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	<title>WikiMafia - Contributi dell&#039;utente [it]</title>
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	<subtitle>Contributi dell&amp;#039;utente</subtitle>
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		<title>Clan Esposito</title>
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		<updated>2023-06-23T13:15:40Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Josephine93: Creata pagina con &amp;quot;Il &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Clan Esposito&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;, anche conosciuto come &amp;quot;&amp;#039;&amp;#039;Clan dei Muzzoni&amp;#039;&amp;#039;&amp;quot;, è un cartello camorristico operante nella città di Sessa Aurunca, comune della provincia di Caserta ai confini con il Lazio. Il soprannome «Muzzoni» deriva da un termine dialettale usato per alludere a una corporatura tarchiata e probabilmente è stato adottato anche per via del fatto che il cognome &amp;quot;Esposito&amp;quot; è molto comune in Campania&amp;lt;ref&amp;gt;Riferimento in Redazione Napolitan, &amp;#039;&amp;#039;Il nuovo modo di le...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Il &#039;&#039;&#039;Clan Esposito&#039;&#039;&#039;, anche conosciuto come &amp;quot;&#039;&#039;Clan dei Muzzoni&#039;&#039;&amp;quot;, è un cartello camorristico operante nella città di Sessa Aurunca, comune della provincia di Caserta ai confini con il Lazio. Il soprannome «Muzzoni» deriva da un termine dialettale usato per alludere a una corporatura tarchiata e probabilmente è stato adottato anche per via del fatto che il cognome &amp;quot;Esposito&amp;quot; è molto comune in Campania&amp;lt;ref&amp;gt;Riferimento in Redazione Napolitan, &#039;&#039;Il nuovo modo di leggere Napoli, La storia del “clan dei Muzzoni”&#039;&#039;, Napolitan.it, 28 settembre 2015 &amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Storia ==&lt;br /&gt;
Dedito principalmente alle estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori e al controllo degli appalti pubblici, nel [[1982]] durante la faida tra la [[Nuova Famiglia]] e la [[Nuova Camorra Organizzata]] di [[Raffaele Cutolo]], il clan si schierò con [[Antonio Bardellino]]. Già in quegli anni, il clan rivelò la sua matrice familistica, risultando composto dai parenti più stretti e amici più fidati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando scoppiò la faida interna al [[Clan dei Casalesi]], si schierarono con [[Giuseppe Quadrano]], che si opponeva insieme a [[Nunzio De Falco]] e [[Sebastiano Caterino]] allo strapotere delle famiglie di [[Francesco Schiavone]] e di [[Francesco Bidognetti]], i quali potevano contare sull’appoggio di forti alleati come [[Vincenzo Zagaria|Vincenzo]] e [[Michele Zagaria]]&amp;lt;ref&amp;gt;Raffaele Sardo (2008). &#039;&#039;La bestia&#039;&#039;, Milano, Melampo Editore, p. 144&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L’omicidio di Alberto Beneduce ===&lt;br /&gt;
L&#039;uccisione di [[Alberto Beneduce]], il [[1° agosto]] [[1990]], ritenuto capo dell&#039;omonimo clan operante a Baia Domizia, e del suo guardaspalle, [[Armando Miraglia]], secondo le risultanze delle indagini rientrò nell&#039;ambito della lotta tra organizzazioni in lotta per il predominio dei traffici illeciti, in particolare della droga, tra Mondragone ed il basso Lazio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I due furono attirati in un tranello, uccisi con colpi di pistola ed i loro cadaveri dati alle fiamme all&#039;interno del bagagliaio di una vettura trovata nella zona di Piedimonte di Sessa Aurunca. Alberto Beneduce, napoletano trapiantato a Baia Domizia, secondo quanto dichiarato anche da alcuni collaboratori di giustizia, fu ucciso perché, grazie anche all&#039;amicizia con [[Michele Zagaria]], aveva esteso la propria attività e invaso le zone di influenza dei clan Esposito e [[Clan La Torre|La Torre]]&amp;lt;ref&amp;gt; Caserta sette, &#039;&#039;Omicidio Alberto Beneduce a Baia Domizia; due nuove ordinanze&#039;&#039;, Casertasette.com, 21 aprile 2007&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L’omicidio di Alberto Varone ===&lt;br /&gt;
Il [[24 luglio]] [[1991]], in località “Acqua Galena” tra i comuni di Francolise, Sessa Aurunca e Teano, fu ritrovato il corpo senza vita di [[Alberto Varone]], imprenditore sessano che mai si era piegato alle richieste del clan Esposito e per il cui omicidio il boss [[Mario Esposito]] fu condannato all’ergastolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L’arresto del capo-clan ===&lt;br /&gt;
[[Mario Esposito]] fu arrestato in Spagna nel [[1994]] e poi estradato in Italia, dove sta scontando la sua pena dell&#039;ergastolo. Una sentenza della Cassazione emessa il 24 gennaio del 2019 ha stabilito che Esposito debba scontare in Italia solo 30 anni e non il carcere a vita, così come prevede la legge spagnola, dove non è previsto l&#039;ergastolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sarebbe stato liberato nel 2019, sennonché i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia attivarono una veloce e complessa procedura con le autorità spagnole che, altrettanto rapidamente, recepirono il mandato d&#039;arresto europeo, accordando una estensione della pregressa estradizione. Per cui Mario Esposito potrà essere giudicato in Italia anche per l’omicidio di Fernando Brodella dell’agosto 1991 e dovrà rispondere dei reati di «&#039;&#039;omicidio premeditato, detenzione illegale di armi e distruzione di cadavere, aggravati dall&#039;aver commesso il fatto al fine di agevolare la realizzazione delle finalità illecite perseguite della organizzazione di stampo camorristico denominata &amp;quot;Clan La Torre&amp;quot;&#039;&#039;». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esposito avrebbe ucciso Brodella su richiesta del boss di Mondragone, [[Augusto la Torre]], che in quel periodo era in carcere. Brodella sarebbe stato affetto da Aids e avrebbe nascosto questo particolare anche al capo del clan, continuando ad avere rapporti con diverse donne frequentate dallo stesso [[Augusto La Torre]]. Esposito lo convocò in una masseria isolata nelle campagne di Sessa Aurunca e gli sparò alcuni colpi di pistola, facendone sparire il cadavere&amp;lt;ref&amp;gt; Raffaele Sardo, &#039;&#039;Sessa Aurunca. Il boss dei Muzzoni, Mario Esposito resta in carcere&#039;&#039;, La Repubblica, 3 ottobre 2019&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Gli ultimi anni ===&lt;br /&gt;
Nel corso degli anni il clan Esposito è stato indebolito dai numerosi arresti di elementi di spicco. Nel [[2002]] furono arrestati in Spagna Gaetano Di Lorenzo e Francesco Zuccheroso Francesco, quest’ultimo fratello del boss Luigi, mentre Vincenzo Gallo fu arrestato in un albergo della capitale&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, Relazione 2° Semestre 2002, p. 62&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’indebolimento del clan Esposito ha da tempo determinato l’emersione di piccoli gruppi molto eterogenei e dediti per lo più alla vendita di stupefacenti e alle estorsioni&amp;lt;ref&amp;gt; Direzione Investigativa Antimafia, Relazione 1° semestre 2020, p. 221&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’[[11 gennaio]] [[2023]], all’indomani della scarcerazione del boss Di Lorenzo per fine pena, i Carabinieri hanno smantellato una fiorente piazza di spaccio, gestita dal genero e dal nipote del boss che ha portato all’arresto di 8 persone: Ernesto Simeone e Giuseppe Di Lorenzo (entrambi finiti in carcere), genero e nipote del boss e altri due affiliati Luca e Carlo D&#039;Angelo, insieme alle rispettive compagne e ad altre due persone&amp;lt;ref&amp;gt;Il Mattino, &#039;&#039;Sessa Aurunca, smantellata piazza di spaccio. Otto arresti nel clan Esposito&#039;&#039;, 11 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha confermato la piena operatività del clan. Dagli accertamenti è emerso che Simeone e Di Lorenzo jr controllavano lo spaccio in tutta la cittadina del Casertano e nell&#039;intera zona fino al mare e alla città di Mondragone, imponendo soltanto i propri uomini e minacciando e picchiando coloro che spacciavano in autonomia; i due indagati minacciavano anche i clienti, che non potevano che rifornirsi da loro. Nella maggior parte dei casi bastava il nome e la parentela di peso dei due per superare i contrasti che sorgevano con altri gruppi di pusher, o comunque per ottenere rispetto&amp;lt;ref&amp;gt;Ansa, &#039;&#039;Smantellata “piazza di spaccio” del clan Esposito, 8 arresti&#039;&#039;, 11 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2001). &#039;&#039;Relazione 2° Semestre 2002&#039;&#039;, Roma.&lt;br /&gt;
*Direzione Investigativa Antimafia (2021). &#039;&#039;Relazione 1° Semestre 2020&#039;&#039;, Roma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Clan_della_Camorra]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Josephine93</name></author>
	</entry>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Alberto_Varone&amp;diff=9915</id>
		<title>Alberto Varone</title>
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		<updated>2023-03-02T19:37:17Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Josephine93: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Alberto Varone&lt;br /&gt;
{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Alberto Varone&#039;&#039;&#039; (Carano, [[1942]] - Sessa Aurunca, [[24 luglio]] [[1991]]) è stato un imprenditore ucciso dalla [[Camorra]].&lt;br /&gt;
[[File:Alberto-varone.jpg|alt=Alberto Varone|miniatura|300x300px|Alberto Varone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
Nato a Carano, oggi frazione di circa duemila abitanti del comune di Sessa Aurunca, Varone si era sposato con Antonietta, insieme alla quale aveva avuto cinque figli, quattro maschi e una femmina. Per mantenere una famiglia così numerosa, Varone svolgeva due attività: di giorno conduceva un piccolo negozio di mobiliere in pieno centro a Sessa Aurunca, in Viale Trieste, mentre ogni notte, alle 3:00, si alzava per andare a prendere i quotidiani al deposito di San Nicola La Strada, una cittadina alle porte di Caserta, per distribuirli in tutte le edicole del suo comune, da Roccamonfina al Garigliano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;attività di distribuzione di Varone, tuttavia, faceva gola al [[clan dei Muzzoni]], camorristi federati alla [[Nuova Famiglia]] nella lotta contro la [[Nuova Camorra Organizzata]] di [[Raffaele Cutolo]]. Le minacce a Varone si fecero via via più insistenti, con l&#039;obiettivo di costringerlo a cedere l&#039;attività: atti intimidatori, telefonate minatorie, nonché emissari del capo-clan [[Mario Esposito]], che tentarono in ogni modo di impossessarsi delle sue attività economiche. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante il forte clima di condizionamento, il piccolo imprenditore continuò a resistere alle richieste, sempre più aggressive, divenendo suo malgrado una minaccia per la credibilità della stessa organizzazione criminale&amp;lt;ref&amp;gt;Ministero dell’Interno, &#039;&#039;Testimonianze di coraggio: Alberto Varone la famiglia , il lavoro, il coraggio di dire “no”&#039;&#039;, Interno.gov , 21 luglio 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L’omicidio==&lt;br /&gt;
Il [[24 luglio]] [[1991]] Varone stava facendo la strada che percorreva ogni mattina, quando un &#039;&#039;&#039;commando armato di fucile a canne mozze&#039;&#039;&#039; esplose più colpi a distanza ravvicinata, uno dei quali lo colpì in pieno volto. Il piccolo imprenditore fu lasciato lì, in fin di vita, in località “&#039;&#039;Acqua Galena&#039;&#039;”, tra i comuni di Francolise, Teano e Sessa Aurunca. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando  i carabinieri della caserma di Sant&#039;Andrea del Pizzone giunsero sul luogo, allertati da una telefonata anonima, si resero subito conto che era in fin di vita. La disperata corsa per salvargli la vita, prima all’Ospedale civile di Capua, il “&#039;&#039;Palasciano&#039;&#039;”, poi al &amp;quot;Nuovo Pellegrini&amp;quot; di Napoli, dove fu trasferito alle 12:40 fu inutile. Varone spirò nel primo pomeriggio, alle 16:35, non prima di aver detto alla moglie Antonietta &amp;quot;&#039;&#039;Hai visto? Mario ce l&#039;ha fatta...&#039;&#039;&amp;quot;, riferendosi al boss Esposito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le indagini e il processo==&lt;br /&gt;
Le prime indagini non approdarono a nulla: il procedimento giudiziario fu archiviato lasciando ignoti gli autori dell’omicidio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La stessa moglie di Varone, Antonietta, fu accusata di favoreggiamento personale a causa della sua reticenza, accusa dalla quale fu poi assolta con formula piena appena iniziò a parlare con gli inquirenti. La donna infatti, in un primo momento, atterrita dalle minacce, nascose alle forze dell’ordine tutto ciò che la sua famiglia aveva dovuto subire, terrorizzata dall’idea che potesse toccare la stessa sorte del marito anche ai suoi figli. Fu solo a seguito di un pestaggio perpetrato ai danni del figlio Giancarlo, che aveva preso in mano l&#039;attività di distribuzione del padre, che maturò la decisione di raccontare tutto. La donna capì solo allora «&#039;&#039;il suo silenzio non sarebbe stato sufficiente a proteggere i suoi figli. La camorra, una volta azzannata la preda, la finisce&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Raffaele Sardo (2008), &#039;&#039;La Bestia&#039;&#039;, Milano, Melampo Editore, pp. 148-149.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decise così, accompagnata da &#039;&#039;&#039;Monsignor Raffaele Nogaro&#039;&#039;&#039;, di denunciare alle forze dell’ordine tutto quello che era accaduto per anni alla sua famiglia, divenendo  una delle primi “&#039;&#039;testimoni di giustizia&#039;&#039;”. La sua fu una decisione che le procurò l’ostilità dei propri familiari e la costrinse, insieme ai figli, ad abbandonare la sua casa e la sua terra e a trasferirsi in un luogo sicuro con nuove generalità, &#039;&#039;&#039;entrando nel programma di protezione&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mattina in cui si aprì il dibattimento, Antonietta si presentò puntuale davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Era vestita di nero. Quando fu chiamata a testimoniare non ebbe tentennamenti e a testa alta raggiunse lo scranno riservato ai testi. «&#039;&#039;Alla baldanza del killer rispose così l’audacia imprevista della donna&#039;&#039;». &amp;lt;ref&amp;gt;Sardo, op. cit., p. 151.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il processo di primo grado, grazie alla sua testimonianza, a quella del figlio Giancarlo e alla deposizione del collaboratore di giustizia Gianfranco Mancaniello, già affiliato al Clan dei Muzzoni, si concluse il [[9 febbraio]] [[2000]]. La Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere comminò la pena dell’ergastolo per Mario Esposito, confermata poi in via definitiva dalla Corte di Cassazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Memoria==&lt;br /&gt;
A Maiano di Sessa Aurunca sorge il presidio dell’associazione “[[Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie|Libera contro le mafie]]” intitolato proprio ad Alberto Varone, gestito dalla cooperativa sociale &amp;quot;Al di là dei Sogni&amp;quot;, la quale, a partire dal 2008, aiuta i soggetti appartenenti a &amp;quot;fasce deboli&amp;quot; a trovare la dignità di nuovi percorsi di vita, grazie alle attività della fattoria didattica, dell’agricoltura sociale e del turismo responsabile e sostenibile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*Ministero dell’Interno, &#039;&#039;Testimonianze di coraggio: Alberto Varone, la famiglia, il lavoro e la forza di dire &amp;quot;no&amp;quot;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
*Sardo Raffaele (2008). &#039;&#039;La bestia&#039;&#039;, Milano, Melampo Editore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Imprenditori]] &lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] &lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime di Camorra]] &lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1942]] &lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 24 luglio]] &lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 1991]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Josephine93</name></author>
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