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	<title>WikiMafia - Contributi dell&#039;utente [it]</title>
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	<updated>2026-05-24T14:57:26Z</updated>
	<subtitle>Contributi dell&amp;#039;utente</subtitle>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Cesare_Terranova&amp;diff=6059</id>
		<title>Cesare Terranova</title>
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		<updated>2016-08-07T07:59:55Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: completamento voce&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Cesare Terranova fu uomo di alto sentire e di grande cultura: amava profondamente la sua Sicilia e viveva con angoscia la fase di trapasso che l&#039;isola attraversava, dall&#039;economia del feudo e rurale all&#039;economia industriale e collegata con le grandi correnti di traffico europeo e mediterraneo. Ma egli era anche animato, oltre che da un virile coraggio, anche da infinita speranza, che scaturiva dalla sua profonda bontà d&#039;animo: speranza nel futuro dell&#039;Italia e della Sicilia migliori, per le quali il sacrificio della sua vita, fervida, integra ed operosa non è stato vano. Ancora una volta così la violenza omicida della delinquenza organizzata ha colpito uno degli uomini migliori, uno dei figli più degni della terra di Sicilia.&lt;br /&gt;
Sandro Pertini &amp;lt;ref&amp;gt;iverieroi.blogspot.it/2010/07/cesare-terranova.html&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&lt;br /&gt;
= BIOGRAFIA =&lt;br /&gt;
Cesare Terranova (15 agosto 1921, Petralia Sottana- 25 settembre 1979, Palermo) è stato un magistrato e un politico italiano, vittima di Cosa Nostra.&lt;br /&gt;
Entra in magistratura nel 1946, non appena tornato dalla guerra e dalla prigionia. È Pretore a Messina e poi a Rometta. Nel 1958 si trasferisce dal Tribunale di Patti a quello di Palermo, in cui avvia i celebri processi di mafia contro Liggio e altri boss mafiosi.&lt;br /&gt;
Giunge poi a Marsala, dove, in veste di Procuratore della Repubblica, svolge numerose e difficili indagini. &lt;br /&gt;
Eletto deputato, diviene componente della Commissione parlamentare antimafia e qui si distingue per impegno, intuito e professionalità, ponendo al servizio delle più alte istituzioni la esperienza accumulata nel corso della carriera di magistrato. Proprio in questi anni alcune sentenze di condanna di pericolosi appartenenti all&#039;organizzazione mafiosa vengono annullate. Molti mafiosi tornano liberi e alzano il livello di scontro contro lo Stato.&lt;br /&gt;
Terminato nel 1979 il mandato parlamentare, Terranova decide di tornare &amp;quot;a Palermo per terminare il lavoro cominciato&amp;quot;.&amp;lt;ref&amp;gt;www.associazionemagistrati.it/doc/423/in-ricordo-di-cesare-terranova.htm&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
Muore il 25 settembre 1979 in un vile attentato mafioso assieme al maresciallo Lenin Manuso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
= L’IMPORTANZA DEL LAVORO DI TERRANOVA NELLA LOTTA ALLA MAFIA =&lt;br /&gt;
== IN MAGISTRATURA ==&lt;br /&gt;
Da palermitano, Cesare Terranova, comprese ed intuì la pericolosità crescente dei Corleonesi e la sua attività da magistrato si contraddistinse proprio per l’importantissimo ruolo di contrasto alla mafia siciliana. Soprattutto intuì la trasformazione della mafia che, al passo con i tempi e con l’evolversi dell’economia, da agricola divenne imprenditrice, conquistando privilegi, commesse e licenze edilizie.&lt;br /&gt;
La svolta nella sua carriera si registrò durante l’istruzione del processo ai danni di Luciano Liggio, Totò Riina, Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella.&lt;br /&gt;
Tuttavia, ci si trovava in un’epoca in cui l’associazione per delinquere di stampo mafioso non esisteva ancora penalmente (art. 416 bis c.p.) e l’unica arma che i giudici potevano utilizzare per ottenere una qualche incriminazione nei confronti degli appartenenti alle cosche mafiose era quella di provare l’esistenza di un’associazione criminale e, quindi, l’associazione per delinquere prevista dall’art. 416 c.p.&lt;br /&gt;
Nel primo vero processo alla mafia, tenutosi a Bari nel 1969 ed in cui ricopriva il ruolo di procuratore d’accusa, Terranova riuscì a portare alla sbarra almeno un centinaio di mafiosi, ma nonostante il grande impegno, la passione e la lungimiranza del magistrato, gli imputati furono quasi tutti assolti. &lt;br /&gt;
Nel 1974, però, la rivincita con il processo dal quale ottenne la condanna all’ergastolo della “primula rossa” di Corleone, Luciano Liggio, imputato per l’omicidio del boss Michele Navarra.&lt;br /&gt;
Dopo un periodo in politica, nel 1976, Terranova fu prima nominato Consigliere della Corte d’Appello del Tribunale di Palermo e poi capo dell’Ufficio Istruzione del medesimo Tribunale.&lt;br /&gt;
Il giudice, come risultò dalle indagini, fu tuttavia fermato dalla mafia prima che potesse diventare giudice istruttore all’interno della commissione antimafia.&amp;lt;ref&amp;gt;www.narcomafie.it/2015/09/25/cesare-terranova-36-anni-fa-lomicidio/&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
== IN POLITICA ==&lt;br /&gt;
Cesare Terranova fu deputato alla Camera, nella lista del PCI, come indipendente di sinistra, nel 1972 e nel 1976, anno in cui fece rientro a Palermo per ricoprire il ruolo di consigliere della Corte d’Appello presso il Tribunale di Palermo.&lt;br /&gt;
Fu parte anche della Commissione parlamentare antimafia durante la VI Legislatura e fu in questo periodo che, insieme ai deputati La Torre, Benedetti, Malagugini ed ai senatori Adamoli, Chiaromonte, Lugnano, Maffioletti, partecipò alla stesura della Relazione di minoranza in cui si criticava la Relazione di maggioranza sul fenomeno mafioso. &lt;br /&gt;
Quest’ultima veniva valutata in chiave fortemente critica, evidenziando come la medesima, per niente soddisfacente, non solo deludeva le aspettative dell’opinione pubblica, ma non rafforzava neppure il prestigio delle istituzioni democratiche. &lt;br /&gt;
La Relazione di Maggioranza, infatti, non solo ricostruiva erroneamente la genesi del fenomeno mafioso a partire dall’unità d’Italia, ma anche e soprattutto perché sottovalutava i collegamenti tra mafia e politica e sottaceva i coinvolgimenti della Democrazia Cristiana in varie vicende di mafia. Non mancavano, tra l’altro, all&#039;interno della Relazione di Minoranza, pesanti accuse nei confronti di personaggi quali Salvo Lima, Vito Ciancimino ed altri personaggi politici intrattenenti relazioni con il potere mafioso&amp;lt;ref&amp;gt;Dalla Relazione di minoranza, archiviopiolatorre.camera.it/imgrepo/DOCUMENTAZIONE/Antimafia/03_rel.pdf&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
= L’OMICIDIO =&lt;br /&gt;
Il 25 settembre del 1979, verso le 8,30 del mattino, una Fiat 131 arriva sotto casa del giudice Cesare Terranova a Palermo per condurlo in ufficio. &lt;br /&gt;
Il magistrato è alla guida della vettura ed accanto a lui siede il maresciallo di Pubblica Sicurezza Lenin Mancuso, al quale è stata affidata la sua protezione. &lt;br /&gt;
L&#039;auto imbocca una strada secondaria che trova inaspettatamente chiusa per &amp;quot;lavori in corso&amp;quot;. Quindi alcuni killer affiancano l&#039;auto e aprono il fuoco con una carabina Winchester e con delle pistole. Il magistrato ingrana la retromarcia nel tentativo di sottrarsi ai proiettili, mentre il maresciallo Mancuso impugna la Beretta di ordinanza. Viene esplosa una trentina i colpi. Il giudice muore sul colpo, Mancuso poche ore dopo in ospedale.&lt;br /&gt;
Secondo l&#039;amico e scrittore Leonardo Sciascia, Cesare Terranova fu ucciso perché &amp;quot;stava occupandosi di qualcosa per cui qualcuno ha sentito incombente o immediato il pericolo&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;www.associazionemagistrati.it/doc/423/in-ricordo-di-cesare-terranova.htm&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
Le prime importanti dichiarazioni sull’omicidio Terranova risalgono al 1984, quando Buscetta rivela al giudice Falcone che Terranova era diventato un obiettivo già dal 1975 e che il mandante era stato lo stesso Liggio, il quale aveva ordinato l’esecuzione sia per vendicarsi della condanna all’ergastolo subita, sia perché il giudice si mostrava troppo determinato nella lotta alla criminalità organizzata, anche in quanto parte attiva della Commissione Parlamentare antimafia. &lt;br /&gt;
Francesco Di Carlo, esponente del mandamento di San Giuseppe Jato e uomo di fiducia di Bernardo Brusca, riconosce Luciano Liggio come mandante dell’omicidio e come esecutori materiali: Giuseppe Giacomo Gambino, Vincenzo Puccio, Leoluca Bagarella e Giuseppe Madonia. È stato riaperto il procedimento contro altre sette persone, esponenti della cupola palermitana, che diedero il permesso di eliminare il giudice, perché stava per diventare giudice istruttore nella commissione antimafia: Michele Greco, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Antonino Geraci, Francesco Madonia, Totò Riina e Bernardo Provenzano&amp;lt;ref&amp;gt;Ecco chi uccise Terranova. Corriere della sera. Archivio storico. 4 giugno 1997.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Strage_di_Via_dei_Georgofili&amp;diff=4658</id>
		<title>Strage di Via dei Georgofili</title>
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		<updated>2015-02-05T19:45:00Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il tramonto si avvicina. È già sera e tutto è finito.”&lt;br /&gt;
Nadia Nencioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;strage di via dei Georgofili&#039;&#039;&#039;, a Firenze, rappresenta un attentato mafioso, avvenuto ad opera di Cosa Nostra, il 23 maggio 1993, sulla scia della barbarie che ricorda gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino avvenuti nel 1992. In tale brutale attentato persero la vita Angela Fiume (35 anni), Nadia e Caterina Nencioni ( rispettivamente di 9 anni e di 50 giorni), Fabrizio Nencioni (38 anni) e lo studente ventiduenne Dario Capolicchio. Rimasero, inoltre, ferite 48 persone e furono gravemente danneggiate 148 opere d’arte, mentre altre sono andate perdute per sempre&amp;lt;ref&amp;gt;Vent’anni dalla strage di via dei Georgofili a Firenze, 27 Maggio 1993.&amp;lt;/ref&amp;gt; .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==La preparazione==&lt;br /&gt;
La fase della preparazione dell’esplosivo è nota solo in piccola parte grazie alle dichiarazioni rese da Grigoli Salvatore. Tale preparazione, stando alle dichiarazioni del Grigoli, è avvenuta a Palermo ed è stata opera di Giuliano, Lo Nigro e Spatuzza.&lt;br /&gt;
Della ricerca e del rinvenimento della base logistica si è occupato Vincenzo Ferro che, nel mese di Aprile 1993, fu chiamato da Gioacchino Calabrò che gli intimò di mettersi in contatto con zio Antonino Messano di Prato affinchè gli mettesse a disposizione un garage per imbottire la Fiat Fiorino di esplosivo. Il Messana, non potendo ottemperare alla richiesta in quanto non era in possesso di garage, indicò alcuni garage di fronte a casa sua che vennero giudicati idonei allo svolgimento delle operazioni&amp;lt;ref&amp;gt;Valutazione delle prove- Sentenza del processo di 1° per le stragi del 1993&amp;lt;/ref&amp;gt; .&lt;br /&gt;
Il 23 maggio 1993, dopo aver macinato e confezionato l’esplosivo, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano vennero accompagnati a Firenze per effettuare alcuni sopralluoghi. La sera del 26 maggio, dopo aver rubato una Fiat Fiorino e dopo averla imbottita di esplosivo, Giuliano e Lo Nigro la parcheggiarono in via dei Georgofili procurando l’esplosione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L’attentato==&lt;br /&gt;
L’attentato dinamitardo avviene all’1.04 del 27 maggio 1993. La Fiat Fiorino, imbottita con 250 chilogrammi di esplosivo, parcheggiata di fronte all’ingresso secondario dell’Accademia dei Georgofili, dietro la Galleria degli Uffizi,  fa tremare con l’esplosione l’intera città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All’arrivo dei Vigili del Fuoco, delle forze dell’ordine, delle ambulanze lo scenario che si presenta è un enorme cratere nel suolo causato dall’esplosione della Fiat Fiorino, un lago di acqua, macerie e fango e la Torre de’ Pulci, all’interno della quale ha sede l’Accademia dei Georgofili sin dal 1932, squarciata a metà&amp;lt;ref&amp;gt;La vile barbarie del 27 Maggio 1993, Accademia dei Georgofili.&amp;lt;/ref&amp;gt; . &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell’attentato perdono la vita cinque persone. All’ultimo piano della Torre de’ Pulci vive la custode Angela con il marito Fabrizio Nencioni e le loro due bambine, Nadia e Caterina. Le ricerche durano più di due ore. La prima ad essere ritrovata è Caterina di appena cinquanta giorni, battezzata la domenica precedente. Inutile la corsa del vigile del fuoco con il fagottino bianco in braccio verso l’ambulanza. Il mezzo si muove a sirene spiegate nel vano tentativo di salvare la piccola per fermarsi poco dopo. In seguito vengono ritrovati i corpi senza vita di Nadia Nencioni, nove anni, Angela Fiume e Fabrizio Nencioni. L’ultima vittima, ritrovata poco più tardi, è Dario Capolicchio, studente ventiduenne di architettura che vive nel palazzo di fronte. Oltre alle vittime si è registrato il ferimento di una quarantina di persone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Danni===&lt;br /&gt;
La Torre de’ Pulci, la torre medioevale (secolo XV) nella quale ha sede l’Accademia dei Georgofili dal 1932, è stata parzialmente distrutta. L’ordigno esplosivo ha fatto crollare gran parte della parete prospiciente Via dei Georgofili. Il crollo della parete ha comportato la distruzione della quasi totalità delle volte in muratura poste al primo piano, delle coperture dei solai&amp;lt;ref&amp;gt;La vile barbarie del 27 Maggio 1993, Accademia dei Georgofili.&amp;lt;/ref&amp;gt; . I lavori di ristrutturazione si sono svolti in due fasi. La prima ha previsto la messa in sicurezza e nel preconsolidamento della parte della struttura prospiciente via Lambertesca; la seconda fase ha, invece, riguardato il restauro completo del complesso vasariano degli Uffizi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’esplosione ha danneggiato gravemente alcune opere presenti negli ambienti della Galleria degli Uffizi posti in via dei Georgofili e nel corridoio vasariano. Altre opere sono andate completamente perse. Tra queste ultime si annoverano “Il concerto musicale” e “I giocatori di carte” di Bartolomeo Manfredi; “L’adorazione dei Pastori” di Gerrit van Honthorst; “Aquila” di Bartolomeo Bimbi; “Avvoltoi, gufi e beccaccia” di Andrea Scacciati; “Scena di caccia” di Francis Grant; “Grande cervo in una palude” di Edwin Landseer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il processo e le sentenze==&lt;br /&gt;
L’iter processuale riguardante la strage avvenuta a Firenze nel Maggio del 1993 in via dei Georgofili, a differenza delle tortuose vicende giudiziarie inerenti le stragi avvenute nell’ondata mafiosa del 1992-1993, ha avuto un percorso piuttosto lineare ed ha portato in breve tempo alla individuazione dei responsabili materiali della strage. Il pool di magistrati fiorentini che lavorò alle inchieste sulle stragi del ‘ 93 era composto da Gabriele Chelazzi, Giuseppe Nicolosi, Alessandro Crini. Il pool era guidato dal procuratore capo della Repubblica Piero Luigi Vigna e coadiuvato dal procuratore aggiunto Francesco Fleury&amp;lt;ref&amp;gt;www.regionetoscana.it, Documentazione sulla strage di via dei Georgofili.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le indagini hanno accertato che i mandanti e gli autori materiali della strage erano esponenti della mafia e che ad ispirarla era stata una strategia di tipo criminale- eversivo che andava oltre i consueti metodi e le consuete finalità&amp;lt;ref&amp;gt;www.memoria.san.beniculturali.it, Approfondimenti&amp;lt;/ref&amp;gt; della criminalità organizzata  per reagire alla normativa di rigore attuata a seguito degli attentati del 1992 in cui erano stati assassinati i giudici Falcone e Borsellino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’udienza preliminare si svolge il 12 giugno del 1996. Il processo di primo grado, aperto il 26 novembre 1996, si conclude nel 1998 con 14 ergastoli e varie condanne. &lt;br /&gt;
Il 1998 è l’anno in cui Gaspare Spatuzza inizia a collaborare con la giustizia confermando il proprio coinvolgimento nella strage di Firenze e, grazie alle sue dichiarazioni, la Corte d’Assise di Firenze condanna Francesco Tagliavia all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni, al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere ed al risarcimento dei danni nei confronti del Ministero della Difesa, della Regione Toscana, del Comune di Firenze e delle parti civili costituitesi nel processo&amp;lt;ref&amp;gt;Sentenza Tagliavia&amp;lt;/ref&amp;gt; .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2014 la Cassazione, tuttavia, annulla con rinvio la condanna all’ergastolo del boss mafioso della famiglia di Corso dei Mille Francesco Tagliavia per la strage di via dei Georgofili. Questo porterà alla celebrazione di un appello bis.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Strage_di_Via_dei_Georgofili&amp;diff=4657</id>
		<title>Strage di Via dei Georgofili</title>
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		<updated>2015-02-05T19:40:48Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: /* DANNI */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il tramonto si avvicina. È già sera e tutto è finito.”&lt;br /&gt;
Nadia Nencioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;strage di via dei Georgofili&#039;&#039;&#039;, a Firenze, rappresenta un attentato mafioso, avvenuto ad opera di Cosa Nostra, il 23 maggio 1993, sulla scia della barbarie che ricorda gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino avvenuti nel 1992. In tale brutale attentato persero la vita Angela Fiume (35 anni), Nadia e Caterina Nencioni ( rispettivamente di 9 anni e di 50 giorni), Fabrizio Nencioni (38 anni) e lo studente ventiduenne Dario Capolicchio. Rimasero, inoltre, ferite 48 persone e furono gravemente danneggiate 148 opere d’arte, mentre altre sono andate perdute per sempre&amp;lt;ref&amp;gt;Vent’anni dalla strage di via dei Georgofili a Firenze, 27 Maggio 1993.&amp;lt;/ref&amp;gt; .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==LA PREPARAZIONE==&lt;br /&gt;
La fase della preparazione dell’esplosivo è nota solo in piccola parte grazie alle dichiarazioni rese da Grigoli Salvatore. Tale preparazione, stando alle dichiarazioni del Grigoli, è avvenuta a Palermo ed è stata opera di Giuliano, Lo Nigro e Spatuzza.&lt;br /&gt;
Della ricerca e del rinvenimento della base logistica si è occupato Vincenzo Ferro che, nel mese di Aprile 1993, fu chiamato da Gioacchino Calabrò che gli intimò di mettersi in contatto con zio Antonino Messano di Prato affinchè gli mettesse a disposizione un garage per imbottire la Fiat Fiorino di esplosivo. Il Messana, non potendo ottemperare alla richiesta in quanto non era in possesso di garage, indicò alcuni garage di fronte a casa sua che vennero giudicati idonei allo svolgimento delle operazioni&amp;lt;ref&amp;gt;Valutazione delle prove- Sentenza del processo di 1° per le stragi del 1993&amp;lt;/ref&amp;gt; .&lt;br /&gt;
Il 23 maggio 1993, dopo aver macinato e confezionato l’esplosivo, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano vennero accompagnati a Firenze per effettuare alcuni sopralluoghi. La sera del 26 maggio, dopo aver rubato una Fiat Fiorino e dopo averla imbottita di esplosivo, Giuliano e Lo Nigro la parcheggiarono in via dei Georgofili procurando l’esplosione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L’ATTENTATO==&lt;br /&gt;
L’attentato dinamitardo avviene all’1.04 del 27 maggio 1993. La Fiat Fiorino, imbottita con 250 chilogrammi di esplosivo, parcheggiata di fronte all’ingresso secondario dell’Accademia dei Georgofili, dietro la Galleria degli Uffizi,  fa tremare con l’esplosione l’intera città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All’arrivo dei Vigili del Fuoco, delle forze dell’ordine, delle ambulanze lo scenario che si presenta è un enorme cratere nel suolo causato dall’esplosione della Fiat Fiorino, un lago di acqua, macerie e fango e la Torre de’ Pulci, all’interno della quale ha sede l’Accademia dei Georgofili sin dal 1932, squarciata a metà&amp;lt;ref&amp;gt;La vile barbarie del 27 Maggio 1993, Accademia dei Georgofili.&amp;lt;/ref&amp;gt; . &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell’attentato perdono la vita cinque persone. All’ultimo piano della Torre de’ Pulci vive la custode Angela con il marito Fabrizio Nencioni e le loro due bambine, Nadia e Caterina. Le ricerche durano più di due ore. La prima ad essere ritrovata è Caterina di appena cinquanta giorni, battezzata la domenica precedente. Inutile la corsa del vigile del fuoco con il fagottino bianco in braccio verso l’ambulanza. Il mezzo si muove a sirene spiegate nel vano tentativo di salvare la piccola per fermarsi poco dopo. In seguito vengono ritrovati i corpi senza vita di Nadia Nencioni, nove anni, Angela Fiume e Fabrizio Nencioni. L’ultima vittima, ritrovata poco più tardi, è Dario Capolicchio, studente ventiduenne di architettura che vive nel palazzo di fronte. Oltre alle vittime si è registrato il ferimento di una quarantina di persone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===DANNI===&lt;br /&gt;
La Torre de’ Pulci, la torre medioevale (secolo XV) nella quale ha sede l’Accademia dei Georgofili dal 1932, è stata parzialmente distrutta. L’ordigno esplosivo ha fatto crollare gran parte della parete prospiciente Via dei Georgofili. Il crollo della parete ha comportato la distruzione della quasi totalità delle volte in muratura poste al primo piano, delle coperture dei solai&amp;lt;ref&amp;gt;La vile barbarie del 27 Maggio 1993, Accademia dei Georgofili.&amp;lt;/ref&amp;gt; . I lavori di ristrutturazione si sono svolti in due fasi. La prima ha previsto la messa in sicurezza e nel preconsolidamento della parte della struttura prospiciente via Lambertesca; la seconda fase ha, invece, riguardato il restauro completo del complesso vasariano degli Uffizi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’esplosione ha danneggiato gravemente alcune opere presenti negli ambienti della Galleria degli Uffizi posti in via dei Georgofili e nel corridoio vasariano. Altre opere sono andate completamente perse. Tra queste ultime si annoverano “Il concerto musicale” e “I giocatori di carte” di Bartolomeo Manfredi; “L’adorazione dei Pastori” di Gerrit van Honthorst; “Aquila” di Bartolomeo Bimbi; “Avvoltoi, gufi e beccaccia” di Andrea Scacciati; “Scena di caccia” di Francis Grant; “Grande cervo in una palude” di Edwin Landseer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==IL PROCESSO E LE SENTENZE==&lt;br /&gt;
L’iter processuale riguardante la strage avvenuta a Firenze nel Maggio del 1993 in via dei Georgofili, a differenza delle tortuose vicende giudiziarie inerenti le stragi avvenute nell’ondata mafiosa del 1992-1993, ha avuto un percorso piuttosto lineare ed ha portato in breve tempo alla individuazione dei responsabili materiali della strage. Il pool di magistrati fiorentini che lavorò alle inchieste sulle stragi del ‘ 93 era composto da Gabriele Chelazzi, Giuseppe Nicolosi, Alessandro Crini. Il pool era guidato dal procuratore capo della Repubblica Piero Luigi Vigna e coadiuvato dal procuratore aggiunto Francesco Fleury&amp;lt;ref&amp;gt;www.regionetoscana.it, Documentazione sulla strage di via dei Georgofili.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le indagini hanno accertato che i mandanti e gli autori materiali della strage erano esponenti della mafia e che ad ispirarla era stata una strategia di tipo criminale- eversivo che andava oltre i consueti metodi e le consuete finalità&amp;lt;ref&amp;gt;www.memoria.san.beniculturali.it, Approfondimenti&amp;lt;/ref&amp;gt; della criminalità organizzata  per reagire alla normativa di rigore attuata a seguito degli attentati del 1992 in cui erano stati assassinati i giudici Falcone e Borsellino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’udienza preliminare si svolge il 12 giugno del 1996. Il processo di primo grado, aperto il 26 novembre 1996, si conclude nel 1998 con 14 ergastoli e varie condanne. &lt;br /&gt;
Il 1998 è l’anno in cui Gaspare Spatuzza inizia a collaborare con la giustizia confermando il proprio coinvolgimento nella strage di Firenze e, grazie alle sue dichiarazioni, la Corte d’Assise di Firenze condanna Francesco Tagliavia all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni, al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere ed al risarcimento dei danni nei confronti del Ministero della Difesa, della Regione Toscana, del Comune di Firenze e delle parti civili costituitesi nel processo&amp;lt;ref&amp;gt;Sentenza Tagliavia&amp;lt;/ref&amp;gt; .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2014 la Cassazione, tuttavia, annulla con rinvio la condanna all’ergastolo del boss mafioso della famiglia di Corso dei Mille Francesco Tagliavia per la strage di via dei Georgofili. Questo porterà alla celebrazione di un appello bis.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Strage_di_Via_dei_Georgofili&amp;diff=4656</id>
		<title>Strage di Via dei Georgofili</title>
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		<updated>2015-02-05T19:40:17Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il tramonto si avvicina. È già sera e tutto è finito.”&lt;br /&gt;
Nadia Nencioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;strage di via dei Georgofili&#039;&#039;&#039;, a Firenze, rappresenta un attentato mafioso, avvenuto ad opera di Cosa Nostra, il 23 maggio 1993, sulla scia della barbarie che ricorda gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino avvenuti nel 1992. In tale brutale attentato persero la vita Angela Fiume (35 anni), Nadia e Caterina Nencioni ( rispettivamente di 9 anni e di 50 giorni), Fabrizio Nencioni (38 anni) e lo studente ventiduenne Dario Capolicchio. Rimasero, inoltre, ferite 48 persone e furono gravemente danneggiate 148 opere d’arte, mentre altre sono andate perdute per sempre&amp;lt;ref&amp;gt;Vent’anni dalla strage di via dei Georgofili a Firenze, 27 Maggio 1993.&amp;lt;/ref&amp;gt; .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==LA PREPARAZIONE==&lt;br /&gt;
La fase della preparazione dell’esplosivo è nota solo in piccola parte grazie alle dichiarazioni rese da Grigoli Salvatore. Tale preparazione, stando alle dichiarazioni del Grigoli, è avvenuta a Palermo ed è stata opera di Giuliano, Lo Nigro e Spatuzza.&lt;br /&gt;
Della ricerca e del rinvenimento della base logistica si è occupato Vincenzo Ferro che, nel mese di Aprile 1993, fu chiamato da Gioacchino Calabrò che gli intimò di mettersi in contatto con zio Antonino Messano di Prato affinchè gli mettesse a disposizione un garage per imbottire la Fiat Fiorino di esplosivo. Il Messana, non potendo ottemperare alla richiesta in quanto non era in possesso di garage, indicò alcuni garage di fronte a casa sua che vennero giudicati idonei allo svolgimento delle operazioni&amp;lt;ref&amp;gt;Valutazione delle prove- Sentenza del processo di 1° per le stragi del 1993&amp;lt;/ref&amp;gt; .&lt;br /&gt;
Il 23 maggio 1993, dopo aver macinato e confezionato l’esplosivo, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano vennero accompagnati a Firenze per effettuare alcuni sopralluoghi. La sera del 26 maggio, dopo aver rubato una Fiat Fiorino e dopo averla imbottita di esplosivo, Giuliano e Lo Nigro la parcheggiarono in via dei Georgofili procurando l’esplosione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L’ATTENTATO==&lt;br /&gt;
L’attentato dinamitardo avviene all’1.04 del 27 maggio 1993. La Fiat Fiorino, imbottita con 250 chilogrammi di esplosivo, parcheggiata di fronte all’ingresso secondario dell’Accademia dei Georgofili, dietro la Galleria degli Uffizi,  fa tremare con l’esplosione l’intera città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All’arrivo dei Vigili del Fuoco, delle forze dell’ordine, delle ambulanze lo scenario che si presenta è un enorme cratere nel suolo causato dall’esplosione della Fiat Fiorino, un lago di acqua, macerie e fango e la Torre de’ Pulci, all’interno della quale ha sede l’Accademia dei Georgofili sin dal 1932, squarciata a metà&amp;lt;ref&amp;gt;La vile barbarie del 27 Maggio 1993, Accademia dei Georgofili.&amp;lt;/ref&amp;gt; . &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell’attentato perdono la vita cinque persone. All’ultimo piano della Torre de’ Pulci vive la custode Angela con il marito Fabrizio Nencioni e le loro due bambine, Nadia e Caterina. Le ricerche durano più di due ore. La prima ad essere ritrovata è Caterina di appena cinquanta giorni, battezzata la domenica precedente. Inutile la corsa del vigile del fuoco con il fagottino bianco in braccio verso l’ambulanza. Il mezzo si muove a sirene spiegate nel vano tentativo di salvare la piccola per fermarsi poco dopo. In seguito vengono ritrovati i corpi senza vita di Nadia Nencioni, nove anni, Angela Fiume e Fabrizio Nencioni. L’ultima vittima, ritrovata poco più tardi, è Dario Capolicchio, studente ventiduenne di architettura che vive nel palazzo di fronte. Oltre alle vittime si è registrato il ferimento di una quarantina di persone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===DANNI===&lt;br /&gt;
La Torre de’ Pulci, la torre medioevale (secolo XV) nella quale ha sede l’Accademia dei Georgofili dal 1932, è stata parzialmente distrutta. L’ordigno esplosivo ha fatto crollare gran parte della parete prospiciente Via dei Georgofili. Il crollo della parete ha comportato la distruzione della quasi totalità delle volte in muratura poste al primo piano, delle coperture dei solai&amp;lt;ref&amp;gt;La vile barbarie del 27 Maggio 1993, Accademia dei Georgofili.&amp;lt;7ref&amp;gt; . I lavori di ristrutturazione si sono svolti in due fasi. La prima ha previsto la messa in sicurezza e nel preconsolidamento della parte della struttura prospiciente via Lambertesca; la seconda fase ha, invece, riguardato il restauro completo del complesso vasariano degli Uffizi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’esplosione ha danneggiato gravemente alcune opere presenti negli ambienti della Galleria degli Uffizi posti in via dei Georgofili e nel corridoio vasariano. Altre opere sono andate completamente perse. Tra queste ultime si annoverano “Il concerto musicale” e “I giocatori di carte” di Bartolomeo Manfredi; “L’adorazione dei Pastori” di Gerrit van Honthorst; “Aquila” di Bartolomeo Bimbi; “Avvoltoi, gufi e beccaccia” di Andrea Scacciati; “Scena di caccia” di Francis Grant; “Grande cervo in una palude” di Edwin Landseer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==IL PROCESSO E LE SENTENZE==&lt;br /&gt;
L’iter processuale riguardante la strage avvenuta a Firenze nel Maggio del 1993 in via dei Georgofili, a differenza delle tortuose vicende giudiziarie inerenti le stragi avvenute nell’ondata mafiosa del 1992-1993, ha avuto un percorso piuttosto lineare ed ha portato in breve tempo alla individuazione dei responsabili materiali della strage. Il pool di magistrati fiorentini che lavorò alle inchieste sulle stragi del ‘ 93 era composto da Gabriele Chelazzi, Giuseppe Nicolosi, Alessandro Crini. Il pool era guidato dal procuratore capo della Repubblica Piero Luigi Vigna e coadiuvato dal procuratore aggiunto Francesco Fleury&amp;lt;ref&amp;gt;www.regionetoscana.it, Documentazione sulla strage di via dei Georgofili.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le indagini hanno accertato che i mandanti e gli autori materiali della strage erano esponenti della mafia e che ad ispirarla era stata una strategia di tipo criminale- eversivo che andava oltre i consueti metodi e le consuete finalità&amp;lt;ref&amp;gt;www.memoria.san.beniculturali.it, Approfondimenti&amp;lt;/ref&amp;gt; della criminalità organizzata  per reagire alla normativa di rigore attuata a seguito degli attentati del 1992 in cui erano stati assassinati i giudici Falcone e Borsellino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’udienza preliminare si svolge il 12 giugno del 1996. Il processo di primo grado, aperto il 26 novembre 1996, si conclude nel 1998 con 14 ergastoli e varie condanne. &lt;br /&gt;
Il 1998 è l’anno in cui Gaspare Spatuzza inizia a collaborare con la giustizia confermando il proprio coinvolgimento nella strage di Firenze e, grazie alle sue dichiarazioni, la Corte d’Assise di Firenze condanna Francesco Tagliavia all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni, al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere ed al risarcimento dei danni nei confronti del Ministero della Difesa, della Regione Toscana, del Comune di Firenze e delle parti civili costituitesi nel processo&amp;lt;ref&amp;gt;Sentenza Tagliavia&amp;lt;/ref&amp;gt; .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2014 la Cassazione, tuttavia, annulla con rinvio la condanna all’ergastolo del boss mafioso della famiglia di Corso dei Mille Francesco Tagliavia per la strage di via dei Georgofili. Questo porterà alla celebrazione di un appello bis.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Concorso_esterno_in_associazione_mafiosa&amp;diff=4655</id>
		<title>Concorso esterno in associazione mafiosa</title>
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		<updated>2015-02-05T19:29:13Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Legislazione italiana]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando si fa riferimento al concorso esterno si entra all’interno dell’area dei reati associativi che è da sempre soggetta a dubbi di costituzionalità a causa della costante e latente violazione del principio di determinatezza (art. 25 Cost.). Ciò perché rimane del tutto incerta la qualificazione del requisito fondamentale rappresentato dal concetto stesso di associazione delittuosa, con il rischio di generare una sovrapposizione tra la struttura medesima dell’associazione ed il diverso istituto del concorso di persone nel reato.&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;G. DE FRANCESCO, Societas sceleris. Tecniche repressive delle associazioni criminali, in Riv. It. Dir. e proc. Pen., 1992, pag. 54 ss&amp;lt;/ref&amp;gt; Rispetto a questa fattispecie plurisoggettiva che incrimina il fatto stesso dell’associazione, al fine di contrastare il  fenomeno della criminalità organizzata, si sono imposti due problemi fondamentali: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
# La configurabilità o meno del concorso esterno ex art. 110 c.p. da parte di soggetti estranei all’associazione criminosa; &lt;br /&gt;
# Se ed a quali condizioni sia configurabile il concorso eventuale dei membri dell’associazione criminosa, e in particolare dei vertici, per i reati-scopo&amp;lt;ref&amp;gt;I reati di scopo sono quei reati nei quali l’oggetto dell’incriminazione non è l’offesa ad un bene-interesse giuridico, ma la realizzazione di situazioni che lo Stato ha interesse a che non si realizzino. In questi reati manca un vero e proprio interesse giuridico, mentre è presente lo scopo che costituisce la ratio dell’incriminazione&amp;lt;/ref&amp;gt; eseguiti da altri associati&amp;lt;ref&amp;gt;F. MANTOVANI. , Diritto penale parte generale, Cedam editore, 2009, pag. 548-549&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con riferimento al primo problema la risposta è positiva in presenza dei tre requisiti essenziali del concorso eventuale, quali: &lt;br /&gt;
*l’&#039;&#039;atipicità&#039;&#039; della condotta concorsuale rispetto alla fattispecie associativa; &lt;br /&gt;
*il &#039;&#039;contributo&#039;&#039; per la costituzione, conservazione o rafforzamento dell’associazione medesima; &lt;br /&gt;
*il &#039;&#039;dolo di concorso&#039;&#039;. In questo caso non si richiede la presenza del dolo specifico, essendo sufficiente la coscienza e volontà di contribuire alla costituzione, conservazione o rafforzamento dell’associazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche per il secondo interrogativo la risposta si presenta come positiva, ma occorre tenere presente che: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
# il far parte dell’associazione non implica necessariamente la partecipazione nella medesima essendo, questi, due fatti diversi; &lt;br /&gt;
# non è ammessa la configurazione di responsabilità di posizione o di presunzioni di responsabilità fondate sul solo fatto di appartenere all’associazione o sull’automatica considerazione dei capi come concorrenti morali; &lt;br /&gt;
# deve accertarsi l’esistenza dei requisiti del concorso nel reato-scopo e quindi il contributo necessario o agevolatore e la volontà di concorrere alla realizzazione dei reati medesimi&amp;lt;ref&amp;gt;Così F. MANTOVANI, Diritto penale parte generale, Cedam editore, 2009&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Origini e finalità ===&lt;br /&gt;
L’istituto del concorso esterno in associazione mafiosa è stato a lungo oggetto di critiche e perplessità sia da parte della dottrina che della giurisprudenza. Solo a seguito di vari interventi giurisprudenziali la Suprema Corte ha stabilito la configurabilità di tale particolare fattispecie che consente l’incriminazione di condotte poste in essere da parte di soggetti che, pur non facendo parte direttamente dell’associazione, agiscono con la consapevolezza e volontà di apportare un contributo diretto a mantenere in vita o rafforzare l’associazione criminosa, contribuendo alla realizzazione degli scopi della medesima. Per tale motivo il concorso esterno in associazione mafiosa non è configurabile quando il contributo è  prestato a favore dei singoli associati, ovvero ha ad oggetto specifiche imprese criminose e l’agente persegua i suoi fini in una posizione indifferente rispetto alle finalità proprie dell’associazione&amp;lt;ref&amp;gt;Cass., sez. VI, 11 marzo 1992, cit. in Il diritto penale della criminalità organizzata, A. CENTONZE- G. TINEBRA, Cedam, Padova, 2013&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il concorso esterno in associazione mafiosa ha origini sostanzialmente giurisprudenziali e risponde all’esigenza di non lasciare impunite le condotte di sostegno delle organizzazioni criminali realizzate da parte di persone che sono esterne rispetto alla struttura associativa&amp;lt;ref&amp;gt;L. CARADONNA, Il concorso esterno in associazione mafiosa e la fattispecie incriminatrice di carattere sussidiario prevista dall’ ART. 378 C.P.: configurabilità e differenze&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il concorso esterno in associazione mafiosa, utilizzando la disciplina di cui all’art. 110 c.p., ha inteso colpire la condotta di coloro i quali pur non facendo parte dell’associazione agiscono dall’esterno con la consapevolezza e la volontà di apportare un contributo diretto a mantenere in vita o a rafforzare l’associazione criminale, contribuendo alla realizzazione degli scopi della medesima. Per questo motivo occorre dire che il concorso non sussiste quando il contributo è dato ai singoli associati, ovvero ha ad oggetto specifiche imprese criminose e l’agente persegua i fini suoi propri in una posizione indifferente rispetto alle finalità proprie dell’associazione&amp;lt;ref&amp;gt;L. CARADONNA, Il concorso esterno in associazione mafiosa e la fattispecie incriminatrice di carattere sussidiario prevista dall’ART. 378 C.P.: configurabilità e differenze, in Giur. Merito, 2010, fasc. 1, pag. 177&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La configurabilità dell’istituto è molto controversa e si scontrano due diverse posizioni a proposito, l’una che lo nega e l’altra che lo ammette, dalle quali hanno avuto origini diversi interventi della Corte di Cassazione tesi a chiarirne la configurabilità. Tra gli interventi che più di tutti sono serviti a fare luce sulla figura del concorso esterno vanno ricordate le sentenze Demitry&amp;lt;ref&amp;gt;Cass. Pen., SS. UU., 5 ottobre 1994, n. 16. Così la massima della sentenza: “E’ configurabile il concorso esterno nel reato di associazione mafiosa per quei soggetti che, sebbene non facciano parte del sodalizio criminoso, forniscano – sia pure mediante un solo intervento – un contributo all’ente delittuoso tale da consentire all’associazione di mantenersi in vita, anche limitatamente ad un determinato settore, onde poter perseguire i propri scopi”&amp;lt;/ref&amp;gt; del 1994, Mannino del 1995 (Mannino 1) e del 2005 (Mannino 2) e Carnevale del 2002.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Evoluzione giurisprudenziale in tema di concorso esterno in associazione mafiosa ===&lt;br /&gt;
A causa delle incertezza ingenerate dall’istituto del concorso esterno la Corte di Cassazione è intervenuta con varie sentenze al fine di chiarirne configurabilità e portata applicativa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A tal proposito, la sentenza Demitry del 1994 riconosce la configurabilità del concorso esterno nel reato associativo in quanto dotato di un proprio autonomo spazio di rilevanza respingendo l’orientamento ermeneutico secondo cui il legislatore avrebbe escluso implicitamente la possibilità di ipotizzare il concorso eventuale dell’estraneo nel reato di associazione mafiosa come figura generale del nostro ordinamento. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le sentenze successive alla Demitry (&#039;&#039;rectius&#039;&#039; Mannino e Carnevale) si sono uniformate, in linea generale, alla tesi sposata nella sentenza del 1994. Nella sentenza Carnevale, in particolare, la Corte specifica che  all’appartenenza non possa attribuirsi il solo significato di condivisione meramente psicologica del programma criminoso e delle relative modalità di attuazione, ma bensì quello della concreta assunzione di un ruolo materiale all’interno della struttura criminosa tramite l’assunzione di un vero e proprio impegno reciproco e costante dal quale deriva un inserimento strutturale&amp;lt;ref&amp;gt;INSOLERA G., Il concorso esterno nei delitti associativi: la ragione di Stato e gli inganni della dogmatica, in Foro it., 1995, II, pag. 426.&amp;lt;/ref&amp;gt; in tale organizzazione nella quale si finisce per essere stabilmente incardinati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda l’elemento soggettivo, invece, la sentenza Carnevale condivide solo in parte la conclusione raggiunta nel 1994. Infatti, mentre, la sentenza Demitry ritiene che si possa parlare di un concorso con dolo generico (che accompagna la condotta del concorrente eventuale) in un reato a dolo specifico (che accompagna la condotta tipica di partecipazione al reato associativo), le Sezioni Unite nella sentenza Carnevale ritengono che il dolo nel reato in questione è sempre un dolo specifico. Non importa, infatti, che il concorrente non voglia far parte dell’associazione, ciò che conta è che egli apporti un contributo che vuole e sa essere diretto alla realizzazione del programma criminoso. La sentenza Mannino del 2005, dal canto suo, ha posto l’attenzione sulla condotta di partecipazione, riferibile a colui che si trovi in un rapporto di stabile ed organica compenetrazione con il tessuto organizzativo del sodalizio, e sulla figura del concorrente esterno. Tale ultimo è il soggetto che, non inserito stabilmente nella struttura organizzativa del sodalizio criminoso, fornisce un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo che  rappresenta un momento necessario per il rafforzamento o la conservazione delle capacità operative dell’associazione. Dalla lettura della sentenza Mannino emerge, inoltre, come il concorso esterno nel reato di associazione mafiosa costituisca il normale modus operandi delle organizzazioni in esame e non sia, invece, legato a momenti di fibrillazione o a difficoltà contingenti&amp;lt;ref&amp;gt;CARADONNA L., op. cit., pag. 181&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa, dunque, la sintesi della evoluzione della giurisprudenza circa l’istituto del concorso esterno in associazione mafiosa che è perlopiù unanime nel ritenere la generale configurabilità dello stesso nel reato in questione. Ciò che si evince, tuttavia, dalla mancanza di un orientamento unico circa la questione in esame è che in tema di legislazione antimafia, passi in avanti importanti sono stati sicuramente fatti, anche alla luce delle considerazioni e ricostruzioni sin qui svolte, ma occorre proseguire ancora nell’elaborazione e creazione di strumenti che si dimostrino ancora più efficaci e penetranti di quelli che oggi abbiamo a disposizione.&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Legislazione italiana]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Concorso_esterno_in_associazione_mafiosa&amp;diff=4654</id>
		<title>Concorso esterno in associazione mafiosa</title>
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		<updated>2015-02-05T19:12:12Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: /* Note */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Legislazione italiana]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando si fa riferimento al concorso esterno si entra all’interno dell’area dei reati associativi che è da sempre soggetta a dubbi di costituzionalità a causa della costante e latente violazione del principio di determinatezza (art. 25 Cost.). Ciò perché rimane del tutto incerta la qualificazione del requisito fondamentale rappresentato dal concetto stesso di associazione delittuosa, con il rischio di generare una sovrapposizione tra la struttura medesima dell’associazione ed il diverso istituto del concorso di persone nel reato. Rispetto a questa fattispecie plurisoggettiva che incrimina il fatto stesso dell’associazione, al fine di contrastare il  fenomeno della criminalità organizzata, si sono imposti due problemi fondamentali: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
# La configurabilità o meno del concorso esterno ex art. 110 c.p. da parte di soggetti estranei all’associazione criminosa; &lt;br /&gt;
# Se ed a quali condizioni sia configurabile il concorso eventuale dei membri dell’associazione criminosa, e in particolare dei vertici, per i reati-scopo eseguiti da altri associati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con riferimento al primo problema la risposta è positiva in presenza dei tre requisiti essenziali del concorso eventuale, quali: &lt;br /&gt;
*l’&#039;&#039;atipicità&#039;&#039; della condotta concorsuale rispetto alla fattispecie associativa; &lt;br /&gt;
*il &#039;&#039;contributo&#039;&#039; per la costituzione, conservazione o rafforzamento dell’associazione medesima; &lt;br /&gt;
*il &#039;&#039;dolo di concorso&#039;&#039;. In questo caso non si richiede la presenza del dolo specifico, essendo sufficiente la coscienza e volontà di contribuire alla costituzione, conservazione o rafforzamento dell’associazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche per il secondo interrogativo la risposta si presenta come positiva, ma occorre tenere presente che: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
# il far parte dell’associazione non implica necessariamente la partecipazione nella medesima essendo, questi, due fatti diversi; &lt;br /&gt;
# non è ammessa la configurazione di responsabilità di posizione o di presunzioni di responsabilità fondate sul solo fatto di appartenere all’associazione o sull’automatica considerazione dei capi come concorrenti morali; &lt;br /&gt;
# deve accertarsi l’esistenza dei requisiti del concorso nel reato-scopo e quindi il contributo necessario o agevolatore e la volontà di concorrere alla realizzazione dei reati medesimi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Origini e finalità ===&lt;br /&gt;
L’istituto del concorso esterno in associazione mafiosa è stato a lungo oggetto di critiche e perplessità sia da parte della dottrina che della giurisprudenza. Solo a seguito di vari interventi giurisprudenziali la Suprema Corte ha stabilito la configurabilità di tale particolare fattispecie che consente l’incriminazione di condotte poste in essere da parte di soggetti che, pur non facendo parte direttamente dell’associazione, agiscono con la consapevolezza e volontà di apportare un contributo diretto a mantenere in vita o rafforzare l’associazione criminosa, contribuendo alla realizzazione degli scopi della medesima. Per tale motivo il concorso esterno in associazione mafiosa non è configurabile quando il contributo è  prestato a favore dei singoli associati, ovvero ha ad oggetto specifiche imprese criminose e l’agente persegua i suoi fini in una posizione indifferente rispetto alle finalità proprie dell’associazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il concorso esterno in associazione mafiosa ha origini sostanzialmente giurisprudenziali e risponde all’esigenza di non lasciare impunite le condotte di sostegno delle organizzazioni criminali realizzate da parte di persone che sono esterne rispetto alla struttura associativa. Il concorso esterno in associazione mafiosa, utilizzando la disciplina di cui all’art. 110 c.p., ha inteso colpire la condotta di coloro i quali pur non facendo parte dell’associazione agiscono dall’esterno con la consapevolezza e la volontà di apportare un contributo diretto a mantenere in vita o a rafforzare l’associazione criminale, contribuendo alla realizzazione degli scopi della medesima. Per questo motivo occorre dire che il concorso non sussiste quando il contributo è dato ai singoli associati, ovvero ha ad oggetto specifiche imprese criminose e l’agente persegua i fini suoi propri in una posizione indifferente rispetto alle finalità proprie dell’associazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La configurabilità dell’istituto è molto controversa e si scontrano due diverse posizioni a proposito, l’una che lo nega e l’altra che lo ammette, dalle quali hanno avuto origini diversi interventi della Corte di Cassazione tesi a chiarirne la configurabilità. Tra gli interventi che più di tutti sono serviti a fare luce sulla figura del concorso esterno vanno ricordate le sentenze Demitry del 1994, Mannino del 1995 (Mannino 1) e del 2005 (Mannino 2) e Carnevale del 2002.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Evoluzione giurisprudenziale in tema di concorso esterno in associazione mafiosa ===&lt;br /&gt;
A causa delle incertezza ingenerate dall’istituto del concorso esterno la Corte di Cassazione è intervenuta con varie sentenze al fine di chiarirne configurabilità e portata applicativa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A tal proposito, la sentenza Demitry del 1994 riconosce la configurabilità del concorso esterno nel reato associativo in quanto dotato di un proprio autonomo spazio di rilevanza respingendo l’orientamento ermeneutico secondo cui il legislatore avrebbe escluso implicitamente la possibilità di ipotizzare il concorso eventuale dell’estraneo nel reato di associazione mafiosa come figura generale del nostro ordinamento. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le sentenze successive alla Demitry (&#039;&#039;rectius&#039;&#039; Mannino e Carnevale) si sono uniformate, in linea generale, alla tesi sposata nella sentenza del 1994. Nella sentenza Carnevale, in particolare, la Corte specifica che  all’appartenenza non possa attribuirsi il solo significato di condivisione meramente psicologica del programma criminoso e delle relative modalità di attuazione, ma bensì quello della concreta assunzione di un ruolo materiale all’interno della struttura criminosa tramite l’assunzione di un vero e proprio impegno reciproco e costante dal quale deriva un inserimento strutturale in tale organizzazione nella quale si finisce per essere stabilmente incardinati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda l’elemento soggettivo, invece, la sentenza Carnevale condivide solo in parte la conclusione raggiunta nel 1994. Infatti, mentre, la sentenza Demitry ritiene che si possa parlare di un concorso con dolo generico (che accompagna la condotta del concorrente eventuale) in un reato a dolo specifico (che accompagna la condotta tipica di partecipazione al reato associativo), le Sezioni Unite nella sentenza Carnevale ritengono che il dolo nel reato in questione è sempre un dolo specifico. Non importa, infatti, che il concorrente non voglia far parte dell’associazione, ciò che conta è che egli apporti un contributo che vuole e sa essere diretto alla realizzazione del programma criminoso. La sentenza Mannino del 2005, dal canto suo, ha posto l’attenzione sulla condotta di partecipazione, riferibile a colui che si trovi in un rapporto di stabile ed organica compenetrazione con il tessuto organizzativo del sodalizio, e sulla figura del concorrente esterno. Tale ultimo è il soggetto che, non inserito stabilmente nella struttura organizzativa del sodalizio criminoso, fornisce un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo che  rappresenta un momento necessario per il rafforzamento o la conservazione delle capacità operative dell’associazione. Dalla lettura della sentenza Mannino emerge, inoltre, come il concorso esterno nel reato di associazione mafiosa costituisca il normale modus operandi delle organizzazioni in esame e non sia, invece, legato a momenti di fibrillazione o a difficoltà contingenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa, dunque, la sintesi della evoluzione della giurisprudenza circa l’istituto del concorso esterno in associazione mafiosa che è perlopiù unanime nel ritenere la generale configurabilità dello stesso nel reato in questione. Ciò che si evince, tuttavia, dalla mancanza di un orientamento unico circa la questione in esame è che in tema di legislazione antimafia, passi in avanti importanti sono stati sicuramente fatti, anche alla luce delle considerazioni e ricostruzioni sin qui svolte, ma occorre proseguire ancora nell’elaborazione e creazione di strumenti che si dimostrino ancora più efficaci e penetranti di quelli che oggi abbiamo a disposizione.&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Legislazione italiana]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
	</entry>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Strage_di_Via_dei_Georgofili&amp;diff=4630</id>
		<title>Strage di Via dei Georgofili</title>
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		<updated>2015-01-07T22:09:23Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: /* L’ATTENTATO */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il tramonto si avvicina. È già sera e tutto è finito.”&lt;br /&gt;
Nadia Nencioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;strage di via dei Georgofili&#039;&#039;&#039;, a Firenze, rappresenta un attentato mafioso, avvenuto ad opera di Cosa Nostra, il 23 maggio 1993, sulla scia della barbarie che ricorda gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino avvenuti nel 1992. In tale brutale attentato persero la vita Angela Fiume (35 anni), Nadia e Caterina Nencioni ( rispettivamente di 9 anni e di 50 giorni), Fabrizio Nencioni (38 anni) e lo studente ventiduenne Dario Capolicchio. Rimasero, inoltre, ferite 48 persone e furono gravemente danneggiate 148 opere d’arte, mentre altre sono andate perdute per sempre .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==LA PREPARAZIONE==&lt;br /&gt;
La fase della preparazione dell’esplosivo è nota solo in piccola parte grazie alle dichiarazioni rese da Grigoli Salvatore. Tale preparazione, stando alle dichiarazioni del Grigoli, è avvenuta a Palermo ed è stata opera di Giuliano, Lo Nigro e Spatuzza.&lt;br /&gt;
Della ricerca e del rinvenimento della base logistica si è occupato Vincenzo Ferro che, nel mese di Aprile 1993, fu chiamato da Gioacchino Calabrò che gli intimò di mettersi in contatto con zio Antonino Messano di Prato affinchè gli mettesse a disposizione un garage per imbottire la Fiat Fiorino di esplosivo. Il Messana, non potendo ottemperare alla richiesta in quanto non era in possesso di garage, indicò alcuni garage di fronte a casa sua che vennero giudicati idonei allo svolgimento delle operazioni .&lt;br /&gt;
Il 23 maggio 1993, dopo aver macinato e confezionato l’esplosivo, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano vennero accompagnati a Firenze per effettuare alcuni sopralluoghi. La sera del 26 maggio, dopo aver rubato una Fiat Fiorino e dopo averla imbottita di esplosivo, Giuliano e Lo Nigro la parcheggiarono in via dei Georgofili procurando l’esplosione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L’ATTENTATO==&lt;br /&gt;
L’attentato dinamitardo avviene all’1.04 del 27 maggio 1993. La Fiat Fiorino, imbottita con 250 chilogrammi di esplosivo, parcheggiata di fronte all’ingresso secondario dell’Accademia dei Georgofili, dietro la Galleria degli Uffizi,  fa tremare con l’esplosione l’intera città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All’arrivo dei Vigili del Fuoco, delle forze dell’ordine, delle ambulanze lo scenario che si presenta è un enorme cratere nel suolo causato dall’esplosione della Fiat Fiorino, un lago di acqua, macerie e fango e la Torre de’ Pulci, all’interno della quale ha sede l’Accademia dei Georgofili sin dal 1932, squarciata a metà . &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell’attentato perdono la vita cinque persone. All’ultimo piano della Torre de’ Pulci vive la custode Angela con il marito Fabrizio Nencioni e le loro due bambine, Nadia e Caterina. Le ricerche durano più di due ore. La prima ad essere ritrovata è Caterina di appena cinquanta giorni, battezzata la domenica precedente. Inutile la corsa del vigile del fuoco con il fagottino bianco in braccio verso l’ambulanza. Il mezzo si muove a sirene spiegate nel vano tentativo di salvare la piccola per fermarsi poco dopo. In seguito vengono ritrovati i corpi senza vita di Nadia Nencioni, nove anni, Angela Fiume e Fabrizio Nencioni. L’ultima vittima, ritrovata poco più tardi, è Dario Capolicchio, studente ventiduenne di architettura che vive nel palazzo di fronte. Oltre alle vittime si è registrato il ferimento di una quarantina di persone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===DANNI===&lt;br /&gt;
La Torre de’ Pulci, la torre medioevale (secolo XV) nella quale ha sede l’Accademia dei Georgofili dal 1932, è stata parzialmente distrutta. L’ordigno esplosivo ha fatto crollare gran parte della parete prospiciente Via dei Georgofili. Il crollo della parete ha comportato la distruzione della quasi totalità delle volte in muratura poste al primo piano, delle coperture dei solai . I lavori di ristrutturazione si sono svolti in due fasi. La prima ha previsto la messa in sicurezza e nel preconsolidamento della parte della struttura prospiciente via Lambertesca; la seconda fase ha, invece, riguardato il restauro completo del complesso vasariano degli Uffizi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’esplosione ha danneggiato gravemente alcune opere presenti negli ambienti della Galleria degli Uffizi posti in via dei Georgofili e nel corridoio vasariano. Altre opere sono andate completamente perse. Tra queste ultime si annoverano “Il concerto musicale” e “I giocatori di carte” di Bartolomeo Manfredi; “L’adorazione dei Pastori” di Gerrit van Honthorst; “Aquila” di Bartolomeo Bimbi; “Avvoltoi, gufi e beccaccia” di Andrea Scacciati; “Scena di caccia” di Francis Grant; “Grande cervo in una palude” di Edwin Landseer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==IL PROCESSO E LE SENTENZE==&lt;br /&gt;
L’iter processuale riguardante la strage avvenuta a Firenze nel Maggio del 1993 in via dei Georgofili, a differenza delle tortuose vicende giudiziarie inerenti le stragi avvenute nell’ondata mafiosa del 1992-1993, ha avuto un percorso piuttosto lineare ed ha portato in breve tempo alla individuazione dei responsabili materiali della strage. Il pool di magistrati fiorentini che lavorò alle inchieste sulle stragi del ‘ 93 era composto da Gabriele Chelazzi, Giuseppe Nicolosi, Alessandro Crini. Il pool era guidato dal procuratore capo della Repubblica Piero Luigi Vigna e coadiuvato dal procuratore aggiunto Francesco Fleury .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le indagini hanno accertato che i mandanti e gli autori materiali della strage erano esponenti della mafia e che ad ispirarla era stata una strategia di tipo criminale- eversivo che andava oltre i consueti metodi e le consuete finalità della criminalità organizzata  per reagire alla normativa di rigore attuata a seguito degli attentati del 1992 in cui erano stati assassinati i giudici Falcone e Borsellino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’udienza preliminare si svolge il 12 giugno del 1996. Il processo di primo grado, aperto il 26 novembre 1996, si conclude nel 1998 con 14 ergastoli e varie condanne. &lt;br /&gt;
Il 1998 è l’anno in cui Gaspare Spatuzza inizia a collaborare con la giustizia confermando il proprio coinvolgimento nella strage di Firenze e, grazie alle sue dichiarazioni, la Corte d’Assise di Firenze condanna Francesco Tagliavia all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni, al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere ed al risarcimento dei danni nei confronti del Ministero della Difesa, della Regione Toscana, del Comune di Firenze e delle parti civili costituitesi nel processo .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2014 la Cassazione, tuttavia, annulla con rinvio la condanna all’ergastolo del boss mafioso della famiglia di Corso dei Mille Francesco Tagliavia per la strage di via dei Georgofili. Questo porterà alla celebrazione di un appello bis.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Strage_di_Via_dei_Georgofili&amp;diff=4629</id>
		<title>Strage di Via dei Georgofili</title>
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		<updated>2015-01-07T22:09:04Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: /* IL PROCESSO E LE SENTENZE */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il tramonto si avvicina. È già sera e tutto è finito.”&lt;br /&gt;
Nadia Nencioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;strage di via dei Georgofili&#039;&#039;&#039;, a Firenze, rappresenta un attentato mafioso, avvenuto ad opera di Cosa Nostra, il 23 maggio 1993, sulla scia della barbarie che ricorda gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino avvenuti nel 1992. In tale brutale attentato persero la vita Angela Fiume (35 anni), Nadia e Caterina Nencioni ( rispettivamente di 9 anni e di 50 giorni), Fabrizio Nencioni (38 anni) e lo studente ventiduenne Dario Capolicchio. Rimasero, inoltre, ferite 48 persone e furono gravemente danneggiate 148 opere d’arte, mentre altre sono andate perdute per sempre .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==LA PREPARAZIONE==&lt;br /&gt;
La fase della preparazione dell’esplosivo è nota solo in piccola parte grazie alle dichiarazioni rese da Grigoli Salvatore. Tale preparazione, stando alle dichiarazioni del Grigoli, è avvenuta a Palermo ed è stata opera di Giuliano, Lo Nigro e Spatuzza.&lt;br /&gt;
Della ricerca e del rinvenimento della base logistica si è occupato Vincenzo Ferro che, nel mese di Aprile 1993, fu chiamato da Gioacchino Calabrò che gli intimò di mettersi in contatto con zio Antonino Messano di Prato affinchè gli mettesse a disposizione un garage per imbottire la Fiat Fiorino di esplosivo. Il Messana, non potendo ottemperare alla richiesta in quanto non era in possesso di garage, indicò alcuni garage di fronte a casa sua che vennero giudicati idonei allo svolgimento delle operazioni .&lt;br /&gt;
Il 23 maggio 1993, dopo aver macinato e confezionato l’esplosivo, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano vennero accompagnati a Firenze per effettuare alcuni sopralluoghi. La sera del 26 maggio, dopo aver rubato una Fiat Fiorino e dopo averla imbottita di esplosivo, Giuliano e Lo Nigro la parcheggiarono in via dei Georgofili procurando l’esplosione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L’ATTENTATO==&lt;br /&gt;
L’attentato dinamitardo avviene all’1.04 del 27 maggio 1993. La Fiat Fiorino, imbottita con 250 chilogrammi di esplosivo, parcheggiata di fronte all’ingresso secondario dell’Accademia dei Georgofili, dietro la Galleria degli Uffizi,  fa tremare con l’esplosione l’intera città.&lt;br /&gt;
All’arrivo dei Vigili del Fuoco, delle forze dell’ordine, delle ambulanze lo scenario che si presenta è un enorme cratere nel suolo causato dall’esplosione della Fiat Fiorino, un lago di acqua, macerie e fango e la Torre de’ Pulci, all’interno della quale ha sede l’Accademia dei Georgofili sin dal 1932, squarciata a metà . &lt;br /&gt;
Nell’attentato perdono la vita cinque persone. All’ultimo piano della Torre de’ Pulci vive la custode Angela con il marito Fabrizio Nencioni e le loro due bambine, Nadia e Caterina. Le ricerche durano più di due ore. La prima ad essere ritrovata è Caterina di appena cinquanta giorni, battezzata la domenica precedente. Inutile la corsa del vigile del fuoco con il fagottino bianco in braccio verso l’ambulanza. Il mezzo si muove a sirene spiegate nel vano tentativo di salvare la piccola per fermarsi poco dopo. In seguito vengono ritrovati i corpi senza vita di Nadia Nencioni, nove anni, Angela Fiume e Fabrizio Nencioni. L’ultima vittima, ritrovata poco più tardi, è Dario Capolicchio, studente ventiduenne di architettura che vive nel palazzo di fronte. Oltre alle vittime si è registrato il ferimento di una quarantina di persone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===DANNI===&lt;br /&gt;
La Torre de’ Pulci, la torre medioevale (secolo XV) nella quale ha sede l’Accademia dei Georgofili dal 1932, è stata parzialmente distrutta. L’ordigno esplosivo ha fatto crollare gran parte della parete prospiciente Via dei Georgofili. Il crollo della parete ha comportato la distruzione della quasi totalità delle volte in muratura poste al primo piano, delle coperture dei solai . I lavori di ristrutturazione si sono svolti in due fasi. La prima ha previsto la messa in sicurezza e nel preconsolidamento della parte della struttura prospiciente via Lambertesca; la seconda fase ha, invece, riguardato il restauro completo del complesso vasariano degli Uffizi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’esplosione ha danneggiato gravemente alcune opere presenti negli ambienti della Galleria degli Uffizi posti in via dei Georgofili e nel corridoio vasariano. Altre opere sono andate completamente perse. Tra queste ultime si annoverano “Il concerto musicale” e “I giocatori di carte” di Bartolomeo Manfredi; “L’adorazione dei Pastori” di Gerrit van Honthorst; “Aquila” di Bartolomeo Bimbi; “Avvoltoi, gufi e beccaccia” di Andrea Scacciati; “Scena di caccia” di Francis Grant; “Grande cervo in una palude” di Edwin Landseer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==IL PROCESSO E LE SENTENZE==&lt;br /&gt;
L’iter processuale riguardante la strage avvenuta a Firenze nel Maggio del 1993 in via dei Georgofili, a differenza delle tortuose vicende giudiziarie inerenti le stragi avvenute nell’ondata mafiosa del 1992-1993, ha avuto un percorso piuttosto lineare ed ha portato in breve tempo alla individuazione dei responsabili materiali della strage. Il pool di magistrati fiorentini che lavorò alle inchieste sulle stragi del ‘ 93 era composto da Gabriele Chelazzi, Giuseppe Nicolosi, Alessandro Crini. Il pool era guidato dal procuratore capo della Repubblica Piero Luigi Vigna e coadiuvato dal procuratore aggiunto Francesco Fleury .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le indagini hanno accertato che i mandanti e gli autori materiali della strage erano esponenti della mafia e che ad ispirarla era stata una strategia di tipo criminale- eversivo che andava oltre i consueti metodi e le consuete finalità della criminalità organizzata  per reagire alla normativa di rigore attuata a seguito degli attentati del 1992 in cui erano stati assassinati i giudici Falcone e Borsellino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’udienza preliminare si svolge il 12 giugno del 1996. Il processo di primo grado, aperto il 26 novembre 1996, si conclude nel 1998 con 14 ergastoli e varie condanne. &lt;br /&gt;
Il 1998 è l’anno in cui Gaspare Spatuzza inizia a collaborare con la giustizia confermando il proprio coinvolgimento nella strage di Firenze e, grazie alle sue dichiarazioni, la Corte d’Assise di Firenze condanna Francesco Tagliavia all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni, al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere ed al risarcimento dei danni nei confronti del Ministero della Difesa, della Regione Toscana, del Comune di Firenze e delle parti civili costituitesi nel processo .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2014 la Cassazione, tuttavia, annulla con rinvio la condanna all’ergastolo del boss mafioso della famiglia di Corso dei Mille Francesco Tagliavia per la strage di via dei Georgofili. Questo porterà alla celebrazione di un appello bis.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
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		<title>Strage di Via dei Georgofili</title>
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		<updated>2015-01-07T22:08:45Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: /* DANNI */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il tramonto si avvicina. È già sera e tutto è finito.”&lt;br /&gt;
Nadia Nencioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;strage di via dei Georgofili&#039;&#039;&#039;, a Firenze, rappresenta un attentato mafioso, avvenuto ad opera di Cosa Nostra, il 23 maggio 1993, sulla scia della barbarie che ricorda gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino avvenuti nel 1992. In tale brutale attentato persero la vita Angela Fiume (35 anni), Nadia e Caterina Nencioni ( rispettivamente di 9 anni e di 50 giorni), Fabrizio Nencioni (38 anni) e lo studente ventiduenne Dario Capolicchio. Rimasero, inoltre, ferite 48 persone e furono gravemente danneggiate 148 opere d’arte, mentre altre sono andate perdute per sempre .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==LA PREPARAZIONE==&lt;br /&gt;
La fase della preparazione dell’esplosivo è nota solo in piccola parte grazie alle dichiarazioni rese da Grigoli Salvatore. Tale preparazione, stando alle dichiarazioni del Grigoli, è avvenuta a Palermo ed è stata opera di Giuliano, Lo Nigro e Spatuzza.&lt;br /&gt;
Della ricerca e del rinvenimento della base logistica si è occupato Vincenzo Ferro che, nel mese di Aprile 1993, fu chiamato da Gioacchino Calabrò che gli intimò di mettersi in contatto con zio Antonino Messano di Prato affinchè gli mettesse a disposizione un garage per imbottire la Fiat Fiorino di esplosivo. Il Messana, non potendo ottemperare alla richiesta in quanto non era in possesso di garage, indicò alcuni garage di fronte a casa sua che vennero giudicati idonei allo svolgimento delle operazioni .&lt;br /&gt;
Il 23 maggio 1993, dopo aver macinato e confezionato l’esplosivo, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano vennero accompagnati a Firenze per effettuare alcuni sopralluoghi. La sera del 26 maggio, dopo aver rubato una Fiat Fiorino e dopo averla imbottita di esplosivo, Giuliano e Lo Nigro la parcheggiarono in via dei Georgofili procurando l’esplosione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L’ATTENTATO==&lt;br /&gt;
L’attentato dinamitardo avviene all’1.04 del 27 maggio 1993. La Fiat Fiorino, imbottita con 250 chilogrammi di esplosivo, parcheggiata di fronte all’ingresso secondario dell’Accademia dei Georgofili, dietro la Galleria degli Uffizi,  fa tremare con l’esplosione l’intera città.&lt;br /&gt;
All’arrivo dei Vigili del Fuoco, delle forze dell’ordine, delle ambulanze lo scenario che si presenta è un enorme cratere nel suolo causato dall’esplosione della Fiat Fiorino, un lago di acqua, macerie e fango e la Torre de’ Pulci, all’interno della quale ha sede l’Accademia dei Georgofili sin dal 1932, squarciata a metà . &lt;br /&gt;
Nell’attentato perdono la vita cinque persone. All’ultimo piano della Torre de’ Pulci vive la custode Angela con il marito Fabrizio Nencioni e le loro due bambine, Nadia e Caterina. Le ricerche durano più di due ore. La prima ad essere ritrovata è Caterina di appena cinquanta giorni, battezzata la domenica precedente. Inutile la corsa del vigile del fuoco con il fagottino bianco in braccio verso l’ambulanza. Il mezzo si muove a sirene spiegate nel vano tentativo di salvare la piccola per fermarsi poco dopo. In seguito vengono ritrovati i corpi senza vita di Nadia Nencioni, nove anni, Angela Fiume e Fabrizio Nencioni. L’ultima vittima, ritrovata poco più tardi, è Dario Capolicchio, studente ventiduenne di architettura che vive nel palazzo di fronte. Oltre alle vittime si è registrato il ferimento di una quarantina di persone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===DANNI===&lt;br /&gt;
La Torre de’ Pulci, la torre medioevale (secolo XV) nella quale ha sede l’Accademia dei Georgofili dal 1932, è stata parzialmente distrutta. L’ordigno esplosivo ha fatto crollare gran parte della parete prospiciente Via dei Georgofili. Il crollo della parete ha comportato la distruzione della quasi totalità delle volte in muratura poste al primo piano, delle coperture dei solai . I lavori di ristrutturazione si sono svolti in due fasi. La prima ha previsto la messa in sicurezza e nel preconsolidamento della parte della struttura prospiciente via Lambertesca; la seconda fase ha, invece, riguardato il restauro completo del complesso vasariano degli Uffizi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’esplosione ha danneggiato gravemente alcune opere presenti negli ambienti della Galleria degli Uffizi posti in via dei Georgofili e nel corridoio vasariano. Altre opere sono andate completamente perse. Tra queste ultime si annoverano “Il concerto musicale” e “I giocatori di carte” di Bartolomeo Manfredi; “L’adorazione dei Pastori” di Gerrit van Honthorst; “Aquila” di Bartolomeo Bimbi; “Avvoltoi, gufi e beccaccia” di Andrea Scacciati; “Scena di caccia” di Francis Grant; “Grande cervo in una palude” di Edwin Landseer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==IL PROCESSO E LE SENTENZE==&lt;br /&gt;
L’iter processuale riguardante la strage avvenuta a Firenze nel Maggio del 1993 in via dei Georgofili, a differenza delle tortuose vicende giudiziarie inerenti le stragi avvenute nell’ondata mafiosa del 1992-1993, ha avuto un percorso piuttosto lineare ed ha portato in breve tempo alla individuazione dei responsabili materiali della strage. Il pool di magistrati fiorentini che lavorò alle inchieste sulle stragi del ‘ 93 era composto da Gabriele Chelazzi, Giuseppe Nicolosi, Alessandro Crini. Il pool era guidato dal procuratore capo della Repubblica Piero Luigi Vigna e coadiuvato dal procuratore aggiunto Francesco Fleury .&lt;br /&gt;
Le indagini hanno accertato che i mandanti e gli autori materiali della strage erano esponenti della mafia e che ad ispirarla era stata una strategia di tipo criminale- eversivo che andava oltre i consueti metodi e le consuete finalità della criminalità organizzata  per reagire alla normativa di rigore attuata a seguito degli attentati del 1992 in cui erano stati assassinati i giudici Falcone e Borsellino.&lt;br /&gt;
L’udienza preliminare si svolge il 12 giugno del 1996. Il processo di primo grado, aperto il 26 novembre 1996, si conclude nel 1998 con 14 ergastoli e varie condanne. &lt;br /&gt;
Il 1998 è l’anno in cui Gaspare Spatuzza inizia a collaborare con la giustizia confermando il proprio coinvolgimento nella strage di Firenze e, grazie alle sue dichiarazioni, la Corte d’Assise di Firenze condanna Francesco Tagliavia all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni, al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere ed al risarcimento dei danni nei confronti del Ministero della Difesa, della Regione Toscana, del Comune di Firenze e delle parti civili costituitesi nel processo .&lt;br /&gt;
Nel 2014 la Cassazione, tuttavia, annulla con rinvio la condanna all’ergastolo del boss mafioso della famiglia di Corso dei Mille Francesco Tagliavia per la strage di via dei Georgofili. Questo porterà alla celebrazione di un appello bis.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
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		<title>Strage di Via dei Georgofili</title>
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		<updated>2015-01-07T22:08:02Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: /* L’ATTENTATO */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il tramonto si avvicina. È già sera e tutto è finito.”&lt;br /&gt;
Nadia Nencioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;strage di via dei Georgofili&#039;&#039;&#039;, a Firenze, rappresenta un attentato mafioso, avvenuto ad opera di Cosa Nostra, il 23 maggio 1993, sulla scia della barbarie che ricorda gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino avvenuti nel 1992. In tale brutale attentato persero la vita Angela Fiume (35 anni), Nadia e Caterina Nencioni ( rispettivamente di 9 anni e di 50 giorni), Fabrizio Nencioni (38 anni) e lo studente ventiduenne Dario Capolicchio. Rimasero, inoltre, ferite 48 persone e furono gravemente danneggiate 148 opere d’arte, mentre altre sono andate perdute per sempre .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==LA PREPARAZIONE==&lt;br /&gt;
La fase della preparazione dell’esplosivo è nota solo in piccola parte grazie alle dichiarazioni rese da Grigoli Salvatore. Tale preparazione, stando alle dichiarazioni del Grigoli, è avvenuta a Palermo ed è stata opera di Giuliano, Lo Nigro e Spatuzza.&lt;br /&gt;
Della ricerca e del rinvenimento della base logistica si è occupato Vincenzo Ferro che, nel mese di Aprile 1993, fu chiamato da Gioacchino Calabrò che gli intimò di mettersi in contatto con zio Antonino Messano di Prato affinchè gli mettesse a disposizione un garage per imbottire la Fiat Fiorino di esplosivo. Il Messana, non potendo ottemperare alla richiesta in quanto non era in possesso di garage, indicò alcuni garage di fronte a casa sua che vennero giudicati idonei allo svolgimento delle operazioni .&lt;br /&gt;
Il 23 maggio 1993, dopo aver macinato e confezionato l’esplosivo, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano vennero accompagnati a Firenze per effettuare alcuni sopralluoghi. La sera del 26 maggio, dopo aver rubato una Fiat Fiorino e dopo averla imbottita di esplosivo, Giuliano e Lo Nigro la parcheggiarono in via dei Georgofili procurando l’esplosione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L’ATTENTATO==&lt;br /&gt;
L’attentato dinamitardo avviene all’1.04 del 27 maggio 1993. La Fiat Fiorino, imbottita con 250 chilogrammi di esplosivo, parcheggiata di fronte all’ingresso secondario dell’Accademia dei Georgofili, dietro la Galleria degli Uffizi,  fa tremare con l’esplosione l’intera città.&lt;br /&gt;
All’arrivo dei Vigili del Fuoco, delle forze dell’ordine, delle ambulanze lo scenario che si presenta è un enorme cratere nel suolo causato dall’esplosione della Fiat Fiorino, un lago di acqua, macerie e fango e la Torre de’ Pulci, all’interno della quale ha sede l’Accademia dei Georgofili sin dal 1932, squarciata a metà . &lt;br /&gt;
Nell’attentato perdono la vita cinque persone. All’ultimo piano della Torre de’ Pulci vive la custode Angela con il marito Fabrizio Nencioni e le loro due bambine, Nadia e Caterina. Le ricerche durano più di due ore. La prima ad essere ritrovata è Caterina di appena cinquanta giorni, battezzata la domenica precedente. Inutile la corsa del vigile del fuoco con il fagottino bianco in braccio verso l’ambulanza. Il mezzo si muove a sirene spiegate nel vano tentativo di salvare la piccola per fermarsi poco dopo. In seguito vengono ritrovati i corpi senza vita di Nadia Nencioni, nove anni, Angela Fiume e Fabrizio Nencioni. L’ultima vittima, ritrovata poco più tardi, è Dario Capolicchio, studente ventiduenne di architettura che vive nel palazzo di fronte. Oltre alle vittime si è registrato il ferimento di una quarantina di persone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===DANNI===&lt;br /&gt;
La Torre de’ Pulci, la torre medioevale (secolo XV) nella quale ha sede l’Accademia dei Georgofili dal 1932, è stata parzialmente distrutta. L’ordigno esplosivo ha fatto crollare gran parte della parete prospiciente Via dei Georgofili. Il crollo della parete ha comportato la distruzione della quasi totalità delle volte in muratura poste al primo piano, delle coperture dei solai . I lavori di ristrutturazione si sono svolti in due fasi. La prima ha previsto la messa in sicurezza e nel preconsolidamento della parte della struttura prospiciente via Lambertesca; la seconda fase ha, invece, riguardato il restauro completo del complesso vasariano degli Uffizi. &lt;br /&gt;
L’esplosione ha danneggiato gravemente alcune opere presenti negli ambienti della Galleria degli Uffizi posti in via dei Georgofili e nel corridoio vasariano. Altre opere sono andate completamente perse. Tra queste ultime si annoverano “Il concerto musicale” e “I giocatori di carte” di Bartolomeo Manfredi; “L’adorazione dei Pastori” di Gerrit van Honthorst; “Aquila” di Bartolomeo Bimbi; “Avvoltoi, gufi e beccaccia” di Andrea Scacciati; “Scena di caccia” di Francis Grant; “Grande cervo in una palude” di Edwin Landseer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==IL PROCESSO E LE SENTENZE==&lt;br /&gt;
L’iter processuale riguardante la strage avvenuta a Firenze nel Maggio del 1993 in via dei Georgofili, a differenza delle tortuose vicende giudiziarie inerenti le stragi avvenute nell’ondata mafiosa del 1992-1993, ha avuto un percorso piuttosto lineare ed ha portato in breve tempo alla individuazione dei responsabili materiali della strage. Il pool di magistrati fiorentini che lavorò alle inchieste sulle stragi del ‘ 93 era composto da Gabriele Chelazzi, Giuseppe Nicolosi, Alessandro Crini. Il pool era guidato dal procuratore capo della Repubblica Piero Luigi Vigna e coadiuvato dal procuratore aggiunto Francesco Fleury .&lt;br /&gt;
Le indagini hanno accertato che i mandanti e gli autori materiali della strage erano esponenti della mafia e che ad ispirarla era stata una strategia di tipo criminale- eversivo che andava oltre i consueti metodi e le consuete finalità della criminalità organizzata  per reagire alla normativa di rigore attuata a seguito degli attentati del 1992 in cui erano stati assassinati i giudici Falcone e Borsellino.&lt;br /&gt;
L’udienza preliminare si svolge il 12 giugno del 1996. Il processo di primo grado, aperto il 26 novembre 1996, si conclude nel 1998 con 14 ergastoli e varie condanne. &lt;br /&gt;
Il 1998 è l’anno in cui Gaspare Spatuzza inizia a collaborare con la giustizia confermando il proprio coinvolgimento nella strage di Firenze e, grazie alle sue dichiarazioni, la Corte d’Assise di Firenze condanna Francesco Tagliavia all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni, al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere ed al risarcimento dei danni nei confronti del Ministero della Difesa, della Regione Toscana, del Comune di Firenze e delle parti civili costituitesi nel processo .&lt;br /&gt;
Nel 2014 la Cassazione, tuttavia, annulla con rinvio la condanna all’ergastolo del boss mafioso della famiglia di Corso dei Mille Francesco Tagliavia per la strage di via dei Georgofili. Questo porterà alla celebrazione di un appello bis.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Strage_di_Via_dei_Georgofili&amp;diff=4626</id>
		<title>Strage di Via dei Georgofili</title>
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		<updated>2015-01-07T22:07:13Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: /* IL PROCESSO E LE SENTENZE */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il tramonto si avvicina. È già sera e tutto è finito.”&lt;br /&gt;
Nadia Nencioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;strage di via dei Georgofili&#039;&#039;&#039;, a Firenze, rappresenta un attentato mafioso, avvenuto ad opera di Cosa Nostra, il 23 maggio 1993, sulla scia della barbarie che ricorda gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino avvenuti nel 1992. In tale brutale attentato persero la vita Angela Fiume (35 anni), Nadia e Caterina Nencioni ( rispettivamente di 9 anni e di 50 giorni), Fabrizio Nencioni (38 anni) e lo studente ventiduenne Dario Capolicchio. Rimasero, inoltre, ferite 48 persone e furono gravemente danneggiate 148 opere d’arte, mentre altre sono andate perdute per sempre .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==LA PREPARAZIONE==&lt;br /&gt;
La fase della preparazione dell’esplosivo è nota solo in piccola parte grazie alle dichiarazioni rese da Grigoli Salvatore. Tale preparazione, stando alle dichiarazioni del Grigoli, è avvenuta a Palermo ed è stata opera di Giuliano, Lo Nigro e Spatuzza.&lt;br /&gt;
Della ricerca e del rinvenimento della base logistica si è occupato Vincenzo Ferro che, nel mese di Aprile 1993, fu chiamato da Gioacchino Calabrò che gli intimò di mettersi in contatto con zio Antonino Messano di Prato affinchè gli mettesse a disposizione un garage per imbottire la Fiat Fiorino di esplosivo. Il Messana, non potendo ottemperare alla richiesta in quanto non era in possesso di garage, indicò alcuni garage di fronte a casa sua che vennero giudicati idonei allo svolgimento delle operazioni .&lt;br /&gt;
Il 23 maggio 1993, dopo aver macinato e confezionato l’esplosivo, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano vennero accompagnati a Firenze per effettuare alcuni sopralluoghi. La sera del 26 maggio, dopo aver rubato una Fiat Fiorino e dopo averla imbottita di esplosivo, Giuliano e Lo Nigro la parcheggiarono in via dei Georgofili procurando l’esplosione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L’ATTENTATO==&lt;br /&gt;
L’attentato dinamitardo avviene all’1.04 del 27 maggio 1993. La Fiat Fiorino, imbottita con 250 chilogrammi di esplosivo, parcheggiata di fronte all’ingresso secondario dell’Accademia dei Georgofili, dietro la Galleria degli Uffizi,  fa tremare con l’esplosione l’intera città.&lt;br /&gt;
All’arrivo dei Vigili del Fuoco, delle forze dell’ordine, delle ambulanze lo scenario che si presenta è un enorme cratere nel suolo causato dall’esplosione della Fiat Fiorino, un lago di acqua, macerie e fango e la Torre de’ Pulci, all’interno della quale ha sede l’Accademia dei Georgofili sin dal 1932, squarciata a metà . &lt;br /&gt;
 Nell’attentato perdono la vita cinque persone. All’ultimo piano della Torre de’ Pulci vive la custode Angela con il marito Fabrizio Nencioni e le loro due bambine, Nadia e Caterina. Le ricerche durano più di due ore. La prima ad essere ritrovata è Caterina di appena cinquanta giorni, battezzata la domenica precedente. Inutile la corsa del vigile del fuoco con il fagottino bianco in braccio verso l’ambulanza. Il mezzo si muove a sirene spiegate nel vano tentativo di salvare la piccola per fermarsi poco dopo. In seguito vengono ritrovati i corpi senza vita di Nadia Nencioni, nove anni, Angela Fiume e Fabrizio Nencioni. L’ultima vittima, ritrovata poco più tardi, è Dario Capolicchio, studente ventiduenne di architettura che vive nel palazzo di fronte. Oltre alle vittime si è registrato il ferimento di una quarantina di persone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===DANNI===&lt;br /&gt;
La Torre de’ Pulci, la torre medioevale (secolo XV) nella quale ha sede l’Accademia dei Georgofili dal 1932, è stata parzialmente distrutta. L’ordigno esplosivo ha fatto crollare gran parte della parete prospiciente Via dei Georgofili. Il crollo della parete ha comportato la distruzione della quasi totalità delle volte in muratura poste al primo piano, delle coperture dei solai . I lavori di ristrutturazione si sono svolti in due fasi. La prima ha previsto la messa in sicurezza e nel preconsolidamento della parte della struttura prospiciente via Lambertesca; la seconda fase ha, invece, riguardato il restauro completo del complesso vasariano degli Uffizi. &lt;br /&gt;
 L’esplosione ha danneggiato gravemente alcune opere presenti negli ambienti della Galleria degli Uffizi posti in via dei Georgofili e nel corridoio vasariano. Altre opere sono andate completamente perse. Tra queste ultime si annoverano “Il concerto musicale” e “I giocatori di carte” di Bartolomeo Manfredi; “L’adorazione dei Pastori” di Gerrit van Honthorst; “Aquila” di Bartolomeo Bimbi; “Avvoltoi, gufi e beccaccia” di Andrea Scacciati; “Scena di caccia” di Francis Grant; “Grande cervo in una palude” di Edwin Landseer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==IL PROCESSO E LE SENTENZE==&lt;br /&gt;
L’iter processuale riguardante la strage avvenuta a Firenze nel Maggio del 1993 in via dei Georgofili, a differenza delle tortuose vicende giudiziarie inerenti le stragi avvenute nell’ondata mafiosa del 1992-1993, ha avuto un percorso piuttosto lineare ed ha portato in breve tempo alla individuazione dei responsabili materiali della strage. Il pool di magistrati fiorentini che lavorò alle inchieste sulle stragi del ‘ 93 era composto da Gabriele Chelazzi, Giuseppe Nicolosi, Alessandro Crini. Il pool era guidato dal procuratore capo della Repubblica Piero Luigi Vigna e coadiuvato dal procuratore aggiunto Francesco Fleury .&lt;br /&gt;
Le indagini hanno accertato che i mandanti e gli autori materiali della strage erano esponenti della mafia e che ad ispirarla era stata una strategia di tipo criminale- eversivo che andava oltre i consueti metodi e le consuete finalità della criminalità organizzata  per reagire alla normativa di rigore attuata a seguito degli attentati del 1992 in cui erano stati assassinati i giudici Falcone e Borsellino.&lt;br /&gt;
L’udienza preliminare si svolge il 12 giugno del 1996. Il processo di primo grado, aperto il 26 novembre 1996, si conclude nel 1998 con 14 ergastoli e varie condanne. &lt;br /&gt;
Il 1998 è l’anno in cui Gaspare Spatuzza inizia a collaborare con la giustizia confermando il proprio coinvolgimento nella strage di Firenze e, grazie alle sue dichiarazioni, la Corte d’Assise di Firenze condanna Francesco Tagliavia all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni, al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere ed al risarcimento dei danni nei confronti del Ministero della Difesa, della Regione Toscana, del Comune di Firenze e delle parti civili costituitesi nel processo .&lt;br /&gt;
Nel 2014 la Cassazione, tuttavia, annulla con rinvio la condanna all’ergastolo del boss mafioso della famiglia di Corso dei Mille Francesco Tagliavia per la strage di via dei Georgofili. Questo porterà alla celebrazione di un appello bis.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
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		<title>Strage di Via dei Georgofili</title>
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		<updated>2015-01-07T22:05:55Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il tramonto si avvicina. È già sera e tutto è finito.”&lt;br /&gt;
Nadia Nencioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;strage di via dei Georgofili&#039;&#039;&#039;, a Firenze, rappresenta un attentato mafioso, avvenuto ad opera di Cosa Nostra, il 23 maggio 1993, sulla scia della barbarie che ricorda gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino avvenuti nel 1992. In tale brutale attentato persero la vita Angela Fiume (35 anni), Nadia e Caterina Nencioni ( rispettivamente di 9 anni e di 50 giorni), Fabrizio Nencioni (38 anni) e lo studente ventiduenne Dario Capolicchio. Rimasero, inoltre, ferite 48 persone e furono gravemente danneggiate 148 opere d’arte, mentre altre sono andate perdute per sempre .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==LA PREPARAZIONE==&lt;br /&gt;
La fase della preparazione dell’esplosivo è nota solo in piccola parte grazie alle dichiarazioni rese da Grigoli Salvatore. Tale preparazione, stando alle dichiarazioni del Grigoli, è avvenuta a Palermo ed è stata opera di Giuliano, Lo Nigro e Spatuzza.&lt;br /&gt;
Della ricerca e del rinvenimento della base logistica si è occupato Vincenzo Ferro che, nel mese di Aprile 1993, fu chiamato da Gioacchino Calabrò che gli intimò di mettersi in contatto con zio Antonino Messano di Prato affinchè gli mettesse a disposizione un garage per imbottire la Fiat Fiorino di esplosivo. Il Messana, non potendo ottemperare alla richiesta in quanto non era in possesso di garage, indicò alcuni garage di fronte a casa sua che vennero giudicati idonei allo svolgimento delle operazioni .&lt;br /&gt;
Il 23 maggio 1993, dopo aver macinato e confezionato l’esplosivo, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano vennero accompagnati a Firenze per effettuare alcuni sopralluoghi. La sera del 26 maggio, dopo aver rubato una Fiat Fiorino e dopo averla imbottita di esplosivo, Giuliano e Lo Nigro la parcheggiarono in via dei Georgofili procurando l’esplosione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L’ATTENTATO==&lt;br /&gt;
L’attentato dinamitardo avviene all’1.04 del 27 maggio 1993. La Fiat Fiorino, imbottita con 250 chilogrammi di esplosivo, parcheggiata di fronte all’ingresso secondario dell’Accademia dei Georgofili, dietro la Galleria degli Uffizi,  fa tremare con l’esplosione l’intera città.&lt;br /&gt;
All’arrivo dei Vigili del Fuoco, delle forze dell’ordine, delle ambulanze lo scenario che si presenta è un enorme cratere nel suolo causato dall’esplosione della Fiat Fiorino, un lago di acqua, macerie e fango e la Torre de’ Pulci, all’interno della quale ha sede l’Accademia dei Georgofili sin dal 1932, squarciata a metà . &lt;br /&gt;
 Nell’attentato perdono la vita cinque persone. All’ultimo piano della Torre de’ Pulci vive la custode Angela con il marito Fabrizio Nencioni e le loro due bambine, Nadia e Caterina. Le ricerche durano più di due ore. La prima ad essere ritrovata è Caterina di appena cinquanta giorni, battezzata la domenica precedente. Inutile la corsa del vigile del fuoco con il fagottino bianco in braccio verso l’ambulanza. Il mezzo si muove a sirene spiegate nel vano tentativo di salvare la piccola per fermarsi poco dopo. In seguito vengono ritrovati i corpi senza vita di Nadia Nencioni, nove anni, Angela Fiume e Fabrizio Nencioni. L’ultima vittima, ritrovata poco più tardi, è Dario Capolicchio, studente ventiduenne di architettura che vive nel palazzo di fronte. Oltre alle vittime si è registrato il ferimento di una quarantina di persone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===DANNI===&lt;br /&gt;
La Torre de’ Pulci, la torre medioevale (secolo XV) nella quale ha sede l’Accademia dei Georgofili dal 1932, è stata parzialmente distrutta. L’ordigno esplosivo ha fatto crollare gran parte della parete prospiciente Via dei Georgofili. Il crollo della parete ha comportato la distruzione della quasi totalità delle volte in muratura poste al primo piano, delle coperture dei solai . I lavori di ristrutturazione si sono svolti in due fasi. La prima ha previsto la messa in sicurezza e nel preconsolidamento della parte della struttura prospiciente via Lambertesca; la seconda fase ha, invece, riguardato il restauro completo del complesso vasariano degli Uffizi. &lt;br /&gt;
 L’esplosione ha danneggiato gravemente alcune opere presenti negli ambienti della Galleria degli Uffizi posti in via dei Georgofili e nel corridoio vasariano. Altre opere sono andate completamente perse. Tra queste ultime si annoverano “Il concerto musicale” e “I giocatori di carte” di Bartolomeo Manfredi; “L’adorazione dei Pastori” di Gerrit van Honthorst; “Aquila” di Bartolomeo Bimbi; “Avvoltoi, gufi e beccaccia” di Andrea Scacciati; “Scena di caccia” di Francis Grant; “Grande cervo in una palude” di Edwin Landseer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==IL PROCESSO E LE SENTENZE==&lt;br /&gt;
L’iter processuale riguardante la strage avvenuta a Firenze nel Maggio del 1993 in via dei Georgofili, a differenza delle tortuose vicende giudiziarie inerenti le stragi avvenute nell’ondata mafiosa del 1992-1993, ha avuto un percorso piuttosto lineare ed ha portato in breve tempo alla individuazione dei responsabili materiali della strage. Il pool di magistrati fiorentini che lavorò alle inchieste sulle stragi del ‘ 93 era composto da Gabriele Chelazzi, Giuseppe Nicolosi, Alessandro Crini. Il pool era guidato dal procuratore capo della Repubblica Piero Luigi Vigna e coadiuvato dal procuratore aggiunto Francesco Fleury .&lt;br /&gt;
 Le indagini hanno accertato che i mandanti e gli autori materiali della strage erano esponenti della mafia e che ad ispirarla era stata una strategia di tipo criminale- eversivo che andava oltre i consueti metodi e le consuete finalità della criminalità organizzata  per reagire alla normativa di rigore attuata a seguito degli attentati del 1992 in cui erano stati assassinati i giudici Falcone e Borsellino.&lt;br /&gt;
 L’udienza preliminare si svolge il 12 giugno del 1996. Il processo di primo grado, aperto il 26 novembre 1996, si conclude nel 1998 con 14 ergastoli e varie condanne. &lt;br /&gt;
 Il 1998 è l’anno in cui Gaspare Spatuzza inizia a collaborare con la giustizia confermando il proprio coinvolgimento nella strage di Firenze e, grazie alle sue dichiarazioni, la Corte d’Assise di Firenze condanna Francesco Tagliavia all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni, al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere ed al risarcimento dei danni nei confronti del Ministero della Difesa, della Regione Toscana, del Comune di Firenze e delle parti civili costituitesi nel processo .&lt;br /&gt;
 Nel 2014 la Cassazione, tuttavia, annulla con rinvio la condanna all’ergastolo del boss mafioso della famiglia di Corso dei Mille Francesco Tagliavia per la strage di via dei Georgofili. Questo porterà alla celebrazione di un appello bis.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
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		<title>Strage di Via dei Georgofili</title>
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		<updated>2015-01-07T21:55:12Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; STRAGE DI VIA DEI GEORGOFILI&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il tramonto si avvicina. È già sera e tutto è finito.”&lt;br /&gt;
Nadia Nencioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==PREMESSA==&lt;br /&gt;
La strage di via dei Georgofili, a Firenze, rappresenta un attentato mafioso, avvenuto ad opera di Cosa Nostra, il 23 maggio 1993, sulla scia della barbarie che ricorda gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino avvenuti nel 1992. In tale brutale attentato persero la vita Angela Fiume (35 anni), Nadia e Caterina Nencioni ( rispettivamente di 9 anni e di 50 giorni), Fabrizio Nencioni (38 anni) e lo studente ventiduenne Dario Capolicchio. Rimasero, inoltre, ferite 48 persone e furono gravemente danneggiate 148 opere d’arte, mentre altre sono andate perdute per sempre .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==LA PREPARAZIONE==&lt;br /&gt;
La fase della preparazione dell’esplosivo è nota solo in piccola parte grazie alle dichiarazioni rese da Grigoli Salvatore. Tale preparazione, stando alle dichiarazioni del Grigoli, è avvenuta a Palermo ed è stata opera di Giuliano, Lo Nigro e Spatuzza.&lt;br /&gt;
Della ricerca e del rinvenimento della base logistica si è occupato Vincenzo Ferro che, nel mese di Aprile 1993, fu chiamato da Gioacchino Calabrò che gli intimò di mettersi in contatto con zio Antonino Messano di Prato affinchè gli mettesse a disposizione un garage per imbottire la Fiat Fiorino di esplosivo. Il Messana, non potendo ottemperare alla richiesta in quanto non era in possesso di garage, indicò alcuni garage di fronte a casa sua che vennero giudicati idonei allo svolgimento delle operazioni .&lt;br /&gt;
Il 23 maggio 1993, dopo aver macinato e confezionato l’esplosivo, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano vennero accompagnati a Firenze per effettuare alcuni sopralluoghi. La sera del 26 maggio, dopo aver rubato una Fiat Fiorino e dopo averla imbottita di esplosivo, Giuliano e Lo Nigro la parcheggiarono in via dei Georgofili procurando l’esplosione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L’ATTENTATO==&lt;br /&gt;
L’attentato dinamitardo avviene all’1.04 del 27 maggio 1993. La Fiat Fiorino, imbottita con 250 chilogrammi di esplosivo, parcheggiata di fronte all’ingresso secondario dell’Accademia dei Georgofili, dietro la Galleria degli Uffizi,  fa tremare con l’esplosione l’intera città.&lt;br /&gt;
All’arrivo dei Vigili del Fuoco, delle forze dell’ordine, delle ambulanze lo scenario che si presenta è un enorme cratere nel suolo causato dall’esplosione della Fiat Fiorino, un lago di acqua, macerie e fango e la Torre de’ Pulci, all’interno della quale ha sede l’Accademia dei Georgofili sin dal 1932, squarciata a metà . &lt;br /&gt;
 Nell’attentato perdono la vita cinque persone. All’ultimo piano della Torre de’ Pulci vive la custode Angela con il marito Fabrizio Nencioni e le loro due bambine, Nadia e Caterina. Le ricerche durano più di due ore. La prima ad essere ritrovata è Caterina di appena cinquanta giorni, battezzata la domenica precedente. Inutile la corsa del vigile del fuoco con il fagottino bianco in braccio verso l’ambulanza. Il mezzo si muove a sirene spiegate nel vano tentativo di salvare la piccola per fermarsi poco dopo. In seguito vengono ritrovati i corpi senza vita di Nadia Nencioni, nove anni, Angela Fiume e Fabrizio Nencioni. L’ultima vittima, ritrovata poco più tardi, è Dario Capolicchio, studente ventiduenne di architettura che vive nel palazzo di fronte. Oltre alle vittime si è registrato il ferimento di una quarantina di persone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===DANNI===&lt;br /&gt;
La Torre de’ Pulci, la torre medioevale (secolo XV) nella quale ha sede l’Accademia dei Georgofili dal 1932, è stata parzialmente distrutta. L’ordigno esplosivo ha fatto crollare gran parte della parete prospiciente Via dei Georgofili. Il crollo della parete ha comportato la distruzione della quasi totalità delle volte in muratura poste al primo piano, delle coperture dei solai . I lavori di ristrutturazione si sono svolti in due fasi. La prima ha previsto la messa in sicurezza e nel preconsolidamento della parte della struttura prospiciente via Lambertesca; la seconda fase ha, invece, riguardato il restauro completo del complesso vasariano degli Uffizi. &lt;br /&gt;
 L’esplosione ha danneggiato gravemente alcune opere presenti negli ambienti della Galleria degli Uffizi posti in via dei Georgofili e nel corridoio vasariano. Altre opere sono andate completamente perse. Tra queste ultime si annoverano “Il concerto musicale” e “I giocatori di carte” di Bartolomeo Manfredi; “L’adorazione dei Pastori” di Gerrit van Honthorst; “Aquila” di Bartolomeo Bimbi; “Avvoltoi, gufi e beccaccia” di Andrea Scacciati; “Scena di caccia” di Francis Grant; “Grande cervo in una palude” di Edwin Landseer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
==IL PROCESSO E LE SENTENZE==&lt;br /&gt;
L’iter processuale riguardante la strage avvenuta a Firenze nel Maggio del 1993 in via dei Georgofili, a differenza delle tortuose vicende giudiziarie inerenti le stragi avvenute nell’ondata mafiosa del 1992-1993, ha avuto un percorso piuttosto lineare ed ha portato in breve tempo alla individuazione dei responsabili materiali della strage. Il pool di magistrati fiorentini che lavorò alle inchieste sulle stragi del ‘ 93 era composto da Gabriele Chelazzi, Giuseppe Nicolosi, Alessandro Crini. Il pool era guidato dal procuratore capo della Repubblica Piero Luigi Vigna e coadiuvato dal procuratore aggiunto Francesco Fleury .&lt;br /&gt;
 Le indagini hanno accertato che i mandanti e gli autori materiali della strage erano esponenti della mafia e che ad ispirarla era stata una strategia di tipo criminale- eversivo che andava oltre i consueti metodi e le consuete finalità della criminalità organizzata  per reagire alla normativa di rigore attuata a seguito degli attentati del 1992 in cui erano stati assassinati i giudici Falcone e Borsellino.&lt;br /&gt;
 L’udienza preliminare si svolge il 12 giugno del 1996. Il processo di primo grado, aperto il 26 novembre 1996, si conclude nel 1998 con 14 ergastoli e varie condanne. &lt;br /&gt;
 Il 1998 è l’anno in cui Gaspare Spatuzza inizia a collaborare con la giustizia confermando il proprio coinvolgimento nella strage di Firenze e, grazie alle sue dichiarazioni, la Corte d’Assise di Firenze condanna Francesco Tagliavia all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni, al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere ed al risarcimento dei danni nei confronti del Ministero della Difesa, della Regione Toscana, del Comune di Firenze e delle parti civili costituitesi nel processo .&lt;br /&gt;
 Nel 2014 la Cassazione, tuttavia, annulla con rinvio la condanna all’ergastolo del boss mafioso della famiglia di Corso dei Mille Francesco Tagliavia per la strage di via dei Georgofili. Questo porterà alla celebrazione di un appello bis.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
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		<title>Articolo 41 bis</title>
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		<updated>2014-10-05T19:51:18Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Alessia P: Pagina svuotata&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Alessia P</name></author>
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