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	<title>WikiMafia - Contributi dell&#039;utente [it]</title>
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	<subtitle>Contributi dell&amp;#039;utente</subtitle>
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		<title>Giuseppe Piani</title>
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		<updated>2023-03-06T10:18:33Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giuseppe Piani&#039;&#039;&#039; (Santa Teresa di Riva (ME), [[6 aprile]] [[1929]] – Torre del Greco (NA), [[29 dicembre]] [[1967]]) è stato un carabiniere italiano, vittima di [[Camorra|camorra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Fu ucciso mentre, in servizio e insieme al brigadiere Antonio Pizzo, trasportava un pregiudicato che avrebbe dovuto scontare dieci giorni di carcere. Il pregiudicato si era arreso subito e vista lieve gravità del fatto non ritennero necessario ammanettarlo, né perquisirlo. Il pregiudicato aveva con sé una pistola con la quale poco dopo uccise con tre colpi alle spalle Giuseppe Piani che era alla guida del mezzo, e ferì gravemente il brigadiere Pizzo, che si salvò. L’assassino riuscì a scappare, ma alcuni giorni dopo fu arrestato nuovamente e dopo un processo per direttissima, condannato all’ergastolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Memoria ==&lt;br /&gt;
Per l’estremo sacrificio, il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri conferiva al Carabiniere scelto Giuseppe Piani la promozione al grado di Appuntato, concedendo anche la Medaglia d’oro al valore militare per benemerenza d’istituto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2010 ricevette la Medaglia d’oro al Valore Civile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2012 il Comune di Sarno, al tempo luogo di residenza di Giuseppe e città dove ancora vive la moglie Vittoria Cerrato con le figlie Carmelina e Antonietta, ha intitolato una strada all’appuntato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2013 la cittadina di Misserio, luogo natio del carabiniere, ha dedicato una piazza alla memoria di Giuseppe. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]] [[Categoria:Forze dell&#039;Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 1967]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 29 dicembre]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
	</entry>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Orazio_Costantino&amp;diff=9937</id>
		<title>Orazio Costantino</title>
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		<updated>2023-03-06T10:16:54Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Orazio Costantino&#039;&#039;&#039; (Castroreale Terme (ME), [[24 gennaio]] [[1931]] – Casteldaccia (PA), [[27 aprile]] [[1969]]) è stato un carabiniere italiano, vittima di Cosa Nostra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Il 27 aprile 1969 il Carabiniere Scelto Orazio Costantino partecipò al tentativo di arresto degli autori di una tentata estorsione ai danni di un commerciante, mediante lettera minatoria. L’uomo che secondo l’accusa sarebbe stato Antonino Parisi, armato di fucile da caccia, si accinse a raccogliere il sacco simulante la somma di 3 milioni di lire, richiesta dallo stesso a titolo di estorsione. Orazio Costantino cercò di fermare il malvivente, ma venne colpito da una scarica di lupara.&lt;br /&gt;
Dopo 55 giorni di indagini i carabinieri riuscirono ad incriminare Antonino Parisi e il fratello Giusto Parisi, riconosciuto colpevole non solo di aver fatto il palo ma anche di aver scritto la lettera estorsiva.&lt;br /&gt;
Successivamente ricevette la Medaglia d’oro al Valore Militare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]] [[Categoria:Forze dell&#039;Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 1969]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 27 aprile]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Gioacchino_Bisceglia&amp;diff=9901</id>
		<title>Gioacchino Bisceglia</title>
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		<updated>2023-01-27T10:53:09Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&#039;&#039;&#039;Gioacchino Bisceglia&#039;&#039;&#039; ([[1981]] – Terlizzi, [[25 febbraio]] [[1996]]) è stato un falegname, vittima innocente di mafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Il giorno della sua morte Gioacchino si trovava con il fratello Pietro tra gli ulivi di contrada Padule, vicino Terlizzi in provincia di Bari, per recuperare l’auto del fratello rubata da alcuni malviventi, che pretendevano una somma di denaro per restituire il riscatto. La discussione degenerò in rissa quando Gioacchino si rifiutò di pagare l’intera somma richiesta e partirono alcuni colpi di pistola, che ferirono il fratello e uccisero Gioacchino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’autopsia dimostrò che Gioacchino Bisceglia morì dissanguato con una ferita alla gamba e un colpo al torace. Le Forze dell’Ordine il giorno seguente fermarono Felice, Giambattista e Gioacchino De Simine, rispettivamente 27, 21 e 19 anni, insieme a Francesco di Tatoli, 23 anni e Michele Piancone, 24. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
* Corriere della Sera, &#039;&#039;Si rifiuta di pagare il riscatto dell’auto. I ladri lo uccidono&#039;&#039;, 27 Febbraio 1996&lt;br /&gt;
* La Repubblica. &#039;&#039;Assassinato perché non paga per riavere l’auto&#039;&#039;, 27 Febbraio 1996&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime della Sacra Corona Unita e delle mafie pugliesi]] [[Categoria:Nati nel 1981]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 1996]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 25 febbraio]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
	</entry>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Giulio_Castellino&amp;diff=9900</id>
		<title>Giulio Castellino</title>
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		<updated>2023-01-27T10:39:47Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giulio Castellino&#039;&#039;&#039; (Palma di Montechiaro, [[2 settembre]] [[1942]] – Palermo, [[25 febbraio]] [[1997]]) è stato un politico italiano, vittima di [[Cosa Nostra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Laureatosi in Medicina e Chirurgia all&#039;Università di Catania, durante il servizio militare partì volontario come medico nell&#039;isola di Linosa. Fu eletto consigliere comunale a soli 19 anni,in seguito ricoprì numerose volte la carica di assessore e fu, altresì Ufficiale Sanitario del comune di Palma di Montechiaro per circa 20 anni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1995 divenne Capo Servizio dell&#039;Igiene Pubblica della Provincia di Agrigento e, proprio durante tale incarico, assunse importanti prese di posizione quali: la chiusura del mercato ortofrutticolo di Agrigento; una campagna di prevenzione presso l&#039;accampamento degli zingari in contrada “Gasena” dove, con l&#039;aiuto della Croce Rossa Italiana, vennero portati medicinali, indumenti e vaccini; nonché una mirata e circostanziata denuncia del sistema clientelare che governava la sanità agrigentina di quegli anni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da ultimo fu protagonista, con l&#039;ausilio dell&#039;arma dei carabinieri, di un blitz all&#039;ospedale di Licata, per combattere il fenomeno dell&#039;assenteismo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L&#039;omicidio ===&lt;br /&gt;
Il [[12 febbraio]] [[1997]], a 53 anni, mentre tornava a casa con la propria auto fu ferito con tre colpi d&#039;arma da fuoco alla testa, in contrada Mosella ad Agrigento. Aveva già ricevuto minacce, in precedenza qualcuno aveva sparato un colpo di lupara contro il portone di casa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Politici]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Nati il 2 settembre]] [[Categoria:Nati nel 1942]] &lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 1997]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 25 febbraio]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Francesco_Ligorio&amp;diff=9899</id>
		<title>Francesco Ligorio</title>
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		<updated>2023-01-27T10:35:31Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Francesco Ligorio&#039;&#039;&#039; (Francavilla Fontana, [[1992]] - Brindisi, [[11 novembre]] [[2010]]) è stato un ragazzo pugliese, vittima innocente di mafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia ==&lt;br /&gt;
Nato a Francavilla Fontana, paese di 35mila abitanti in provincia di Brindisi, Francesco era stato cresciuto dalla madre Mariangela e faceva lavoretti per sostenere la famiglia. Aveva da poco compiuto diciotto anni quando la mattina dell&#039;11 novembre uscì di casa per andare a recuperare del ferro vecchio insieme al compaesano Nicola Canovari. Poco dopo le 5:30 del mattino, all&#039;imbocco della statale 7 che collega Brindisi a Taranto, il furgone Fiat Iveco su cui si trovavano i due venne crivellato da otto colpi di kalashnikov, uno dei quali raggiunse Francesco, uccidendolo sul colpo. Canovari rimase invece gravemente ferito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Indagini ==&lt;br /&gt;
Da subito le indagini individuarono in Canovari, che aveva alcuni precedenti penali, la vera vittima dell&#039;agguato. Tuttavia, ad oggi non sono stati scoperti né gli esecutori né i mandanti dell&#039;omicidio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Memoria ==&lt;br /&gt;
Dal 2013 Francesco è ricordato nell&#039;elenco delle vittime innocenti delle mafie, letto ogni 21 marzo da Libera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 24 settembre 2020 il Ministro dell&#039;Interno Luciana Lamorgese ha firmato il decreto che lo riconosce ufficialmente come vittima della criminalità organizzata, secondo quanto previsto dalla Legge 302/90, recante &amp;quot;&#039;&#039;Norme a favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata&#039;&#039;&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
* Stefania De Cristofaro, &#039;&#039;Ucciso per sbaglio a 18 anni: Francesco Ligorio riconosciuto vittima innocente di mafia&#039;&#039;, Il Tacco d&#039;Italia, 10 novembre 2020&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime della Sacra Corona Unita e delle mafie pugliesi]] [[Categoria:Nati nel 1992]] &lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 2010]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti l&#039;11 novembre]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<title>Francesco Ligorio</title>
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		<updated>2023-01-27T10:34:56Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Francesco Ligorio&#039;&#039;&#039; (Francavilla Fontana, [[1992]] - Brindisi, [[11 novembre]] [[2010]]) è stato un ragazzo pugliese, vittima innocente di mafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia ==&lt;br /&gt;
Nato a Francavilla Fontana, paese di 35mila abitanti in provincia di Brindisi, Francesco era stato cresciuto dalla madre Mariangela e faceva lavoretti per sostenere la famiglia. Aveva da poco compiuto diciotto anni quando la mattina dell&#039;11 novembre uscì di casa per andare a recuperare del ferro vecchio insieme al compaesano Nicola Canovari. Poco dopo le 5:30 del mattino, all&#039;imbocco della statale 7 che collega Brindisi a Taranto, il furgone Fiat Iveco su cui si trovavano i due venne crivellato da otto colpi di kalashnikov, uno dei quali raggiunse Francesco, uccidendolo sul colpo. Canovari rimase invece gravemente ferito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Indagini ==&lt;br /&gt;
Da subito le indagini individuarono in Canovari, che aveva alcuni precedenti penali, la vera vittima dell&#039;agguato. Tuttavia, ad oggi non sono stati scoperti né gli esecutori né i mandanti dell&#039;omicidio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Memoria ==&lt;br /&gt;
Dal 2013 Francesco è ricordato nell&#039;elenco delle vittime innocenti delle mafie, letto ogni 21 marzo da Libera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 24 settembre 2020 il Ministro dell&#039;Interno Luciana Lamorgese ha firmato il decreto che lo riconosce ufficialmente come vittima della criminalità organizzata, secondo quanto previsto dalla Legge 302/90, recante &amp;quot;&#039;&#039;Norme a favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata&#039;&#039;&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
* Stefania De Cristofaro, &#039;&#039;Ucciso per sbaglio a 18 anni: Francesco Ligorio riconosciuto vittima innocente di mafia&#039;&#039;, Il Tacco d&#039;Italia, 10 novembre 2020&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime della Sacra Corona Unita e delle mafie pugliesi]] [[Categoria:Nati nel 1992]] &lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 2010]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Giovanni_Brusca&amp;diff=9872</id>
		<title>Giovanni Brusca</title>
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		<updated>2022-11-25T19:06:33Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&amp;lt;center&amp;gt;«I pentiti devono essere ascoltati, capiti, le loro parole valutate fino in fondo. Ma quando si raggiungono tutte le conferme, bisogna sapere che i pentiti restano uno strumento fondamentale per scardinare Cosa Nostra. E in questo – ci tengo a essere anche io a dirlo – i magistrati non devono essere lasciati soli».&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;(&#039;&#039;&#039;Giovanni Brusca&#039;&#039;&#039;)&amp;lt;ref&amp;gt;Saverio Lodato (1999), Ho ucciso Giovanni Falcone. La confessione di Giovanni Brusca, Milano, Mondadori, p.189 &amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;/center&amp;gt;&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giovanni Brusca&#039;&#039;&#039; (San Giuseppe Jato, [[20 febbraio]] [[1957]]), detto “&#039;&#039;u Verru&#039;&#039;” (il porco) o “&#039;&#039;lo Scannacristiani&#039;&#039;” a causa della sua ferocia, è un collaboratore di giustizia ed ex affiliato di [[Cosa Nostra]]. Nell’organizzazione ha ricoperto il ruolo di capomandamento di San Giuseppe Jato fino al [[20 maggio]] [[1996]], giorno in cui è stato arrestato insieme al fratello [[Enzo Brusca|Enzo]]. Dopo aver collaborato con la giustizia e aver scontato 25 anni di reclusione, il [[31 maggio]] [[2021]] è stato scarcerato.&lt;br /&gt;
[[File:Giovanni_Brusca.jpeg|200px|thumb|right|Giovanni Brusca]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
===L&#039;infanzia===&lt;br /&gt;
Figlio di [[Bernardo Brusca]], capomandamento di San Giuseppe Jato schierato con il [[Clan dei Corleonesi]], e fratello di [[Enzo Brusca| Enzo]], anch’egli mafioso, Giovanni frequentò la scuola fino alla quinta elementare&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.23&amp;lt;/ref&amp;gt;. Dopo aver svolto per un breve periodo il lavoro di muratore e di pastore, all’età di dodici anni iniziò a svolgere alcune attività per conto del padre&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp.25-26 &amp;lt;/ref&amp;gt;. Tra queste c’era il portare da mangiare ai mafiosi latitanti che si rifugiavano nel loro territorio&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.27&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===I primi omicidi===&lt;br /&gt;
All’età di diciotto anni Brusca commise il primo di una lunga serie di omicidi. Secondo quanto dichiarò in seguito, egli uccise un certo &#039;&#039;&#039;Riolo&#039;&#039;&#039;, senza nemmeno sapere perché era stato deciso di eliminarlo&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.28&amp;lt;/ref&amp;gt;. L’anno successivo invece partecipò insieme a suo zio e a [[Leoluca Bagarella]] all’omicidio di un uomo colpevole di aver rubato più volte nel suo paese&amp;lt;ref&amp;gt;Ibid&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L’iniziazione a Cosa Nostra===&lt;br /&gt;
Brusca entrò a far parte ufficialmente di [[Cosa Nostra]] nel [[maggio]] [[1976]]. Alla sua iniziazione parteciparono diversi &#039;&#039;uomini d’onore&#039;&#039;, tra cui il padre, gli zii, [[Salvatore Riina]] e [[Leoluca Bagarella]]&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.29&amp;lt;/ref&amp;gt;. Egli descrisse così il rito:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«Qualcuno mi prese il dito e me lo punse con un ago. Mi fecero uscire un po’ di sangue e così macchiarono la «santina».  A quel punto Riina le diede fuoco. E mi fece tenere la «santina» fra le mani mettendo le sue sopra le mie, a coppa. Le mani cominciarono a bruciare. Volevo buttare la «santina», ma lui non me lo permise. E intanto diceva: «se tradisci Cosa Nostra, le tue carni bruceranno come brucia questa &amp;quot; santina&amp;quot;». Erano le famose parole di rito»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.30 &amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La Seconda guerra di Mafia ===&lt;br /&gt;
Durante la [[Seconda Guerra di Mafia|Seconda guerra di Mafia]] il mandamento di San Giuseppe Jato si dimostrò uno dei più fedeli a [[Salvatore Riina]]. In questo periodo Brusca si rese responsabile di numerosi omicidi, arrivando a uccidere in un solo giorno una dozzina di nemici, che furono strangolati e sciolti nell’acido&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.54 &amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La Strage di via Pipitone Federico===&lt;br /&gt;
Brusca fece parte del gruppo che il [[29 luglio]] [[1983]] fece esplodere l’auto-bomba che uccise il giudice istruttore [[Rocco Chinnici]], i componenti della scorta [[Mario Trapassi]] e [[Salvatore Bartolotta]], nonché [[Stefano Li Sacchi]], portiere dello stabile di via Pipitone Federico. “&#039;&#039;U verru&#039;&#039;” contribuì direttamente alla strage collocando 75kg di tritolo su una Fiat 126 che venne parcheggiata sotto casa del giudice&amp;lt;ref&amp;gt;Attilio Bolzoni, Giovanni Brusca e il piano criminale, la Repubblica, 17 luglio 2020&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il soggiorno obbligato e l’inizio della latitanza===&lt;br /&gt;
In seguito alle dichiarazioni di [[Tommaso Buscetta]], il [[29 settembre]] [[1984]] Brusca venne arrestato con l’accusa di associazione mafiosa e destinato al carcere speciale di Busto Arsizio&amp;lt;ref&amp;gt;Saverio Lodato (1999), Ho ucciso Giovanni Falcone. La confessione di Giovanni Brusca, Milano, Mondadori, p.34 &amp;lt;/ref&amp;gt;. Una volta scarcerato venne mandato per dieci mesi al soggiorno obbligato nell’isola di Linosa. Imputato a piede libero nel [[Maxiprocesso di Palermo]], Brusca decise di darsi alla latitanza quando il [[31 gennaio]] del [[1992]] la Cassazione lo condannò a sei anni di reclusione&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.38&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La Strage di Capaci===&lt;br /&gt;
Brusca partecipò attivamente alla fase di preparazione e di esecuzione della [[Strage di Capaci]]. Insieme ad altri mafiosi si occupò della collocazione dell’esplosivo al di sotto dell’autostrada e, attraverso delle prove, stabilì il momento esatto in cui azionare i 1000 kg di tritolo&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp.91-95&amp;lt;/ref&amp;gt;.. Fu proprio lui il [[23 maggio]] [[1992]] a premere il telecomando che causò la morte del giudice [[Giovanni Falcone]], della moglie e magistrata [[Francesca Morvillo]] e degli agenti di scorta [[Vito Schifani]], [[Rocco Dicillo]], [[Antonio Montinaro]]. In seguito all’attentato si recò a casa di [[Girolamo  Guddo]], dove si era dato appuntamento con [[Raffaele Ganci]] e [[Salvatore Cancemi]] per brindare alla buona riuscita del piano&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.97&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il rapimento e l’omicidio di Giuseppe Di Matteo ===&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;«Conoscevo le abitudini del piccolo Giuseppe Di Matteo perché  andava a Villabate, al maneggio dei Vitale, «uomini d’onore» del mandamento dei Graviano di Brancaccio. Lo avevo visto spesso da quelle parti. Passai l’informazione a Giuseppe Graviano incaricandolo del rapimento. Ma la decisione esecutiva fu mia, dall’inizio alla fine. Sono sempre stato io, in tutta la vicenda, a dire quello che si doveva e quello che non si doveva fare»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.140 &amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;[[Giuseppe Di Matteo]], un bambino di appena dodici anni, venne rapito il [[23 novembre]] del [[1993]] da un gruppo di mafiosi agli ordini di Giovanni Brusca. Lo scopo del sequestro era quello di far ritrattare suo padre [[Santino Di Matteo|Santino]], che era da poco diventato un collaboratore di giustizia. Brusca nascose il bambino per 779 giorni, poi, dato che [[Santino Di Matteo]]non accennava a ritirare le proprie dichiarazioni, l’[[11 gennaio]] del [[1996]] diede l’ordine di strangolare e sciogliere nell’acido il piccolo [[Giuseppe Di Matteo|Giuseppe]]&amp;lt;ref&amp;gt;Attilio Bolzoni (2008), Parole d’onore. Le voci di Cosa nostra. Il gergo dei suoi uomini. Fra riti e tragedie, mezzo secolo di mafia nella parlata dei mafiosi, Milano, Rizzoli, p.58&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L’arresto===&lt;br /&gt;
Latitanza di Giovanni Brusca terminò il [[20 maggio]] [[1996]], quando gli uomini della squadra mobile di Palermo fecero irruzione nella sua villa di San Leone, località Cannitello, in provincia di Agrigento. Gli investigatori ebbero la certezza che il ricercato si trovasse proprio lì grazie al rombo di una moto che i poliziotti fecero passare in quella strada e il cui suono arrivò attraverso il telefono intercettato del boss&amp;lt;ref&amp;gt;Alfonso Sabella (2019), Cacciatore di mafiosi. Le indagini, i pedinamenti, gli arresti di un magistrato in prima linea, Milano, Mondadori, pp.122-123&amp;lt;/ref&amp;gt;. Insieme a lui venne arrestato il fratello [[Enzo Brusca|Enzo]], anch’egli latitante. Nel momento in cui gli agenti fecero irruzione nell’abitazione, i due fratelli erano a tavola in compagnia delle mogli e dei figli a guardare un programma televisivo su [[Giovanni Falcone]]&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.123 &amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La collaborazione con la giustizia===&lt;br /&gt;
Appena tre giorni dopo la sua cattura, alle cinque di pomeriggio del [[23 maggio]] [[1996]], a distanza di quattro anni dalla [[Strage di Capaci]], il boss di San Giuseppe Jato manifestò la propria volontà di collaborare con i giudici&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp.126-127&amp;lt;/ref&amp;gt;. Tuttavia, nella fase iniziale si distinse per una lunga serie di bugie, le quali miravano a salvare da conseguenze penali numerose persone a lui legate, come [[Vito Vitale]] e [[Giovanni Riina]], e a minare la credibilità di diversi “&#039;&#039;pentiti&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.135 &amp;lt;/ref&amp;gt;. La verità venne alla luce quando il fratello [[Enzo Brusca|Enzo]] svelò ai giudici i piani di Giovanni, rivelando di essersi accordato con lui affinché anch&#039;egli si fingesse pentito e sostenesse quello che il fratello dichiarava&amp;lt;ref&amp;gt;Ibid&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo essere stato scoperto, Brusca rischiò di essere espulso per sempre dal programma di protezione e di passare l’intera vita in carcere. Per questo motivo decise di porre fine ai tentativi di depistaggio e cominciò a collaborare sul serio. Da quel momento Brusca ammise le proprie responsabilità, confessando ai giudici di aver commesso o ordinato all’incirca centocinquanta omicidi, tra i quali quelli del magistrato [[Rocco Chinnici]], del bambino [[Giuseppe Di Matteo]] e di [[Giovanni Falcone]]&amp;lt;ref&amp;gt;Saverio Lodato (1999), Ho ucciso Giovanni Falcone. La confessione di Giovanni Brusca, Milano, Mondadori, p.7&amp;lt;/ref&amp;gt;. I nuovi interrogatori vennero ritenuti attendibili e portarono alla condanna di decine di mafiosi in diversi procedimenti penali. Per questo motivo l’[[8 marzo]] del [[2000]] gli venne riconosciuto lo status di collaboratore di giustizia e ottenne rilevanti sconti di pena nei processi che lo videro imputato&amp;lt;ref&amp;gt;Saverio Lodato (2017), Quarant’anni di Mafia. Storia di una guerra infinita, Milano, Rizzoli, pp.371-372&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Ho ucciso Giovanni Falcone===&lt;br /&gt;
Nel [[1999]] Brusca venne intervistato dal giornalista [[Saverio Lodato]], che in seguito ai colloqui avuti con il mafioso pubblicò il libro Ho ucciso Giovanni Falcone. Oltre a informazioni biografiche, nelle pagine del volume è possibile trovare le dichiarazioni di Brusca riguardo la storia di [[Cosa Nostra]], la [[Seconda Guerra di Mafia|Seconda guerra di Mafia]] e l&#039;ascesa al potere di [[Salvatore Riina]], l&#039;assassinio del piccolo [[Giuseppe Di Matteo]] e la preparazione della [[Strage di Capaci]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===I principali contributi da collaboratore===&lt;br /&gt;
Brusca venne chiamato a testimoniare in numerosi processi, nei quali andò ben oltre agli omicidi da lui compiuti e alle responsabilità di [[Cosa Nostra]]. In diverse occasioni infatti svelò i rapporti tra Mafia-politica-istituzioni che da sempre avevano favorito e garantito l’impunità dell’organizzazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Processo Andreotti====&lt;br /&gt;
Durante le udienze del [[Processo Andreotti]], Brusca parlò delle relazioni tra [[Salvo Lima]], [[Vito Ciancimino]] e i cugini Salvo con [[Cosa Nostra]], e del loro rapporto con [[Giulio Andreotti]]. In particolare egli rivelò che poco dopo lo scoppio della [[Seconda Guerra di Mafia]], [[Nino Salvo|Antonino Salvo]] gli chiese di recapitare un messaggio da parte di [[Giulio Andreotti]] in persona: &amp;lt;blockquote&amp;gt;«Fai sapere agli amici che se non si danno una calmata, sono costretto, o perlomeno non sono più in condizioni di potere mantenere qua in Parlamento, sono costretto a prendere provvedimenti per la Sicilia, con qualche legge speciale, con qualche cosa di speciale. […] La risposta che io portai da Riina ai cugini Salvo fu di lasciarci stare in pace, di non fare leggi speciali, di fare il massimo per impedire che faccia leggi speciali, perché noi gli abbiamo dato... gli abbiamo fatto tanti favori e pure i voti, cioè gli abbiamo dato favori... ci abbiamo fatto favori più tutti i voti, che ogni volta li votiamo per quando ne avevano di bisogno»&amp;lt;ref&amp;gt;Francesco Ingargiola (1999), Sentenza n. 881/99 contro Andreotti Giulio, Tribunale di Palermo - V Sezione Penale, 23 ottobre, pp.474-476 &amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;Brusca riferì inoltre di avere appreso sempre da [[Nino Salvo]] di un intervento riuscito presso [[Giulio Andreotti|Andreotti]] per la sistemazione del processo a carico di Vincenzo e Filippo Rimi, uomini d’onore della famiglia di Alcamo, i quali erano stati condannati all’ergastolo. Brusca dichiarò che la conferma di tale episodio gli arrivò sia da suo padre [[Bernardo Brusca|Bernardo]] sia da [[Salvatore Riina]], ai quali aveva chiesto se le informazioni ricevute da [[Nino Salvo]] fossero vere&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.818&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Il processo Trattativa Stato-Mafia====&lt;br /&gt;
Nel corso del [[Processo per la Trattativa Stato-mafia]] Brusca dichiarò che, una ventina di giorni dopo la [[Strage di Capaci]], [[Salvatore Riina]] gli riferì che [[ Vito Ciancimino]], Umberto Bossi e [[Marcello Dell&#039;Utri|Marcello Dell’Utri]] si erano fatti avanti con lui per trattare. Il capo di [[Cosa Nostra]] disse però che quei contatti non li interessavano&amp;lt;ref&amp;gt; Alfredo Montalto (2018), Sentenza 11719/12 contro “&#039;&#039;Bagarella Leoluca +9&#039;&#039;”, Corte di Assise di Palermo – II Sezione Penale, 20 aprile, p.1595&amp;lt;/ref&amp;gt;. In un incontro successivo gli rivelò invece con fare soddisfatto che i politici a cui era interessato si erano finalmente fatti avanti e che aveva consegnato loro un “&#039;&#039;papello&#039;&#039;” di richieste&amp;lt;ref&amp;gt; Ivi, p.1597&amp;lt;/ref&amp;gt;. Brusca disse che il “&#039;&#039;papello&#039;&#039;” era stato preparato da [[Salvatore Riina|Riina]] perché i politici gli avevano chiesto quali fossero le sue richieste per porre fine alle stragi&amp;lt;ref&amp;gt; Ivi, p.1598&amp;lt;/ref&amp;gt;. In quell’incontro però non gli disse chi fossero tali interlocutori politici. Questi soggetti fecero inoltre sapere che, nonostante le richieste di [[Salvatore Riina|Riina]] fossero troppo eccessive, un margine di trattativa era ancora possibile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Brusca riferì che dopo l’inizio della sua collaborazione, leggendo occasionalmente un articolo di stampa, dove si faceva cenno a contatti tra[[Vito Ciancimino| Ciancimino]] e i Carabinieri, aveva capito che la trattativa di cui gli aveva parlato[[Salvatore Riina|Riina]] era stata portata avanti tramite dal ROS (Raggruppamento Operativo Speciale)&amp;lt;ref&amp;gt; Ivi, pp.1610-1611&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore affermò anche che dopo il tentativo di omicidio del Commissario [[Rino Germanà]], [[Salvatore Riina|Riina]] gli prospettò la necessità di effettuare qualche altro attentato per indurre i politici a trattare e che egli quindi gli manifestò la possibilità di organizzare l’omicidio del magistrato[[Pietro Grasso]]. L’attentato però alla fine non venne eseguito per difficoltà tecniche&amp;lt;ref&amp;gt; Ivi, p.1608&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
Brusca rivelò che lui, [[Leoluca Bagarella]] e [[Matteo Messina Denaro]] decisero di spostare il luogo degli attentati al di fuori della Sicilia e che la finalità degli attentati nel continente era sempre quella di indurre i politici a trattare sulle richieste di [[Salvatore Riina|Riina]]&amp;lt;ref&amp;gt; Ivi, pp.2012-2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inoltre svelò che l’attentato contro i Carabinieri allo stadio Olimpico di Roma avrebbe dovuto costituire il “&#039;&#039;colpo di grazia&#039;&#039;” per costringere a trattare i soggetti cui era stato consegnato il “&#039;papello&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt; Ivi, pp.2751&amp;lt;/ref&amp;gt;.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Brusca infine raccontò di aver chiesto a [[Vittorio Mangano]] di contattare [[Silvio Berlusconi]] attraverso [[Marcello Dell&#039;Utri|Marcello Dell’Utri]] al fine di ottenere un’attenuazione dell’[[Articolo 41 bis]]&amp;lt;ref&amp;gt; Ivi, p.3658&amp;lt;/ref&amp;gt;. In aggiunta il collaboratore incaricò [[Vittorio Mangano|Mangano]] di prospettare a Dell&#039;Utri che, in caso di non accoglimento della richiesta, la strategia stragista di [[Cosa Nostra]] sarebbe andata avanti&amp;lt;ref&amp;gt; Ivi, pp.4359-4360&amp;lt;/ref&amp;gt;. [[Vittorio Mangano|Mangano]] ebbe quindi un colloquio con Dell&#039;Utri, il quale gli assicurò che si sarebbe attivato in loro favore&amp;lt;ref&amp;gt; Ivi, p.3664&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La scarcerazione===&lt;br /&gt;
Grazie agli sconti di pena ottenuti con la collaborazione, Brusca venne scarcerato il [[31 maggio]] [[2021]], dopo 25 anni di reclusione, e sottoposto a quattro anni di libertà vigilata. Tuttavia nel [[luglio]] [[2022]] i giudici della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo stabilirono che al collaboratore di giustizia dovesse essere riattivata la sorveglianza speciale poiché ritenuto ancora socialmente pericoloso&amp;lt;ref&amp;gt; Salvo Palazzolo, Non c&#039;è la prova che sia cambiato. Ecco perché  il pentito Brusca viene ritenuto socialmente pericoloso, la Repubblica, 29 luglio 2010&amp;lt;/ref&amp;gt;. Per lui venne quindi disposto l’obbligo di firma e il divieto di uscire di casa di notte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*Bolzoni, Attilio (2008). &#039;&#039;Parole d’onore. Le voci di Cosa nostra. Il gergo dei suoi uomini. Fra riti e tragedie, mezzo secolo di mafia nella parlata dei mafiosi&#039;&#039;, Milano, Rizzoli.&lt;br /&gt;
*Bolzoni Attilio (2020, 17 luglio). &#039;&#039;Giovanni Brusca e il piano criminale&#039;&#039;, la Repubblica.&lt;br /&gt;
*Dickie John (2007), &#039;&#039;Cosa nostra. Storia della mafia siciliana&#039;&#039;, Roma, Laterza.&lt;br /&gt;
*Ingargiola Francesco (1999), &#039;&#039;Sentenza 881/99 contro Andreotti Giulio&#039;&#039;, Tribunale di Palermo - V Sezione Penale, 23 ottobre.&lt;br /&gt;
*Lodato Saverio (1999). &#039;&#039;Ho ucciso Giovanni Falcone. La confessione di Giovanni Brusca&#039;&#039;, Milano, Mondadori.&lt;br /&gt;
*Lodato Saverio (2017). &#039;&#039;Quarant’anni di Mafia. Storia di una guerra infinita&#039;&#039;, Milano, Rizzoli.&lt;br /&gt;
*Lodato Saverio, Di Matteo Nino (2018). &#039;&#039;Il patto sporco. Il processo Stato-Mafia nel racconto di un suo protagonista&#039;&#039;, Milano, Chiarelettere.&lt;br /&gt;
*Montalto Alfredo (2018). Sentenza 11719/12 contro Bagarella Leoluca +9, Corte di Assise di Palermo – II Sezione Penale, 20 aprile.&lt;br /&gt;
*Palazzolo Salvo (2022, 27 luglio). &#039;&#039;Brusca libero è socialmente pericoloso. Sorveglianza speciale per l&#039;ex boss pentito scarcerato dopo 25 anni&#039;&#039;, la Repubblica.&lt;br /&gt;
*Palazzolo Salvo (2010, 29 luglio). &#039;&#039;Non c&#039;è la prova che sia cambiato. Ecco perché  il pentito Brusca viene ritenuto socialmente pericoloso&#039;&#039;, la Repubblica.&lt;br /&gt;
*Sabella Alfonso (2019). &#039;&#039;Cacciatore di mafiosi. Le indagini, i pedinamenti, gli arresti di un magistrato in prima linea&#039;&#039;, Milano, Mondadori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Pentiti]] &lt;br /&gt;
[[Categoria:Mafiosi]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<title>Nicola Guerriero</title>
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		<updated>2022-02-24T15:21:15Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Nicola Guerriero&#039;&#039;&#039; (N.D., - Torre Santa Susanna (BR), [[11 agosto]] [[1991]]) è stato un padre pugliese, vittima innocente della [[Sacra Corona Unita]].  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
[[Salvatora Tieni]] e Nicola Guerriero cercavano la verità sul figlio Romolo, autista dell&#039;imprenditore [[Cosimo Persano]], scomparso nel nulla col suo datore di lavoro il [[29 maggio]] [[1990]]. La scomparsa fu ricondotta alla faida allora in corso tra i Bruno e i Persano per i possedimenti agricoli nel paese di Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi. I coniugi decisero di testimoniare contro i Bruno, ritenendoli responsabili della morte del figlio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;11 agosto 1991, nel pieno dei festeggiamenti della santa patrona del paese, Santa Susanna, Salvatora e Nicola scomparvero nel nulla. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il corpo del figlio fu trovato solo sette anni dopo nei pressi del podere di contrada Monticelli di proprietà della famiglia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A seguito della morte dei genitori, l&#039;unica superstite della famiglia, Cosima, decise di diventare testimone di giustizia, permettendo, così, la condanna degli assassini di suo fratello Romolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*MAFIE, &#039;&#039;[https://mafie.blogautore.repubblica.it/2019/05/01/3080/?utm_source=dlvr.it&amp;amp;utm_medium=facebook Brindisi, scomparsa tutta una famiglia]&#039;&#039;, Repubblica.it, 1° maggio 2019 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime della Sacra Corona Unita e delle mafie pugliesi]] [[Categoria:Morti l&#039;11 agosto]] [[Categoria:Morti nel 1991]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<title>Mariano Farina</title>
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		<updated>2022-02-23T17:21:05Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Mariano Farina&#039;&#039;&#039;(N.D., [[1977]] - Casteldaccia, [[31 marzo]] [[1992]]) è stato un bambino, vittima innocente di [[Cosa Nostra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Mariano sparì nel nulla insieme all’amico [[Salvatore Colletta]] il 31 marzo 1992. I due avevano deciso di saltare la scuola e di recarsi a Castaldaccia per curiosare nelle ville sul litorale chiuse durante la stagione invernale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Le indagini=== &lt;br /&gt;
Da subito si pensò che dietro la misteriosa scomparsa ci fosse la mano di [[Cosa Nostra]]: la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo iniziò a condurre le indagini in quella direzione, ma ben presto dovette fermarsi, in assenza di una pista precisa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La svolta nelle indagini si ebbe a distanza di ben 27 anni dalla scomparsa, grazie al ritrovamento di alcune confezioni merendine in una casolare a Casteldaccia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La DDA di Palermo ha disposto le analisi sulle confezioni che, secondo gli inquirenti, devono farsi risalire al momento della scomparsa dei ragazzini. Per questo, sono stati indagati Vincenzo Rosselli e Guido Rosselli, proprietari della casa a Casteldaccia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli inquirenti attualmente sospettano che i due ragazzini sono stati vittima di “[[lupara bianca]]” per essersi intrufolati nella villa che un tempo fu di [[Michele Greco]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
* Il Messaggero, &#039;&#039;[https://www.ilmessaggero.it/italia/ragazzi_scomparsi_27_anni_fa_merendine_palermo_casteldaccia_colletta_farina-4782476.html Ragazzi scomparsi 27 anni fa, svolta grazie alle merendine: indagato l&#039;amico (oggi 40enne)]&#039;&#039;, 8 ottobre 2019. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Studenti]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria: Minori Vittime di mafia]] &lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Nati nel 1980]] [[Categoria:Morti il 31 marzo]] [[Categoria:Morti nel 1992]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Maurizio Estate&#039;&#039;&#039; ([[1970]] - Napoli, [[17 maggio]] [[1993]]) è stato un lavoratore ucciso a soli 23 anni, vittima innocente di [[Camorra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria:Nati nel 1976]] [[Categoria:Morti il 17 maggio]] [[Categoria:Morti nel 1993]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Tolta categoria Vittime senza giustizia&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Maurizio Estate&#039;&#039;&#039; ([[1970]] - Napoli, [[17 maggio]] [[1993]] è stato un lavoratore ucciso a soli 23 anni, vittima innocente di [[Camorra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria:Nati nel 1976]] [[Categoria:Morti il 17 maggio]] [[Categoria:Morti nel 1993]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: aggiunta categoria Vittime senza giustizia&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Vincenzo D&#039;anna&#039;&#039;&#039; (N.D., Napoli, [[12 febbraio]] [[1993]]) è stato un costruttore campano, ucciso per essersi opposto al racket della [[Camorra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
D’anna venne ucciso nel suo cantiere a Secondigliano, il 12 febbraio 1993. Quello che inizialmente venne etichettato come una rapina finita male, si rivelò poi un omicidio di stampo mafioso. La colpa del titolare dell’impresa edile fu di non essersi piegato al racket della [[Camorra]], che da tempo riceveva da parte del clan camorristico locale richieste di tangenti, da lui sempre rifiutate. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
* Conchita Sannino, &#039;&#039;[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/02/13/ucciso-un-costruttore.html Ucciso un costruttore]&#039;&#039;, La Repubblica, 13 febbraio 1993&lt;br /&gt;
*Salvatore Buglione, &#039;&#039;[https://www.ilmattino.it/polis/emilio_d_anna_uccisero_mio_padre_perche_non_si_piegava_all_estorsione-2270596.html Uccisero mio padre perché non si piegava alle estorsioni]&#039;&#039; , Il Mattino, 20 febbraio 2017&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Imprenditori]]  [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria:Morti il 12 febbraio]] [[Categoria:Morti nel 1993]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<title>Giovanni Lizzio</title>
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		<updated>2022-01-18T16:20:27Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giovanni Lizzio&#039;&#039;&#039; (Catania, [[24 giugno]] [[1947]] – Catania, [[27 luglio]] [[1992]]) è stato un&#039;ispettore della Polizia di Stato, capo della Squadra mobile di Catania negli anni ’80 e ‘90, ucciso da [[Cosa Nostra]] per le sue indagini sul racket delle estorsioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Giovanni lizzio.jpg|300px|thumb|right|Giovanni Lizzio]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Nato a Catania, nello storico quartiere di Via Garibaldi, Giovanni cominciò la sua attività nel corpo della Polizia di Stato a Napoli, ottenendo successivamente il trasferimento a Catania. Qui iniziò il suo lavoro prima nella sezione omicidi, poi passò al nucleo anticrimine e, infine, diventò responsabile della sezione anti-racket (&amp;lt;ref&amp;gt;citato in &amp;quot;[https://www.poliziadistato.it/statics/15/lizzio.pdf Giovanni Lizzio]&amp;quot;, Polizia di Stato&amp;lt;/ref&amp;gt;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sposato e padre di due figlie, Lizzio divenne ben presto un simbolo per la città di Catania. Gran conoscitore delle dinamiche del potere mafioso, essendo cresciuto nel cuore della città etnea, si distinse per un abile uso delle rivelazioni dei collaboratori di giustizia in diverse indagini, creando un vero e proprio archivio delle famiglie mafiose catanesi, sia del passato che quelle emergenti, legate ai [[Corleonesi]]&amp;lt;ref&amp;gt;Manuela de Quarto, &#039;&#039;Giovanni Lizzio: c’era una volta un ispettore catanese contro la Mafia&#039;&#039;, [https://catania.italiani.it/giovanni-lizzio-ispettore-contro-mafia/ CataniaItaliani.it], 8 novembre 2018&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[18 luglio]] 1992, 9 giorni prima della sua morte, chiuse un&#039;importante operazione che portò all&#039;arresto di 14 membri del clan Cappello che consentì l’arresto di 14 membri del [[Clan Cappello|clan Cappello]], gruppo legato alla [[Stidda]] che insieme alla famiglia di [[Nitto Santapaola]] era tra le più potenti in città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L’omicidio ===&lt;br /&gt;
La sera del [[27 luglio]], verso le 21:30, Lizzio si trovava nella sua automobile, fermo al semaforo in Via Leucatia, nel quartiere Canalicchio di Catania. Aveva appena telefonato a sua figlia, per avvisare che da lì a poco sarebbe rientrato a casa, quando fu raggiunto da due sicari che gli spararono &#039;&#039;&#039;sei colpi di pistola&#039;&#039;&#039;. L’ispettore morì poco dopo l’arrivo in ospedale&amp;lt;ref&amp;gt;[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/07/28/ucciso-il-poliziotto-antiracket.html Lucio Luca, Ucciso il Poliziotto Antiracket, la Repubblica, 28 luglio 1992]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Indagini e processi ==&lt;br /&gt;
=== Il tentato depistaggio e le dichiarazioni di Natale Di Raimondo ===&lt;br /&gt;
Inizialmente si disse subito che non poteva essere un omicidio di mafia. Tanto che alle esequie non parteciparono nemmeno il ministro dell&#039;Interno, [[Nicola Mancino]], e il capo della polizia, [[Vincenzo Parisi]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia nel [[1998]] il collaboratore di giustizia [[Natale Di Raimondo]] dichiarò: “&#039;&#039;erano i primi di luglio e mi recai al bar Ambassador dove incontrai Aldo Ercolano e Salvatore Santapaola. In quell&#039;occasione mi diedero l’ordine di uccidere l&#039;ispettore Lizzio. Non chiesi il perché ma dentro di me pensai che quell&#039;omicidio era certamente voluto dai palermitani&#039;&#039;” (citato in Laura Distefano, L’omicidio di un poliziotto. Le indagini per inchiodare i killer, LiveSicilia, 28 luglio 2018). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La testimonianza di Di Raimondo inserì l&#039;omicidio Lizzio come uno dei tasselli della sfida di [[Totò Riina]] allo Stato, con il benestare di Nitto Santapaola, che pur all&#039;inizio si dimostrò titubante. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il processo &amp;quot;Orsa Maggiore&amp;quot; ===&lt;br /&gt;
Dopo indagini lunghe e complesse, si arrivò al processo &amp;quot;Orsa Maggiore&amp;quot;, alla fine del quale Nitto Santapaola fu condannato all&#039;ergastolo come mandante dell&#039;omicidio, mentre vennero assolti i boss Aldo Ercolano e Calogero Campanella&amp;lt;ref&amp;gt;citato in Fernando Massimo Adonia, Menzogne e stragismo mafioso. Così uccisero l&#039;ispettore Lizzio, LiveSicilia, 28 luglio 2018&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel giugno 1998, venero condannati in qualità di esecutori materiali del delitto Natale Di Raimondo e Umberto Di Fazio a 12 anni di reclusione. Vennero condannati a 30 anni di reclusione, inoltre, Francesco Squillaci e Giovanni Rapisarda, poi assolto in Appello. Assolti Filippo Branciforti e Francesco Di Grazia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In memoria di Giovanni Lizzio&lt;br /&gt;
A Catania, attorno alle mura che costeggiano il carcere di Piazza Lanza, è stato dedicato un murales all’ispettore Lizzio, insieme ad altre vittime della mafia, curato dall’associazione [[AddioPizzo]]. A Giovanni Lizzio è dedicata anche una targa all’interno della squadra mobile di Catania ed una nella caserma Cardile della Polizia di Stato, oltreché un parco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le parole di [[Attilio Bolzoni]] durante un’intervista alla domanda sul perché si parla poco di mafia catanese e di figure come Giovanni Lizzio: “&#039;&#039;Abbiamo sempre fatto fatica a parlare di Catania e della sua mafia. Prigionieri in qualche modo di una visione palermocentrica di Cosa Nostra(...). Poi sono arrivati i Santapaola (e gli Ercolano) e anche loro ci sono sembrati da lontano appendici dei Palermitani e dei Trapanesi o degli Agrigentini, pericolosi e intraprendenti ma sempre catanesi(…). Molto più americana come indole, rispetto alla vasta parentela che ha vissuto e vive ancora dall’altra parte della Sicilia, la mafia di Catania ha sempre cercato di mischiarsi con la città e con i suoi governanti piuttosto che manifestarsi come un’entità diversa, minacciosa e aggressiva. Una scelta che, nel lungo periodo, si è rivelata vincente.&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;citato in Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Per saperne di più ==&lt;br /&gt;
=== Libri ===&lt;br /&gt;
* Sandra Sicurella, Da quel giorno che mia madre ha smesso di cantare: Storie di mafia, Giappichelli Editore, 2017 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Archivio LiveSicilia.it&lt;br /&gt;
* Archivio Polizia di Stato&lt;br /&gt;
* Archivio Italiani.it&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Poliziotti]] [[Categoria:Forze dell&#039;Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Nati il 24 giugno]] [[Categoria:Nati nel 1947]] [[Categoria:Morti il 27 luglio]] [[Categoria:Morti nel 1992]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<title>Salvatore Colletta</title>
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		<updated>2022-01-16T09:16:30Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: mancava un &amp;quot;di&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Salvatore Colletta&#039;&#039;&#039;(N.D., [[1980]] - Casteldaccia, [[31 marzo]] [[1992]]) è stato un bambino, vittima innocente di [[Cosa Nostra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Salvatore sparì nel nulla insieme all’amico [[Mariano Farina]] il 31 marzo 1992. I due avevano deciso di saltare la scuola e di recarsi a Castaldaccia per curiosare nelle ville sul litorale chiuse durante la stagione invernale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Le indagini=== &lt;br /&gt;
Da subito si pensò che dietro la misteriosa scomparsa ci fosse la mano di [[Cosa Nostra]]: la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo iniziò a condurre le indagini in quella direzione, ma ben presto dovette fermarsi, in assenza di una pista precisa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La svolta nelle indagini si ebbe a distanza di ben 27 anni dalla scomparsa, grazie al ritrovamento di alcune confezioni di merendine in una casolare a Casteldaccia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La DDA di Palermo ha disposto le analisi sulle confezioni che, secondo gli inquirenti, devono farsi risalire al momento della scomparsa dei ragazzini. Per questo, sono stati indagati Vincenzo Rosselli e Guido Rosselli, proprietari della casa a Casteldaccia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli inquirenti attualmente sospettano che i due ragazzini sono stati vittima di “[[lupara bianca]]” per essersi intrufolati nella villa che un tempo fu di [[Michele Greco]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Il Messaggero, &#039;&#039;[https://www.ilmessaggero.it/italia/ragazzi_scomparsi_27_anni_fa_merendine_palermo_casteldaccia_colletta_farina-4782476.html Ragazzi scomparsi 27 anni fa, svolta grazie alle merendine: indagato l&#039;amico (oggi 40enne)]&#039;&#039;, 8 ottobre 2019. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Studenti]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria: Minori Vittime di mafia]] [[Categoria:Bambini Vittime di mafia]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Nati nel 1980]] [[Categoria:Morti il 31 marzo]] [[Categoria:Morti nel 1992]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<updated>2022-01-16T09:03:27Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: eliminata la categoria vittime senza giustizia&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Fortunato Arena&#039;&#039;&#039; (San Filippo del Mela, [[25 febbraio]] [[1969]] – Pontecagnano Faiano, [[12 febbraio]] [[1992]]) è stato un carabiniere italiano, vittima innocente di [[Camorra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu ucciso in servizio durante un posto di blocco, insieme al collega [[Claudio Pezzuto]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]] [[Categoria:Forze dell&#039;Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria:Nati il 25 febbraio]] [[Categoria:Nati nel 1969]] [[Categoria:Morti il 12 febbraio]] [[Categoria:Morti nel 1992]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<updated>2022-01-16T09:02:40Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: eliminata la categoria vittime senza giustizia&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Claudio Pezzuto&#039;&#039;&#039; (Surbo, [[7 luglio]] [[1963]] – Pontecagnano Faiano, [[12 febbraio]] [[1992]]) è stato un carabiniere italiano, vittima innocente di [[Camorra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu ucciso in servizio durante un posto di blocco, insieme al collega [[Fortunato Arena]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]] [[Categoria:Forze dell&#039;Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria:Nati il 7 luglio]] [[Categoria:Nati nel 1963]] [[Categoria:Morti il 12 febbraio]] [[Categoria:Morti nel 1992]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<title>Antonino Scopelliti</title>
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		<updated>2022-01-13T08:44:19Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: aggiunta categoria Vittime senza giustizia&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Antonino Scopelliti&#039;&#039;&#039; (Campo Calabro, [[20 gennaio]] [[1935]] – Piale, [[9 agosto]] [[1991]]) è stato un magistrato italiano, unico giudice ad essere ucciso dalla &#039;ndrangheta in Calabria.&lt;br /&gt;
[[File:Antonino scopelliti.jpg|300px|thumb|right|Antonino Scopelliti]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Entrò in magistratura a soli 24 anni: fu pm a Bergamo, Roma e Milano, e infine Sostituto Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione. Si occupò di alcuni dei processi più importanti della nostra storia recente, sempre su quel filo che collega attentati di mafia e di terrorismo: il primo processo Moro, il sequestro dell&#039;Achille Lauro, l&#039;omicidio di [[Rocco Chinnici]], la Strage di Piazza Fontana, la [[Strage del rapido 904|Strage del Rapido 904]], e anche quelli riguardanti la [[Nuova Camorra Organizzata]] di [[Raffaelele Cutolo]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poco prima di essere ucciso, nel marzo del 1991, Scopelliti aveva chiesto le condanne definitive per [[Pippo Calò]] e [[Guido Cercola]], i responsabili della Strage del Rapido 904 che il [[23 dicembre]] [[1984]] aveva fatto saltare in aria la Grande Galleria dell&#039;Appenino a San Benedetto Val di Sambro, provocando la morte di 17 persone e più di 200 feriti. Ma Corrado Carnevale, presidente della Prima Sezione penale della Cassazione, rigettò le richieste della pubblica accusa, e rinviò ad un nuovo giudizio di appello.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel settembre dello stesso anno (questa probabilmente la motivazione della sua condanna a morte), si stava preparando a rigettare i ricorsi presentati dalle difese dei grandi mafiosi condannati al [[Maxiprocesso di Palermo|maxi-processo]] per [[Cosa Nostra]]. Nel maggio del &#039;91, infatti, Scopelliti aveva accettato di rivestire la pubblica accusa nel maxi-processo in sede di Cassazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L&#039;omicidio ===&lt;br /&gt;
Il 9 agosto 1991, sulla strada della frazione di Piale (provincia di Villa S. Giovanni) il giudice Scoppelliti, a bordo della sua auto, venne raggiunto alla testa da due colpi di fucile calibro 12 sparati da un commando di due uomini a bordo di una moto che lo attendevano all&#039;altezza di una curva; Scopelliti morì sul colpo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo le dichiarazioni del pentito di mafia Mario Pulito, al giudice Scopelliti avevano offerto ingenti somme di denaro (circa cinque miliardi di lire &amp;lt;ref&amp;gt;[http://archiviostorico.corriere.it/1994/aprile/01/misteri_del_delitto_Scopelliti_co_0_9404013101.shtml%20 I misteri del delitto Scopelliti, Corriere della Sera, 1/04/1994]&amp;lt;/ref&amp;gt;) per cambiare rotta sulle decisioni prese in relazione al maxi-processo. In cambio del favore ricevuto, secondo i pentiti &#039;ndranghetisti Giacomo Ubaldo Lauro e Filippo Barreca, Cosa Nostra si sarebbe impegnata per far cessare la seconda guerra di mafia che mieteva vittime a Reggio Calabria sin dal 1985, anno dell&#039;uccisione del boss Paolo Di Stefano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Iter giudiziario ==&lt;br /&gt;
Furono celebrati due processi davanti al Tribunale di Reggio Calabria: uno nei confronti di [[Salvatore Riina]] e un altro nei confronti di [[Bernardo Provenzano]]; ma non riuscirono a portare ad alcuna verità giudiziaria sull&#039;uccisione di Scopelliti, perché in appello le dichiarazioni dei diciassette collaboratori di giustizia ascoltati (tra cui [[Giovanni Brusca]]) furono dichiarate incogruenti fra loro &amp;lt;ref&amp;gt;[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/11/15/scopelliti-nessun-colpevole.html Scopelliti, nessun colpevole, la Repubblica, 15/11/2000]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel luglio 2012 Antonino Fiume, pentito della cosca De Stefano ed ex cognato di quest&#039;ultimo, dichiarò all&#039;interno del processo &amp;quot;Meta&amp;quot; che ad uccidere Scopelliti sarebbero stati due reggini su richiesta di Cosa Nostra&amp;lt;ref&amp;gt;[http://www.antimafiaduemila.com/2012071638216/cosa-nostra/processo-meta-nuove-rivelazioni-sullomicidio-del-giudice-scopelliti.html Processo Meta, Nuove rivelazioni sull&#039;omicidio del giudice Scopelliti, Antimafia Duemila]&amp;lt;/ref&amp;gt;. Fiume stilò un memoriale di centinaia di pagine sulla morte del giudice, sulle modalità interne delle cosche reggine; dimenticato negli archivi della procura di Reggio Calabria, l&#039;archivio fu ripreso dal sostituto procuratore Giuseppe Lombardo e su questo sono state riaperte le indagini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
* Pecora A., Primo Sangue, Milano, BUR, 2011&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Magistrati]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]] [[Categoria: Nati il 20 gennaio]] [[Categoria:Nati nel 1935]] [[Categoria:Morti il 9 agosto]] [[Categoria:Morti nel 1991]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Vincenzo_Leonardi&amp;diff=9597</id>
		<title>Vincenzo Leonardi</title>
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		<updated>2022-01-11T16:42:56Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: aggiunta categoria Vittime senza giustizia&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Vincenzo Leonardi&#039;&#039;&#039; (N.D. - Catania, [[13 giugno]] [[1991]]) ha lavorato presso un mercato ortofrutticolo di Catania, è stato rappresentante sindacale presso il consorzio, è stato titolare di un&#039;impresa di trasporti, vittima innocente di [[Cosa Nostra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria: Sindacalisti]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 13 giugno]] [[Categoria:Morti nel 1991]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Mafia_in_Veneto&amp;diff=9555</id>
		<title>Mafia in Veneto</title>
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		<updated>2022-01-04T09:56:39Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: parola che si ripete&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Veneto ha sempre registrato una presenza delle organizzazioni criminali di stampo mafioso sin dai tempi dell&#039;invio nella regione di soggetti sottoposti alla misura del [[Soggiorno Obbligato|soggiorno obbligato]]. Il boss mafioso [[Vito Galatolo]], quando decise di collaborare con la giustizia negli anni &#039;90 ammise di continuare a reggere la famiglia dell&#039;Acquasanta pur trovandosi stabilmente a Venezia, mentre i fratelli [[Filippo Graviano|Filippo]] e [[Giuseppe Graviano]] trascorsero parte della propria latitanza nella Regione, investendo in attività ricettive ad Abano Terme (PD).&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Andrea Oskari Rossini, &#039;&#039;La mafia in Veneto: intervista a Paolo Borrometi&#039;&#039;, Articolo 21, 30 gennaio 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli ultimi tempi è cresciuto l&#039;allarme dovuto alla presenza di interessi delle organizzazioni di tipo mafioso, in particolare della [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]], il cui insediamento è principalmente legato a motivi economici di re-investimento dei profitti o di procacciamento di affari, anche attraverso l&#039;infiltrazione nel sistema dell’aggiudicazione degli appalti pubblici, sebbene desti particolare preoccupazione anche il traffico illecito di rifiuti e quello di droga, avendo in quest&#039;ultimo settore la &#039;ndrangheta la necessità di decongestionare il Porto di Gioia Tauro, sempre più efficacemente messo sotto controllo dalle forze di polizia e dalla magistratura&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Nazionale Antimafia, Relazione Annuale (periodo dal 1° luglio 2015 - 30 giugno 2016), Roma, 12 aprile 2017, p.960&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Attualmente le organizzazioni criminale che si contendono l&#039;egemonia nella regione sono la ‘ndrangheta e la camorra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Presenze storiche e attuali ==&lt;br /&gt;
=== Cosa Nostra ===&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda [[Cosa Nostra]], nel Veneto si sarebbero registrate presenze di soggetti che tenderebbero a radicarsi economicamente sul territorio con una presenza stabile, ma non tale da assumere le connotazioni tipiche della regione di provenienza. Lo scopo principale di tali sodalizi va, infatti, individuato nel riciclaggio e nel reinvestimento di capitali illeciti, anche attraverso l&#039;acquisizione di attività commerciali ed imprenditoriali, sfruttando l&#039;opera di gruppi delinquenziali locali. La forte disponibilità di liquidità porta l&#039;organizzazione a sostituirsi al sistema del credito legale e a praticare l&#039;usura&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione sull&#039;Attività svolta e risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia&#039;&#039;, Primo Semestre 2016, p.56.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== &#039;ndrangheta ===&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la ‘ndrangheta, in specie catanzarese e reggina, si sono registrate qualificate presenze di soggetti ‘ndranghetisti a Padova, nell&#039;ovest veronese e nel basso vicentino, riconducibili ad aggregati criminali di Cutro, Delianova, Filadelfia ed Africo Nuovo. Queste manifestazioni sarebbero diventate palesi con riferimento, oltre che al traffico di stupefacenti, anche alla ristorazione, al turismo e all&#039;edilizia. &lt;br /&gt;
                                                                                                             &lt;br /&gt;
Con riferimento a quest&#039;ultimo settore, il dato è emerso nel corso di un&#039;operazione conclusa nel mese di aprile 2016 dalla Guardia di Finanza, con l’arresto, per bancarotta fraudolenta, di tre imprenditori attivi nella fabbricazione di infissi metallici in provincia di Treviso. Uno dei citati imprenditori, originario della provincia di Parma, sarebbe risultato in contatto con esponenti della &#039;ndrina dei [[Grande Aracri (&#039;ndrina)|Grande Aracri]]. Nello stesso periodo il Centro Operativo della DIA di Padova, con l&#039;[[Operazione Amaranto 2|operazione Amaranto 2]], arrestava alcuni presunti affiliati alla &#039;ndrangheta, in particolare alla [[Giglio (&#039;ndrina)|&#039;ndrina dei Giglio]], attivi prevalentemente nel traffico di sostanze stupefacenti&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.93&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Camorra ===&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la [[camorra]], nella Regione è segnalata la presenza del [[clan dei Casalesi]] e dei clan del cartello napoletano noto come &amp;quot;[[Alleanza di Secondigliano]]&amp;quot;, di cui facevano parte i clan [[Clan Licciardi|Licciardi]], [[Clan Contini|Contini]] e [[Clan Mallardo|Mallardo]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La loro presenza è stata definitivamente accertata dalla Corte di Cassazione nel [[2015]], con le condanne dell&#039;[[operazione Serpe]]. L&#039;operazione, scattata il [[31 marzo]] [[2011]]&amp;lt;ref&amp;gt;cfr Ordinanza di Custodia Cautelare 10381/10 RGNR, Giudice per le Indagini Preliminari - Tribunale di Venezia, 31 marzo 2011&amp;lt;/ref&amp;gt;, rilevava la presenza di un&#039;associazione camorristica dedita ai reati di estorsione, usura e sequestro di persona. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[25 gennaio]] [[2018]], la DIA individuò e arrestò nella città di Tijuana, in Messico, dove viveva con la moglie e i due figli e gestiva un ristorante, [[Salvatore Longo]], latitante dal 2007, il quale aveva anche durante la latitanza applicato a diversi commercianti del settore dell&#039;abbigliamento tassi di usura annui superiori al 200% per conto del Clan Licciardi. I reati di estorsione ed usura, commessi nelle province di Verona e Brescia tra il 2005 e il 2009&amp;lt;ref&amp;gt;Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione sull&#039;Attività svolta e risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia&#039;&#039;, Primo Semestre 2018, p. 260&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tali presenze, inoltre, sarebbero state concentrate soprattutto sul litorale veneziano, nell&#039;area compresa tra San Donà di Piave e Jesolo. Particolarmente rilevante fu l&#039;arresto di [[Luigi Cimmino]], a capo dell&#039;omonimo clan, il [[5 marzo]] [[2016]] a Chioggia, in provincia di Verona&amp;lt;ref&amp;gt;cfr Ordinanza custodia cautelare coercitiva nr. 326/15 - Procedimento Penale nr. 34416/14 + 51108/13 RGNR, Tribunale di Napoli - Ufficio del GIP, 7 luglio 2015; Ivi, p.142&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== L&#039;Operazione &#039;&#039;At Least&#039;&#039; ====&lt;br /&gt;
* per approfondire vedi [[Operazione At Least]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[19 febbraio]] [[2019]] un&#039;operazione della Guardia di Finanza di Trieste e della Polizia di Stato coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia si è conclusa con 50 arresti, 11 obblighi di dimora e un sequestro preventivo di 10 milioni di euro contro un&#039;organizzazione camorristica legata al Clan dei Casalesi, radicata nel Veneto Orientale sin dalla fine degli anni &#039;90: l&#039;organizzazione controllava da anni un vasto territorio con l&#039;uso delle armi e si dedicava ad estorsioni, usura, danneggiamenti, riciclaggio, traffico di stupefacenti, rapine ed altro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;operazione, nata dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, è riuscita attraverso intercettazioni ambientali e indagini bancarie a ricostruire una rete criminale che agiva in tutti i settori (riciclaggio, usura, estorsione, rapine, prostituzione, lavoro in nero e caporalato). In particolare, gli uomini del clan riciclavano denaro finanziando imprese locali di varia natura, specie nell&#039;edilizia, quindi applicavano tassi usurai e passavano all&#039;estorsione sia a favore degli &amp;quot;assistiti&amp;quot;, se indebitati, che direttamente sugli stessi imprenditori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il denaro accumulato, anche con rapine, veniva poi convogliato nella gestione della droga e della prostituzione con l&#039;aiuto di commercialisti per assumere persone sfuggendo alla fiscalità, se non addirittura in nero o attraverso il caporalato. Le vittime, specie dell&#039;usura, venivano inoltre costrette a partecipare all&#039;attività camorristica arricchendo sempre di più il tessuto malavitoso, di fatto conquistando il territorio lungo la costa da San Donà di Piave a Eraclea, Caorle e Jesolo. Il gruppo mafioso, una volta insediatosi in Veneto, aveva rilevato il controllo del territorio dagli ultimi epigoni della [[Mala del Brenta|mala del Brenta]], assorbiti nella struttura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il gruppo è legato ai [[Clan Bianco|clan Bianco]] e [[Clan Bidognetti|Bidognetti]], il cui boss è [[Francesco Bidognetti|Francesco]] noto come ‘Cicciotto ‘e mezzanotte‘. Capi indiscussi nel veneziano erano Luciano Donadio e Raffaele Buonanno, nato in Campania ma già nel veneziano negli anni ’90. Con loro un gruppo proveniente da Casal di Principe come Antonio Puoti, Antonio Pacifico, Antonio Basile, Giuseppe Puoti e Nunzio Confuorto che hanno, nel tempo assoldato persone campane e veneziane come Girolamo Arena, Raffaele Celardo e Christian Sgnaolin.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra gli arrestati ci sono anche Mirco Mestre, sindaco di centrodestra di Eraclea (località balneare in provincia di Venezia), e un agente del commissariato di Jesolo, Moreno Pasqual. Mestre, avvocato, era stato eletto primo cittadino nel maggio 2016 con una lista civica di centrodestra. Secondo gli investigatori avrebbe vinto le elezioni nel 2016 con 81 voti di scarto sul rivale grazie a un pacchetto di oltre 100 procuratigli dal gruppo criminale, del quale aveva sollecitato l&#039;intervento. Il primo cittadino avrebbe anche indicato i candidati della propria lista su cui convogliare le preferenze, poi eletti, in cambio di favori su istanze amministrative presentate da società controllate dagli uomini del clan. Il poliziotto, invece, è accusato di aver fornito informazioni riservate ai malavitosi su indagini nei loro confronti, accedendo illecitamente alle banche dati della polizia, e di averne garantito protezione e supporto in seguito a controlli da parte di altre forze dell&#039;ordine.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La Mafia del Brenta: l&#039;organizzazione storica ===&lt;br /&gt;
* per approfondire, vedi [[Mafia del Brenta]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;Mafia del Brenta&#039;&#039;&#039;, ben più nota come &amp;quot;la Mala&amp;quot;, è stata una specifica forma di esercizio di potere operante nel Veneto, in particolare nelle province di Venezia e Padova, dalla fine degli anni &#039;70 fino a metà anni &#039;90. L&#039;associazione, al cui vertice si trovava [[Felice Maniero]], è ad oggi l&#039;unica associazione criminale riconosciuta come mafiosa che non aveva al suo interno affiliati alle mafie tradizionali: la banda di Maniero, infatti, era composta da soggetti veneti che si sono costituiti in associazione e hanno iniziato a delinquere&amp;lt;ref&amp;gt; Arianna Zottarel, La Mafia del Brenta, Melampo Editore, p. 21&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;epicentro delle attività criminali dell&#039;associazione era Campolongo Maggiore (dove oggi si trova il 16% dei beni confiscati della regione), piccolo paese a sud della Riviera del Brenta. Qui vi furono le negoziazioni con lo Stato, qui si nascosero per anni i latitanti, così come sempre qui veniva portato l&#039;oro delle rapine a fondere nei crogioli e si sono inabissate e nascoste le auto nel Brenta&amp;lt;ref&amp;gt; Ivi, p. 25&amp;lt;/ref&amp;gt;. È stato quindi il luogo dove la Mafia del Brenta ha governato gli affari criminali del Veneto per vent&#039;anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda l’evoluzione dell’organizzazione, vi sono tre fasi:&lt;br /&gt;
# &#039;&#039;Criminalità minore&#039;&#039; (anni 1975-1980): il gruppo vede la partecipazione di un ristretto numero di aderenti, dedito a rapine, estorsione e alla gestione del gioco d&#039;azzardo clandestino;&lt;br /&gt;
# &#039;&#039;Criminalità emergente&#039;&#039; (anni 1980-1984): l&#039;organizzazione si struttura maggiormente e instaura i primi contatti con altre associazioni criminali, aumentando le sue attività (rapine (laboratori orafi, hotel, casinò), ricettazione, estorsioni, gioco d’azzardo, sequestri di persona, traffico di stupefacenti). A livello mediatico si enuclea come &amp;quot;Mala del Brenta&amp;quot;, dandosi una precisa identità;&lt;br /&gt;
# &#039;&#039;Criminalità consolidata&#039;&#039; (anni 1984-1994): si dota di un profilo internazionale e viene identificata come &amp;quot;Mafia del Brenta&amp;quot;, in quanto esprime del tutto il metodo mafioso, modificando parzialmente la sua struttura, le sue attività ed i suoi interlocutori e rientrando pienamente nella definizione di associazione a delinquere di stampo mafioso&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 71, 72 ,73 &amp;lt;/ref&amp;gt;.    &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;iter processuale, iniziato nel [[1986]], trovò la propria conclusione il [[1° luglio]] [[1994]], con la sentenza della Corte d’Assise di Venezia. Gli imputati a processo furono 110, 91 veneti e 19 “foresti”, come definiti dai giornali dell&#039;epoca, le cui pene complessive sono quantificabili in 503 anni di carcere e 1787 milioni di multa. Le condanne totali furono 79, di cui 21 per associazione a delinquere di stampo mafioso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Felice Maniero venne arrestato a Torino il [[12 novembre]] [[1994]] e appena sei giorni dopo l’arresto dichiarò la volontà di collaborare con la giustizia. Condannato a 25 anni di carcere, ridotti a 17 grazie alla collaborazione, nel [[2010]] è tornato in libertà&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 111-118&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
* Direzione Investigativa Antimafia, &#039;&#039;Relazione sull&#039;Attività svolta e risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia&#039;&#039;, Primo e Secondo Semestre 2016; Primo e Secondo Semestre 2017; Primo Semestre 2018.&lt;br /&gt;
* Direzione Nazionale Antimafia, Relazione Annuale (periodo dal 1° luglio 2015 - 30 giugno 2016), Roma, 12 aprile 2017.&lt;br /&gt;
* Osservatorio sulla Criminalità Organizzata (CROSS), &#039;&#039;Primo Rapporto trimestrale sulle aree settentrionali&#039;&#039;, Università degli Studi di Milano, settembre 2014&lt;br /&gt;
* Rossini Oskari Andrea, &#039;&#039;La mafia in Veneto: intervista a Paolo Borrometi&#039;&#039;, Articolo 21, 30 gennaio 2018.&lt;br /&gt;
* Zottarel Arianna, &#039;&#039;La Mafia del Brenta - la storia di Felice Maniero e del Veneto che si credeva innocente&#039;&#039;, Melampo Editore, 2018.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<title>Fabio Nunneri</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}}  &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Fabio Nunneri&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (Bacoli, 1984 - Bacoli, 18 agosto 2004) è stato un ragazzo napoletano, vittima innocente della Camorra  == Biografia == Cre...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Fabio Nunneri&#039;&#039;&#039; (Bacoli, [[1984]] - Bacoli, [[18 agosto]] [[2004]]) è stato un ragazzo napoletano, vittima innocente della [[Camorra]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Cresciuto a vico Paradisiello, un rione povero nel centro storico di Bacoli, Fabio era stato assunto presso una tipografia. Suo padre era un operaio mentre sua madre una casalinga. Tra le sue passioni c&#039;erano il calcio, le canzoni di Gigi Finizio e andare in chiesa&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;omicidio===&lt;br /&gt;
Il [[18 agosto]] [[2004]] nella zona della Marina Grande di Bacoli nei pressi di un ristorante, due automobili si incrociarono lungo una  strada stretta senza riuscire a passare. A bordo di una delle due macchine c&#039;era un amico di Fabio, nell&#039;altra Ciro Paparcone, un ragazzo con numerosi precedenti penali. Nacque tra i due un acceso diverbio che presto degenerò in una violenta lite. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fabio allora intervenne per fare da paciere ma durante la mischia venne raggiunto al petto da una coltellata e morì. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Indagini e processi ==&lt;br /&gt;
Le indagini successive portarono all&#039;arresto di Ciro Paparcone, individuato come il responsabile della ferita mortale. Venne condannato a 15 anni di reclusione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Internapoli, &#039;&#039;[https://internapoli.it/4150-sedici-anni-allomicida-del-paciere-e-polemicail-delitto-di-bacoli-la-vittima-colpita-con-una-coltellata-al-petto/ Sedici anni all&#039;omicida del paciere, è polemica]&#039;&#039;, 13 maggio 2005&lt;br /&gt;
*Fondazione Pol.i.s., &#039;&#039;[http://fondazionepolis.regione.campania.it/showInEvidenceDocuments.php?id_document=567 Brevi storie di vittime innocenti della criminalità: Fabio Nunneri]&#039;&#039;, 25 luglio 2011&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria:Nati nel 1984]] [[Categoria:Morti il 18 agosto]] [[Categoria:Morti nel 2004]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<title>Matilde Sorrentino</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}}  &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Matilde Sorrentino&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (Torre annunziata, 1955 - Torre annunziata, 26 marzo 2004) è stata una donna napoletana, vittima innocente della Camorra...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Matilde Sorrentino&#039;&#039;&#039; (Torre annunziata, [[1955]] - Torre annunziata, [[26 marzo]] [[2004]]) è stata una donna napoletana, vittima innocente della [[Camorra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Matilde nel [[1997]] aveva coraggiosamente denunciato un gruppo di persone perché avevano abusato sessualmente di suo figlio di 7 anni e di altri bambini. Gli abusi avvenivano nella scuola elementare del Rione Poverelli. Le accuse portarono all&#039;arresto e alla condanna di ben 19 pedofili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;omicidio===&lt;br /&gt;
La sera del [[26 marzo]] [[2004]] Matilde sentì suonare il campanello di casa. Una volta aperta la porta però venne raggiunta da numerosi colpi di pistola al volto e al petto. Le indagini successive collegarono l&#039;omicidio della donna alle sue denunce effettuate nel [[1997]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Indagini e processi ==&lt;br /&gt;
Alfredo Gallo venne arrestato e confessò di essere l&#039;autore materiale del delitto. Come mandante invece venne identificato Francesco Tamarisco, un noto capo criminale del Rione Poverelli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Dario Sautto, &#039;&#039;[https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/omicidio_matilde_sorrentino_killer_50mila_euro-5029488.html L&#039;omicidio di Matilde Sorrentino]&#039;&#039;, Il Mattino, 5 febbraio 2020&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Fondazione Pol.i.s., &#039;&#039;[http://fondazionepolis.regione.campania.it/showInEvidenceDocuments.php?bb1a82c9aa29ce63beb388080ed9f1d4=35fe7d7ed9cb0c1838384cc0617a11af&amp;amp;id_document=1894&amp;amp;refresh=on Brevi storie di vittime innocenti della criminalità: Matilde Sorrentino]&#039;&#039;, 26 giugno 2013&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Donne Vittime di mafia]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria:Nati nel 1955]] [[Categoria:Morti 26 marzo]] [[Categoria:Morti nel 2004]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<title>Dario Scherillo</title>
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		<updated>2020-03-31T17:14:50Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}}  &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Dario Scherillo&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (Casavatore, 1978 - Casavatore, 6 dicembre 2004) è stato un ragazzo napoletano, vittima innocente della Camorra.  == Biog...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Dario Scherillo&#039;&#039;&#039; (Casavatore, [[1978]] - Casavatore, [[6 dicembre]] [[2004]]) è stato un ragazzo napoletano, vittima innocente della [[Camorra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Il sogno di Dario era servire lo Stato indossando una divisa ma, a causa di un grave incidente stradale, era stato esonerato dal servizio di leva. Era felicemente fidanzato da otto anni. Da due mesi aveva aperto un&#039;agenzia di pratiche automobilistiche che gestiva insieme ai suoi fratelli mentre invece suo padre era un funzionario della Motorizzazione civile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;omicidio===&lt;br /&gt;
La sera del [[6 dicembre]] [[2004]] Dario uscì dall&#039;agenzia e salì sul motorino per andare a trovare un amico in via Segrè. Una volta arrivato a destinazione tuttavia sbucò all&#039;improvviso una moto con a bordo due persone che aprirono il fuoco e lo ferirono mortalmente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Indagini e processi ==&lt;br /&gt;
Le indagini accertarono che i killer avevano scambiato l&#039;innocente Dario per un membro del clan rivale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Irene De Arcangelis, &#039;&#039;[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/12/09/ultimo-morto-della-camorra-vittima-di.html?ref=search L&#039;ultimo morto della Camorra vittima di un errore dei sicari]&#039;&#039;, La Repubblica, 9 dicembre 2004&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria:Nati nel 1978]] [[Categoria:Morti 6 dicembre]] [[Categoria:Morti nel 2004]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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	<entry>
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		<title>Gelsomina Verde</title>
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		<updated>2020-03-31T17:13:38Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}}  &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Gelsomina Verde&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (Napoli, 1982 - Napoli, 21 novembre 2004) è stata una giovane operaia napoletana, vittima innocente della Camorra.  == Bi...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Gelsomina Verde&#039;&#039;&#039; (Napoli, [[1982]] - Napoli, [[21 novembre]] [[2004]]) è stata una giovane operaia napoletana, vittima innocente della [[Camorra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Estranea a qualsiasi contesto camorristico, Gelsomina lavorava come operaia in una fabbrica di pelletteria. Aveva avuto una relazione con Gennaro Notturno, un ragazzo che apparteneva a un clan scissionista nella faida di Secondigliano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;omicidio===&lt;br /&gt;
Il [[21 novembre]] [[2004]] Gelsomina non frequentava più Gennaro Notturno già da qualche mese. Ciononostante, alcuni fedelissimi del clan Di Lauro, in cerca di Gennaro, decisero di sequestrare la giovane ragazza per sapere il nascondiglio del suo ex ragazzo. La picchiarono e torturarono per ore, ma la ragazza non sapeva o non voleva rivelare dove fosse Gennaro. Così la uccisero con tre colpi di pistola e, per cercare di cancellare le tracce delle ripetute torture, decisero di bruciare il corpo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Indagini e processi ==&lt;br /&gt;
Le indagini portarono alla luce il ruolo di Ugo De Lucia come esecutore materiale dell&#039;omicidio e  di Cosimo Di Lauro come mandante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
* La Repubblica, &#039;&#039;[https://www.repubblica.it/2004/k/sezioni/cronaca/napol/donna/donna.html Gelsomina vittima dei clan carbonizzata dopo l&#039;esecuzione]&#039;&#039;, 22 novembre 2004&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]]  [[Categoria:Donne Vittime di mafia]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria:Nati nel 1982]] ] [[Categoria:Morti 21 novembre]] [[Categoria:Morti nel 2004]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<title>Paolo Rodà</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}}  &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Paolo Rodà&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (Bruzzano Zeffirio, 1991 - Ferruzzano, 2 novembre 2004) è stato un bambino calabrese, vittima di una faida di &amp;#039;ndrangheta.  =...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Paolo Rodà&#039;&#039;&#039; (Bruzzano Zeffirio, [[1991]] - Ferruzzano, [[2 novembre]] [[2004]]) è stato un bambino calabrese, vittima di una faida di [[&#039;ndrangheta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;omicidio===&lt;br /&gt;
La mattina del [[2 novembre]] [[2004]] Paolo si recò in macchina insieme al padre Pasquale a Ferruzzano, dove possedevano un terreno e degli animali. Una volta arrivati il padre fece appena in tempo a spegnere il motore quando vennero esplosi diversi colpi di arma da fuoco. I due cercarono di fuggire a piedi ma non fecero in tempo e vennero uccisi entrambi. L&#039;agguato era il risultato della lunga [[faida di Motticella]], a cui la famiglia Rodà aveva preso parte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Danilo Chirico, Alessio Magro, &#039;&#039;Dimenticati - vittime della &#039;ndrangheta&#039;&#039;, Roma, Castelvecchi, 2011&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]]  [[Categoria:Minori Vittime di mafia]]  [[Categoria:Bambini Vittime di mafia]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]] [[Categoria:Nati nel 1991]] [[Categoria:Morti 2 novembre]] [[Categoria:Morti nel 2004]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<title>Gaetano Guarino</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Gaetano Guarino&#039;&#039;&#039; (Favara, [[16 gennaio]] [[1902]] - Favara, [[16 maggio]] [[1946]]) è stato un politico socialista e farmacista italiano, vittima innocente di [[Cosa Nostra]] per il suo impegno contro i grandi proprietari terrieri a favore dell’assegnazione delle terre ai contadini.&lt;br /&gt;
. &lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Figlio di una famiglia povera, sua madre Lucia Magro era casalinga e suo padre Salvatore era un ebanista. Gaetano studiò a Palermo e dopo la maturità conseguì la laurea in farmacia nel 1928. Durante l’università scrisse articoli per il giornale socialista L’Avanti. Negli anni Trenta tornò a Favara dove esercitò la professione di farmacista In questo periodo Gaetano chiese e ottenne la tessera del Partito Nazionale Fascista, probabilmente solo per poter continuare la sua attività. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia nel 1943, si iscrisse al Partito Socialista Italiano e divenne segretario comunale del PSI a Favara. Poi su proposta del prefetto di Agrigento, il 2 ottobre 1944 venne nominato sindaco del suo paese. Fu costretto però a dimettersi il 15 settembre del 1945 perché tre assessori democristiani abbandonarono il loro incarico. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gaetano divenne la voce del popolo che chiedeva insistentemente l’attuazione delle leggi Gullo-Segni, le quali destinavano alle cooperative i terreni non coltivati che appartenevano ai latifondi. Decise così di creare una cooperativa agricola, attirandosi però le ire dei “baroni” che gestivano i latifondi. Il 10 marzo 1946 divenne sindaco per la seconda volta ma la mafia non gli perdonò le scelte prese a favore dei contadini. Per questo un sicario lo uccise con un colpo di lupara alla testa dopo appena 65 giorni dal suo mandato. I responsabili del suo omicidio non furono mai arrestati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Calogero Castronovo, Favara, l&#039;assassinio di Gaetano Guarino, Edizioni Compostampa, 2005&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Politici]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Nati il 16 gennaio]] [[Categoria:Nati nel 1902]] [[Categoria:Morti il 416 maggio]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
Gaetano Guarino&#039;&#039;&#039; (Favara, [[16 gennaio]] [[1902]] - Favara, [[16 maggio]] [[1946]]) è stato un politico socialista e farmacista italiano, vittima innocente di [[Cosa Nostra]] per il suo impegno contro i grandi proprietari terrieri a favore dell’assegnazione delle terre ai contadini.&lt;br /&gt;
. &lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Figlio di una famiglia povera, sua madre Lucia Magro era casalinga e suo padre Salvatore era un ebanista. Gaetano studiò a Palermo e dopo la maturità conseguì la laurea in farmacia nel 1928. Durante l’università scrisse articoli per il giornale socialista L’Avanti. Negli anni Trenta tornò a Favara dove esercitò la professione di farmacista In questo periodo Gaetano chiese e ottenne la tessera del Partito Nazionale Fascista, probabilmente solo per poter continuare la sua attività. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia nel 1943, si iscrisse al Partito Socialista Italiano e divenne segretario comunale del PSI a Favara. Poi su proposta del prefetto di Agrigento, il 2 ottobre 1944 venne nominato sindaco del suo paese. Fu costretto però a dimettersi il 15 settembre del 1945 perché tre assessori democristiani abbandonarono il loro incarico. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gaetano divenne la voce del popolo che chiedeva insistentemente l’attuazione delle leggi Gullo-Segni, le quali destinavano alle cooperative i terreni non coltivati che appartenevano ai latifondi. Decise così di creare una cooperativa agricola, attirandosi però le ire dei “baroni” che gestivano i latifondi. Il 10 marzo 1946 divenne sindaco per la seconda volta ma la mafia non gli perdonò le scelte prese a favore dei contadini. Per questo un sicario lo uccise con un colpo di lupara alla testa dopo appena 65 giorni dal suo mandato. I responsabili del suo omicidio non furono mai arrestati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Calogero Castronovo, Favara, l&#039;assassinio di Gaetano Guarino, Edizioni Compostampa, 2005&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Politici]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Nati il 16 gennaio]] [[Categoria:Nati nel 1902]] [[Categoria:Morti il 416 maggio]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}} &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Masina Perricone Spinelli&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (1913 - Burgio, 7 marzo 1946) era una casalinga italiana. Mentre rientrava a casa, rimase uccisa in un agguato di un comm...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Masina Perricone Spinelli&#039;&#039;&#039; ([[1913]] - Burgio, [[7 marzo 1946]]) era una casalinga italiana. Mentre rientrava a casa, rimase uccisa in un agguato di un commando che mirava a colpire il candidato sindaco di Burgio, Antonio Guarisco, il quale riuscì a salvarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Donne Vittime di mafia‎]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 7 marzo]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Vitangelo Cinquepalmi&#039;&#039;&#039; (N.D. - San Cataldo, [[18 gennaio]] [[1946]]) è stato un fante dell’esercito. Era impegnato nelle operazioni di repressione del banditismo. Morì in un conflitto a fuoco con gli uomini della banda di [[Salvatore Giuliano]]. Insieme a lui vennero uccisi il caporal maggiore [[Angelo Lombardi]] e i fanti dell’esercito [[Vittorio Epifani]] e [[Imerio Piccini]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Esercito Italiano]] [[Categoria:Forze Armate]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 18 gennaio]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Vittorio Epifani&#039;&#039;&#039; (N.D. - San Cataldo, [[18 gennaio]] [[1946]]) è stato un fante dell’esercito. Era impegnato nelle operazioni di repressione del banditismo. Morì in un conflitto a fuoco con gli uomini della banda di [[Salvatore Giuliano]]. Insieme a lui vennero uccisi il caporal maggiore [[Angelo Lombardi]] e i fanti dell’esercito [[Vitangelo Cinquepalmi]] e [[Imerio Piccini]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Esercito Italiano]] [[Categoria:Forze Armate]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 18 gennaio]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Imerio Piccini&#039;&#039;&#039; (N.D. - San Cataldo, [[18 gennaio]] [[1946]]) è stato un fante dell’esercito. Era impegnato nelle operazioni di repressione del banditismo. Morì in un conflitto a fuoco con gli uomini della banda di [[Salvatore Giuliano]]. Insieme a lui vennero uccisi il caporal maggiore [[Angelo Lombardi]] e i fanti dell’esercito [[Vittorio Epifani]] e [[Vitangelo Cinquepalmi]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Esercito Italiano]] [[Categoria:Forze Armate]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 18 gennaio]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Imerio Piccini&#039;&#039;&#039; (N.D. - San Cataldo, [[18 gennaio]] [[1946]]) è stato un fante dell’esercito. Era impegnato nelle operazioni di repressione del banditismo. Morì in un conflitto a fuoco con gli uomini della banda di [[Salvatore Giuliano]]. Insieme a lui vennero uccisi il caporal maggiore [[Angelo Lombardi]] e i fanti dell’esercito [[Vittorio Epifani]] e [[Vitangelo Cinquepalmi]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Esercito italiano]] [[Categoria:Forze Armate]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 18 gennaio]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Vitangelo Cinquepalmi&#039;&#039;&#039; (N.D. - San Cataldo, [[18 gennaio]] [[1946]]) è stato un fante dell’esercito. Era impegnato nelle operazioni di repressione del banditismo. Morì in un conflitto a fuoco con gli uomini della banda di [[Salvatore Giuliano]]. Insieme a lui vennero uccisi il caporal maggiore [[Angelo Lombardi]] e i fanti dell’esercito [[Vittorio Epifani]] e [[Imerio Piccini]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Esercito italiano]] [[Categoria:Forze Armate]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 18 gennaio]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Vitangelo Cinquepalmi&#039;&#039;&#039; (N.D. - San Cataldo, [[18 gennaio]] [[1946]]) è stato un fante dell’esercito. Era impegnato nelle operazioni di repressione del banditismo. Morì in un conflitto a fuoco con gli uomini della banda di [[Salvatore Giuliano]]. Insieme a lui vennero uccisi il caporal maggiore [[Angelo Lombardi]] e i fanti dell’esercito [[Vittorio Epifani]] e [[Imerio Piccini]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Esercito italiano]] [[Categoria:Forze Armate]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 18 gennaio]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Vittorio Epifani&#039;&#039;&#039; (N.D. - San Cataldo, [[18 gennaio]] [[1946]]) è stato un fante dell’esercito. Era impegnato nelle operazioni di repressione del banditismo. Morì in un conflitto a fuoco con gli uomini della banda di [[Salvatore Giuliano]]. Insieme a lui vennero uccisi il caporal maggiore [[Angelo Lombardi]] e i fanti dell’esercito [[Vitangelo Cinquepalmi]] e [[Imerio Piccini]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Esercito italiano]] [[Categoria:Forze Armate]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 18 gennaio]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;VITTORIO EPIFANI.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Vittorio Epifani&#039;&#039;&#039; (N.D. - San Cataldo, [[18 gennaio]] [[1946]]) è stato un fante dell’esercito. Era impegnato nelle operazioni di repressione del banditismo. Morì in un conflitto a fuoco con gli uomini della banda di [[Salvatore Giuliano]]. Insieme a lui vennero uccisi il caporal maggiore Angelo Lombardi e i fanti dell’esercito [[Vitangelo Cinquepalmi]] e [[Imerio Piccini]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Esercito italiano]] [[Categoria:Forze Armate]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 18 gennaio]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;VITTORIO EPIFANI.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
’’’Vittorio Epifani’’’ (N.D. - San Cataldo, [[18 gennaio]] [[1946]]) è stato un fante dell’esercito. Era impegnato nelle operazioni di repressione del banditismo. Morì in un conflitto a fuoco con gli uomini della banda di [[Salvatore Giuliano]]. Insieme a lui vennero uccisi il caporal maggiore Angelo Lombardi e i fanti dell’esercito [[Vitangelo Cinquepalmi]] e [[Imerio Piccini]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Esercito italiano]] [[Categoria:Forze Armate]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 18 gennaio]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<updated>2020-03-12T11:39:13Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Angelo Lombardi&#039;&#039;&#039; (N.D. - San Cataldo, [[18 gennaio]] [[1946]]) è stato un caporal maggiore dell’esercito. Era impegnato nelle operazioni di repressione del banditismo. Morì in un conflitto a fuoco con gli uomini della banda di [[Salvatore Giuliano]]. Insieme a lui vennero uccisi i fanti dell’esercito [[Vittorio Epifani]], [[Vitangelo Cinquepalmi]] e [[imerio piccini]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Esercito italiano]] [[Categoria:Forze Armate]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 18 gennaio]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}}  &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Angelo Lombardi&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (N.D. - San Cataldo, 18 gennaio 1946) è stato un caporal maggiore dell’esercito. Era impegnato nelle operazioni di repressione...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Angelo Lombardi&#039;&#039;&#039; (N.D. - San Cataldo, [[18 gennaio]] [[1946]]) è stato un caporal maggiore dell’esercito. Era impegnato nelle operazioni di repressione del banditismo. Morì in un conflitto a fuoco con gli uomini della banda di Salvatore Giuliano. Insieme a lui vennero uccisi i fanti dell’esercito Vittorio Epifani, Vitangelo Cinquepalmi e imerio piccini&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Esercito italiano]] [[Categoria:Forze Armate]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 18 gennaio]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<title>Angela Talluto</title>
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		<updated>2020-03-12T11:37:02Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}} &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Angela Talluto&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (Montelepre 1944, Montelepre, 7 settembre 1945) era una bambina di solamente 1 anno. Cadde vittima durante un raid del bandito [...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Angela Talluto&#039;&#039;&#039; (Montelepre [[1944]], Montelepre, [[7 settembre]] [[1945]]) era una bambina di solamente 1 anno. Cadde vittima durante un raid del bandito [[Salvatore Giuliano]]. L’obiettivo del bandito era il militante socialista Giovanni Spiga, il quale riuscì a salvarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Donne Vittime di mafia]]  [[Categoria:Minori Vittime di mafia]][[Categoria:Bambini Vittime di mafia]]  [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 7 settembre]] [[Categoria:Morti nel 1945]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<title>Giorgio Comparetto</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}} &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Giorgio Comparetto&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (N.D. - Caccamo, 5 novembre 1945) è stato un contadino italiano, vittima innocente di Cosa Nostra.   == Biografia == Venne...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giorgio Comparetto&#039;&#039;&#039; (N.D. - Caccamo, [[5 novembre]] [[1945]]) è stato un contadino italiano, vittima innocente di [[Cosa Nostra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Venne ucciso mentre era sulla mula con suo figlio di 5 anni. Per questo omicidio Salvatore La Corte venne condannato all’ergastolo nel 1969. L’omicidio di Giorgio si inserisce nel contesto delle lotte dei contadini per la terra in Sicilia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 5 novembre]] [[Categoria:Morti nel 1945]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}} &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Giuseppe Puntarello&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (Comitini, 14 agosto 1892 - Ventimiglia di Sicilia, 4 dicembre 1945) è stato un dirigente della Camera del Lavoro e au...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giuseppe Puntarello&#039;&#039;&#039; (Comitini, [[14 agosto]] [[1892]] - Ventimiglia di Sicilia, [[4 dicembre]] [[1945]]) è stato un dirigente della Camera del Lavoro e autista di autobus. Si distinse per il suo impegno nel movimento contadino in lotta per le terre. Per questo, mentre si recava ad una autorimessa, venne assassinato dalla mafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Sindacalisti]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Nati il 14 agosto]] [[Categoria:Nati nel 1892]] [[Categoria:Morti il 4 dicembre]] [[Categoria:Morti nel 1945]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<updated>2020-03-12T11:34:14Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}} &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Giuseppe Scalia&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (Cattolica Eraclea, 23 maggio 1904 - Cattolica Eraclea 25 novembre 1945) è stato un sindacalista socialista, vittima innoc...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giuseppe Scalia&#039;&#039;&#039; (Cattolica Eraclea, [[23 maggio]] [[1904]] - Cattolica Eraclea [[25 novembre]] [[1945]]) è stato un sindacalista socialista, vittima innocente di [[Cosa Nostra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Nel dopoguerra si era posto alla guida del movimento bracciantile. Divenne segretario della Camera del Lavoro locale. Fu tra i fondatori della cooperativa agricola La Proletaria. Sostenne con coraggio le lotte contadine contro la mafia locale e gli agrari. Per questo il 18 novembre venne ferito mortalmente dal lancio di granate da parte di alcuni sicari. Nessuna indagine venne aperta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Sindacalisti]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Nati il 23 maggio]] [[Categoria:Nati nel 1904]] [[Categoria:Morti il 25 novembre]] [[Categoria:Morti nel 1945]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Fabher</name></author>
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		<title>Rosario Pagano</title>
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		<updated>2020-03-12T11:33:23Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}} &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Rosario Pagano&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (Ventimiglia di Sicilia, 28 gennaio 1924 - 16 ottobre 1945) è stato un Carabiniere italiano, vittima innocente di Cosa No...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Rosario Pagano&#039;&#039;&#039; (Ventimiglia di Sicilia, [[28 gennaio]] [[1924]] - [[16 ottobre]] [[1945]]) è stato un Carabiniere italiano, vittima innocente di [[Cosa Nostra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Primo di cinque fratelli, Rosario frequentò con profitto la scuola del paese fino alla quinta elementare. Dovette poi interrompere gli studi a causa della salute del padre. Si rimboccò le maniche e divenne il sostegno della famiglia, adoperandosi come manovale e dedicandosi anche al lavoro nei campi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diventato adulto decise di servire la patria arruolandosi nell’Arma dei Carabinieri. Poi nel giugno del 1942, nel pieno del secondo conflitto mondiale, partì alla volta della Legione Allievi Carabinieri Reali di Roma. Prestò servizio a fianco dei soldati tedeschi e dopo la proclamazione dell’armistizio l’8 settembre 1943 venne fatto prigioniero e deportato in un campo di concentramento austriaco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo il difficile periodo di detenzione, il [[4 maggio]] [[1945]] venne liberato. Iniziò così il suo lungo viaggio di ritorno verso casa. Il [[21 maggio]] giunse finalmente a Ventimiglia di Sicilia. Il 25 agosto poi si presentò alla Legione Carabinieri di Palermo, per ricevere la nuova destinazione. Venne così assegnato al Nucleo Carabinieri di Niscemi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L’omicidio ===&lt;br /&gt;
Durante un pattugliamento della campagna circostante insieme ad altri 6 colleghi, venne aggredito presso una masseria a colpi di fucile e bombe a mano dalla banda criminale di Niscemi con a capo Rosario Avila detto “Canaluni”. Rosario e i colleghi [[Michele Di Miceli]] e [[Mario Paoletti]] persero la vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]] [[Categoria:Forze dell’Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 16 ottobre]] [[Categoria:Morti nel 1945]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{espandere}} &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Mario Paoletti&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (N.D. - Niscemi, 16 ottobre 1945) è stato un Carabiniere italiano, vittima innocente di Cosa Nostra.   == Biografia == Durante u...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Mario Paoletti&#039;&#039;&#039; (N.D. - Niscemi, [[16 ottobre]] [[1945]]) è stato un Carabiniere italiano, vittima innocente di [[Cosa Nostra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Durante un pattugliamento della campagna circostante insieme ad altri 6 colleghi, venne aggredito presso una masseria a colpi di fucile e bombe a mano dalla banda criminale di Niscemi con a capo Rosario Avila detto “Canaluni”. Mario e i colleghi [[Michele Di Miceli]] e [[Rosario Pagano]] persero la vita nel vile agguato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]] [[Categoria:Forze dell’Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 16 ottobre]] [[Categoria:Morti nel 1945]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;MICHELE DI MICELI.&lt;br /&gt;
{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Michele Di Miceli&#039;&#039;&#039; (N.D - Niscemi, [[16 ottobre]] [[1945]]) è stato un Carabiniere italiano, vittima innocente di [[Cosa Nostra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Durante un pattugliamento della campagna circostante insieme ad altri 6 colleghi, venne aggredito presso una masseria a colpi di fucile e bombe a mano dalla banda criminale di Niscemi con a capo Rosario Avila detto “Canaluni”. Michele e i colleghi [[Mario Paoletti]] e [[Rosario Pagano]] persero la vita nel vile agguato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]] [[Categoria:Forze dell’Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 16 ottobre]] [[Categoria:Morti nel 1945]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<updated>2020-03-12T11:29:54Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;MICHELE DI MICELI.&lt;br /&gt;
{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Michele Di Miceli&#039;&#039;&#039; (N.D - Niscemi, [[16 ottobre]] [[1945]]) è stato un Carabiniere italiano, vittima innocente di [[Cosa Nostra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Durante un pattugliamento della campagna circostante insieme ad altri 6 colleghi, venne aggredito presso una masseria a colpi di fucile e bombe a mano dalla banda criminale di Niscemi con a capo Rosario Avila detto “Canaluni”. Michele e i colleghi Mario Paoletti e Rosario Pagano persero la vita nel vile agguato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]] [[Categoria:Forze dell’Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 16 ottobre]] [[Categoria:Morti nel 1945]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<updated>2020-03-12T11:27:45Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;MICHELE DI MICELI. {{espandere}} &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Michele Di Miceli&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (N.D - Niscemi, 16 ottobre 1945) è stato un Carabiniere italiano, vittima innocente di Cosa Nostra.   ==...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;MICHELE DI MICELI.&lt;br /&gt;
{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Michele Di Miceli&#039;&#039;&#039; (N.D - Niscemi, [[16 ottobre]] [[1945]]) è stato un Carabiniere italiano, vittima innocente di [[Cosa Nostra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Durante un pattugliamento della campagna circostante insieme ad altri 6 colleghi, venne aggredito presso una masseria a colpi di fucile e bombe a mano dalla banda criminale di Niscemi con a capo Rosario Avila detto “Canaluni”. Mario e i colleghi Michele Di Miceli e Rosario Pagano persero la vita nel vile agguato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]] [[Categoria:Forze dell’Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Morti il 16 ottobre]] [[Categoria:Morti nel 1945]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}} &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Fedele De Francisca&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (Villarosa, 1° febbraio 1911 - Favara, 14 settembre 1945) è stato un Carabiniere italiano. Insieme al collega Calog...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Fedele De Francisca&#039;&#039;&#039; (Villarosa, [[1° febbraio]] [[1911]] - Favara, [[14 settembre]] [[1945]]) è stato un Carabiniere italiano. Insieme al collega [[Calogero Cicero]] sorvegliava la fattoria dei fratelli Buggera, vittime di furti da parte della mafia agricola . Durante la notte del 14 settembre 1945, i due Carabinieri scoprirono un malvivente posto di guardia sulla cima della collina. Quando il resto della banda tornò, i due persero la vita nel conflitto a fuoco. Nessuno venne mai processato per il duplice omicidio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]] [[Categoria:Forze dell’Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Nati l’1 febbraio]] [[Categoria:Nati nel 1911]] [[Categoria:Morti il 14 settembre]] [[Categoria:Morti nel 1945]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Calogero Cicero&#039;&#039;&#039; (Cerda, [[26 marzo 1905]] - Favara, [[14 settembre]] [[1945]]) è stato un Carabiniere italiano. Insieme al collega [[Fedele De Francisca]] sorvegliava la fattoria dei fratelli Buggera, vittime di furti da parte della mafia agricola . Durante la notte del 14 settembre 1945, i due Carabinieri scoprirono un malvivente posto di guardia sulla cima della collina. Quando il resto della banda tornò, i due persero la vita nel conflitto a fuoco. Nessuno venne mai processato per il duplice omicidio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]][[Categoria:Forze dell’Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]][[Categoria:Nati il 26 marzo]] [[Categoria:Nati nel 1905]] [[Categoria:Morti il 14 settembre]] [[Categoria:Morti nel 1945]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<updated>2020-03-12T11:25:19Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Fabher: Creata pagina con &amp;quot;{{espandere}} &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Calogero Cicero&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; (Cerda, 26 marzo 1905 - Favara, 14 settembre 1945) è stato un Carabiniere italiano. Insieme al collega Fedele De Francisca sor...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Calogero Cicero&#039;&#039;&#039; (Cerda, [[26 marzo 1905]] - Favara, [[14 settembre]] [[1945]]) è stato un Carabiniere italiano. Insieme al collega Fedele De Francisca sorvegliava la fattoria dei fratelli Buggera, vittime di furti da parte della mafia agricola . Durante la notte del 14 settembre 1945, i due Carabinieri scoprirono un malvivente posto di guardia sulla cima della collina. Quando il resto della banda tornò, i due persero la vita nel conflitto a fuoco. Nessuno venne mai processato per il duplice omicidio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]][[Categoria:Forze dell’Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]][[Categoria:Nati il 26 marzo]] [[Categoria:Nati nel 1905]] [[Categoria:Morti il 14 settembre]] [[Categoria:Morti nel 1945]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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