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	<title>WikiMafia - Contributi dell&#039;utente [it]</title>
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	<updated>2026-04-22T11:36:30Z</updated>
	<subtitle>Contributi dell&amp;#039;utente</subtitle>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Antonio_Macr%C3%AC&amp;diff=4534</id>
		<title>Antonio Macrì</title>
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		<updated>2014-11-29T17:45:53Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:AntonioMacrì.png|250px|thumb|right|Antonio Macrì]]{{bozza}}[[Categoria:&#039;Ndranghetisti]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Antonio Macrì era un capo che non sapeva parlare. Un capo migliore, Machiavelli non avrebbe saputo immaginarlo.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antonio Macrì (Siderno, 1902 - Siderno, 19 gennaio 1975) detto &#039;&#039;‘’Zzi ‘Ntoni’’&#039;&#039; o &#039;&#039;‘’Il boss dei due mondi’’&#039;&#039; è stato uno dei capi più influenti della storia della ‘ndrangheta. Il capobastone di Siderno fu uno dei principali precursori dell’espansione della mafia calabrese all’estero: dal luogo d’origine coordinò le attività della mafia calabrese in Canada, Usa e Australia. Intesse rapporti con potenti boss di Cosa nostra. Venne assassinato nelle vicende legate alla prima guerra di ‘ndrangheta il 19 gennaio 1975.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Cronistoria delle principali vicende giudiziarie === &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel 1929 Antonio Macrì ricevette la prima condanna dal Pretore di Siderno: fu denunciato per porto d’armi abusivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel 1932 fu indagato dal Tribunale di Gerace e dalla Corte di Catanzaro, venne condannato a 5 anni di carcere, al terzo anno gli fu concesso l&#039;indulto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel 1937 fu condannato per la prima volta per associazione a delinquere, la pena detentiva la trascorse presso l&#039;Isola dell&#039;Asinara. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel 1944 nelle motivazioni per la proposta di confino, fu definito per la prima volta come &#039;&#039;&#039;&#039;Capo di un&#039;organizzazione a delinquere a Siderno e dintorni, ispiratore e animatore di delitti ma estraneo all&#039;esecuzione materiale, con l&#039;organizzazione beneficia dei proventi ricavata dai furti&#039;&#039;&#039;&#039;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Il 30 aprile 1946 venne arrestato da latitante, fu catturato dai Carabinieri di Locri mentre circolava tranquillamente nelle vicinanze del Palazzo di Giustizia, con indosso una Colt a tamburo e un pugnale. Successivamente, Macrì venne prosciolto ed evitò il confino, gli fu concessa la libertà condizionale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Il 29 dicembre 1951 fu condannato insieme ad altri 40 imputati originari di Siderno, nell&#039;indagine gli riconobbero il ruolo di &#039;&#039;mente direttiva&#039;&#039;, fu condannato a 4 anni di reclusione. L&#039;accusa sostenne che a Siderno, al termine della seconda guerra mondiale si era costituita un&#039;associazione che incuteva terrore nei confronti della popolazione &#039;&#039;costretta il più delle volte a tacere, sopportare e tenersi in rapporti amichevoli con i malviventi, per non urtare la suscettibilità di costoro e per evitare maggiori danni e malanni&#039;&#039;. Nel 1954 fu assolto per insufficienza di prove.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel settembre 1955 fu spedito al confino nei Vestini (L&#039;Aquila), al termine della misura riuscì ad ottenere una licenza per effettuare dei lavori agricoli nel suo paese nativo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel 1958 ci fu l&#039;omicidio ai danni di Antonio Saracino, il capobastone di Siderno fu indagato. Nel 1962 la Corte d&#039;Assise di Potenza lo assolse per insussistenza del fatto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel 1965 fu arrestato per aggressione aggravata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nell’agosto del 1968 il Macrì venne arrestato dopo 14 mesi di latitanza. Gli inquirenti lo accusarono di essere uno dei mandanti della Strage di Locri realizzata il 23 giugno 1967.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Il 26 ottobre 1969 si svolse il Summit di Montalto, l’assenza al ritrovo rese impossibile provare il suo ruolo di capo, venne assolto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel luglio del 1972 per i fatti inerenti alla Stage di Locri, Zzi ‘Ntoni venne assolto dalla Corte d’Assise di Lecce per insufficienza di prove. &lt;br /&gt;
&amp;lt;ref&amp;gt; Informazioni bibliografiche tratte dal libro scritto da Sframeli C. - Parisi F., A &#039;Ndrangheta, Reggio Calabria, Falzea Editore, 2014 &amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Capo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antonio Macrì è stato uno dei capi più rappresentativi della ‘ndrangheta, il collaboratore di giustizia Giacomo Lauro dichiarò ai magistrati &#039;&#039;‘’Quest’uomo era il &#039;&#039;&#039;Capo-Crimine e rappresentava, secondo me, non ‘indegnamente’ quella che si riteneva fosse l’onorata società&#039;&#039;&#039;, egli, se si può dire, era il capo dei capi…il vero rappresentante, con tutti i titoli in Cosa nostra e aveva le ‘chiavi’ per entrare negli Usa, in Canada e in Australia’’&#039;&#039;. &lt;br /&gt;
La biografia criminale di Zzi ‘Ntoni fu costellata di assoluzioni e vicende non ancora chiarite. I primi riscontri della vicinanza ad ambienti criminali si ritrovano nel 1929. Fu proprio nel periodo del dominio fascista che Macrì consolidò il potere a Siderno e all’interno della ‘ndrangheta. Secondo la testimonianza di Antonio Delfino (figlio di Massaru Peppi, il carabiniere che fu incaricato di catturare i latitanti in Aspromonte nel periodo fascista) ci fu un accordo tra suo padre e Antonio Macrì per le celebrazioni nel corso processione della Madonna di Polsi (San Luca) &#039;&#039;‘’ Nel 1940 mio padre andò a chiamare Antonio Macrì e ci fu una specie di patto che durante i festeggiamenti non dovesse accadere niente. E per tutti gli anni che mio padre diresse il servizio non accadde niente’’&#039;&#039;. Nel 1944 i giudici lo indicarono come capo di un’organizzazione a delinquere. A guerra finita, il boss venne indicato come mente direttiva di un’associazione che incuteva terrore a Siderno. Ai tempi dell’Operazione Marzano del 1955 fu denunciato perché aveva presieduto una riunione mafiosa in Aspromonte. Sempre nello stesso periodo, nel libro &#039;&#039;&#039;‘Ndrangheta dall’Unità a oggi&#039;&#039;&#039;, Ciconte riporta che l’avvocato difensore di Antonio Macrì era Domenico Catalano, definito da diverse posizioni come &#039;&#039;‘’ l’avvocato difensore dei più noti capi mafia della provincia […] l’amico degli amici’’&#039;&#039;, all’interno del medesimo libro Ciconte riporta &#039;&#039;‘’ riguardo la possibilità di confino di Antonio Macrì, il Catalano chiedeva di fare delle dichiarazioni alle quali era interessato il Vaticano, infatti il vescovo di Locri Perantoni avrebbe chiesto protezione e difesa ad Antonio Macrì[…] nonostante ciò, fu spedito al confino’’&#039;&#039;. Nel 1967 Zzi Ntoni organizzò una truffa ai danni del Banco di Napoli a Siderno, il giudice del Tribunale di Locri Vincenzo Marino sostenne &#039;&#039;‘’ non ha esitato ad esprimersi in forma mafiosa’’&#039;&#039;, fu prosciolto dalle accuse perpetrate nei suoi confronti.&lt;br /&gt;
Le continue assoluzioni, le vicinanze con boss prestigiosi di Cosa Nostra siciliana e americana, i fatti della Strage di Locri del 1967, il Summit di Montalto del 1969 e l’esecuzione del 1975 dimostrarono come il boss dei due mondi sia stato uno dei capi più importanti della storia della ‘ndrangheta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La Strage di Locri ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Strage di Piazza Mercato si è compiuta il 23 giugno 1967, secondo le indagini (non arrivate a condanne definitive) il mandante delle esecuzioni fu il capobastone di Siderno perché Domenico Cordì (capobastone di Locri) fece rubare un carico di 1700 stecche di sigarette da contrabbando garantite da Cosa Nostra a Macrì. I morti furono tre: &#039;&#039;&#039;Domenico Cordì (l’obiettivo principale), Vincenzo Saracino (luogotenente di Cordì) e Carmelo Siciliano (vittima innocente)&#039;&#039;&#039;, a sparare furono due sicari di Bagheria. Inizialmente gli imputati, Macrì compreso furono indagati per &#039;&#039;‘’ concorso alla strage, associazione a delinquere e concorso in furto pluriaggravato ‘’&#039;&#039;, il boss dei mondi si diede alla macchia, venne arrestato nell’agosto del 1968 nella sua Siderno, dopo quattordici mesi di latitanza. Furono tutti assolti per insufficienza di prove, questo fu il verdetto della Corte d’Assise di Lecce nel 1972.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== I rapporti tra Macrì e le vittime ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Enzo Lagaria, due giorni dopo la strage scrisse su ‘L’Unità: ‘&#039;&#039;’ Le personalità delle vittime è ormai ben chiara: i due appartenevano al mondo delle cosche mafiose del versante jonico. Cordì fino a pochi anni addietro, veniva indicato come il luogotenente del boss Antonio Macrì. Saracino era un mafioso di famiglia, il padre Francesco era stato spodestato dal Macrì grazie all’appoggio del Cordì. Antonio Seracino, lo studente diciannovenne ucciso nel 1958, venne fulminato da un colpo di pistola alla fronte perché, qualche giorno prima, aveva affermato di non riconoscere l’autorità del Macrì.’’&#039;&#039; &amp;lt;ref&amp;gt; La mafia ha cambiato aria prima della strage di Locri, L’Unità, 25 gennaio 1967 [http://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&amp;amp;file=/archivio/uni_1967_06/19670625_0005.pdf&amp;amp;query=La%20mafia%20ha%20cambiato%20aria%20prima%20della%20strage%20di%20Locri] &amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il Summit di Montalto ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mammasantissima sidernese fu citato da Giuseppe Zappia di San Martino di Taurianova nel discorso del summit di Montalto, avvenuto il 26 ottobre 1969 &#039;&#039;‘’Qui non c’è ‘ndrangheta di Mico Tripodo, non c’è ‘ndrangheta di ‘Ntoni Macrì, non c’è ‘ndrangheta di Peppe Nirta: si dev’essere tutti uniti. Chi vuole stare sta e chi non vuole se ne va’’&#039;&#039;. Nelle accuse del processo Montalto, Macrì venne accusato insieme a Domenico Tripodo e a Giuseppe Nirta di essere tra i capi dell’associazione. Fu assolto per insufficienza di prove.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Siderno Group ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo quanto riportato all’interno del Decreto di fermo dell’Operazione Crimine del 2010 &amp;lt;ref&amp;gt; Crimine, Decreto di fermo V. II, p. 552 [http://www.stopndrangheta.it/file/stopndrangheta_1298.pdf] &amp;lt;/ref&amp;gt; , la nascita del Siderno Group of Crime fu voluta da Frank Costello e Albert Anastacia. I due boss, appartenenti a Cosa Nostra americana erano di origine calabrese. Le strette relazioni con Antonio Macrì favorirono gli accordi tra le due organizzazioni. Gli uomini di Macrì erano presenti in Canada (soprattutto a Toronto), negli Usa e in Australia. Roberto Pannunzi detto Bebè, ridefinito successivamente all’arresto del luglio 2013 il Pablo Escobar italiano, è originario di Siderno, secondo le ricostruzioni, Antonio Macrì gli avrebbe spianato la strada per le attività di narcotraffico tra le Americhe e le organizzazioni criminali italiane (‘ndrangheta e Cosa Nostra). &amp;lt;ref&amp;gt; Arrestato a Bogotá Roberto Pannunzi, il Pablo Escobar della ‘ndrangheta, PianaInforma.it, 6 luglio 2013, [http://www.pianainforma.it/cronaca/arrestato-a-bogota-roberto-pannunzi-il-pablo-escobar-della-ndrangheta] &amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== I rapporti con Cosa Nostra ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il potente boss sidernese fu in rapporti con esponenti di spicco del clan dei Corleonesi di Cosa Nostra come Luciano Leggio, Michele Navarra (spedito al confino a Marina di Gioiosa Ionica negli anni ’50), Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Quanto avvenuto nella strage di Locri nel 1967, fu la conferma delle relazioni intessuta tra Macrì e gli uomini di Cosa Nostra, infatti, ad aprire il fuoco contro furono i due sicari siciliani originari di Bagheria: Antonio Di Cristina (fratello di Giuseppe Di Cristina, detto ‘Il tigre’) e Tommaso Scaduto. Tra le due organizzazioni, vigevano degli accordi sul commercio delle sigarette da contrabbando. &lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Secondo un rapporto inviato a Giovanni Falcone da Giovanni De Gennaro, Antonio Macrì, insieme ad altri boss prestigiosi del reggino erano affiliati oltre che alla ‘ndrangheta, anche a Cosa Nostra&#039;&#039;&#039;, ciò era segno dell’affidabilità e della caratura mafiosa dei calabresi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La prima guerra di &#039;ndrangheta ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Le posizioni del boss e le forze in campo ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antonio Macrì fu uno dei primi ‘ndranghetisti che entrò a far parte della santa, ovvero quella dote che consente la doppia affiliazione: alla ‘ndrangheta e alla massoneria. Attraverso la massoneria la ‘ndrangheta mutò il suo modus operandi: infatti i boss calabresi entrarono in rapporti con la zona grigia, le conseguenze furono maggiore potere contrattuale e il predomino attorno ai lavori pubblici calabresi. I ‘’vecchi’’ come Antonio Macrì entrarono in conflitto con le nuove leve dell’organizzazione perché si contendevano il ruolo predominante all’interno della mafia calabrese, scoppio la prima guerra di ‘ndrangheta. Nella città di Reggio Calabria ci fu il conflitto per il predominio cittadino tra i Tripodo e i De Stefano, il Macrì era in stretti rapporti con Don Mico Tripodo. Inoltre, nei primi anni del ’70 iniziò la stagione dei sequestri di persona, il boss dei due mondi si oppose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il Summit di Gioia Tauro ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In [[Fratelli di Sangue]] si spiega &#039;&#039;‘’Antonio Macrì aveva partecipato a Gioia Tauro ad una riunione, alla quale erano presenti Giuseppe Piromalli e i fratelli De Stefano[…]. La discussione tra Paolo De Stefano e Antonio Macrì era diventata abbastanza animata, […] arrivarono quasi alle mani. Grazie alla mediazione di Piromalli si placarono gli animi e lo stesso Macrì si disse disposto a mediare tra Tripodo e De Stefano’’&#039;&#039;. Lo scontro tra questi boss prestigiosi avvenne perché non riuscirono a mettersi d’accordo sulla spartizione dei lavori pubblici all’interno della provincia di Reggio Calabria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== 19 gennaio 1975: la fine del capobastone di Siderno ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 19 gennaio 1975 venne assassinato Antonio Macrì all’età di 71 anni. Il capobastone dei Macrì fu ucciso nei pressi del campo bocciofilo di Siderno a colpi di mitra. Nell’attentato fu gravemente ferito anche il suo guardaspalle Giuseppe Commisso. A ordinare l&#039;omicidio furono i De Stefano di Reggio Calabria, i Cataldo di Locri e i Mazzaferro di Marina di Gioiosa Jonica. L’eliminazione di Macrì fu decisa da parte della ‘ndrangheta perché il boss avrebbe intralciato i piani futuri dell’organizzazione, il suo carisma e il suo prestigio avrebbero impedito l&#039;emergere di nuovi boss. All’indomani dell’omicidio all’interno de ‘L’Unità’ definivano l’omicidio come &#039;&#039;‘’ un terremoto di assestamento ‘’&#039;&#039; .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il funerale ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All’interno del libro &#039;&#039;La ‘ndrangheta nella letteratura calabrese&#039;&#039; Pasquino Crupi riportò una testimonianza sul prestigio che godeva Antonio Macri a Siderno:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;I funerali furono quanto di più grandioso non si possa immaginare: tutto il popolo di Siderno (città di 15.000 abitanti) vi partecipò; centinaia forse migliaia di macchine arrivarono dai paesi, vicini e lontani. I principali professionisti erano lì a sfilare in prima linea, con i segni visibili del cordoglio in volto. A quanto mi risulta, i giudici non erano presenti in quell&#039;occasione. I cinema furono chiusi; e se fossero rimasti aperti nessuno ne avrebbe varcato la soglia. Ma chi era Antonio Macrì ? Prima che fosse ucciso, avevo espresso a un gioielliere del luogo il desiderio di conoscerlo. &#039;&#039; E&#039; uno che non sa parlare né in italiano né in dialetto. Saprà mettere la firma. Però comanda. Gli chiedete un favore e ve lo fa: è in grado di farlo&#039;&#039; &#039;&#039;Pretende di essere ricompensato?&#039;&#039; &#039;&#039; No, non pretende nulla. Se gli mandate regali, li accetta. Tutti gli mandano regali&#039;&#039; &#039;&#039; E&#039; vero che protegge i sidernesi?&#039;&#039; &#039;&#039;Sì, a Siderno non è mai successo niente di grave. Egli ha in pugno la maffia, è un capo importante. Al matrimonio della figlia sono venuti dall&#039;America capi sconosciuti a portare regali vistosi. Sono immediatamente ripartiti, non potendosi trattenere più a lungo fuori zona&#039;&#039;. Dopo la sua morte, il libraio Gentile mi disse &#039;&#039; Era contrario al contrabbando di droga. Non voleva che si diffondesse in Calabria. Lo aveva detto: &#039;&#039; Abbiamo tutti figliuoli maschi e figliuole femmine…Per questo lo hanno ucciso&#039;&#039;. Non passò neanche un mese dalla sua morte e a Siderno venne fatto il primo sequestro di persona a danno del commerciante Materassi.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L&#039;eredità di Macrì ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Successivamente all’omicidio ai danni del Macrì, anche a Siderno si aprì alla stagione dei sequestri di persona. Il primo a prendere le redini del capobastone di Siderno fu il nipote &#039;&#039;&#039;Vincenzo Macrì&#039;&#039;&#039; detto &#039;&#039;Il barone&#039;&#039;. Nel 1979, quattro anni dopo l’eliminazione dello storico boss sidernese ci fu il matrimonio tra Venanzio Tripodo (figlio di Domenico Tripodo) e la figlia di Sebastiano Romeo ‘Staccu’ di San Luca, &#039;&#039;&#039;in occasione di quella celebrazione furono consacrati i Commisso quali eredi dei Macrì a Siderno.&#039;&#039;&#039; Tutt’ora i Commisso esercitano incontrastati il loro potere. Le operazioni da parte degli inquirenti, dagli anni ottanta ad oggi dimostrano come la cosca dei Commisso abbia ereditato il potere dei Macrì. All&#039;interno dell&#039;operazione Crimine del 2010, in un&#039;intercettazione Giuseppe Commisso sosteneva di gestire 96 locali di &#039;ndrangheta. Aveva intessuto rapporti in Lombardia, Piemonte, Liguria, Canada e Australia. Il sindaco di Striling (Perth, Australia) Domenico Antonio Vallelonga fu arrestato nel 2011 perché ritenuto il primo rappresentante della &#039;ndrangheta in Australia, era in stretti rapporti con Giuseppe Commisso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Ciconte E., [[La &#039;ndrangheta dall&#039;unità ad oggi]], LaTerza, Bari, 1992&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Ciconte E., [[Storia Crimanale]], Rubbettino, 2008&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Gratteri N. - Nicaso A., [[Fratelli di Sangue]], Mondadori, Milano, 2009&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
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		<title>Antonio Macrì</title>
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		<updated>2014-11-29T17:45:17Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:AntonioMacrì.png|250px|thumb|right|Antonio Macrì|]]{{bozza}}[[Categoria:&#039;Ndranghetisti]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Antonio Macrì era un capo che non sapeva parlare. Un capo migliore, Machiavelli non avrebbe saputo immaginarlo.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antonio Macrì (Siderno, 1902 - Siderno, 19 gennaio 1975) detto &#039;&#039;‘’Zzi ‘Ntoni’’&#039;&#039; o &#039;&#039;‘’Il boss dei due mondi’’&#039;&#039; è stato uno dei capi più influenti della storia della ‘ndrangheta. Il capobastone di Siderno fu uno dei principali precursori dell’espansione della mafia calabrese all’estero: dal luogo d’origine coordinò le attività della mafia calabrese in Canada, Usa e Australia. Intesse rapporti con potenti boss di Cosa nostra. Venne assassinato nelle vicende legate alla prima guerra di ‘ndrangheta il 19 gennaio 1975.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Cronistoria delle principali vicende giudiziarie === &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel 1929 Antonio Macrì ricevette la prima condanna dal Pretore di Siderno: fu denunciato per porto d’armi abusivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel 1932 fu indagato dal Tribunale di Gerace e dalla Corte di Catanzaro, venne condannato a 5 anni di carcere, al terzo anno gli fu concesso l&#039;indulto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel 1937 fu condannato per la prima volta per associazione a delinquere, la pena detentiva la trascorse presso l&#039;Isola dell&#039;Asinara. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel 1944 nelle motivazioni per la proposta di confino, fu definito per la prima volta come &#039;&#039;&#039;&#039;Capo di un&#039;organizzazione a delinquere a Siderno e dintorni, ispiratore e animatore di delitti ma estraneo all&#039;esecuzione materiale, con l&#039;organizzazione beneficia dei proventi ricavata dai furti&#039;&#039;&#039;&#039;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Il 30 aprile 1946 venne arrestato da latitante, fu catturato dai Carabinieri di Locri mentre circolava tranquillamente nelle vicinanze del Palazzo di Giustizia, con indosso una Colt a tamburo e un pugnale. Successivamente, Macrì venne prosciolto ed evitò il confino, gli fu concessa la libertà condizionale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Il 29 dicembre 1951 fu condannato insieme ad altri 40 imputati originari di Siderno, nell&#039;indagine gli riconobbero il ruolo di &#039;&#039;mente direttiva&#039;&#039;, fu condannato a 4 anni di reclusione. L&#039;accusa sostenne che a Siderno, al termine della seconda guerra mondiale si era costituita un&#039;associazione che incuteva terrore nei confronti della popolazione &#039;&#039;costretta il più delle volte a tacere, sopportare e tenersi in rapporti amichevoli con i malviventi, per non urtare la suscettibilità di costoro e per evitare maggiori danni e malanni&#039;&#039;. Nel 1954 fu assolto per insufficienza di prove.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel settembre 1955 fu spedito al confino nei Vestini (L&#039;Aquila), al termine della misura riuscì ad ottenere una licenza per effettuare dei lavori agricoli nel suo paese nativo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel 1958 ci fu l&#039;omicidio ai danni di Antonio Saracino, il capobastone di Siderno fu indagato. Nel 1962 la Corte d&#039;Assise di Potenza lo assolse per insussistenza del fatto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel 1965 fu arrestato per aggressione aggravata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nell’agosto del 1968 il Macrì venne arrestato dopo 14 mesi di latitanza. Gli inquirenti lo accusarono di essere uno dei mandanti della Strage di Locri realizzata il 23 giugno 1967.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Il 26 ottobre 1969 si svolse il Summit di Montalto, l’assenza al ritrovo rese impossibile provare il suo ruolo di capo, venne assolto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Nel luglio del 1972 per i fatti inerenti alla Stage di Locri, Zzi ‘Ntoni venne assolto dalla Corte d’Assise di Lecce per insufficienza di prove. &lt;br /&gt;
&amp;lt;ref&amp;gt; Informazioni bibliografiche tratte dal libro scritto da Sframeli C. - Parisi F., A &#039;Ndrangheta, Reggio Calabria, Falzea Editore, 2014 &amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Capo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antonio Macrì è stato uno dei capi più rappresentativi della ‘ndrangheta, il collaboratore di giustizia Giacomo Lauro dichiarò ai magistrati &#039;&#039;‘’Quest’uomo era il &#039;&#039;&#039;Capo-Crimine e rappresentava, secondo me, non ‘indegnamente’ quella che si riteneva fosse l’onorata società&#039;&#039;&#039;, egli, se si può dire, era il capo dei capi…il vero rappresentante, con tutti i titoli in Cosa nostra e aveva le ‘chiavi’ per entrare negli Usa, in Canada e in Australia’’&#039;&#039;. &lt;br /&gt;
La biografia criminale di Zzi ‘Ntoni fu costellata di assoluzioni e vicende non ancora chiarite. I primi riscontri della vicinanza ad ambienti criminali si ritrovano nel 1929. Fu proprio nel periodo del dominio fascista che Macrì consolidò il potere a Siderno e all’interno della ‘ndrangheta. Secondo la testimonianza di Antonio Delfino (figlio di Massaru Peppi, il carabiniere che fu incaricato di catturare i latitanti in Aspromonte nel periodo fascista) ci fu un accordo tra suo padre e Antonio Macrì per le celebrazioni nel corso processione della Madonna di Polsi (San Luca) &#039;&#039;‘’ Nel 1940 mio padre andò a chiamare Antonio Macrì e ci fu una specie di patto che durante i festeggiamenti non dovesse accadere niente. E per tutti gli anni che mio padre diresse il servizio non accadde niente’’&#039;&#039;. Nel 1944 i giudici lo indicarono come capo di un’organizzazione a delinquere. A guerra finita, il boss venne indicato come mente direttiva di un’associazione che incuteva terrore a Siderno. Ai tempi dell’Operazione Marzano del 1955 fu denunciato perché aveva presieduto una riunione mafiosa in Aspromonte. Sempre nello stesso periodo, nel libro &#039;&#039;&#039;‘Ndrangheta dall’Unità a oggi&#039;&#039;&#039;, Ciconte riporta che l’avvocato difensore di Antonio Macrì era Domenico Catalano, definito da diverse posizioni come &#039;&#039;‘’ l’avvocato difensore dei più noti capi mafia della provincia […] l’amico degli amici’’&#039;&#039;, all’interno del medesimo libro Ciconte riporta &#039;&#039;‘’ riguardo la possibilità di confino di Antonio Macrì, il Catalano chiedeva di fare delle dichiarazioni alle quali era interessato il Vaticano, infatti il vescovo di Locri Perantoni avrebbe chiesto protezione e difesa ad Antonio Macrì[…] nonostante ciò, fu spedito al confino’’&#039;&#039;. Nel 1967 Zzi Ntoni organizzò una truffa ai danni del Banco di Napoli a Siderno, il giudice del Tribunale di Locri Vincenzo Marino sostenne &#039;&#039;‘’ non ha esitato ad esprimersi in forma mafiosa’’&#039;&#039;, fu prosciolto dalle accuse perpetrate nei suoi confronti.&lt;br /&gt;
Le continue assoluzioni, le vicinanze con boss prestigiosi di Cosa Nostra siciliana e americana, i fatti della Strage di Locri del 1967, il Summit di Montalto del 1969 e l’esecuzione del 1975 dimostrarono come il boss dei due mondi sia stato uno dei capi più importanti della storia della ‘ndrangheta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La Strage di Locri ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Strage di Piazza Mercato si è compiuta il 23 giugno 1967, secondo le indagini (non arrivate a condanne definitive) il mandante delle esecuzioni fu il capobastone di Siderno perché Domenico Cordì (capobastone di Locri) fece rubare un carico di 1700 stecche di sigarette da contrabbando garantite da Cosa Nostra a Macrì. I morti furono tre: &#039;&#039;&#039;Domenico Cordì (l’obiettivo principale), Vincenzo Saracino (luogotenente di Cordì) e Carmelo Siciliano (vittima innocente)&#039;&#039;&#039;, a sparare furono due sicari di Bagheria. Inizialmente gli imputati, Macrì compreso furono indagati per &#039;&#039;‘’ concorso alla strage, associazione a delinquere e concorso in furto pluriaggravato ‘’&#039;&#039;, il boss dei mondi si diede alla macchia, venne arrestato nell’agosto del 1968 nella sua Siderno, dopo quattordici mesi di latitanza. Furono tutti assolti per insufficienza di prove, questo fu il verdetto della Corte d’Assise di Lecce nel 1972.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== I rapporti tra Macrì e le vittime ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Enzo Lagaria, due giorni dopo la strage scrisse su ‘L’Unità: ‘&#039;&#039;’ Le personalità delle vittime è ormai ben chiara: i due appartenevano al mondo delle cosche mafiose del versante jonico. Cordì fino a pochi anni addietro, veniva indicato come il luogotenente del boss Antonio Macrì. Saracino era un mafioso di famiglia, il padre Francesco era stato spodestato dal Macrì grazie all’appoggio del Cordì. Antonio Seracino, lo studente diciannovenne ucciso nel 1958, venne fulminato da un colpo di pistola alla fronte perché, qualche giorno prima, aveva affermato di non riconoscere l’autorità del Macrì.’’&#039;&#039; &amp;lt;ref&amp;gt; La mafia ha cambiato aria prima della strage di Locri, L’Unità, 25 gennaio 1967 [http://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&amp;amp;file=/archivio/uni_1967_06/19670625_0005.pdf&amp;amp;query=La%20mafia%20ha%20cambiato%20aria%20prima%20della%20strage%20di%20Locri] &amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il Summit di Montalto ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mammasantissima sidernese fu citato da Giuseppe Zappia di San Martino di Taurianova nel discorso del summit di Montalto, avvenuto il 26 ottobre 1969 &#039;&#039;‘’Qui non c’è ‘ndrangheta di Mico Tripodo, non c’è ‘ndrangheta di ‘Ntoni Macrì, non c’è ‘ndrangheta di Peppe Nirta: si dev’essere tutti uniti. Chi vuole stare sta e chi non vuole se ne va’’&#039;&#039;. Nelle accuse del processo Montalto, Macrì venne accusato insieme a Domenico Tripodo e a Giuseppe Nirta di essere tra i capi dell’associazione. Fu assolto per insufficienza di prove.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Siderno Group ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo quanto riportato all’interno del Decreto di fermo dell’Operazione Crimine del 2010 &amp;lt;ref&amp;gt; Crimine, Decreto di fermo V. II, p. 552 [http://www.stopndrangheta.it/file/stopndrangheta_1298.pdf] &amp;lt;/ref&amp;gt; , la nascita del Siderno Group of Crime fu voluta da Frank Costello e Albert Anastacia. I due boss, appartenenti a Cosa Nostra americana erano di origine calabrese. Le strette relazioni con Antonio Macrì favorirono gli accordi tra le due organizzazioni. Gli uomini di Macrì erano presenti in Canada (soprattutto a Toronto), negli Usa e in Australia. Roberto Pannunzi detto Bebè, ridefinito successivamente all’arresto del luglio 2013 il Pablo Escobar italiano, è originario di Siderno, secondo le ricostruzioni, Antonio Macrì gli avrebbe spianato la strada per le attività di narcotraffico tra le Americhe e le organizzazioni criminali italiane (‘ndrangheta e Cosa Nostra). &amp;lt;ref&amp;gt; Arrestato a Bogotá Roberto Pannunzi, il Pablo Escobar della ‘ndrangheta, PianaInforma.it, 6 luglio 2013, [http://www.pianainforma.it/cronaca/arrestato-a-bogota-roberto-pannunzi-il-pablo-escobar-della-ndrangheta] &amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== I rapporti con Cosa Nostra ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il potente boss sidernese fu in rapporti con esponenti di spicco del clan dei Corleonesi di Cosa Nostra come Luciano Leggio, Michele Navarra (spedito al confino a Marina di Gioiosa Ionica negli anni ’50), Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Quanto avvenuto nella strage di Locri nel 1967, fu la conferma delle relazioni intessuta tra Macrì e gli uomini di Cosa Nostra, infatti, ad aprire il fuoco contro furono i due sicari siciliani originari di Bagheria: Antonio Di Cristina (fratello di Giuseppe Di Cristina, detto ‘Il tigre’) e Tommaso Scaduto. Tra le due organizzazioni, vigevano degli accordi sul commercio delle sigarette da contrabbando. &lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Secondo un rapporto inviato a Giovanni Falcone da Giovanni De Gennaro, Antonio Macrì, insieme ad altri boss prestigiosi del reggino erano affiliati oltre che alla ‘ndrangheta, anche a Cosa Nostra&#039;&#039;&#039;, ciò era segno dell’affidabilità e della caratura mafiosa dei calabresi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La prima guerra di &#039;ndrangheta ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Le posizioni del boss e le forze in campo ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antonio Macrì fu uno dei primi ‘ndranghetisti che entrò a far parte della santa, ovvero quella dote che consente la doppia affiliazione: alla ‘ndrangheta e alla massoneria. Attraverso la massoneria la ‘ndrangheta mutò il suo modus operandi: infatti i boss calabresi entrarono in rapporti con la zona grigia, le conseguenze furono maggiore potere contrattuale e il predomino attorno ai lavori pubblici calabresi. I ‘’vecchi’’ come Antonio Macrì entrarono in conflitto con le nuove leve dell’organizzazione perché si contendevano il ruolo predominante all’interno della mafia calabrese, scoppio la prima guerra di ‘ndrangheta. Nella città di Reggio Calabria ci fu il conflitto per il predominio cittadino tra i Tripodo e i De Stefano, il Macrì era in stretti rapporti con Don Mico Tripodo. Inoltre, nei primi anni del ’70 iniziò la stagione dei sequestri di persona, il boss dei due mondi si oppose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il Summit di Gioia Tauro ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In [[Fratelli di Sangue]] si spiega &#039;&#039;‘’Antonio Macrì aveva partecipato a Gioia Tauro ad una riunione, alla quale erano presenti Giuseppe Piromalli e i fratelli De Stefano[…]. La discussione tra Paolo De Stefano e Antonio Macrì era diventata abbastanza animata, […] arrivarono quasi alle mani. Grazie alla mediazione di Piromalli si placarono gli animi e lo stesso Macrì si disse disposto a mediare tra Tripodo e De Stefano’’&#039;&#039;. Lo scontro tra questi boss prestigiosi avvenne perché non riuscirono a mettersi d’accordo sulla spartizione dei lavori pubblici all’interno della provincia di Reggio Calabria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== 19 gennaio 1975: la fine del capobastone di Siderno ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 19 gennaio 1975 venne assassinato Antonio Macrì all’età di 71 anni. Il capobastone dei Macrì fu ucciso nei pressi del campo bocciofilo di Siderno a colpi di mitra. Nell’attentato fu gravemente ferito anche il suo guardaspalle Giuseppe Commisso. A ordinare l&#039;omicidio furono i De Stefano di Reggio Calabria, i Cataldo di Locri e i Mazzaferro di Marina di Gioiosa Jonica. L’eliminazione di Macrì fu decisa da parte della ‘ndrangheta perché il boss avrebbe intralciato i piani futuri dell’organizzazione, il suo carisma e il suo prestigio avrebbero impedito l&#039;emergere di nuovi boss. All’indomani dell’omicidio all’interno de ‘L’Unità’ definivano l’omicidio come &#039;&#039;‘’ un terremoto di assestamento ‘’&#039;&#039; .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il funerale ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All’interno del libro &#039;&#039;La ‘ndrangheta nella letteratura calabrese&#039;&#039; Pasquino Crupi riportò una testimonianza sul prestigio che godeva Antonio Macri a Siderno:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;I funerali furono quanto di più grandioso non si possa immaginare: tutto il popolo di Siderno (città di 15.000 abitanti) vi partecipò; centinaia forse migliaia di macchine arrivarono dai paesi, vicini e lontani. I principali professionisti erano lì a sfilare in prima linea, con i segni visibili del cordoglio in volto. A quanto mi risulta, i giudici non erano presenti in quell&#039;occasione. I cinema furono chiusi; e se fossero rimasti aperti nessuno ne avrebbe varcato la soglia. Ma chi era Antonio Macrì ? Prima che fosse ucciso, avevo espresso a un gioielliere del luogo il desiderio di conoscerlo. &#039;&#039; E&#039; uno che non sa parlare né in italiano né in dialetto. Saprà mettere la firma. Però comanda. Gli chiedete un favore e ve lo fa: è in grado di farlo&#039;&#039; &#039;&#039;Pretende di essere ricompensato?&#039;&#039; &#039;&#039; No, non pretende nulla. Se gli mandate regali, li accetta. Tutti gli mandano regali&#039;&#039; &#039;&#039; E&#039; vero che protegge i sidernesi?&#039;&#039; &#039;&#039;Sì, a Siderno non è mai successo niente di grave. Egli ha in pugno la maffia, è un capo importante. Al matrimonio della figlia sono venuti dall&#039;America capi sconosciuti a portare regali vistosi. Sono immediatamente ripartiti, non potendosi trattenere più a lungo fuori zona&#039;&#039;. Dopo la sua morte, il libraio Gentile mi disse &#039;&#039; Era contrario al contrabbando di droga. Non voleva che si diffondesse in Calabria. Lo aveva detto: &#039;&#039; Abbiamo tutti figliuoli maschi e figliuole femmine…Per questo lo hanno ucciso&#039;&#039;. Non passò neanche un mese dalla sua morte e a Siderno venne fatto il primo sequestro di persona a danno del commerciante Materassi.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L&#039;eredità di Macrì ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Successivamente all’omicidio ai danni del Macrì, anche a Siderno si aprì alla stagione dei sequestri di persona. Il primo a prendere le redini del capobastone di Siderno fu il nipote &#039;&#039;&#039;Vincenzo Macrì&#039;&#039;&#039; detto &#039;&#039;Il barone&#039;&#039;. Nel 1979, quattro anni dopo l’eliminazione dello storico boss sidernese ci fu il matrimonio tra Venanzio Tripodo (figlio di Domenico Tripodo) e la figlia di Sebastiano Romeo ‘Staccu’ di San Luca, &#039;&#039;&#039;in occasione di quella celebrazione furono consacrati i Commisso quali eredi dei Macrì a Siderno.&#039;&#039;&#039; Tutt’ora i Commisso esercitano incontrastati il loro potere. Le operazioni da parte degli inquirenti, dagli anni ottanta ad oggi dimostrano come la cosca dei Commisso abbia ereditato il potere dei Macrì. All&#039;interno dell&#039;operazione Crimine del 2010, in un&#039;intercettazione Giuseppe Commisso sosteneva di gestire 96 locali di &#039;ndrangheta. Aveva intessuto rapporti in Lombardia, Piemonte, Liguria, Canada e Australia. Il sindaco di Striling (Perth, Australia) Domenico Antonio Vallelonga fu arrestato nel 2011 perché ritenuto il primo rappresentante della &#039;ndrangheta in Australia, era in stretti rapporti con Giuseppe Commisso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Ciconte E., [[La &#039;ndrangheta dall&#039;unità ad oggi]], LaTerza, Bari, 1992&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Ciconte E., [[Storia Crimanale]], Rubbettino, 2008&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Gratteri N. - Nicaso A., [[Fratelli di Sangue]], Mondadori, Milano, 2009&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Vito_Ciancimino&amp;diff=4489</id>
		<title>Vito Ciancimino</title>
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		<updated>2014-11-18T20:29:01Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Mafiosi]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vito Ciancimino (Corleone 1924 – Roma 2002) è stato un politico siciliano, appartenente al partito della Democrazia Cristiana. E&#039; conosciuto soprattutto per essere stato, non solo sindaco di Palermo (1970-1971) ma, nella veste di assessore comunale ai lavori pubblici (1959-1964) il principale responsabile del [[Sacco di Palermo]]. &lt;br /&gt;
Proprio per la sua attività politica è stato condannato, in via definitiva, per associazione per delinquere di stampo mafioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
===Giovinezza e inizio della carriera politica===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nato e cresciuto a Corleone, sin dalla giovane età coltiva stretti rapporti con i boss [[Michele Navarra]] e [[Luciano Liggio]]. Acquisisce il diploma di geometra nel 1943, e intraprende la carriera universitaria in Ingegneria senza mai conseguire la laurea. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La carriera politica di Ciancimino comincia a Roma, come segretario di [[Bernardo Mattarella]] (al tempo sottosegretario ai Trasporti del settimo governo De Gasperi, padre del futuro Presidente della Regione Siciliana assassinato da Cosa Nostra nel 1980, e più volte accusato di essere uno dei referenti dei rapporti tra Cosa Nostra e la DC in quegli anni). Mattarella negherà sempre di averlo avuto come componente della sua segreteria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Assessorato ai lavori pubblici di Palermo===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta eletto consigliere comunale nel 1956 (e aderendo alla corrente fanfaniana del partito), Ciancimino viene nominato assessore ai lavori pubblici. Sindaco in quegli anni (fino al 1963) è [[Salvo Lima]], anch&#039;egli della corrente fanfaniana insieme a [[Giovanni Gioia]] (uno dei fondatori della corrente stessa e grazie al quale numerosi esponenti ex liberali, monarchici e separatisti, emigrano nella DC palermitana, compresi alcuni boss di Cosa Nostra).&lt;br /&gt;
Nella relazione di minoranza della prima Commissione Parlamentare Antimafia (1963), firmata tra gli altri da [[Pio La Torre]] e [[Cesare Terranova]], questi tre personaggi verrano citati più volte come punti di contatto e di rafforzamento dei rapporti tra la mafia e le istituzioni palermitane.&lt;br /&gt;
E&#039; proprio da questa triade che verrà messo in piedi il cosiddetto [[Sacco di Palermo]], la più grande speculazione edilizia mai avvenuta in Sicilia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Gli anni da sindaco, altri incarichi e i rapporti col partito===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal 1966 al 1970 Ciancimino viene nominato capogruppo del partito, e gli viene assegnato anche l&#039;incarico di responsabile degli enti locali nella sezione provinciale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1970 la Democrazia Cristiana, con il 40,74%, vince le elezioni: sindaco viene eletto proprio Vito Ciancimino. La sua elezione fu duramente osteggiata dall&#039;ex sindaco Salvo Lima, insieme a tutta la corrente andreottiana: questo perché già da tempo, e successivamente anche su spinta delle inchieste svolte dalla Commissione Parlamentare Antimafia, si era accesa una forte polemica sulla opportunità di candidare, o addirittura tenere tra le fila del consiglio comunale, un personaggio di così dubbia inclinazione. Per questo Ciancimino, fu costretto a dimettersi nemmeno un anno dopo l&#039;elezione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Subito dopo la rinuncia alla carica di primo cittadino, Ciancimino si discosta dalla corrente fanfaniana del partito, per formarne una autonoma; anche se poi, nel 1976, confluirà nella corrente andreottiana e sarà in stretti rapporti con l&#039;on. Lima. In un incontro a Roma per sostenere l&#039;entrata di Ciancimino nel partito, fu lo stesso Lima, su assenso di Giulio Andreotti, ad insistere e consentire l&#039;entrata definitiva di Ciancimino nel partito. Le ragioni che spiegano questo cambio di rotta nel giro di pochi anni, sono da rilevarsi nel mantenimento, da parte dell&#039;on. Lima, della maggioranza all&#039;interno del Comitato Provinciale della DC di Palermo che, con un&#039;ulteriore rottura con l&#039;ex sindaco, non sarebbe stato possibile garantire.&lt;br /&gt;
In realtà i contrasti nascosti tra Lima e Ciancimino non tardarono a portare alla rottura di quest&#039;ultimo con la corrente andreottiana. Lo stesso Lima, recatosi a Roma, si sfogherà con [[Tommaso Buscetta]] a proposito delle pressioni ricevute da Ciancimino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come riporta Buscetta in uno dei suoi interrogatori, Lima si lamentava del fatto che &#039;&amp;quot;i Corleonesi gli davano molto fastidio (...), che non lo lasciavano vivere e che questo avveniva attraverso Ciancimino&amp;quot;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel congresso regionale, svoltosi ad Agrigento nel 1983, l&#039;on. De Mita espresse chiaramente l&#039;intenzione di espellere Vito Ciancimino dal partito siciliano: non era più possibile giustificare la figura dell&#039;ex sindaco all&#039;interno del più grande partito della nazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Arresto e condanna per associazione mafiosa===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 3 novembre 1984, Vito Ciancimino viene arrestato nella sua abitazione di Palermo. L&#039;ex sindaco, sulla base delle dichiarazioni del superpentito Tommaso Buscetta, e le incessanti indagini svolte tra Italia e America dal giudice [[Giovanni Falcone]], viene accusato di associazione mafiosa ed esportazione di capitali all&#039;estero.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 17 gennaio 1992, la quinta sezione del Tribunale di Palermo condanna Ciancimino a 10 anni di carcere: non verrà portato in cella perché godeva della libertà provvisoria e la sentenza non risultava ancora definitiva. Per la prima volta a Palermo, un esponente di spicco del più grande partito della nazione e della regione, viene riconosciuto affiliato a Cosa Nostra, stabilendo nero su bianco che la mafia aveva intenzione (e grazie al Sacco di Palermo in parte ci riuscì) di mantenere e perpetrare il controllo sulla città tramite l&#039;amministrazione comunale.&lt;br /&gt;
La Cassazione, nel 1993, lo condanna definitivamente a otto anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il soggiorno obbligato e gli ultimi anni di vita===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la condanna in secondo grado, Ciancimino viene mandato in soggiorno obbligato a Patti Marina (provincia di Messina) e poi in Molise. &lt;br /&gt;
Gli ultimi mesi prima di morire, il 28 ottobre del 2001, li trascorrerà a Roma: quando muore si trova ancora agli arresti domiciliari, a tredici anni dalla condanna definitiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il tesoro di Ciancimino, Gladio e lo Ior===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;attività di Ciancimino negli anni, soprattutto dopo l&#039;arresto, fu non soltanto cercare appoggi all&#039;interno del proprio partito per sfuggire al carcere, ma anche di proteggere l&#039;ingente patrimonio accumulato negli anni: il &amp;quot;tesoro di Ciancimino&amp;quot;. Si parla di decide di milioni di euro. Questo tesoro, ancora oggi, non è stato mai trovato: il figlio [[Massimo Ciancimino]], però, nel 2009 è stato condannato per il reato di riciclaggio (l&#039;accusa è quella appunto di aver gestito il tesoro del padre insieme alla madre e ai suoi avvocati); ed è attualmente indagato dalla DDA di Roma per concorso in riciclaggio: sembra che il figlio di Don Vito si sarebbe prestato a riciclare 115 milioni nella più grande discarica d&#039;Europa situata a Glina, in Romania, tramite la società rumena Ecorec, che gestisce la discarica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, sempre Ciancimino junior, ha dichiarato che il padre faceva parte di Gladio (l&#039;organizzazione paramilitare clandestina promossa dalla Nato per contrastare una possibile evasione sovietica): il suo ruolo era quello di gestire, attraverso lo IOR (la banca dello Stato Vaticano), sia i soldi degli investimenti mafiosi, sia le tangenti provenienti dalla politica. Più precisamente, sempre su dichiarazione del figlio di Don Vito, Ciancimino aveva innanzitutto aperto due cassette di sicurezza, gestiti da alcuni prestanome; inoltre, erano aperti alcuni conti corrente che  &#039;&amp;quot;venivano utilizzati per discreti passaggi di denaro e per pagare le famose «messe a posto» per la gestione degli appalti per la manutenzione delle strade e delle fogne di Palermo affidata al conte Arturo Cassina, cavaliere del Santo Sepolcro [...] Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello Ior. Poi, dopo incontri con dirigenti della banca, i capitali venivano trasferiti a Ginevra attraverso l&#039;onorevole Giovanni Matta e la buonanima di Roberto Parisi, l&#039;ex presidente del Palermo calcio al quale faceva riferimento la manutenzione dell&#039;illuminazione di tutta la città.&amp;quot;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Trattativa Stato-Mafia===&lt;br /&gt;
====Il coinvolgimento nella cattura di Totò Riina====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre sulla base di dichiarazioni del figlio Massimo, sembra che Don Vito abbia svolto un ruolo chiave nella cattura del boss [[Totò Riina]], avvenuta il 15 gennaio 1993: all&#039;ex sindaco vennero consegnate dai carabinieri alcune mappe di Palermo, mappe che finirono nelle mani di [[Bernardo Provenzano]]; quest&#039;ultimo segnò una serie di indicazioni sui possibili covi dove andare a catturare l&#039;allora reggente di tutta Cosa Nostra. Le mappe, riconsegnate a Ciancimino, furono riconsegnate ai Ros, che riuscirono a catturare Riina nel suo covo in via Bernini a Palermo.&lt;br /&gt;
Questo fatto pare essere il motivo principale per cui il covo del capo dei capi, subito dopo l&#039;arresto, non verrà perquisito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Il coinvolgimento nella Trattativa Stato-Mafia====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 17 marzo 1993, Vito Ciancimino, riferisce al Procuratore di Palermo [[Giancarlo Caselli]] dell&#039;incontro avvenuto con i Ros, [[Mario Mori]] e [[Giuseppe De Donno]]: questi si sarebbero presentati nella sua abitazione romana per chiedere un &amp;quot;resa incondizionata&amp;quot; dopo le stragi di Capaci e di Via D&#039;Amelio.&lt;br /&gt;
Anni dopo, il figlio Massimo, dichiarerà che in realtà, il primo incontro tra suo padre e i Ros, risale al giugno del 1992, quindi prima della strage di Via D&#039;Amelio. Sentito come teste nel processo per favoreggiamento svolto nei confronti del Gen. Mori e il Col. Mauro Obinu, Ciancimino jr dichiara che i carabinieri del Ros si presentarono dal padre per utilizzarlo come tramite tra lo Stato e la mafia per fermare le stragi: e di tutto conto, la mafia, avrebbe presentato allo stato una serie di richieste, il famoso &amp;quot;papello&amp;quot; (abolizione dell&#039;ergastolo, revoca del 41bis ecc...).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Gen. Mori, al contrario di quanto dichiarato da Massimo Ciancimino, sostiene che i numerosi incontri con Don Vito avvennero non prima del 5 agosto 1992.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, audito come testimone dalla Procura di Palermo nell&#039;ambito del processo sulla trattativa tra Stato e Mafia, ha dichiarato che nel 1992 fu messo al corrente da Luciano Violante della volontà di Vito Ciancimino di essere ascoltato dalla Commissione Parlamentare antimafia (all&#039;epoca Violante ne era il Presidente).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Lo Bianco G. - Rizza Sandra, L&#039;agenda nera della seconda repubblica, Milano 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*La Licata Francesco, [[Storia di Giovanni Falcone]], Milano 2013&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Nuzzi Gianluigi, Vaticano S.p.a, Milano 2009&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
Documenti Camera dei Deputati[http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/016t02_RS/00000033.pdf]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Articolo uscito sul Fatto Quotidiano (28 ottobre 2014)[http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/28/trattativa-napolitano-violante-mi-disse-ciancimino-voleva-essere-sentito-dall-antimafia/1177190/]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Vito_Ciancimino&amp;diff=4488</id>
		<title>Vito Ciancimino</title>
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		<updated>2014-11-18T20:28:41Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Mafiosi]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vito Ciancimino (Corleone 1924 – Roma 2002) è stato un politico siciliano, appartenente al partito della Democrazia Cristiana. E&#039; conosciuto soprattutto per essere stato, non solo sindaco di Palermo (1970-1971) ma, nella veste di assessore comunale ai lavori pubblici (1959-1964) il principale responsabile del [[Sacco di Palermo]]. &lt;br /&gt;
Proprio per la sua attività politica è stato condannato, in via definitiva, per associazione per delinquere di stampo mafioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
===Giovinezza e inizio della carriera politica===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nato e cresciuto a Corleone, sin dalla giovane età coltiva stretti rapporti con i boss [[Michele Navarra]] e [[Luciano Liggio]]. Acquisisce il diploma di geometra nel 1943, e intraprende la carriera universitaria in Ingegneria senza mai conseguire la laurea. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La carriera politica di Ciancimino comincia a Roma, come segretario di [[Bernardo Mattarella]] (al tempo sottosegretario ai Trasporti del settimo governo De Gasperi, padre del futuro Presidente della Regione Siciliana assassinato da Cosa Nostra nel 1980, e più volte accusato di essere uno dei referenti dei rapporti tra Cosa Nostra e la DC in quegli anni). Mattarella negherà sempre di averlo avuto come componente della sua segreteria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Assessorato ai lavori pubblici di Palermo===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta eletto consigliere comunale nel 1956 (e aderendo alla corrente fanfaniana del partito), Ciancimino viene nominato assessore ai lavori pubblici. Sindaco in quegli anni (fino al 1963) è [[Salvo Lima]], anch&#039;egli della corrente fanfaniana insieme a [[Giovanni Gioia]] (uno dei fondatori della corrente stessa e grazie al quale numerosi esponenti ex liberali, monarchici e separatisti, emigrano nella DC palermitana, compresi alcuni boss di Cosa Nostra).&lt;br /&gt;
Nella relazione di minoranza della prima Commissione Parlamentare Antimafia (1963), firmata tra gli altri da [[Pio La Torre]] e [[Cesare Terranova]], questi tre personaggi verrano citati più volte come punti di contatto e di rafforzamento dei rapporti tra la mafia e le istituzioni palermitane.&lt;br /&gt;
E&#039; proprio da questa triade che verrà messo in piedi il cosiddetto [[Sacco di Palermo]], la più grande speculazione edilizia mai avvenuta in Sicilia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Gli anni da sindaco, altri incarichi e i rapporti col partito===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal 1966 al 1970 Ciancimino viene nominato capogruppo del partito, e gli viene assegnato anche l&#039;incarico di responsabile degli enti locali nella sezione provinciale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1970 la Democrazia Cristiana, con il 40,74%, vince le elezioni: sindaco viene eletto proprio Vito Ciancimino. La sua elezione fu duramente osteggiata dall&#039;ex sindaco Salvo Lima, insieme a tutta la corrente andreottiana: questo perché già da tempo, e successivamente anche su spinta delle inchieste svolte dalla Commissione Parlamentare Antimafia, si era accesa una forte polemica sulla opportunità di candidare, o addirittura tenere tra le fila del consiglio comunale, un personaggio di così dubbia inclinazione. Per questo Ciancimino, fu costretto a dimettersi nemmeno un anno dopo l&#039;elezione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Subito dopo la rinuncia alla carica di primo cittadino, Ciancimino si discosta dalla corrente fanfaniana del partito, per formarne una autonoma; anche se poi, nel 1976, confluirà nella corrente andreottiana e sarà in stretti rapporti con l&#039;on. Lima. In un incontro a Roma per sostenere l&#039;entrata di Ciancimino nel partito, fu lo stesso Lima, su assenso di Giulio Andreotti, ad insistere e consentire l&#039;entrata definitiva di Ciancimino nel partito. Le ragioni che spiegano questo cambio di rotta nel giro di pochi anni, sono da rilevarsi nel mantenimento, da parte dell&#039;on. Lima, della maggioranza all&#039;interno del Comitato Provinciale della DC di Palermo che, con un&#039;ulteriore rottura con l&#039;ex sindaco, non sarebbe stato possibile garantire.&lt;br /&gt;
In realtà i contrasti nascosti tra Lima e Ciancimino non tardarono a portare alla rottura di quest&#039;ultimo con la corrente andreottiana. Lo stesso Lima, recatosi a Roma, si sfogherà con [[Tommaso Buscetta]] a proposito delle pressioni ricevute da Ciancimino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come riporta Buscetta in uno dei suoi interrogatori, Lima si lamentava del fatto che &#039;&amp;quot;i Corleonesi gli davano molto fastidio (...), che non lo lasciavano vivere e che questo avveniva attraverso Ciancimino&amp;quot;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel congresso regionale, svoltosi ad Agrigento nel 1983, l&#039;on. De Mita espresse chiaramente l&#039;intenzione di espellere Vito Ciancimino dal partito siciliano: non era più possibile giustificare la figura dell&#039;ex sindaco all&#039;interno del più grande partito della nazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Arresto e condanna per associazione mafiosa===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 3 novembre 1984, Vito Ciancimino viene arrestato nella sua abitazione di Palermo. L&#039;ex sindaco, sulla base delle dichiarazioni del superpentito Tommaso Buscetta, e le incessanti indagini svolte tra Italia e America dal giudice [[Giovanni Falcone]], viene accusato di associazione mafiosa ed esportazione di capitali all&#039;estero.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 17 gennaio 1992, la quinta sezione del Tribunale di Palermo condanna Ciancimino a 10 anni di carcere: non verrà portato in cella perché godeva della libertà provvisoria e la sentenza non risultava ancora definitiva. Per la prima volta a Palermo, un esponente di spicco del più grande partito della nazione e della regione, viene riconosciuto affiliato a Cosa Nostra, stabilendo nero su bianco che la mafia aveva intenzione (e grazie al Sacco di Palermo in parte ci riuscì) di mantenere e perpetrare il controllo sulla città tramite l&#039;amministrazione comunale.&lt;br /&gt;
La Cassazione, nel 1993, lo condanna definitivamente a otto anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il soggiorno obbligato e gli ultimi anni di vita===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la condanna in secondo grado, Ciancimino viene mandato in soggiorno obbligato a Patti Marina (provincia di Messina) e poi in Molise. &lt;br /&gt;
Gli ultimi mesi prima di morire, il 28 ottobre del 2001, li trascorrerà a Roma: quando muore si trova ancora agli arresti domiciliari, a tredici anni dalla condanna definitiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il tesoro di Ciancimino, Gladio e lo Ior===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;attività di Ciancimino negli anni, soprattutto dopo l&#039;arresto, fu non soltanto cercare appoggi all&#039;interno del proprio partito per sfuggire al carcere, ma anche di proteggere l&#039;ingente patrimonio accumulato negli anni: il &amp;quot;tesoro di Ciancimino&amp;quot;. Si parla di decide di milioni di euro. Questo tesoro, ancora oggi, non è stato mai trovato: il figlio [[Massimo Ciancimino]], però, nel 2009 è stato condannato per il reato di riciclaggio (l&#039;accusa è quella appunto di aver gestito il tesoro del padre insieme alla madre e ai suoi avvocati); ed è attualmente indagato dalla DDA di Roma per concorso in riciclaggio: sembra che il figlio di Don Vito si sarebbe prestato a riciclare 115 milioni nella più grande discarica d&#039;Europa situata a Glina, in Romania, tramite la società rumena Ecorec, che gestisce la discarica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, sempre Ciancimino junior, ha dichiarato che il padre faceva parte di Gladio (l&#039;organizzazione paramilitare clandestina promossa dalla Nato per contrastare una possibile evasione sovietica): il suo ruolo era quello di gestire, attraverso lo IOR (la banca dello Stato Vaticano), sia i soldi degli investimenti mafiosi, sia le tangenti provenienti dalla politica. Più precisamente, sempre su dichiarazione del figlio di Don Vito, Ciancimino aveva innanzitutto aperto due cassette di sicurezza, gestiti da alcuni prestanome; inoltre, erano aperti alcuni conti corrente che  &#039;&amp;quot;venivano utilizzati per discreti passaggi di denaro e per pagare le famose «messe a posto» per la gestione degli appalti per la manutenzione delle strade e delle fogne di Palermo affidata al conte Arturo Cassina, cavaliere del Santo Sepolcro [...] Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello Ior. Poi, dopo incontri con dirigenti della banca, i capitali venivano trasferiti a Ginevra attraverso l&#039;onorevole Giovanni Matta e la buonanima di Roberto Parisi, l&#039;ex presidente del Palermo calcio al quale faceva riferimento la manutenzione dell&#039;illuminazione di tutta la città.&amp;quot;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Trattativa Stato-Mafia===&lt;br /&gt;
====Il coinvolgimento nella cattura di Totò Riina====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre sulla base di dichiarazioni del figlio Massimo, sembra che Don Vito abbia svolto un ruolo chiave nella cattura del boss [[Totò Riina]], avvenuta il 15 gennaio 1993: all&#039;ex sindaco vennero consegnate dai carabinieri alcune mappe di Palermo, mappe che finirono nelle mani di [[Bernardo Provenzano]]; quest&#039;ultimo segnò una serie di indicazioni sui possibili covi dove andare a catturare l&#039;allora reggente di tutta Cosa Nostra. Le mappe, riconsegnate a Ciancimino, furono riconsegnate ai Ros, che riuscirono a catturare Riina nel suo covo in via Bernini a Palermo.&lt;br /&gt;
Questo fatto pare essere il motivo principale per cui il covo del capo dei capi, subito dopo l&#039;arresto, non verrà perquisito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Il coinvolgimento nella Trattativa Stato-Mafia====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 17 marzo 1993, Vito Ciancimino, riferisce al Procuratore di Palermo [[Giancarlo Caselli]] dell&#039;incontro avvenuto con i Ros, [[Mario Mori]] e [[Giuseppe De Donno]]: questi si sarebbero presentati nella sua abitazione romana per chiedere un &amp;quot;resa incondizionata&amp;quot; dopo le stragi di Capaci e di Via D&#039;Amelio.&lt;br /&gt;
Anni dopo, il figlio Massimo, dichiarerà che in realtà, il primo incontro tra suo padre e i Ros, risale al giugno del 1992, quindi prima della strage di Via D&#039;Amelio. Sentito come teste nel processo per favoreggiamento svolto nei confronti del Gen. Mori e il Col. Mauro Obinu, Ciancimino jr dichiara che i carabinieri del Ros si presentarono dal padre per utilizzarlo come tramite tra lo Stato e la mafia per fermare le stragi: e di tutto conto, la mafia, avrebbe presentato allo stato una serie di richieste, il famoso &amp;quot;papello&amp;quot; (abolizione dell&#039;ergastolo, revoca del 41bis ecc...).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Gen. Mori, al contrario di quanto dichiarato da Massimo Ciancimino, sostiene che i numerosi incontri con Don Vito avvennero non prima del 5 agosto 1992.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, audito come testimone dalla Procura di Palermo nell&#039;ambito del processo sulla trattativa tra Stato e Mafia, ha dichiarato che nel 1992 fu messo al corrente da Luciano Violante della volontà di Vito Ciancimino di essere ascoltato dalla Commissione Parlamentare antimafia (all&#039;epoca Violante ne era il Presidente).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Lo Bianco G. - Rizza Sandra, L&#039;agenda nera della seconda repubblica, Milano 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*La Licata Francesco, [[Storia di Giovanni Falcone]], Milano 2013&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Nuzzi Gianluigi, Vaticano S.p.a, Milano 2009&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
Documenti Camera dei Deputati[http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/016t02_RS/00000033.pdf]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Articolo uscito sul Fatto Quotidiano (28 ottobre 2014)[http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/28/trattativa-napolitano-violante-mi-disse-ciancimino-voleva-essere-sentito-dall-antimafia/1177190/]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Vito_Ciancimino&amp;diff=4487</id>
		<title>Vito Ciancimino</title>
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		<updated>2014-11-18T20:23:20Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Mafiosi]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vito Ciancimino (Corleone 1924 – Roma 2002) è stato un politico siciliano, appartenente al partito della Democrazia Cristiana. E&#039; conosciuto soprattutto per essere stato, non solo sindaco di Palermo (1970-1971) ma, nella veste di assessore comunale ai lavori pubblici (1959-1964) il principale responsabile del [[&amp;quot;Sacco di Palermo&amp;quot;]]. &lt;br /&gt;
Proprio per la sua attività politica è stato condannato, in via definitiva, per associazione per delinquere di stampo mafioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
===Giovinezza e inizio della carriera politica===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nato e cresciuto a Corleone, sin dalla giovane età coltiva stretti rapporti con i boss [[Michele Navarra]] e [[Luciano Liggio]]. Acquisisce il diploma di geometra nel 1943, e intraprende la carriera universitaria in Ingegneria senza mai conseguire la laurea. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La carriera politica di Ciancimino comincia a Roma, come segretario di [[Bernardo Mattarella]] (al tempo sottosegretario ai Trasporti del settimo governo De Gasperi, padre del futuro Presidente della Regione Siciliana assassinato da Cosa Nostra nel 1980, e più volte accusato di essere uno dei referenti dei rapporti tra Cosa Nostra e la DC in quegli anni). Mattarella negherà sempre di averlo avuto come componente della sua segreteria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Assessorato ai lavori pubblici di Palermo===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta eletto consigliere comunale nel 1956 (e aderendo alla corrente fanfaniana del partito), Ciancimino viene nominato assessore ai lavori pubblici. Sindaco in quegli anni (fino al 1963) è [[Salvo Lima]], anch&#039;egli della corrente fanfaniana insieme a [[Giovanni Gioia]] (uno dei fondatori della corrente stessa e grazie al quale numerosi esponenti ex liberali, monarchici e separatisti, emigrano nella DC palermitana, compresi alcuni boss di Cosa Nostra).&lt;br /&gt;
Nella relazione di minoranza della prima Commissione Parlamentare Antimafia (1963), firmata tra gli altri da [[Pio La Torre]] e [[Cesare Terranova]], questi tre personaggi verrano citati più volte come punti di contatto e di rafforzamento dei rapporti tra la mafia e le istituzioni palermitane.&lt;br /&gt;
E&#039; proprio da questa triade che verrà messo in piedi il cosiddetto [[Sacco di Palermo]], la più grande speculazione edilizia mai avvenuta in Sicilia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Gli anni da sindaco, altri incarichi e i rapporti col partito===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal 1966 al 1970 Ciancimino viene nominato capogruppo del partito, e gli viene assegnato anche l&#039;incarico di responsabile degli enti locali nella sezione provinciale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1970 la Democrazia Cristiana, con il 40,74%, vince le elezioni: sindaco viene eletto proprio Vito Ciancimino. La sua elezione fu duramente osteggiata dall&#039;ex sindaco Salvo Lima, insieme a tutta la corrente andreottiana: questo perché già da tempo, e successivamente anche su spinta delle inchieste svolte dalla Commissione Parlamentare Antimafia, si era accesa una forte polemica sulla opportunità di candidare, o addirittura tenere tra le fila del consiglio comunale, un personaggio di così dubbia inclinazione. Per questo Ciancimino, fu costretto a dimettersi nemmeno un anno dopo l&#039;elezione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Subito dopo la rinuncia alla carica di primo cittadino, Ciancimino si discosta dalla corrente fanfaniana del partito, per formarne una autonoma; anche se poi, nel 1976, confluirà nella corrente andreottiana e sarà in stretti rapporti con l&#039;on. Lima. In un incontro a Roma per sostenere l&#039;entrata di Ciancimino nel partito, fu lo stesso Lima, su assenso di Giulio Andreotti, ad insistere e consentire l&#039;entrata definitiva di Ciancimino nel partito. Le ragioni che spiegano questo cambio di rotta nel giro di pochi anni, sono da rilevarsi nel mantenimento, da parte dell&#039;on. Lima, della maggioranza all&#039;interno del Comitato Provinciale della DC di Palermo che, con un&#039;ulteriore rottura con l&#039;ex sindaco, non sarebbe stato possibile garantire.&lt;br /&gt;
In realtà i contrasti nascosti tra Lima e Ciancimino non tardarono a portare alla rottura di quest&#039;ultimo con la corrente andreottiana. Lo stesso Lima, recatosi a Roma, si sfogherà con [[Tommaso Buscetta]] a proposito delle pressioni ricevute da Ciancimino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come riporta Buscetta in uno dei suoi interrogatori, Lima si lamentava del fatto che &#039;&amp;quot;i Corleonesi gli davano molto fastidio (...), che non lo lasciavano vivere e che questo avveniva attraverso Ciancimino&amp;quot;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel congresso regionale, svoltosi ad Agrigento nel 1983, l&#039;on. De Mita espresse chiaramente l&#039;intenzione di espellere Vito Ciancimino dal partito siciliano: non era più possibile giustificare la figura dell&#039;ex sindaco all&#039;interno del più grande partito della nazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Arresto e condanna per associazione mafiosa===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 3 novembre 1984, Vito Ciancimino viene arrestato nella sua abitazione di Palermo. L&#039;ex sindaco, sulla base delle dichiarazioni del superpentito Tommaso Buscetta, e le incessanti indagini svolte tra Italia e America dal giudice [[Giovanni Falcone]], viene accusato di associazione mafiosa ed esportazione di capitali all&#039;estero.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 17 gennaio 1992, la quinta sezione del Tribunale di Palermo condanna Ciancimino a 10 anni di carcere: non verrà portato in cella perché godeva della libertà provvisoria e la sentenza non risultava ancora definitiva. Per la prima volta a Palermo, un esponente di spicco del più grande partito della nazione e della regione, viene riconosciuto affiliato a Cosa Nostra, stabilendo nero su bianco che la mafia aveva intenzione (e grazie al Sacco di Palermo in parte ci riuscì) di mantenere e perpetrare il controllo sulla città tramite l&#039;amministrazione comunale.&lt;br /&gt;
La Cassazione, nel 1993, lo condanna definitivamente a otto anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il soggiorno obbligato e gli ultimi anni di vita===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la condanna in secondo grado, Ciancimino viene mandato in soggiorno obbligato a Patti Marina (provincia di Messina) e poi in Molise. &lt;br /&gt;
Gli ultimi mesi prima di morire, il 28 ottobre del 2001, li trascorrerà a Roma: quando muore si trova ancora agli arresti domiciliari, a tredici anni dalla condanna definitiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il tesoro di Ciancimino, Gladio e lo Ior===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;attività di Ciancimino negli anni, soprattutto dopo l&#039;arresto, fu non soltanto cercare appoggi all&#039;interno del proprio partito per sfuggire al carcere, ma anche di proteggere l&#039;ingente patrimonio accumulato negli anni: il &amp;quot;tesoro di Ciancimino&amp;quot;. Si parla di decide di milioni di euro. Questo tesoro, ancora oggi, non è stato mai trovato: il figlio [[Massimo Ciancimino]], però, nel 2009 è stato condannato per il reato di riciclaggio (l&#039;accusa è quella appunto di aver gestito il tesoro del padre insieme alla madre e ai suoi avvocati); ed è attualmente indagato dalla DDA di Roma per concorso in riciclaggio: sembra che il figlio di Don Vito si sarebbe prestato a riciclare 115 milioni nella più grande discarica d&#039;Europa situata a Glina, in Romania, tramite la società rumena Ecorec, che gestisce la discarica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, sempre Ciancimino junior, ha dichiarato che il padre faceva parte di Gladio (l&#039;organizzazione paramilitare clandestina promossa dalla Nato per contrastare una possibile evasione sovietica): il suo ruolo era quello di gestire, attraverso lo IOR (la banca dello Stato Vaticano), sia i soldi degli investimenti mafiosi, sia le tangenti provenienti dalla politica. Più precisamente, sempre su dichiarazione del figlio di Don Vito, Ciancimino aveva innanzitutto aperto due cassette di sicurezza, gestiti da alcuni prestanome; inoltre, erano aperti alcuni conti corrente che  &#039;&amp;quot;venivano utilizzati per discreti passaggi di denaro e per pagare le famose «messe a posto» per la gestione degli appalti per la manutenzione delle strade e delle fogne di Palermo affidata al conte Arturo Cassina, cavaliere del Santo Sepolcro [...] Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello Ior. Poi, dopo incontri con dirigenti della banca, i capitali venivano trasferiti a Ginevra attraverso l&#039;onorevole Giovanni Matta e la buonanima di Roberto Parisi, l&#039;ex presidente del Palermo calcio al quale faceva riferimento la manutenzione dell&#039;illuminazione di tutta la città.&amp;quot;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Trattativa Stato-Mafia===&lt;br /&gt;
====Il coinvolgimento nella cattura di Totò Riina====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre sulla base di dichiarazioni del figlio Massimo, sembra che Don Vito abbia svolto un ruolo chiave nella cattura del boss [[Totò Riina]], avvenuta il 15 gennaio 1993: all&#039;ex sindaco vennero consegnate dai carabinieri alcune mappe di Palermo, mappe che finirono nelle mani di [[Bernardo Provenzano]]; quest&#039;ultimo segnò una serie di indicazioni sui possibili covi dove andare a catturare l&#039;allora reggente di tutta Cosa Nostra. Le mappe, riconsegnate a Ciancimino, furono riconsegnate ai Ros, che riuscirono a catturare Riina nel suo covo in via Bernini a Palermo.&lt;br /&gt;
Questo fatto pare essere il motivo principale per cui il covo del capo dei capi, subito dopo l&#039;arresto, non verrà perquisito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Il coinvolgimento nella Trattativa Stato-Mafia====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 17 marzo 1993, Vito Ciancimino, riferisce al Procuratore di Palermo [[Giancarlo Caselli]] dell&#039;incontro avvenuto con i Ros, [[Mario Mori]] e [[Giuseppe De Donno]]: questi si sarebbero presentati nella sua abitazione romana per chiedere un &amp;quot;resa incondizionata&amp;quot; dopo le stragi di Capaci e di Via D&#039;Amelio.&lt;br /&gt;
Anni dopo, il figlio Massimo, dichiarerà che in realtà, il primo incontro tra suo padre e i Ros, risale al giugno del 1992, quindi prima della strage di Via D&#039;Amelio. Sentito come teste nel processo per favoreggiamento svolto nei confronti del Gen. Mori e il Col. Mauro Obinu, Ciancimino jr dichiara che i carabinieri del Ros si presentarono dal padre per utilizzarlo come tramite tra lo Stato e la mafia per fermare le stragi: e di tutto conto, la mafia, avrebbe presentato allo stato una serie di richieste, il famoso &amp;quot;papello&amp;quot; (abolizione dell&#039;ergastolo, revoca del 41bis ecc...).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Gen. Mori, al contrario di quanto dichiarato da Massimo Ciancimino, sostiene che i numerosi incontri con Don Vito avvennero non prima del 5 agosto 1992.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, audito come testimone dalla Procura di Palermo nell&#039;ambito del processo sulla trattativa tra Stato e Mafia, ha dichiarato che nel 1992 fu messo al corrente da Luciano Violante della volontà di Vito Ciancimino di essere ascoltato dalla Commissione Parlamentare antimafia (all&#039;epoca Violante ne era il Presidente).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*L&#039;agenda nera della seconda repubblica – Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Storia di Giovanni Falcone – Francesco La Licata&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Vaticano S.p.a – Gianluigi Nuzzi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
Documenti Camera dei Deputati[http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/016t02_RS/00000033.pdf]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Articolo uscito sul Fatto Quotidiano (28 ottobre 2014)[http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/28/trattativa-napolitano-violante-mi-disse-ciancimino-voleva-essere-sentito-dall-antimafia/1177190/]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Concorso_esterno_in_associazione_mafiosa&amp;diff=4484</id>
		<title>Concorso esterno in associazione mafiosa</title>
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		<updated>2014-11-16T22:37:52Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Evoluzione giurisprudenziale in tema di concorso esterno in associazione mafiosa */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Legislazione italiana]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando si fa riferimento al concorso esterno si entra all’interno dell’area dei reati associativi che è da sempre soggetta a dubbi di costituzionalità a causa della costante e latente violazione del principio di determinatezza (art. 25 Cost.). Ciò perché rimane del tutto incerta la qualificazione del requisito fondamentale rappresentato dal concetto stesso di associazione delittuosa, con il rischio di generare una sovrapposizione tra la struttura medesima dell’associazione ed il diverso istituto del concorso di persone nel reato. Rispetto a questa fattispecie plurisoggettiva che incrimina il fatto stesso dell’associazione, al fine di contrastare il  fenomeno della criminalità organizzata, si sono imposti due problemi fondamentali: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
# La configurabilità o meno del concorso esterno ex art. 110 c.p. da parte di soggetti estranei all’associazione criminosa; &lt;br /&gt;
# Se ed a quali condizioni sia configurabile il concorso eventuale dei membri dell’associazione criminosa, e in particolare dei vertici, per i reati-scopo eseguiti da altri associati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con riferimento al primo problema la risposta è positiva in presenza dei tre requisiti essenziali del concorso eventuale, quali: &lt;br /&gt;
*l’&#039;&#039;atipicità&#039;&#039; della condotta concorsuale rispetto alla fattispecie associativa; &lt;br /&gt;
*il &#039;&#039;contributo&#039;&#039; per la costituzione, conservazione o rafforzamento dell’associazione medesima; &lt;br /&gt;
*il &#039;&#039;dolo di concorso&#039;&#039;. In questo caso non si richiede la presenza del dolo specifico, essendo sufficiente la coscienza e volontà di contribuire alla costituzione, conservazione o rafforzamento dell’associazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche per il secondo interrogativo la risposta si presenta come positiva, ma occorre tenere presente che: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
# il far parte dell’associazione non implica necessariamente la partecipazione nella medesima essendo, questi, due fatti diversi; &lt;br /&gt;
# non è ammessa la configurazione di responsabilità di posizione o di presunzioni di responsabilità fondate sul solo fatto di appartenere all’associazione o sull’automatica considerazione dei capi come concorrenti morali; &lt;br /&gt;
# deve accertarsi l’esistenza dei requisiti del concorso nel reato-scopo e quindi il contributo necessario o agevolatore e la volontà di concorrere alla realizzazione dei reati medesimi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Origini e finalità ===&lt;br /&gt;
L’istituto del concorso esterno in associazione mafiosa è stato a lungo oggetto di critiche e perplessità sia da parte della dottrina che della giurisprudenza. Solo a seguito di vari interventi giurisprudenziali la Suprema Corte ha stabilito la configurabilità di tale particolare fattispecie che consente l’incriminazione di condotte poste in essere da parte di soggetti che, pur non facendo parte direttamente dell’associazione, agiscono con la consapevolezza e volontà di apportare un contributo diretto a mantenere in vita o rafforzare l’associazione criminosa, contribuendo alla realizzazione degli scopi della medesima. Per tale motivo il concorso esterno in associazione mafiosa non è configurabile quando il contributo è  prestato a favore dei singoli associati, ovvero ha ad oggetto specifiche imprese criminose e l’agente persegua i suoi fini in una posizione indifferente rispetto alle finalità proprie dell’associazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il concorso esterno in associazione mafiosa ha origini sostanzialmente giurisprudenziali e risponde all’esigenza di non lasciare impunite le condotte di sostegno delle organizzazioni criminali realizzate da parte di persone che sono esterne rispetto alla struttura associativa. Il concorso esterno in associazione mafiosa, utilizzando la disciplina di cui all’art. 110 c.p., ha inteso colpire la condotta di coloro i quali pur non facendo parte dell’associazione agiscono dall’esterno con la consapevolezza e la volontà di apportare un contributo diretto a mantenere in vita o a rafforzare l’associazione criminale, contribuendo alla realizzazione degli scopi della medesima. Per questo motivo occorre dire che il concorso non sussiste quando il contributo è dato ai singoli associati, ovvero ha ad oggetto specifiche imprese criminose e l’agente persegua i fini suoi propri in una posizione indifferente rispetto alle finalità proprie dell’associazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La configurabilità dell’istituto è molto controversa e si scontrano due diverse posizioni a proposito, l’una che lo nega e l’altra che lo ammette, dalle quali hanno avuto origini diversi interventi della Corte di Cassazione tesi a chiarirne la configurabilità. Tra gli interventi che più di tutti sono serviti a fare luce sulla figura del concorso esterno vanno ricordate le sentenze Demitry del 1994, Mannino del 1995 (Mannino 1) e del 2005 (Mannino 2) e Carnevale del 2002.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Evoluzione giurisprudenziale in tema di concorso esterno in associazione mafiosa ===&lt;br /&gt;
A causa delle incertezza ingenerate dall’istituto del concorso esterno la Corte di Cassazione è intervenuta con varie sentenze al fine di chiarirne configurabilità e portata applicativa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A tal proposito, la sentenza Demitry del 1994 riconosce la configurabilità del concorso esterno nel reato associativo in quanto dotato di un proprio autonomo spazio di rilevanza respingendo l’orientamento ermeneutico secondo cui il legislatore avrebbe escluso implicitamente la possibilità di ipotizzare il concorso eventuale dell’estraneo nel reato di associazione mafiosa come figura generale del nostro ordinamento. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le sentenze successive alla Demitry (&#039;&#039;rectius&#039;&#039; Mannino e Carnevale) si sono uniformate, in linea generale, alla tesi sposata nella sentenza del 1994. Nella sentenza Carnevale, in particolare, la Corte specifica che  all’appartenenza non possa attribuirsi il solo significato di condivisione meramente psicologica del programma criminoso e delle relative modalità di attuazione, ma bensì quello della concreta assunzione di un ruolo materiale all’interno della struttura criminosa tramite l’assunzione di un vero e proprio impegno reciproco e costante dal quale deriva un inserimento strutturale in tale organizzazione nella quale si finisce per essere stabilmente incardinati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda l’elemento soggettivo, invece, la sentenza Carnevale condivide solo in parte la conclusione raggiunta nel 1994. Infatti, mentre, la sentenza Demitry ritiene che si possa parlare di un concorso con dolo generico (che accompagna la condotta del concorrente eventuale) in un reato a dolo specifico (che accompagna la condotta tipica di partecipazione al reato associativo), le Sezioni Unite nella sentenza Carnevale ritengono che il dolo nel reato in questione è sempre un dolo specifico. Non importa, infatti, che il concorrente non voglia far parte dell’associazione, ciò che conta è che egli apporti un contributo che vuole e sa essere diretto alla realizzazione del programma criminoso. La sentenza Mannino del 2005, dal canto suo, ha posto l’attenzione sulla condotta di partecipazione, riferibile a colui che si trovi in un rapporto di stabile ed organica compenetrazione con il tessuto organizzativo del sodalizio, e sulla figura del concorrente esterno. Tale ultimo è il soggetto che, non inserito stabilmente nella struttura organizzativa del sodalizio criminoso, fornisce un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo che  rappresenta un momento necessario per il rafforzamento o la conservazione delle capacità operative dell’associazione. Dalla lettura della sentenza Mannino emerge, inoltre, come il concorso esterno nel reato di associazione mafiosa costituisca il normale modus operandi delle organizzazioni in esame e non sia, invece, legato a momenti di fibrillazione o a difficoltà contingenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa, dunque, la sintesi della evoluzione della giurisprudenza circa l’istituto del concorso esterno in associazione mafiosa che è perlopiù unanime nel ritenere la generale configurabilità dello stesso nel reato in questione. Ciò che si evince, tuttavia, dalla mancanza di un orientamento unico circa la questione in esame è che in tema di legislazione antimafia, passi in avanti importanti sono stati sicuramente fatti, anche alla luce delle considerazioni e ricostruzioni sin qui svolte, ma occorre proseguire ancora nell’elaborazione e creazione di strumenti che si dimostrino ancora più efficaci e penetranti di quelli che oggi abbiamo a disposizione.&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Concorso_esterno_in_associazione_mafiosa&amp;diff=4483</id>
		<title>Concorso esterno in associazione mafiosa</title>
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		<updated>2014-11-16T22:34:10Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Origini e finalità */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Legislazione italiana]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando si fa riferimento al concorso esterno si entra all’interno dell’area dei reati associativi che è da sempre soggetta a dubbi di costituzionalità a causa della costante e latente violazione del principio di determinatezza (art. 25 Cost.). Ciò perché rimane del tutto incerta la qualificazione del requisito fondamentale rappresentato dal concetto stesso di associazione delittuosa, con il rischio di generare una sovrapposizione tra la struttura medesima dell’associazione ed il diverso istituto del concorso di persone nel reato. Rispetto a questa fattispecie plurisoggettiva che incrimina il fatto stesso dell’associazione, al fine di contrastare il  fenomeno della criminalità organizzata, si sono imposti due problemi fondamentali: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
# La configurabilità o meno del concorso esterno ex art. 110 c.p. da parte di soggetti estranei all’associazione criminosa; &lt;br /&gt;
# Se ed a quali condizioni sia configurabile il concorso eventuale dei membri dell’associazione criminosa, e in particolare dei vertici, per i reati-scopo eseguiti da altri associati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con riferimento al primo problema la risposta è positiva in presenza dei tre requisiti essenziali del concorso eventuale, quali: &lt;br /&gt;
*l’&#039;&#039;atipicità&#039;&#039; della condotta concorsuale rispetto alla fattispecie associativa; &lt;br /&gt;
*il &#039;&#039;contributo&#039;&#039; per la costituzione, conservazione o rafforzamento dell’associazione medesima; &lt;br /&gt;
*il &#039;&#039;dolo di concorso&#039;&#039;. In questo caso non si richiede la presenza del dolo specifico, essendo sufficiente la coscienza e volontà di contribuire alla costituzione, conservazione o rafforzamento dell’associazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche per il secondo interrogativo la risposta si presenta come positiva, ma occorre tenere presente che: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
# il far parte dell’associazione non implica necessariamente la partecipazione nella medesima essendo, questi, due fatti diversi; &lt;br /&gt;
# non è ammessa la configurazione di responsabilità di posizione o di presunzioni di responsabilità fondate sul solo fatto di appartenere all’associazione o sull’automatica considerazione dei capi come concorrenti morali; &lt;br /&gt;
# deve accertarsi l’esistenza dei requisiti del concorso nel reato-scopo e quindi il contributo necessario o agevolatore e la volontà di concorrere alla realizzazione dei reati medesimi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Origini e finalità ===&lt;br /&gt;
L’istituto del concorso esterno in associazione mafiosa è stato a lungo oggetto di critiche e perplessità sia da parte della dottrina che della giurisprudenza. Solo a seguito di vari interventi giurisprudenziali la Suprema Corte ha stabilito la configurabilità di tale particolare fattispecie che consente l’incriminazione di condotte poste in essere da parte di soggetti che, pur non facendo parte direttamente dell’associazione, agiscono con la consapevolezza e volontà di apportare un contributo diretto a mantenere in vita o rafforzare l’associazione criminosa, contribuendo alla realizzazione degli scopi della medesima. Per tale motivo il concorso esterno in associazione mafiosa non è configurabile quando il contributo è  prestato a favore dei singoli associati, ovvero ha ad oggetto specifiche imprese criminose e l’agente persegua i suoi fini in una posizione indifferente rispetto alle finalità proprie dell’associazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il concorso esterno in associazione mafiosa ha origini sostanzialmente giurisprudenziali e risponde all’esigenza di non lasciare impunite le condotte di sostegno delle organizzazioni criminali realizzate da parte di persone che sono esterne rispetto alla struttura associativa. Il concorso esterno in associazione mafiosa, utilizzando la disciplina di cui all’art. 110 c.p., ha inteso colpire la condotta di coloro i quali pur non facendo parte dell’associazione agiscono dall’esterno con la consapevolezza e la volontà di apportare un contributo diretto a mantenere in vita o a rafforzare l’associazione criminale, contribuendo alla realizzazione degli scopi della medesima. Per questo motivo occorre dire che il concorso non sussiste quando il contributo è dato ai singoli associati, ovvero ha ad oggetto specifiche imprese criminose e l’agente persegua i fini suoi propri in una posizione indifferente rispetto alle finalità proprie dell’associazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La configurabilità dell’istituto è molto controversa e si scontrano due diverse posizioni a proposito, l’una che lo nega e l’altra che lo ammette, dalle quali hanno avuto origini diversi interventi della Corte di Cassazione tesi a chiarirne la configurabilità. Tra gli interventi che più di tutti sono serviti a fare luce sulla figura del concorso esterno vanno ricordate le sentenze Demitry del 1994, Mannino del 1995 (Mannino 1) e del 2005 (Mannino 2) e Carnevale del 2002.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Evoluzione giurisprudenziale in tema di concorso esterno in associazione mafiosa ===&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
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	<entry>
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		<title>Concorso esterno in associazione mafiosa</title>
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		<updated>2014-11-16T22:32:10Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Legislazione italiana]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando si fa riferimento al concorso esterno si entra all’interno dell’area dei reati associativi che è da sempre soggetta a dubbi di costituzionalità a causa della costante e latente violazione del principio di determinatezza (art. 25 Cost.). Ciò perché rimane del tutto incerta la qualificazione del requisito fondamentale rappresentato dal concetto stesso di associazione delittuosa, con il rischio di generare una sovrapposizione tra la struttura medesima dell’associazione ed il diverso istituto del concorso di persone nel reato. Rispetto a questa fattispecie plurisoggettiva che incrimina il fatto stesso dell’associazione, al fine di contrastare il  fenomeno della criminalità organizzata, si sono imposti due problemi fondamentali: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
# La configurabilità o meno del concorso esterno ex art. 110 c.p. da parte di soggetti estranei all’associazione criminosa; &lt;br /&gt;
# Se ed a quali condizioni sia configurabile il concorso eventuale dei membri dell’associazione criminosa, e in particolare dei vertici, per i reati-scopo eseguiti da altri associati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con riferimento al primo problema la risposta è positiva in presenza dei tre requisiti essenziali del concorso eventuale, quali: &lt;br /&gt;
*l’&#039;&#039;atipicità&#039;&#039; della condotta concorsuale rispetto alla fattispecie associativa; &lt;br /&gt;
*il &#039;&#039;contributo&#039;&#039; per la costituzione, conservazione o rafforzamento dell’associazione medesima; &lt;br /&gt;
*il &#039;&#039;dolo di concorso&#039;&#039;. In questo caso non si richiede la presenza del dolo specifico, essendo sufficiente la coscienza e volontà di contribuire alla costituzione, conservazione o rafforzamento dell’associazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche per il secondo interrogativo la risposta si presenta come positiva, ma occorre tenere presente che: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
# il far parte dell’associazione non implica necessariamente la partecipazione nella medesima essendo, questi, due fatti diversi; &lt;br /&gt;
# non è ammessa la configurazione di responsabilità di posizione o di presunzioni di responsabilità fondate sul solo fatto di appartenere all’associazione o sull’automatica considerazione dei capi come concorrenti morali; &lt;br /&gt;
# deve accertarsi l’esistenza dei requisiti del concorso nel reato-scopo e quindi il contributo necessario o agevolatore e la volontà di concorrere alla realizzazione dei reati medesimi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Origini e finalità ===&lt;br /&gt;
=== Evoluzione giurisprudenziale in tema di concorso esterno in associazione mafiosa ===&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
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		<title>Concorso esterno in associazione mafiosa</title>
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		<updated>2014-11-16T22:30:33Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Legislazione italiana]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando si fa riferimento al concorso esterno si entra all’interno dell’area dei reati associativi che è da sempre soggetta a dubbi di costituzionalità a causa della costante e latente violazione del principio di determinatezza (art. 25 Cost.). Ciò perché rimane del tutto incerta la qualificazione del requisito fondamentale rappresentato dal concetto stesso di associazione delittuosa, con il rischio di generare una sovrapposizione tra la struttura medesima dell’associazione ed il diverso istituto del concorso di persone nel reato. Rispetto a questa fattispecie plurisoggettiva che incrimina il fatto stesso dell’associazione, al fine di contrastare il  fenomeno della criminalità organizzata, si sono imposti due problemi fondamentali: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
# La configurabilità o meno del concorso esterno ex art. 110 c.p. da parte di soggetti estranei all’associazione criminosa; &lt;br /&gt;
# Se ed a quali condizioni sia configurabile il concorso eventuale dei membri dell’associazione criminosa, e in particolare dei vertici, per i reati-scopo eseguiti da altri associati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con riferimento al primo problema la risposta è positiva in presenza dei tre requisiti essenziali del concorso eventuale, quali: &lt;br /&gt;
*l’&#039;&#039;atipicità&#039;&#039; della condotta concorsuale rispetto alla fattispecie associativa; &lt;br /&gt;
*il &#039;&#039;contributo&#039;&#039; per la costituzione, conservazione o rafforzamento dell’associazione medesima; &lt;br /&gt;
*il &#039;&#039;dolo di concorso&#039;&#039;. In questo caso non si richiede la presenza del dolo specifico, essendo sufficiente la coscienza e volontà di contribuire alla costituzione, conservazione o rafforzamento dell’associazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche per il secondo interrogativo la risposta si presenta come positiva, ma occorre tenere presente che: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
# il far parte dell’associazione non implica necessariamente la partecipazione nella medesima essendo, questi, due fatti diversi; &lt;br /&gt;
# non è ammessa la configurazione di responsabilità di posizione o di presunzioni di responsabilità fondate sul solo fatto di appartenere all’associazione o sull’automatica considerazione dei capi come concorrenti morali; &lt;br /&gt;
# deve accertarsi l’esistenza dei requisiti del concorso nel reato-scopo e quindi il contributo necessario o agevolatore e la volontà di concorrere alla realizzazione dei reati medesimi.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
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		<title>Strage di Duisburg</title>
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		<updated>2014-10-12T19:55:40Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;&amp;quot;Nessuno poteva immaginare che un ristorante elegante e di alta qualità come &#039;Da Bruno&#039; potesse essere teatro di una carneficina del genere&amp;quot;&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;strage di Duisburg&#039;&#039;&#039; è un fatto criminale legato alla faida di San Luca, ad opera della ‘ndrina dei Nirta e degli Strangio in guerra con la ‘ndrina dei Pelle – Vottari, che ha suscitato maggiore clamore internazionale. L’agguato è stato compiuto il 15 agosto del 2007 davanti il ristorante “Da Bruno” nella cittadina tedesca ed ha comportato la morte di sei persone. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==La strage==&lt;br /&gt;
Il 15 agosto del 2007 al termine dei festeggiamenti per il compleanno di Tommaso Venturi, presso il locale “Da Bruno” a Duisburg, le sei vittime uscite dal ristorante, intorno alle ore 2.30, vengono travolte da circa 70 colpi di arma da fuoco sparati dai killer che li stavano aspettando in strada e che hanno concluso l’agguato sparando un colpo in testa a ciascuno dei corpi inermi per assicurarsi della loro morte. &lt;br /&gt;
I corpi sull’asfalto sono quelli del cuoco, nonché proprietario del locale, di due camerieri e di altri tre amici del proprietario. Tutti di origine calabrese. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Le vittime===&lt;br /&gt;
#Giorgi Francesco, anni 16, originario di San Luca (RC) e nipote del proprietario del locale;&lt;br /&gt;
#Marmo Marco, anni 25, originario di Siderno (RC);&lt;br /&gt;
#Pergola Francesco, anni 22, originario di Siderno (RC);&lt;br /&gt;
#Pergola Marco, anni 20, originario di Siderno (RC);&lt;br /&gt;
#Strangio Sebastiano, anni 39, originario di San Luca (RC) e proprietario del locale;&lt;br /&gt;
#Venturi Tommaso, anni 18, originario di Corigliano Calabro (CS)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Le indagini tra simboli e date===&lt;br /&gt;
Le indagini avviate subito dopo il ritrovamento dei corpi, a seguito della segnalazione di una passante, hanno obbligato la polizia tedesca (BKA) a prestare maggiore attenzione al fenomeno criminale così da stabilire una stretta e necessaria collaborazione con le autorità italiane (Interpol di Roma e Questura di Reggio Calabria).  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli investigatori hanno cercato di comprende il motivo che ha portato l’organizzazione criminale di stampo mafioso più discreta ad esporsi a livello internazionale con un gesto così plateale e rumoroso. Dalle indagini è emerso un possibile collegamento tra la mattanza di Duisburg e quella che ha causato la morte di Maria Strangio – moglie di Nirta Giovanni - nel 2006 meglio nota come la strage di Natale di San Luca.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Date che si intrecciano: il 25 dicembre, giorno di Natale, e il 15 agosto, giorno di ferragosto. Da subito si presume, infatti, che l’obbiettivo della strage fosse Marmo Marco, il quale era sospettato di avere custodito le armi servite per l’omicidio della Strangio.&lt;br /&gt;
Due giorni dopo la strage, nel seminterrato del ristorante dove Marmo aveva cenato con gli altri cinque giovani uccisi a Duisburg, la polizia ha rinvenuto un fucile d’assalto americano Colt Ar-15 calibro 232 Remington, corrispondente al calibro 5,56, completo di quattro serbatoi caricati con novanta cartucce. Gli inquirenti hanno trovato altre 280 cartucce dello stesso calibro e una ventina di cartucce calibro 375 Magnum. Nella Golf di Marmo c’era la ricevuta di una caparra per 300 euro rilasciata come acconto per l’acquisto di un furgone blindato marcato Peugeot . Con l’aggiunta di vestiti mimetici, parrucche, e trucchi, il giovane, su richiesta di Antonio Pelle, stava raccogliendo tutto il materiale necessario per regolare i conti con Giovanni Luca Nirta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualche giorno dopo la strage di ferragosto la polizia tedesca ha diffuso tramite i media la foto di un santino di San Michele Arcangelo, piegato in quattro e bruciato al centro, ritrovato in una tasca dei pantaloni del giovane Venturi e così a questa scoperta sono state avanzate altre ipotesi sul possibile motivo che ha portato all’uccisione delle sei persone. Secondo gli investigatori, infatti, i killer erano ben informati su quanto si stava festeggiando la sera del 15 agosto del 2007 nel locale “Da Bruno”, ovvero non solo il compleanno della giovane vittima ma anche il rituale della sua affiliazione al clan.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In seguito ad ulteriori indagini si aggiungono altri tasselli mancanti alla strage di Duisburg: si fa riferimento agli investimenti illeciti delle cosche nel territorio tedesco ed in particolar modo al traffico di sostanze stupefacenti ed al traffico di armi internazionali motivo di lotte tra fazioni avverse soprattutto tra la ‘ndrina Nirta- Strangio e la ‘ndrina Pelle – Vottari – Romeo.&lt;br /&gt;
Pochi mesi prima della strage a Duisburg, un bigliettino da visita del locale “Da Bruno” era stato ritrovato accanto ad una mitraglietta Skorpion, a pistole con matricola abrasa, cartucce e banconote, in un bunker scavato sotto l’abitazione di uno dei Vottari nelle campagne di San Luca . &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per questo motivo, secondo gli investigatori Strangio Sebastiano, pur avendo iniziato una vita lontano dall’Italia e dalla sua regione, non aveva mai abbandonato le sue radici e soprattutto i legami con il clan del suo paese. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il processo==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Sentenza di primo grado===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“[…] Non è stato un processo semplice ma siamo riusciti a fare piena luce su quanto è accaduto. Con la nostra indagine si è acclarato che la ‘ndrangheta è presente in modo forte in Europa ed anche nel resto del mondo. Le cosche sono capaci di gestire potere, anche quello economico. Ma tutto questo, per noi, non era una novità”. [N. Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A seguito della strage di Duisburg, la Corte d’Assise di Locri ha condannato all’ergastolo:&lt;br /&gt;
* Nirta Francesco, &lt;br /&gt;
* Nirta Gianluca di anni 42, &lt;br /&gt;
* Nirta Giuseppe detto ‘Peppe u versu’ di anni 71, &lt;br /&gt;
* Pelle Francesco detto ‘Ciccio Pakistan’ di anni 34, &lt;br /&gt;
* Romeo Sebastiano di anni 34, &lt;br /&gt;
* Strangio Giovanni, &lt;br /&gt;
* Vottari Francesco detto ‘Ciccio u Frunzu’ di anni 40, &lt;br /&gt;
* Vottari Sebastiano detto ‘il Professore’ di anni 28. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le condanne minori sono state per Carabetta Antonio e sua figlia Carabetta Sonia con anni 9 e Pelle Antonio con anni 12.&lt;br /&gt;
Gli assolti sono stati Liotino Luca, per il quale erano stati chiesti anni 15 di reclusione, Rechichi Antonio, per il quale era stata chiesta l’assoluzione, e Strangio Sebastiano, per il quale era stato chiesto l’ergastolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Sentenza di secondo grado=== &lt;br /&gt;
Successivamente, la Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria ha confermato la condanna di ergastolo per:&lt;br /&gt;
* Nirta Francesco; &lt;br /&gt;
* Nirta Giuseppe, detto ‘Peppe u versu’; &lt;br /&gt;
* Pelle Francesco, detto ‘Ciccio Pakistan’; &lt;br /&gt;
* Strangio Giovanni, considerato l’ideatore ed uno degli esecutori materiali della strage; &lt;br /&gt;
* Vottari Francesco, detto ‘Ciccio u Frunzu’;&lt;br /&gt;
* Vottari Sebastiano, detto ‘il Professore’. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre nella stessa sentenza è stata dichiarata una riduzione della pena da ergastolo ad anni 14 nei confronti di Nirta Gianluca e ad anni 12 nei confronti di Romeo Sebastiano oltre alla conferma della condanna di anni 12 a Pelle Antonio e di anni 9 a  Carabetta Sonia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Ciconte E., ‘Ndrangheta;&lt;br /&gt;
* Gratteri N., Nicaso A., La malapianta;&lt;br /&gt;
* Gratteri N., Nicaso A., Fratelli di sangue.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
{{bozza}}[[Categoria:Le stragi di mafia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Articolo_41_bis&amp;diff=4438</id>
		<title>Articolo 41 bis</title>
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		<updated>2014-10-05T14:49:39Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Legislazione italiana]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo 41 bis della legge sull’ordinamento penitenziario prevede la sospensione delle ordinarie regole di trattamento dei detenuti ed è generalmente conosciuto come &#039;carcere duro&#039; per mafiosi. In particolare, il regime più restrittivo di cui al secondo comma dello stesso è stato introdotto nel 1992 a ridosso delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui rimasero vittime i giudici [[Giovanni Falcone]] e [[Paolo Borsellino]] e gli agenti della loro scorta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Storia==&lt;br /&gt;
===Le origini: l’art. 90 O.P.===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;Quando ricorrono gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza, il Ministro per la grazie e la giustizia ha la facoltà di sospendere in tutto o in parte, l’applicazione in uno o più stabilimenti penitenziari, per un periodo determinato, strettamente necessario, delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza.&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima dell’entrata in vigore dell’art. 41 bis l’ordinamento penitenziario, che aveva preferito tradurre nella legislazione ordinaria i principi contenuti nella Costituzione e quelli risultanti dagli impegni assunti in sede internazionale piuttosto che occuparsi della sicurezza penitenziaria, si era dotato di una norma di salvaguardia cui ricorrere in presenza di situazioni di emergenza. Tale norma era l’art. 90 O.P. L’idea dalla quale era originata l’introduzione di tale norma era rappresentata dalla preoccupazione derivante dal forte nervosismo e dai contrasti che si registravano all’interno delle carceri italiane tra i detenuti in modo tale da sottrarre agli effetti della riforma del 1975 coloro i quali risultavano promotori di disordini e sommosse o che, a causa della loro intrinseca capacità a delinquere, rappresentavano un pericolo per l’ordine e la sicurezza degli istituti di pena. L’art. 90 O.P. costituisce, dunque, il primo tentativo di sospensione del regime ordinario di trattamento per queste tipologie di detenuti, legati principalmente alle associazioni criminali di tipo mafioso, terroristiche od eversive.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nelle intenzioni del legislatore la norma doveva consentire, in presenza di situazioni di particolare gravità interna alle strutture penitenziaria, che le esigenze di sicurezza prevalessero sulle esigenze rieducative e risocializzanti cui la legislazione penitenziaria è ispirata. L’introduzione della norma, dunque, comportò la possibilità di attuare restrizioni nei confronti di quei soggetti ritenuti più pericolosi, in quanto colpevoli della commissione dei reati più gravi, in modo tale che non gli fosse permesso di porre in essere comportamenti violenti o criminosi nei confronti di altri detenuti. In questa prospettiva vennero, dunque,  prima selezionate e poi utilizzate carceri o sezioni delle stessi adatte ad accogliere detenuti di questo tipo che, a causa di una serie di indizi costituenti indici obiettivi di pericolosità, erano considerati un rischio costante per la sicurezza interna ed esterna alla struttura carceraria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La selezione degli istituti di peni o delle sezioni all’interno di essi venne predisposta tramite decreto ministeriale, il quale attribuiva ad un ufficiale generale dei Carabinieri il coordinamento dei servizi di sicurezza esterna degli istituti indicati con provvedimento del Ministro di Grazia e Giustizia di concerto con il Ministro dell’Interno. La sicurezza interna era invece garantita attraverso la particolare concessione al generale di fare visita agli istituti di pena in modo tale da poter indicare al Ministro proposte o richieste volte ad assicurare l’adozione di misure che meglio garantissero la sicurezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 90 O.P. conferiva al Ministro di Grazia e Giustizia il potere di sospendere in uno o più stabilimenti e per il tempo strettamente necessario alcune regole di trattamento previste nella legge penitenziaria che potessero porsi in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza, qualora ricorressero gravi ed eccezionali motivi che giustificassero tali restrizioni. La procedura prevista dall’articolo citato attribuiva, inoltre, di volta in volta, al Ministro medesimo la responsabilità politica di verificare la sussistenza dei presupposti della gravità e della eccezionalità dei motivi legittimanti il provvedimento di sospensione delle ordinarie regole di trattamento, nonché la facoltà di determinare la durata della sospensione stessa. Allo stesso Ministro, poi, veniva attribuita la facoltà, qualora se ne fosse presentata l’opportunità, di selezionare con proprio provvedimento, e con valutazioni del tutto discrezionali, alcuni istituti o sezioni di essi ritenuti più idonei onde assegnarvi i detenuti più pericolosi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La norma consentì, di fatto, fino al termine del periodo di emergenza, non soltanto di arrestare il fenomeno delle evasioni, ma anche di ristabilire la tranquillità interna.  Questi risultati vennero, tuttavia, raggiunti introducendo importanti limitazioni e deroghe al trattamento penitenziario. Tra le limitazioni introdotte dai vari provvedimenti normativi che seguirono in rapida successione, vanno ricordati il divieto di partecipazione alle rappresentanze dei detenuti preposte al controllo del vitto o della biblioteca ed il divieto di organizzare attività culturali, ricreative e sportive. Ancora, a quei detenuti non erano consentiti colloqui più lunghi di un’ora, di conversare con i familiari ed i parenti in visita se non separati da una lastra di vetro, di fare telefonate o corrispondere con altri detenuti. Inoltre, tutta la corrispondenza in arrivo ed in partenza doveva prima ricevere il visto di controllo del direttore. Venne, poi, ridotto il numero di ore di permanenza all’aperto di cui i detenuti potevano godere. Limitazioni più strette vennero introdotte all’interno delle carceri di massima sicurezza in cui, il regime di vita di cui sopra, si accompagnava ad una vigilanza ancora più intensi.1 L’art. 90 O.P.  si caratterizzava per il fatto di essere una disposizione eccezionale utilizzabile quando gli ordinari strumenti di controllo risultavano inefficaci o inadeguati a fronteggiare le situazioni di gravità ed eccezionalità, in cui si fossero trovati gli istituti penitenziari. Tuttavia tale carattere eccezionale si coniugava male con una sufficiente tassatività della previsione  che appariva, invece, indeterminata soprattutto per ciò che concerneva l’indicazione delle regole di trattamento e degli istituti suscettibili di essere sospesi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per i detenuti condannati per reati riconducibili alla criminalità organizzata l’art. 90 O.P. aveva funzionato e, di fatto, aveva contributo a far cessare le evasioni, i disordini e le sommosse. Il problema principale era rappresentato dal fatto che, da strumento eccezionale da utilizzare per placare i disordini e le sommosse, la norma era divenuta mezzo preventivo ordinario da utilizzare in risposta alle ordinarie esigenze di sicurezza e di ordine dell’istituto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L’introduzione dell’art. 41 bis all’interno della legge 354/1975 e la c.d. legge Gozzini===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;In casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza, il Ministro di grazia e giustizia ha facoltà di sospendere nell&#039;istituto interessato o in parte di esso l&#039;applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere motivata dalla necessità di ripristinare l&#039;ordine e la sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P. è stato introdotto dalla legge 663/1986 ( c.d. legge Gozzini) che operò una vera e propria riforma all’interno dell’ordinamento penitenziario dettata, soprattutto, dai limiti e dalle incongruenze cui aveva dato vita l’applicazione dell’art. 90 O.P. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La legge Gozzini si preoccupava di risolvere due piaghe che affliggevano il sistema carcerario italiano attraverso una serie di interventi che migliorassero non solo la congruenza dell’esecuzione della pena con i principi affermati in Costituzione, ma che incentivassero i contatti con il mondo esterno in modo tale da favorire la rieducazione e la risocializzazione del detenuto. Uno degli aspetti più rilevanti di cui la legge in questione si è occupata è rappresentato dall’abrogazione dell’art. 90 O.P. e dalla introduzione, in modo stabile, all’interno dell’Ordinamento Penitenziario di una norma (art. 41 bis O.P.) che disciplinasse le situazioni di emergenza prima rientranti nell’alveo dell’abrogata norma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P., così come enucleato dalla legge Gozzini, non innovò in modo significativo la disposizione abrogata di cui all’art. 90 O.P., ma mirava più che altro a chiarire in maniera più puntuale i presupposti necessari e legittimanti il potere di sospensione delle normali regole di trattamento del Ministro di Giustizia. In particolare, all’interno della norma, si fa riferimento a “casi eccezionali di rivolta o ad altre gravi situazioni di emergenza” al fine di sottolineare l’imprevedibilità e l’eccezionalità di tali situazioni, circoscrivendo solo ad esse l’operatività della norma.1 L’art. 90 O.P., invece, parlava genericamente di “gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza” attribuendo in questo modo all’amministrazione penitenziaria un margine più ampio di discrezionalità nell’applicazione dell’istituto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ulteriore aspetto di differenziazione tra le due norme è, inoltre, rappresentato dalla diversa collocazione sistematica delle due all’interno della legge sull’ordinamento penitenziario. L’art 90 O.P. appariva, infatti, come una norma di chiusura dal momento che era stato collocato tra le disposizioni finali e transitorie della legge. Al contrario, la collocazione dell’art. 41 bis O.P. all’interno del corpo della normativa faceva sì che esso assumesse il ruolo di sanzione di comportamenti collettivi non altrimenti neutralizzabili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Limiti dell’art. 41 bis nella sua prima formulazione===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P., prevedendo il potere per il Ministro di Grazia e Giustizia di sospendere l’applicazione delle normali regole di trattamento penitenziario nei casi di rivolta e di altre gravi situazioni di emergenza interne all’istituto, aveva come unico scopo quello di porre rimedio unicamente a stati transitori di crisi di origine ambientale, in quanto tali non legati a particolari comportamenti o categorie di soggetti detenuti. Entrambe le fattispecie introdotte dalla legge del 1986 (artt. 14 bis e 41 bis O.P.), infatti, venivano attivate soltanto se si verificavano avvenimenti tali da mettere in discussione la sicurezza all’interno del carcere. Per tali ragioni la norma risultava produrre scarsi effetti pratici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto maggiormente criticato della nuova disposizione introdotta dalla legge Gozzini era rappresentato dai benefici che potevano essere concessi ai detenuti sottoposti alla sua applicazione. Infatti i benefici concessi erano ritenuti eccessivamente premiali e permissivi determinando un allentamento sul piano della prevenzione generale in favore della prevenzione speciale. Inoltre, i criteri adottati nella concessione degli stessi benefici risultavano indeterminati a causa della forte discrezionalità di cui godeva la magistratura di sorveglianza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di tali aspetti problematici si rese conto anche il legislatore del 1991 il cui intervento, però, si limitò a prevedere un irrigidimento delle condizioni di uscita dal carcere per i soggetti ritenuti, anche solo preventivamente, appartenere alla criminalità organizzata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La legge 356/1992 e l’introduzione del comma 2 all’art. 41 bis O.P.===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La legge 356/1992 fu emanata subito dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio nelle quali furono assassinati i giudici Falcone, Morvillo e Borsellino e gli agenti della scorta. A seguito della recrudescenza raggiunta dal fenomeno mafioso in quel periodo da più parti si premeva per un intervento decisivo da parte dello Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’introduzione del regime speciale, ad opera dell’art. 19 del decreto 306/1992, avvenne in via provvisoria e non ebbe applicazione immediata. Si dubitava perfino della conversione in legge del medesimo decreto. Solo a partire dal 20 luglio 1992, all’indomani della rinnovata emergenza che seguì la strage di via D’Amelio, con la conversione del decreto nella legge 356, venne attuato il secondo comma dell’art. 41 bis O.P. L’istituto previsto dalla norma in esame è stato vigente per decenni in regime di provvisorietà, sino alla emanazione della legge 279/2002 che ne ha disciplinato definitivamente il contenuto apportando talune modifiche per superare i problemi sollevati dalla formulazione originaria.  Tale regime consiste nella sospensione, in tutto o in parte, delle normali regole di trattamento o degli istituti previsti dall’ordinamento penitenziario.  Le regole di trattamento si riferiscono tanto alla vita interna al carcere dei detenuti, quanto ai contatti che questi continuino a mantenere con l’esterno. L’intenzione del legislatore era non solo quella di affrontare una grave situazione di emergenza, ma anche quella di far cessare una &#039;&#039;“palese posizione di privilegio e di supremazia&amp;quot;&#039;&#039; di alcuni detenuti “eccellenti” nei confronti di altri detenuti e, talvolta, anche nei confronti degli stessi controllori penitenziari. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La riforma del 2002. Legge 279/2002===&lt;br /&gt;
Il regime di cui all’art. 41bis O.P., fino alla novella del 2002, era disciplinato in un unico comma di legge. La riforma dell’articolo non tocca il primo comma dello stesso, ma interviene sul testo dei commi 2 e 2 bis inserendo nel corpo della disposizione quattro ulteriori commi (da 2 ter a 2 sexies). Questi prevedono, a differenza del primo, una potestà derogatoria al regime ordinario di trattamento di singoli detenuti non per ragioni di sicurezza interna dell’istituto penitenziario, ma per ragioni di sicurezza pubblica esterna in correlazione ad una pericolosità qualificata del detenuto desunta dalla sua condotta in libertà. La norma prevede, in generale, una facoltà del Ministro della Giustizia, tramite proprio decreto, di sospendere il trattamento ordinario ed adottare un sistema di rigore nei confronti dei detenuti o internati per taluno dei delitti di cui al primo comma dell’art. 4 bis O.P. o, comunque, per un delitto che sia stato commesso avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso in relazione ai quali vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con un’associazione criminale, terroristica od eversiva. Nel nuovo testo dell’articolo in questione i presupposti applicativi del regime continuano ad essere connotati dalla genericità che caratterizzavano la formulazione precedente, dal momento che si fa riferimento a “gravi motivi di ordine e sicurezza pubblica”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La novella del 2002, oltre ad attribuire carattere stabile al regime differenziato - precedentemente fondato su disposizioni di natura eccezionale - con efficacia limitata nel tempo, inserendo l’articolo citato in modo definitivo all’interno della legge penitenziaria, ne ha descritto i limiti ed i contenuti. In particolare ha escluso espressamente dal visto di censura la corrispondenza con i parlamentari e con autorità europee e nazionali aventi competenze in materia di giustizia; ha esteso il termine di efficacia del decreto di sospensione e delle relative proroghe; disciplinato le condizioni, il contenuto e le modalità del vaglio giurisdizionale estendendo la legittimazione al reclamo anche al difensore del detenuto e dell’internato ed ha ampliato la categoria dei reati c.d. ostativi di cui all’art. 4 bis O.P. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il comma 2 quater, nello specifico, elenca le limitazioni che possono essere previste dal regime. Tra tali limitazioni si annoverano: la riduzione dei colloqui con i familiari e l’esclusione di quelli con estranei; il visto di controllo sulla corrispondenza, qualora sia disposto dall’autorità giudiziaria; un limite nella ricezione di somme e di pacchi provenienti dall’esterno; la restrizione del periodo di durata di permanenza all’aperto; il divieto di partecipazione alle rappresentanze di detenuti ed internati. La previsione di tali limitazioni, nei confronti di soggetti condannati per reati di criminalità organizzata, risponde ad una esigenza di prevenzione complessa che prende in considerazione la dimensione collettiva della criminalità organizzata e del fatto che un “ordinario” trattamento penitenziario potrebbe non interrompere la continuità tra il detenuto e l’associazione al fine della progettazione di programmi criminosi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il provvedimento ministeriale di sospensione, poi, può essere adottato solo in presenza di alcuni presupposti che sono stati definitivamente normativizzati. Questi presupposti, oltre a riguardare la sussistenza di elementi tali da far ritenere la continuità di collegamenti con la criminalità organizzata, comprendono anche la possibilità di sospendere solo quelle norme del trattamento che si pongono in diretto contrasto con le esigenze di ordine e di sicurezza e che il regime restrittivo adottato rivesta un carattere di finalità necessaria rispetto all’obiettivo di impedire collegamenti con l’associazione criminale. Il citato provvedimento di sospensione è individualizzato, dal momento che colpisce singoli detenuti per taluno dei delitti previsti dal primo comma dell’art. 4 bis O.P. evidenziando come l’intervento normativo sia rivolto soprattutto ad appartenenti alle organizzazioni mafiose ed attribuendo alla norma un carattere programmatico e di chiusura. La norma, infatti, sembra voler rappresentare una sorta di sbarramento all’accesso all’ordinario circuito penitenziario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Articolo_41_bis&amp;diff=4437</id>
		<title>Articolo 41 bis</title>
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		<updated>2014-10-05T14:48:15Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* La riforma del 2002. Legge 279/2002 */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo 41 bis della legge sull’ordinamento penitenziario prevede la sospensione delle ordinarie regole di trattamento dei detenuti ed è generalmente conosciuto come &#039;carcere duro&#039; per mafiosi. In particolare, il regime più restrittivo di cui al secondo comma dello stesso è stato introdotto nel 1992 a ridosso delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui rimasero vittime i giudici [[Giovanni Falcone]] e [[Paolo Borsellino]] e gli agenti della loro scorta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Storia==&lt;br /&gt;
===Le origini: l’art. 90 O.P.===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;Quando ricorrono gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza, il Ministro per la grazie e la giustizia ha la facoltà di sospendere in tutto o in parte, l’applicazione in uno o più stabilimenti penitenziari, per un periodo determinato, strettamente necessario, delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza.&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima dell’entrata in vigore dell’art. 41 bis l’ordinamento penitenziario, che aveva preferito tradurre nella legislazione ordinaria i principi contenuti nella Costituzione e quelli risultanti dagli impegni assunti in sede internazionale piuttosto che occuparsi della sicurezza penitenziaria, si era dotato di una norma di salvaguardia cui ricorrere in presenza di situazioni di emergenza. Tale norma era l’art. 90 O.P. L’idea dalla quale era originata l’introduzione di tale norma era rappresentata dalla preoccupazione derivante dal forte nervosismo e dai contrasti che si registravano all’interno delle carceri italiane tra i detenuti in modo tale da sottrarre agli effetti della riforma del 1975 coloro i quali risultavano promotori di disordini e sommosse o che, a causa della loro intrinseca capacità a delinquere, rappresentavano un pericolo per l’ordine e la sicurezza degli istituti di pena. L’art. 90 O.P. costituisce, dunque, il primo tentativo di sospensione del regime ordinario di trattamento per queste tipologie di detenuti, legati principalmente alle associazioni criminali di tipo mafioso, terroristiche od eversive.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nelle intenzioni del legislatore la norma doveva consentire, in presenza di situazioni di particolare gravità interna alle strutture penitenziaria, che le esigenze di sicurezza prevalessero sulle esigenze rieducative e risocializzanti cui la legislazione penitenziaria è ispirata. L’introduzione della norma, dunque, comportò la possibilità di attuare restrizioni nei confronti di quei soggetti ritenuti più pericolosi, in quanto colpevoli della commissione dei reati più gravi, in modo tale che non gli fosse permesso di porre in essere comportamenti violenti o criminosi nei confronti di altri detenuti. In questa prospettiva vennero, dunque,  prima selezionate e poi utilizzate carceri o sezioni delle stessi adatte ad accogliere detenuti di questo tipo che, a causa di una serie di indizi costituenti indici obiettivi di pericolosità, erano considerati un rischio costante per la sicurezza interna ed esterna alla struttura carceraria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La selezione degli istituti di peni o delle sezioni all’interno di essi venne predisposta tramite decreto ministeriale, il quale attribuiva ad un ufficiale generale dei Carabinieri il coordinamento dei servizi di sicurezza esterna degli istituti indicati con provvedimento del Ministro di Grazia e Giustizia di concerto con il Ministro dell’Interno. La sicurezza interna era invece garantita attraverso la particolare concessione al generale di fare visita agli istituti di pena in modo tale da poter indicare al Ministro proposte o richieste volte ad assicurare l’adozione di misure che meglio garantissero la sicurezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 90 O.P. conferiva al Ministro di Grazia e Giustizia il potere di sospendere in uno o più stabilimenti e per il tempo strettamente necessario alcune regole di trattamento previste nella legge penitenziaria che potessero porsi in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza, qualora ricorressero gravi ed eccezionali motivi che giustificassero tali restrizioni. La procedura prevista dall’articolo citato attribuiva, inoltre, di volta in volta, al Ministro medesimo la responsabilità politica di verificare la sussistenza dei presupposti della gravità e della eccezionalità dei motivi legittimanti il provvedimento di sospensione delle ordinarie regole di trattamento, nonché la facoltà di determinare la durata della sospensione stessa. Allo stesso Ministro, poi, veniva attribuita la facoltà, qualora se ne fosse presentata l’opportunità, di selezionare con proprio provvedimento, e con valutazioni del tutto discrezionali, alcuni istituti o sezioni di essi ritenuti più idonei onde assegnarvi i detenuti più pericolosi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La norma consentì, di fatto, fino al termine del periodo di emergenza, non soltanto di arrestare il fenomeno delle evasioni, ma anche di ristabilire la tranquillità interna.  Questi risultati vennero, tuttavia, raggiunti introducendo importanti limitazioni e deroghe al trattamento penitenziario. Tra le limitazioni introdotte dai vari provvedimenti normativi che seguirono in rapida successione, vanno ricordati il divieto di partecipazione alle rappresentanze dei detenuti preposte al controllo del vitto o della biblioteca ed il divieto di organizzare attività culturali, ricreative e sportive. Ancora, a quei detenuti non erano consentiti colloqui più lunghi di un’ora, di conversare con i familiari ed i parenti in visita se non separati da una lastra di vetro, di fare telefonate o corrispondere con altri detenuti. Inoltre, tutta la corrispondenza in arrivo ed in partenza doveva prima ricevere il visto di controllo del direttore. Venne, poi, ridotto il numero di ore di permanenza all’aperto di cui i detenuti potevano godere. Limitazioni più strette vennero introdotte all’interno delle carceri di massima sicurezza in cui, il regime di vita di cui sopra, si accompagnava ad una vigilanza ancora più intensi.1 L’art. 90 O.P.  si caratterizzava per il fatto di essere una disposizione eccezionale utilizzabile quando gli ordinari strumenti di controllo risultavano inefficaci o inadeguati a fronteggiare le situazioni di gravità ed eccezionalità, in cui si fossero trovati gli istituti penitenziari. Tuttavia tale carattere eccezionale si coniugava male con una sufficiente tassatività della previsione  che appariva, invece, indeterminata soprattutto per ciò che concerneva l’indicazione delle regole di trattamento e degli istituti suscettibili di essere sospesi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per i detenuti condannati per reati riconducibili alla criminalità organizzata l’art. 90 O.P. aveva funzionato e, di fatto, aveva contributo a far cessare le evasioni, i disordini e le sommosse. Il problema principale era rappresentato dal fatto che, da strumento eccezionale da utilizzare per placare i disordini e le sommosse, la norma era divenuta mezzo preventivo ordinario da utilizzare in risposta alle ordinarie esigenze di sicurezza e di ordine dell’istituto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L’introduzione dell’art. 41 bis all’interno della legge 354/1975 e la c.d. legge Gozzini===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;In casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza, il Ministro di grazia e giustizia ha facoltà di sospendere nell&#039;istituto interessato o in parte di esso l&#039;applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere motivata dalla necessità di ripristinare l&#039;ordine e la sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P. è stato introdotto dalla legge 663/1986 ( c.d. legge Gozzini) che operò una vera e propria riforma all’interno dell’ordinamento penitenziario dettata, soprattutto, dai limiti e dalle incongruenze cui aveva dato vita l’applicazione dell’art. 90 O.P. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La legge Gozzini si preoccupava di risolvere due piaghe che affliggevano il sistema carcerario italiano attraverso una serie di interventi che migliorassero non solo la congruenza dell’esecuzione della pena con i principi affermati in Costituzione, ma che incentivassero i contatti con il mondo esterno in modo tale da favorire la rieducazione e la risocializzazione del detenuto. Uno degli aspetti più rilevanti di cui la legge in questione si è occupata è rappresentato dall’abrogazione dell’art. 90 O.P. e dalla introduzione, in modo stabile, all’interno dell’Ordinamento Penitenziario di una norma (art. 41 bis O.P.) che disciplinasse le situazioni di emergenza prima rientranti nell’alveo dell’abrogata norma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P., così come enucleato dalla legge Gozzini, non innovò in modo significativo la disposizione abrogata di cui all’art. 90 O.P., ma mirava più che altro a chiarire in maniera più puntuale i presupposti necessari e legittimanti il potere di sospensione delle normali regole di trattamento del Ministro di Giustizia. In particolare, all’interno della norma, si fa riferimento a “casi eccezionali di rivolta o ad altre gravi situazioni di emergenza” al fine di sottolineare l’imprevedibilità e l’eccezionalità di tali situazioni, circoscrivendo solo ad esse l’operatività della norma.1 L’art. 90 O.P., invece, parlava genericamente di “gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza” attribuendo in questo modo all’amministrazione penitenziaria un margine più ampio di discrezionalità nell’applicazione dell’istituto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ulteriore aspetto di differenziazione tra le due norme è, inoltre, rappresentato dalla diversa collocazione sistematica delle due all’interno della legge sull’ordinamento penitenziario. L’art 90 O.P. appariva, infatti, come una norma di chiusura dal momento che era stato collocato tra le disposizioni finali e transitorie della legge. Al contrario, la collocazione dell’art. 41 bis O.P. all’interno del corpo della normativa faceva sì che esso assumesse il ruolo di sanzione di comportamenti collettivi non altrimenti neutralizzabili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Limiti dell’art. 41 bis nella sua prima formulazione===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P., prevedendo il potere per il Ministro di Grazia e Giustizia di sospendere l’applicazione delle normali regole di trattamento penitenziario nei casi di rivolta e di altre gravi situazioni di emergenza interne all’istituto, aveva come unico scopo quello di porre rimedio unicamente a stati transitori di crisi di origine ambientale, in quanto tali non legati a particolari comportamenti o categorie di soggetti detenuti. Entrambe le fattispecie introdotte dalla legge del 1986 (artt. 14 bis e 41 bis O.P.), infatti, venivano attivate soltanto se si verificavano avvenimenti tali da mettere in discussione la sicurezza all’interno del carcere. Per tali ragioni la norma risultava produrre scarsi effetti pratici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto maggiormente criticato della nuova disposizione introdotta dalla legge Gozzini era rappresentato dai benefici che potevano essere concessi ai detenuti sottoposti alla sua applicazione. Infatti i benefici concessi erano ritenuti eccessivamente premiali e permissivi determinando un allentamento sul piano della prevenzione generale in favore della prevenzione speciale. Inoltre, i criteri adottati nella concessione degli stessi benefici risultavano indeterminati a causa della forte discrezionalità di cui godeva la magistratura di sorveglianza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di tali aspetti problematici si rese conto anche il legislatore del 1991 il cui intervento, però, si limitò a prevedere un irrigidimento delle condizioni di uscita dal carcere per i soggetti ritenuti, anche solo preventivamente, appartenere alla criminalità organizzata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La legge 356/1992 e l’introduzione del comma 2 all’art. 41 bis O.P.===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La legge 356/1992 fu emanata subito dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio nelle quali furono assassinati i giudici Falcone, Morvillo e Borsellino e gli agenti della scorta. A seguito della recrudescenza raggiunta dal fenomeno mafioso in quel periodo da più parti si premeva per un intervento decisivo da parte dello Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’introduzione del regime speciale, ad opera dell’art. 19 del decreto 306/1992, avvenne in via provvisoria e non ebbe applicazione immediata. Si dubitava perfino della conversione in legge del medesimo decreto. Solo a partire dal 20 luglio 1992, all’indomani della rinnovata emergenza che seguì la strage di via D’Amelio, con la conversione del decreto nella legge 356, venne attuato il secondo comma dell’art. 41 bis O.P. L’istituto previsto dalla norma in esame è stato vigente per decenni in regime di provvisorietà, sino alla emanazione della legge 279/2002 che ne ha disciplinato definitivamente il contenuto apportando talune modifiche per superare i problemi sollevati dalla formulazione originaria.  Tale regime consiste nella sospensione, in tutto o in parte, delle normali regole di trattamento o degli istituti previsti dall’ordinamento penitenziario.  Le regole di trattamento si riferiscono tanto alla vita interna al carcere dei detenuti, quanto ai contatti che questi continuino a mantenere con l’esterno. L’intenzione del legislatore era non solo quella di affrontare una grave situazione di emergenza, ma anche quella di far cessare una &#039;&#039;“palese posizione di privilegio e di supremazia&amp;quot;&#039;&#039; di alcuni detenuti “eccellenti” nei confronti di altri detenuti e, talvolta, anche nei confronti degli stessi controllori penitenziari. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La riforma del 2002. Legge 279/2002===&lt;br /&gt;
Il regime di cui all’art. 41bis O.P., fino alla novella del 2002, era disciplinato in un unico comma di legge. La riforma dell’articolo non tocca il primo comma dello stesso, ma interviene sul testo dei commi 2 e 2 bis inserendo nel corpo della disposizione quattro ulteriori commi (da 2 ter a 2 sexies). Questi prevedono, a differenza del primo, una potestà derogatoria al regime ordinario di trattamento di singoli detenuti non per ragioni di sicurezza interna dell’istituto penitenziario, ma per ragioni di sicurezza pubblica esterna in correlazione ad una pericolosità qualificata del detenuto desunta dalla sua condotta in libertà. La norma prevede, in generale, una facoltà del Ministro della Giustizia, tramite proprio decreto, di sospendere il trattamento ordinario ed adottare un sistema di rigore nei confronti dei detenuti o internati per taluno dei delitti di cui al primo comma dell’art. 4 bis O.P. o, comunque, per un delitto che sia stato commesso avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso in relazione ai quali vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con un’associazione criminale, terroristica od eversiva. Nel nuovo testo dell’articolo in questione i presupposti applicativi del regime continuano ad essere connotati dalla genericità che caratterizzavano la formulazione precedente, dal momento che si fa riferimento a “gravi motivi di ordine e sicurezza pubblica”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La novella del 2002, oltre ad attribuire carattere stabile al regime differenziato - precedentemente fondato su disposizioni di natura eccezionale - con efficacia limitata nel tempo, inserendo l’articolo citato in modo definitivo all’interno della legge penitenziaria, ne ha descritto i limiti ed i contenuti. In particolare ha escluso espressamente dal visto di censura la corrispondenza con i parlamentari e con autorità europee e nazionali aventi competenze in materia di giustizia; ha esteso il termine di efficacia del decreto di sospensione e delle relative proroghe; disciplinato le condizioni, il contenuto e le modalità del vaglio giurisdizionale estendendo la legittimazione al reclamo anche al difensore del detenuto e dell’internato ed ha ampliato la categoria dei reati c.d. ostativi di cui all’art. 4 bis O.P. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il comma 2 quater, nello specifico, elenca le limitazioni che possono essere previste dal regime. Tra tali limitazioni si annoverano: la riduzione dei colloqui con i familiari e l’esclusione di quelli con estranei; il visto di controllo sulla corrispondenza, qualora sia disposto dall’autorità giudiziaria; un limite nella ricezione di somme e di pacchi provenienti dall’esterno; la restrizione del periodo di durata di permanenza all’aperto; il divieto di partecipazione alle rappresentanze di detenuti ed internati. La previsione di tali limitazioni, nei confronti di soggetti condannati per reati di criminalità organizzata, risponde ad una esigenza di prevenzione complessa che prende in considerazione la dimensione collettiva della criminalità organizzata e del fatto che un “ordinario” trattamento penitenziario potrebbe non interrompere la continuità tra il detenuto e l’associazione al fine della progettazione di programmi criminosi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il provvedimento ministeriale di sospensione, poi, può essere adottato solo in presenza di alcuni presupposti che sono stati definitivamente normativizzati. Questi presupposti, oltre a riguardare la sussistenza di elementi tali da far ritenere la continuità di collegamenti con la criminalità organizzata, comprendono anche la possibilità di sospendere solo quelle norme del trattamento che si pongono in diretto contrasto con le esigenze di ordine e di sicurezza e che il regime restrittivo adottato rivesta un carattere di finalità necessaria rispetto all’obiettivo di impedire collegamenti con l’associazione criminale. Il citato provvedimento di sospensione è individualizzato, dal momento che colpisce singoli detenuti per taluno dei delitti previsti dal primo comma dell’art. 4 bis O.P. evidenziando come l’intervento normativo sia rivolto soprattutto ad appartenenti alle organizzazioni mafiose ed attribuendo alla norma un carattere programmatico e di chiusura. La norma, infatti, sembra voler rappresentare una sorta di sbarramento all’accesso all’ordinario circuito penitenziario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Articolo_41_bis&amp;diff=4436</id>
		<title>Articolo 41 bis</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Articolo_41_bis&amp;diff=4436"/>
		<updated>2014-10-05T14:43:42Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Limiti dell’art. 41 bis nella sua prima formulazione */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo 41 bis della legge sull’ordinamento penitenziario prevede la sospensione delle ordinarie regole di trattamento dei detenuti ed è generalmente conosciuto come &#039;carcere duro&#039; per mafiosi. In particolare, il regime più restrittivo di cui al secondo comma dello stesso è stato introdotto nel 1992 a ridosso delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui rimasero vittime i giudici [[Giovanni Falcone]] e [[Paolo Borsellino]] e gli agenti della loro scorta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Storia==&lt;br /&gt;
===Le origini: l’art. 90 O.P.===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;Quando ricorrono gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza, il Ministro per la grazie e la giustizia ha la facoltà di sospendere in tutto o in parte, l’applicazione in uno o più stabilimenti penitenziari, per un periodo determinato, strettamente necessario, delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza.&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima dell’entrata in vigore dell’art. 41 bis l’ordinamento penitenziario, che aveva preferito tradurre nella legislazione ordinaria i principi contenuti nella Costituzione e quelli risultanti dagli impegni assunti in sede internazionale piuttosto che occuparsi della sicurezza penitenziaria, si era dotato di una norma di salvaguardia cui ricorrere in presenza di situazioni di emergenza. Tale norma era l’art. 90 O.P. L’idea dalla quale era originata l’introduzione di tale norma era rappresentata dalla preoccupazione derivante dal forte nervosismo e dai contrasti che si registravano all’interno delle carceri italiane tra i detenuti in modo tale da sottrarre agli effetti della riforma del 1975 coloro i quali risultavano promotori di disordini e sommosse o che, a causa della loro intrinseca capacità a delinquere, rappresentavano un pericolo per l’ordine e la sicurezza degli istituti di pena. L’art. 90 O.P. costituisce, dunque, il primo tentativo di sospensione del regime ordinario di trattamento per queste tipologie di detenuti, legati principalmente alle associazioni criminali di tipo mafioso, terroristiche od eversive.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nelle intenzioni del legislatore la norma doveva consentire, in presenza di situazioni di particolare gravità interna alle strutture penitenziaria, che le esigenze di sicurezza prevalessero sulle esigenze rieducative e risocializzanti cui la legislazione penitenziaria è ispirata. L’introduzione della norma, dunque, comportò la possibilità di attuare restrizioni nei confronti di quei soggetti ritenuti più pericolosi, in quanto colpevoli della commissione dei reati più gravi, in modo tale che non gli fosse permesso di porre in essere comportamenti violenti o criminosi nei confronti di altri detenuti. In questa prospettiva vennero, dunque,  prima selezionate e poi utilizzate carceri o sezioni delle stessi adatte ad accogliere detenuti di questo tipo che, a causa di una serie di indizi costituenti indici obiettivi di pericolosità, erano considerati un rischio costante per la sicurezza interna ed esterna alla struttura carceraria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La selezione degli istituti di peni o delle sezioni all’interno di essi venne predisposta tramite decreto ministeriale, il quale attribuiva ad un ufficiale generale dei Carabinieri il coordinamento dei servizi di sicurezza esterna degli istituti indicati con provvedimento del Ministro di Grazia e Giustizia di concerto con il Ministro dell’Interno. La sicurezza interna era invece garantita attraverso la particolare concessione al generale di fare visita agli istituti di pena in modo tale da poter indicare al Ministro proposte o richieste volte ad assicurare l’adozione di misure che meglio garantissero la sicurezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 90 O.P. conferiva al Ministro di Grazia e Giustizia il potere di sospendere in uno o più stabilimenti e per il tempo strettamente necessario alcune regole di trattamento previste nella legge penitenziaria che potessero porsi in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza, qualora ricorressero gravi ed eccezionali motivi che giustificassero tali restrizioni. La procedura prevista dall’articolo citato attribuiva, inoltre, di volta in volta, al Ministro medesimo la responsabilità politica di verificare la sussistenza dei presupposti della gravità e della eccezionalità dei motivi legittimanti il provvedimento di sospensione delle ordinarie regole di trattamento, nonché la facoltà di determinare la durata della sospensione stessa. Allo stesso Ministro, poi, veniva attribuita la facoltà, qualora se ne fosse presentata l’opportunità, di selezionare con proprio provvedimento, e con valutazioni del tutto discrezionali, alcuni istituti o sezioni di essi ritenuti più idonei onde assegnarvi i detenuti più pericolosi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La norma consentì, di fatto, fino al termine del periodo di emergenza, non soltanto di arrestare il fenomeno delle evasioni, ma anche di ristabilire la tranquillità interna.  Questi risultati vennero, tuttavia, raggiunti introducendo importanti limitazioni e deroghe al trattamento penitenziario. Tra le limitazioni introdotte dai vari provvedimenti normativi che seguirono in rapida successione, vanno ricordati il divieto di partecipazione alle rappresentanze dei detenuti preposte al controllo del vitto o della biblioteca ed il divieto di organizzare attività culturali, ricreative e sportive. Ancora, a quei detenuti non erano consentiti colloqui più lunghi di un’ora, di conversare con i familiari ed i parenti in visita se non separati da una lastra di vetro, di fare telefonate o corrispondere con altri detenuti. Inoltre, tutta la corrispondenza in arrivo ed in partenza doveva prima ricevere il visto di controllo del direttore. Venne, poi, ridotto il numero di ore di permanenza all’aperto di cui i detenuti potevano godere. Limitazioni più strette vennero introdotte all’interno delle carceri di massima sicurezza in cui, il regime di vita di cui sopra, si accompagnava ad una vigilanza ancora più intensi.1 L’art. 90 O.P.  si caratterizzava per il fatto di essere una disposizione eccezionale utilizzabile quando gli ordinari strumenti di controllo risultavano inefficaci o inadeguati a fronteggiare le situazioni di gravità ed eccezionalità, in cui si fossero trovati gli istituti penitenziari. Tuttavia tale carattere eccezionale si coniugava male con una sufficiente tassatività della previsione  che appariva, invece, indeterminata soprattutto per ciò che concerneva l’indicazione delle regole di trattamento e degli istituti suscettibili di essere sospesi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per i detenuti condannati per reati riconducibili alla criminalità organizzata l’art. 90 O.P. aveva funzionato e, di fatto, aveva contributo a far cessare le evasioni, i disordini e le sommosse. Il problema principale era rappresentato dal fatto che, da strumento eccezionale da utilizzare per placare i disordini e le sommosse, la norma era divenuta mezzo preventivo ordinario da utilizzare in risposta alle ordinarie esigenze di sicurezza e di ordine dell’istituto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L’introduzione dell’art. 41 bis all’interno della legge 354/1975 e la c.d. legge Gozzini===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;In casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza, il Ministro di grazia e giustizia ha facoltà di sospendere nell&#039;istituto interessato o in parte di esso l&#039;applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere motivata dalla necessità di ripristinare l&#039;ordine e la sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P. è stato introdotto dalla legge 663/1986 ( c.d. legge Gozzini) che operò una vera e propria riforma all’interno dell’ordinamento penitenziario dettata, soprattutto, dai limiti e dalle incongruenze cui aveva dato vita l’applicazione dell’art. 90 O.P. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La legge Gozzini si preoccupava di risolvere due piaghe che affliggevano il sistema carcerario italiano attraverso una serie di interventi che migliorassero non solo la congruenza dell’esecuzione della pena con i principi affermati in Costituzione, ma che incentivassero i contatti con il mondo esterno in modo tale da favorire la rieducazione e la risocializzazione del detenuto. Uno degli aspetti più rilevanti di cui la legge in questione si è occupata è rappresentato dall’abrogazione dell’art. 90 O.P. e dalla introduzione, in modo stabile, all’interno dell’Ordinamento Penitenziario di una norma (art. 41 bis O.P.) che disciplinasse le situazioni di emergenza prima rientranti nell’alveo dell’abrogata norma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P., così come enucleato dalla legge Gozzini, non innovò in modo significativo la disposizione abrogata di cui all’art. 90 O.P., ma mirava più che altro a chiarire in maniera più puntuale i presupposti necessari e legittimanti il potere di sospensione delle normali regole di trattamento del Ministro di Giustizia. In particolare, all’interno della norma, si fa riferimento a “casi eccezionali di rivolta o ad altre gravi situazioni di emergenza” al fine di sottolineare l’imprevedibilità e l’eccezionalità di tali situazioni, circoscrivendo solo ad esse l’operatività della norma.1 L’art. 90 O.P., invece, parlava genericamente di “gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza” attribuendo in questo modo all’amministrazione penitenziaria un margine più ampio di discrezionalità nell’applicazione dell’istituto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ulteriore aspetto di differenziazione tra le due norme è, inoltre, rappresentato dalla diversa collocazione sistematica delle due all’interno della legge sull’ordinamento penitenziario. L’art 90 O.P. appariva, infatti, come una norma di chiusura dal momento che era stato collocato tra le disposizioni finali e transitorie della legge. Al contrario, la collocazione dell’art. 41 bis O.P. all’interno del corpo della normativa faceva sì che esso assumesse il ruolo di sanzione di comportamenti collettivi non altrimenti neutralizzabili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Limiti dell’art. 41 bis nella sua prima formulazione===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P., prevedendo il potere per il Ministro di Grazia e Giustizia di sospendere l’applicazione delle normali regole di trattamento penitenziario nei casi di rivolta e di altre gravi situazioni di emergenza interne all’istituto, aveva come unico scopo quello di porre rimedio unicamente a stati transitori di crisi di origine ambientale, in quanto tali non legati a particolari comportamenti o categorie di soggetti detenuti. Entrambe le fattispecie introdotte dalla legge del 1986 (artt. 14 bis e 41 bis O.P.), infatti, venivano attivate soltanto se si verificavano avvenimenti tali da mettere in discussione la sicurezza all’interno del carcere. Per tali ragioni la norma risultava produrre scarsi effetti pratici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto maggiormente criticato della nuova disposizione introdotta dalla legge Gozzini era rappresentato dai benefici che potevano essere concessi ai detenuti sottoposti alla sua applicazione. Infatti i benefici concessi erano ritenuti eccessivamente premiali e permissivi determinando un allentamento sul piano della prevenzione generale in favore della prevenzione speciale. Inoltre, i criteri adottati nella concessione degli stessi benefici risultavano indeterminati a causa della forte discrezionalità di cui godeva la magistratura di sorveglianza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di tali aspetti problematici si rese conto anche il legislatore del 1991 il cui intervento, però, si limitò a prevedere un irrigidimento delle condizioni di uscita dal carcere per i soggetti ritenuti, anche solo preventivamente, appartenere alla criminalità organizzata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La legge 356/1992 e l’introduzione del comma 2 all’art. 41 bis O.P.===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La legge 356/1992 fu emanata subito dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio nelle quali furono assassinati i giudici Falcone, Morvillo e Borsellino e gli agenti della scorta. A seguito della recrudescenza raggiunta dal fenomeno mafioso in quel periodo da più parti si premeva per un intervento decisivo da parte dello Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’introduzione del regime speciale, ad opera dell’art. 19 del decreto 306/1992, avvenne in via provvisoria e non ebbe applicazione immediata. Si dubitava perfino della conversione in legge del medesimo decreto. Solo a partire dal 20 luglio 1992, all’indomani della rinnovata emergenza che seguì la strage di via D’Amelio, con la conversione del decreto nella legge 356, venne attuato il secondo comma dell’art. 41 bis O.P. L’istituto previsto dalla norma in esame è stato vigente per decenni in regime di provvisorietà, sino alla emanazione della legge 279/2002 che ne ha disciplinato definitivamente il contenuto apportando talune modifiche per superare i problemi sollevati dalla formulazione originaria.  Tale regime consiste nella sospensione, in tutto o in parte, delle normali regole di trattamento o degli istituti previsti dall’ordinamento penitenziario.  Le regole di trattamento si riferiscono tanto alla vita interna al carcere dei detenuti, quanto ai contatti che questi continuino a mantenere con l’esterno. L’intenzione del legislatore era non solo quella di affrontare una grave situazione di emergenza, ma anche quella di far cessare una &#039;&#039;“palese posizione di privilegio e di supremazia&amp;quot;&#039;&#039; di alcuni detenuti “eccellenti” nei confronti di altri detenuti e, talvolta, anche nei confronti degli stessi controllori penitenziari. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La riforma del 2002. Legge 279/2002===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Articolo_41_bis&amp;diff=4435</id>
		<title>Articolo 41 bis</title>
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		<updated>2014-10-05T14:43:12Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* L’introduzione dell’art. 41 bis all’interno della legge 354/1975 e la c.d. legge Gozzini */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo 41 bis della legge sull’ordinamento penitenziario prevede la sospensione delle ordinarie regole di trattamento dei detenuti ed è generalmente conosciuto come &#039;carcere duro&#039; per mafiosi. In particolare, il regime più restrittivo di cui al secondo comma dello stesso è stato introdotto nel 1992 a ridosso delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui rimasero vittime i giudici [[Giovanni Falcone]] e [[Paolo Borsellino]] e gli agenti della loro scorta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Storia==&lt;br /&gt;
===Le origini: l’art. 90 O.P.===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;Quando ricorrono gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza, il Ministro per la grazie e la giustizia ha la facoltà di sospendere in tutto o in parte, l’applicazione in uno o più stabilimenti penitenziari, per un periodo determinato, strettamente necessario, delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza.&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima dell’entrata in vigore dell’art. 41 bis l’ordinamento penitenziario, che aveva preferito tradurre nella legislazione ordinaria i principi contenuti nella Costituzione e quelli risultanti dagli impegni assunti in sede internazionale piuttosto che occuparsi della sicurezza penitenziaria, si era dotato di una norma di salvaguardia cui ricorrere in presenza di situazioni di emergenza. Tale norma era l’art. 90 O.P. L’idea dalla quale era originata l’introduzione di tale norma era rappresentata dalla preoccupazione derivante dal forte nervosismo e dai contrasti che si registravano all’interno delle carceri italiane tra i detenuti in modo tale da sottrarre agli effetti della riforma del 1975 coloro i quali risultavano promotori di disordini e sommosse o che, a causa della loro intrinseca capacità a delinquere, rappresentavano un pericolo per l’ordine e la sicurezza degli istituti di pena. L’art. 90 O.P. costituisce, dunque, il primo tentativo di sospensione del regime ordinario di trattamento per queste tipologie di detenuti, legati principalmente alle associazioni criminali di tipo mafioso, terroristiche od eversive.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nelle intenzioni del legislatore la norma doveva consentire, in presenza di situazioni di particolare gravità interna alle strutture penitenziaria, che le esigenze di sicurezza prevalessero sulle esigenze rieducative e risocializzanti cui la legislazione penitenziaria è ispirata. L’introduzione della norma, dunque, comportò la possibilità di attuare restrizioni nei confronti di quei soggetti ritenuti più pericolosi, in quanto colpevoli della commissione dei reati più gravi, in modo tale che non gli fosse permesso di porre in essere comportamenti violenti o criminosi nei confronti di altri detenuti. In questa prospettiva vennero, dunque,  prima selezionate e poi utilizzate carceri o sezioni delle stessi adatte ad accogliere detenuti di questo tipo che, a causa di una serie di indizi costituenti indici obiettivi di pericolosità, erano considerati un rischio costante per la sicurezza interna ed esterna alla struttura carceraria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La selezione degli istituti di peni o delle sezioni all’interno di essi venne predisposta tramite decreto ministeriale, il quale attribuiva ad un ufficiale generale dei Carabinieri il coordinamento dei servizi di sicurezza esterna degli istituti indicati con provvedimento del Ministro di Grazia e Giustizia di concerto con il Ministro dell’Interno. La sicurezza interna era invece garantita attraverso la particolare concessione al generale di fare visita agli istituti di pena in modo tale da poter indicare al Ministro proposte o richieste volte ad assicurare l’adozione di misure che meglio garantissero la sicurezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 90 O.P. conferiva al Ministro di Grazia e Giustizia il potere di sospendere in uno o più stabilimenti e per il tempo strettamente necessario alcune regole di trattamento previste nella legge penitenziaria che potessero porsi in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza, qualora ricorressero gravi ed eccezionali motivi che giustificassero tali restrizioni. La procedura prevista dall’articolo citato attribuiva, inoltre, di volta in volta, al Ministro medesimo la responsabilità politica di verificare la sussistenza dei presupposti della gravità e della eccezionalità dei motivi legittimanti il provvedimento di sospensione delle ordinarie regole di trattamento, nonché la facoltà di determinare la durata della sospensione stessa. Allo stesso Ministro, poi, veniva attribuita la facoltà, qualora se ne fosse presentata l’opportunità, di selezionare con proprio provvedimento, e con valutazioni del tutto discrezionali, alcuni istituti o sezioni di essi ritenuti più idonei onde assegnarvi i detenuti più pericolosi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La norma consentì, di fatto, fino al termine del periodo di emergenza, non soltanto di arrestare il fenomeno delle evasioni, ma anche di ristabilire la tranquillità interna.  Questi risultati vennero, tuttavia, raggiunti introducendo importanti limitazioni e deroghe al trattamento penitenziario. Tra le limitazioni introdotte dai vari provvedimenti normativi che seguirono in rapida successione, vanno ricordati il divieto di partecipazione alle rappresentanze dei detenuti preposte al controllo del vitto o della biblioteca ed il divieto di organizzare attività culturali, ricreative e sportive. Ancora, a quei detenuti non erano consentiti colloqui più lunghi di un’ora, di conversare con i familiari ed i parenti in visita se non separati da una lastra di vetro, di fare telefonate o corrispondere con altri detenuti. Inoltre, tutta la corrispondenza in arrivo ed in partenza doveva prima ricevere il visto di controllo del direttore. Venne, poi, ridotto il numero di ore di permanenza all’aperto di cui i detenuti potevano godere. Limitazioni più strette vennero introdotte all’interno delle carceri di massima sicurezza in cui, il regime di vita di cui sopra, si accompagnava ad una vigilanza ancora più intensi.1 L’art. 90 O.P.  si caratterizzava per il fatto di essere una disposizione eccezionale utilizzabile quando gli ordinari strumenti di controllo risultavano inefficaci o inadeguati a fronteggiare le situazioni di gravità ed eccezionalità, in cui si fossero trovati gli istituti penitenziari. Tuttavia tale carattere eccezionale si coniugava male con una sufficiente tassatività della previsione  che appariva, invece, indeterminata soprattutto per ciò che concerneva l’indicazione delle regole di trattamento e degli istituti suscettibili di essere sospesi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per i detenuti condannati per reati riconducibili alla criminalità organizzata l’art. 90 O.P. aveva funzionato e, di fatto, aveva contributo a far cessare le evasioni, i disordini e le sommosse. Il problema principale era rappresentato dal fatto che, da strumento eccezionale da utilizzare per placare i disordini e le sommosse, la norma era divenuta mezzo preventivo ordinario da utilizzare in risposta alle ordinarie esigenze di sicurezza e di ordine dell’istituto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L’introduzione dell’art. 41 bis all’interno della legge 354/1975 e la c.d. legge Gozzini===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;In casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza, il Ministro di grazia e giustizia ha facoltà di sospendere nell&#039;istituto interessato o in parte di esso l&#039;applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere motivata dalla necessità di ripristinare l&#039;ordine e la sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P. è stato introdotto dalla legge 663/1986 ( c.d. legge Gozzini) che operò una vera e propria riforma all’interno dell’ordinamento penitenziario dettata, soprattutto, dai limiti e dalle incongruenze cui aveva dato vita l’applicazione dell’art. 90 O.P. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La legge Gozzini si preoccupava di risolvere due piaghe che affliggevano il sistema carcerario italiano attraverso una serie di interventi che migliorassero non solo la congruenza dell’esecuzione della pena con i principi affermati in Costituzione, ma che incentivassero i contatti con il mondo esterno in modo tale da favorire la rieducazione e la risocializzazione del detenuto. Uno degli aspetti più rilevanti di cui la legge in questione si è occupata è rappresentato dall’abrogazione dell’art. 90 O.P. e dalla introduzione, in modo stabile, all’interno dell’Ordinamento Penitenziario di una norma (art. 41 bis O.P.) che disciplinasse le situazioni di emergenza prima rientranti nell’alveo dell’abrogata norma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P., così come enucleato dalla legge Gozzini, non innovò in modo significativo la disposizione abrogata di cui all’art. 90 O.P., ma mirava più che altro a chiarire in maniera più puntuale i presupposti necessari e legittimanti il potere di sospensione delle normali regole di trattamento del Ministro di Giustizia. In particolare, all’interno della norma, si fa riferimento a “casi eccezionali di rivolta o ad altre gravi situazioni di emergenza” al fine di sottolineare l’imprevedibilità e l’eccezionalità di tali situazioni, circoscrivendo solo ad esse l’operatività della norma.1 L’art. 90 O.P., invece, parlava genericamente di “gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza” attribuendo in questo modo all’amministrazione penitenziaria un margine più ampio di discrezionalità nell’applicazione dell’istituto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ulteriore aspetto di differenziazione tra le due norme è, inoltre, rappresentato dalla diversa collocazione sistematica delle due all’interno della legge sull’ordinamento penitenziario. L’art 90 O.P. appariva, infatti, come una norma di chiusura dal momento che era stato collocato tra le disposizioni finali e transitorie della legge. Al contrario, la collocazione dell’art. 41 bis O.P. all’interno del corpo della normativa faceva sì che esso assumesse il ruolo di sanzione di comportamenti collettivi non altrimenti neutralizzabili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Limiti dell’art. 41 bis nella sua prima formulazione===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P., prevedendo il potere per il Ministro di Grazia e Giustizia di sospendere l’applicazione delle normali regole di trattamento penitenziario nei casi di rivolta e di altre gravi situazioni di emergenza interne all’istituto, aveva come unico scopo quello di porre rimedio unicamente a stati transitori di crisi di origine ambientale, in quanto tali non legati a particolari comportamenti o categorie di soggetti detenuti. Entrambe le fattispecie introdotte dalla legge del 1986 (artt. 14 bis e 41 bis O.P.), infatti, venivano attivate soltanto se si verificavano avvenimenti tali da mettere in discussione la sicurezza all’interno del carcere. Per tali ragioni la norma risultava produrre scarsi effetti pratici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 Il punto maggiormente criticato della nuova disposizione introdotta dalla legge Gozzini era rappresentato dai benefici che potevano essere concessi ai detenuti sottoposti alla sua applicazione. Infatti i benefici concessi erano ritenuti eccessivamente premiali e permissivi determinando un allentamento sul piano della prevenzione generale in favore della prevenzione speciale. Inoltre, i criteri adottati nella concessione degli stessi benefici risultavano indeterminati a causa della forte discrezionalità di cui godeva la magistratura di sorveglianza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di tali aspetti problematici si rese conto anche il legislatore del 1991 il cui intervento, però, si limitò a prevedere un irrigidimento delle condizioni di uscita dal carcere per i soggetti ritenuti, anche solo preventivamente, appartenere alla criminalità organizzata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La legge 356/1992 e l’introduzione del comma 2 all’art. 41 bis O.P.===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La legge 356/1992 fu emanata subito dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio nelle quali furono assassinati i giudici Falcone, Morvillo e Borsellino e gli agenti della scorta. A seguito della recrudescenza raggiunta dal fenomeno mafioso in quel periodo da più parti si premeva per un intervento decisivo da parte dello Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’introduzione del regime speciale, ad opera dell’art. 19 del decreto 306/1992, avvenne in via provvisoria e non ebbe applicazione immediata. Si dubitava perfino della conversione in legge del medesimo decreto. Solo a partire dal 20 luglio 1992, all’indomani della rinnovata emergenza che seguì la strage di via D’Amelio, con la conversione del decreto nella legge 356, venne attuato il secondo comma dell’art. 41 bis O.P. L’istituto previsto dalla norma in esame è stato vigente per decenni in regime di provvisorietà, sino alla emanazione della legge 279/2002 che ne ha disciplinato definitivamente il contenuto apportando talune modifiche per superare i problemi sollevati dalla formulazione originaria.  Tale regime consiste nella sospensione, in tutto o in parte, delle normali regole di trattamento o degli istituti previsti dall’ordinamento penitenziario.  Le regole di trattamento si riferiscono tanto alla vita interna al carcere dei detenuti, quanto ai contatti che questi continuino a mantenere con l’esterno. L’intenzione del legislatore era non solo quella di affrontare una grave situazione di emergenza, ma anche quella di far cessare una &#039;&#039;“palese posizione di privilegio e di supremazia&amp;quot;&#039;&#039; di alcuni detenuti “eccellenti” nei confronti di altri detenuti e, talvolta, anche nei confronti degli stessi controllori penitenziari. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La riforma del 2002. Legge 279/2002===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Articolo_41_bis&amp;diff=4434</id>
		<title>Articolo 41 bis</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Articolo_41_bis&amp;diff=4434"/>
		<updated>2014-10-05T14:38:32Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo 41 bis della legge sull’ordinamento penitenziario prevede la sospensione delle ordinarie regole di trattamento dei detenuti ed è generalmente conosciuto come &#039;carcere duro&#039; per mafiosi. In particolare, il regime più restrittivo di cui al secondo comma dello stesso è stato introdotto nel 1992 a ridosso delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui rimasero vittime i giudici [[Giovanni Falcone]] e [[Paolo Borsellino]] e gli agenti della loro scorta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Storia==&lt;br /&gt;
===Le origini: l’art. 90 O.P.===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;Quando ricorrono gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza, il Ministro per la grazie e la giustizia ha la facoltà di sospendere in tutto o in parte, l’applicazione in uno o più stabilimenti penitenziari, per un periodo determinato, strettamente necessario, delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza.&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima dell’entrata in vigore dell’art. 41 bis l’ordinamento penitenziario, che aveva preferito tradurre nella legislazione ordinaria i principi contenuti nella Costituzione e quelli risultanti dagli impegni assunti in sede internazionale piuttosto che occuparsi della sicurezza penitenziaria, si era dotato di una norma di salvaguardia cui ricorrere in presenza di situazioni di emergenza. Tale norma era l’art. 90 O.P. L’idea dalla quale era originata l’introduzione di tale norma era rappresentata dalla preoccupazione derivante dal forte nervosismo e dai contrasti che si registravano all’interno delle carceri italiane tra i detenuti in modo tale da sottrarre agli effetti della riforma del 1975 coloro i quali risultavano promotori di disordini e sommosse o che, a causa della loro intrinseca capacità a delinquere, rappresentavano un pericolo per l’ordine e la sicurezza degli istituti di pena. L’art. 90 O.P. costituisce, dunque, il primo tentativo di sospensione del regime ordinario di trattamento per queste tipologie di detenuti, legati principalmente alle associazioni criminali di tipo mafioso, terroristiche od eversive.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nelle intenzioni del legislatore la norma doveva consentire, in presenza di situazioni di particolare gravità interna alle strutture penitenziaria, che le esigenze di sicurezza prevalessero sulle esigenze rieducative e risocializzanti cui la legislazione penitenziaria è ispirata. L’introduzione della norma, dunque, comportò la possibilità di attuare restrizioni nei confronti di quei soggetti ritenuti più pericolosi, in quanto colpevoli della commissione dei reati più gravi, in modo tale che non gli fosse permesso di porre in essere comportamenti violenti o criminosi nei confronti di altri detenuti. In questa prospettiva vennero, dunque,  prima selezionate e poi utilizzate carceri o sezioni delle stessi adatte ad accogliere detenuti di questo tipo che, a causa di una serie di indizi costituenti indici obiettivi di pericolosità, erano considerati un rischio costante per la sicurezza interna ed esterna alla struttura carceraria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La selezione degli istituti di peni o delle sezioni all’interno di essi venne predisposta tramite decreto ministeriale, il quale attribuiva ad un ufficiale generale dei Carabinieri il coordinamento dei servizi di sicurezza esterna degli istituti indicati con provvedimento del Ministro di Grazia e Giustizia di concerto con il Ministro dell’Interno. La sicurezza interna era invece garantita attraverso la particolare concessione al generale di fare visita agli istituti di pena in modo tale da poter indicare al Ministro proposte o richieste volte ad assicurare l’adozione di misure che meglio garantissero la sicurezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 90 O.P. conferiva al Ministro di Grazia e Giustizia il potere di sospendere in uno o più stabilimenti e per il tempo strettamente necessario alcune regole di trattamento previste nella legge penitenziaria che potessero porsi in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza, qualora ricorressero gravi ed eccezionali motivi che giustificassero tali restrizioni. La procedura prevista dall’articolo citato attribuiva, inoltre, di volta in volta, al Ministro medesimo la responsabilità politica di verificare la sussistenza dei presupposti della gravità e della eccezionalità dei motivi legittimanti il provvedimento di sospensione delle ordinarie regole di trattamento, nonché la facoltà di determinare la durata della sospensione stessa. Allo stesso Ministro, poi, veniva attribuita la facoltà, qualora se ne fosse presentata l’opportunità, di selezionare con proprio provvedimento, e con valutazioni del tutto discrezionali, alcuni istituti o sezioni di essi ritenuti più idonei onde assegnarvi i detenuti più pericolosi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La norma consentì, di fatto, fino al termine del periodo di emergenza, non soltanto di arrestare il fenomeno delle evasioni, ma anche di ristabilire la tranquillità interna.  Questi risultati vennero, tuttavia, raggiunti introducendo importanti limitazioni e deroghe al trattamento penitenziario. Tra le limitazioni introdotte dai vari provvedimenti normativi che seguirono in rapida successione, vanno ricordati il divieto di partecipazione alle rappresentanze dei detenuti preposte al controllo del vitto o della biblioteca ed il divieto di organizzare attività culturali, ricreative e sportive. Ancora, a quei detenuti non erano consentiti colloqui più lunghi di un’ora, di conversare con i familiari ed i parenti in visita se non separati da una lastra di vetro, di fare telefonate o corrispondere con altri detenuti. Inoltre, tutta la corrispondenza in arrivo ed in partenza doveva prima ricevere il visto di controllo del direttore. Venne, poi, ridotto il numero di ore di permanenza all’aperto di cui i detenuti potevano godere. Limitazioni più strette vennero introdotte all’interno delle carceri di massima sicurezza in cui, il regime di vita di cui sopra, si accompagnava ad una vigilanza ancora più intensi.1 L’art. 90 O.P.  si caratterizzava per il fatto di essere una disposizione eccezionale utilizzabile quando gli ordinari strumenti di controllo risultavano inefficaci o inadeguati a fronteggiare le situazioni di gravità ed eccezionalità, in cui si fossero trovati gli istituti penitenziari. Tuttavia tale carattere eccezionale si coniugava male con una sufficiente tassatività della previsione  che appariva, invece, indeterminata soprattutto per ciò che concerneva l’indicazione delle regole di trattamento e degli istituti suscettibili di essere sospesi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per i detenuti condannati per reati riconducibili alla criminalità organizzata l’art. 90 O.P. aveva funzionato e, di fatto, aveva contributo a far cessare le evasioni, i disordini e le sommosse. Il problema principale era rappresentato dal fatto che, da strumento eccezionale da utilizzare per placare i disordini e le sommosse, la norma era divenuta mezzo preventivo ordinario da utilizzare in risposta alle ordinarie esigenze di sicurezza e di ordine dell’istituto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L’introduzione dell’art. 41 bis all’interno della legge 354/1975 e la c.d. legge Gozzini===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;In casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza, il Ministro di grazia e giustizia ha facoltà di sospendere nell&#039;istituto interessato o in parte di esso l&#039;applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere motivata dalla necessità di ripristinare l&#039;ordine e la sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P. è stato introdotto dalla legge 663/1986 ( c.d. legge Gozzini) che operò una vera e propria riforma all’interno dell’ordinamento penitenziario dettata, soprattutto, dai limiti e dalle incongruenze cui aveva dato vita l’applicazione dell’art. 90 O.P. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La legge Gozzini si preoccupava di risolvere due piaghe che affliggevano il sistema carcerario italiano attraverso una serie di interventi che migliorassero non solo la congruenza dell’esecuzione della pena con i principi affermati in Costituzione, ma che incentivassero i contatti con il mondo esterno in modo tale da favorire la rieducazione e la risocializzazione del detenuto. Uno degli aspetti più rilevanti di cui la legge in questione si è occupata è rappresentato dall’abrogazione dell’art. 90 O.P. e dalla introduzione, in modo stabile, all’interno dell’Ordinamento Penitenziario di una norma (art. 41 bis O.P.) che disciplinasse le situazioni di emergenza prima rientranti nell’alveo dell’abrogata norma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P., così come enucleato dalla legge Gozzini, non innovò in modo significativo la disposizione abrogata di cui all’art. 90 O.P., ma mirava più che altro a chiarire in maniera più puntuale i presupposti necessari e legittimanti il potere di sospensione delle normali regole di trattamento del Ministro di Giustizia. In particolare, all’interno della norma, si fa riferimento a “casi eccezionali di rivolta o ad altre gravi situazioni di emergenza” al fine di sottolineare l’imprevedibilità e l’eccezionalità di tali situazioni, circoscrivendo solo ad esse l’operatività della norma.1 L’art. 90 O.P., invece, parlava genericamente di “gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza” attribuendo in questo modo all’amministrazione penitenziaria un margine più ampio di discrezionalità nell’applicazione dell’istituto.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
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		<title>Articolo 41 bis</title>
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		<updated>2014-10-05T14:37:14Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo 41 bis della legge sull’ordinamento penitenziario prevede la sospensione delle ordinarie regole di trattamento dei detenuti ed è generalmente conosciuto come &#039;carcere duro&#039; per mafiosi. In particolare, il regime più restrittivo di cui al secondo comma dello stesso è stato introdotto nel 1992 a ridosso delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui rimasero vittime i giudici [[Giovanni Falcone]] e [[Borsellino]] e gli agenti della loro scorta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Storia==&lt;br /&gt;
===Le origini: l’art. 90 O.P.===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;Quando ricorrono gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza, il Ministro per la grazie e la giustizia ha la facoltà di sospendere in tutto o in parte, l’applicazione in uno o più stabilimenti penitenziari, per un periodo determinato, strettamente necessario, delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza.&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima dell’entrata in vigore dell’art. 41 bis l’ordinamento penitenziario, che aveva preferito tradurre nella legislazione ordinaria i principi contenuti nella Costituzione e quelli risultanti dagli impegni assunti in sede internazionale piuttosto che occuparsi della sicurezza penitenziaria, si era dotato di una norma di salvaguardia cui ricorrere in presenza di situazioni di emergenza. Tale norma era l’art. 90 O.P. L’idea dalla quale era originata l’introduzione di tale norma era rappresentata dalla preoccupazione derivante dal forte nervosismo e dai contrasti che si registravano all’interno delle carceri italiane tra i detenuti in modo tale da sottrarre agli effetti della riforma del 1975 coloro i quali risultavano promotori di disordini e sommosse o che, a causa della loro intrinseca capacità a delinquere, rappresentavano un pericolo per l’ordine e la sicurezza degli istituti di pena. L’art. 90 O.P. costituisce, dunque, il primo tentativo di sospensione del regime ordinario di trattamento per queste tipologie di detenuti, legati principalmente alle associazioni criminali di tipo mafioso, terroristiche od eversive.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nelle intenzioni del legislatore la norma doveva consentire, in presenza di situazioni di particolare gravità interna alle strutture penitenziaria, che le esigenze di sicurezza prevalessero sulle esigenze rieducative e risocializzanti cui la legislazione penitenziaria è ispirata. L’introduzione della norma, dunque, comportò la possibilità di attuare restrizioni nei confronti di quei soggetti ritenuti più pericolosi, in quanto colpevoli della commissione dei reati più gravi, in modo tale che non gli fosse permesso di porre in essere comportamenti violenti o criminosi nei confronti di altri detenuti. In questa prospettiva vennero, dunque,  prima selezionate e poi utilizzate carceri o sezioni delle stessi adatte ad accogliere detenuti di questo tipo che, a causa di una serie di indizi costituenti indici obiettivi di pericolosità, erano considerati un rischio costante per la sicurezza interna ed esterna alla struttura carceraria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La selezione degli istituti di peni o delle sezioni all’interno di essi venne predisposta tramite decreto ministeriale, il quale attribuiva ad un ufficiale generale dei Carabinieri il coordinamento dei servizi di sicurezza esterna degli istituti indicati con provvedimento del Ministro di Grazia e Giustizia di concerto con il Ministro dell’Interno. La sicurezza interna era invece garantita attraverso la particolare concessione al generale di fare visita agli istituti di pena in modo tale da poter indicare al Ministro proposte o richieste volte ad assicurare l’adozione di misure che meglio garantissero la sicurezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 90 O.P. conferiva al Ministro di Grazia e Giustizia il potere di sospendere in uno o più stabilimenti e per il tempo strettamente necessario alcune regole di trattamento previste nella legge penitenziaria che potessero porsi in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza, qualora ricorressero gravi ed eccezionali motivi che giustificassero tali restrizioni. La procedura prevista dall’articolo citato attribuiva, inoltre, di volta in volta, al Ministro medesimo la responsabilità politica di verificare la sussistenza dei presupposti della gravità e della eccezionalità dei motivi legittimanti il provvedimento di sospensione delle ordinarie regole di trattamento, nonché la facoltà di determinare la durata della sospensione stessa. Allo stesso Ministro, poi, veniva attribuita la facoltà, qualora se ne fosse presentata l’opportunità, di selezionare con proprio provvedimento, e con valutazioni del tutto discrezionali, alcuni istituti o sezioni di essi ritenuti più idonei onde assegnarvi i detenuti più pericolosi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La norma consentì, di fatto, fino al termine del periodo di emergenza, non soltanto di arrestare il fenomeno delle evasioni, ma anche di ristabilire la tranquillità interna.  Questi risultati vennero, tuttavia, raggiunti introducendo importanti limitazioni e deroghe al trattamento penitenziario. Tra le limitazioni introdotte dai vari provvedimenti normativi che seguirono in rapida successione, vanno ricordati il divieto di partecipazione alle rappresentanze dei detenuti preposte al controllo del vitto o della biblioteca ed il divieto di organizzare attività culturali, ricreative e sportive. Ancora, a quei detenuti non erano consentiti colloqui più lunghi di un’ora, di conversare con i familiari ed i parenti in visita se non separati da una lastra di vetro, di fare telefonate o corrispondere con altri detenuti. Inoltre, tutta la corrispondenza in arrivo ed in partenza doveva prima ricevere il visto di controllo del direttore. Venne, poi, ridotto il numero di ore di permanenza all’aperto di cui i detenuti potevano godere. Limitazioni più strette vennero introdotte all’interno delle carceri di massima sicurezza in cui, il regime di vita di cui sopra, si accompagnava ad una vigilanza ancora più intensi.1 L’art. 90 O.P.  si caratterizzava per il fatto di essere una disposizione eccezionale utilizzabile quando gli ordinari strumenti di controllo risultavano inefficaci o inadeguati a fronteggiare le situazioni di gravità ed eccezionalità, in cui si fossero trovati gli istituti penitenziari. Tuttavia tale carattere eccezionale si coniugava male con una sufficiente tassatività della previsione  che appariva, invece, indeterminata soprattutto per ciò che concerneva l’indicazione delle regole di trattamento e degli istituti suscettibili di essere sospesi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per i detenuti condannati per reati riconducibili alla criminalità organizzata l’art. 90 O.P. aveva funzionato e, di fatto, aveva contributo a far cessare le evasioni, i disordini e le sommosse. Il problema principale era rappresentato dal fatto che, da strumento eccezionale da utilizzare per placare i disordini e le sommosse, la norma era divenuta mezzo preventivo ordinario da utilizzare in risposta alle ordinarie esigenze di sicurezza e di ordine dell’istituto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L’introduzione dell’art. 41 bis all’interno della legge 354/1975 e la c.d. legge Gozzini===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;In casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza, il Ministro di grazia e giustizia ha facoltà di sospendere nell&#039;istituto interessato o in parte di esso l&#039;applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere motivata dalla necessità di ripristinare l&#039;ordine e la sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P. è stato introdotto dalla legge 663/1986 ( c.d. legge Gozzini) che operò una vera e propria riforma all’interno dell’ordinamento penitenziario dettata, soprattutto, dai limiti e dalle incongruenze cui aveva dato vita l’applicazione dell’art. 90 O.P. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La legge Gozzini si preoccupava di risolvere due piaghe che affliggevano il sistema carcerario italiano attraverso una serie di interventi che migliorassero non solo la congruenza dell’esecuzione della pena con i principi affermati in Costituzione, ma che incentivassero i contatti con il mondo esterno in modo tale da favorire la rieducazione e la risocializzazione del detenuto. Uno degli aspetti più rilevanti di cui la legge in questione si è occupata è rappresentato dall’abrogazione dell’art. 90 O.P. e dalla introduzione, in modo stabile, all’interno dell’Ordinamento Penitenziario di una norma (art. 41 bis O.P.) che disciplinasse le situazioni di emergenza prima rientranti nell’alveo dell’abrogata norma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’art. 41 bis O.P., così come enucleato dalla legge Gozzini, non innovò in modo significativo la disposizione abrogata di cui all’art. 90 O.P., ma mirava più che altro a chiarire in maniera più puntuale i presupposti necessari e legittimanti il potere di sospensione delle normali regole di trattamento del Ministro di Giustizia. In particolare, all’interno della norma, si fa riferimento a “casi eccezionali di rivolta o ad altre gravi situazioni di emergenza” al fine di sottolineare l’imprevedibilità e l’eccezionalità di tali situazioni, circoscrivendo solo ad esse l’operatività della norma.1 L’art. 90 O.P., invece, parlava genericamente di “gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza” attribuendo in questo modo all’amministrazione penitenziaria un margine più ampio di discrezionalità nell’applicazione dell’istituto.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
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		<title>Articolo 41 bis</title>
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		<updated>2014-10-05T14:28:42Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo 41 bis della legge sull’ordinamento penitenziario prevede la sospensione delle ordinarie regole di trattamento dei detenuti ed è generalmente conosciuto come &#039;&#039;carcere duro&#039;&#039; per mafiosi. In particolare, il regime più restrittivo di cui al secondo comma dello stesso è stato introdotto nel 19922 a ridosso delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui rimasero vittime i giudici [[Giovanni Falcone]] e [[Borsellino]] e gli agenti della loro scorta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Storia==&lt;br /&gt;
===Le origini: l’art. 90 O.P.===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;Quando ricorrono gravi ed eccezionali motivi di ordine e sicurezza, il Ministro per la grazie e la giustizia ha la facoltà di sospendere in tutto o in parte, l’applicazione in uno o più stabilimenti penitenziari, per un periodo determinato, strettamente necessario, delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza.&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Matteo_Messina_Denaro&amp;diff=4431</id>
		<title>Matteo Messina Denaro</title>
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		<updated>2014-10-05T08:35:38Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: Creata pagina con &amp;quot;Categoria: Mafiosi&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria: Mafiosi]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
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		<title>Commissione regionale (Cosa Nostra)</title>
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		<updated>2014-09-23T07:41:12Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Mafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Commissione regionale è stata un organo di coordinamento di Cosa Nostra creato negli anni &#039;70. Il compito della Regionale era quello di permettere il dialogo tra i rappresentanti di diverse province di Cosa nostra. Fino a quel momento, l&#039;unico organo di coordinamento interno all&#039;organizzazione era stata la [[Commissione provinciale]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Storia ==&lt;br /&gt;
*Per approfondire vedi Strutture[http://www.wikimafia.it/wp-content/uploads/2013/12/STRUTTURE-Cosa-Nostra-e-ndrangheta-a-confronto.pdf]&lt;br /&gt;
=== Genesi ===&lt;br /&gt;
La Commissione Regionale fu invece un organo costituitosi a livello più ampio, dunque in tutta la Sicilia, per evitare il ripetersi di episodi come la Strage di Viale Lazio e il conseguente Processo dei 114. Pippo Calderone, parlando con il fratello, il pentito Antonino, dichiarò: &#039;&#039;«Perché allora non facciamo una commissione per tutta la Sicilia, un posto dove si discutono tutte le questioni appena nascono o prima che nascano? Dove si decidono tutte le cose importanti, come gli omicidi e gli appoggi da dare alle elezioni, dove si punisce chi sbaglia, e si parla per tutta Cosa Nostra invece che per i soliti Greco, Leggio e gli altri di Palermo? Si è già tentato di farla, questa commissione regionale, negli anni cinquanta. Il rappresentante regionale era don Andrea Fazio di Trapani. Dobbiamo rimetterla in piedi, Nino. E deve essere più forte di prima»&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;P. Arlacchi, &#039;&#039;Gli uomini del disonore&#039;&#039;, p.124&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo un anno di preparazione, con l’accordo delle maggiori famiglie della Sicilia, venne creata nel 1975 la Commissione regionale o Regione, successivamente chiamata Interprovinciale, con un proprio statuto volto a regolare i rapporti tra le famiglie evitando scontri e un conseguente aumento della repressione investigativa e giudiziaria. La “Regione” era composta dai rappresentanti di sei province della Sicilia, escluse Siracusa, Ragusa e Messina nelle quali Cosa nostra non aveva una presenza così salda e storicamente ramificata. Buscetta stesso diede un giudizio sull’importanza delle province all’interno dell’organigramma di Cosa nostra: &#039;&#039;«Da uno a dieci: Palermo 10, Agrigento 8, Trapani 8, Caltanissetta 6, Catania 4»&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare Antimafia, XI, p.355&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Composizione ===&lt;br /&gt;
Nel 1975 la composizione della Commissione interprovinciale era la seguente:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Giuseppe Calderone]] (rappresentante della provincia di Catania), Segretario&lt;br /&gt;
*[[Gaetano Badalamenti]] (rappresentante della provincia di Palermo)&lt;br /&gt;
*[[Giuseppe Settecasi]] (rappresentante della provincia di Agrigento)&lt;br /&gt;
*[[Nicola Buccellato]] (rappresentante della provincia di Trapani)&lt;br /&gt;
*[[Giuseppe Di Cristina]] (rappresentante della provincia di Caltanissetta)&lt;br /&gt;
*[[Giovanni Mongiovì]] (rappresentante della provincia di Enna)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Funzionamento e dinamiche interne ===&lt;br /&gt;
Stando alle dichiarazioni di [[Antonino Calderone]], la Commissione regionale si riuniva una volta al mese in una provincia diversa. La prima riunione del 1975 fu ad Enna, a casa di [[Paolino Cancelliere]]. Calderone pone l’accento sul fatto che il nome del capo della Commissione non sarebbe stato né “capo” né “presidente”, ma “segretario”, per non porlo in una posizione di comando rispetto agli altri rappresentanti provinciali. Il segretario infatti avrebbe dovuto avere un ruolo di primus inter pares. In questa riunione fu anche stabilito il divietodi mettere in atto sequestri di persona in Sicilia,divieto violato subito nel luglio 1975 con il rapimento di Luigi Corleo. Suocero di [[Nino Salvo]], fusequestrato dai Corleonesi per lanciare un messaggio a Bontade e Badalamenti, cui i cugini Salvoerano fortemente legati. L’intensificarsi di episodi di questo tipo portò alla luce la crescenteprepotenza dei Corleonesi e l’incapacità dei Palermitani di far fronte a quello che sarebbe divenutoben presto un golpe militare. Inoltre, dopo le riunioni della Regione a Catania, Agrigento, Caltanissetta e Trapani, tutti i successivi incontri si svolsero nella tenuta Favarella di Michele Greco, a riprova del potere che i corleonesi avevano acquisito ormai dentro Cosa nostra. [[Michele Greco]] rivestiva il ruolo sia di segretario della Commissione regionale sia di quella Provinciale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*P. Arlacchi, [[Gli uomini del disonore]], Milano 1992&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
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		<title>Commissione regionale (Cosa Nostra)</title>
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		<updated>2014-09-23T07:38:39Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Genesi */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Mafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Commissione regionale è stata un organo di coordinamento di Cosa Nostra creato negli anni &#039;70. Il compito della Regionale era quello di permettere il dialogo tra i rappresentanti di diverse province di Cosa nostra. Fino a quel momento, l&#039;unico organo di coordinamento interno all&#039;organizzazione era stata la [[Commissione provinciale]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Storia ==&lt;br /&gt;
=== Genesi ===&lt;br /&gt;
La Commissione Regionale fu invece un organo costituitosi a livello più ampio, dunque in tutta la Sicilia, per evitare il ripetersi di episodi come la Strage di Viale Lazio e il conseguente Processo dei 114. Pippo Calderone, parlando con il fratello, il pentito Antonino, dichiarò: &#039;&#039;«Perché allora non facciamo una commissione per tutta la Sicilia, un posto dove si discutono tutte le questioni appena nascono o prima che nascano? Dove si decidono tutte le cose importanti, come gli omicidi e gli appoggi da dare alle elezioni, dove si punisce chi sbaglia, e si parla per tutta Cosa Nostra invece che per i soliti Greco, Leggio e gli altri di Palermo? Si è già tentato di farla, questa commissione regionale, negli anni cinquanta. Il rappresentante regionale era don Andrea Fazio di Trapani. Dobbiamo rimetterla in piedi, Nino. E deve essere più forte di prima»&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;P. Arlacchi, &#039;&#039;Gli uomini del disonore&#039;&#039;, p.124&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo un anno di preparazione, con l’accordo delle maggiori famiglie della Sicilia, venne creata nel 1975 la Commissione regionale o Regione, successivamente chiamata Interprovinciale, con un proprio statuto volto a regolare i rapporti tra le famiglie evitando scontri e un conseguente aumento della repressione investigativa e giudiziaria. La “Regione” era composta dai rappresentanti di sei province della Sicilia, escluse Siracusa, Ragusa e Messina nelle quali Cosa nostra non aveva una presenza così salda e storicamente ramificata. Buscetta stesso diede un giudizio sull’importanza delle province all’interno dell’organigramma di Cosa nostra: &#039;&#039;«Da uno a dieci: Palermo 10, Agrigento 8, Trapani 8, Caltanissetta 6, Catania 4»&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare Antimafia, XI, p.355&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Composizione ===&lt;br /&gt;
Nel 1975 la composizione della Commissione interprovinciale era la seguente:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Giuseppe Calderone]] (rappresentante della provincia di Catania), Segretario&lt;br /&gt;
*[[Gaetano Badalamenti]] (rappresentante della provincia di Palermo)&lt;br /&gt;
*[[Giuseppe Settecasi]] (rappresentante della provincia di Agrigento)&lt;br /&gt;
*[[Nicola Buccellato]] (rappresentante della provincia di Trapani)&lt;br /&gt;
*[[Giuseppe Di Cristina]] (rappresentante della provincia di Caltanissetta)&lt;br /&gt;
*[[Giovanni Mongiovì]] (rappresentante della provincia di Enna)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Funzionamento e dinamiche interne ===&lt;br /&gt;
Stando alle dichiarazioni di [[Antonino Calderone]], la Commissione regionale si riuniva una volta al mese in una provincia diversa. La prima riunione del 1975 fu ad Enna, a casa di [[Paolino Cancelliere]]. Calderone pone l’accento sul fatto che il nome del capo della Commissione non sarebbe stato né “capo” né “presidente”, ma “segretario”, per non porlo in una posizione di comando rispetto agli altri rappresentanti provinciali. Il segretario infatti avrebbe dovuto avere un ruolo di primus inter pares. In questa riunione fu anche stabilito il divietodi mettere in atto sequestri di persona in Sicilia,divieto violato subito nel luglio 1975 con il rapimento di Luigi Corleo. Suocero di [[Nino Salvo]], fusequestrato dai Corleonesi per lanciare un messaggio a Bontade e Badalamenti, cui i cugini Salvoerano fortemente legati. L’intensificarsi di episodi di questo tipo portò alla luce la crescenteprepotenza dei Corleonesi e l’incapacità dei Palermitani di far fronte a quello che sarebbe divenutoben presto un golpe militare. Inoltre, dopo le riunioni della Regione a Catania, Agrigento, Caltanissetta e Trapani, tutti i successivi incontri si svolsero nella tenuta Favarella di Michele Greco, a riprova del potere che i corleonesi avevano acquisito ormai dentro Cosa nostra. [[Michele Greco]] rivestiva il ruolo sia di segretario della Commissione regionale sia di quella Provinciale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Funzionamento e dinamiche interne */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Mafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Commissione regionale è stata un organo di coordinamento di Cosa Nostra creato negli anni &#039;70. Il compito della Regionale era quello di permettere il dialogo tra i rappresentanti di diverse province di Cosa nostra. Fino a quel momento, l&#039;unico organo di coordinamento interno all&#039;organizzazione era stata la [[Commissione provinciale]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Storia ==&lt;br /&gt;
=== Genesi ===&lt;br /&gt;
La Commissione Regionale fu invece un organo costituitosi a livello più ampio, dunque in tutta la Sicilia, per evitare il ripetersi di episodi come la Strage di Viale Lazio e il conseguente Processo dei 114. Pippo Calderone, parlando con il fratello, il pentito Antonino, dichiarò: &#039;&#039;«Perché allora non facciamo una commissione per tutta la Sicilia, un posto dove si discutono tutte le questioni appena nascono o prima che nascano? Dove si decidono tutte le cose importanti, come gli omicidi e gli appoggi da dare alle elezioni, dove si punisce chi sbaglia, e si parla per tutta Cosa Nostra invece che per i soliti Greco, Leggio e gli altri di Palermo? Si è già tentato di farla, questa commissione regionale, negli anni cinquanta. Il rappresentante regionale era don Andrea Fazio di Trapani. Dobbiamo rimetterla in piedi, Nino. E deve essere più forte di prima»&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo un anno di preparazione, con l’accordo delle maggiori famiglie della Sicilia, venne creata nel 1975 la Commissione regionale o Regione, successivamente chiamata Interprovinciale, con un proprio statuto volto a regolare i rapporti tra le famiglie evitando scontri e un conseguente aumento della repressione investigativa e giudiziaria. La “Regione” era composta dai rappresentanti di sei province della Sicilia, escluse Siracusa, Ragusa e Messina nelle quali Cosa nostra non aveva una presenza così salda e storicamente ramificata. Buscetta stesso diede un giudizio sull’importanza delle province all’interno dell’organigramma di Cosa nostra: &#039;&#039;«Da uno a dieci: Palermo 10, Agrigento 8, Trapani 8, Caltanissetta 6, Catania 4»&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Composizione ===&lt;br /&gt;
Nel 1975 la composizione della Commissione interprovinciale era la seguente:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Giuseppe Calderone]] (rappresentante della provincia di Catania), Segretario&lt;br /&gt;
*[[Gaetano Badalamenti]] (rappresentante della provincia di Palermo)&lt;br /&gt;
*[[Giuseppe Settecasi]] (rappresentante della provincia di Agrigento)&lt;br /&gt;
*[[Nicola Buccellato]] (rappresentante della provincia di Trapani)&lt;br /&gt;
*[[Giuseppe Di Cristina]] (rappresentante della provincia di Caltanissetta)&lt;br /&gt;
*[[Giovanni Mongiovì]] (rappresentante della provincia di Enna)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Funzionamento e dinamiche interne ===&lt;br /&gt;
Stando alle dichiarazioni di [[Antonino Calderone]], la Commissione regionale si riuniva una volta al mese in una provincia diversa. La prima riunione del 1975 fu ad Enna, a casa di [[Paolino Cancelliere]]. Calderone pone l’accento sul fatto che il nome del capo della Commissione non sarebbe stato né “capo” né “presidente”, ma “segretario”, per non porlo in una posizione di comando rispetto agli altri rappresentanti provinciali. Il segretario infatti avrebbe dovuto avere un ruolo di primus inter pares. In questa riunione fu anche stabilito il divietodi mettere in atto sequestri di persona in Sicilia,divieto violato subito nel luglio 1975 con il rapimento di Luigi Corleo. Suocero di [[Nino Salvo]], fusequestrato dai Corleonesi per lanciare un messaggio a Bontade e Badalamenti, cui i cugini Salvoerano fortemente legati. L’intensificarsi di episodi di questo tipo portò alla luce la crescenteprepotenza dei Corleonesi e l’incapacità dei Palermitani di far fronte a quello che sarebbe divenutoben presto un golpe militare. Inoltre, dopo le riunioni della Regione a Catania, Agrigento, Caltanissetta e Trapani, tutti i successivi incontri si svolsero nella tenuta Favarella di Michele Greco, a riprova del potere che i corleonesi avevano acquisito ormai dentro Cosa nostra. [[Michele Greco]] rivestiva il ruolo sia di segretario della Commissione regionale sia di quella Provinciale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Mafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Commissione regionale è stata un organo di coordinamento di Cosa Nostra creato negli anni &#039;70. Il compito della Regionale era quello di permettere il dialogo tra i rappresentanti di diverse province di Cosa nostra. Fino a quel momento, l&#039;unico organo di coordinamento interno all&#039;organizzazione era stata la [[Commissione provinciale]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Storia ==&lt;br /&gt;
=== Genesi ===&lt;br /&gt;
La Commissione Regionale fu invece un organo costituitosi a livello più ampio, dunque in tutta la Sicilia, per evitare il ripetersi di episodi come la Strage di Viale Lazio e il conseguente Processo dei 114. Pippo Calderone, parlando con il fratello, il pentito Antonino, dichiarò: &#039;&#039;«Perché allora non facciamo una commissione per tutta la Sicilia, un posto dove si discutono tutte le questioni appena nascono o prima che nascano? Dove si decidono tutte le cose importanti, come gli omicidi e gli appoggi da dare alle elezioni, dove si punisce chi sbaglia, e si parla per tutta Cosa Nostra invece che per i soliti Greco, Leggio e gli altri di Palermo? Si è già tentato di farla, questa commissione regionale, negli anni cinquanta. Il rappresentante regionale era don Andrea Fazio di Trapani. Dobbiamo rimetterla in piedi, Nino. E deve essere più forte di prima»&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo un anno di preparazione, con l’accordo delle maggiori famiglie della Sicilia, venne creata nel 1975 la Commissione regionale o Regione, successivamente chiamata Interprovinciale, con un proprio statuto volto a regolare i rapporti tra le famiglie evitando scontri e un conseguente aumento della repressione investigativa e giudiziaria. La “Regione” era composta dai rappresentanti di sei province della Sicilia, escluse Siracusa, Ragusa e Messina nelle quali Cosa nostra non aveva una presenza così salda e storicamente ramificata. Buscetta stesso diede un giudizio sull’importanza delle province all’interno dell’organigramma di Cosa nostra: &#039;&#039;«Da uno a dieci: Palermo 10, Agrigento 8, Trapani 8, Caltanissetta 6, Catania 4»&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Composizione ===&lt;br /&gt;
Nel 1975 la composizione della Commissione interprovinciale era la seguente:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Giuseppe Calderone]] (rappresentante della provincia di Catania), Segretario&lt;br /&gt;
*[[Gaetano Badalamenti]] (rappresentante della provincia di Palermo)&lt;br /&gt;
*[[Giuseppe Settecasi]] (rappresentante della provincia di Agrigento)&lt;br /&gt;
*[[Nicola Buccellato]] (rappresentante della provincia di Trapani)&lt;br /&gt;
*[[Giuseppe Di Cristina]] (rappresentante della provincia di Caltanissetta)&lt;br /&gt;
*[[Giovanni Mongiovì]] (rappresentante della provincia di Enna)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Funzionamento e dinamiche interne ===&lt;br /&gt;
Stando alle dichiarazioni di Antonino Calderone, la Commissione regionale si riuniva una volta al mese in una provincia diversa. La prima riunione del 1975 fu ad Enna, a casa di Paolino Cancelliere. Calderone pone l’accento sul fatto che il nome del capo della Commissione non sarebbe stato né “capo” né “presidente”, ma “segretario”, per non porlo in una posizione di comando rispetto agli altri rappresentanti provinciali. Il segretario infatti avrebbe dovuto avere un ruolo di primus inter pares. In questa riunione fu anche stabilito il divietodi mettere in atto sequestri di persona in Sicilia,divieto violato subito nel luglio 1975 con il rapimento di Luigi Corleo. Suocero di Nino Salvo, fusequestrato dai Corleonesi per lanciare un messaggio a Bontade e Badalamenti, cui i cugini Salvoerano fortemente legati. L’intensificarsi di episodi di questo tipo portò alla luce la crescenteprepotenza dei Corleonesi e l’incapacità dei Palermitani di far fronte a quello che sarebbe divenutoben presto un golpe militare. Inoltre, dopo le riunioni della Regione a Catania, Agrigento,Caltanissetta e Trapani, tutti i successivi incontri si svolsero nella tenuta Favarella di Michele Greco, a riprova del potere che i corleonesi avevano acquisito ormai dentro Cosa nostra. Michele Greco rivestiva il ruolo sia di segretario della Commissione regionale sia di quella Provinciale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
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		<title>Commissione regionale (Cosa Nostra)</title>
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		<updated>2014-09-23T07:31:39Z</updated>

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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Mafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Commissione regionale è stata un organo di coordinamento di Cosa Nostra creato negli anni &#039;70. Il compito della Regionale era quello di permettere il dialogo tra i rappresentanti di diverse province di Cosa nostra. Fino a quel momento, l&#039;unico organo di coordinamento interno all&#039;organizzazione era stata la [[Commissione provinciale]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Storia ==&lt;br /&gt;
=== Genesi ===&lt;br /&gt;
La Commissione Regionale fu invece un organo costituitosi a livello più ampio, dunque in tutta la Sicilia, per evitare il ripetersi di episodi come la Strage di Viale Lazio e il conseguente Processo dei 114. Pippo Calderone, parlando con il fratello, il pentito Antonino, dichiarò: «Perché allora non facciamo una commissione per tutta la Sicilia, un posto dove si discutono tutte le questioni appena nascono o prima che nascano? Dove si decidono tutte le cose importanti, come gli omicidi e gli appoggi da dare alle elezioni, dove si punisce chi sbaglia, e si parla per tutta Cosa Nostra invece che per i soliti Greco, Leggio e gli altri di Palermo? Si è già tentato di farla, questa commissione regionale, negli anni cinquanta. Il rappresentante regionale era don Andrea Fazio di Trapani. Dobbiamo rimetterla in piedi, Nino. E deve essere più forte di prima»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo un anno di preparazione, con l’accordo delle maggiori famiglie della Sicilia, venne creata nel 1975 la Commissione regionale o Regione, successivamente chiamata Interprovinciale, con un proprio statuto volto a regolare i rapporti tra le famiglie evitando scontri e un conseguente aumento della repressione investigativa e giudiziaria. La “Regione” era composta dai rappresentanti di sei province della Sicilia, escluse Siracusa, Ragusa e Messina nelle quali Cosa nostra non aveva una presenza così salda e storicamente ramificata. Buscetta stesso diede un giudizio sull’importanza delle province all’interno dell’organigramma di Cosa nostra: «Da uno a dieci: Palermo 10, Agrigento 8, Trapani 8, Caltanissetta 6, Catania 4»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Composizione ===&lt;br /&gt;
Nel 1975 la composizione della Commissione interprovinciale era la seguente:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Giuseppe Calderone (rappresentante della provincia di Catania), Segretario&lt;br /&gt;
*Gaetano Badalamenti (rappresentante della provincia di Palermo)&lt;br /&gt;
*Giuseppe Settecasi (rappresentante della provincia di Agrigento)&lt;br /&gt;
*Nicola Buccellato (rappresentante della provincia di Trapani)&lt;br /&gt;
*Giuseppe Di Cristina (rappresentante della provincia di Caltanissetta)&lt;br /&gt;
*Giovanni Mongiovì (rappresentante della provincia di Enna)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Funzionamento e dinamiche interne ===&lt;br /&gt;
Stando alle dichiarazioni di Antonino Calderone, la Commissione regionale si riuniva una volta al mese in una provincia diversa. La prima riunione del 1975 fu ad Enna, a casa di Paolino Cancelliere. Calderone pone l’accento sul fatto che il nome del capo della Commissione non sarebbe stato né “capo” né “presidente”, ma “segretario”, per non porlo in una posizione di comando rispetto agli altri rappresentanti provinciali. Il segretario infatti avrebbe dovuto avere un ruolo di primus inter pares. In questa riunione fu anche stabilito il divietodi mettere in atto sequestri di persona in Sicilia,divieto violato subito nel luglio 1975 con il rapimento di Luigi Corleo. Suocero di Nino Salvo, fusequestrato dai Corleonesi per lanciare un messaggio a Bontade e Badalamenti, cui i cugini Salvoerano fortemente legati. L’intensificarsi di episodi di questo tipo portò alla luce la crescenteprepotenza dei Corleonesi e l’incapacità dei Palermitani di far fronte a quello che sarebbe divenutoben presto un golpe militare. Inoltre, dopo le riunioni della Regione a Catania, Agrigento,Caltanissetta e Trapani, tutti i successivi incontri si svolsero nella tenuta Favarella di Michele Greco, a riprova del potere che i corleonesi avevano acquisito ormai dentro Cosa nostra. Michele Greco rivestiva il ruolo sia di segretario della Commissione regionale sia di quella Provinciale.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3905</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
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		<updated>2014-09-01T10:55:19Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Gli scappati */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Gotha&amp;quot; è il nome attirbuito all&#039;operazione scattata il 20 giugno 2006 a Palermo e al seguente processo. L&#039;operazione decapitò le famiglie di Cosa nostra di Pagliarelli, San Lorenzo e Uditore, rivelando le dinamiche di conflitto venutesi a creare tra i boss palermitani dopo l&#039;arresto di [[Bernardo Provenzano]] il 26 aprile 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le indagini ==&lt;br /&gt;
Le indagini presero le mosse dall&#039;[[Operazione Grande Mandamento]] che aveva colpito la rete dei fiancheggiatori di [[Bernardo Provenzano]]. Gli investigatori riuscirono a piazzare microspie in un residence di via Ur1 dove vengono registrate conversazioni tra [[Francesco Bonura]], [[Antonino Cinà]], [[Vincenzo Marcianò]]. Le intercettazioni permisero dunque di giungere al box di lamiera in cui [[Antonino Rotolo|Nino Rotolo]] teneva colloqui con gli altri membri dell&#039;organizzazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;inchiesta rivelò come all&#039;interno di Cosa nostra si fosse formata una fazione ostile ai Lo Piccolo, facente capo ad un triumvirato composto da [[Antonino Rotolo]] (a capo del mandamento di Pagliarelli), [[Antonino Cinà]] (capomandamento di San Lorenzo) e [[Francesco Bonura]] (sotto-capofamiglia dell&#039;Uditore). Dopo l&#039;arresto di Provenzano infatti si era creata una situazione conflittuale all&#039;interno di Cosa nostra palermitana sia per la volontà di alcune famiglie dielevare il proprio ruolo all&#039;interno dell&#039;organizzazione, sia per l&#039;insofferenza generata dalla famiglia dei Lo Piccolo, che stavano cercando di ampliare il proprio raggio d&#039;azione anche fuori dal mandamento di Tommaso Natale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il ruolo di Rotolo ===&lt;br /&gt;
[[Antonino Rotolo]] ricopriva un ruolo di primissimo piano all&#039;interno dell&#039;organizzazione, anche in virtù dei rapporti privilegiati con [[Bernardo Provenzano]]. Poteva dunque prendere decisioni riguardanti famiglie non di sua stretta pertinenza, come testimonia l&#039;episodio in cui cerca di convincere [[Francesco Bonura|Bonura]] del fatto che quest&#039;ultimo debba sostituire [[Vincenzo Marcianò]] come capo del mandamento dell&#039;Uditore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(NR: Nino Rotolo, FB: Francesco Bonura)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Siamo orientati su di te&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E io non posso accettare, non lo sai perchè non lo posso accettare? Perchè io sono l&#039;unico a reggere tutte le mie situazioni e non lo posso fare. Faglielo fare a &amp;quot;Pinuzzu&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Nooo...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E ma perchè no? Io non lo posso fare&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Pinuzzo non lo può fare.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E nenche io&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ma [[Vincenzo Marcianò|questo]] non lo può fare più!&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli scappati ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;Per approfondire vedi [[Scappati]]&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un importante elemento di tensione era la questione degli &amp;quot;scappati&amp;quot;, ovvero i mafiosi perdenti della [[Seconda Guerra di Mafia]], esiliati negli USA per aver salva la vita. Il garante del patto che aveva assicurato la salvezza agli &amp;quot;scappati&amp;quot; in cambio dell&#039;esilio era stato [[Rosario Naimo]], ma negli ultimi anni la situazione aveva avuto qualche cambiamento: erano già tornati in Italia [[Giuseppe Inzerillo]] (figlio di [[Santo Inzerillo|Santo]]) e [[Francesco Inzerillo|Francesco]] &amp;quot;&#039;u truttaturi&amp;quot; (figlio di [[Pietro Inzerillo|Pietro]]) che era stato espulso dagli USA.  Diversamente viene però percepito il ritorno a Palermo il 29 dicembre 2004 di [[Rosario Inzerillo]], fratello di [[Salvatore Inzerillo]], che obbligava Provenzano ad una presa di posizione netta nei confronti del problema degli &amp;quot;scappati&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Provenzano, da parte del quale ci si aspettava una risposta precisa, si rivelò invece ambiguo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(VM: Vincenzo Marcianò, FB: Francesco Bonura)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;VM&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Io poi ho avuto io un pizzino... dal &amp;quot;Binnu&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ah, l&#039;hai avuto il pizzino?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;VM&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Che diceva tutto...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;...e non diceva niente.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;VM&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ambiguo...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Cioè?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;VM&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Niente: &amp;quot;se mi puoi perdonare, siamo... però se ci sono impegni, si devono rispettare! Fa un giro di... io non sono niente...&amp;quot;. Io gli ho risposto... per come lui mi ha scritto, vago, vago lui e vago io. &amp;quot;In riferimento che tu mi dici... che vossia mi dice... gli impegni precedenti, se è possibile farmi sapere quali sono questi impegni perchè io non li so&amp;quot;. Perchè poi effettivamente io non li so! [...] Che gli dovevo rispondere? &amp;quot;Se le viene facile mi manda... chiarire qualche cosa&amp;quot;.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Provenzano fa dunque riferimento al patto (&amp;quot;impegno&amp;quot;) preso a seguito della Seconda Guerra di Mafia e riguardante l&#039;esilio degli &amp;quot;scappati&amp;quot;,, ma non si esprime esplicitamente. Intanto la tensione tra le famiglie di Cosa nostra si acuisce, dal momento che i Lo Piccolo cercano di favorire il rientro degli Inzerillo, mentre Rotolo teme la loro vendetta, come rivela un dialogo con Bonura:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;:  &#039;&#039;Sono tutti... parenti, gli Inzerillo, e tra i quali credo che ci sia pure un torrettese in mezzo, sono tre! Questi tre  si danno appuntamento all&#039;aeroporto, parlano tutti e tre, parlano... e parlano dell&#039;argomento di [[Francesco Inzerillo|&amp;quot;u truttaturi&amp;quot;]], perchè ancora [[Rosario Inzerillo|l&#039;altro fratello]] non era venuto, e dicono pure, tra tutto quello che dicono &amp;quot;ma poi sono quattro gatti... sono quattro gatti&amp;quot;!&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dove i &amp;quot;quattro gatti&amp;quot; sarebbero stati i boss da eliminare delle famiglie palermitane a loro ostili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La questione divenne sempre più calda, provocando la formazione di schieramenti opposti: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Contrari&#039;&#039;&#039;: [[Antonino Rotolo]], [[Antonino Cinà]], [[Giuseppe Sansone]], [[Calogero Mannino]], [[Francesco Bonura]] e [[Gaetano Sansone]].&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Neutrali&#039;&#039;&#039; o ambigui: [[Bernardo Provenzano]], [[Vincenzo Marcianò]] e [[Giuseppe Brusca]].&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Favorevoli&#039;&#039;&#039;: [[Salvatore Lo Piccolo]], [[Francesco Pastoia]], [[Alessandro Mannino]], [[Nicola Mandalà]], [[Vincenzo Brusca]], [[Lorenzo Di Maggio]], [[Calogero Caruso]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 5 [[Angelo Badagliacca|Badagliacca Angelo]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 6 [[Gaetano Badagliacca|Badagliacca Gaetano]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;Dopo l&#039;annullamento con rinvio, la Corte d&#039;Appello di Palermo ha escluso l&#039;aggravante della recidiva, con la conseguente scarcerazione degli imputati&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 7 [[Pietro Badagliacca|Badagliacca Pietro]]  || 12 anni || 17 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 9 [[Francesco Bonura|Bonura Francesco]]  || 20 anni || 23 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 10 [[Vincenzo Brusca|Brusca Vincenzo]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 11 [[Carmelo Cancemi|Cancemi Carmelo]]  || 7 anni || 9 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 12 [[Giovanni Cancemi|Cancemi Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 13 [[Giuseppe Cappello|Cappello Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 14 [[Antonino Cinà|Cinà Antonino]]  || 16 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 15 [[Salvatore Davì|Davì Salvatore]]  || 11 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 16 [[Antonino Di Maggio|Di Maggio Antonino]]  || 10 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 17 [[Lorenzo Di Maggio|Di Maggio Lorenzo]]  || 9 anni e 4 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 18 [[Pietro Di Napoli|Di Napoli Pietro]]  || 15 anni || 20 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 19 [[Salvatore Gioeli|Gioeli Salvatore]]  || 10 anni || 17 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 20 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Inzerillo Francesco]]  || 10 anni || - &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;In data 12 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha annullato la condanna rinviando il giudizio alla Corte d&#039;Appello&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 21 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Inzerillo Francesco]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 22 [[Rosario Inzerillo|Inzerillo Rosario]]  || 10 anni || 16 anni e 10 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 23 [[Tommaso Inzerillo|Inzerillo Tommaso]]  || 10 anni || 10 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 24 [[Emanuele Vittorio Lipari|Lipari Emanuele Vittorio]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 25 [[Alessandro Mannino|Mannino Alessandro]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 26 [[Calogero Mannino (mafioso)|Mannino Calogero]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 27 [[Giovanni Marcianò|Marcianò Giovanni]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 28 [[Vincenzo Marcianò|Marcianò Vincenzo]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 29 [[Nicolò Milano|Milano Nicolò]]  || 7 anni || Assolto &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 30 [[Settimo Mineo|Mineo Settimo]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 31 [[Giovanni Nicchi|Nicchi Giovanni]]  || 15 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 32 [[Giovanni Nicoletti|Nicoletti Giovanni]]  || 12 anni || 9 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 33 [[Michele Olivieri|Olivieri Michele]]  || 10 anni || 15 anni e 6 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 34 [[Angelo Rosario Parisi|Parisi Angelo Rosario]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 35 Parisi Marcello  || Assolto || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 36 [[Pietro Parisi|Parisi Pietro]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 37 [[Francesco Picone|Picone Francesco]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 38 [[Antonino Pipitone|Pipitone Antonino]]  || 16 anni || 19 anni e 8 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 39 [[Vincenzo Pipitone|Pipitone Vincenzo]]  || 10 anni e 4 mesi || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 40 [[Salvatore Pispicia|Pispicia Salvatore]]  || 10 anni || 14 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 41 [[Antonino Rotolo|Rotolo Antonino]]  || 20 anni || 29 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 42 [[Gaetano Sansone|Sansone Gaetano]]  || 12 anni || 15 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 43 [[Giuseppe Sansone|Sansone Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 44 [[Giuseppe Savoca|Savoca Giuseppe]]  || 12 anni || 27 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref&amp;gt; In data 11 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito l&#039;eliminazione della recidiva con conseguente riduzione della condanna a 4 anni e 8 mesi ed immediata scarcerazione&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 46 [[Francesco Stassi|Stassi Francesco]]  || 8 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3904</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3904"/>
		<updated>2014-09-01T10:44:31Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Gli scappati */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Gotha&amp;quot; è il nome attirbuito all&#039;operazione scattata il 20 giugno 2006 a Palermo e al seguente processo. L&#039;operazione decapitò le famiglie di Cosa nostra di Pagliarelli, San Lorenzo e Uditore, rivelando le dinamiche di conflitto venutesi a creare tra i boss palermitani dopo l&#039;arresto di [[Bernardo Provenzano]] il 26 aprile 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le indagini ==&lt;br /&gt;
Le indagini presero le mosse dall&#039;[[Operazione Grande Mandamento]] che aveva colpito la rete dei fiancheggiatori di [[Bernardo Provenzano]]. Gli investigatori riuscirono a piazzare microspie in un residence di via Ur1 dove vengono registrate conversazioni tra [[Francesco Bonura]], [[Antonino Cinà]], [[Vincenzo Marcianò]]. Le intercettazioni permisero dunque di giungere al box di lamiera in cui [[Antonino Rotolo|Nino Rotolo]] teneva colloqui con gli altri membri dell&#039;organizzazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;inchiesta rivelò come all&#039;interno di Cosa nostra si fosse formata una fazione ostile ai Lo Piccolo, facente capo ad un triumvirato composto da [[Antonino Rotolo]] (a capo del mandamento di Pagliarelli), [[Antonino Cinà]] (capomandamento di San Lorenzo) e [[Francesco Bonura]] (sotto-capofamiglia dell&#039;Uditore). Dopo l&#039;arresto di Provenzano infatti si era creata una situazione conflittuale all&#039;interno di Cosa nostra palermitana sia per la volontà di alcune famiglie dielevare il proprio ruolo all&#039;interno dell&#039;organizzazione, sia per l&#039;insofferenza generata dalla famiglia dei Lo Piccolo, che stavano cercando di ampliare il proprio raggio d&#039;azione anche fuori dal mandamento di Tommaso Natale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il ruolo di Rotolo ===&lt;br /&gt;
[[Antonino Rotolo]] ricopriva un ruolo di primissimo piano all&#039;interno dell&#039;organizzazione, anche in virtù dei rapporti privilegiati con [[Bernardo Provenzano]]. Poteva dunque prendere decisioni riguardanti famiglie non di sua stretta pertinenza, come testimonia l&#039;episodio in cui cerca di convincere [[Francesco Bonura|Bonura]] del fatto che quest&#039;ultimo debba sostituire [[Vincenzo Marcianò]] come capo del mandamento dell&#039;Uditore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(NR: Nino Rotolo, FB: Francesco Bonura)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Siamo orientati su di te&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E io non posso accettare, non lo sai perchè non lo posso accettare? Perchè io sono l&#039;unico a reggere tutte le mie situazioni e non lo posso fare. Faglielo fare a &amp;quot;Pinuzzu&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Nooo...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E ma perchè no? Io non lo posso fare&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Pinuzzo non lo può fare.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E nenche io&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ma [[Vincenzo Marcianò|questo]] non lo può fare più!&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli scappati ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;Per approfondire vedi [[Scappati]]&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un importante elemento di tensione era la questione degli &amp;quot;scappati&amp;quot;, ovvero i mafiosi perdenti della [[Seconda Guerra di Mafia]], esiliati negli USA per aver salva la vita. Il garante del patto che aveva assicurato la salvezza agli &amp;quot;scappati&amp;quot; in cambio dell&#039;esilio era stato [[Rosario Naimo]], ma negli ultimi anni la situazione aveva avuto qualche cambiamento: erano già tornati in Italia [[Giuseppe Inzerillo]] (figlio di [[Santo Inzerillo|Santo]]) e [[Francesco Inzerillo|Francesco]] &amp;quot;&#039;u truttaturi&amp;quot; (figlio di [[Pietro Inzerillo|Pietro]]) che era stato espulso dagli USA.  Diversamente viene però percepito il ritorno a Palermo il 29 dicembre 2004 di [[Rosario Inzerillo]], fratello di [[Salvatore Inzerillo]], che obbligava Provenzano ad una presa di posizione netta nei confronti del problema degli &amp;quot;scappati&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Provenzano, da parte del quale ci si aspettava una risposta precisa, si rivelò invece ambiguo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(VM: Vincenzo Marcianò, FB: Francesco Bonura)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;VM&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Io poi ho avuto io un pizzino... dal &amp;quot;Binnu&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ah, l&#039;hai avuto il pizzino?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;VM&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Che diceva tutto...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;...e non diceva niente.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;VM&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ambiguo...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Cioè?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;VM&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Niente: &amp;quot;se mi puoi perdonare, siamo... però se ci sono impegni, si devono rispettare! Fa un giro di... io non sono niente...&amp;quot;. Io gli ho risposto... per come lui mi ha scritto, vago, vago lui e vago io. &amp;quot;In riferimento che tu mi dici... che vossia mi dice... gli impegni precedenti, se è possibile farmi sapere quali sono questi impegni perchè io non li so&amp;quot;. Perchè poi effettivamente io non li so! [...] Che gli dovevo rispondere? &amp;quot;Se le viene facile mi manda... chiarire qualche cosa&amp;quot;.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Provenzano fa dunque riferimento al patto (&amp;quot;impegno&amp;quot;) preso a seguito della Seconda Guerra di Mafia e riguardante l&#039;esilio degli &amp;quot;scappati&amp;quot;,, ma non si esprime esplicitamente. Intanto la tensione tra le famiglie di Cosa nostra si acuisce, dal momento che i Lo Piccolo cercano di favorire il rientro degli Inzerillo, mentre Rotolo teme la loro vendetta, come rivela un dialogo con Bonura:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;:  &#039;&#039;Sono tutti... parenti, gli Inzerillo, e tra i quali credo che ci sia pure un torrettese in mezzo, sono tre! Questi tre  si danno appuntamento all&#039;aeroporto, parlano tutti e tre, parlano... e parlano dell&#039;argomento di [[Francesco Inzerillo|&amp;quot;u truttaturi&amp;quot;]], perchè ancora [[Rosario Inzerillo|l&#039;altro fratello]] non era venuto, e dicono pure, tra tutto quello che dicono &amp;quot;ma poi sono quattro gatti... sono quattro gatti&amp;quot;!&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dove i &amp;quot;quattro gatti&amp;quot; sarebbero stati i boss da eliminare delle famiglie palermitane a loro ostili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 5 [[Angelo Badagliacca|Badagliacca Angelo]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 6 [[Gaetano Badagliacca|Badagliacca Gaetano]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;Dopo l&#039;annullamento con rinvio, la Corte d&#039;Appello di Palermo ha escluso l&#039;aggravante della recidiva, con la conseguente scarcerazione degli imputati&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 7 [[Pietro Badagliacca|Badagliacca Pietro]]  || 12 anni || 17 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 9 [[Francesco Bonura|Bonura Francesco]]  || 20 anni || 23 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 10 [[Vincenzo Brusca|Brusca Vincenzo]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 11 [[Carmelo Cancemi|Cancemi Carmelo]]  || 7 anni || 9 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 12 [[Giovanni Cancemi|Cancemi Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 13 [[Giuseppe Cappello|Cappello Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 14 [[Antonino Cinà|Cinà Antonino]]  || 16 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 15 [[Salvatore Davì|Davì Salvatore]]  || 11 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 16 [[Antonino Di Maggio|Di Maggio Antonino]]  || 10 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 17 [[Lorenzo Di Maggio|Di Maggio Lorenzo]]  || 9 anni e 4 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 18 [[Pietro Di Napoli|Di Napoli Pietro]]  || 15 anni || 20 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 19 [[Salvatore Gioeli|Gioeli Salvatore]]  || 10 anni || 17 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 20 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Inzerillo Francesco]]  || 10 anni || - &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;In data 12 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha annullato la condanna rinviando il giudizio alla Corte d&#039;Appello&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 21 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Inzerillo Francesco]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 22 [[Rosario Inzerillo|Inzerillo Rosario]]  || 10 anni || 16 anni e 10 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 23 [[Tommaso Inzerillo|Inzerillo Tommaso]]  || 10 anni || 10 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 24 [[Emanuele Vittorio Lipari|Lipari Emanuele Vittorio]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 25 [[Alessandro Mannino|Mannino Alessandro]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 26 [[Calogero Mannino (mafioso)|Mannino Calogero]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 27 [[Giovanni Marcianò|Marcianò Giovanni]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 28 [[Vincenzo Marcianò|Marcianò Vincenzo]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 29 [[Nicolò Milano|Milano Nicolò]]  || 7 anni || Assolto &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 30 [[Settimo Mineo|Mineo Settimo]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 31 [[Giovanni Nicchi|Nicchi Giovanni]]  || 15 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 32 [[Giovanni Nicoletti|Nicoletti Giovanni]]  || 12 anni || 9 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 33 [[Michele Olivieri|Olivieri Michele]]  || 10 anni || 15 anni e 6 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 34 [[Angelo Rosario Parisi|Parisi Angelo Rosario]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 35 Parisi Marcello  || Assolto || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 36 [[Pietro Parisi|Parisi Pietro]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 37 [[Francesco Picone|Picone Francesco]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 38 [[Antonino Pipitone|Pipitone Antonino]]  || 16 anni || 19 anni e 8 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 39 [[Vincenzo Pipitone|Pipitone Vincenzo]]  || 10 anni e 4 mesi || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 40 [[Salvatore Pispicia|Pispicia Salvatore]]  || 10 anni || 14 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 41 [[Antonino Rotolo|Rotolo Antonino]]  || 20 anni || 29 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 42 [[Gaetano Sansone|Sansone Gaetano]]  || 12 anni || 15 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 43 [[Giuseppe Sansone|Sansone Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 44 [[Giuseppe Savoca|Savoca Giuseppe]]  || 12 anni || 27 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref&amp;gt; In data 11 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito l&#039;eliminazione della recidiva con conseguente riduzione della condanna a 4 anni e 8 mesi ed immediata scarcerazione&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 46 [[Francesco Stassi|Stassi Francesco]]  || 8 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3903</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3903"/>
		<updated>2014-09-01T10:34:09Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Gli scappati */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Gotha&amp;quot; è il nome attirbuito all&#039;operazione scattata il 20 giugno 2006 a Palermo e al seguente processo. L&#039;operazione decapitò le famiglie di Cosa nostra di Pagliarelli, San Lorenzo e Uditore, rivelando le dinamiche di conflitto venutesi a creare tra i boss palermitani dopo l&#039;arresto di [[Bernardo Provenzano]] il 26 aprile 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le indagini ==&lt;br /&gt;
Le indagini presero le mosse dall&#039;[[Operazione Grande Mandamento]] che aveva colpito la rete dei fiancheggiatori di [[Bernardo Provenzano]]. Gli investigatori riuscirono a piazzare microspie in un residence di via Ur1 dove vengono registrate conversazioni tra [[Francesco Bonura]], [[Antonino Cinà]], [[Vincenzo Marcianò]]. Le intercettazioni permisero dunque di giungere al box di lamiera in cui [[Antonino Rotolo|Nino Rotolo]] teneva colloqui con gli altri membri dell&#039;organizzazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;inchiesta rivelò come all&#039;interno di Cosa nostra si fosse formata una fazione ostile ai Lo Piccolo, facente capo ad un triumvirato composto da [[Antonino Rotolo]] (a capo del mandamento di Pagliarelli), [[Antonino Cinà]] (capomandamento di San Lorenzo) e [[Francesco Bonura]] (sotto-capofamiglia dell&#039;Uditore). Dopo l&#039;arresto di Provenzano infatti si era creata una situazione conflittuale all&#039;interno di Cosa nostra palermitana sia per la volontà di alcune famiglie dielevare il proprio ruolo all&#039;interno dell&#039;organizzazione, sia per l&#039;insofferenza generata dalla famiglia dei Lo Piccolo, che stavano cercando di ampliare il proprio raggio d&#039;azione anche fuori dal mandamento di Tommaso Natale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il ruolo di Rotolo ===&lt;br /&gt;
[[Antonino Rotolo]] ricopriva un ruolo di primissimo piano all&#039;interno dell&#039;organizzazione, anche in virtù dei rapporti privilegiati con [[Bernardo Provenzano]]. Poteva dunque prendere decisioni riguardanti famiglie non di sua stretta pertinenza, come testimonia l&#039;episodio in cui cerca di convincere [[Francesco Bonura|Bonura]] del fatto che quest&#039;ultimo debba sostituire [[Vincenzo Marcianò]] come capo del mandamento dell&#039;Uditore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(NR: Nino Rotolo, FB: Francesco Bonura)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Siamo orientati su di te&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E io non posso accettare, non lo sai perchè non lo posso accettare? Perchè io sono l&#039;unico a reggere tutte le mie situazioni e non lo posso fare. Faglielo fare a &amp;quot;Pinuzzu&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Nooo...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E ma perchè no? Io non lo posso fare&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Pinuzzo non lo può fare.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E nenche io&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ma [[Vincenzo Marcianò|questo]] non lo può fare più!&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli scappati ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;Per approfondire vedi [[Scappati]]&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un importante elemento di tensione era la questione degli &amp;quot;scappati&amp;quot;, ovvero i mafiosi perdenti della [[Seconda Guerra di Mafia]], esiliati negli USA per aver salva la vita. Il garante del patto che aveva assicurato la salvezza agli &amp;quot;scappati&amp;quot; in cambio dell&#039;esilio era stato [[Rosario Naimo]], ma negli ultimi anni la situazione aveva avuto qualche cambiamento: erano già tornati in Italia [[Giuseppe Inzerillo]] (figlio di [[Santo Inzerillo|Santo]]) e [[Francesco Inzerillo|Francesco]] &amp;quot;&#039;u truttaturi&amp;quot; (figlio di [[Pietro Inzerillo|Pietro]]) che era stato espulso dagli USA.  Diversamente viene però percepito il ritorno a Palermo il 29 dicembre 2004 di [[Rosario Inzerillo]], fratello di [[Salvatore Inzerillo]], che obbligava Provenzano ad una presa di posizione netta nei confronti del problema degli &amp;quot;scappati&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Provenzano, da parte del quale ci si aspettava una risposta precisa, si rivelò invece ambiguo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(VM: Vincenzo Marcianò, FB: Francesco Bonura)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;VM&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Io poi ho avuto io un pizzino... dal &amp;quot;Binnu&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ah, l&#039;hai avuto il pizzino?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;VM&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Che diceva tutto...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;...e non diceva niente.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;VM&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ambiguo...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Cioè?&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;VM&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Niente: &amp;quot;se mi puoi perdonare, siamo... però se ci sono impegni, si devono rispettare! Fa un giro di... io non sono niente...&amp;quot;. Io gli ho risposto... per come lui mi ha scritto, vago, vago lui e vago io. &amp;quot;In riferimento che tu mi dici... che vossia mi dice... gli impegni precedenti, se è possibile farmi sapere quali sono questi impegni perchè io non li so&amp;quot;. Perchè poi effettivamente io non li so! [...] Che gli dovevo rispondere? &amp;quot;Se le viene facile mi manda... chiarire qualche cosa&amp;quot;.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 5 [[Angelo Badagliacca|Badagliacca Angelo]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 6 [[Gaetano Badagliacca|Badagliacca Gaetano]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;Dopo l&#039;annullamento con rinvio, la Corte d&#039;Appello di Palermo ha escluso l&#039;aggravante della recidiva, con la conseguente scarcerazione degli imputati&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 7 [[Pietro Badagliacca|Badagliacca Pietro]]  || 12 anni || 17 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 9 [[Francesco Bonura|Bonura Francesco]]  || 20 anni || 23 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 10 [[Vincenzo Brusca|Brusca Vincenzo]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 11 [[Carmelo Cancemi|Cancemi Carmelo]]  || 7 anni || 9 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 12 [[Giovanni Cancemi|Cancemi Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 13 [[Giuseppe Cappello|Cappello Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 14 [[Antonino Cinà|Cinà Antonino]]  || 16 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 15 [[Salvatore Davì|Davì Salvatore]]  || 11 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 16 [[Antonino Di Maggio|Di Maggio Antonino]]  || 10 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 17 [[Lorenzo Di Maggio|Di Maggio Lorenzo]]  || 9 anni e 4 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 18 [[Pietro Di Napoli|Di Napoli Pietro]]  || 15 anni || 20 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 19 [[Salvatore Gioeli|Gioeli Salvatore]]  || 10 anni || 17 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 20 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Inzerillo Francesco]]  || 10 anni || - &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;In data 12 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha annullato la condanna rinviando il giudizio alla Corte d&#039;Appello&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 21 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Inzerillo Francesco]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 22 [[Rosario Inzerillo|Inzerillo Rosario]]  || 10 anni || 16 anni e 10 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 23 [[Tommaso Inzerillo|Inzerillo Tommaso]]  || 10 anni || 10 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 24 [[Emanuele Vittorio Lipari|Lipari Emanuele Vittorio]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 25 [[Alessandro Mannino|Mannino Alessandro]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 26 [[Calogero Mannino (mafioso)|Mannino Calogero]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 27 [[Giovanni Marcianò|Marcianò Giovanni]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 28 [[Vincenzo Marcianò|Marcianò Vincenzo]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 29 [[Nicolò Milano|Milano Nicolò]]  || 7 anni || Assolto &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 30 [[Settimo Mineo|Mineo Settimo]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 31 [[Giovanni Nicchi|Nicchi Giovanni]]  || 15 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 32 [[Giovanni Nicoletti|Nicoletti Giovanni]]  || 12 anni || 9 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 33 [[Michele Olivieri|Olivieri Michele]]  || 10 anni || 15 anni e 6 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 34 [[Angelo Rosario Parisi|Parisi Angelo Rosario]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 35 Parisi Marcello  || Assolto || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 36 [[Pietro Parisi|Parisi Pietro]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 37 [[Francesco Picone|Picone Francesco]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 38 [[Antonino Pipitone|Pipitone Antonino]]  || 16 anni || 19 anni e 8 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 39 [[Vincenzo Pipitone|Pipitone Vincenzo]]  || 10 anni e 4 mesi || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 40 [[Salvatore Pispicia|Pispicia Salvatore]]  || 10 anni || 14 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 41 [[Antonino Rotolo|Rotolo Antonino]]  || 20 anni || 29 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 42 [[Gaetano Sansone|Sansone Gaetano]]  || 12 anni || 15 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 43 [[Giuseppe Sansone|Sansone Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 44 [[Giuseppe Savoca|Savoca Giuseppe]]  || 12 anni || 27 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref&amp;gt; In data 11 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito l&#039;eliminazione della recidiva con conseguente riduzione della condanna a 4 anni e 8 mesi ed immediata scarcerazione&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 46 [[Francesco Stassi|Stassi Francesco]]  || 8 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Seconda_Guerra_di_Mafia&amp;diff=3902</id>
		<title>Seconda Guerra di Mafia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Seconda_Guerra_di_Mafia&amp;diff=3902"/>
		<updated>2014-09-01T10:21:42Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}} [[Categoria:XX Secolo]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;Io questa seconda guerra di mafia non l&#039;ho capita. Quando c&#039;è una guerra, due famiglie si armano e sanno che devono andare l&#039;una contro l&#039;altra.&#039;&#039; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;A palermo questa guerra di mafia non c&#039;è mai stata.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;C&#039;è stato un massacro. C&#039;è stata solo la strategia della tensione di Totò Riina&#039;&#039; &amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;(&#039;&#039;&#039;Gaspare Mutolo&#039;&#039;&#039;)&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Seconda guerra di Mafia è stato un conflitto interno alla mafia siciliana che ha causato un numero imprecisato di vittime – le cifre oscillano tra i 400 e i 1000 morti – tra il 1978 e il 1984.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le vittime sono state ammazzate per strada, in agguati e imboscate ben organizzate militarmente, oppure sono sparite nel nulla (&amp;quot;lupara bianca&amp;quot;), probabilmente strangolate e sciolte nell&#039;acido.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il conflitto è scaturito da una forte instabilità interna all&#039;organizzazione mafiosa, scossa dai nuovi grossissimi interessi del traffico internazionale di eroina e delle nuove ambizioni della sanguinaria fazione dei corleonesi capeggiata da [[Totò Riina|Riina]], [[Bernardo Provenzano|Provenzano]] e [[Leoluca Bagarella|Bagarella]]. Alle vittime interne interne (membri dell&#039;organizzazione mafiosa, oppure parenti, fiancheggiatori e complici) si aggiunsero anche vittime esterne: magistrati, giornalisti, politici etc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Convenzionalmente, si usa la locuzione &amp;quot;seconda guerra di mafia&amp;quot; per distinguerla dalla [[Prima guerra di Mafia]] degli anni &#039;60, altro grosso scontro interno all&#039;organizzazione mafiosa. Nell&#039;ambito della prima guerra di mafia si ricordano la [[Strage di Ciaculli]] (30 giugno 1962) e la [[Strage di viale Lazio]] (10 dicembre 1969).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La vicenda ==&lt;br /&gt;
=== Origini e cause ===&lt;br /&gt;
Il contesto è quello dei grandi cambiamenti. Dopo la Seconda Guerra mondiale anche la società siciliana, da essenzialmente agricola e latifondista, si aprì alle dinamiche di mercato e alle nuove opportunità di controllo del territorio derivanti dalla democrazia di massa. Nacquero nuovi e diversificati business e il legame con la politica si rinsaldò tramite il voto di scambio e le tecniche clientelistiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mafia arrivò ad avere le mani in pasta dovunque: mercato ortofrutticolo, abigeato (furto di bestiame) e macellerie clandestine, monopoli dei servizi pubblici (illuminazione, manutenzione, servizi idrici e fognari, etc), speculazioni edilizie in larga scala (es. il sacco di Palermo degli anni &#039;60), traffico di armi e soprattutto narcotraffico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il margine di azione della mafia siciliana diventò sempre più internazionale. Dopo la seconda guerra mondiale, infatti, si saldarono i legami con le organizzazioni mafiose nate nei decenni precedenti negli Stati Uniti. Da ricordare il [[Summit Hotel des Palmes|Summit dell&#039;Hotel des Palmes]], tra boss siciliani e americani, tenutosi nell&#039;ottobre 1957.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;organizzazione mafiosa era organizzata in famiglie e mandamenti che si gestivano in modo relativamente autonomo, ma presto fu necessario costituire un organo di coordinamento interno a Cosa nostra. Per le decisioni maggiori, compresi omicidi e attentati, si dovette ricorrere alla [[Commissione provinciale]]: la cosiddetta Cupola, che nel 1974 era gestita dal Triumvirato dei tre boss più rappresentativi di tutta la provincia: [[Gaetano Badalamenti]], boss di Cinisi, [[Luciano Leggio]], boss di Corleone e [[Stefano Bontate]], boss di Villagrazia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La droga ====&lt;br /&gt;
La droga diventò il grande affare del secolo, soprattutto l&#039;eroina. Il processo per il commercio aveva le sue basi in Africa e in Estremo Oriente (Afghanista, Pakistan) e poi, passando dalla Turchia, c&#039;era la necessità di basi logistiche per le varie fasi: produzione, raffinazione, taglio e distribuzione dei stupefacenti. Negli anni &#039;60 e &#039;70 la Sicilia - anche grazie alla sua posizione centrale nel Mediterraneo e alle larghissime coperture politiche della mafia - diventò così uno dei più importanti centri dello smistamento di eroina di tutto il mondo. Decine di raffinerie nacquero nelle campagne siciliane, grazie all&#039;arrivo di chimici ed esperti nella raffinazione da tutto il mondo. In Sicilia arrivava la materia grezza raffinata sull&#039;isola, confezionata e poi venduta sul mercato internazionale: un fiume di denaro di entità mai vista prima. Ogni mille lire investite corrispondevano ad un guadagno di centocinquanta milioni di lire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La supremazia di Riina ===&lt;br /&gt;
==== La scalata al potere ====&lt;br /&gt;
Totò Riina entrò nel triumvirato al posto di Luciano Liggio, subito dopo l&#039;arresto del boss corleonese, avvenuto il 5 maggio 1974. I corleonesi, sia per scarsa esperienza manageriale, sia per i ridotti contatti all&#039;estero, erano tagliati fuori dai grossi traffici di stupefacenti e riuscivano a guadagnare quasi esclusivamente con il contrabbando di sigarette e i sequestri di persona. Riina, però, fin dall&#039;arresto di Liggio, iniziò a lavorare al suo personalissimo piano di supremazia interna a Cosa Nostra creandosi una rete di fiancheggiatori e alleati dentro l&#039;organizzazione, per riuscire un giorno a rovesciare l&#039;egemonia dei boss delle vecchie famiglie palermitane.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Racconta il pentito [[Antonino Calderone]] che l&#039;evento scatenante è l&#039;omicidio – il 16 marzo 1978 - di [[Francesco Madonia]], capo della cosca di Vallelunga Pratameno, in provincia di Caltanissetta. Madonia fu fatto uccidere da [[Gaetano Badalamenti|Badalamenti]] perchè sospettato di aver ordinato – per volere di Riina – un (fallito) attentato ai danni di un uomo d&#039;onore a lui vicino: [[Giuseppe Di Cristina]], boss di Riesi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Badalamenti inoltre era sospettato di aver gestito traffici di eroina senza informare la Cupola, con l&#039;intermediazione del trafficante [[Salvatore Greco]], che muore in Venezuela per cause naturale il 7 marzo 1978. Totò Riina accusando di questo Badalamenti lo fece espellere dalla Cupola, costringendolo a fuggire prima in Spagna e poi in Brasile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È [[Michele Greco]], boss di Ciaculli, a prendere il posto di Badalementi nel triumvirato. Michele Greco viene nominato rappresentante della [[Commissione provinciale]]. Ufficialmente capo della Cupola, di fatto non aveva alcuna autorità diventando presto il burattino dei corleonesi. Il vero conflitto si svolge tra Riina e [[Stefano Bontate|Bontate]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riina iniziò il suo golpe militare facendo uccidere i boss [[Giuseppe Di Cristina]] (30 maggio 1978) e [[Giuseppe Calderone]] (8 settembre 1978), vicinissimi a Bontade e Badalamenti. Di Cristina era stato il primo a dare l&#039;allarme della pericolosità di Riina e Provenzano. &#039;&#039;&amp;quot;I viddani sono giunti alle porte di palermo, lo volete capire o no?&amp;quot;&#039;&#039;, disse ai boss palermitani che non gli diedero ascolto. Dopo la fuga di Badalamenti aveva poi cominciato ad incontrare di nascosto il capitano dei carabinieri di Gela, [[Alfio Pettinato]], con l&#039;obiettivo di far arrestare Riina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riina e Bontate – tramite il capocommissione Michele Greco – fecero nominare nuovi capomandamenti. Si cercò di riequilibrare la geografia mafiosa, ma il lavoro da tessitore di Riina stava già dando i suoi frutti. Gli alleati dei corleonesi – sul territorio - erano in maggioranza rispetto ai palermitani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1979 i corleonesi fecero approvare dalla [[Commissione provinciale]] numerosi omicidi eccellenti. L&#039;11 gennaio venne ammazzato il sottoufficiale della Polizia [[Filadelfio Aparo]], il 26 gennaio il giornalista [[Mario Francese]], il 9 marzo il segretario provinciale Dc [[Michele Reina]], il 21 luglio il vicequestore [[Boris Giuliano]] e il 25 settembre il giudice [[Cesare Terranova]] e il maresciallo [[Lenin Mancuso]]. Il 6 gennaio 1980 fu ucciso il presidente della Regione [[Piersanti Mattarella]], seguito il 4 maggio dal capitano dei carabinieri [[Emanuele Basile]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Intanto continuò a crescere la disapprovazione da parte della fazione di Bontate, finchè [[Salvatore Inzerillo]] reagì facendo uccidere il giudice [[Gaetano Costa]] senza l&#039;approvazione della commissione (6 agosto 1980).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 6 settembre 1980 viene ucciso Fra&#039; [[Giacinto Castronovo]], devotissimo a Stefano Bontate. Un frate che in monastero teneva la &#039;38&#039; nel cassetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La mattanza ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E&#039; nel 1981 che la mattanza ha inizio. I boss Bontate, Inzerillo, [[Rosario Spatola|Spatola]], Panno e tutta la &amp;quot;vecchia guardia&amp;quot; mafiosa si incontrarono ripetutamente per organizzare un piano per uccidere Totò Riina. Ma il capo dei corleonesi venuto a conoscenzza del piano su soffiata di Michele Greco l&#039;11 marzo fece sparire il boss di Casteldaccia [[Giuseppe Panno|Giuseppe &amp;quot;Piddu&amp;quot; Panno]]. Bontate reagì facendo ammazzare due uomini vicini a Riina: [[Angelo Graziano]] e [[Stefano Giaconia]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Seconda guerra di Mafia, convenzionalmente, inizia quando Riina ordina l&#039;omicidio dello stesso Stefano Bontate e subito dopo di Salvatore Inzerillo, uccisi rispettivamente il 23 aprile e l&#039;11 maggio 1981.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo Inzerillo fu il turno di [[Domenico Teresi|Mimmo Teresi]], vice di Bontate, che cadde vittima di un&#039;imboscata insieme a quattro suoi uomini, strangolati e fatti sparire. È una strage continua. I corleonesi iniziarono ad ammazzare boss e fiancheggiatori, ma anche familiari e amici di tutti gli uomini d&#039;onore che si ritrovano nella fazione opposta alla loro. Era caccia aperta anche agli &amp;quot;scappati&amp;quot; in America.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1982 i giornalisti del Giornale Di Sicilia e de L&#039;Ora – ogni giorno – facevano la loro macabra &amp;quot;conta&amp;quot;. Il 4 agosto erano già 79 morti dall&#039;inizio dell&#039;anno. Il 7 agosto 86. L&#039;11 agosto 93. Il 26 agosto si raggiunse quota 100.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Palermo era guerra aperta: i mafiosi &amp;quot;Uccidono in pieno giorno, trasportano i cadaveri, li mutilano, ce li posano fra questura e Regione, li bruciano alle tre del pomeriggio in una strada centrale di Palermo&amp;quot; &amp;lt;ref&amp;gt; [[Intervista di Giorgio Bocca al Generale dalla Chiesa]] &amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Salvatore Contorno]] – vicino a Bontate e Inzerillo – scappò ad un agguato a colpi di kalashnikov tesogli dal feroce killer Pino Greco &amp;quot;Scarpuzzedda&amp;quot;. In sei mesi furono ammazzati quattordici tra amici e parenti di Totuccio Contorno, che nel frattempo era fuggito a Roma, dove verrà arrestato il 24 marzo 1982 e deciderà di diventare collaboratore di giustizia. Contorno – dopo [[Tommaso Buscetta]] – sarà il pentito più importante del [[Maxiprocesso di Palermo|Maxiprocesso]].&lt;br /&gt;
E&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il boss di Partanna Mondello [[Rosario Riccobono]], detto &amp;quot;u&#039; terrorista&amp;quot;, prima vicino a Bontate, passò con i corleonesi facendo uccidere [[Emanuele D&#039;Agostino]], uomo di Bontate, che sparisce nel nulla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 12 giugno 1981 venne ammazzato anche il giovanissimo [[Giuseppe Inzerillo]], 17 anni, figlio di Salvatore, che aveva detto: &amp;quot;Ammazzerò Riina con le mie mani&amp;quot;. Furono uccisi anche [[Santo Inzerillo]], fratello di Salvatore, e suo zio [[Calogero Di Maggio]], rapiti e fatti sparire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terremoto siciliano metteva in allerta pure i boss americani, che presero provvedimenti. Il boss di Brooklin [[Paul Castellano]], capo della famiglia Gambino, mandò in Sicilia i killer [[Rosario Naimo]] e [[John Gambino]] (parente degli Inzerillo) per giungere a un accordo. Riina promise che i parenti superstiti avrebbero avuta salva la vita, a patto però che non ritornassero mai più in Sicilia. Inoltre, la famiglia Gambino dovette trovare e uccidere lo zio e il fratello del defunto boss: [[Antonino Inzerillo|Antonino]] e [[Pietro Inzerillo]]. Antonino Inzerillo rimase vittima della &amp;quot;lupara bianca&amp;quot; a Brooklin, mentre il cadavere di Pietro venne ritrovato nel bagagliaio di un&#039;auto a Mount Laurel, nel New Jersey, il 14 gennaio 1982, con una mazzetta di dollari in bocca e tra i genitali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proseguì intanto anche l&#039;attacco ai membri delle istituzioni. Il 4 aprile del 1982 il segretario regionale comunista [[Pio La Torre]] organizza la &amp;quot;manifestazione dei centomila&amp;quot; contro l&#039;installazione della base per i missili Cruise presso l&#039;aeroporto di Comiso. Il 4 aprile dichiara apertamente le sue intenzioni contro la mafia con la relazione introduttiva al IX congresso regionale del Pci. Pio La Torre venne ammazzato il 30 aprile, insieme al suo autista [[Rosario Di Salvo]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il Triangolo della morte e l&#039;operazione Carlo Alberto ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decine di morti anche in provincia di Palermo, tra Bagheria, Casteldaccia e Altavilla Milicia, una zona che verrà chiamata dalla stampa nazionale &amp;quot;il triangolo della morte&amp;quot;: regolamenti di conti, scalate di potere, vendette trasversali. Una recrudiscenza della violenza mafiosa in provincia che coincideva con la permanenza a Palermo del prefetto [[Carlo Alberto dalla Chiesa]], generale dei carabinieri in congedo, reduce dal successo contro le brigate rosse, che aveva prestato servizio a Corleone tra il &#039;66 e il &#039;73.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla Chiesa arrivò in Sicilia due giorni dopo l&#039;omicidio di Pio La Torre (2 aprile 1982), e viene ammazzato – insieme alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro – il 3 settembre dello stesso anno. Appena insediatosi a Villa Whitaker, sede della prefettura, mette a segno una clamorosa perquisizione negli uffici delle esattorie siciliane, contro l&#039;impero dei cugini [[Antonino Salvo|Nino]] e [[Ignazio Salvo]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antefatto degli omicidi del triangolo della morte è la cosiddetta &amp;quot;Strage di Natale&amp;quot; del 25 dicembre 1981, un folle inseguimento e sparatoria per le vie della cittadina alle porte di Palermo, conclusasi con l&#039;omicidio del boss di Villabate [[Giovanni Di Peri]] e del suo braccio destro [[Biagio Pitarresi]], e con il sequestro e la sparizione del figlio [[Antonino Pitarresi]]. Nella sparatoria viene colpito da un proiettile vagante il pensionato Onofrio Valvola. A bordo della macchina dei killer ci sono il superkiller Pino Greco U&#039; Scarpuzzedda, il boss di Corso dei mille [[Filippo Marchese]], suo nipote Pino Marchese (18 anni, si pentirà nel 1992) e altri uomini d&#039;onore. L&#039;uccisione di Giovanni Di Peri è una ricompensa dei corleonesi a [[Salvatore Montalto]] di Villabate, appena passato con la fazione di Totò Riina, che punta a diventare il reggente di Villabate. Montalto sarà arrestato il 7 novembre 1982, una settimana dopo verrà ammazzato il poliziotto della sezione investigativa [[Calogero Zucchetto]], che aveva contribuito all&#039;arresto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il boss [[Filippo Marchese]] di Corso dei mille, all&#039;interno della mattanza siciliana, fu uno dei personaggi più sanguinari e importanti. È celebre per la sua &amp;quot;camera della morte&amp;quot; in piazza Sant&#039;Erasmo, a Palermo, in cui torturava, strangolava e scioglieva nell&#039;acido decine di vittime. Appena cominciarono gli scontri interni alla Cupola, Filippo Marchese passò con i corleonesi, diventando uno dei loro killer più fidati. Partecipò all&#039;omicidio di Pio La Torre e dei boss Bontate e Inzerillo. Nel luglio 1982, Filippo Marchese suggellò l&#039;alleanza con i corleonesi con un altro omicidio, quello del proprio cognato [[Pietro Marchese]], ammazzato in carcere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Intanto, da più lati, fioccano i morti. Il 16 giugno 1982 c&#039;è la [[Strage della circonvallazione]], dove i killer dei corleonesi ammazzano il boss [[Alfio Ferlito]] mentre lo trasportano al carcere di Trapani. Con lui, cadono sotto i colpi di mitragliatice anche tre carabinieri e l&#039;autista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In provincia, l&#039;omicidio di [[Gregorio Marchese]], cognato di Filippo Marchese (3 agosto 1982) innescò un meccanismo sanguinario che porterà a decine di morti nell&#039;arco di poche settimane. Filippo Marchese si vendicherà cercando confusamente i responsabili e lasciandosi dietro una scia di sangue. Qualcuno – probabilmente lo stesso Salvatore Montalto di Villabate – lo mise sulla strada della banda Parisi, una banda di briganti che operava nelle campagne tra Casteldaccia e Altavilla Milicia, capeggiati dal latitante Antonino Parisi, responsabile della morte del carabiniere Orazio Costantino nel 1969.&lt;br /&gt;
Il 5 agosto 1982 fu assassinato Giusto Parisi, fratello del latitante. Lo stesso giorno, a Bagheria, venivano ammazzati Cesare Manzella, consigliere comunale ex democristiano e ora socialista, e Michelangelo Amato, suo portaborse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 6 agosto, ad Altavilla, venne ucciso [[Pietro Martorana]], figlioccio di Don Piddu Panno, fatto sparire l&#039;anno prima a Casteldaccia. Al tramonto, a Casteldaccia, è il turno di [[Michele Carollo]], fedelissimo di Panno, e [[Santo Grassadonia]], vicino alla famiglia di Villabate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 7 agosto ci fu l&#039;omicidio di [[Francesco Pinello]], nella mattinata, ad Altavilla. Verso mezzanotte, davanti alla stazione dei carabinieri di Casteldaccia, venne ritrovata una Fiat 127 rossa con due cadaveri incaprettati all&#039;interno. Sono [[Cesare Peppuccio Manzella]], ex operaio Fiat, e [[Ignazio Pedone]], meccanico. Poco prima era arrivata una chiamata, effettuata da [[Salvatore Rotolo]], braccio destro di [[Filippo Marchese]]: &#039;&#039;&amp;quot;Se vi volete divertire, andate a guardare nella macchina che è posteggiata proprio davanti alla vostra caserma&amp;quot;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Martedì 9 agosto ci fu l&#039;omicidio di [[Leonardo Rizzo]], pregiudicato bagherese che viene trovato morto nel suo appezzamento di terreno a Capo Zafferano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mercoledì 10 agosto gli uomini di Filippo Marchese continuarono a fare piazza pulita dei vecchi mafiosi di Villabate, per togliere ogni ostacolo all&#039;ascesa di Salvatore Montalto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quasi in contemporanea - alle ore 8.20 e 8.25 – vennero ammazzati due parenti del boss [[Giovanni Di Peri]], ucciso nella strage di Natale di Bagheria. [[Salvatore Di Peri]] fu ucciso a Palermo, in via dei Tornieri, presso il mercato della Vucciria. [[Pietro Di Peri]] invece a Villabate, in via Alcide De Gasperi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come scimmiottando le brigate rosse, contro cui Dalla Chiesa era stato avversario e vincitore, i mafiosi per la prima volta rivendicano un omicidio, con una telefonata al quotidiano L&#039;Ora: &#039;&#039;“Pronto, siamo l&#039;equipe dei killer del triangolo della morte: con i fatti di stamattina l&#039;operazione che chiamiamo &amp;quot;Carlo Alberto&amp;quot;, in onore del prefetto, è quasi conclusa. Dico quasi conclusa”&#039;&#039;. Dalla Chiesa verrà ammazzato una ventina di giorni dopo: il 3 settembre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il giorno dopo, alla redazione palermitana del quotidiano «La Sicilia» di Catania, arrivò la seguente telefonata: &#039;&#039;«L&#039;operazione Carlo Alberto si è conclusa»&#039;&#039;. Al funerale di dalla Chiesa, i palermitani lanciarono monetine sulle automobili che trasportano le autorità. In Cattedrale il cardinale [[Salvatore Pappalardo]] pronunciò il celebre discorso che va sotto il titolo di una espressione latina di Tito Livio: &#039;&#039;&amp;quot;Dum Romae consulitur... Saguntum expugnatur&amp;quot;&#039;&#039; cioè &#039;&#039;&amp;quot;Mentre a Roma si discute il da farsi, Sagunto viene espugnata dai nemici&amp;quot;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il giorno 13 settembre 1982 il Parlamento nazionale approva la [[Legge Rognoni-La Torre]], che introduce il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (art. 416-bis del codice penale) e permette inoltre allo Stato di confiscare i beni dei mafiosi che abbiano provenienza illecita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovedì 11 agosto 1982, nella mattinata, gli ultimi due omicidi degli uomini di Filippo Marchese, a Palermo. Venne ucciso [[Paolo Giaccone]], medico legale che si era rifiutato di falsificare la perizia sulla strage di Natale del 1981.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;omicidio – intorno alle dieci di mattina - i killer [[Salvatore Rotolo]], [[Angelo Baiamonte]], i fratelli [[Vincenzo Sinagra|Vincenzo]] e [[Antonino Sinagra]] e il loro cugino Vincenzo Sinagra (detto U&#039; Ndli) si incontrarono in via Messina Marine recandosi poi in via 4 aprile, tra via Alloro e piazza Marina, per ammazzare Diego Di Fatta, colpevole di uno scippo ad un&#039;anziana signora protetta dalla mafia di Corso dei Mille. Dopo aver sparato a Di Fatta, la macchina con a bordo i 5 killer si infila in un vicolo cieco. Riesce a fuggire soltanto Salvatore Rotolo, mentre gli altri quattro vengono arrestati dai carabinieri che avevano assistito all&#039;omicidio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei killer, Vincenzo Sinagra U&#039; Ndli, diventerà un importante collaboratore di giustizia, protagonista al [[Maxiprocesso di Palermo|Maxiprocesso]] del 1986, e svelerà numerosi particolari di questo periodo. Di Filippo Marchese si perderanno le tracce. Alcuni pentiti raccontano che Totò Riina lo fa ammazzare e sciogliere nell&#039;acido da Pino Greco Scarpuzzedda, tra il 1983 e il 1984, perchè considerato troppo pericoloso e instabile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La prosecuzione della strage ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I corleonesi ammazzano gli nemici – interni ed esterni – ma ammazzano pure gli amici di cui non si fidano. Quelli che possono diventare, in futuro, un problema.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È il caso della strage del 30 novembre 1982, quando all&#039;interno di Cosa Nostra avviene qualcosa di assimilabile alla “notte dei lunghi coltelli” della storia nazista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;alleato tradito è Rosario Riccobono, boss di Partanna Mondello che – allo scoppiare dello scontro - è passato con i corleonesi dopo essere stato fedelissimo di Bontade.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capocupola Michele Greco invita Riccobono per una grigliata all&#039;aperto, presso la sua tenuta a Ciaculli. Con lui, tutti i suoi uomini migliori: Salvatore Scaglione, Giuseppe Lauricella, il figlio Salvatore, Francesco Cosenza, Carlo Savoca, Vincenzo Cannella, Francesco Gambino e Salvatore Micalizzi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma gli invitati cadono vittima di un agguato tesogli da Totò Riina e Bernardo Brusca, che – dopo il pranzo – li uccidono a colpi di pistola e li strangolano con l&#039;aiuta di Pino Greco Scarpuzzedda, Giovanni Brusca e Baldassarre Di Maggio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella stessa giornata a Palermo vengono uccisi numerosi associati di Riccobono e pochi giorni dopo suo fratello, Vito Riccobono, viene trovato decapitato nella sua auto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vengono ammazzati il padre, lo zio, il suocero, il cognato di Giovannello Greco, boss di Ciaculli, il quale si vendica il giorno di Natale del 1982, cercando di sparare al cugino Pino Greco U&#039; Scarpuzzedda ma senza riuscire ad ucciderlo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo provoca un accanimento contro i parenti di Badalamenti e Buscetta, sospettati dai corleonesi di sostenere Giovannello Greco: già nel settembre 1982 due figli di Buscetta vengono inghiottiti dalla &amp;quot;lupara bianca&amp;quot; e un cognato viene ucciso mentre il 29 dicembre tocca al fratello Vincenzo e al nipote Benedetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I corleonesi fanno pulizia interna ma continuano, ovviamente, la pulizia esterna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 14 novembre 1982, il 27enne poliziotto della sezione investigativo Calogero Zucchetto viene assassinato davanti al bar Collica, un elegante bar del centro. Stava&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
svolgendo delicate operazioni investigative per conto del suo superiore Ninni Cassarà, che stilerà – con la collaborazione dello stesso Zucchetto e di Beppe Montana – l&#039;importantissimo rapporto &amp;quot;Michele Greco+161&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella notte tra il 25 e il 26 gennario 1983, a Trapani, viene assassinato il giudice Gian Giacomo Ciaccio Montalto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio del 1983 è il giorno della marcia contro la mafia e contro la droga, in cui cinquemila persone giunte da tutte le parti della Sicilia percorrono la via dei &amp;quot;valloni&amp;quot; – residenza di latitanti e teatro di fatti di sangue – tra Bagheria e Casteldaccia. È la prima volta che si verifica un evento del genere, e avviene su iniziativa della Chiesa e dei partiti d&#039;opposizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma le violenze continuano. Il 28 febbraio, nel quartiere palermitano di Brancaccio, una Alfasud della Polizia viene fatta saltare in aria col tritolo provocando il ferimento di tre agenti. Sono dati alle fiamme la cereria dei fratelli Gance e i depositi dei panifici Spinnato perché i titolari non vogliono pagare il pizzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre a Brancaccio, il 29 marzo, 29, Paolo Agnilleri, 32enne, consigliere comunale comunista , viene pestato a sangue da un gruppo di &amp;quot;picciotti&amp;quot; mascherati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 maggio il cardinale Salvatore Pappalardo trascorre diverse ore nel quartiere senza scorta e accompagnato soltanto da qualche sacerdote, dove sprona il popolo a non arrendersi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 13 giugno vengono uccisi il capitano dei carabinieri Mario D&#039;Aleo, comandante della compagnia dei carabinieri di Monreale, l&#039;appuntato Giuseppe Bommarito e il carabiniere Pietro Morici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 23 luglio 1983, con una macchina imbottita al tritolo in via Pipitone Federico, viene ucciso il capo ufficio istruzione di Palermo, il magistrato Rocco Chinnici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chinnici è diventato capo dell&#039;ufficio istruzione nel 1982, dopo la morte per cause naturali del procuratore Pizzillo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 14 febbraio, dopo la perquisizione disposta da Giovanni Falcone a Milano in Via Larga 13 (una delle basi operative del traffico di eroina), Chinnici si è reso protagonista del blitz di San Valentino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 1 luglio, Chinnici ha relazionato a Milano sulla criminalità organizzata di fronte ai componenti della commissione incaricata dal comune del capoluogo lombardo di studiare il fenomeno mafioso nell&#039;hinterland.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 luglio il giudice Giovanni Falcone, in pieno accordo con Rocco Chinnici, emette 14 mandati di cattura contro pericolosissimi mafiosi, accusati di essere fra i mandanti e i killer dell&#039;uccisione di Carlo Alberto Dalla Chiesa: Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Salvatore Greco, Pietro Vernengo, Benedetto Santapaola. Si parla inoltre di un&#039;altra ventina di mandati di cattura, pronti alla firma, che dovrebbero portare in carcere, tra altri nomi eccellenti, addirittura i cugini esattori Nino e Ignazio Salvo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A sostituire Rocco Chinnici è chiamato il 63enne Antonino Caponnetto, che arriva a Palermo l&#039;11 novembre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con Caponnetto si perfeziona la formula del pool antimafia di cui Chinnici ha gettato le basi. Ad affiancare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vengono chiamati Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 5 gennaio 1984, davanti al Teatro Stabile di Catania, viene ucciso il giornalista Beppe Fava.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== 1984-1985 Il terremoto Buscetta ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1984 Tommaso Buscetta – arrestato a San Paolo del Brasile il 23 ottobre 1983 - inizia a collaborare con la giustizia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalle sue dichiarazioni scatterà – in data 29 settembre – una delle operazioni antimafia più importanti di sempre: il blitz di San Michele. I magistrati del pool antimafia spiccano 366 mandati di cattura. Solo una piccola percentuale di mafiosi riuscirà a rendersi irreperibile e a scampare all&#039;arresto. Il blitz di San Michele porterà al Maxi Processo del 1986.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La risposta di Riina arriva subito. Il 18 ottobre 1984 c&#039;è la strage di Piazza Scaffa, a Palermo. Otto persone sono rinchiuse in una stalla – cortile macello, dentro Piazza Scaffa - messe al muro e fucilate da una decina di killer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;obiettivo sono i fratelli Cosimo e Francesco Quattrocchi, commercianti di carne equina, proprietari di alcune macellerie in città. Con loro muoiono il cugino Cosimo Quattrocchi, il cognato Marcello Angelini, il socio Salvatore Schimmenti e poi Paolo Canale, Giovanni Catalanotti e Antonino Federico che stavano semplicemente dando una mano a sistemare alcuni arrivati appena arrivati dalla Puglia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La strage è un duplice segnale di Totò Riina. Ai magistrati del pool antimafia, e all&#039;affronto del blitz di San Michele, ma anche – rivelano i pentiti - per dare un segnale interno all&#039;organizzazione mafiosa e ad alcuni personaggi che stanno prendendo troppo piede, come ad esempio Pino Greco Scarpuzzedda, che infatti verrà fatto ammazzare un anno dopo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel marzo 1984, a Madrid viene arrestato il bosso e il figlio Leonardo. Badalamenti era proveniente da Rio, e viene poi trasferito negli Usa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 18 settembre 1984, a Bagheria, viene ammazzato il senatore Ignazio Mineo, alto funzionario del Ministero delle Finanze. L&#039;8 ottobre verrà assassinato, sempre a Bagheria, il suo segretario Salvatore Prezentano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 3 novembre viene arrestato Vito Ciancimino, corleonese, ex sindaco di Palermo ed ex assessore ai lavori pubblici ai tempi del sacco di Palermo. Il 12 novembre vengono arrestati i ricchissimi cugini Nino e Ignazio Salvo, di Salemi, che gestiscono in regime di monopolio le esattorie siciliane. Il 18 novembre si suicida Rosario Nicoletti, ex segretario Dc, sospettato di collusioni con la mafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 2 dicembre 1984, all&#039;uscita della messa, viene ucciso Leonardo Vitale, insieme alla madre e alla sorella. Leonardo Vitale, condannato nel 1977, è stato il primo pentito di mafia. Dopo una crisi mistica, cominciò a raccontare cos&#039;era la mafia, ma non viene creduto e viene preso per pazzo. Era uscito di prigione nel giugno 1984.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 7 dicembre viene ucciso – davanti la gelateria New Hall Garden - Pietro Busetta, 62enne, incensurato, marito di Serafina Buscetta, sorella del boss che non vede da vent&#039;anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel dicembre 1984, negli Usa, c&#039;è la colossale operazione Pizza Connection, ai danni della famiglia Bonanno, diretta dal boss italoamericano Salvatore Catalano. L&#039;operazione deriva dalle rivelazioni di Buscetta e dalle indagini che hanno portato all&#039;arresto di Badalamenti. Risulta così che l&#039;eroina introdotta negli Stati Uniti dal 1979, per 1,650 Mdi di dollari (2.700 Mdi di lire), proviene dalla Sicilia, dalla Spagna e dal Sud America; centro di produzione alla fonte l&#039;Afghanistan, massimo fornitore, Gaetano Badalamenti.. I centri di distribuzione più importanti della droga sono una serie di pizzerie di Cosa Nostra italo-americana, controllata da mafiosi di origine siciliana a New York e nelle altre città degli Stati Uniti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 23 febbraio 1985 viene assassinato l&#039;imprenditore Roberto Parisi, insieme col suo autista. Presidente della squadra locale di calcio, vicepresidente dell&#039;Associazione degli industriali palermitani, aveva costruito la sua fortuna sugli appalti del comune di Palermo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 28 febbraio viene ammazzato Pietro Patti. industriale palermitano, si rifiuta di pagare mezzo miliardo di lire &amp;quot;per la sua protezione&amp;quot;; viene assassinato; sua figlia, la piccola Gaia, di nove anni, che si trovava insieme a lui al momento dell&#039;attentato è ferita gravemente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 30 marzo viene arrestato Pippo Calò, mafioso di Porta Nuova, insieme con Nino Rotolo. Calò, che fa la spola tra la Sicilia e Roma, diventerà uno degli imputati-chiave del maxi-processo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 2 aprile, a Trapani, fallito attentato ai danni del sostituto procuratore Carlo Palermo. Nell&#039;esplosione dell&#039;auto-bomba (50 kg di plastico) perdono la vita i passeggeri di un&#039;automobile che passava di lì: la signora Barbara Asta e i suoi figli gemelli Salvatore e Giovanni. Il giudice Carlo Palermo lascerà la toga il 17 ottobre 1984, dopo essere stato sanzionato dal Csm a causa di alcune indagini su Bettino Craxi e l&#039;On. Paolo Pellitteri, senza l&#039;autorizzazione del Parlamento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;estate 1985 la sezione investigativa di Palermo è scossa dagli omicidi, in rapida successione, del commissario Beppe Montana, il 28 luglio 1985, e del vicequestore Ninni Cassarà, il 6 agosto 1985.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;azione investigativa dei due ricopre importanza fondamentale per aver ricostruito&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
le dinamiche politiche-affaristico-mafiose nel celebre rapporto “Michele Greco+161”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel settembre 1985 Totò Riina fa eliminare il suo killer migliore e più feroce, Pino Greco Scarpuzzedda, sia per ridurre la forza della cosca di Ciaculli, sia perché ormai Greco è ritenuto troppo ambizioso, vedendolo gli altri killer come un potenziale futuro capo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La motivazione espressa da Riina, per spiegare l&#039;uccisione di Greco, sarebbe stata la stessa che usò per la scomparsa di Filippo Marchese: &amp;quot;È pazzo”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo il pentito Francesco Marino Mannoia, Greco viene ucciso a colpi di pistola da Giuseppe Lucchese Miccichè e Vincenzo Puccio in una villa tra Bagheria e Ficarazzi dove Greco viveva in latitanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con i due killer, c&#039;era pure una terza persona Agostino Marino Mannoia, fratello di Francesco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 23 novembre del 1988, a Bagheria, le armi da fuoco tornano a tuonare per uccidere la madre, la sorella e la zia del pentito di mafia Francesco Marino Mannoia. Le vittime sono Leonarda Cosentino, Vincenza Marino Mannoia e Lucia Cosentino. L’agguato scatta di sera, in via Vallone De Spuches.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Francesco Marino Mannoia, detto &amp;quot;Il chimico&amp;quot;, esperto di raffinazione, uomo di fiducia di Stefano Bontade, è già stato condannato nel 1980 a 5 anni di carcere. Evade di prigione nel dicembre 1983 e per due anni presta i suoi servizi ai corloenesi, ma verrà riarrestato nel dicembre 1985. Comincia a collaborare con la giustizia dopo l&#039;uccisione del fratello Agostino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli arresti e il Maxiprocesso ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda guerra di mafia non ha una data di &amp;quot;armistizio&amp;quot; o di &amp;quot;fine delle ostilità&amp;quot;. Dopo il 1984, il numero delle vittime scende di molto, sia per l&#039;ottenuta supremazia dei corleonesi sia per i colpi inferti a Cosa Nostra dal pool antimafia di [[Antonino Caponnetto]], di cui [[Giovanni Falcone|Falcone]] è la mente e lo stratega.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima i 366 mandati di cattura del blitz di San Michele del settembre 1984, poi il [[Maxiprocesso di Palermo]], che inizia il 10 febbraio 1986 e si conclude 16 dicembre 1987. Durante tutta la durata del processo la mafia restò come in apnea, senza omicidi o azioni eclatanti. Proprio nel Maxiprocesso verranno portati alla luce gli eventi che avevano caratterizzato quella stagione di sangue.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*S. Lodato, &#039;&#039;[[Quarant&#039;anni di mafia]]&#039;&#039;, Rizzoli, Milano 2012&lt;br /&gt;
*S. Lupo, &#039;&#039;[[Storia della Mafia (libro)|Storia della Mafia]]&#039;&#039;, Donzelli, Roma 2004&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3901</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
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		<updated>2014-09-01T10:20:58Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Gli scappati */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Gotha&amp;quot; è il nome attirbuito all&#039;operazione scattata il 20 giugno 2006 a Palermo e al seguente processo. L&#039;operazione decapitò le famiglie di Cosa nostra di Pagliarelli, San Lorenzo e Uditore, rivelando le dinamiche di conflitto venutesi a creare tra i boss palermitani dopo l&#039;arresto di [[Bernardo Provenzano]] il 26 aprile 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le indagini ==&lt;br /&gt;
Le indagini presero le mosse dall&#039;[[Operazione Grande Mandamento]] che aveva colpito la rete dei fiancheggiatori di [[Bernardo Provenzano]]. Gli investigatori riuscirono a piazzare microspie in un residence di via Ur1 dove vengono registrate conversazioni tra [[Francesco Bonura]], [[Antonino Cinà]], [[Vincenzo Marcianò]]. Le intercettazioni permisero dunque di giungere al box di lamiera in cui [[Antonino Rotolo|Nino Rotolo]] teneva colloqui con gli altri membri dell&#039;organizzazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;inchiesta rivelò come all&#039;interno di Cosa nostra si fosse formata una fazione ostile ai Lo Piccolo, facente capo ad un triumvirato composto da [[Antonino Rotolo]] (a capo del mandamento di Pagliarelli), [[Antonino Cinà]] (capomandamento di San Lorenzo) e [[Francesco Bonura]] (sotto-capofamiglia dell&#039;Uditore). Dopo l&#039;arresto di Provenzano infatti si era creata una situazione conflittuale all&#039;interno di Cosa nostra palermitana sia per la volontà di alcune famiglie dielevare il proprio ruolo all&#039;interno dell&#039;organizzazione, sia per l&#039;insofferenza generata dalla famiglia dei Lo Piccolo, che stavano cercando di ampliare il proprio raggio d&#039;azione anche fuori dal mandamento di Tommaso Natale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il ruolo di Rotolo ===&lt;br /&gt;
[[Antonino Rotolo]] ricopriva un ruolo di primissimo piano all&#039;interno dell&#039;organizzazione, anche in virtù dei rapporti privilegiati con [[Bernardo Provenzano]]. Poteva dunque prendere decisioni riguardanti famiglie non di sua stretta pertinenza, come testimonia l&#039;episodio in cui cerca di convincere [[Francesco Bonura|Bonura]] del fatto che quest&#039;ultimo debba sostituire [[Vincenzo Marcianò]] come capo del mandamento dell&#039;Uditore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(NR: Nino Rotolo, FB: Francesco Bonura)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Siamo orientati su di te&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E io non posso accettare, non lo sai perchè non lo posso accettare? Perchè io sono l&#039;unico a reggere tutte le mie situazioni e non lo posso fare. Faglielo fare a &amp;quot;Pinuzzu&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Nooo...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E ma perchè no? Io non lo posso fare&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Pinuzzo non lo può fare.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E nenche io&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ma [[Vincenzo Marcianò|questo]] non lo può fare più!&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli scappati ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;Per approfondire vedi [[Scappati]]&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un importante elemento di tensione era la questione degli &amp;quot;scappati&amp;quot;, ovvero i mafiosi perdenti della [[Seconda Guerra di Mafia]], esiliati negli USA per aver salva la vita. Il garante del patto che aveva assicurato la salvezza agli &amp;quot;scappati&amp;quot; in cambio dell&#039;esilio era stato [[Rosario Naimo]], ma negli ultimi anni la situazione aveva avuto qualche cambiamento: erano già tornati in Italia [[Giuseppe Inzerillo]] (figlio di [[Santo Inzerillo|Santo]]) e [[Francesco Inzerillo|Francesco]] &amp;quot;&#039;u truttaturi&amp;quot; (figlio di [[Pietro Inzerillo|Pietro]]) che era stato espulso dagli USA.  Diversamente viene però percepito il ritorno a Palermo il 29 dicembre 2004 di [[Rosario Inzerillo]], fratello di [[Salvatore Inzerillo]], che obbligava Provenzano ad una presa di posizione netta nei confronti del problema degli &amp;quot;scappati&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 5 [[Angelo Badagliacca|Badagliacca Angelo]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 6 [[Gaetano Badagliacca|Badagliacca Gaetano]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;Dopo l&#039;annullamento con rinvio, la Corte d&#039;Appello di Palermo ha escluso l&#039;aggravante della recidiva, con la conseguente scarcerazione degli imputati&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 7 [[Pietro Badagliacca|Badagliacca Pietro]]  || 12 anni || 17 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 9 [[Francesco Bonura|Bonura Francesco]]  || 20 anni || 23 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 10 [[Vincenzo Brusca|Brusca Vincenzo]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 11 [[Carmelo Cancemi|Cancemi Carmelo]]  || 7 anni || 9 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 12 [[Giovanni Cancemi|Cancemi Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 13 [[Giuseppe Cappello|Cappello Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 14 [[Antonino Cinà|Cinà Antonino]]  || 16 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 15 [[Salvatore Davì|Davì Salvatore]]  || 11 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 16 [[Antonino Di Maggio|Di Maggio Antonino]]  || 10 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 17 [[Lorenzo Di Maggio|Di Maggio Lorenzo]]  || 9 anni e 4 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 18 [[Pietro Di Napoli|Di Napoli Pietro]]  || 15 anni || 20 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 19 [[Salvatore Gioeli|Gioeli Salvatore]]  || 10 anni || 17 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 20 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Inzerillo Francesco]]  || 10 anni || - &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;In data 12 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha annullato la condanna rinviando il giudizio alla Corte d&#039;Appello&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 21 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Inzerillo Francesco]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 22 [[Rosario Inzerillo|Inzerillo Rosario]]  || 10 anni || 16 anni e 10 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 23 [[Tommaso Inzerillo|Inzerillo Tommaso]]  || 10 anni || 10 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 24 [[Emanuele Vittorio Lipari|Lipari Emanuele Vittorio]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 25 [[Alessandro Mannino|Mannino Alessandro]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 26 [[Calogero Mannino (mafioso)|Mannino Calogero]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 27 [[Giovanni Marcianò|Marcianò Giovanni]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 28 [[Vincenzo Marcianò|Marcianò Vincenzo]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 29 [[Nicolò Milano|Milano Nicolò]]  || 7 anni || Assolto &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 30 [[Settimo Mineo|Mineo Settimo]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 31 [[Giovanni Nicchi|Nicchi Giovanni]]  || 15 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 32 [[Giovanni Nicoletti|Nicoletti Giovanni]]  || 12 anni || 9 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 33 [[Michele Olivieri|Olivieri Michele]]  || 10 anni || 15 anni e 6 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 34 [[Angelo Rosario Parisi|Parisi Angelo Rosario]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 35 Parisi Marcello  || Assolto || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 36 [[Pietro Parisi|Parisi Pietro]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 37 [[Francesco Picone|Picone Francesco]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 38 [[Antonino Pipitone|Pipitone Antonino]]  || 16 anni || 19 anni e 8 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 39 [[Vincenzo Pipitone|Pipitone Vincenzo]]  || 10 anni e 4 mesi || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 40 [[Salvatore Pispicia|Pispicia Salvatore]]  || 10 anni || 14 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 41 [[Antonino Rotolo|Rotolo Antonino]]  || 20 anni || 29 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 42 [[Gaetano Sansone|Sansone Gaetano]]  || 12 anni || 15 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 43 [[Giuseppe Sansone|Sansone Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 44 [[Giuseppe Savoca|Savoca Giuseppe]]  || 12 anni || 27 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref&amp;gt; In data 11 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito l&#039;eliminazione della recidiva con conseguente riduzione della condanna a 4 anni e 8 mesi ed immediata scarcerazione&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 46 [[Francesco Stassi|Stassi Francesco]]  || 8 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3900</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3900"/>
		<updated>2014-09-01T10:19:04Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Gli scappati */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Gotha&amp;quot; è il nome attirbuito all&#039;operazione scattata il 20 giugno 2006 a Palermo e al seguente processo. L&#039;operazione decapitò le famiglie di Cosa nostra di Pagliarelli, San Lorenzo e Uditore, rivelando le dinamiche di conflitto venutesi a creare tra i boss palermitani dopo l&#039;arresto di [[Bernardo Provenzano]] il 26 aprile 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le indagini ==&lt;br /&gt;
Le indagini presero le mosse dall&#039;[[Operazione Grande Mandamento]] che aveva colpito la rete dei fiancheggiatori di [[Bernardo Provenzano]]. Gli investigatori riuscirono a piazzare microspie in un residence di via Ur1 dove vengono registrate conversazioni tra [[Francesco Bonura]], [[Antonino Cinà]], [[Vincenzo Marcianò]]. Le intercettazioni permisero dunque di giungere al box di lamiera in cui [[Antonino Rotolo|Nino Rotolo]] teneva colloqui con gli altri membri dell&#039;organizzazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;inchiesta rivelò come all&#039;interno di Cosa nostra si fosse formata una fazione ostile ai Lo Piccolo, facente capo ad un triumvirato composto da [[Antonino Rotolo]] (a capo del mandamento di Pagliarelli), [[Antonino Cinà]] (capomandamento di San Lorenzo) e [[Francesco Bonura]] (sotto-capofamiglia dell&#039;Uditore). Dopo l&#039;arresto di Provenzano infatti si era creata una situazione conflittuale all&#039;interno di Cosa nostra palermitana sia per la volontà di alcune famiglie dielevare il proprio ruolo all&#039;interno dell&#039;organizzazione, sia per l&#039;insofferenza generata dalla famiglia dei Lo Piccolo, che stavano cercando di ampliare il proprio raggio d&#039;azione anche fuori dal mandamento di Tommaso Natale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il ruolo di Rotolo ===&lt;br /&gt;
[[Antonino Rotolo]] ricopriva un ruolo di primissimo piano all&#039;interno dell&#039;organizzazione, anche in virtù dei rapporti privilegiati con [[Bernardo Provenzano]]. Poteva dunque prendere decisioni riguardanti famiglie non di sua stretta pertinenza, come testimonia l&#039;episodio in cui cerca di convincere [[Francesco Bonura|Bonura]] del fatto che quest&#039;ultimo debba sostituire [[Vincenzo Marcianò]] come capo del mandamento dell&#039;Uditore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(NR: Nino Rotolo, FB: Francesco Bonura)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Siamo orientati su di te&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E io non posso accettare, non lo sai perchè non lo posso accettare? Perchè io sono l&#039;unico a reggere tutte le mie situazioni e non lo posso fare. Faglielo fare a &amp;quot;Pinuzzu&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Nooo...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E ma perchè no? Io non lo posso fare&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Pinuzzo non lo può fare.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E nenche io&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ma [[Vincenzo Marcianò|questo]] non lo può fare più!&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli scappati ===&lt;br /&gt;
Un importante elemento di tensione era la questione degli &amp;quot;scappati&amp;quot;, ovvero i mafiosi perdenti della [[Seconda Guerra di Mafia]], esiliati negli USA per aver salva la vita. Il garante del patto che aveva assicurato la salvezza agli &amp;quot;scappati&amp;quot; in cambio dell&#039;esilio era stato [[Rosario Naimo]], ma negli ultimi anni la situazione aveva avuto qualche cambiamento: erano già tornati in Italia [[Giuseppe Inzerillo]] (figlio di [[Santo Inzerillo|Santo]]) e [[Francesco Inzerillo|Francesco]] &amp;quot;&#039;u truttaturi&amp;quot; (figlio di [[Pietro Inzerillo|Pietro]]) che era stato espulso dagli USA.  Diversamente viene però percepito il ritorno a Palermo il 29 dicembre 2004 di [[Rosario Inzerillo]], fratello di [[Salvatore Inzerillo]], che obbligava Provenzano ad una presa di posizione netta nei confronti del problema degli &amp;quot;scappati&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 5 [[Angelo Badagliacca|Badagliacca Angelo]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 6 [[Gaetano Badagliacca|Badagliacca Gaetano]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;Dopo l&#039;annullamento con rinvio, la Corte d&#039;Appello di Palermo ha escluso l&#039;aggravante della recidiva, con la conseguente scarcerazione degli imputati&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 7 [[Pietro Badagliacca|Badagliacca Pietro]]  || 12 anni || 17 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 9 [[Francesco Bonura|Bonura Francesco]]  || 20 anni || 23 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 10 [[Vincenzo Brusca|Brusca Vincenzo]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 11 [[Carmelo Cancemi|Cancemi Carmelo]]  || 7 anni || 9 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 12 [[Giovanni Cancemi|Cancemi Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 13 [[Giuseppe Cappello|Cappello Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 14 [[Antonino Cinà|Cinà Antonino]]  || 16 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 15 [[Salvatore Davì|Davì Salvatore]]  || 11 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 16 [[Antonino Di Maggio|Di Maggio Antonino]]  || 10 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 17 [[Lorenzo Di Maggio|Di Maggio Lorenzo]]  || 9 anni e 4 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 18 [[Pietro Di Napoli|Di Napoli Pietro]]  || 15 anni || 20 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 19 [[Salvatore Gioeli|Gioeli Salvatore]]  || 10 anni || 17 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 20 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Inzerillo Francesco]]  || 10 anni || - &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;In data 12 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha annullato la condanna rinviando il giudizio alla Corte d&#039;Appello&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 21 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Inzerillo Francesco]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 22 [[Rosario Inzerillo|Inzerillo Rosario]]  || 10 anni || 16 anni e 10 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 23 [[Tommaso Inzerillo|Inzerillo Tommaso]]  || 10 anni || 10 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 24 [[Emanuele Vittorio Lipari|Lipari Emanuele Vittorio]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 25 [[Alessandro Mannino|Mannino Alessandro]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 26 [[Calogero Mannino (mafioso)|Mannino Calogero]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 27 [[Giovanni Marcianò|Marcianò Giovanni]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 28 [[Vincenzo Marcianò|Marcianò Vincenzo]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 29 [[Nicolò Milano|Milano Nicolò]]  || 7 anni || Assolto &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 30 [[Settimo Mineo|Mineo Settimo]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 31 [[Giovanni Nicchi|Nicchi Giovanni]]  || 15 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 32 [[Giovanni Nicoletti|Nicoletti Giovanni]]  || 12 anni || 9 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 33 [[Michele Olivieri|Olivieri Michele]]  || 10 anni || 15 anni e 6 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 34 [[Angelo Rosario Parisi|Parisi Angelo Rosario]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 35 Parisi Marcello  || Assolto || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 36 [[Pietro Parisi|Parisi Pietro]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 37 [[Francesco Picone|Picone Francesco]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 38 [[Antonino Pipitone|Pipitone Antonino]]  || 16 anni || 19 anni e 8 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 39 [[Vincenzo Pipitone|Pipitone Vincenzo]]  || 10 anni e 4 mesi || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 40 [[Salvatore Pispicia|Pispicia Salvatore]]  || 10 anni || 14 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 41 [[Antonino Rotolo|Rotolo Antonino]]  || 20 anni || 29 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 42 [[Gaetano Sansone|Sansone Gaetano]]  || 12 anni || 15 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 43 [[Giuseppe Sansone|Sansone Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 44 [[Giuseppe Savoca|Savoca Giuseppe]]  || 12 anni || 27 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref&amp;gt; In data 11 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito l&#039;eliminazione della recidiva con conseguente riduzione della condanna a 4 anni e 8 mesi ed immediata scarcerazione&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 46 [[Francesco Stassi|Stassi Francesco]]  || 8 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3899</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3899"/>
		<updated>2014-09-01T10:03:27Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Le indagini */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Gotha&amp;quot; è il nome attirbuito all&#039;operazione scattata il 20 giugno 2006 a Palermo e al seguente processo. L&#039;operazione decapitò le famiglie di Cosa nostra di Pagliarelli, San Lorenzo e Uditore, rivelando le dinamiche di conflitto venutesi a creare tra i boss palermitani dopo l&#039;arresto di [[Bernardo Provenzano]] il 26 aprile 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le indagini ==&lt;br /&gt;
Le indagini presero le mosse dall&#039;[[Operazione Grande Mandamento]] che aveva colpito la rete dei fiancheggiatori di [[Bernardo Provenzano]]. Gli investigatori riuscirono a piazzare microspie in un residence di via Ur1 dove vengono registrate conversazioni tra [[Francesco Bonura]], [[Antonino Cinà]], [[Vincenzo Marcianò]]. Le intercettazioni permisero dunque di giungere al box di lamiera in cui [[Antonino Rotolo|Nino Rotolo]] teneva colloqui con gli altri membri dell&#039;organizzazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;inchiesta rivelò come all&#039;interno di Cosa nostra si fosse formata una fazione ostile ai Lo Piccolo, facente capo ad un triumvirato composto da [[Antonino Rotolo]] (a capo del mandamento di Pagliarelli), [[Antonino Cinà]] (capomandamento di San Lorenzo) e [[Francesco Bonura]] (sotto-capofamiglia dell&#039;Uditore). Dopo l&#039;arresto di Provenzano infatti si era creata una situazione conflittuale all&#039;interno di Cosa nostra palermitana sia per la volontà di alcune famiglie dielevare il proprio ruolo all&#039;interno dell&#039;organizzazione, sia per l&#039;insofferenza generata dalla famiglia dei Lo Piccolo, che stavano cercando di ampliare il proprio raggio d&#039;azione anche fuori dal mandamento di Tommaso Natale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il ruolo di Rotolo ===&lt;br /&gt;
[[Antonino Rotolo]] ricopriva un ruolo di primissimo piano all&#039;interno dell&#039;organizzazione, anche in virtù dei rapporti privilegiati con [[Bernardo Provenzano]]. Poteva dunque prendere decisioni riguardanti famiglie non di sua stretta pertinenza, come testimonia l&#039;episodio in cui cerca di convincere [[Francesco Bonura|Bonura]] del fatto che quest&#039;ultimo debba sostituire [[Vincenzo Marcianò]] come capo del mandamento dell&#039;Uditore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(NR: Nino Rotolo, FB: Francesco Bonura)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Siamo orientati su di te&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E io non posso accettare, non lo sai perchè non lo posso accettare? Perchè io sono l&#039;unico a reggere tutte le mie situazioni e non lo posso fare. Faglielo fare a &amp;quot;Pinuzzu&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Nooo...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E ma perchè no? Io non lo posso fare&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Pinuzzo non lo può fare.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E nenche io&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ma [[Vincenzo Marcianò|questo]] non lo può fare più!&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli scappati ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 5 [[Angelo Badagliacca|Badagliacca Angelo]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 6 [[Gaetano Badagliacca|Badagliacca Gaetano]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;Dopo l&#039;annullamento con rinvio, la Corte d&#039;Appello di Palermo ha escluso l&#039;aggravante della recidiva, con la conseguente scarcerazione degli imputati&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 7 [[Pietro Badagliacca|Badagliacca Pietro]]  || 12 anni || 17 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 9 [[Francesco Bonura|Bonura Francesco]]  || 20 anni || 23 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 10 [[Vincenzo Brusca|Brusca Vincenzo]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 11 [[Carmelo Cancemi|Cancemi Carmelo]]  || 7 anni || 9 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 12 [[Giovanni Cancemi|Cancemi Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 13 [[Giuseppe Cappello|Cappello Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 14 [[Antonino Cinà|Cinà Antonino]]  || 16 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 15 [[Salvatore Davì|Davì Salvatore]]  || 11 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 16 [[Antonino Di Maggio|Di Maggio Antonino]]  || 10 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 17 [[Lorenzo Di Maggio|Di Maggio Lorenzo]]  || 9 anni e 4 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 18 [[Pietro Di Napoli|Di Napoli Pietro]]  || 15 anni || 20 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 19 [[Salvatore Gioeli|Gioeli Salvatore]]  || 10 anni || 17 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 20 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Inzerillo Francesco]]  || 10 anni || - &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;In data 12 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha annullato la condanna rinviando il giudizio alla Corte d&#039;Appello&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 21 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Inzerillo Francesco]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 22 [[Rosario Inzerillo|Inzerillo Rosario]]  || 10 anni || 16 anni e 10 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 23 [[Tommaso Inzerillo|Inzerillo Tommaso]]  || 10 anni || 10 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 24 [[Emanuele Vittorio Lipari|Lipari Emanuele Vittorio]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 25 [[Alessandro Mannino|Mannino Alessandro]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 26 [[Calogero Mannino (mafioso)|Mannino Calogero]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 27 [[Giovanni Marcianò|Marcianò Giovanni]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 28 [[Vincenzo Marcianò|Marcianò Vincenzo]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 29 [[Nicolò Milano|Milano Nicolò]]  || 7 anni || Assolto &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 30 [[Settimo Mineo|Mineo Settimo]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 31 [[Giovanni Nicchi|Nicchi Giovanni]]  || 15 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 32 [[Giovanni Nicoletti|Nicoletti Giovanni]]  || 12 anni || 9 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 33 [[Michele Olivieri|Olivieri Michele]]  || 10 anni || 15 anni e 6 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 34 [[Angelo Rosario Parisi|Parisi Angelo Rosario]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 35 Parisi Marcello  || Assolto || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 36 [[Pietro Parisi|Parisi Pietro]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 37 [[Francesco Picone|Picone Francesco]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 38 [[Antonino Pipitone|Pipitone Antonino]]  || 16 anni || 19 anni e 8 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 39 [[Vincenzo Pipitone|Pipitone Vincenzo]]  || 10 anni e 4 mesi || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 40 [[Salvatore Pispicia|Pispicia Salvatore]]  || 10 anni || 14 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 41 [[Antonino Rotolo|Rotolo Antonino]]  || 20 anni || 29 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 42 [[Gaetano Sansone|Sansone Gaetano]]  || 12 anni || 15 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 43 [[Giuseppe Sansone|Sansone Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 44 [[Giuseppe Savoca|Savoca Giuseppe]]  || 12 anni || 27 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref&amp;gt; In data 11 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito l&#039;eliminazione della recidiva con conseguente riduzione della condanna a 4 anni e 8 mesi ed immediata scarcerazione&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 46 [[Francesco Stassi|Stassi Francesco]]  || 8 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Michele_Aiello&amp;diff=3898</id>
		<title>Michele Aiello</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Michele_Aiello&amp;diff=3898"/>
		<updated>2014-09-01T10:02:41Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Imprenditori]] [[File:Michele Aiello.jpg|300px|thumb|right|L&#039;imprenditore Michele Aiello]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Michele Aiello è un ex imprenditore operante nel campo dell&#039;edilizia e della sanità. È stato condannato a 15 anni e 6 mesi di carcere per il reato di associazione mafiosa nel [[Processo Talpe alla DDA]] insieme, tra gli altri, all&#039;ex Presidente della Regione Siciliana [[Salvatore Cuffaro]] e ai marescialli [[Giuseppe Ciuro]] e [[Giorgio Riolo]]. Michele Aiello infatti si rivelò essere un &#039;&#039;&#039;imprenditore colluso con l&#039;organizzazione Cosa nostra. Gli sono stati sequestrati dei beni per un valore di circa &#039;&#039;&#039;800 milioni di euro&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
= Biografia =&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La fortuna di Aiello ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L&#039;imprenditore Aiello ===&lt;br /&gt;
Michele Aiello seguì fin dall´inizio le orme del padre, l’imprenditore edile Gaetano Aiello. Business principale delle sue società era la costruzione di strade di penetrazione agraria. Per più di vent’anni, infatti, gran parte delle stradelle che tagliavano i poderi delle campagne siciliane furono costruite dalle ditte di Aiello. Prima nella provincia di Palermo, poi – ampliando gli orizzonti – nella provincia di Trapani e poi via via presso località di tutta l’Isola. Agli inizi degli anni ’90, gli Aiello potevano vantare un giro di affari di qualche miliardo, con centinaia e centinaia di lavori realizzati da Trapani a Caltanissetta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Lavori a Caccamo ====&lt;br /&gt;
Alla fine del 2002, su indicazione dello stesso pentito, i carabinieri sequestrano dal covo di Giuffrè una cinquantina di lettere, di biglietti e di comunicazioni. L’autore è, per la maggior parte, Bernardo Provenzano in persona. Gli investigatori si trovano tra le mani tantissimo materiale. Ed è materiale che scotta. Le mani della mafia spalancate sull’imprenditoria siciliana. Le famiglie locali che impongono il pizzo a tutti i cantieri edili della zona. I singoli capimafia che stabiliscono la “scelta” delle forniture e dell’uso dei mezzi. E poi, parte dei soldi che vanno ai capimandamento, e infine a Provenzano, che decide sui grossi affari e sull’equilibrio dell’intera organizzazione. Dall’arresto di Totò Riina, è un sistema gestito quasi esclusivamente con i pizzini, con una fitta corrispondenza che Bernardo Provenzano intrattiene con i rappresentanti di Cosa Nostra di tutta l’Isola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In molti pizzini sequestrati a Giuffrè figura la parola “AIELLO”. Sono comunicazioni relative a lavori effettuate dall’imprenditore bagherese in varie zone della Sicilia. Tra queste c’è Caccamo, paese natale di Nino Giuffrè e – fino al suo arresto – sottoposto al suo ferreo controllo mafioso. Nel pizzino, Provenzano scrive a Giuffrè “…Senti, assiemi, al tuo presente ti mando 21 mln saldo x strade AIELLO tuo paese. Dammi conferma che le ricevi”. Con l’accenno al “tuo paese”, Provenzano intende chiaramente Caccamo. Gli accertamenti dei carabinieri confermano: si sta parlando di alcune strade costruite dalle ditte di Aiello nella zona di Caccamo tra il 2000 e il 2001, tutte finanziate dall’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste. Ma non erano i primi lavori che Aiello realizzava in quella zona. Racconta Giuffrè: “Ci sono strade che interessano anche a noi perché ci sono persone a noi vicine, ci sono uomini d’onore, che hanno bisogno nelle loro campagne di queste strade, ragion per cui noi interveniamo direttamente”. Ad esempio, a Caccamo, c’erano i “fratelli Liberto”, ovvero la famiglia mafiosa del luogo, che negli anni ’90 “avevano fatto la progettazione di una strada e non veniva mai in porto”, avevano anche insistito presso i vertici di Cosa Nostra, ma “la richiesta era rimasta inevasa per molto tempo”. “Successivamente – continua il pentito - grazie ad un mio interessamento presso Aiello, diciamo, che nel giro di pochissimo tempo, gli hanno fatto la strada”. Tra il 1994 e il 1995, presso contrada Raffo a Caccamo, vengono effettuati i lavori per una strada di penetrazione agraria. Il cantiere è affidato all’Associazione Interpoderale che prende il nome dalla contrada. I componenti dell’associazione sono Giorgio, Giovanni, Salvatore e Giuseppe Liberto. Presidente, il figlio di Giuseppe, Salvatore Liberto. Il progetto viene redatto dalla “Sicil Project” di Bagheria, con sede in via Bagnera n.14. La stessa sede delle ditte di Michele Aiello, anche se il titolare formalmente non è Aiello, bensì due geometri suoi collaboratori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Il pizzino di Totò Riina ====&lt;br /&gt;
La prima volta che “salta fuori” il nome di Aiello è il15 gennaio 1993, giorno in cui arrestano Totò Riina, il capo dei capi. I militari gli trovano indosso una serie di pizzini, tra i quali uno che fa: “Altofonte vicino cava Buttitti strada interpoderale. Ing. AIELLO”. In quei tempi, il nome Aiello non dice niente. Ma, dai primi riscontri dei carabinieri, emerge che il pizzino si riferisce ad alcuni lavori presso Valle Rena, sede dell’unità locale della “Valle Rena di Buttitta Gaetano e C. snc”, con sede a Bagheria, strada vicinale Consono. I lavori erano stati effettuati dalla “Stradedil srl” di Michele Aiello. La faccenda diventa più chiara dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gioacchino La Barbera racconta di aver fornito alcuni automezzi per quei lavori. E che poi, come sempre, andò a parlare con il capomafia della zona, Giovanni Brusca, informandolo di quel cantiere. Ma Brusca “non sembrava particolarmente interessato”. Cosa strana. Brusca, infatti, in queste cose non accettava eccezioni o proroghe. I cantieri il pizzo dovevano pagarlo. Tutti. Ben presto, però, La Barbera capì che quell’imprenditore era in qualche modo “privilegiato” da Cosa Nostra. Le sue imprese non erano sottoposte alle estorsioni, come tutte le altre imprese che si trovavano a lavorare nella zona dello Jatino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dichiarazioni poi confermate dallo stesso Giovanni Brusca, che aggiunge: “Fu Bernardo Provenzano in persona che mi diede una serie di raccomandazioni per i lavori che Aiello doveva fare ad Altofonte tra il 1989 e il 1994. Una serie di lavori tra i quali c’era proprio quello nei pressi della cava Buttitta”. Aiello infatti godeva di un “trattamento privilegiato”. La sua “messa a posto” era pari al 2,5 % invece che all’abituale 7%, mentre non gli venivano imposti – come invece accadeva a tutte le altre imprese – né i fornitori né l’uso dei mezzi”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Aiello e la mafia di Bagheria ===&lt;br /&gt;
“Quando venne arrestato Nicola Eucaliptus per la prima volta – racconta Nino Giuffrè nel novembre 2002 - l’Aiello si rivolse direttamente a me. Voleva sapere a chi si doveva rivolgere non solo per la messa a posto dei lavori, ma anche per l’aiuto necessario all’approvazione ed al finanziamento dei progetti. Dopo averne parlato con Provenzano, e con l’accordo di quest’ultimo, mi occupai personalmente di mettere l’Aiello nelle mani di Pietro Lo Iacono”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Gli Eucaliptus intercettati ====&lt;br /&gt;
Con la famiglia Eucaliptus, però, i rapporti non si spezzano. Durante il periodo delle indagini, le telecamere nascoste degli investigatori registrano più volte la scena di Nicola Eucaliptus (nel frattempo in libertà vigilata ndr), e del figlio Salvatore, che varcano la soglia del Centro Diagnostica di Aiello.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’otto febbraio 2003 – scrivono i PM - nell’Opel Corsa di Salvatore Eucaliptus viene registrata una conversazione dove si afferma “inequivocabilmente” che i mafiosi di Bagheria &#039;&#039;“devono usare la massima cautela nei contatti con l’Aiello, per salvaguardarne la posizione all’esterno”&#039;&#039;. Poco più di un mese dopo, l’11 marzo, nella stessa automobile, Eucaliptus jr trova la microspia e la distrugge. Fine delle intercettazioni. Arrestato nel giugno 2004, Salvatore Eucaliptus ammetterà di aver avuto l’informazione proprio da Aiello.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre le cimici dei ROS registrano tutto, cioè tra il 2002 e il 2003, gli Eucaliptus parlano spesso di Aiello. Lo chiamano – sbrigativi - l’”ingegnere”, ma il tono è sempre e comunque rispettoso. Non sembra proprio che parlino di una semplice vittima dei loro ricatti. Ma c’è anche inquietudine, tra gli Eucaliptus, padre e figlio, perché sentono il fiato sul collo della Procura antimafia. Il 20 gennaio 2003 Salvatore Eucaliptus riferisce al padre che c’è un certo Giovanni, soprannominato “il pazzo” (attualmente non identificato), che ha un problema con Aiello. Il padre sbotta contro il figlio e conclude il discorso con un imperativo eloquente: “L’ingegnere problemi non deve averne”. Nello stesso giorno, poi, Nicola Eucaliptus raccomanda al figlio: “Noi altri meno ci andiamo nell’ingegnere e meglio è. Noi dall’ingegnere ci dobbiamo andare per le cose utili nostre. Punto e basta”. L’11 febbraio, ennesimo botta e risposta tra i due: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(Legenda: NE: Nicola Eucaliptus, SE: Salvatore Eucaliptus)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;SE&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Siccome questo ce l’aveva con me…c’era …OMISSIS… voleva parlare con l’ingegnere…ed io gli ho detto di no…&#039;&#039; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;EN&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;No, no, l’ingegnere no…&#039;&#039; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;ES&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;…e io glielo avevo detto…&#039;&#039; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;EN&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;L’ingegnere no…non dobbiamo andare a consumare l’ingegnere noi altri (…) Noi altri le persone le dobbiamo rovinare, se non li roviniamo, noi altri…piacere non ce ne sentiamo!&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== L&#039;affare dell&#039;hotel Zabara ====&lt;br /&gt;
Per la sua lussuosissima clinica privata, perfetto coronamento del successo ottenuto nel settore sanitario, Aiello acquista – nel dicembre 2000 - la struttura dell’ex Hotel “Zabara”. Sarà lì che costruirà Villa Santa Teresa, centro clinico di livello europeo nel campo della diagnostica tumorale. Un operazione da circa 10 miliardi di lire, secondo i pm “praticamente senza concorrenza”. Un affare del genere, lo dice il buon senso, non poteva certo lasciare indifferenti i potenti mafiosi di Bagheria. E infatti Michele Aiello – durante un interrogatorio – dichiarerà di aver pagato il pizzo a Carlo Castronovo. Qualcosa come 700 milioni di lire. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Le intercettazioni ====&lt;br /&gt;
Ma, dalle intercettazioni emerge qualcosa di diverso. È stato veramente Carlo Castronovo ad “occuparsi” dell’edificio ex “Zabara”, ma in maniera piuttosto differente rispetto a quanto dichiarato da Aiello. Il 29 maggio 1999, quindi più di un anno e mezzo prima dell’acquisto, Carlo Castronovo discute della vendita della struttura con Salvatore Andolina, secondo i pm “soggetto vicino alla famiglia mafiosa di Bagheria”. Andolina si fa portavoce degli interessi di imprecisati “palermitani” che avevano messo gli occhi sull’ex hotel Zabara. Ma Castronovo tergiversa, prende tempo. “E noi che ci guadagniamo?”. Non abbastanza, evidentemente. E infatti nella vendita dell’immobile saranno privilegiati gli interessi bagheresi. Aiello comprerà lo “Zabara” e ci farà la clinica, e Pietro Lo Iacono potrà dire a Giuffrè: “Se hai bisogno di esami, tac o cose così, ti puoi servire da noi a Bagheria perché abbiamo a disposizione il centro diagnostica di Aiello”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== I pentiti ====&lt;br /&gt;
Ma lo scenario si fa ancora più nitido con le dichiarazioni dei pentiti. &#039;&#039;“Sin dall’inizio&#039;&#039; – ha dichiarato Giuffrè – &#039;&#039;questo centro era il fiore all’occhiello di Bagheria, ed è stato molto sponsorizzato nell’ambito nostro (di Cosa Nostra ndr). Io sono stato subito informato che c’era questo progetto, che era molto importante per due motivi. Da un lato c’era l’interesse economico di Provenzano e della famiglia di Bagheria, dall’altro c’era l’interesse per la salute personale del Provenzano stesso e non solo”&#039;&#039;. Intorno a metà degli anni ’90, quando si comincia a pensare all’acquisto della struttura, definita da Giuffrè l’ “anti-Zagarella”, a Bagheria c’era una situazione particolare. &#039;&#039;“Personaggi come Gino Scianna ed Enzo Giammanco erano stati arrestati e Bernardo Provenzano, che di queste persone era lo sponsor principale, aveva il problema di trovare nuove figure di riferimento dal punto di vista mafioso e imprenditoriale”&#039;&#039;. E la persona giusta era proprio Michele Aiello, uno “pulito”, e in più “l’astro nascente di Bagheria”. Provenzano, intanto, aveva già i suoi piani, tra cui quelli di interessarsi “del settore della sanità”. Con l’acquisto della struttura, così, &#039;&#039;“l’ingegnere Aiello chiude il cerchio e la famiglia mafiosa di Bagheria mette finalmente nelle mani l’hotel Zabara”&#039;&#039;. Racconta ancora il pentito Angelo Siino: &#039;&#039;“Non so se alla fine degli anni ‘80 o intorno al 90-91 ebbi a sentire parlare che (quelli di Bagheria ndr) cercavano di fare un investimento sulla circonvallazione di Bagheria. Cercavano di acquisire un vecchio istituto che facevano addirittura riferimento ai salesiani, che volevano adibire a clinica. Io in questa occasione ho sentito parlare di investimenti nel campo della sanità, ne ho sentito parlare a Gino Scianna, Nino Gargano, Eucaliptus. Parlavano di questa cosa”&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== I &amp;quot;parenti eccellenti&amp;quot; nel libro paga di Aiello ====&lt;br /&gt;
Michele Aiello era il datore di lavoro di diverse centinaia di dipendenti. Tra di questi non mancavano quelli, per così dire, “sospetti”. Una serie di parentele e strani legami che hanno subito messo in allarme la procura antimafia di Palermo. Segretaria personale di Michele Aiello era una certa Paola Mesi, classe 1972, amministratore unico e socio di minoranza di una delle società di Aiello, la “Selda srl”, con sede in Bagheria. L’imprenditore le aveva anche procurato un cellulare delle “rete riservata”, che lei utilizzava esclusivamente per mettersi in contatto con Aiello. Paola Mesi è sorella di Maria Mesi, classe 1965, considerata l’amante di Matteo Messina Denaro, superlatitante di Trapani. Insieme al fratello Francesco Mesi, classe 1970 - anche lui in passato dipendente dell´Ati group - è stata già arrestata e condannata per favoreggiamento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dipendenti delle ditte di Aiello erano anche Pietro Badami di Villafrati, classe 1937, indagato per mafia negli anni ’80; Pietro Scaduto, classe 1941, già condannato per fatti riguardanti la “famiglia” di Bagheria; Francesco Scordato, classe 1926, secondo i magistrati “inserito organicamente nella famiglia mafiosa di Bagheria”, Alessandro Caltagirone, classe 1971, figlio di Francesco Paolo Caltagirone, socio della famigerata I.C.RE (Industria Chiodi e Reti srl) insieme a Nino Gargano e Leonardo Greco; Antonino Spina di Torretta, classe 1963, nipote di Giovanni Cusimano, boss di Partanna-Mondello; Giuseppe Triolo, classe 1962, nipote di Nino Parisi, condannato per l’omicidio del carabiniere Orazio Costantino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli investigatori hanno registrato (e intercettato) a proposito, una serie di conversazioni tra Nicola Eucaliptus e Michele Aiello, presso i locali della Diagnostica per Immagini. Il vecchio boss, originario di Acquedolci, raccomanda ad Aiello di assumere un giovanotto, Maurizio Causerano, figlio di una sua amica di Acquedolci, Marianna Pellegrino. Eucaliptus poi dirà alla sua vecchia amica di “aver parlato con l’amico suo ingegnere” che gli avrebbe detto di “non preoccuparsi” perché era “a sua disposizione”. E infatti il giovanotto di Acquedolci, insieme alla sua fidanzata, verranno regolarmente assunti. E l’imprenditore, durante un interrogatorio, ammetterà: “Si, li ho assunti su richiesta dell’Eucaliptus”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La sanità ===&lt;br /&gt;
Il salto di qualità, Michele Aiello, lo compie buttandosi a capofitto nel business sanitario. È con la sanità, infatti, che aumenta esponenzialmente i propri introiti. Nei quattro anni precedenti al suo arresto, infatti, le società sanitarie di Aiello frutteranno qualcosa come 200 miliardi di vecchie lire. Comincia nel 1996, con l’acquisizione della “Diagnostica per immagini srl”, che presto diventerà “Villa Santa Teresa - Diagnostica per Immagini e Radioterapia srl”. Soltanto quattro anni dopo, nel 2000, è proprietario di ben cinque società che si occupano di diagnostica ultra-sofisticata (Diagnostica per immagini, Centro di Medicina Nucleare San Gaetano S.r.l, A.T.M. Alte Tecnologie Medicali S.r.l) e di forniture sanitarie (Radiosystems Protection srl). L’ultimo affare, nel dicembre del 2000, è l’acquisto dell’Hotel “Zabara”. Aiello, il 14 novembre 2002 – un anno prima di venire arrestato – trasforma l’ex hotel in una grande clinica da circa 108 posti letto – nome della società: “Villa Santa Teresa - Group spa” - specializzata in esami diagnostici con l’utilizzo di apparecchiature ad alta tecnologia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma all’inizio le cose non vanno bene. Bilanci in passivo, forti debiti alle banche, società che non vanno. Ma poi cambia tutto. Aiello scopre il modo di farsi “gonfiare” i rimborsi da parte della Regione e comincia a ingozzare le proprie cliniche di soldi pubblici. Tanti, tantissimi, soldi pubblici. Il tutto grazie alla collaborazione di Lorenzo Iannì, che diventa direttore del distretto ASL di Bagheria nel luglio 1999 e che è legato a Michele Aiello da una lunga amicizia, o meglio – come scrivono i PM – da molteplici “rapporti di amicizia e di interesse”. Entrambi, tra l’altro, condividono la passione politica per l’Udc. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La truffa dei rimborsi ====&lt;br /&gt;
I rimborsi. Ecco il punto. Nella cosiddetta “assistenza indiretta” la Regione garantisce al proprietario della clinica privata un rimborso più o meno parziale delle terapie effettuate e, più in generale, dei costi sostenuti. Fa da tramite il distretto territoriale dell’Ausl, che si prende carico di trasmettere la documentazione all’assessorato regionale della sanità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo gli accertamenti della Procura, fino a metà 1999 i rimborsi regionali effettuati in favore delle società sanitarie di Aiello sono perfettamente regolari. Poi, nel luglio 1999, Lorenzo Iannì viene nominato direttore del distretto sanitario di Bagheria e comincia a mettere le mani nella documentazione delle società di Aiello. Vengono messe in atto così tutta una serie di “modifiche apparentemente poco significative” che di fatto determinano un aumento vertiginoso dei rimborsi alle cliniche dell’imprenditore bagherese. Il neodirettore dell’ASL di Bagheria svela al suo vecchio amico le innumerevoli “falle” nel sistema di assistenza indiretta. Gioca sull’ambiguità burocratica di tutte quelle carte, e con numerosi “trucchetti” (dichiarazioni false nei verbali, uso di documentazione non prescritta, uso di fotocopie invece che originali, etc) riesce a far ottenere ad Aiello rimborsi tripli o quadrupli per la stessa terapia. Risultato: sull’imprenditore bagherese, come per magia, piovono decine e decine di milioni di euro. È proprio una bella amicizia, quella tra Aiello e Iannì. Il dirigente del distretto di Bagheria, molto spesso, riceve somme di denaro più o meno consistenti. Doni generosi che il facoltoso amico, in segno di gratitudine, non gli fa mai mancare. Intorno al 2000, poi, Aiello fa costruire per il manager dell’ASL addirittura una “sepoltura gentilizia”. Un piccolo mausoleo funerario realizzato da una delle sue ditte edili. “In seguito l’avrei pagato, di sicuro” dichiara Iannì durante un interrogatorio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dei “favori” pecuniari di Aiello non beneficia solo Iannì. Insieme a lui anche altre due figure-chiave nella procedura di rimborso. Salvatore Prestigiacomo, collaboratore amministrativo del Distretto Sanitario di Base di Bagheria eAdriana La Barbera, responsabile dell´Ufficio liquidazione assistenza indiretta presso l’ASL 6 di Palermo. La figlia della dottoressa La Barbera, inoltre, viene assunto in una delle società di Aiello, così come i figli del dottor Scaduto, funzionario all’ASL 6. Lorenzo Iannì, davanti ai PM, all’inizio nega tutto, ma dura poco. Ben presto ammetterà che ci sono state delle forti “anomalie” nelle pratiche che interessavano Michele Aiello. Dichiara però che tutto è stato compiuto per “stupidità”, per rispetto ai “rapporti di amicizia” che intercorrevano tra loro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Dai rimborsi alle convenzioni ====&lt;br /&gt;
L’inizio del 2002 riserva a Michele Aiello una spiacevole sorpresa. Succede quello che temeva da tempo e che – viste le sue fonti sempre bene informate – in parte prevedeva. Cambia la normativa regionale per il finanziamento alle cliniche private. Il regime di assistenza indiretta viene abolito per passare a quello, esclusivo, di assistenza diretta. Basta rimborsi a posteriori, dunque. Adesso si ragiona con gli accreditamenti, che avvengono a priori. Per ricevere finanziamenti pubblici, le cliniche private devono stipulare una convenzione con l’Ente regionale, che può erogare i finanziamenti solo se le terapie sono previste nel tariffario. Eppure Aiello, per tutto il 2002, riesce a ricevere fondi pubblici per cinque prestazioni sanitarie che non sono previste nel tariffario regionale, le quali, tra l’altro, essendo quelle più sofisticate, costituiscono una buona parte dei ricavi delle sue aziende. Questo avviene grazie alla firma di uno speciale protocollo di intesa tra la ASL 6 e “Villa Santa Teresa – Diagnostica per immagini srl”, e poi anche con la “ATM srl”. Oggetto dell’accordo: “Remunerazione extratariffaria per prestazioni di altissima specialità in regime di accreditamento provvisorio”. Praticamente, una “eccezione” fatta ad hoc per Michele Aiello. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’imprenditore naviga comunque in buone acque, anche dopo l’abolizione dell’amata assistenza indiretta, grazie soprattutto al direttore generale dell’ASL 6, Giancarlo Manenti, presentatogli da Antonio Borzacchelli mesi prima. Soltanto con il regime di assistenza diretta, quindi dai primi mesi del 2002, alle cliniche di Aiello vengono accreditate qualcosa come 100 milioni di euro. In altre parole, uno dei più grandi impegni di spesa per la più grande azienda sanitaria dell’Isola e per la Regione Sicilia nel suo complesso. Ma nel giugno 2003, succede qualcosa di inaspettato. Dopo più di un anno di generosi accreditamenti, il nuovo direttore generale dell’AUSL 6 Guido Catalano blocca improvvisamente i finanziamenti alle società di Aiello. C’è qualcosa che non va, e vuole vederci chiaro. Catalano era succeduto a Manenti nel febbraio 2002.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Il tariffario concordato ====&lt;br /&gt;
A settembre 2003, Antonio Borzacchelli, vecchio “collaboratore” di Aiello e deputato regionale Udc, va a fargli visita per dimostrargli la propria solidarietà. Durante l’incontro, però, l’ex maresciallo lo mette al corrente anche di alcuni particolari non proprio secondari. “Le tue società – dice Borzacchelli – sono rimaste vittime di una specie di complotto targato Forza Italia”. Il direttore generale dell’AUSL Guido Catalano, l’assessore regionale alla Sanità Ettore Cittadini, insieme a numerosi personaggi politici vicini all’On. Gianfranco Miccichè, hanno infatti scelto di sostenere gli interessi dell’imprenditore Guido Filosto, proprietario della clinica “La Maddalena”. Tutto a danno degli interessi di Michele Aiello, imprenditore di area Udc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quel periodo si sta lavorando, infatti, presso l’assessorato alla Sanità, al tariffario sanitario definitivo, con i prezzi di tutte le prestazioni previste. Chiaro che gli interessi in gioco, a livello regionale, sono grossissimi. E lo scontro più forte sembra proprio quello tra Aiello e Filosto, e tra i loro due sponsor Udc e Forza Italia. Il referente principale di Aiello è il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, che già da molti anni intrattiene rapporti “sia personali che politici” con l’imprenditore di Bagheria. Inoltre, la moglie di Cuffaro, Giacoma Chiarelli, è socia del “Laboratorio Ria diagnostica ormonale srl”, società di cui Aiello nel 2001 cambierà la ragione sociale in “Centro di medicina nucleare San Gaetano srl”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ad occuparsi delle trattative per il tariffario per conto di Aiello è Roberto Rotondo, assistente dell’imprenditore, amministratore di una delle sue società e consigliere Udc al Comune di Bagheria. Rotondo incontra il presidente della Regione il 18 settembre 2003, ma c’è qualcosa che non va. La bozza di tariffario che gli presenta Cuffaro, infatti, è troppo sbilanciata verso gli interessi di Filosto. Chiaro che la “cordata” Forza Italia ha avuto il sopravvento. Poco dopo l’incontro, Rotondo chiama Aiello e gli racconta com’è andata. Cuffaro – dopo aver sentito le sue lamentele - gli ha dato una copia della bozza e gli ha detto: “Sistemala tu”. “Mi scrivi in rosso quello che si deve mettere, in verde quello che si deve levare”. Poi il presidente, evidentemente troppo impegnato, ha delegato l’affare al suo fedelissimo Nino Dina, deputato regionale Udc e membro della commissione sanità all’Ars. “Ti incontri con Nino – dice Cuffaro a Rotondo – gli spieghi un pochettino, tecnicamente com’è combinata, e facciamo per come si deve fare”. Alla fine dell’incontro, Cuffaro cominciò anche ad innervosirsi: “S´incazzò – racconta Rotondo ad Aiello - e ci riette tutti cuose a Nino… rice cca sta cuosa un po’ iessere accussì… Nino pensaci tu, l’amu a risuolbere…e mettiti raccordo cu iddu, sistematimi tutti chidda ca sa a sistimari…e passa per comu sa a fare…”. (Ha dato tutte cose a Nino... dice che questa cosa non può essere così... Nino pensaci tu... dobbiamo risolvere (la questione)... e mettiti d´accordo con lui, sistematemi tutto quello che si deve sistemare... e passa per come si deve fare). Intanto, il maresciallo Giuseppe Ciuro si avvale dei suoi buoni rapporti con numerosi giornalisti per sollecitare una campagna stampa favorevole a Villa Santa Teresa e agli interessi dell’imprenditore Aiello. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 5 settembre 2003 Ciuro chiama Aiello: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(Legenda: GC: Giuseppe Ciuro, MA: Michele Aiello)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: Quindi, l’hai letto il coso sul giornale? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Sì &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: E come ti è sembrato? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Ma buono è &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: Poi ho chiamato pure a cosa… come si chiama… a quel ragazzo di.. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Di Repubblica? C&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: Si, di Repubblica &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Eh &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: E mi ha detto che tra qualche giorno… dato che l’ha fatto il Giornale di Sicilia, se lo pubblichiamo noi – dice – il Giornale storce il muso. Facciamo passare qualche giorno, e noi ci andiamo con più “novizia” di particolari… così gli “arzigogolo” su che è un centro d’avanguardia… che è una cosa così…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Certo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: I viaggi della speranza… queste cose qui…. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Ho capito, ho capito… va bene &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: I DS hanno già preso posizione… hai visto? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Sì sì &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: Eh &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: E questo è importante… &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: E questo è mooolto importante (ride, ndr)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Sanità, l&#039;atto finale: Cuffaro e Aiello da Bertini e il blitz “Talpe” ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;Per approfondire vedi anche la voce: [[Processo Talpe alla DDA]]&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 20 ottobre 2003, un mese dopo la consegna del tariffario “corretto”, Roberto Rotondo viene convocato dall’On. Cuffaro presso la sede della presidenza della Regione. Cuffaro è preoccupato, nervoso. Gli dice di “tranquillizzare Aiello per i problemi del tariffario”, ma non è di questo che vuole parlare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il presidente, infatti, nell’ultimo mese, ha ricevuto numerose informazioni da parte di persone bene informate. Rivelazione di segreti d’indagine, in altre parole. Ora comprende che il problema principale, per Michele Aiello, non è certo quello del tariffario. “Ho anche saputo – gli dice Cuffaro - che Giuseppe Ciuro ha problemi…è indagato…oltre a lui, c’ anche un certo…un maresciallo dei carabinieri…un certo Riolo, pure lui indagato”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una decina di giorni dopo, il 31 ottobre, Totò Cuffaro decide che è ora di incontrare Michele Aiello di persona. Ma usando tutte le cautele. Nella mattinata, l’assistente di Aiello, Roberto Rotondo, viene contattato telefonicamente da un collaboratore di Cuffaro che lo invita a recarsi in presidenza. Giunto lì, Rotondo incontra quello stesso collaboratore, che gli riferisce che il presidente della Regione intende incontrare Aiello presso il negozio di abbigliamento “Bertini” di Bagheria, dove si reca di solito fare gli acquisti. L’appuntamento viene fissato per il pomeriggio. Nelle intercettazioni telefoniche dei collaboratori di Cuffaro viene più volte ripetuto che l’incontro dovrà avvenire “in incognito”. Per andare a Bagheria, il presidente della Regione, con un pretesto, si libera della scorta. Cosa strana, visto che in passato si era recato più volte presso quello stesso negozio, portandosi dietro – sempre e comunque - tutta la scorta. Un comportamento decisamente “anomalo”, quello di Cuffaro, come dichiara il suo segretario personale Vito Raso in sede di interrogatorio. Aiello lo aspetta nelle vicinanze del negozio di abbigliamenti. Gli viene raccomandato di non lasciare nessuna traccia esplicita dell’appuntamento, di non parlarne al telefono con nessuno. L’incontro avviene, e dura circa mezzora. Si parla di tante cose. Del tariffario, ma non solo. Poco dopo l’incontro, Aiello telefona a Carcione e gli riferisce: “Niente di eccezionale. Praticamente sanno quello che sappiamo noi. Né più né meno. Perché hanno un collegamento diretto con Roma. Dice: beh, apriteli gli occhi”. Aiello confesserà questi elementi anche davanti ai pm: “Praticamente ha detto che c’erano delle indagini in corso nei confronti di Ciuro e Riolo, notizie che ha ricevuto da Roma, ma non mi ha precisato dove”, e poi: “Durante quell’incontro sono state messe in evidenza le telefonate tra me, Ciuro e Riolo”. Cuffaro invece smentisce tutto. Secondo la sua versione, durante l’incontro dentro il negozio “Bertini”, si è parlato solo del tariffario. Riguardo il tariffario. Durante la telefonata a Carcione poco dopo l’incontro da “Bertini”, Aiello spiega la situazione: Cuffaro gli ha assicurato che le nuove tariffe saranno approvate “la settimana entrante”, e gli ha raccomandato di accettarle così come sono – almeno per il momento – perché “anche se vi sembrano un po’ basse…per tre mesi ve li dovete accettare per come sono”. Ma non c’è da temere: “Fra tre mesi li cambiamo – ha detto Cuffaro – facciamo un aggiornamento”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma “la settimana entrante”, per Aiello e i suoi, sarà la più brutta della loro vita. All’alba del 5 novembre 2003, appena cinque giorni dopo l’incontro da “Bertini” con Cuffaro, Michele Aiello verrà arrestato. Insieme a lui, finiranno in manette anche Ciuro e Riolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Dossier &amp;quot;Talpe alla DDA&amp;quot; a cura di www.90011.it, di Nino Fricano. Vedi i seguenti articoli:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Articolo 1[http://web.archive.org/web/20101201143204/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3740&amp;amp;tags=speciale-talpe-prima-puntata-anno-2003-bagheria-intercettata]&lt;br /&gt;
2[http://web.archive.org/web/20101220042718/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3749&amp;amp;tags=speciale-talpe-seconda-puntata-michele-aiello-e-le-sue-talpe]&lt;br /&gt;
3[http://web.archive.org/web/20101220041519/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3781&amp;amp;tags=speciale-talpe-quarta-puntata-il-fiato-sul-collo-della-procura-antimafia]&lt;br /&gt;
4[http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3802&amp;amp;tags=speciale-talpe-quinta-puntata-Onofrio-Monreale-e-il-secchio-quella-strana-coincidenza]&lt;br /&gt;
5[http://web.archive.org/web/20101201121223/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3823&amp;amp;tags=speciale-talpe-sesta-puntata-quanto-il-maresciallo-catturo-il-boss-rinella-e-stranamente-non-disse-nulla-ad-Aiello]&lt;br /&gt;
6[http://web.archive.org/web/20101220041837/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3834&amp;amp;tags=speciale-talpe-settima-puntata-la-confessione-di-riolo-io-attratto-da%20giochi-di-potere-denaro-e-malaffare]&lt;br /&gt;
7[http://web.archive.org/web/20100817133600/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3865&amp;amp;tags=speciale-talpe-ottaca-puntata-stradell-e-cantieri-le-origini-della-fortuna-di-michele-aiello]&lt;br /&gt;
8[http://web.archive.org/web/20101201212454/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3919&amp;amp;tags=speciale-talpe-nona-puntata-stradelle-e-cantieri-le-origini-della-fortuna-di-michele-aiello-parte-seconda]&lt;br /&gt;
9[http://web.archive.org/web/20101201115911/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3930&amp;amp;tags=i-rapporti-ambigui-tra-l-ingegnere-%20e-quelli-di-Bagheria]&lt;br /&gt;
10[http://web.archive.org/web/20101201095036/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3977&amp;amp;tags=tanti-parenti-eccellenti-nel-libro-paga-del-gruppo-Aiello]&lt;br /&gt;
11[http://web.archive.org/web/20101201131706/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4091&amp;amp;tags=speciale-talpe-alla-dda-business-e-politica-Aiello-scopre-la-sanita-1]&lt;br /&gt;
12[http://web.archive.org/web/20101201115622/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4136&amp;amp;tags=speciale-talpe-alla-dda-business-e-politica-Aiello-scopre-la-sanita-2]&lt;br /&gt;
13[http://web.archive.org/web/20101201094505/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4258&amp;amp;tags=speciale-talpe-alla-dda-dal-sistema-dei-rimborsi-alle-convenzioni-con-ausl-ecco-le-eccezioni-alla-legge-per-le-cliniche-di-Aiello]&lt;br /&gt;
14[http://web.archive.org/web/20101201155949/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4433&amp;amp;tags=speciale-talpe-dda-15]&lt;br /&gt;
15[http://web.archive.org/web/20101201183635/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4443&amp;amp;tags=speciale-talpe-alla-dda-ultima-puntata-incontro-aiello-cuffaro-bertini-bagheria]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Francesco La Licata su La Stampa: &#039;&#039;Il paradosso di Totò condannato e felice: &amp;quot;Ora posso restare&amp;quot;&#039;&#039; [http://www1.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200801articoli/29392girata.asp]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Su Antimafia duemila &#039;&#039;“Borzacchelli, un carabiniere coperto dai Servizi”&#039;&#039;[http://www.antimafiaduemila.com/2011110334459/articoli-vari/borzacchelli-un-carabiniere-coperto-dai-servizi-lo-sfogo-di-sebastiano-juculano.html]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Su Repubblica.it: &#039;&#039;Cuffaro si è dimesso da Governatore. &amp;quot;E&#039; una decisione irrevocabile&amp;quot;&#039;&#039;[http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/cuffaro-processo/dimesso-cuffaro/dimesso-cuffaro.html ]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3897</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3897"/>
		<updated>2014-09-01T10:01:20Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Il ruolo di Rotolo */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Gotha&amp;quot; è il nome attirbuito all&#039;operazione scattata il 20 giugno 2006 a Palermo e al seguente processo. L&#039;operazione decapitò le famiglie di Cosa nostra di Pagliarelli, San Lorenzo e Uditore, rivelando le dinamiche di conflitto venutesi a creare tra i boss palermitani dopo l&#039;arresto di [[Bernardo Provenzano]] il 26 aprile 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le indagini ==&lt;br /&gt;
Le indagini presero le mosse dall&#039;[[Operazione Grande Mandamento]] che aveva colpito la rete dei fiancheggiatori di [[Bernardo Provenzano]]. Gli investigatori riuscirono a piazzare microspie in un residence di via Ur1 dove vengono registrate conversazioni tra [[Francesco Bonura]], [[Antonino Cinà]], [[Vincenzo Marcianò]]. Le intercettazioni permisero dunque di giungere al box di lamiera in cui [[Antonino Rotolo|Nino Rotolo]] teneva colloqui con gli altri membri dell&#039;organizzazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;inchiesta rivelò come all&#039;interno di Cosa nostra si fosse formata una fazione ostile ai Lo Piccolo, facente capo ad un triumvirato composto da [[Antonino Rotolo]] (a capo del mandamento di Pagliarelli), [[Antonino Cinà]] (capomandamento di San Lorenzo) e [[Francesco Bonura]] (sotto-capofamiglia dell&#039;Uditore). Dopo l&#039;arresto di Provenzano infatti si era creata una situazione conflittuale all&#039;interno di Cosa nostra palermitana sia per la volontà di alcune famiglie dielevare il proprio ruolo all&#039;interno dell&#039;organizzazione, sia per l&#039;insofferenza generata dalla famiglia dei Lo Piccolo, che stavano cercando di ampliare il proprio raggio d&#039;azione anche fuori dal mandamento di Tommaso Natale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il ruolo di Rotolo ===&lt;br /&gt;
[[Antonino Rotolo]] ricopriva un ruolo di primissimo piano all&#039;interno dell&#039;organizzazione, anche in virtù dei rapporti privilegiati con [[Bernardo Provenzano]]. Poteva dunque prendere decisioni riguardanti famiglie non di sua stretta pertinenza, come testimonia l&#039;episodio in cui cerca di convincere [[Francesco Bonura|Bonura]] del fatto che quest&#039;ultimo debba sostituire [[Vincenzo Marcianò]] come capo del mandamento dell&#039;Uditore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(NR: Nino Rotolo, FB: Francesco Bonura)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Siamo orientati su di te&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E io non posso accettare, non lo sai perchè non lo posso accettare? Perchè io sono l&#039;unico a reggere tutte le mie situazioni e non lo posso fare. Faglielo fare a &amp;quot;Pinuzzu&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Nooo...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E ma perchè no? Io non lo posso fare&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Pinuzzo non lo può fare.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E nenche io&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ma [[Vincenzo Marcianò|questo]] non lo può fare più!&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 5 [[Angelo Badagliacca|Badagliacca Angelo]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 6 [[Gaetano Badagliacca|Badagliacca Gaetano]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;Dopo l&#039;annullamento con rinvio, la Corte d&#039;Appello di Palermo ha escluso l&#039;aggravante della recidiva, con la conseguente scarcerazione degli imputati&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 7 [[Pietro Badagliacca|Badagliacca Pietro]]  || 12 anni || 17 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 9 [[Francesco Bonura|Bonura Francesco]]  || 20 anni || 23 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 10 [[Vincenzo Brusca|Brusca Vincenzo]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 11 [[Carmelo Cancemi|Cancemi Carmelo]]  || 7 anni || 9 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 12 [[Giovanni Cancemi|Cancemi Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 13 [[Giuseppe Cappello|Cappello Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 14 [[Antonino Cinà|Cinà Antonino]]  || 16 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 15 [[Salvatore Davì|Davì Salvatore]]  || 11 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 16 [[Antonino Di Maggio|Di Maggio Antonino]]  || 10 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 17 [[Lorenzo Di Maggio|Di Maggio Lorenzo]]  || 9 anni e 4 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 18 [[Pietro Di Napoli|Di Napoli Pietro]]  || 15 anni || 20 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 19 [[Salvatore Gioeli|Gioeli Salvatore]]  || 10 anni || 17 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 20 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Inzerillo Francesco]]  || 10 anni || - &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;In data 12 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha annullato la condanna rinviando il giudizio alla Corte d&#039;Appello&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 21 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Inzerillo Francesco]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 22 [[Rosario Inzerillo|Inzerillo Rosario]]  || 10 anni || 16 anni e 10 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 23 [[Tommaso Inzerillo|Inzerillo Tommaso]]  || 10 anni || 10 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 24 [[Emanuele Vittorio Lipari|Lipari Emanuele Vittorio]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 25 [[Alessandro Mannino|Mannino Alessandro]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 26 [[Calogero Mannino (mafioso)|Mannino Calogero]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 27 [[Giovanni Marcianò|Marcianò Giovanni]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 28 [[Vincenzo Marcianò|Marcianò Vincenzo]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 29 [[Nicolò Milano|Milano Nicolò]]  || 7 anni || Assolto &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 30 [[Settimo Mineo|Mineo Settimo]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 31 [[Giovanni Nicchi|Nicchi Giovanni]]  || 15 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 32 [[Giovanni Nicoletti|Nicoletti Giovanni]]  || 12 anni || 9 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 33 [[Michele Olivieri|Olivieri Michele]]  || 10 anni || 15 anni e 6 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 34 [[Angelo Rosario Parisi|Parisi Angelo Rosario]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 35 Parisi Marcello  || Assolto || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 36 [[Pietro Parisi|Parisi Pietro]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 37 [[Francesco Picone|Picone Francesco]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 38 [[Antonino Pipitone|Pipitone Antonino]]  || 16 anni || 19 anni e 8 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 39 [[Vincenzo Pipitone|Pipitone Vincenzo]]  || 10 anni e 4 mesi || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 40 [[Salvatore Pispicia|Pispicia Salvatore]]  || 10 anni || 14 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 41 [[Antonino Rotolo|Rotolo Antonino]]  || 20 anni || 29 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 42 [[Gaetano Sansone|Sansone Gaetano]]  || 12 anni || 15 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 43 [[Giuseppe Sansone|Sansone Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 44 [[Giuseppe Savoca|Savoca Giuseppe]]  || 12 anni || 27 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref&amp;gt; In data 11 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito l&#039;eliminazione della recidiva con conseguente riduzione della condanna a 4 anni e 8 mesi ed immediata scarcerazione&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 46 [[Francesco Stassi|Stassi Francesco]]  || 8 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3896</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3896"/>
		<updated>2014-09-01T10:01:01Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* L&amp;#039;inchiesta */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Gotha&amp;quot; è il nome attirbuito all&#039;operazione scattata il 20 giugno 2006 a Palermo e al seguente processo. L&#039;operazione decapitò le famiglie di Cosa nostra di Pagliarelli, San Lorenzo e Uditore, rivelando le dinamiche di conflitto venutesi a creare tra i boss palermitani dopo l&#039;arresto di [[Bernardo Provenzano]] il 26 aprile 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le indagini ==&lt;br /&gt;
Le indagini presero le mosse dall&#039;[[Operazione Grande Mandamento]] che aveva colpito la rete dei fiancheggiatori di [[Bernardo Provenzano]]. Gli investigatori riuscirono a piazzare microspie in un residence di via Ur1 dove vengono registrate conversazioni tra [[Francesco Bonura]], [[Antonino Cinà]], [[Vincenzo Marcianò]]. Le intercettazioni permisero dunque di giungere al box di lamiera in cui [[Antonino Rotolo|Nino Rotolo]] teneva colloqui con gli altri membri dell&#039;organizzazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;inchiesta rivelò come all&#039;interno di Cosa nostra si fosse formata una fazione ostile ai Lo Piccolo, facente capo ad un triumvirato composto da [[Antonino Rotolo]] (a capo del mandamento di Pagliarelli), [[Antonino Cinà]] (capomandamento di San Lorenzo) e [[Francesco Bonura]] (sotto-capofamiglia dell&#039;Uditore). Dopo l&#039;arresto di Provenzano infatti si era creata una situazione conflittuale all&#039;interno di Cosa nostra palermitana sia per la volontà di alcune famiglie dielevare il proprio ruolo all&#039;interno dell&#039;organizzazione, sia per l&#039;insofferenza generata dalla famiglia dei Lo Piccolo, che stavano cercando di ampliare il proprio raggio d&#039;azione anche fuori dal mandamento di Tommaso Natale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il ruolo di Rotolo ===&lt;br /&gt;
[[Antonino Rotolo]] ricopriva un ruolo di primissimo piano all&#039;interno dell&#039;organizzazione, anche in virtù dei rapporti privilegiati con [[Bernardo Provenzano]]. Poteva dunque prendere decisioni riguardanti famiglie non di sua stretta pertinenza, come testimonia l&#039;episodio in cui cerca di convincere [[Francesco Bonura|Bonura]] del fatto che quest&#039;ultimo debba sostituire [[Vincenzo Marcianò]] come capo del mandamento dell&#039;Uditore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(NR: Nino Rotolo, FB: Francesco Bonura)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Siamo orientati su di te&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E io non posso accettare, non lo sai perchè non lo posso accettare? Perchè io sono l&#039;unico a reggere tutte le mie situazioni e non lo posso fare. Faglielo fare a &amp;quot;Pinuzzu&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Nooo...&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E ma perchè no? Io non lo posso fare&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Pinuzzo non lo può fare.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;FB&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;E nenche io&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;NR&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Ma [[Vincenzo Marcianò|questo]] non lo può fare più!&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 5 [[Angelo Badagliacca|Badagliacca Angelo]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 6 [[Gaetano Badagliacca|Badagliacca Gaetano]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;Dopo l&#039;annullamento con rinvio, la Corte d&#039;Appello di Palermo ha escluso l&#039;aggravante della recidiva, con la conseguente scarcerazione degli imputati&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 7 [[Pietro Badagliacca|Badagliacca Pietro]]  || 12 anni || 17 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 9 [[Francesco Bonura|Bonura Francesco]]  || 20 anni || 23 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 10 [[Vincenzo Brusca|Brusca Vincenzo]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 11 [[Carmelo Cancemi|Cancemi Carmelo]]  || 7 anni || 9 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 12 [[Giovanni Cancemi|Cancemi Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 13 [[Giuseppe Cappello|Cappello Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 14 [[Antonino Cinà|Cinà Antonino]]  || 16 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 15 [[Salvatore Davì|Davì Salvatore]]  || 11 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 16 [[Antonino Di Maggio|Di Maggio Antonino]]  || 10 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 17 [[Lorenzo Di Maggio|Di Maggio Lorenzo]]  || 9 anni e 4 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 18 [[Pietro Di Napoli|Di Napoli Pietro]]  || 15 anni || 20 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 19 [[Salvatore Gioeli|Gioeli Salvatore]]  || 10 anni || 17 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 20 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Inzerillo Francesco]]  || 10 anni || - &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;In data 12 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha annullato la condanna rinviando il giudizio alla Corte d&#039;Appello&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 21 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Inzerillo Francesco]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 22 [[Rosario Inzerillo|Inzerillo Rosario]]  || 10 anni || 16 anni e 10 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 23 [[Tommaso Inzerillo|Inzerillo Tommaso]]  || 10 anni || 10 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 24 [[Emanuele Vittorio Lipari|Lipari Emanuele Vittorio]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 25 [[Alessandro Mannino|Mannino Alessandro]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 26 [[Calogero Mannino (mafioso)|Mannino Calogero]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 27 [[Giovanni Marcianò|Marcianò Giovanni]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 28 [[Vincenzo Marcianò|Marcianò Vincenzo]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 29 [[Nicolò Milano|Milano Nicolò]]  || 7 anni || Assolto &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 30 [[Settimo Mineo|Mineo Settimo]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 31 [[Giovanni Nicchi|Nicchi Giovanni]]  || 15 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 32 [[Giovanni Nicoletti|Nicoletti Giovanni]]  || 12 anni || 9 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 33 [[Michele Olivieri|Olivieri Michele]]  || 10 anni || 15 anni e 6 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 34 [[Angelo Rosario Parisi|Parisi Angelo Rosario]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 35 Parisi Marcello  || Assolto || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 36 [[Pietro Parisi|Parisi Pietro]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 37 [[Francesco Picone|Picone Francesco]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 38 [[Antonino Pipitone|Pipitone Antonino]]  || 16 anni || 19 anni e 8 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 39 [[Vincenzo Pipitone|Pipitone Vincenzo]]  || 10 anni e 4 mesi || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 40 [[Salvatore Pispicia|Pispicia Salvatore]]  || 10 anni || 14 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 41 [[Antonino Rotolo|Rotolo Antonino]]  || 20 anni || 29 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 42 [[Gaetano Sansone|Sansone Gaetano]]  || 12 anni || 15 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 43 [[Giuseppe Sansone|Sansone Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 44 [[Giuseppe Savoca|Savoca Giuseppe]]  || 12 anni || 27 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref&amp;gt; In data 11 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito l&#039;eliminazione della recidiva con conseguente riduzione della condanna a 4 anni e 8 mesi ed immediata scarcerazione&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 46 [[Francesco Stassi|Stassi Francesco]]  || 8 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Antonino_Cin%C3%A0&amp;diff=3895</id>
		<title>Antonino Cinà</title>
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		<updated>2014-09-01T09:34:49Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: Creata pagina con &amp;quot; {{bozza}}Categoria:Mafiosi (Palermo, 28 aprile 1945)&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}[[Categoria:Mafiosi]]&lt;br /&gt;
(Palermo, 28 aprile 1945)&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Categoria:Cinema_e_Televisione&amp;diff=3892</id>
		<title>Categoria:Cinema e Televisione</title>
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		<updated>2014-08-30T13:20:07Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Anni Settanta */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;In questa sezione troverete i migliori film e telefilm sul fenomeno mafioso che sono stati prodotti nel corso degli anni in Italia e all&#039;estero. {{bozza}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Cinema ==&lt;br /&gt;
=== XX Secolo ===&lt;br /&gt;
==== Anni Quaranta ====&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1949]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[In nome della legge (film)|In nome della legge]]&#039;&#039;&#039;, di [[Pietro Germi]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[I fuorilegge (film)|I fuorilegge]]&#039;&#039;&#039;, di [[Aldo Vergano]]&lt;br /&gt;
==== Anni Cinquanta ====&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1950]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Il brigante Musolino (film)|Il brigante Musolino]]&#039;&#039;&#039;, di [[Mario Camerini]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Gli inesorabili (film)|Gli inesorabili]]&#039;&#039;&#039;, di [[Camillo Mastrocinque]]&lt;br /&gt;
==== Anni Sessanta ====&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1960]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Pagare o morire (film)|Pagare o morire]]&#039;&#039;&#039;, di [[Richard Wilson]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1962]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Salvatore Giuliano (film)|Salvatore Giuliano]]&#039;&#039;&#039;, di [[Francesco Rosi]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Mafioso (film)|Mafioso]]&#039;&#039;&#039;, di [[Alberto Lattuada]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1963]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Le mani sulla città (film)|Le mani sulla città]]&#039;&#039;&#039;, di [[Francesco Rosi]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Il Gattopardo (film)|Il Gattopardo]]&#039;&#039;&#039;, di [[Luchino Visconti]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1968]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Il giorno della civetta (film)|Il giorno della civetta]]&#039;&#039;&#039;, di [[Damiano Damiani]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Anni Settanta ====&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1970]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[La moglie più bella (film)|La moglie più bella]]&#039;&#039;&#039;, di [[Damiano Damiani]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1971]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica (film)|Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica]]&#039;&#039;&#039;, di [[Damiano Damiani]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1972]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Il caso Mattei (film)|Il caso Mattei]]&#039;&#039;&#039;, di [[Francesco Rosi]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Il Padrino (film)|Il Padrino (The Godfather)]]&#039;&#039;&#039;, di [[Francis Ford Coppola]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Lucky Luciano (film)|Lucky Luciano]]&#039;&#039;&#039;, di [[Francesco Rosi]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1974]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Il Padrino - Parte II (film)|Il Padrino - Parte II (The Godfather, Part II)]]&#039;&#039;&#039;, di [[Francis Ford Coppola]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Perchè si uccide un magistrato (film)|Perchè si uccide un magistrato]]&#039;&#039;&#039;, di [[Damiano Damiani]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Milano: il clan dei calabresi (film)|Milano: il clan dei calabresi]]&#039;&#039;&#039;, di [[Giorgio Stegani]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1976]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Cadaveri eccellenti (film)|Cadaveri eccellenti]]&#039;&#039;&#039;, di [[Francesco Rosi]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1977]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Il prefetto di ferro (film)|Il prefetto di ferro]]&#039;&#039;&#039;, di [[Pasquale Squitieri]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1978]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Corleone (film)|Corleone]]&#039;&#039;&#039;, di [[Pasquale Squitieri]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1979]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Un uomo in ginocchio (film)|Un uomo in ginocchio]]&#039;&#039;&#039;, di [[Damiano Damiani]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Cristo si è fermato a Eboli (film)|Cristo si è fermato a Eboli]]&#039;&#039;&#039;, di [[Francesco Rosi]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Anni Ottanta ====&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1983]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Scarface (film)|Scarface]]&#039;&#039;&#039;, di [[Brian De Palma]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1984]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Cento giorni a Palermo (film)|Cento giorni a Palermo]]&#039;&#039;&#039;, di [[Giuseppe Ferrara]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[C&#039;era una volta in America (film)|C&#039;era una volta in America]]&#039;&#039;&#039;, di [[Sergio Leone]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1985]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Pizza connection (film)|Pizza connection]]&#039;&#039;&#039;, di [[Damiano Damiani]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1986]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Il camorrista (film)|Il camorrista]]&#039;&#039;&#039;, di [[Giuseppe Tornatore]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1987]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Un ragazzo di Calabria (film)|Un ragazzo di Calabria]]&#039;&#039;&#039;, di [[Luigi Comencini]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1988]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[La posta in gioco (film)|La posta in gioco]]&#039;&#039;&#039;, di [[Sergio Nasca]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1989]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Mery per sempre (film)|Mery per sempre]]&#039;&#039;&#039;, di [[Marco Risi]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Anni Novanta ====&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1990]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Il Padrino - Parte III (film)|Il Padrino - Parte III (The Godfather, Part III)]]&#039;&#039;&#039;, di [[Francis Ford Coppola]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Ragazzi fuori (film)|Ragazzi fuori]]&#039;&#039;&#039;, di [[Marco Risi]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Dimenticare Palermo (film)|Dimenticare Palermo]]&#039;&#039;&#039;, di [[Francesco Rosi]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1991]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Johnny Stecchino (film)|Johnny Stecchino]]&#039;&#039;&#039;, di [[Roberto Benigni]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1993]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Giovanni Falcone (film)|Giovanni Falcone]]&#039;&#039;&#039;, di [[Giuseppe Ferrara]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[La scorta (film)|La scorta]]&#039;&#039;&#039;, di [[Ricky Tognazzi]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Il giudice ragazzino (film)|Il giudice ragazzino]]&#039;&#039;&#039;, di [[Alessandro Di Robilant]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[La corsa dell&#039;innocente (film)|La corsa dell&#039;innocente]]&#039;&#039;&#039;, di [[Carlo Carlei]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1995]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Un eroe borghese (film)|Un eroe borghese]]&#039;&#039;&#039;, di [[Michele Placido]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Palermo Milano - Solo andata (film)|Palermo Milano - Solo andata]]&#039;&#039;&#039;, di [[Claudio Fragasso]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1997]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Tano da morire (film)|Tano da morire]]&#039;&#039;&#039;, di [[Roberta Torre]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Donnie Brasco (film)|Donnie Brasco]]&#039;&#039;&#039;, di [[Mike Newell]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1999]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Terapia e pallottole (film)|Terapia e pallottole]]&#039;&#039;&#039;, di [[Harold Ramis]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== XXI Secolo ===&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2000]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Placido Rizzotto (film)|Placido Rizzotto]]&#039;&#039;&#039;, di [[Pasquale Scimeca]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[I cento passi (film)|I cento passi]]&#039;&#039;&#039;, di [[Marco Tullio Giordana]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Brother (film)|Brother]]&#039;&#039;&#039;, di [[Takeshi Kitano]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2002]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[I banchieri di Dio - Il caso Calvi (Film)|I banchieri di Dio - Il caso Calvi]]&#039;&#039;&#039; di [[Giuseppe Ferrara]] &lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2003]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Segreti di Stato (film)|Segreti di Stato]]&#039;&#039;&#039;, di [[Paolo Benvenuti]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2004]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Alla luce del sole (film)|Alla luce del sole]]&#039;&#039;&#039;, di [[Roberto Faenza]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2005]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Romanzo criminale (film)|Romanzo criminale]]&#039;&#039;&#039;, di [[Michele Placido]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2007]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[L&#039;uomo di vetro (film)|L&#039;uomo di vetro]]&#039;&#039;&#039;, di [[Stefano Incerti]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Milano Palermo - Il ritorno (film)|Milano Palermo - Il ritorno]]&#039;&#039;&#039;, di [[Claudio Fragasso]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Il dolce e l&#039;amaro (film)|Il dolce e l&#039;amaro]]&#039;&#039;&#039;, di [[Andrea Porporati]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Fine pena mai (film)|Fine pena mai]]&#039;&#039;&#039;, di [[Davide Barletti]] e [[Lorenzo Conte]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2008]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Gomorra (film)|Gomorra]]&#039;&#039;&#039;, di [[Matteo Garrone]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Il Divo (film)|Il Divo]]&#039;&#039;&#039;, di [[Paolo Sorrentino]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Galantuomini (film)|Galantuomini]]&#039;&#039;&#039;, di [[Edoardo Winspeare]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2009]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Un Prophète (Il Profeta) (film)|Un Prophète (Il Profeta)]]&#039;&#039;&#039;, di [[Jacques Audiard]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Fortapàsc (film)|Fortapàsc]]&#039;&#039;&#039;, di [[Marco Risi]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[La siciliana ribelle (film)|La siciliana ribelle]]&#039;&#039;&#039;, di [[Marco Amenta]]&lt;br /&gt;
==== Anni Dieci ====&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2010]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Vallanzasca: gli angeli del male (film)|Vallanzasca: gli angeli del male]]&#039;&#039;&#039;, di [[Michele Placido]]&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[Una vita tranquilla (film)|Una vita tranquilla]]&#039;&#039;&#039;, di [[Claudio Cupellini]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2013]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
* &#039;&#039;&#039;[[La mafia uccide solo d&#039;estate (film)|La mafia uccide solo d&#039;estate]]&#039;&#039;&#039;, di [[Pif]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Telefilm e Film TV ==&lt;br /&gt;
=== XX Secolo ===&lt;br /&gt;
==== Anni Ottanta ====&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1984]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[La Piovra (film)|La Piovra]]&#039;&#039;&#039; di [[Damiano Damiani]], [[Florestano Vancini]], [[Luigi Perelli]] e [[Giacomo Battiato]]&lt;br /&gt;
==== Anni Novanta ====&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1998]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Ultimo (film)|Ultimo]]&#039;&#039;&#039; di [[Stefano Reali]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[1999]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Ultimo - La sfida (film)|Ultimo – La sfida]]&#039;&#039;&#039; di [[Michele Soavi]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[The Sopranos (film)|The Sopranos]]&#039;&#039;&#039; di [[David Chase]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== XXI Secolo ===&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2004]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Paolo Borsellino (film)|Paolo Borsellino]]&#039;&#039;&#039; di [[Gianluca Tavarelli]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Ultimo – L’infiltrato (film)|Ultimo – L’infiltrato]]&#039;&#039;&#039; di [[Michele Soavi]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2006]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Giovanni Falcone – L’uomo che sfidò Cosa Nostra (film)|Giovanni Falcone – L’uomo che sfidò Cosa Nostra]]&#039;&#039;&#039; di [[Andrea Frazzi|Andrea]] e [[Antonio Frazzi]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2007]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Il capo dei capi (Serie TV)|Il capo dei capi]]&#039;&#039;&#039; di [[Alexis Sweet]] ed [[Enzo Monteleone]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[L’ultimo padrino (Serie TV)|L’ultimo padrino]]&#039;&#039;&#039; di [[Marco Risi]] &lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2008]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Romanzo criminale – La serie (Serie TV)|Romanzo criminale – La serie]]&#039;&#039;&#039; di [[Stefano Sollima]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2009]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Squadra antimafia – Palermo oggi (Serie TV)|Squadra antimafia – Palermo oggi]]&#039;&#039;&#039; di [[Beniamino Catena]]&lt;br /&gt;
==== Anni Dieci ====&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2012]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Faccia d’angelo (Serie TV)|Faccia d’angelo]]&#039;&#039;&#039; di [[Andrea Porporati]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Vi perdono ma inginocchiatevi (Film)|Vi perdono ma inginocchiatevi]]&#039;&#039;&#039; di [[Claudio Bonivento]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2013]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Il clan dei camorristi (Serie TV)|Il clan dei camorristi]]&#039;&#039;&#039; di [[Alessandro Angelini]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;[[2014]]&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Le mani dentro la città (Serie TV)|Le mani dentro la città]]&#039;&#039;&#039; di [[Alessandro Angelini]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[L’oro di Scampia (Film)|L’oro di Scampia]]&#039;&#039;&#039; di [[Marco Pontecorvo]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[L’assalto (Film)|L’assalto]]&#039;&#039;&#039; di [[Ricky Tognazzi]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Per amore del mio popolo (Serie TV)|Per amore del mio popolo]]&#039;&#039;&#039; di [[Antonio Frazzi]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;[[Gomorra (Serie TV)|Gomorra]]&#039;&#039;&#039; di [[Claudio Cupellini]] e [[Francesca Comencini]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3889</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
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		<updated>2014-08-30T13:07:47Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Elenco degli imputati */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Gotha&amp;quot; è il nome attirbuito all&#039;operazione scattata il 20 giugno 2006 a Palermo e al seguente processo. L&#039;operazione decapitò le famiglie di Cosa nostra di Pagliarelli, San Lorenzo e Uditore, rivelando le dinamiche di conflitto venutesi a creare tra i boss palermitani dopo l&#039;arresto di [[Bernardo Provenzano]] il 26 aprile 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L&#039;inchiesta ==&lt;br /&gt;
=== Le indagini ===&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 5 [[Angelo Badagliacca|Badagliacca Angelo]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 6 [[Gaetano Badagliacca|Badagliacca Gaetano]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;Dopo l&#039;annullamento con rinvio, la Corte d&#039;Appello di Palermo ha escluso l&#039;aggravante della recidiva, con la conseguente scarcerazione degli imputati&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 7 [[Pietro Badagliacca|Badagliacca Pietro]]  || 12 anni || 17 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 9 [[Francesco Bonura|Bonura Francesco]]  || 20 anni || 23 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 10 [[Vincenzo Brusca|Brusca Vincenzo]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 11 [[Carmelo Cancemi|Cancemi Carmelo]]  || 7 anni || 9 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 12 [[Giovanni Cancemi|Cancemi Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 13 [[Giuseppe Cappello|Cappello Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 14 [[Antonino Cinà|Cinà Antonino]]  || 16 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 15 [[Salvatore Davì|Davì Salvatore]]  || 11 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 16 [[Antonino Di Maggio|Di Maggio Antonino]]  || 10 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 17 [[Lorenzo Di Maggio|Di Maggio Lorenzo]]  || 9 anni e 4 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 18 [[Pietro Di Napoli|Di Napoli Pietro]]  || 15 anni || 20 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 19 [[Salvatore Gioeli|Gioeli Salvatore]]  || 10 anni || 17 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 20 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Inzerillo Francesco]]  || 10 anni || - &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;In data 12 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha annullato la condanna rinviando il giudizio alla Corte d&#039;Appello&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 21 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Inzerillo Francesco]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 22 [[Rosario Inzerillo|Inzerillo Rosario]]  || 10 anni || 16 anni e 10 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 23 [[Tommaso Inzerillo|Inzerillo Tommaso]]  || 10 anni || 10 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 24 [[Emanuele Vittorio Lipari|Lipari Emanuele Vittorio]]  || 10 anni || 12 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 25 [[Alessandro Mannino|Mannino Alessandro]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 26 [[Calogero Mannino (mafioso)|Mannino Calogero]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 27 [[Giovanni Marcianò|Marcianò Giovanni]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 28 [[Vincenzo Marcianò|Marcianò Vincenzo]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 29 [[Nicolò Milano|Milano Nicolò]]  || 7 anni || Assolto &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 30 [[Settimo Mineo|Mineo Settimo]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;lt;ref name=&amp;quot;Scarcerazione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 31 [[Giovanni Nicchi|Nicchi Giovanni]]  || 15 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 32 [[Giovanni Nicoletti|Nicoletti Giovanni]]  || 12 anni || 9 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 33 [[Michele Olivieri|Olivieri Michele]]  || 10 anni || 15 anni e 6 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 34 [[Angelo Rosario Parisi|Parisi Angelo Rosario]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 35 Parisi Marcello  || Assolto || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 36 [[Pietro Parisi|Parisi Pietro]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 37 [[Francesco Picone|Picone Francesco]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 38 [[Antonino Pipitone|Pipitone Antonino]]  || 16 anni || 19 anni e 8 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 39 [[Vincenzo Pipitone|Pipitone Vincenzo]]  || 10 anni e 4 mesi || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 40 [[Salvatore Pispicia|Pispicia Salvatore]]  || 10 anni || 14 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 41 [[Antonino Rotolo|Rotolo Antonino]]  || 20 anni || 29 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 42 [[Gaetano Sansone|Sansone Gaetano]]  || 12 anni || 15 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 43 [[Giuseppe Sansone|Sansone Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 44 [[Giuseppe Savoca|Savoca Giuseppe]]  || 12 anni || 27 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref&amp;gt; In data 11 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito l&#039;eliminazione della recidiva con conseguente riduzione della condanna a 4 anni e 8 mesi ed immediata scarcerazione&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 46 [[Francesco Stassi|Stassi Francesco]]  || 8 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3886</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3886"/>
		<updated>2014-08-30T12:54:45Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Gotha&amp;quot; è il nome attirbuito all&#039;operazione scattata il 20 giugno 2006 a Palermo e al seguente processo. L&#039;operazione decapitò le famiglie di Cosa nostra di Pagliarelli, San Lorenzo e Uditore, rivelando le dinamiche di conflitto venutesi a creare tra i boss palermitani dopo l&#039;arresto di [[Bernardo Provenzano]] il 26 aprile 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L&#039;inchiesta ==&lt;br /&gt;
=== Le indagini ===&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 5 [[Angelo Badagliacca|Badagliacca Angelo]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 6 [[Gaetano Badagliacca|Badagliacca Gaetano]]  || 10 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 7 [[Pietro Badagliacca|Badagliacca Pietro]]  || 12 anni || 17 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 9 [[Francesco Bonura|Bonura Francesco]]  || 20 anni || 23 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 10 [[Vincenzo Brusca|Brusca Vincenzo]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 11 [[Carmelo Cancemi|Cancemi Carmelo]]  || 7 anni || 9 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 12 [[Giovanni Cancemi|Cancemi Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 13 [[Giuseppe Cappello|Cappello Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 14 [[Antonino Cinà|Cinà Antonino]]  || 16 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 15 [[Salvatore Davì|Davì Salvatore]]  || 11 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 16 [[Antonino Di Maggio|Di Maggio Antonino]]  || 10 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 17 [[Lorenzo Di Maggio|Di Maggio Lorenzo]]  || 9 anni e 4 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 18 [[Pietro Di Napoli|Di Napoli Pietro]]  || 15 anni || 20 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 19 [[Salvatore Gioeli|Gioeli Salvatore]]  || 10 anni || 17 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 20 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Inzerillo Francesco]]  || 10 anni || - &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;In data 12 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha annullato la condanna rinviando il giudizio alla Corte d&#039;Appello&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 21 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Inzerillo Francesco]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 22 [[Rosario Inzerillo|Inzerillo Rosario]]  || 10 anni || 16 anni e 10 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 23 [[Tommaso Inzerillo|Inzerillo Tommaso]]  || 10 anni || 10 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 24 [[Emanuele Vittorio Lipari|Lipari Emanuele Vittorio]]  || 10 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 25 [[Alessandro Mannino|Mannino Alessandro]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 26 [[Calogero Mannino (mafioso)|Mannino Calogero]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 27 [[Giovanni Marcianò|Marcianò Giovanni]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 28 [[Vincenzo Marcianò|Marcianò Vincenzo]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 29 [[Nicolò Milano|Milano Nicolò]]  || 7 anni || Assolto &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 30 [[Settimo Mineo|Mineo Settimo]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 31 [[Giovanni Nicchi|Nicchi Giovanni]]  || 15 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 32 [[Giovanni Nicoletti|Nicoletti Giovanni]]  || 12 anni || 9 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 33 [[Michele Olivieri|Olivieri Michele]]  || 10 anni || 15 anni e 6 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 34 [[Angelo Rosario Parisi|Parisi Angelo Rosario]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 35 Parisi Marcello  || Assolto || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 36 [[Pietro Parisi|Parisi Pietro]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 37 [[Francesco Picone|Picone Francesco]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 38 [[Antonino Pipitone|Pipitone Antonino]]  || 16 anni || 19 anni e 8 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 39 [[Vincenzo Pipitone|Pipitone Vincenzo]]  || 10 anni e 4 mesi || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 40 [[Salvatore Pispicia|Pispicia Salvatore]]  || 10 anni || 14 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 41 [[Antonino Rotolo|Rotolo Antonino]]  || 20 anni || 29 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 42 [[Gaetano Sansone|Sansone Gaetano]]  || 12 anni || 15 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 43 [[Giuseppe Sansone|Sansone Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 44 [[Giuseppe Savoca|Savoca Giuseppe]]  || 12 anni || 27 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref&amp;gt; In data 11 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito l&#039;eliminazione della recidiva con conseguente riduzione della condanna a 4 anni e 8 mesi ed immediata scarcerazione&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 46 [[Francesco Stassi|Stassi Francesco]]  || 8 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Giovanni_Nicchi&amp;diff=3885</id>
		<title>Giovanni Nicchi</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Giovanni_Nicchi&amp;diff=3885"/>
		<updated>2014-08-30T12:49:05Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}[[Categoria:Mafiosi]]&lt;br /&gt;
Giovanni Nicchi, detto &amp;quot;Gianni&amp;quot; (Torino, 16 febbraio 1981),&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Perseo&amp;diff=3884</id>
		<title>Operazione Perseo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Perseo&amp;diff=3884"/>
		<updated>2014-08-30T12:48:32Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* La nuova Commissione */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;È stata rinominata “Perseo” un’importante operazione antimafia scattata a Palermo e provincia il 16 dicembre 2008, che ha portato all’arresto di circa 100 persone. “Perseo” perché, con questi arresti, la procura antimafia ha &#039;&#039;&#039;decapitato&#039;&#039;&#039; la struttura militare e decisionale di Cosa Nostra sul territorio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel mirino dei magistrati antimafia i nuovi boss di Palermo e provincia, che avrebbero tentato di ricostituire la [[Commissione provinciale]] di Cosa nostra, a 15 anni dall´arresto di [[Totò Riina]]. Lo scopo della Commissione, fortemente voluta dal superlatitante [[Matteo Messina Denaro]], sarebbe stato quello di scegliere un nuovo capo di Cosa Nostra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L&#039;operazione ==&lt;br /&gt;
=== La nuova Commissione ===&lt;br /&gt;
Dopo l’arresto di [[Sandro Lo Piccolo|Sandro]] e [[Salvatore Lo Piccolo]] (5 novembre 2007), l’organizzazione mafiosa si trova in una fase di forte instabilità interna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ad assumere il compito di organizzare la nuova cupola – e “mediare” tra le diverse fazioni presenti nei 15 mandamenti della provincia di Palermo – è il boss di Bagheria [[Pino Scaduto]], scarcerato nel giugno 2007 dopo aver scontato una pena per traffico di droga. Scaduto è fratello del boss [[Tommaso Scaduto]], morto nel 1980, e figlio di [[Giovanni Scaduto|Giovanni]], tra gli assassini dell´esattore [[Ignazio Salvo]], ammazzato in una villa di Santa Flavia il 17 settembre 1992. Il progetto di Scaduto, appoggiato da [[Matteo Messina Denaro|Messina Denaro]], è quello di tornare ad un centro decisionale unico per tutte le famiglie e i mandamenti della provincia di Palermo. La sua idea è condivisa da boss importanti come [[Giovanni Adelfio|Giovanni]] e [[Salvatore Adelfio]] e il capo designato della cupola [[Benedetto Capizzi]] (64 anni, boss di Villagrazia, condannato all´ergastolo, formalmente detenuto, ma in libertà vigilata per motivi di salute). Ad opporsi sono invece l’allora latitante [[Giovanni Nicchi|Gianni Nicchi]] arrestato poi il 5 dicembre 2009) e il boss di Porta Nuova [[Gaetano Lo Presti]] (arrestato nel blitz Perseo, poi morto suicida in carcere).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Processi ==&lt;br /&gt;
I circa 100 arrestati dell&#039;operazione Perseo hanno avuto poi tre processi differenti, il cui primo grado si è tenuto nel 2010.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3883</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3883"/>
		<updated>2014-08-30T12:45:36Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Elenco degli imputati */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
== L&#039;inchiesta ==&lt;br /&gt;
=== Le indagini ===&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 5 [[Angelo Badagliacca|Badagliacca Angelo]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 6 [[Gaetano Badagliacca|Badagliacca Gaetano]]  || 10 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 7 [[Pietro Badagliacca|Badagliacca Pietro]]  || 12 anni || 17 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 9 [[Francesco Bonura|Bonura Francesco]]  || 20 anni || 23 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 10 [[Vincenzo Brusca|Brusca Vincenzo]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 11 [[Carmelo Cancemi|Cancemi Carmelo]]  || 7 anni || 9 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 12 [[Giovanni Cancemi|Cancemi Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 13 [[Giuseppe Cappello|Cappello Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 14 [[Antonino Cinà|Cinà Antonino]]  || 16 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 15 [[Salvatore Davì|Davì Salvatore]]  || 11 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 16 [[Antonino Di Maggio|Di Maggio Antonino]]  || 10 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 17 [[Lorenzo Di Maggio|Di Maggio Lorenzo]]  || 9 anni e 4 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 18 [[Pietro Di Napoli|Di Napoli Pietro]]  || 15 anni || 20 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 19 [[Salvatore Gioeli|Gioeli Salvatore]]  || 10 anni || 17 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 20 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Inzerillo Francesco]]  || 10 anni || - &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;In data 12 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha annullato la condanna rinviando il giudizio alla Corte d&#039;Appello&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 21 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Inzerillo Francesco]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 22 [[Rosario Inzerillo|Inzerillo Rosario]]  || 10 anni || 16 anni e 10 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 23 [[Tommaso Inzerillo|Inzerillo Tommaso]]  || 10 anni || 10 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 24 [[Emanuele Vittorio Lipari|Lipari Emanuele Vittorio]]  || 10 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 25 [[Alessandro Mannino|Mannino Alessandro]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 26 [[Calogero Mannino (mafioso)|Mannino Calogero]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 27 [[Giovanni Marcianò|Marcianò Giovanni]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 28 [[Vincenzo Marcianò|Marcianò Vincenzo]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 29 [[Nicolò Milano|Milano Nicolò]]  || 7 anni || Assolto &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 30 [[Settimo Mineo|Mineo Settimo]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 31 [[Giovanni Nicchi|Nicchi Giovanni]]  || 15 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 32 [[Giovanni Nicoletti|Nicoletti Giovanni]]  || 12 anni || 9 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 33 [[Michele Olivieri|Olivieri Michele]]  || 10 anni || 15 anni e 6 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 34 [[Angelo Rosario Parisi|Parisi Angelo Rosario]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 35 Parisi Marcello  || Assolto || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 36 [[Pietro Parisi|Parisi Pietro]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 37 [[Francesco Picone|Picone Francesco]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 38 [[Antonino Pipitone|Pipitone Antonino]]  || 16 anni || 19 anni e 8 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 39 [[Vincenzo Pipitone|Pipitone Vincenzo]]  || 10 anni e 4 mesi || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 40 [[Salvatore Pispicia|Pispicia Salvatore]]  || 10 anni || 14 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 41 [[Antonino Rotolo|Rotolo Antonino]]  || 20 anni || 29 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 42 [[Gaetano Sansone|Sansone Gaetano]]  || 12 anni || 15 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 43 [[Giuseppe Sansone|Sansone Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 44 [[Giuseppe Savoca|Savoca Giuseppe]]  || 12 anni || 27 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref&amp;gt; In data 11 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito l&#039;eliminazione della recidiva con conseguente riduzione della condanna a 4 anni e 8 mesi ed immediata scarcerazione&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 46 [[Francesco Stassi|Stassi Francesco]]  || 8 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3882</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
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		<updated>2014-08-30T12:43:25Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Elenco degli imputati */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
== L&#039;inchiesta ==&lt;br /&gt;
=== Le indagini ===&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 5 [[Angelo Badagliacca|Badagliacca Angelo]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 6 [[Gaetano Badagliacca|Badagliacca Gaetano]]  || 10 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 7 [[Pietro Badagliacca|Badagliacca Pietro]]  || 12 anni || 17 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 9 [[Francesco Bonura|Bonura Francesco]]  || 20 anni || 23 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 10 [[Vincenzo Brusca|Brusca Vincenzo]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 11 [[Carmelo Cancemi|Cancemi Carmelo]]  || 7 anni || 9 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 12 [[Giovanni Cancemi|Cancemi Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 13 [[Giuseppe Cappello|Cappello Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 14 [[Antonino Cinà|Cinà Antonino]]  || 16 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
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|-&lt;br /&gt;
| 18 [[Pietro Di Napoli|Di Napoli Pietro]]  || 15 anni || 20 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 19 [[Salvatore Gioeli|Gioeli Salvatore]]  || 10 anni || 17 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 20 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Inzerillo Francesco]]  || 10 anni || - &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;In data 12 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha annullato la condanna rinviando il giudizio alla Corte d&#039;Appello&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 21 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Inzerillo Francesco]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 22 [[Rosario Inzerillo|Inzerillo Rosario]]  || 10 anni || 16 anni e 10 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 23 [[Tommaso Inzerillo|Inzerillo Tommaso]]  || 10 anni || 10 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
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| 24 [[Emanuele Vittorio Lipari|Lipari Emanuele Vittorio]]  || 10 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
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| 26 [[Calogero Mannino (mafioso)|Mannino Calogero]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 27 [[Giovanni Marcianò|Marcianò Giovanni]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
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| 28 [[Vincenzo Marcianò|Marcianò Vincenzo]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 29 [[Nicolò Milano|Milano Nicolò]]  || 7 anni || Assolto &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 30 [[Settimo Mineo|Mineo Settimo]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 31 [[Giovanni Nicchi|Nicchi Giovanni]]  || 15 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 32 [[Giovanni Nicoletti|Nicoletti Giovanni]]  || 12 anni || 9 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 33 [[Michele Olivieri|Olivieri Michele]]  || 10 anni || 15 anni e 6 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 34 [[Angelo Rosario Parisi|Parisi Angelo Rosario]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 35 Parisi Marcello  || Assolto || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 36 [[Pietro Parisi|Parisi Pietro]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Annullamento con rinvio&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 37 [[Francesco Picone|Picone Francesco]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
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| 38 [[Antonino Pipitone|Pipitone Antonino]]  || 16 anni || 19 anni e 8 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
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|-&lt;br /&gt;
| 40 [[Salvatore Pispicia|Pispicia Salvatore]]  || 10 anni || 14 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 41 [[Antonino Rotolo|Rotolo Antonino]]  || 20 anni || 29 anni &lt;br /&gt;
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| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
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| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3879</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
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		<updated>2014-08-30T12:38:34Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Elenco degli imputati */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
== L&#039;inchiesta ==&lt;br /&gt;
=== Le indagini ===&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
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| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
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| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
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|-&lt;br /&gt;
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|-&lt;br /&gt;
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|-&lt;br /&gt;
| 44 [[Giuseppe Savoca|Savoca Giuseppe]]  || 12 anni || 27 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 46 [[Francesco Stassi|Stassi Francesco]]  || 8 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Operazione_Gotha&amp;diff=3878</id>
		<title>Operazione Gotha</title>
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		<updated>2014-08-30T12:33:31Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: /* Elenco degli imputati */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
== L&#039;inchiesta ==&lt;br /&gt;
=== Le indagini ===&lt;br /&gt;
=== Operazione Gotha ===&lt;br /&gt;
== Processo ==&lt;br /&gt;
== Condanne ==&lt;br /&gt;
=== Elenco degli imputati ===&lt;br /&gt;
{| class=&amp;quot;wikitable&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
! Imputato !! Sentenza di primo grado !! Sentenza di secondo grado&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 1 [[Andrea Adamo|Adamo Andrea]]  || 12 anni || 18 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;Condanna confermata in Cassazione con l&#039;obbligo di ricalcolo della pena presso la Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 2 [[Gerlando Alberti|Alberti Gerlando]]  || Assolto || 8 anni e 5 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 3 [[Salvatore Alfano|Alfano Salvatore]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 4 [[Filippo Annatelli|Annatelli Filippo]]  || Assolto || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 5 [[Angelo Badagliacca|Badagliacca Angelo]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 6 [[Gaetano Badagliacca|Badagliacca Gaetano]]  || 10 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 7 [[Pietro Badagliacca|Badagliacca Pietro]]  || 12 anni || 17 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 8 [[Girolamo Biondino|Biondino Girolamo]]  || 13 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 9 [[Francesco Bonura|Bonura Francesco]]  || 20 anni || 23 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 10 [[Vincenzo Brusca|Brusca Vincenzo]]  || 10 anni || 8 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 11 [[Carmelo Cancemi|Cancemi Carmelo]]  || 7 anni || 9 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 12 [[Giovanni Cancemi|Cancemi Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 13 [[Giuseppe Cappello|Cappello Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 14 [[Antonino Cinà|Cinà Antonino]]  || 16 anni || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 15 [[Salvatore Davì|Davì Salvatore]]  || 11 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 16 [[Antonino Di Maggio|Di Maggio Antonino]]  || 10 anni e 6 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 17 [[Lorenzo Di Maggio|Di Maggio Lorenzo]]  || 9 anni e 4 mesi || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 18 [[Pietro Di Napoli|Di Napoli Pietro]]  || 15 anni || 20 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 19 [[Salvatore Gioeli|Gioeli Salvatore]]  || 10 anni || 17 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 20 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Inzerillo Francesco]]  || 10 anni || - &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 21 [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Inzerillo Francesco]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 22 [[Rosario Inzerillo|Inzerillo Rosario]]  || 10 anni || 16 anni e 10 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 23 [[Tommaso Inzerillo|Inzerillo Tommaso]]  || 10 anni || 10 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 24 [[Emanuele Vittorio Lipari|Lipari Emanuele Vittorio]]  || 10 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 25 [[Alessandro Mannino|Mannino Alessandro]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 26 [[Calogero Mannino (mafioso)|Mannino Calogero]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 27 [[Giovanni Marcianò|Marcianò Giovanni]]  || 10 anni || 13 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 28 [[Vincenzo Marcianò|Marcianò Vincenzo]]  || 16 anni || 16 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 29 [[Nicolò Milano|Milano Nicolò]]  || 7 anni || Assolto &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 30 [[Settimo Mineo|Mineo Settimo]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 31 [[Giovanni Nicchi|Nicchi Giovanni]]  || 15 anni || 12 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 32 [[Giovanni Nicoletti|Nicoletti Giovanni]]  || 12 anni || 9 anni e 4 mesi &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 33 [[Michele Olivieri|Olivieri Michele]]  || 10 anni || 15 anni e 6 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 34 [[Angelo Rosario Parisi|Parisi Angelo Rosario]]  || 7 anni || 7 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 35 Parisi Marcello  || Assolto || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 36 [[Pietro Parisi|Parisi Pietro]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 37 [[Francesco Picone|Picone Francesco]]  || 10 anni || 13 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 38 [[Antonino Pipitone|Pipitone Antonino]]  || 16 anni || 19 anni e 8 mesi&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 39 [[Vincenzo Pipitone|Pipitone Vincenzo]]  || 10 anni e 4 mesi || -&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 40 [[Salvatore Pispicia|Pispicia Salvatore]]  || 10 anni || 14 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 41 [[Antonino Rotolo|Rotolo Antonino]]  || 20 anni || 29 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 42 [[Gaetano Sansone|Sansone Gaetano]]  || 12 anni || 15 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 43 [[Giuseppe Sansone|Sansone Giuseppe]]  || 10 anni || 6 anni e 8 mesi &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 44 [[Giuseppe Savoca|Savoca Giuseppe]]  || 12 anni || 27 anni &amp;lt;ref name=&amp;quot;Ricalcolo&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 45 [[Giovanni Sirchia|Sirchia Giovanni]]  || 7 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 46 [[Francesco Stassi|Stassi Francesco]]  || 8 anni || 7 anni &lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| 47 [[Vincenzo Vallelunga|Vallelunga Vincenzo]]  || 8 anni || - &lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
==== Imputati per famiglia ====&lt;br /&gt;
===== Acquasanta =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Pipitone]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Altarello =====&lt;br /&gt;
[[Rosario Inzerillo]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Boccadifalco =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Inzerillo (Classe &#039;56)|Francesco Inzerillo]], [[Francesco Inzerillo (Classe &#039;55)|Francesco Inzerillo]], [[Tommaso Inzerillo]], [[Alessandro Mannino]], [[Calogero Mannino]], [[Giovanni Marcianò]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Marcianò]] (Capofamiglia), [[Giovanni Sirchia]]&lt;br /&gt;
===== Borgo Molara =====&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Cappello]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Brancaccio =====&lt;br /&gt;
[[Andrea Adamo]], [[Giuseppe Savoca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Carini =====&lt;br /&gt;
[[Antonino Di Maggio]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Pipitone]] (Capofamiglia), [[Vincenzo Vallelunga]]&lt;br /&gt;
===== Corso Calatafimi =====&lt;br /&gt;
[[Filippo Annatelli]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Noce =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Alfano]], [[Pietro Di Napoli]] (Capofamiglia), [[Giovanni Nicoletti]], [[Francesco Picone]], [[Francesco Stassi]]&lt;br /&gt;
===== Pagliarelli (mandamento, famiglia) =====&lt;br /&gt;
[[Carmelo Cancemi]] (Mandamento), [[Giovanni Cancemi]] (Mandamento), [[Settimo Mineo]] (Mandamento), [[Giovanni Nicchi]] (Famiglia), [[Michele Olivieri]] (Capofamiglia), [[Angelo Rosario Parisi]] (Mandamento), [[Pietro Parisi]] (Mandamento), [[Antonino Rotolo]] (Capomandamento)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Palermo Centro =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Pispicia]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Partanna-Mondello =====&lt;br /&gt;
[[Salvatore Davì]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== Porta Nuova =====&lt;br /&gt;
[[Gerlando Alberti]], [[Emanuele Vittorio Lipari]], [[Nicolò Milano]]&lt;br /&gt;
===== Rocca Mezzomonreale =====&lt;br /&gt;
[[Angelo Badagliacca]], [[Gaetano Badagliacca]], [[Pietro Badagliacca]] (Capofamiglia)&lt;br /&gt;
===== San Lorenzo =====&lt;br /&gt;
[[Girolamo Biondino]] (Capofamiglia), [[Antonino Cinà]]&lt;br /&gt;
===== Torretta =====&lt;br /&gt;
[[Vincenzo Brusca]] (Capofamiglia), [[Lorenzo Di Maggio]]&lt;br /&gt;
===== Uditore =====&lt;br /&gt;
[[Francesco Bonura]] (Sotto-capofamiglia), [[Gaetano Sansone]] (Capofamiglia), [[Giuseppe Sansone]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*A. Cottone (a cura di), &#039;&#039;Gotha&#039;&#039;, Palermo 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Giuseppe_Savoca&amp;diff=3877</id>
		<title>Giuseppe Savoca</title>
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		<updated>2014-08-30T11:09:45Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}[[Categoria:Mafiosi]]&lt;br /&gt;
(Lampedusa, AG, 10 settembre 1934)&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Gaetano_Sansone&amp;diff=3876</id>
		<title>Gaetano Sansone</title>
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		<updated>2014-08-30T11:09:15Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: Creata pagina con &amp;quot; {{bozza}}Categoria:Mafiosi (Palermo, 23 marzo 1941)&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}[[Categoria:Mafiosi]]&lt;br /&gt;
(Palermo, 23 marzo 1941)&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Antonino_Rotolo&amp;diff=3875</id>
		<title>Antonino Rotolo</title>
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		<updated>2014-08-30T11:08:09Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}[[Categoria:Mafiosi]]&lt;br /&gt;
(Palermo, 3 gennaio 1946)&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Salvatore_Pispicia&amp;diff=3874</id>
		<title>Salvatore Pispicia</title>
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		<updated>2014-08-30T11:08:06Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}[[Categoria:Mafiosi]]&lt;br /&gt;
(Palermo, 14 maggio 1965)&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Vincenzo_Pipitone&amp;diff=3873</id>
		<title>Vincenzo Pipitone</title>
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		<updated>2014-08-30T11:07:15Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}[[Categoria:Mafiosi]]&lt;br /&gt;
(Torretta, PA, 5 febbraio 1956)&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Antonino_Pipitone&amp;diff=3872</id>
		<title>Antonino Pipitone</title>
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		<updated>2014-08-30T11:06:47Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}[[Categoria:Mafiosi]]&lt;br /&gt;
(Palermo, 2 ottobre 1929)&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Michele_Olivieri&amp;diff=3871</id>
		<title>Michele Olivieri</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Michele_Olivieri&amp;diff=3871"/>
		<updated>2014-08-30T11:05:55Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Guplir: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}[[Categoria:Mafiosi]]&lt;br /&gt;
(Palermo, 1 febbraio 1931)&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Guplir</name></author>
	</entry>
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