parlato spesso di Burlando riferendosi a lui col nome &amp;quot;&#039;&#039;capo&#039;&#039;&amp;quot;. L’imprenditore ligure chiese spesso a Piero Piccolo di organizzargli un incontro con Burlando, lamentandosi di non riuscire a contattarlo al telefono. Piccolo, di rimando, gli ricordava di finanziare alcuni eventi cittadini&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Nuovi sequestri in porto ===&lt;br /&gt;
Il [[31 gennaio]] [[2019]] nell’operazione [[Operazione Neve genovese|Neve genovese]] sono stati sequestrati in porto 2100 kg di cocaina purissima dal valore commerciale di mezzo miliardo di euro proveniente dalla Colombia e diretta a Barcellona. Si è trattato del più grande sequestro di droga in Italia negli ultimi 25 anni. Il [[29 luglio]] dello stesso nell’operazione [[Operazione Buon vento genovese|Buon vento genovese]] sono stati sequestrati 368 kg di cocaina e furono arrestati alcuni esponenti vicini al clan Alvaro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, il [[7 febbraio]] [[2022]] sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza 435 kg di cocaina nel porto di Genova sulla nave MSC Adelaide proveniente dal Brasile. I magistrati antimafia credono che dietro al carico ci sia la mano della ‘ndrangheta. L&#039;ipotesi sembra essere confermata dall’arresto di Giovanni Barone, la mente finanziaria del clan dei Bonavota al nord. Barone avrebbe permesso alla ‘ndrina di ricostruire i traffici sulla costa ligure e aveva inoltre trasformato una serie di imprese “decotte” in consorzi che stavano per prendersi i cantieri edili tra la Lanterna e Deiva Marina. Questi cantieri erano stati individuati dal clan durante numerosi incontri avvenuti tra i boss in ristoranti tipici calabresi a Genova e nell’entroterra. A organizzare questi incontri era &#039;&#039;&#039;Davide Garcea&#039;&#039;&#039;, figlio di Onofrio, il boss carcerato del clan Bonavota&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in &amp;quot;&#039;&#039;Il potere della ‘ndrangheta (anche) sul porto di Genova&#039;&#039;&amp;quot;, Corriere della Calabria, 30 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Recenti coinvolgimenti politici ===&lt;br /&gt;
Il [[24 gennaio]] [[2020]], dopo cinque anni di dibattimento, &#039;&#039;&#039;Claudio Scajola&#039;&#039;&#039; (politico ligure, ex ministro degli interni ed ex coordinatore nazionale di Forza Italia, attualmente sindaco di Imperia) venne condannato in primo grado a due anni di reclusione per aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena, ex deputato di Forza Italia, che era riuscito a rifugiarsi a Dubai dopo essere stato condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa nel 2013. Il processo di Appello è ancora in corso&amp;lt;ref&amp;gt;Dato aggiornato al 21 febbraio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli avvocati difensori durante il processo citarono come testimone a difesa di Scajola l’ex governatore Claudio Burlando. I due teoricamente erano avversari politici e la cosa destò scalpore. Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità, sostenne: «&#039;&#039;Burlando e Scajola sono stati per anni alleati, hanno rappresentato il blocco di interessi che ha retto la Liguria: Scajola andando a fondo si aggrappa al suo amico&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Preve, &#039;&#039;Processo a Reggio, Scajola chiama Burlando come testimone&#039;&#039;, La Repubblica, 9 novembre 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Situazione attuale ==&lt;br /&gt;
Come emerge dalle ultime relazioni della DIA&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, Relazione 2° Semestre 2021, pp. XXVI-XXVIII&amp;lt;/ref&amp;gt;, &#039;&#039;&#039;Genova rimane una città fortemente infiltrata dalla criminalità organizzata di stampo mafioso&#039;&#039;&#039;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La più potente e strutturata organizzazione mafiosa sul territorio è la &#039;ndrangheta che ha proprio nel capoluogo la sua [[Camera di Controllo (&#039;ndrangheta)|Camera di Controllo]] regionale con a capo la famiglia Gangemi. La [[Locale di Genova|locale di Genova]] ha la funzione di raccordo tra il [[Crimine (&#039;ndrangheta)|Crimine]] reggino e le unità periferiche liguri&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. Riguardo alla [[Locale di Lavagna|locale di Lavagna]] la sua operatività è stata riconosciuta sia in primo che in appello con la conferma delle condanne per associazione di tipo mafioso nei confronti di sodali della ‘ndrina Nucera-Rodà, proiezione ligure della cosca Rodà-Casile originaria della frazione San Carlo di Condofuri, in provincia di Reggio Calabria, nonché per corruzione elettorale con l’aggravante mafiosa nei confronti di un esponente di vertice dell’Amministrazione comunale di Lavagna&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. Nelle intercettazione dell’inchiesta &#039;&#039;Il Crimine&#039;&#039; si fa riferimento anche alla locale di Rapallo, non ancora confermata a livello giudiziario, anche se il comune di Rapallo è stato interessato da molteplici confische&amp;lt;ref&amp;gt;Cross, &#039;&#039;Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali per la presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso&#039;&#039;, Università degli Studi di Milano, 2 giugno 2016, p. 121.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa Nostra e la Camorra non godono di una vera e propria organizzazione strutturata nella provincia, ma sono presenti alcuni piccoli nuclei familiari che sono solo un’emanazione periferica delle organizzazioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli ultimi anni, oltre alle storiche infiltrazioni di &#039;ndrangheta, il nuovo allarme riguarda &#039;&#039;&#039;le organizzazioni criminali straniere&#039;&#039;&#039;: alcune di queste agiscono da indipendenti, pur stringendo spesso sodalizi con gli esponenti mafiosi locali; altre organizzazioni, come quella albanese, hanno preso in subappalto varie branche dell’organizzazione calabrese. Tra le attività in gestione c’è soprattutto il traffico di droga&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2021&#039;&#039;, pp. XXVI-XXVIII&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
Come è emerso dall’indagine &#039;&#039;Black Axe&#039;&#039;, a Genova è presente anche la cosiddetta &amp;quot;&#039;&#039;mafia nigeriana&#039;&#039;&amp;quot;, che si occupa di stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio e truffe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda lo spaccio di droga, Genova è la principale piazza ligure e rimane un panorama fortemente connotato da sodalizi stranieri principalmente costituiti da extracomunitari di origine africana, sudamericana e dell’est Europa. Il centro storico, considerato una terra di nessuno, rappresenta una piazza privilegiata&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro settore di interesse per la criminalità straniera è il &#039;&#039;&#039;favoreggiamento all’immigrazione clandestina&#039;&#039;&#039;, anche in considerazione della posizione strategica della Liguria che è da sempre un territorio di transito di flussi migratori irregolari verso altri paesi europei&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In generale c’è un’assenza di omicidi di matrice mafiosa, segnale di un uso controllato della violenza fisica da parte delle organizzazioni criminali, a cui si affiancano tuttavia numerosi attentati incendiari a esercizi commerciali e cantieri edili, sintomo questo di una presenza consolidata sul territorio con pretese di inserimento nell’economia locale&amp;lt;ref&amp;gt;Cross, &#039;&#039;op. cit.&#039;&#039;, p. 121.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli appalti pubblici ===&lt;br /&gt;
Le organizzazioni mafiose riescono frequentemente a infiltrarsi nei grandi appalti della provincia, a partire dalla ricostruzione del Ponte Morandi: il [[18 giugno]] [[2019]], nell’ambito dell’operazione Var, la DIA ha eseguito in Liguria e in Campania un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’amministratore di una società che lavorava in subappalto alla costruzione del ponte e riconducibile all’organizzazione camorristica Nuova Famiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 1° Semestre 2019&#039;&#039;, p. 142&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In connessione al faraonico progetto del Terzo Valico, volto a migliorare i movimenti tra il porto di Genova e il nord Italia, sono stati effettuati nel 2016 vari arresti a causa della presunta influenza della ‘ndrangheta nei subappalti. Nel 2018 il presidente della Società Italiana Condotte d’Acqua, responsabile dei lavori, è stato arrestato per corruzione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi fatti testimoniano un’infiltrazione capillare della criminalità organizzata di stampo mafioso negli appalti pubblici che rappresentano per i mafiosi uno dei principali business, specialmente negli ambiti della gestione rifiuti e del movimento terra. L’interesse mafioso va dai semplici appalti AMIU alle grandi opere.&lt;br /&gt;
La &#039;ndrangheta ha tentato di condizionare l&#039;amministrazione pubblica anche nel comune di Genova, seppure non sempre in maniera efficace. I candidati prescelti dai boss non sempre sono stati eletti. Questo denota una forte differenza con il ponente ligure dove la &#039;ndrangheta è percepita molto di più dalle persone e, dovendo movimentare voti in comuni con meno abitanti, è relativamente più influente rispetto a grandi comuni come Genova&amp;lt;ref&amp;gt;Cross, &#039;&#039;op. cit.&#039;&#039;, p. 122.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il porto ===&lt;br /&gt;
Il porto di Genova rimane &#039;&#039;&#039;uno degli snodi italiani cruciali all’interno del narcotraffico internazionale&#039;&#039;&#039; che è in continua espansione. Lo testimoniano gli ingenti sequestri sempre più frequenti all’interno dell’area portuale: secondo la relazione della DIA nel porto di Genova viene sequestrato il 39,67% della cocaina di tutto il paese&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 1° Semestre 2019&#039;&#039;, p. 142&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Locali di &#039;ndrangheta a Genova== &lt;br /&gt;
Le due locali di ‘ndrangheta nella provincia sono quelle di [[Locale di Lavagna|Lavagna]] e di [[Locale di Genova|Genova]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Famiglie==&lt;br /&gt;
Le famiglie della ‘ndrangheta attive sul territorio genovese sono:&lt;br /&gt;
*&lt;br /&gt;
*Libri&lt;br /&gt;
*Raso-Gullace-Albanese&lt;br /&gt;
*Bonavota&lt;br /&gt;
*Nucera-Rodà&lt;br /&gt;
*Casile-Rodà&lt;br /&gt;
*Gangemi&lt;br /&gt;
*&lt;br /&gt;
*&lt;br /&gt;
*&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le famiglie di Cosa Nostra attive sul territorio sono:&lt;br /&gt;
*Fiandaca&lt;br /&gt;
*Emanuello&lt;br /&gt;
*Rinzivillo&lt;br /&gt;
*Madonia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Principali operazioni antimafia==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Maglio 3; ordinanza 24 giugno 2011; Primo grado 9 novembre 2012, Appello 16 ottobre 2018; Cassazione 28 ottobre 2020; organizzazioni coinvolte: ‘ndrangheta&lt;br /&gt;
*I Conti di Lavagna; ordinanza 20 giugno 2016; primo grado 7 giugno 2019; Appello 26 giugno 2019; Cassazione 28 aprile 2021; organizzazioni coinvolte: ‘ndrangheta&lt;br /&gt;
*Il Crimine; Primo grado 19 luglio 2013, Appello 16 luglio 2015; Cassazione 18 maggio 2017; organizzazioni coinvolte: ‘ndrangheta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*Archivio Storico de “Il Secolo XIX”&lt;br /&gt;
*Archivio Storico de “La Repubblica”&lt;br /&gt;
*Bossi, R. (2014). Ordinanza di custodia cautelare -  R.G.N.R. N. 5620/12/21, Tribunale di Genova - Ufficio Gip, Sezione Giudice per le indagini preliminari.&lt;br /&gt;
*Carpanini, S. (2013). Sentenza contro Fortunato Barilaro + 9, Tribunale di Genova - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari.&lt;br /&gt;
*Casa della legalità (2013). &#039;&#039;Genova dove vota la mafia ed i politici si mostrano devoti (incassando anche alle Primarie)&#039;&#039;, casadellalegalita.org.&lt;br /&gt;
*Casa della legalità (2013). &#039;&#039;Ma se i Rampino hanno vissuto da &#039;ndranghetisti che colpa abbiamo noi?&#039;&#039;, casadellalegalita.org.&lt;br /&gt;
*CROSS (2016). “Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali per la presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso”, Università degli Studi di Milano, 2 giugno.&lt;br /&gt;
*Dello Preite, A. (2018). Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro + 9, Corte di Appello di Genova.&lt;br /&gt;
*Dello Preite, A. (2020). Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera + 13, Corte di Appello di Genova.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2002). Relazione 2° Semestre, Volume 2, Roma.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2008). Relazione 1° Semestre, Roma.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2019). Relazione 1° Semestre, Roma.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2021), Relazione 2° Semestre, Roma.&lt;br /&gt;
*Merlo, S. (2019). Sentenza N. 2349/19 contro Paolo Nucera + 19, Tribunale di Genova.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2012). &#039;&#039;Confisca Canfarotta/Lo Re - 115 beni confiscati&#039;&#039;, mafieinliguria.it.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2021). &#039;&#039;Conti di Lavagna, la Cassazione conferma le condanne&#039;&#039;, mafieinliguria.it.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2012). &#039;&#039;Cosa Nostra in Centro Storico: il Clan Fiandaca-Emmanuello&#039;&#039;, mafieinliguria.it.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2012). &#039;&#039;&#039;ndrangheta in Liguria: l&#039;infiltrazione e i primi processi, mafieinliguria.it&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
*Peluffo, V. (2012). Interrogazione a risposta in commissione 5/06091, 2 febbraio.&lt;br /&gt;
*Pinto, F. (2021). Operazione “Pandora” – Informativa Finale. Guardia di Finanza – Comando gruppo di Genova.&lt;br /&gt;
*Sicuro, A. (2014). Sentenza contro Gangemi Domenico + 35, Tribunale di Locri - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari.&lt;br /&gt;
*Tarditi, V. (1995). Relazione sulla missione in Liguria, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari.&lt;br /&gt;
[[Categoria:Liguria]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Genova&amp;diff=9912</id>
		<title>Mafie a Genova</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Genova&amp;diff=9912"/>
		<updated>2023-02-24T22:25:24Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: sostituita la parola &amp;quot;ndrina&amp;quot;, riferita alla famiglia Mamone, con &amp;quot;consorteria&amp;quot;, come da Relazione DIA del 2002&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&#039;&#039;&#039;La Città Metropolitana di Genova&#039;&#039;&#039; è storicamente interessata dal fenomeno mafioso. Nel Secondo Dopoguerra, il capoluogo ligure e il suo hinterland sono stati una delle prime mete di alcuni esponenti di spicco delle organizzazioni mafiose nel Nord Italia, alcuni perché inviati in soggiorno obbligato, altri per inseguire nuove opportunità di sviluppo criminale. &lt;br /&gt;
[[File:Mafie-a-genova.jpg|alt=mafie a genova|miniatura]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Storia e attività ==&lt;br /&gt;
=== I primi insediamenti ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prima organizzazione mafiosa che si insediò nella provincia di Genova fu la [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]]. Si ebbe testimonianza della presenza di [[&#039;ndrina|&#039;ndrine]] nel capoluogo ligure già nel [[1951]], quando la [[Locale di Genova|locale di Genova]] aiutò a fuggire negli Stati Uniti il giovane latitante calabrese Angelo Macrì&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Grasso, &#039;&#039;Pentito della ‘ndrangheta confessa: «Compravamo le armi in via Pré»&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 22 giugno 2016&amp;lt;/ref&amp;gt;. Questa operazione testimoniò una presenza stabile e organizzata di &#039;ndrangheta a partire già dal primo dopo guerra. La Liguria da quel momento divenne uno snodo molto importante per la fuga di latitanti verso la Francia e gli Stati Uniti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capo storico della locale genovese di ‘ndrangheta fu Antonio Rampino detto &#039;&#039;U Massaru&#039;&#039;, nato a Canolo (RC) il [[26 novembre]] [[1927]]. La sua presenza sul suolo genovese fu attestata il [[29 maggio]] [[1953]] quando venne sottoposto a fermo per omicidio. L’emanazione genovese dell’organizzazione calabrese aveva base in via Prè nel centro storico&amp;lt;ref&amp;gt;Casa della legalità, &#039;&#039;Ma se i Rampino hanno vissuto da &#039;ndranghetisti che colpa abbiamo noi?&#039;&#039;, casadellalegalita.org, 21 novembre 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La migrazione delle famiglie mafiose ===&lt;br /&gt;
La [[Camorra|camorra]] arrivò a Genova nel 1960 tramite Francesco Fucci, detto &amp;quot;&#039;&#039;Mano e Pece&#039;&#039;&amp;quot;, e la compagna Carmela Ferro, detta &amp;quot;&#039;&#039;Marechiaro&#039;&#039;&amp;quot;. Anche loro avevano base nel centro storico, ma iniziarono ad espandere la loro attività su tutta Genova.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verso la metà degli anni ’70 si insediarono nel capoluogo ligure anche i Maurici, originari di Riesi in provincia di Caltanissetta, guidati da Giacomo Maurici. Gli equilibri si alterarono quando nel [[1979]] arrivò &#039;&#039;&#039;Salvatore Fiandaca&#039;&#039;&#039;, esponente di [[Cosa Nostra]] proveniente da Caltanissetta. Inviato a Genova in soggiorno obbligato, nel giro di pochi anni divenne capo decina per conto di [[Giuseppe Madonia|Piddu Madonia]], dal [[1982]] rappresentante provinciale di Caltanissetta e vice-rappresentante regionale nella &amp;quot;[[Commissione provinciale]]&amp;quot; (la cosiddetta &amp;quot;&#039;&#039;&#039;Cupola&#039;&#039;&#039;&amp;quot;)&amp;lt;ref&amp;gt;Luca Tescaroli, &#039;&#039;Le faide mafiose nei misteri della Sicilia&#039;&#039;, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2003, pp. 114-115&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A distanza di anni arrivarono in Liguria altre famiglie mafiose provenienti dalla Sicilia: da Caltanissetta giunsero i Vallelunga con Antonio Lo Iacono, il luogotenente di Piddu Madonia; da Gela arrivarono gli Aglietti, i Morso, i Monachella e gli Emanuello. Gli Emanuello, arrivati per ultimi nel [[1989]], si affiancarono ai Fiandaca. Tutte le famiglie furono invogliate dai numerosi cantieri, dalle opere di costruzione dell&#039;autostrada e dal facile accesso al confine con la Francia&amp;lt;ref&amp;gt;Massimo Calandri, &#039;&#039;Mafia Genovese, ultimo atto&#039;&#039;, La Repubblica, 15 maggio 2002&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi nuclei una volta impiantati si diedero a&#039;&#039;&#039;ll’estorsione del pizzo, all’usura, allo sfruttamento della prostituzione, al toto e lotto nero, al gioco d’azzardo, alle bische clandestine e soprattutto al reinvestimento dei profitti illeciti&#039;&#039;&#039; provenienti dal clan di Madonia insieme allo spaccio di droga, principalmente eroina, che gli procurava lo stesso Madonia&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Fiandaca nel [[1983]] iniziarono ad acquisire il controllo della piazza genovese nell’esercizio dell’usura, dell’estorsione e del traffico di stupefacenti, grazie all’appoggio della potente famiglia Cammarata di Riesi. Avevano la loro sede nel quartiere della Foce, considerato il centro finanziario della città&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria&#039;&#039;, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, 26 luglio 1995, p. 10&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verso la fine degli anni ‘80 alcuni esponenti della famiglia calabrese Asciutto-Neri-Grimaldi provenienti da Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, iniziarono a risiedere sporadicamente a Genova dedicandosi allo spaccio di eroina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Ponente, tra Pegli e Arenzano, si insediarono gli Angiollieri, famiglia legata alla camorra e dedita all’usura e all’estorsione&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1991 scoppiò una faida in Calabria tra la famiglia Asciutto-Neri-Grimaldi e il cartello Avignone-Giovinazzo-Zagari-Viola-Fazzalari per il predominio sul narcotraffico a Taurianova (RC) che si concluse il [[3 maggio]] [[1991]] con la sconfitta degli Asciutto-Neri-Grimaldi. Molti esponenti della famiglia si rifugiarono a Genova per sfuggire alle vendette, altri furono costretti a trasferirvisi in seguito alla condanna in primo grado del processo Taurus, che imponeva l’obbligo di soggiornare lontano dalle regioni meridionali. A Genova presero rapidamente il controllo del centro storico e del narcotraffico eliminando fisicamente la concorrenza. Si insediarono nella zona conosciuta come La Maddalena fino al marzo del 1993&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;&#039;ndrangheta in Liguria: l&#039;infiltrazione e i primi processi, mafieinliguria.it&#039;&#039;, 26 settembre 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Primi legami con la politica ===&lt;br /&gt;
I primi legami accertati tra mafia e politica in Liguria si ebbero il [[14 giugno]] [[1983]] quando Alberto Teardo, ex presidente della regione Liguria (in carica dal 28 settembre 1981 al 25 maggio 1983), venne arrestato con l&#039;accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. L’arresto avvenne nell&#039;ambito di un&#039;inchiesta per corruzione e concussione con altri esponenti del Partito Socialista Italiano ligure&amp;lt;ref&amp;gt;Guido Passalacqua, &#039;&#039;Teardo e il suo clan sono colpevoli&#039;&#039;, La Repubblica, 9 agosto 1985&amp;lt;/ref&amp;gt;. Venne ritrovata anche la sua tessera di iscrizione alla loggia massonica P2, la numero 341.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante il processo non fu confermato lo stampo mafioso dell’associazione a delinquere e questo evitò a Teardo la condanna per [[Legge Rognoni - La Torre|416 bis]], permettendogli una scarcerazione su cauzione. La sentenza, che condannava Alberto Teardo a 12 anni e 9 mesi, confermò l’associazione a delinquere, la corruzione, la concussione e il voto di scambio tra le istituzioni liguri e la [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]], ovvero tra Alberto Teardo e il boss calabrese &#039;&#039;&#039;Peppino Marcianò&#039;&#039;&#039; legato alla famiglia calabrese Scriva. Peppino Marcianò, storico boss di Ventimiglia, ammise di avere ricevuto già nel [[1976]] decine di milioni di lire da distribuire a chi decideva di votare per Teardo&amp;lt;ref&amp;gt;Piero Valentino, &#039;&#039;Così Mafie e ‘ndrangheta compravano voti per Teardo&#039;&#039;, La Repubblica, 31 agosto 1984&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei primi anni ‘90 [[Cosa Nostra]] decise di entrare nella politica genovese attraverso iscrizioni in blocco al Partito Socialista Italiano. Alcuni membri del partito si opposero a questa modalità di iscrizione che prevedeva l’accettazione nel partito di una lista unica di persone pressoché anonime tra cui venivano nascosti esponenti mafiosi. Per rappresaglia Cosa Nostra diede fuoco al circolo del P.S.I. Luigi Rotondo nel quartiere di Rivarolo&amp;lt;ref&amp;gt;Casa della legalità, &#039;&#039;Genova dove vota la mafia ed i politici si mostrano devoti (incassando anche alle Primarie)&#039;&#039;, casadellalegalita.org, 21 novembre 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== I Fiandaca e gli omicidi di mafia ===&lt;br /&gt;
Nell&#039;ottobre del [[1990]], nel ristorante del centro storico di Genova La Buca di San Matteo, venne freddato da due killer Gaetano Gardini, boss del gioco d&#039;azzardo e delle bische&amp;lt;ref&amp;gt;Massimo Calandri, &#039;&#039;Mafia Genovese, ultimo atto&#039;&#039;, La Repubblica, 15 maggio 2002&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[20 novembre]] [[1990]] venne assassinato Angelo Stuppia davanti all’ospedale Celesia di Rivarolo in cui era appena nato suo figlio. Stuppia era fuoriuscito dalla famiglia di Piddu Madonia e vi si era contrapposto&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria&#039;&#039;, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, 26 luglio 1995, p.19&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Salvatore Fiandaca venne individuato come mandante degli omicidi di Gaetano Gardini e di Luciano Gaglianò, assassinato il [[20 novembre]] [[1991]] per non aver pagato una consistente partita di cocaina. Per questi reati fu condannato definitivamente all’ergastolo il [[23 ottobre]] [[2006]]&amp;lt;ref&amp;gt;Wanda Valli e Francesco Viviano, &#039;&#039;Quel piano di terrore dei clan&#039;&#039;, La Repubblica, 15 maggio 1998&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== I primi sequestri per narcotraffico ===&lt;br /&gt;
Nel [[1994]], presso il porto di Genova, nell&#039;ambito dell&#039;operazione Cartagine vennero sequestrate per la prima volta dalla Polizia di Stato cinque tonnellate di cocaina arrivate in Europa dal Sud America e dirette nel torinese per conto di un cartello composto da gruppi colombiani, siciliani e calabresi&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Coca, Colombiani &amp;amp; &#039;ndrangheta&#039;&#039;, La Repubblica, 23 marzo 1995&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Le prime condanne per associazione a delinquere di stampo mafioso ===&lt;br /&gt;
Il [[31 dicembre]] [[1997]] Rosario Caci, nato a Gela il 14 aprile 1955 e affiliato al clan Emmanuello-Fiandaca, venne condannato dalla Corte d’Appello di Caltanissetta per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata allo spaccio, sfruttamento di prostituzione e usura. I suoi beni in Vico delle Mele furono sequestrati il [[28 settembre]] [[2004]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[21 dicembre]] [[2000]] il GUP del Tribunale di Genova dichiarò Salvatore Fiandaca, Pietro Fiandaca, Angela Giuliana, Paolo Vitello, Roberto Raciti, Angelo Scaglione, Roberto Sechi e Gianluca Di Naro colpevoli di «&#039;&#039;aver costituito in Genova, e averne fatto parte in periodi diversi, un’associazione per delinquere di stampo mafioso&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Cosa Nostra in Centro Storico: il Clan Fiandaca-Emmanuello&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 26 settembre 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Morte del boss Antonio Rampino e sviluppi delle gerarchie ===&lt;br /&gt;
Il [[10 febbraio]] [[2008]] morì Antonio Rampino, lo storico boss della [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]] in Liguria. A lui successe [[Domenico Gangemi]], titolare di un ortofrutta a San Fruttuoso ed esponente della &#039;ndrangheta di lunga data. Domenico Gangemi era già stato incarcerato negli anni ’70 a Reggio Calabria per omicidio. Il nuovo boss il [[25 agosto]] [[2000]] venne intercettato mentre affermava di essere lui il [[Vangelo]] in Liguria. In un&#039;intercettazione del [[14 agosto]] [[2009]] Gangemi, parlando con il capo-crimine di Rosarno [[Domenico Oppedisano]], affermava che la Liguria era &#039;ndranghetista e che la [[Locale di Genova|locale di Genova]] amministrava il territorio per conto della Calabria&amp;lt;ref&amp;gt;Alfredo Sicuro, &#039;&#039;Sentenza contro Gangemi Domenico + 35&#039;&#039;, Tribunale di Locri - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, 19 maggio 2014, p.251 &amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 22 dicembre 2010 a Pegli venne arrestato il latitante &#039;&#039;&#039;Onofrio Garcea&#039;&#039;&#039;. Considerato ai vertici della &#039;ndrangheta in Liguria, Garcea era stato condannato a 7 anni e 9 mesi di reclusione per aver diretto insieme a Lorenzo Nucera (condannato a 4 anni e 8 mesi) una struttura di &#039;ndrangheta al cui vertice assoluto venne collocato Domenico Gangemi. Garcea veniva definito &amp;quot;&#039;&#039;un amico&#039;&#039;&amp;quot; da Peppe Commisso, boss di Siderno. Secondo il collaboratore di giustizia &#039;&#039;&#039;Andrea Mantella&#039;&#039;&#039;, Garcea si occupava di rifornire di droga diverse famiglie facendola sbarcare nel porto di Genova&amp;lt;ref&amp;gt;Giuseppe Baglivo, &#039;&#039;&#039;Ndrangheta: dal Vibonese alla Liguria, Garcea condannato in Cassazione&#039;&#039;, Il Vibonese, 3 novembre 2020&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Maglio 3 e le elezioni del 2010 ===&lt;br /&gt;
Nel [[2010]] si svolsero le elezioni regionali. Queste furono condizionate largamente da appoggi e infiltrazioni mafiose, come venne accertato da un&#039;indagine del ROS di Genova denominata [[Operazione Maglio 3|Maglio 3]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sentenza confermò l’appoggio mafioso da parte del boss Domenico Gangemi ai candidati Alessio Saso (candidato al collegio di Imperia, già consigliere regionale per il PDL, presidente della VII Commissione Controlli e Trasparenza), Aldo Praticò (candidato al collegio di Genova, già consigliere comunale di Genova) e Fortunella Moio (candidata al collegio di Genova, figlia di Vincenzo Moio, vicesindaco di Ventimiglia che intercedette per far ottenere il consenso della criminalità organizzata alla figlia candidata). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo appoggio aveva il beneplacito della casa madre calabrese, seppur deciso in accordo tramite votazione fra i componenti di vertice delle locali di &#039;ndrangheta&amp;lt;ref&amp;gt;Silvia Carpanini, &#039;&#039;Sentenza contro Fortunato Barilaro +9&#039;&#039;, Tribunale di Genova - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, 31 gennaio 2013, pp. 112-116&amp;lt;/ref&amp;gt;. Le votazioni si svolsero in incontri che apparivano veri e propri “&#039;&#039;tavoli elettorali&#039;&#039;” capaci di spostare migliaia di voti in cambio di favori&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro +9&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 16 ottobre 2018, pp. 50-54&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il voto di scambio emerse in una conversazione di Gangemi in cui riportava testualmente le parole di Aldo Praticò: «&#039;&#039;Mimmo (Domenico Gangemi ndr) se tu mi dai un appoggio io vi prometto quello che posso fare, io ci metto tutto il partito&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro +9&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 16 ottobre 2018, p. 53&amp;lt;/ref&amp;gt;. Alla designazione dei candidati, tra gli altri, parteciparono Domenico Gangemi, Domenico Belcastro, Onofrio Garcea e Giuseppe Marcianò. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante il processo Maglio 3 si accertò che la Locale di Genova era composta da Domenico Gangemi, Raffaele Battista, Rocco Bruzzaniti, Onofrio Garcea, Antonino Multari e Lorenzo Nucera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Le vicende della locale di Lavagna ===&lt;br /&gt;
Il [[9 novembre]] [[2013]] a Lavagna venne ritrovato un magazzino di armi. Da lì nacque un’indagine che portò allo scoperto un’intera locale di ‘ndrangheta situata a Lavagna e con a capo Paolo Nucera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I fratelli Paolo, Francesco e Antonio Nucera, originari di Condofuri in provincia di Reggio Calabria (dove comanda la &#039;ndrina dei Rodà-Casile), si trasferirono nella zona di Chiavari e Lavagna alla fine degli anni Sessanta in seguito a una faida locale. La famiglia a Lavagna possedeva una ditta di autotrasporti per la gestione di rifiuti, una sala scommesse, un ecocentro per lo smaltimento di rifiuti, l’hotel Ambra e altre proprietà minori&amp;lt;ref&amp;gt;Sergio Merlo, &#039;&#039;Sentenza N. 2349/19 contro Paolo Nucera +19&#039;&#039;, Tribunale di Genova, 7 giugno 2019, p.26&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La locale di Lavagna si occupava di &#039;&#039;&#039;traffico di armi, traffico di droga, aiuti a latitanti, usura, estorsione e soprattutto della gestione in monopolio dei rifiuti&#039;&#039;&#039;. Il monopolio della gestione rifiuti era garantito dall’appoggio di infiltrati nell’amministrazione comunale, a partire dallo stesso sindaco Giuseppe Sanguineti a cui Nucera avrebbe procacciato 500 voti in cambio di un assessorato all’ambiente per Massimo Talerico, uomo vicino ai Nucera&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, pp. 79-86&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizialmente la sentenza di 1° grado aveva stabilito che nel voto di scambio fosse coinvolta anche Gabriella Mondello, ex-sindaca ed ex-parlamentare, ma in Appello la sua condanna in primo grado venne annullata e la sua posizione stralciata dal processo principale per &#039;&#039;genericità del capo di imputazione&#039;&#039;. Nel [[2021]] è tornata a processo, che è ancora in corso&amp;lt;ref&amp;gt;Alessandro Ponte, &#039;&#039;Corruzione elettorale a Lavagna, l’ex parlamentare Gabriella Mondello torna a processo&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 5 giugno 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rapporto elettorale tra i Nucera e Sanguineti divenne molto stretto, tanto che Sanguineti venne intercettato mentre invitava i Nucera a votare per Raffaella Paita, la candidata da lui sostenuta alle primarie del Partito Democratico per le elezioni regionali del [[2015]]&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, p. 87&amp;lt;/ref&amp;gt;. Alcuni funzionari dell’ufficio ambiente, come gli ingegneri Cogorno e Nidielli, avevano cercato di fare dei controlli sulle irregolarità dell&#039;Ecocentro dei Nucera, ma furono allontanati dall’amministrazione e minacciati&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, p. 29&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Nucera, grazie a un mandato del sindaco Sanguineti, si occuparono anche della gestione straordinaria dei rifiuti alluvionali nel [[2014]] quando a Chiavari e Lavagna si verificò una violenta alluvione. Il costo preventivato dai Nucera per il servizio fu di gran lunga superiore a quello di mercato: 15€ a quintale di rifiuti rispetto al prezzo di mercato di 17€ a tonnellata per il trasporto di rifiuti indifferenziati urbani&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, p. 112&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[20 giugno]] [[2016]] nell’ambito dell’operazione I conti di Lavagna vennero arrestati il sindaco Giuseppe Sanguineti, Massimo Talerico e Gabriella Mondello con l’accusa di abuso d’ufficio, voto di scambio e traffico illecito di influenze; vennero arrestati anche i fratelli Paolo, Antonio e Francesco Nucera insieme a Francesco Antonio Rodà e Antonio Rodà accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di rifiuti e droga, usura, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli imputati vennero condannati in primo grado con la sentenza del [[7 giugno]] [[2019]] eccetto Talerico che venne assolto. La Corte d’Appello confermò le condanne per Paolo Nucera (16 anni e 3 mesi di reclusione, individuato come capo della locale), Francesco Nucera (7 anni e 10 mesi di reclusione), Francesco Antonio Rodà (15 anni e 6 mesi di reclusione, individuato come rappresentante della locale con gli esponenti della Calabria) e Giuseppe Sanguineti (1 anno e 6 mesi di reclusione), mentre annullò, come già detto, la condanna a Gabriella Mondello. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[28 aprile]] [[2021]] la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati nel procedimento &amp;quot;I Conti di Lavagna, rendendo dunque definitive le condanne degli imputati&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Conti di Lavagna, la Cassazione conferma le condanne&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 28 aprile 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il comune di Lavagna fu sciolto il [[24 marzo]] [[2017]] per infiltrazioni mafiose. Fu il primo comune sciolto per mafia in provincia di Genova e testimoniò ufficialmente la presenza di &#039;ndrangheta nell&#039;amministrazione del Levante ligure&amp;lt;ref&amp;gt;Per approfondire, vedi [[Comuni sciolti per mafia]]&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Confische in Centro Storico ===&lt;br /&gt;
Il [[30 giugno]] [[2009]], in seguito all’operazione della DIA [[Operazione Terra di Nessuno|Terra di Nessuno]], vennero sequestrati più di 115 beni immobiliari di proprietà della famiglia Canfarotta, la maggior parte dei quali situata nel centro storico di Genova, in particolare nella zona della Maddalena. Ai Canfarotta, era contestato il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e lo sfruttamento di prostituzione&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Confisca Canfarotta/Lo Re - 115 beni confiscati&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 26 settembre 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[31 ottobre]] [[2017]] vennero nuovamente sequestrati in centro storico beni immobiliari per un totale di 900.000€ di proprietà del boss &#039;ndranghetista Salvatore Zappone, detto &#039;&#039;U Turiddu&#039;&#039;, presunto capo bastone della zona deceduto il [[1° marzo]] [[2012]]. I beni erano passati in eredità ai famigliari&amp;lt;ref&amp;gt;Simone Schiaffino, &#039;&#039;Genova, confiscato il tesoro di don Turiddu, ex boss dei vicoli: 11 alloggi per 900mila euro&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 31 ottobre 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gino Mamone, il Re delle bonifiche ===&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Gino Mamone&#039;&#039;&#039;, soprannominato &#039;&#039;il Re delle bonifiche&#039;&#039;, è un imprenditore che si occupa di gestione rifiuti e movimento terra. La famiglia dei Mamone, proveniente dalla Piana di Gioia Tauro, venne segnalata nel [[2002]] dalla DIA come una delle consorterie storiche calabresi trasferitasi in Liguria&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2002&#039;&#039;, Volume 2, p. 100 &amp;lt;/ref&amp;gt;. Qui fondarono una società che iniziò ad aggiudicarsi numerosi appalti pubblici&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2002&#039;&#039;, Volume 2, p. 101&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[2007]] la Guardia di Finanza definì Gino Mamone un esponente della malavita genovese affiancato a nomi del calibro di Onofrio Garcea&amp;lt;ref&amp;gt;Vinicio Giuseppe Guido Peluffo, &#039;&#039;Interrogazione a risposta in commissione 5/06091&#039;&#039;, 2 febbraio 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;. La sua famiglia fu segnalata dalla Dia per i suoi legami con la &#039;ndrina calabrese dei Mammoliti&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2002&#039;&#039;, Volume 2, p. 101&amp;lt;/ref&amp;gt;. Nel [[2008]] nelle informative per l’inchiesta Mensopoli, Gino Mamone veniva così definito dagli investigatori: «&#039;&#039;Il tenore delle conversazioni intercettate ha evidenziato collegamenti di Gino Mamone sia con il mondo politico sia con il mondo delle cosche calabresi. Egli potrebbe rappresentare il punto di contatto tra i due mondi&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Casa della legalità, &#039;&#039;Genova – La Procura Vuole Gli Arresti Degli &#039;Ndranghetisti&#039;&#039;, casadellalegalita.org, 23 maggio 2008&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mamone è stato arrestato nell’inchiesta Albatros  per corruzione di funzionari Amiu e turbativa d’asta. L’accusa era quella di aver corrotto Corrado Grondona, dirigente dell’Area Approvvigionamenti ed Affari Generali della società A.M.I.U. Genova s.p.a., tramite prostitute in cambio di appalti&amp;lt;ref&amp;gt;Si veda Roberta Bossi, Ordinanza di Custodia Cautelare R.G.N.R. N. 5620/12/21, R. Mis. caut. N. da 462 a 471/14, Tribunale di Genova, Sezione Giudice per le indagini preliminari, 6 novembre 2014; vedi anche &#039;&#039;&amp;quot;Genova, “appalti in cambio di escort”: 7 arresti. Indagine anche su post alluvione&amp;quot;&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano, 13 novembre 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la condanna in primo grado a 4 anni e 6 mesi per corruzione la Corte d’Appello ha disposto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale. Non è stata ritenuta sufficiente una consulenza che i PM Francesco Cardona Albini e Paola Calleri avevano affidato all’ingegnere Mauro Nalin. Si trattava di un documento decisivo per formulare l’accusa del giro di tangenti in cambio di appalti e favori sulla gestione dei rifiuti. Si è disposto di affidare la perizia a tre tecnici terzi, ma è probabile che i reati vadano in prescrizione, prevista nel 2023&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Lignana, &#039;&#039;Scandalo Amiu, processo da rifare&#039;&#039;, La Repubblica, 2 ottobre 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[10 novembre]] [[2017]] la Corte d’Appello di Genova ha riconosciuto la pericolosità sociale di Gino Mamone facendo scattare su di lui una misura preventiva di sorveglianza speciale&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Grasso, &#039;&#039;«Gino Mamone è un pericolo sociale»&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 10 novembre 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gino Mamone ha molti contatti nel panorama politico genovese: in altre intercettazioni si vantò di essere amico di &#039;&#039;&#039;Claudio Burlando&#039;&#039;&#039; (presidente della Regione Liguria dal 14 aprile 2005 all&#039;11 giugno 2015) e di Marta Vincenzi (sindaco di Genova dal 28 maggio 2007 al 21 maggio 2012)&amp;lt;ref&amp;gt;Ferruccio Sansa, &#039;&#039;Voto di scambio con le cosche&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 23 maggio 2008&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ha avuto contatti con &#039;&#039;&#039;Luigi Merlo&#039;&#039;&#039;, politico spezzino, marito di Raffaella Paita e all’epoca presidente del porto di Genova. Da Merlo nel [[2007]] ricevette persino richieste di voti per un compagno di partito a La Spezia &amp;lt;ref&amp;gt;Guardia di Finanza – Comando gruppo di Genova, &#039;&#039;Operazione “Pandora” – Informativa Finale&#039;&#039;, pp. 340-344&amp;lt;/ref&amp;gt;. Sempre Mamone venne intercettato mentre pronunciava queste frasi: «&#039;&#039;Noi ci siamo con quei settemila voti, non uno, noi tutti i calabresi, &#039;&#039;&#039;qua a Genova ce li gestiamo noi&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 358. Grassetto nostro.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mamone in un momento di crisi aziendale nel [[2013]] si lamentò col fratello Vincenzo del fatto che Claudio Burlando non lo stesse aiutando e, anzi, facesse finta di non conoscerlo: «&#039;&#039;Alfio (Lamberti, consulente di Mamone, ndr) va da Gian Poggi e gli dice: digli a Burlandino che Gino sta chiudendo, che poi (va) da Pinto (il pubblico ministero, ndr), non ti preoccupare che gli viene il cagotto… Enzo (il fratello Vincenzo, ndr)… vai, stai tranquillo che quello mi convoca. E gli dico: e allora? Non ti preoccupare, faccio come hai fatto te, io a te non ti conosco. Io a te non ti conosco proprio… non ti conosco più, lo vado dire a chi… a chi di dovere…&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ferruccio Sansa, &#039;&#039;Genova, appalti alluvione. Imprenditore Mamone: ‘Viene il cagotto a Burlandino’&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Burlando sostenne che, a parte alcuni incontri nei cantieri, non c’era mai stato un rapporto con Mamone, il quale tuttavia aveva finanziato un evento dell’associazione culturale Maestrale, proprio di Claudio Burlando&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Preve, &#039;&#039;La Liguria e la ‘ndragheta&#039;&#039;, La Repubblica, 15 gennaio 2012&amp;lt;/ref&amp;gt; e alcune intercettazioni evidenziano una grande familiarità tra Mamone e alcuni stretti collaboratori di Claudio Burlando, specialmente con Piero Piccolo, l’autista factotum di Burlando&amp;lt;ref&amp;gt;Guardia di Finanza – Comando gruppo di Genova, Operazione “Pandora” – Informativa Finale, pp. 322-340&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mamone con Piero Piccolo ha parlato spesso di Burlando riferendosi a lui col nome &amp;quot;&#039;&#039;capo&#039;&#039;&amp;quot;. L’imprenditore ligure chiese spesso a Piero Piccolo di organizzargli un incontro con Burlando, lamentandosi di non riuscire a contattarlo al telefono. Piccolo, di rimando, gli ricordava di finanziare alcuni eventi cittadini&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Nuovi sequestri in porto ===&lt;br /&gt;
Il [[31 gennaio]] [[2019]] nell’operazione [[Operazione Neve genovese|Neve genovese]] sono stati sequestrati in porto 2100 kg di cocaina purissima dal valore commerciale di mezzo miliardo di euro proveniente dalla Colombia e diretta a Barcellona. Si è trattato del più grande sequestro di droga in Italia negli ultimi 25 anni. Il [[29 luglio]] dello stesso nell’operazione [[Operazione Buon vento genovese|Buon vento genovese]] sono stati sequestrati 368 kg di cocaina e furono arrestati alcuni esponenti vicini al clan Alvaro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, il [[7 febbraio]] [[2022]] sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza 435 kg di cocaina nel porto di Genova sulla nave MSC Adelaide proveniente dal Brasile. I magistrati antimafia credono che dietro al carico ci sia la mano della ‘ndrangheta. L&#039;ipotesi sembra essere confermata dall’arresto di Giovanni Barone, la mente finanziaria del clan dei Bonavota al nord. Barone avrebbe permesso alla ‘ndrina di ricostruire i traffici sulla costa ligure e aveva inoltre trasformato una serie di imprese “decotte” in consorzi che stavano per prendersi i cantieri edili tra la Lanterna e Deiva Marina. Questi cantieri erano stati individuati dal clan durante numerosi incontri avvenuti tra i boss in ristoranti tipici calabresi a Genova e nell’entroterra. A organizzare questi incontri era &#039;&#039;&#039;Davide Garcea&#039;&#039;&#039;, figlio di Onofrio, il boss carcerato del clan Bonavota&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in &amp;quot;&#039;&#039;Il potere della ‘ndrangheta (anche) sul porto di Genova&#039;&#039;&amp;quot;, Corriere della Calabria, 30 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Recenti coinvolgimenti politici ===&lt;br /&gt;
Il [[24 gennaio]] [[2020]], dopo cinque anni di dibattimento, &#039;&#039;&#039;Claudio Scajola&#039;&#039;&#039; (politico ligure, ex ministro degli interni ed ex coordinatore nazionale di Forza Italia, attualmente sindaco di Imperia) venne condannato in primo grado a due anni di reclusione per aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena, ex deputato di Forza Italia, che era riuscito a rifugiarsi a Dubai dopo essere stato condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa nel 2013. Il processo di Appello è ancora in corso&amp;lt;ref&amp;gt;Dato aggiornato al 21 febbraio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli avvocati difensori durante il processo citarono come testimone a difesa di Scajola l’ex governatore Claudio Burlando. I due teoricamente erano avversari politici e la cosa destò scalpore. Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità, sostenne: «&#039;&#039;Burlando e Scajola sono stati per anni alleati, hanno rappresentato il blocco di interessi che ha retto la Liguria: Scajola andando a fondo si aggrappa al suo amico&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Preve, &#039;&#039;Processo a Reggio, Scajola chiama Burlando come testimone&#039;&#039;, La Repubblica, 9 novembre 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Situazione attuale ==&lt;br /&gt;
Come emerge dalle ultime relazioni della DIA&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, Relazione 2° Semestre 2021, pp. XXVI-XXVIII&amp;lt;/ref&amp;gt;, &#039;&#039;&#039;Genova rimane una città fortemente infiltrata dalla criminalità organizzata di stampo mafioso&#039;&#039;&#039;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La più potente e strutturata organizzazione mafiosa sul territorio è la &#039;ndrangheta che ha proprio nel capoluogo la sua [[Camera di Controllo (&#039;ndrangheta)|Camera di Controllo]] regionale con a capo la famiglia Gangemi. La [[Locale di Genova|locale di Genova]] ha la funzione di raccordo tra il [[Crimine (&#039;ndrangheta)|Crimine]] reggino e le unità periferiche liguri&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. Riguardo alla [[Locale di Lavagna|locale di Lavagna]] la sua operatività è stata riconosciuta sia in primo che in appello con la conferma delle condanne per associazione di tipo mafioso nei confronti di sodali della ‘ndrina Nucera-Rodà, proiezione ligure della cosca Rodà-Casile originaria della frazione San Carlo di Condofuri, in provincia di Reggio Calabria, nonché per corruzione elettorale con l’aggravante mafiosa nei confronti di un esponente di vertice dell’Amministrazione comunale di Lavagna&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. Nelle intercettazione dell’inchiesta &#039;&#039;Il Crimine&#039;&#039; si fa riferimento anche alla locale di Rapallo, non ancora confermata a livello giudiziario, anche se il comune di Rapallo è stato interessato da molteplici confische&amp;lt;ref&amp;gt;Cross, &#039;&#039;Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali per la presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso&#039;&#039;, Università degli Studi di Milano, 2 giugno 2016, p. 121.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa Nostra e la Camorra non godono di una vera e propria organizzazione strutturata nella provincia, ma sono presenti alcuni piccoli nuclei familiari che sono solo un’emanazione periferica delle organizzazioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli ultimi anni, oltre alle storiche infiltrazioni di &#039;ndrangheta, il nuovo allarme riguarda &#039;&#039;&#039;le organizzazioni criminali straniere&#039;&#039;&#039;: alcune di queste agiscono da indipendenti, pur stringendo spesso sodalizi con gli esponenti mafiosi locali; altre organizzazioni, come quella albanese, hanno preso in subappalto varie branche dell’organizzazione calabrese. Tra le attività in gestione c’è soprattutto il traffico di droga&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2021&#039;&#039;, pp. XXVI-XXVIII&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
Come è emerso dall’indagine &#039;&#039;Black Axe&#039;&#039;, a Genova è presente anche la cosiddetta &amp;quot;&#039;&#039;mafia nigeriana&#039;&#039;&amp;quot;, che si occupa di stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio e truffe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda lo spaccio di droga, Genova è la principale piazza ligure e rimane un panorama fortemente connotato da sodalizi stranieri principalmente costituiti da extracomunitari di origine africana, sudamericana e dell’est Europa. Il centro storico, considerato una terra di nessuno, rappresenta una piazza privilegiata&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro settore di interesse per la criminalità straniera è il &#039;&#039;&#039;favoreggiamento all’immigrazione clandestina&#039;&#039;&#039;, anche in considerazione della posizione strategica della Liguria che è da sempre un territorio di transito di flussi migratori irregolari verso altri paesi europei&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In generale c’è un’assenza di omicidi di matrice mafiosa, segnale di un uso controllato della violenza fisica da parte delle organizzazioni criminali, a cui si affiancano tuttavia numerosi attentati incendiari a esercizi commerciali e cantieri edili, sintomo questo di una presenza consolidata sul territorio con pretese di inserimento nell’economia locale&amp;lt;ref&amp;gt;Cross, &#039;&#039;op. cit.&#039;&#039;, p. 121.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli appalti pubblici ===&lt;br /&gt;
Le organizzazioni mafiose riescono frequentemente a infiltrarsi nei grandi appalti della provincia, a partire dalla ricostruzione del Ponte Morandi: il [[18 giugno]] [[2019]], nell’ambito dell’operazione Var, la DIA ha eseguito in Liguria e in Campania un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’amministratore di una società che lavorava in subappalto alla costruzione del ponte e riconducibile all’organizzazione camorristica Nuova Famiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 1° Semestre 2019&#039;&#039;, p. 142&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In connessione al faraonico progetto del Terzo Valico, volto a migliorare i movimenti tra il porto di Genova e il nord Italia, sono stati effettuati nel 2016 vari arresti a causa della presunta influenza della ‘ndrangheta nei subappalti. Nel 2018 il presidente della Società Italiana Condotte d’Acqua, responsabile dei lavori, è stato arrestato per corruzione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi fatti testimoniano un’infiltrazione capillare della criminalità organizzata di stampo mafioso negli appalti pubblici che rappresentano per i mafiosi uno dei principali business, specialmente negli ambiti della gestione rifiuti e del movimento terra. L’interesse mafioso va dai semplici appalti AMIU alle grandi opere.&lt;br /&gt;
La &#039;ndrangheta ha tentato di condizionare l&#039;amministrazione pubblica anche nel comune di Genova, seppure non sempre in maniera efficace. I candidati prescelti dai boss non sempre sono stati eletti. Questo denota una forte differenza con il ponente ligure dove la &#039;ndrangheta è percepita molto di più dalle persone e, dovendo movimentare voti in comuni con meno abitanti, è relativamente più influente rispetto a grandi comuni come Genova&amp;lt;ref&amp;gt;Cross, &#039;&#039;op. cit.&#039;&#039;, p. 122.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il porto ===&lt;br /&gt;
Il porto di Genova rimane &#039;&#039;&#039;uno degli snodi italiani cruciali all’interno del narcotraffico internazionale&#039;&#039;&#039; che è in continua espansione. Lo testimoniano gli ingenti sequestri sempre più frequenti all’interno dell’area portuale: secondo la relazione della DIA nel porto di Genova viene sequestrato il 39,67% della cocaina di tutto il paese&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 1° Semestre 2019&#039;&#039;, p. 142&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Locali di &#039;ndrangheta a Genova== &lt;br /&gt;
Le due locali di ‘ndrangheta nella provincia sono quelle di [[Locale di Lavagna|Lavagna]] e di [[Locale di Genova|Genova]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Famiglie==&lt;br /&gt;
Le famiglie della ‘ndrangheta attive sul territorio genovese sono:&lt;br /&gt;
*Mamone&lt;br /&gt;
*Libri&lt;br /&gt;
*Raso-Gullace-Albanese&lt;br /&gt;
*Bonavota&lt;br /&gt;
*Nucera-Rodà&lt;br /&gt;
*Casile-Rodà&lt;br /&gt;
*Gangemi&lt;br /&gt;
*Fogliani&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le famiglie di Cosa Nostra attive sul territorio sono:&lt;br /&gt;
*Fiandaca&lt;br /&gt;
*Emanuello&lt;br /&gt;
*Rinzivillo&lt;br /&gt;
*Madonia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Principali operazioni antimafia==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Maglio 3; ordinanza 24 giugno 2011; Primo grado 9 novembre 2012, Appello 16 ottobre 2018; Cassazione 28 ottobre 2020; organizzazioni coinvolte: ‘ndrangheta&lt;br /&gt;
*I Conti di Lavagna; ordinanza 20 giugno 2016; primo grado 7 giugno 2019; Appello 26 giugno 2019; Cassazione 28 aprile 2021; organizzazioni coinvolte: ‘ndrangheta&lt;br /&gt;
*Il Crimine; Primo grado 19 luglio 2013, Appello 16 luglio 2015; Cassazione 18 maggio 2017; organizzazioni coinvolte: ‘ndrangheta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*Archivio Storico de “Il Secolo XIX”&lt;br /&gt;
*Archivio Storico de “La Repubblica”&lt;br /&gt;
*Bossi, R. (2014). Ordinanza di custodia cautelare -  R.G.N.R. N. 5620/12/21, Tribunale di Genova - Ufficio Gip, Sezione Giudice per le indagini preliminari.&lt;br /&gt;
*Carpanini, S. (2013). Sentenza contro Fortunato Barilaro + 9, Tribunale di Genova - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari.&lt;br /&gt;
*Casa della legalità (2013). &#039;&#039;Genova dove vota la mafia ed i politici si mostrano devoti (incassando anche alle Primarie)&#039;&#039;, casadellalegalita.org.&lt;br /&gt;
*Casa della legalità (2013). &#039;&#039;Ma se i Rampino hanno vissuto da &#039;ndranghetisti che colpa abbiamo noi?&#039;&#039;, casadellalegalita.org.&lt;br /&gt;
*CROSS (2016). “Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali per la presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso”, Università degli Studi di Milano, 2 giugno.&lt;br /&gt;
*Dello Preite, A. (2018). Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro + 9, Corte di Appello di Genova.&lt;br /&gt;
*Dello Preite, A. (2020). Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera + 13, Corte di Appello di Genova.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2002). Relazione 2° Semestre, Volume 2, Roma.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2008). Relazione 1° Semestre, Roma.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2019). Relazione 1° Semestre, Roma.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2021), Relazione 2° Semestre, Roma.&lt;br /&gt;
*Merlo, S. (2019). Sentenza N. 2349/19 contro Paolo Nucera + 19, Tribunale di Genova.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2012). &#039;&#039;Confisca Canfarotta/Lo Re - 115 beni confiscati&#039;&#039;, mafieinliguria.it.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2021). &#039;&#039;Conti di Lavagna, la Cassazione conferma le condanne&#039;&#039;, mafieinliguria.it.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2012). &#039;&#039;Cosa Nostra in Centro Storico: il Clan Fiandaca-Emmanuello&#039;&#039;, mafieinliguria.it.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2012). &#039;&#039;&#039;ndrangheta in Liguria: l&#039;infiltrazione e i primi processi, mafieinliguria.it&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
*Peluffo, V. (2012). Interrogazione a risposta in commissione 5/06091, 2 febbraio.&lt;br /&gt;
*Pinto, F. (2021). Operazione “Pandora” – Informativa Finale. Guardia di Finanza – Comando gruppo di Genova.&lt;br /&gt;
*Sicuro, A. (2014). Sentenza contro Gangemi Domenico + 35, Tribunale di Locri - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari.&lt;br /&gt;
*Tarditi, V. (1995). Relazione sulla missione in Liguria, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari.&lt;br /&gt;
[[Categoria:Liguria]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Genova&amp;diff=9910</id>
		<title>Mafie a Genova</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafie_a_Genova&amp;diff=9910"/>
		<updated>2023-02-21T15:20:09Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sputnik: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&#039;&#039;&#039;La Città Metropolitana di Genova&#039;&#039;&#039; è storicamente interessata dal fenomeno mafioso. Nel Secondo Dopoguerra, il capoluogo ligure e il suo hinterland sono stati una delle prime mette di alcuni esponenti di spicco delle organizzazioni mafiose nel Nord Italia, alcuni perché inviati in soggiorno obbligato, altri per inseguire nuove opportunità di sviluppo criminale. &lt;br /&gt;
[[File:Mafie-a-genova.jpg|alt=mafie a genova|miniatura]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Storia e attività ==&lt;br /&gt;
=== I primi insediamenti ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prima organizzazione mafiosa che si insediò nella provincia di Genova fu la [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]]. Si ebbe testimonianza della presenza di [[&#039;ndrina|&#039;ndrine]] nel capoluogo ligure già nel [[1951]], quando la [[Locale di Genova|locale di Genova]] aiutò a fuggire negli Stati Uniti il giovane latitante calabrese Angelo Macrì&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Grasso, &#039;&#039;Pentito della ‘ndrangheta confessa: «Compravamo le armi in via Pré»&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 22 giugno 2016&amp;lt;/ref&amp;gt;. Questa operazione testimoniò una presenza stabile e organizzata di &#039;ndrangheta a partire già dal primo dopo guerra. La Liguria da quel momento divenne uno snodo molto importante per la fuga di latitanti verso la Francia e gli Stati Uniti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capo storico della locale genovese di ‘ndrangheta fu Antonio Rampino detto &#039;&#039;U Massaru&#039;&#039;, nato a Canolo (RC) il [[26 novembre]] [[1927]]. La sua presenza sul suolo genovese fu attestata il [[29 maggio]] [[1953]] quando venne sottoposto a fermo per omicidio. L’emanazione genovese dell’organizzazione calabrese aveva base in via Prè nel centro storico&amp;lt;ref&amp;gt;Casa della legalità, &#039;&#039;Ma se i Rampino hanno vissuto da &#039;ndranghetisti che colpa abbiamo noi?&#039;&#039;, casadellalegalita.org, 21 novembre 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La migrazione delle famiglie mafiose ===&lt;br /&gt;
La [[Camorra|camorra]] arrivò a Genova nel 1960 tramite Francesco Fucci, detto &amp;quot;&#039;&#039;Mano e Pece&#039;&#039;&amp;quot;, e la compagna Carmela Ferro, detta &amp;quot;&#039;&#039;Marechiaro&#039;&#039;&amp;quot;. Anche loro avevano base nel centro storico, ma iniziarono ad espandere la loro attività su tutta Genova.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verso la metà degli anni ’70 si insediarono nel capoluogo ligure anche i Maurici, originari di Riesi in provincia di Caltanissetta, guidati da Giacomo Maurici. Gli equilibri si alterarono quando nel [[1979]] arrivò &#039;&#039;&#039;Salvatore Fiandaca&#039;&#039;&#039;, esponente di [[Cosa Nostra]] proveniente da Caltanissetta. Inviato a Genova in soggiorno obbligato, nel giro di pochi anni divenne capo decina per conto di [[Giuseppe Madonia|Piddu Madonia]], dal [[1982]] rappresentante provinciale di Caltanissetta e vice-rappresentante regionale nella &amp;quot;[[Commissione provinciale]]&amp;quot; (la cosiddetta &amp;quot;&#039;&#039;&#039;Cupola&#039;&#039;&#039;&amp;quot;)&amp;lt;ref&amp;gt;Luca Tescaroli, &#039;&#039;Le faide mafiose nei misteri della Sicilia&#039;&#039;, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2003, pp. 114-115&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A distanza di anni arrivarono in Liguria altre famiglie mafiose provenienti dalla Sicilia: da Caltanissetta giunsero i Vallelunga con Antonio Lo Iacono, il luogotenente di Piddu Madonia; da Gela arrivarono gli Aglietti, i Morso, i Monachella e gli Emanuello. Gli Emanuello, arrivati per ultimi nel [[1989]], si affiancarono ai Fiandaca. Tutte le famiglie furono invogliate dai numerosi cantieri, dalle opere di costruzione dell&#039;autostrada e dal facile accesso al confine con la Francia&amp;lt;ref&amp;gt;Massimo Calandri, &#039;&#039;Mafia Genovese, ultimo atto&#039;&#039;, La Repubblica, 15 maggio 2002&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi nuclei una volta impiantati si diedero a&#039;&#039;&#039;ll’estorsione del pizzo, all’usura, allo sfruttamento della prostituzione, al toto e lotto nero, al gioco d’azzardo, alle bische clandestine e soprattutto al reinvestimento dei profitti illeciti&#039;&#039;&#039; provenienti dal clan di Madonia insieme allo spaccio di droga, principalmente eroina, che gli procurava lo stesso Madonia&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Fiandaca nel [[1983]] iniziarono ad acquisire il controllo della piazza genovese nell’esercizio dell’usura, dell’estorsione e del traffico di stupefacenti, grazie all’appoggio della potente famiglia Cammarata di Riesi. Avevano la loro sede nel quartiere della Foce, considerato il centro finanziario della città&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria&#039;&#039;, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, 26 luglio 1995, p. 10&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verso la fine degli anni ‘80 alcuni esponenti della famiglia calabrese Asciutto-Neri-Grimaldi provenienti da Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, iniziarono a risiedere sporadicamente a Genova dedicandosi allo spaccio di eroina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Ponente, tra Pegli e Arenzano, si insediarono gli Angiollieri, famiglia legata alla camorra e dedita all’usura e all’estorsione&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1991 scoppiò una faida in Calabria tra la famiglia Asciutto-Neri-Grimaldi e il cartello Avignone-Giovinazzo-Zagari-Viola-Fazzalari per il predominio sul narcotraffico a Taurianova (RC) che si concluse il [[3 maggio]] [[1991]] con la sconfitta degli Asciutto-Neri-Grimaldi. Molti esponenti della famiglia si rifugiarono a Genova per sfuggire alle vendette, altri furono costretti a trasferirvisi in seguito alla condanna in primo grado del processo Taurus, che imponeva l’obbligo di soggiornare lontano dalle regioni meridionali. A Genova presero rapidamente il controllo del centro storico e del narcotraffico eliminando fisicamente la concorrenza. Si insediarono nella zona conosciuta come La Maddalena fino al marzo del 1993&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;&#039;ndrangheta in Liguria: l&#039;infiltrazione e i primi processi, mafieinliguria.it&#039;&#039;, 26 settembre 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Primi legami con la politica ===&lt;br /&gt;
I primi legami accertati tra mafia e politica in Liguria si ebbero il [[14 giugno]] [[1983]] quando Alberto Teardo, ex presidente della regione Liguria (in carica dal 28 settembre 1981 al 25 maggio 1983), venne arrestato con l&#039;accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. L’arresto avvenne nell&#039;ambito di un&#039;inchiesta per corruzione e concussione con altri esponenti del Partito Socialista Italiano ligure&amp;lt;ref&amp;gt;Guido Passalacqua, &#039;&#039;Teardo e il suo clan sono colpevoli&#039;&#039;, La Repubblica, 9 agosto 1985&amp;lt;/ref&amp;gt;. Venne ritrovata anche la sua tessera di iscrizione alla loggia massonica P2, la numero 341.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante il processo non fu confermato lo stampo mafioso dell’associazione a delinquere e questo evitò a Teardo la condanna per [[Legge Rognoni - La Torre|416 bis]], permettendogli una scarcerazione su cauzione. La sentenza, che condannava Alberto Teardo a 12 anni e 9 mesi, confermò l’associazione a delinquere, la corruzione, la concussione e il voto di scambio tra le istituzioni liguri e la [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]], ovvero tra Alberto Teardo e il boss calabrese &#039;&#039;&#039;Peppino Marcianò&#039;&#039;&#039; legato alla famiglia calabrese Scriva. Peppino Marcianò, storico boss di Ventimiglia, ammise di avere ricevuto già nel [[1976]] decine di milioni di lire da distribuire a chi decideva di votare per Teardo&amp;lt;ref&amp;gt;Piero Valentino, &#039;&#039;Così Mafie e ‘ndrangheta compravano voti per Teardo&#039;&#039;, La Repubblica, 31 agosto 1984&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei primi anni ‘90 [[Cosa Nostra]] decise di entrare nella politica genovese attraverso iscrizioni in blocco al Partito Socialista Italiano. Alcuni membri del partito si opposero a questa modalità di iscrizione che prevedeva l’accettazione nel partito di una lista unica di persone pressoché anonime tra cui venivano nascosti esponenti mafiosi. Per rappresaglia Cosa Nostra diede fuoco al circolo del P.S.I. Luigi Rotondo nel quartiere di Rivarolo&amp;lt;ref&amp;gt;Casa della legalità, &#039;&#039;Genova dove vota la mafia ed i politici si mostrano devoti (incassando anche alle Primarie)&#039;&#039;, casadellalegalita.org, 21 novembre 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== I Fiandaca e gli omicidi di mafia ===&lt;br /&gt;
Nell&#039;ottobre del [[1990]], nel ristorante del centro storico di Genova La Buca di San Matteo, venne freddato da due killer Gaetano Gardini, boss del gioco d&#039;azzardo e delle bische&amp;lt;ref&amp;gt;Massimo Calandri, &#039;&#039;Mafia Genovese, ultimo atto&#039;&#039;, La Repubblica, 15 maggio 2002&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[20 novembre]] [[1990]] venne assassinato Angelo Stuppia davanti all’ospedale Celesia di Rivarolo in cui era appena nato suo figlio. Stuppia era fuoriuscito dalla famiglia di Piddu Madonia e vi si era contrapposto&amp;lt;ref&amp;gt;Vittorio Tarditi, &#039;&#039;Relazione sulla missione in Liguria&#039;&#039;, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, 26 luglio 1995, p.19&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Salvatore Fiandaca venne individuato come mandante degli omicidi di Gaetano Gardini e di Luciano Gaglianò, assassinato il [[20 novembre]] [[1991]] per non aver pagato una consistente partita di cocaina. Per questi reati fu condannato definitivamente all’ergastolo il [[23 ottobre]] [[2006]]&amp;lt;ref&amp;gt;Wanda Valli e Francesco Viviano, &#039;&#039;Quel piano di terrore dei clan&#039;&#039;, La Repubblica, 15 maggio 1998&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== I primi sequestri per narcotraffico ===&lt;br /&gt;
Nel [[1994]], presso il porto di Genova, nell&#039;ambito dell&#039;operazione Cartagine vennero sequestrate per la prima volta dalla Polizia di Stato cinque tonnellate di cocaina arrivate in Europa dal Sud America e dirette nel torinese per conto di un cartello composto da gruppi colombiani, siciliani e calabresi&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Coca, Colombiani &amp;amp; &#039;ndrangheta&#039;&#039;, La Repubblica, 23 marzo 1995&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Le prime condanne per associazione a delinquere di stampo mafioso ===&lt;br /&gt;
Il [[31 dicembre]] [[1997]] Rosario Caci, nato a Gela il 14 aprile 1955 e affiliato al clan Emmanuello-Fiandaca, venne condannato dalla Corte d’Appello di Caltanissetta per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata allo spaccio, sfruttamento di prostituzione e usura. I suoi beni in Vico delle Mele furono sequestrati il [[28 settembre]] [[2004]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[21 dicembre]] [[2000]] il GUP del Tribunale di Genova dichiarò Salvatore Fiandaca, Pietro Fiandaca, Angela Giuliana, Paolo Vitello, Roberto Raciti, Angelo Scaglione, Roberto Sechi e Gianluca Di Naro colpevoli di «&#039;&#039;aver costituito in Genova, e averne fatto parte in periodi diversi, un’associazione per delinquere di stampo mafioso&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Cosa Nostra in Centro Storico: il Clan Fiandaca-Emmanuello&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 26 settembre 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Morte del boss Antonio Rampino e sviluppi delle gerarchie ===&lt;br /&gt;
Il [[10 febbraio]] [[2008]] morì Antonio Rampino, lo storico boss della [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]] in Liguria. A lui successe [[Domenico Gangemi]], titolare di un ortofrutta a San Fruttuoso ed esponente della &#039;ndrangheta di lunga data. Domenico Gangemi era già stato incarcerato negli anni ’70 a Reggio Calabria per omicidio. Il nuovo boss il [[25 agosto]] [[2000]] venne intercettato mentre affermava di essere lui il [[Vangelo]] in Liguria. In un&#039;intercettazione del [[14 agosto]] [[2009]] Gangemi, parlando con il capo-crimine di Rosarno [[Domenico Oppedisano]], affermava che la Liguria era &#039;ndranghetista e che la [[Locale di Genova|locale di Genova]] amministrava il territorio per conto della Calabria&amp;lt;ref&amp;gt;Alfredo Sicuro, &#039;&#039;Sentenza contro Gangemi Domenico + 35&#039;&#039;, Tribunale di Locri - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, 19 maggio 2014, p.251 &amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 22 dicembre 2010 a Pegli venne arrestato il latitante &#039;&#039;&#039;Onofrio Garcea&#039;&#039;&#039;. Considerato ai vertici della &#039;ndrangheta in Liguria, Garcea era stato condannato a 7 anni e 9 mesi di reclusione per aver diretto insieme a Lorenzo Nucera (condannato a 4 anni e 8 mesi) una struttura di &#039;ndrangheta al cui vertice assoluto venne collocato Domenico Gangemi. Garcea veniva definito &amp;quot;&#039;&#039;un amico&#039;&#039;&amp;quot; da Peppe Commisso, boss di Siderno. Secondo il collaboratore di giustizia &#039;&#039;&#039;Andrea Mantella&#039;&#039;&#039;, Garcea si occupava di rifornire di droga diverse famiglie facendola sbarcare nel porto di Genova&amp;lt;ref&amp;gt;Giuseppe Baglivo, &#039;&#039;&#039;Ndrangheta: dal Vibonese alla Liguria, Garcea condannato in Cassazione&#039;&#039;, Il Vibonese, 3 novembre 2020&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Maglio 3 e le elezioni del 2010 ===&lt;br /&gt;
Nel [[2010]] si svolsero le elezioni regionali. Queste furono condizionate largamente da appoggi e infiltrazioni mafiose, come venne accertato da un&#039;indagine del ROS di Genova denominata [[Operazione Maglio 3|Maglio 3]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sentenza confermò l’appoggio mafioso da parte del boss Domenico Gangemi ai candidati Alessio Saso (candidato al collegio di Imperia, già consigliere regionale per il PDL, presidente della VII Commissione Controlli e Trasparenza), Aldo Praticò (candidato al collegio di Genova, già consigliere comunale di Genova) e Fortunella Moio (candidata al collegio di Genova, figlia di Vincenzo Moio, vicesindaco di Ventimiglia che intercedette per far ottenere il consenso della criminalità organizzata alla figlia candidata). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo appoggio aveva il beneplacito della casa madre calabrese, seppur deciso in accordo tramite votazione fra i componenti di vertice delle locali di &#039;ndrangheta&amp;lt;ref&amp;gt;Silvia Carpanini, &#039;&#039;Sentenza contro Fortunato Barilaro +9&#039;&#039;, Tribunale di Genova - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, 31 gennaio 2013, pp. 112-116&amp;lt;/ref&amp;gt;. Le votazioni si svolsero in incontri che apparivano veri e propri “&#039;&#039;tavoli elettorali&#039;&#039;” capaci di spostare migliaia di voti in cambio di favori&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro +9&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 16 ottobre 2018, pp. 50-54&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il voto di scambio emerse in una conversazione di Gangemi in cui riportava testualmente le parole di Aldo Praticò: «&#039;&#039;Mimmo (Domenico Gangemi ndr) se tu mi dai un appoggio io vi prometto quello che posso fare, io ci metto tutto il partito&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro +9&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 16 ottobre 2018, p. 53&amp;lt;/ref&amp;gt;. Alla designazione dei candidati, tra gli altri, parteciparono Domenico Gangemi, Domenico Belcastro, Onofrio Garcea e Giuseppe Marcianò. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante il processo Maglio 3 si accertò che la Locale di Genova era composta da Domenico Gangemi, Raffaele Battista, Rocco Bruzzaniti, Onofrio Garcea, Antonino Multari e Lorenzo Nucera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Le vicende della locale di Lavagna ===&lt;br /&gt;
Il [[9 novembre]] [[2013]] a Lavagna venne ritrovato un magazzino di armi. Da lì nacque un’indagine che portò allo scoperto un’intera locale di ‘ndrangheta situata a Lavagna e con a capo Paolo Nucera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I fratelli Paolo, Francesco e Antonio Nucera, originari di Condofuri in provincia di Reggio Calabria (dove comanda la &#039;ndrina dei Rodà-Casile), si trasferirono nella zona di Chiavari e Lavagna alla fine degli anni Sessanta in seguito a una faida locale. La famiglia a Lavagna possedeva una ditta di autotrasporti per la gestione di rifiuti, una sala scommesse, un ecocentro per lo smaltimento di rifiuti, l’hotel Ambra e altre proprietà minori&amp;lt;ref&amp;gt;Sergio Merlo, &#039;&#039;Sentenza N. 2349/19 contro Paolo Nucera +19&#039;&#039;, Tribunale di Genova, 7 giugno 2019, p.26&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La locale di Lavagna si occupava di &#039;&#039;&#039;traffico di armi, traffico di droga, aiuti a latitanti, usura, estorsione e soprattutto della gestione in monopolio dei rifiuti&#039;&#039;&#039;. Il monopolio della gestione rifiuti era garantito dall’appoggio di infiltrati nell’amministrazione comunale, a partire dallo stesso sindaco Giuseppe Sanguineti a cui Nucera avrebbe procacciato 500 voti in cambio di un assessorato all’ambiente per Massimo Talerico, uomo vicino ai Nucera&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, pp. 79-86&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizialmente la sentenza di 1° grado aveva stabilito che nel voto di scambio fosse coinvolta anche Gabriella Mondello, ex-sindaca ed ex-parlamentare, ma in Appello la sua condanna in primo grado venne annullata e la sua posizione stralciata dal processo principale per &#039;&#039;genericità del capo di imputazione&#039;&#039;. Nel [[2021]] è tornata a processo, che è ancora in corso&amp;lt;ref&amp;gt;Alessandro Ponte, &#039;&#039;Corruzione elettorale a Lavagna, l’ex parlamentare Gabriella Mondello torna a processo&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 5 giugno 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rapporto elettorale tra i Nucera e Sanguineti divenne molto stretto, tanto che Sanguineti venne intercettato mentre invitava i Nucera a votare per Raffaella Paita, la candidata da lui sostenuta alle primarie del Partito Democratico per le elezioni regionali del [[2015]]&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, p. 87&amp;lt;/ref&amp;gt;. Alcuni funzionari dell’ufficio ambiente, come gli ingegneri Cogorno e Nidielli, avevano cercato di fare dei controlli sulle irregolarità dell&#039;Ecocentro dei Nucera, ma furono allontanati dall’amministrazione e minacciati&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, p. 29&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Nucera, grazie a un mandato del sindaco Sanguineti, si occuparono anche della gestione straordinaria dei rifiuti alluvionali nel [[2014]] quando a Chiavari e Lavagna si verificò una violenta alluvione. Il costo preventivato dai Nucera per il servizio fu di gran lunga superiore a quello di mercato: 15€ a quintale di rifiuti rispetto al prezzo di mercato di 17€ a tonnellata per il trasporto di rifiuti indifferenziati urbani&amp;lt;ref&amp;gt;Annaleila Dello Preite, &#039;&#039;Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera +13&#039;&#039;, Corte di Appello di Genova, 26 giugno 2020, p. 112&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[20 giugno]] [[2016]] nell’ambito dell’operazione I conti di Lavagna vennero arrestati il sindaco Giuseppe Sanguineti, Massimo Talerico e Gabriella Mondello con l’accusa di abuso d’ufficio, voto di scambio e traffico illecito di influenze; vennero arrestati anche i fratelli Paolo, Antonio e Francesco Nucera insieme a Francesco Antonio Rodà e Antonio Rodà accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di rifiuti e droga, usura, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli imputati vennero condannati in primo grado con la sentenza del [[7 giugno]] [[2019]] eccetto Talerico che venne assolto. La Corte d’Appello confermò le condanne per Paolo Nucera (16 anni e 3 mesi di reclusione, individuato come capo della locale), Francesco Nucera (7 anni e 10 mesi di reclusione), Francesco Antonio Rodà (15 anni e 6 mesi di reclusione, individuato come rappresentante della locale con gli esponenti della Calabria) e Giuseppe Sanguineti (1 anno e 6 mesi di reclusione), mentre annullò, come già detto, la condanna a Gabriella Mondello. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[28 aprile]] [[2021]] la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati nel procedimento &amp;quot;I Conti di Lavagna, rendendo dunque definitive le condanne degli imputati&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Conti di Lavagna, la Cassazione conferma le condanne&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 28 aprile 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il comune di Lavagna fu sciolto il [[24 marzo]] [[2017]] per infiltrazioni mafiose. Fu il primo comune sciolto per mafia in provincia di Genova e testimoniò ufficialmente la presenza di &#039;ndrangheta nell&#039;amministrazione del Levante ligure&amp;lt;ref&amp;gt;Per approfondire, vedi [[Comuni sciolti per mafia]]&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Confische in Centro Storico ===&lt;br /&gt;
Il [[30 giugno]] [[2009]], in seguito all’operazione della DIA [[Operazione Terra di Nessuno|Terra di Nessuno]], vennero sequestrati più di 115 beni immobiliari di proprietà della famiglia Canfarotta, la maggior parte dei quali situata nel centro storico di Genova, in particolare nella zona della Maddalena. Ai Canfarotta, era contestato il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e lo sfruttamento di prostituzione&amp;lt;ref&amp;gt;Osservatorio Boris Giuliano, &#039;&#039;Confisca Canfarotta/Lo Re - 115 beni confiscati&#039;&#039;, mafieinliguria.it, 26 settembre 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[31 ottobre]] [[2017]] vennero nuovamente sequestrati in centro storico beni immobiliari per un totale di 900.000€ di proprietà del boss &#039;ndranghetista Salvatore Zappone, detto &#039;&#039;U Turiddu&#039;&#039;, presunto capo bastone della zona deceduto il [[1° marzo]] [[2012]]. I beni erano passati in eredità ai famigliari&amp;lt;ref&amp;gt;Simone Schiaffino, &#039;&#039;Genova, confiscato il tesoro di don Turiddu, ex boss dei vicoli: 11 alloggi per 900mila euro&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 31 ottobre 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gino Mamone, il Re delle bonifiche ===&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Gino Mamone&#039;&#039;&#039;, soprannominato &#039;&#039;il Re delle bonifiche&#039;&#039;, è un imprenditore che si occupa di gestione rifiuti e movimento terra. La famiglia dei Mamone, proveniente dalla Piana di Gioia Tauro, venne segnalata nel [[2008]] dalla DIA come una delle &#039;ndrine storiche calabresi trasferitasi in Liguria&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 1° Semestre 2008&#039;&#039;, p. 169 &amp;lt;/ref&amp;gt;. Qui fondarono una società che iniziò ad aggiudicarsi numerosi appalti pubblici&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2002&#039;&#039;, Volume 2, p. 101&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[2007]] la Guardia di Finanza definì Gino Mamone un esponente della malavita genovese affiancato a nomi del calibro di Onofrio Garcea&amp;lt;ref&amp;gt;Vinicio Giuseppe Guido Peluffo, &#039;&#039;Interrogazione a risposta in commissione 5/06091&#039;&#039;, 2 febbraio 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;. La sua famiglia fu segnalata dalla Dia per i suoi legami con la &#039;ndrina calabrese dei Mammoliti&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2002&#039;&#039;, Volume 2, p. 101&amp;lt;/ref&amp;gt;. Nel [[2008]] nelle informative per l’inchiesta Mensopoli, Gino Mamone veniva così definito dagli investigatori: «&#039;&#039;Il tenore delle conversazioni intercettate ha evidenziato collegamenti di Gino Mamone sia con il mondo politico sia con il mondo delle cosche calabresi. Egli potrebbe rappresentare il punto di contatto tra i due mondi&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Casa della legalità, &#039;&#039;Genova – La Procura Vuole Gli Arresti Degli &#039;Ndranghetisti&#039;&#039;, casadellalegalita.org, 23 maggio 2008&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mamone è stato arrestato nell’inchiesta Albatros  per corruzione di funzionari Amiu e turbativa d’asta. L’accusa era quella di aver corrotto Corrado Grondona, dirigente dell’Area Approvvigionamenti ed Affari Generali della società A.M.I.U. Genova s.p.a., tramite prostitute in cambio di appalti&amp;lt;ref&amp;gt;Si veda Roberta Bossi, Ordinanza di Custodia Cautelare R.G.N.R. N. 5620/12/21, R. Mis. caut. N. da 462 a 471/14, Tribunale di Genova, Sezione Giudice per le indagini preliminari, 6 novembre 2014; vedi anche &#039;&#039;&amp;quot;Genova, “appalti in cambio di escort”: 7 arresti. Indagine anche su post alluvione&amp;quot;&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano, 13 novembre 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la condanna in primo grado a 4 anni e 6 mesi per corruzione la Corte d’Appello ha disposto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale. Non è stata ritenuta sufficiente una consulenza che i PM Francesco Cardona Albini e Paola Calleri avevano affidato all’ingegnere Mauro Nalin. Si trattava di un documento decisivo per formulare l’accusa del giro di tangenti in cambio di appalti e favori sulla gestione dei rifiuti. Si è disposto di affidare la perizia a tre tecnici terzi, ma è probabile che i reati vadano in prescrizione, prevista nel 2023&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Lignana, &#039;&#039;Scandalo Amiu, processo da rifare&#039;&#039;, La Repubblica, 2 ottobre 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[10 novembre]] [[2017]] la Corte d’Appello di Genova ha riconosciuto la pericolosità sociale di Gino Mamone facendo scattare su di lui una misura preventiva di sorveglianza speciale&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Grasso, &#039;&#039;«Gino Mamone è un pericolo sociale»&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 10 novembre 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gino Mamone ha molti contatti nel panorama politico genovese: in altre intercettazioni si vantò di essere amico di &#039;&#039;&#039;Claudio Burlando&#039;&#039;&#039; (presidente della Regione Liguria dal 14 aprile 2005 all&#039;11 giugno 2015) e di Marta Vincenzi (sindaco di Genova dal 28 maggio 2007 al 21 maggio 2012)&amp;lt;ref&amp;gt;Ferruccio Sansa, &#039;&#039;Voto di scambio con le cosche&#039;&#039;, Il Secolo XIX, 23 maggio 2008&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ha avuto contatti con &#039;&#039;&#039;Luigi Merlo&#039;&#039;&#039;, politico spezzino, marito di Raffaella Paita e all’epoca presidente del porto di Genova. Da Merlo nel [[2007]] ricevette persino richieste di voti per un compagno di partito a La Spezia &amp;lt;ref&amp;gt;Guardia di Finanza – Comando gruppo di Genova, &#039;&#039;Operazione “Pandora” – Informativa Finale&#039;&#039;, pp. 340-344&amp;lt;/ref&amp;gt;. Sempre Mamone venne intercettato mentre pronunciava queste frasi: «&#039;&#039;Noi ci siamo con quei settemila voti, non uno, noi tutti i calabresi, &#039;&#039;&#039;qua a Genova ce li gestiamo noi&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 358. Grassetto nostro.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mamone in un momento di crisi aziendale nel [[2013]] si lamentò col fratello Vincenzo del fatto che Claudio Burlando non lo stesse aiutando e, anzi, facesse finta di non conoscerlo: «&#039;&#039;Alfio (Lamberti, consulente di Mamone, ndr) va da Gian Poggi e gli dice: digli a Burlandino che Gino sta chiudendo, che poi (va) da Pinto (il pubblico ministero, ndr), non ti preoccupare che gli viene il cagotto… Enzo (il fratello Vincenzo, ndr)… vai, stai tranquillo che quello mi convoca. E gli dico: e allora? Non ti preoccupare, faccio come hai fatto te, io a te non ti conosco. Io a te non ti conosco proprio… non ti conosco più, lo vado dire a chi… a chi di dovere…&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ferruccio Sansa, &#039;&#039;Genova, appalti alluvione. Imprenditore Mamone: ‘Viene il cagotto a Burlandino’&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Burlando sostenne che, a parte alcuni incontri nei cantieri, non c’era mai stato un rapporto con Mamone, il quale tuttavia aveva finanziato un evento dell’associazione culturale Maestrale, proprio di Claudio Burlando&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Preve, &#039;&#039;La Liguria e la ‘ndragheta&#039;&#039;, La Repubblica, 15 gennaio 2012&amp;lt;/ref&amp;gt; e alcune intercettazioni evidenziano una grande familiarità tra Mamone e alcuni stretti collaboratori di Claudio Burlando, specialmente con Piero Piccolo, l’autista factotum di Burlando&amp;lt;ref&amp;gt;Guardia di Finanza – Comando gruppo di Genova, Operazione “Pandora” – Informativa Finale, pp. 322-340&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mamone con Piero Piccolo ha parlato spesso di Burlando riferendosi a lui col nome &amp;quot;&#039;&#039;capo&#039;&#039;&amp;quot;. L’imprenditore ligure chiese spesso a Piero Piccolo di organizzargli un incontro con Burlando, lamentandosi di non riuscire a contattarlo al telefono. Piccolo, di rimando, gli ricordava di finanziare alcuni eventi cittadini&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Nuovi sequestri in porto ===&lt;br /&gt;
Il [[31 gennaio]] [[2019]] nell’operazione [[Operazione Neve genovese|Neve genovese]] sono stati sequestrati in porto 2100 kg di cocaina purissima dal valore commerciale di mezzo miliardo di euro proveniente dalla Colombia e diretta a Barcellona. Si è trattato del più grande sequestro di droga in Italia negli ultimi 25 anni. Il [[29 luglio]] dello stesso nell’operazione [[Operazione Buon vento genovese|Buon vento genovese]] sono stati sequestrati 368 kg di cocaina e furono arrestati alcuni esponenti vicini al clan Alvaro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, il [[7 febbraio]] [[2022]] sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza 435 kg di cocaina nel porto di Genova sulla nave MSC Adelaide proveniente dal Brasile. I magistrati antimafia credono che dietro al carico ci sia la mano della ‘ndrangheta. L&#039;ipotesi sembra essere confermata dall’arresto di Giovanni Barone, la mente finanziaria del clan dei Bonavota al nord. Barone avrebbe permesso alla ‘ndrina di ricostruire i traffici sulla costa ligure e aveva inoltre trasformato una serie di imprese “decotte” in consorzi che stavano per prendersi i cantieri edili tra la Lanterna e Deiva Marina. Questi cantieri erano stati individuati dal clan durante numerosi incontri avvenuti tra i boss in ristoranti tipici calabresi a Genova e nell’entroterra. A organizzare questi incontri era &#039;&#039;&#039;Davide Garcea&#039;&#039;&#039;, figlio di Onofrio, il boss carcerato del clan Bonavota&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in &amp;quot;&#039;&#039;Il potere della ‘ndrangheta (anche) sul porto di Genova&#039;&#039;&amp;quot;, Corriere della Calabria, 30 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Recenti coinvolgimenti politici ===&lt;br /&gt;
Il [[24 gennaio]] [[2020]], dopo cinque anni di dibattimento, &#039;&#039;&#039;Claudio Scajola&#039;&#039;&#039; (politico ligure, ex ministro degli interni ed ex coordinatore nazionale di Forza Italia, attualmente sindaco di Imperia) venne condannato in primo grado a due anni di reclusione per aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena, ex deputato di Forza Italia, che era riuscito a rifugiarsi a Dubai dopo essere stato condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa nel 2013. Il processo di Appello è ancora in corso&amp;lt;ref&amp;gt;Dato aggiornato al 21 febbraio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli avvocati difensori durante il processo citarono come testimone a difesa di Scajola l’ex governatore Claudio Burlando. I due teoricamente erano avversari politici e la cosa destò scalpore. Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità, sostenne: «&#039;&#039;Burlando e Scajola sono stati per anni alleati, hanno rappresentato il blocco di interessi che ha retto la Liguria: Scajola andando a fondo si aggrappa al suo amico&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Preve, &#039;&#039;Processo a Reggio, Scajola chiama Burlando come testimone&#039;&#039;, La Repubblica, 9 novembre 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Situazione attuale ==&lt;br /&gt;
Come emerge dalle ultime relazioni della DIA&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, Relazione 2° Semestre 2021, pp. XXVI-XXVIII&amp;lt;/ref&amp;gt;, &#039;&#039;&#039;Genova rimane una città fortemente infiltrata dalla criminalità organizzata di stampo mafioso&#039;&#039;&#039;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La più potente e strutturata organizzazione mafiosa sul territorio è la &#039;ndrangheta che ha proprio nel capoluogo la sua [[Camera di Controllo (&#039;ndrangheta)|Camera di Controllo]] regionale con a capo la famiglia Gangemi. La [[Locale di Genova|locale di Genova]] ha la funzione di raccordo tra il [[Crimine (&#039;ndrangheta)|Crimine]] reggino e le unità periferiche liguri&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. Riguardo alla [[Locale di Lavagna|locale di Lavagna]] la sua operatività è stata riconosciuta sia in primo che in appello con la conferma delle condanne per associazione di tipo mafioso nei confronti di sodali della ‘ndrina Nucera-Rodà, proiezione ligure della cosca Rodà-Casile originaria della frazione San Carlo di Condofuri, in provincia di Reggio Calabria, nonché per corruzione elettorale con l’aggravante mafiosa nei confronti di un esponente di vertice dell’Amministrazione comunale di Lavagna&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. Nelle intercettazione dell’inchiesta &#039;&#039;Il Crimine&#039;&#039; si fa riferimento anche alla locale di Rapallo, non ancora confermata a livello giudiziario, anche se il comune di Rapallo è stato interessato da molteplici confische&amp;lt;ref&amp;gt;Cross, &#039;&#039;Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali per la presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso&#039;&#039;, Università degli Studi di Milano, 2 giugno 2016, p. 121.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa Nostra e la Camorra non godono di una vera e propria organizzazione strutturata nella provincia, ma sono presenti alcuni piccoli nuclei familiari che sono solo un’emanazione periferica delle organizzazioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli ultimi anni, oltre alle storiche infiltrazioni di &#039;ndrangheta, il nuovo allarme riguarda &#039;&#039;&#039;le organizzazioni criminali straniere&#039;&#039;&#039;: alcune di queste agiscono da indipendenti, pur stringendo spesso sodalizi con gli esponenti mafiosi locali; altre organizzazioni, come quella albanese, hanno preso in subappalto varie branche dell’organizzazione calabrese. Tra le attività in gestione c’è soprattutto il traffico di droga&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2021&#039;&#039;, pp. XXVI-XXVIII&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
Come è emerso dall’indagine &#039;&#039;Black Axe&#039;&#039;, a Genova è presente anche la cosiddetta &amp;quot;&#039;&#039;mafia nigeriana&#039;&#039;&amp;quot;, che si occupa di stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio e truffe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda lo spaccio di droga, Genova è la principale piazza ligure e rimane un panorama fortemente connotato da sodalizi stranieri principalmente costituiti da extracomunitari di origine africana, sudamericana e dell’est Europa. Il centro storico, considerato una terra di nessuno, rappresenta una piazza privilegiata&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro settore di interesse per la criminalità straniera è il &#039;&#039;&#039;favoreggiamento all’immigrazione clandestina&#039;&#039;&#039;, anche in considerazione della posizione strategica della Liguria che è da sempre un territorio di transito di flussi migratori irregolari verso altri paesi europei&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In generale c’è un’assenza di omicidi di matrice mafiosa, segnale di un uso controllato della violenza fisica da parte delle organizzazioni criminali, a cui si affiancano tuttavia numerosi attentati incendiari a esercizi commerciali e cantieri edili, sintomo questo di una presenza consolidata sul territorio con pretese di inserimento nell’economia locale&amp;lt;ref&amp;gt;Cross, &#039;&#039;op. cit.&#039;&#039;, p. 121.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli appalti pubblici ===&lt;br /&gt;
Le organizzazioni mafiose riescono frequentemente a infiltrarsi nei grandi appalti della provincia, a partire dalla ricostruzione del Ponte Morandi: il [[18 giugno]] [[2019]], nell’ambito dell’operazione Var, la DIA ha eseguito in Liguria e in Campania un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’amministratore di una società che lavorava in subappalto alla costruzione del ponte e riconducibile all’organizzazione camorristica Nuova Famiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 1° Semestre 2019&#039;&#039;, p. 142&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In connessione al faraonico progetto del Terzo Valico, volto a migliorare i movimenti tra il porto di Genova e il nord Italia, sono stati effettuati nel 2016 vari arresti a causa della presunta influenza della ‘ndrangheta nei subappalti. Nel 2018 il presidente della Società Italiana Condotte d’Acqua, responsabile dei lavori, è stato arrestato per corruzione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi fatti testimoniano un’infiltrazione capillare della criminalità organizzata di stampo mafioso negli appalti pubblici che rappresentano per i mafiosi uno dei principali business, specialmente negli ambiti della gestione rifiuti e del movimento terra. L’interesse mafioso va dai semplici appalti AMIU alle grandi opere.&lt;br /&gt;
La &#039;ndrangheta ha tentato di condizionare l&#039;amministrazione pubblica anche nel comune di Genova, seppure non sempre in maniera efficace. I candidati prescelti dai boss non sempre sono stati eletti. Questo denota una forte differenza con il ponente ligure dove la &#039;ndrangheta è percepita molto di più dalle persone e, dovendo movimentare voti in comuni con meno abitanti, è relativamente più influente rispetto a grandi comuni come Genova&amp;lt;ref&amp;gt;Cross, &#039;&#039;op. cit.&#039;&#039;, p. 122.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il porto ===&lt;br /&gt;
Il porto di Genova rimane &#039;&#039;&#039;uno degli snodi italiani cruciali all’interno del narcotraffico internazionale&#039;&#039;&#039; che è in continua espansione. Lo testimoniano gli ingenti sequestri sempre più frequenti all’interno dell’area portuale: secondo la relazione della DIA nel porto di Genova viene sequestrato il 39,67% della cocaina di tutto il paese&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione 1° Semestre 2019&#039;&#039;, p. 142&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Locali di &#039;ndrangheta a Genova== &lt;br /&gt;
Le due locali di ‘ndrangheta nella provincia sono quelle di [[Locale di Lavagna|Lavagna]] e di [[Locale di Genova|Genova]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Famiglie==&lt;br /&gt;
Le famiglie della ‘ndrangheta attive sul territorio genovese sono:&lt;br /&gt;
*Mamone&lt;br /&gt;
*Libri&lt;br /&gt;
*Raso-Gullace-Albanese&lt;br /&gt;
*Bonavota&lt;br /&gt;
*Nucera-Rodà&lt;br /&gt;
*Casile-Rodà&lt;br /&gt;
*Gangemi&lt;br /&gt;
*Fogliani&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le famiglie di Cosa Nostra attive sul territorio sono:&lt;br /&gt;
*Fiandaca&lt;br /&gt;
*Emanuello&lt;br /&gt;
*Rinzivillo&lt;br /&gt;
*Madonia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Principali operazioni antimafia==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Maglio 3; ordinanza 24 giugno 2011; Primo grado 9 novembre 2012, Appello 16 ottobre 2018; Cassazione 28 ottobre 2020; organizzazioni coinvolte: ‘ndrangheta&lt;br /&gt;
*I Conti di Lavagna; ordinanza 20 giugno 2016; primo grado 7 giugno 2019; Appello 26 giugno 2019; Cassazione 28 aprile 2021; organizzazioni coinvolte: ‘ndrangheta&lt;br /&gt;
*Il Crimine; Primo grado 19 luglio 2013, Appello 16 luglio 2015; Cassazione 18 maggio 2017; organizzazioni coinvolte: ‘ndrangheta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*Archivio Storico de “Il Secolo XIX”&lt;br /&gt;
*Archivio Storico de “La Repubblica”&lt;br /&gt;
*Bossi, R. (2014). Ordinanza di custodia cautelare -  R.G.N.R. N. 5620/12/21, Tribunale di Genova - Ufficio Gip, Sezione Giudice per le indagini preliminari.&lt;br /&gt;
*Carpanini, S. (2013). Sentenza contro Fortunato Barilaro + 9, Tribunale di Genova - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari.&lt;br /&gt;
*Casa della legalità (2013). &#039;&#039;Genova dove vota la mafia ed i politici si mostrano devoti (incassando anche alle Primarie)&#039;&#039;, casadellalegalita.org.&lt;br /&gt;
*Casa della legalità (2013). &#039;&#039;Ma se i Rampino hanno vissuto da &#039;ndranghetisti che colpa abbiamo noi?&#039;&#039;, casadellalegalita.org.&lt;br /&gt;
*CROSS (2016). “Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali per la presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso”, Università degli Studi di Milano, 2 giugno.&lt;br /&gt;
*Dello Preite, A. (2018). Sentenza N. 2996/18 contro Fortunato Barilaro + 9, Corte di Appello di Genova.&lt;br /&gt;
*Dello Preite, A. (2020). Sentenza N. 1219/20 contro Paolo Nucera + 13, Corte di Appello di Genova.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2002). Relazione 2° Semestre, Volume 2, Roma.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2008). Relazione 1° Semestre, Roma.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2019). Relazione 1° Semestre, Roma.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2021), Relazione 2° Semestre, Roma.&lt;br /&gt;
*Merlo, S. (2019). Sentenza N. 2349/19 contro Paolo Nucera + 19, Tribunale di Genova.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2012). &#039;&#039;Confisca Canfarotta/Lo Re - 115 beni confiscati&#039;&#039;, mafieinliguria.it.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2021). &#039;&#039;Conti di Lavagna, la Cassazione conferma le condanne&#039;&#039;, mafieinliguria.it.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2012). &#039;&#039;Cosa Nostra in Centro Storico: il Clan Fiandaca-Emmanuello&#039;&#039;, mafieinliguria.it.&lt;br /&gt;
*Osservatorio Boris Giuliano (2012). &#039;&#039;&#039;ndrangheta in Liguria: l&#039;infiltrazione e i primi processi, mafieinliguria.it&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
*Peluffo, V. (2012). Interrogazione a risposta in commissione 5/06091, 2 febbraio.&lt;br /&gt;
*Pinto, F. (2021). Operazione “Pandora” – Informativa Finale. Guardia di Finanza – Comando gruppo di Genova.&lt;br /&gt;
*Sicuro, A. (2014). Sentenza contro Gangemi Domenico + 35, Tribunale di Locri - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari.&lt;br /&gt;
*Tarditi, V. (1995). Relazione sulla missione in Liguria, Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari.&lt;br /&gt;
[[Categoria:Liguria]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sputnik</name></author>
	</entry>
</feed>